HISTORIA: dal 1620 al 1665 Torna alla pagina iniziale di Croce HISTORIA: dal 1711 al 1750

HISTORIA de CROSE
dal 1666 al 1710


Una pianta del Basso Piave della seconda metà del XVII secolo. Il Piave Nuovo risulta già tagliato.
La Villa de Croce è rappresentata da una chiesa di una certa importanza.
Musil è rappresentato da un castelletto. La Stagna è zona evidentemente di acqua stagnante corrispondente all’attuale via Stanga.
(cliccando sul disegno se ne ottiene un ingrandimento)



Il 27 febbraio 1668 morì il vescovo Lupi (qui sotto in un ritratto dell’anno prima)

Da Concordia, eletto vescovo appena quattro mesi prima, venne trasferito a Treviso Bartolomeo Gradenigo, dottore utriusque e Refendario di entrambe le Seganture apostoliche. Uomo di azione energica e pugnace venne in visita pastorale a Croce nel 1670. Dovunque insistette per il decoro degli altari e delle chiese, volle più esteso e incisivo l’insegnamento della dottrina cristiana in tutte le parrocchie.

VISITA PASTORALE DEL 15 APRILE 1670

Parroco di Croce era don Alberto Marzasi, che il giorno della visita si sentì male.

Martedì 15 aprile 1670

L’illustrissimo e reverendissimo vescovo, di mattina, si portò a Noventa, cresimò molti... quindi si portò a pranzo nella casa presbiterale.
Dopo pranzo, proseguendo la visita, si portò nella località di Croce, e gli venne incontro in processione il Reverendo Cappellano al posto del Reverendo Plebano, impedito da una malattia, e lo introdusse in chiesa, dove, fatte le funzioni, ... la visita...

Die marti 15 Aprilis 1670

Illustrissimus et Reverendissus Dominus Dominus Episcopus de mane ...

Post prandium vero persequendo suam visitationem sé contulit ad locum Crucis, cui obviam venit processionaliter Reverendus Capellanus loco adm. Reverendi Plebani infirmitate detenti, eumque in Ecclesia introduxit, in qua futi functionibus, ... visitatione, ...ando recipi solita con...ta, etc...

Furono quindi accolte le deposizioni dei gastaldi, o massari.

Convocatus Alexander Zocolari citatus, monitus, examinatus, iuratum et interrogatus de officio suo respondit: Io sono Gastaldo della Schola del Santissimo Sacramento.
Interrogatus de redditibus, et obligationibus Respondit: non ha altro che l’elemosine, et è obligata mantener di cere l’altare.
Interrogatus Respondit: la carica dura un anno, e si rende conto alli Massari novi.
Interrogatus se il signor Pievano facci bene la parte sua in chiesa Respondit Il signor Pievano fa la parte sua in chiesa puntualmente.
Interrogatus de vita et moribus eiusdem Respondit vive da buon Religioso né dà alcun scandalo.
Quibus habitis...

Convocatus Baptista Montagnarus, citatus, monitus, confessus, essaminatus, iuratus et Interrogatus de officio suo Respondit Io son Gastaldo della Schola del Rosario.
Interrogatus de redditibus et obligationibus Respondit non ha altro che l’elemosine, et si mantiene l’Altare et avanzando qualche cosa si convene ad uso della Chiesa medesima.
Interrogatus Respondit la carica dura due anni et si rende conto alli massari che si fanno da nuovo.
Interrogatus Respondit il nostro Pievano fa bene la parte sua in Chiesa, divina all’altare, insegna la Dottrina, amministra li Sacramenti a tutti indifferentemente, né ha mai lasciato mancar alcuno senza di quelli.
Interrogatus de vita et moribus eiusdem Respondit lui vive da religioso né dà alcun scandalo.
Quibus habitis...

Convocatus Franciscus Cadamuro, citatus, monitus, essaminatus, confessus, iuratus, et interrogatus de officio suo Respondit io son massaro della Schola di San Mattio.
Interrogatus de redditibus et obligationibus Respondit non ha altro che l’elemosine, et mantiene l’Altare.
Interrogatus Respondit la carica dura un anno et si rende conto a quelli che si fanno da novo.
Interrogatus se il Signor Pievano facci la parte sua in Chiesa et nella Cura Respondit: fa bene la sua parte in tutto e per tutto.
Interrogatus de vita et moribus eiusdem Respondit vive da Religioso né dà alcun scandolo
Quibus habitis...

Convocatus adm. Reverendus Dominus Albertus Marzasi Rector Ecclesiae Parochialis de Cruce, qui monitus, essaminatus, et interrogatus de titulo suae Ecclesiae, et quomodo illam possideat Respondit Il titolo è Santa Croce di Croce di Piave, il qual è Juspatronatus di quattro Case di Gentil homini Venetiani, cioè Foscari, Ruzini, Morosini, e Leze, et io l’ho havuto dall’Eccellentissimo Ruzini … a lui tocava di elleggere, et si vene ad esamine a Treviso per D... , et si spediscono in Cancelleria anco le Bolle.
Interrogatus de redditibus Respondit sono Ducati 400 in circa.
Interrogatus de numero animarum Respondit sono anime di comunione 320 in circa et picoli 200 pur in circa.
Interrogatus de inconfessi Respondit non vi è alcuno.
Interrogatus super essercitio Doctrinae Christianae Respondit s’insegna sempre quando vengono.
Interrogatus se lui ha qualche cosa da ricordare Respondit io non ho niente.
Quibus habitus

Il reverendo Bussi vicario fece l’assoluzione per i morti, prima in chiesa, poi nel cimitero, e visitò il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia conservato in una pisside d’argento dorata, in un tabernacolo abbastanza decente sopra l’altar maggiore.
L’illustrissimo e reverendissimo vescovo, invece, visitò gli Oli santi, il fonte battesimale, i confessionali, gli altari di sant’Antonio, del Santissimo Rosario, di san Matteo e di san Rocco, la sacrestia con tutti i paramenti, calici, patene, messali e libri riservati alla Cura, e infine il cimitero e comandò come scritto sotto.

Reverendus Bussius Vicarius fecit absolutionem mortuum tum in Ecclesia, tum super Coemeterio, et visitavit Sanctissimum Eucharistiae Sacramentum in pixide argentea inaurata in Tabernaculo satis decenti super Altari maiori asservatum.

Illustrissum autem et Reverendissimus Episcopus visitavit Olea Sancta, Fontem Baptesimalem, Confessionalia, Altaria Sancti Antonii, Sanctissimi Rosarii, Sancti Matthei, et Sancti Rochi, Sacrestiam cum omnibus paramentis, calicibus, patenis, missalibus, et libris ad Curam spectantibus, et denique Coemeterium, ac mandavit ut infra.

L’altare di san Bovo era dunque diventato l’altare di san Rocco; era da considerarsi uno degli effetti della peste, seppur con qualche decennio di ritardo.

Ordini per la Chiesa di Croce

Sia proveduto di tela cerata sopra la Pietra Sacra.
Sia proveduto di Borsa bianca per la pissidetta picola.
Sia issata la tavolella dell’Evangelio, et ciò si facci per tutti li altri Altari.

Alli ogli Santi

Siano di fuori dipinte le Figure dei Vasi.

All’Altar di sant’Antonio

Sia ornato il piede della croce
Sia proveduto di cerata sopra la Pietra Sacra.

Alli Confessionali

Si pongano l’imagini del Crocifisso.

All’Altar di San Mattia

Si reduca la Pietra Sacra più verso il Celebrante.

Nella Sacrestia

Si compri un missale, e un Rituale.
Nei libri della Cura si osservi la Forma del Ritual Romano.
Sospesi due missali ad uso di sacrificio.

Datis dalla visita ...li 15 Aprile 1670

Il giorno successivo il parroco Marzasi si era ristabilito un poco e poteva andare finalmente ad accogliere il vescovo.

Mercoledì 16 aprile 1670

l’illustrissimo e reverendissimo vescovo discese alla chiesa parrocchiale, e gli venne incontro il reverendo Pievano offrendogli la croce da baciare; e accolto sotto l’ombella, entrò in chiesa, nella quale, fatta l’orazione davanti all’altar maggiore, si portò verso di esso e benedisse il popolo.
Fatto ciò, molti nutrì con la sacra Comunione, molti segnò col sacro Crisma, ascoltò la Dottrina Cristiana e terminata la visita si recò a pranzò.

Die Mercurii 16 Aprilis 1670

Illustrissimus et reverendissimus DD. Episcopus descendit ad ipsam Parochialem Ecclesiam, cui obviam venit admnistrator Reverendus Plebanus, deditque deosculandam Crucem, et receptu sub umbella, ingressus est eandem Ecclesiam in qua facta oratione ante Altare maius, accessit ad illud et benedixit Populo.
Quo facto multos sacra Communione refecit, multosque sacro Crismate delinivit, audivit Doctrinam Christianam, et absoluta visitatione se recepit ad prandium.

A quel punto, non si sa se prima o dopo pranzo, il vescovo si trovò a decidere su una questione matrimoniale abbastanza delicata: Domenica Carlesso gli aveva trascinato davanti in giudizio il marito Lorenzo Naletto perché... insomma perché...

Un matrimonio nullo

Lo stesso giorno,

davanti all’Illustrissimo e reverendissimo signore don Bartholomeo Gradenigo, per grazia di Dio e della Sede Apostolica vescovo di Treviso, in occasione della visita della Chiesa di Croce di Piave, si presentò Domenica, figlia di Girolamo Carlesso e moglie di Lorenzo Naletto, e spiegò alla sua Illustrissima e Reverendissima Devozione che circa cinque anni prima lei aveva contratto matrimonio, in Chiesa e secondo le regole del Sacro Concilio di Trento, col suddetto Lorenzo Naletto, e che durante quel tempo vissero sempre separati ad eccezione di un anno e mezzo, e che in quell’anno e mezzo si era resa conto che lui era carente nella capacità naturale di congiungersi carnalmente; perciò, attestato questo canonico impedimento, umilissimamente la donna faceva istanza che per mezzo della Devozione Sua Illustrissima e Reverendissima il matrimonio venisse dichiarato nullo, e che a lei fosse concesso di contrarne un altro. Udite queste cose, e ascoltato il detto Lorenzo, il quale, riferendo che la dissoluzione del matrimonio avrebbe fatto Domenica contenta, confessò tuttavia la sua incapacità naturale di congiungersi carnalmente, della quale già in precedenza aveva sofferto, per quattordici anni circa, mentre all’inizio aveva fatto l’amore matrimonialmente con un altra donna e per colpa di quella era diventato impotente, e per la fama di lei dopo che aveva avuto le debite informazioni. E considerate tutte queste coscienziosamente, il matrimonio contratto tra il detto Lorenzo Naletto da una parte e Domenica Carlessa dall’altra, assodato l’impedimento del detto Lorenzo di tal natura per cui non può congiungersi carnalmente, dichiarò mai avvenuto e nullo, cosicché alla detta Domenica è lecito contrarre matrimonio con chi altro sia, seguendo i canoni del Concilio Tridentino, e che il detto Lorenzo invece faccia in modo di non voler più giacere con altra moglie, e così...

die dicta

Coram Illustrissimus et Reverendissimus DD Bartholomeo Gradenigo Dei et Apostolici Sedis gratia Episcopus Tarvisino ...tente in visitatione Ecclesiae de Cruce Plavis, comparuit Domenica, filia Hyeronimi Carlessi et uxor Laurentii Naleti; et exposuit eius Illustrissimae Reverendissimae Devotioni, quale ipsa quinque quidem abhinc annis circiter contraxit matrimonium in faciem Ecclesiae, et iuxta formam Sacri Concilii Tridentini cum supradicto Laurentio Naleto [perquod quidem tempus fuerunt semper separati excepto anno uno cum dimidio, quo simul habitarunt] sed quia in hoc tempore [anni unius cum dimidio] ipsum experta est carentem naturaliter facultate coeundi; ideo attesto hoc canonico impedimento humilissime insteat per Devotionem Suam Illustrissimam et Reverendissimam matrimonium ipsum nullum declarari, ita ut sibi liceat cum quo alio contrahere, et ita sunt. Qua audita, et audito dicto Laurentio, qui quidem [ferens dissolutionem ......Dominica (con?)tentam], confessus tamen est suam inhabilitatem naturalem ad coeundum, quam etiam antea passus est per annos quattuordecim circiter, dum in primis alii mulieri matrimonialiter esse copulatus ac super eadem inhabilitato, et fama illius recepti deliti (o debiti?) informationibus; ac omnibus bene et mature consideratis......... matrimonium iam inter dictum Laurentium Naletum ex una, et Dominicam Carlessam ex alia contractum, attexto impedimento huiusmodi dicti Laurentii, propter quod coire nequet, initum, ac nullum declaravit, ita ut dictae Dominicae liceat cum quamvis alio matrimonium contrahere secuta forma Concili Tridentini, non autem dicti Laurentii aliquam in uxorem jacere veleat, et itaque ac ....



Da questo episodio ho tratto il racconto Un matrimonio nullo
inserito nelle Dodese storie in Crose.

Fine resoconto visita pastorale del 1670
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Il Conte di Croce Priamo Da Lezze, che possedeva tutte le terre a nord del paese, con la moglie Marina Priuli iniziò in quel 1670 la costruzione della grandiosa villa a Prandecino (in territorio di S. Biagio, all’incirca nella zona attuale di Rovarè, appena a sud della Callalta). La grande villa avrebbe dovuto dar loro lustro utile a favorirne l’ascesa al seggio dogale, cosa che però non avverrà mai.

Nel settembre 1671 il vescovo tenne il sinodo nel quale, fra l’altro, proibì ai sacerdoti non curati di benedire gli infermi.
La Serenissima quell’anno, ordinò ai proprietari delle terre attraversate dal Piave di abbassare il letto del fiume a loro spese. Da allora non si parlò più di abbassamento del letto del fiume, ma sempre di come aumentare l’altezza e la robustezza delle arginature, di lavori in pietra, e di altre innovazioni suggerite dall’arte e dall’esperienza. (Plateo)

Nel 1672 la Repubblica, timorosa d’ogni possibile interramento lagunare, avviò lo scavo di un canale artificiale (Taglio del Sile) per allontanare il Sile dalla laguna, deviandone il corso sino ad immetterlo nel vecchio alveo del Piave in un punto che avrebbe preso il nome di Caposile. Autore del progetto fu il famoso ingegniere idraulico della Repubblica Cristoforo Sabbadino.


Instancabile nel visitare le sue parrocchie, il vescovo Gradenigo tornava a Croce pochi anni dopo.

VISITA PASTORALE DEL 21 E 22 SETTEMBRE 1675

Lo stesso giorno (21 settembre),

quando giunse alla chiesa di Croce di Piave, gli andò incontro il Reverendo Parroco amministratore in processione, che lo introdusse in chiesa, nella quale, fatta l’orazione, essendosi fatta un’ora tarda, si ricoverò nel palazzo dell’Eccellentissimo signor Marco Ruzzini, dove anche pernottò.

Die dicta

Cum pevenit ad Ecclesiam Crucis Plavis, eidem obviam venit admnistrator Reverendus Parochus processionaliter, ipsumque in Ecclesia introduxit, in qua facta oratione, cum ... hora esset tarda se recepit ad hospitium in Palatio Excellentissimi D. Marci Ruzini, in qua etiam pernoctavit.

Nei verbali non sono raccolte né la testimonianza del pievano né quella de cappellano. Questo fa pensare che molto poco doveva essere cambiato dalla visita di cinque prima. Il giorno seguente...

sabato 22 settembre 1675

L’illustrissimo e reverendissimo vescovo scese a visitare la chiesa parrocchiale di Croce di Piave, alla porta della quale gli venne incontro il reverendo parroco amministratore avvolto nel piviale, che gli diede la croce da baciare; accolto dopo sotto l’ombella entrò in chiesa, nella quale fatta una preghiera davanti all’altar maggiore, si avvicinò a quello e da lì benedisse il popolo; fece quindi l’assoluzione dei morti prima in chiesa quindi nel cimitero, e ritornato in chiesa visitò l’altar maggiore, gli Oli santi, il battistero, i confessionali, gli altari tutti, il cimitero e la sacrestia, e comandò come sotto.
Subito dopo celebrò la messa, e fatto ciò diede la Comunione a molti, quindi visitò il Santo Sacramento dell’Eucaristia; parecchi anche cresimò e, rinviata la dottrina a dopo il pranzo, completò la sua visita e si ritirò nel suo ricovero per il pranzo.

Die sabbati 22 Septembris 1675

Illustrissimus et Reverendissimus Dominus Episcopus descendit ad visitandam Ecclesiam Parochialem Crucis Plavis, cui ad portam obviam venit admnistrator Reverendus Parochus pluviali indutus, de… deosculanda Crucem, receptus postea sub umbella ingressus est eandem Ecclesiam, in qua facta oratione ante Altare maius, accessit ad illud et benedixit Populo; fecit deinde absolutionem mortuorum tum in Ecclesia tum super Coemeterio, et revertus in Ecclesiam visitavit Altare maius, Olea Sancta, Baptisterium, Confessionalia, Altaria omnia, Coemeterium, et Sacristiam, et mandavit ut infra. Postmodum missam celebravit, quo facto quamplures Sacra Communione refecit, tum Sanctum Eucharistiae Sacramentum visitavit; quamplures etiam Sacro Crismate delinivit, et remissa Doctrina Christiana post-prandium, tandem visitationem absolvit , seque ad ospitium ad hospitium per refectione recepit.

Fu ascoltato quindi il primo dei massari.

Interrogatus Antonius de Rui citatus, monitus, essaminatus, confessus, iuratus et ...
Interrogatus de officio suo Respondit
Io son massaro della Schola de San Mattio.
Interrogatus de redditibus, chi maneggi, et a chi si renda conto Respondit Non ha altro che l’elemosine, le quali vengono maneggiate dai massari, ... rende conto al Massaro novo con l’assistenza de fratelli.
Interrogatus se il Reverendo Pievano facci bene la parte sua nella Cura, se divina all’altare, se insegni la dottrina, se stii alla sua Residenza, e se habbi mai lasciato mancar alcuno senza sacramenti Respondit lui si porta bene in tutto, divina all’Altare, insegna la dottrina, stà alla sua residenza, va qualche volta a Nuenta, ma parte la sera, e torna la matina, et intanto lascia il Capellano, e questo per mutar aria.
Interrogatus de vita et moribus eiusdem Respondit vive da Religioso né dà certo alcun scandolo.
Quibus habitis, etc...


Ordini per la Chiesa di Croce di Piave

Alli Ogni santi

Li Vasi della Cassella si faccino d’argento.
Li Vasetti delli ogli P... et ... s’uniscano insieme.

Al Battisterio

S’aggiusti il coperto del Sacrario, e si ponga sopra il coperto medesimo un luchetto.

All’Altare di Sant’Antonio come anco
a tutti gl’Altri Altari

La Pietra Sacra si riduca più verso il celebrante.

In Sacrestia

S’indori da novo la coppa della Piside vecchia.
Sia proveduto d’una pianeta per colore da festa con sue Borse e veli compagni, e d’un missale da vivo con santi novi.
Sia proveduto d’un’ombella d’accompagnar il Santissimo quando si porta agl’infermi.

Dato dalla visita sudetta li 21 settembre 1675

Forse il massaro Giacomo Carraro poté presentarsi solo all’ultimo, visto che la sua deposizione fu raccolta per ultima:

Convocatus Jacobus Carrarius citatus, monitus, essaminatus, confessus, iuratus, et
Interrogatus de officio suo respondit
Io son Gastaldo della Schola del Santissimo.
Interrogatus de redditibus, chi maneggi, et a chi si renda conto Respondit non ha altro che le semplici elemosine, le quali vengon maneggiate da Noialtri Gastaldi, e poi si rende conto a quelli che succedono.
Interrogatus come si porti il Signor Pievano nell’esercitio della Cura Respondit lui si porta bene, divina all’Altare, insegna la Dottrina ogni domenica, stà alla sua residenza e non ha mai lasciato mancar alcuno senza Sacramenti.
Interrogatus de vita et moribus eiusdem Respondit vive da homo da bene, né dà alcun scandolo.
Quibus... habitis

Fine resoconto visita pastorale del 1675
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DON BATTISTA FASÈOLO
E I REGISTRI PARROCCHIALI

Don Giovanni Battista Fasèolo, eletto parroco di Croce nel 1679 dalla nobil donna vedova del fu nobil homo Tommaso Da Lezze, appena prese possesso della parrocchiale diede finalmente seguito alle disposizioni del Concilio di Trento, che imponevano di tenere in ogni parrocchia un registro per i battezzati, uno per i matrimoni e uno per i defunti.
Si procurò pertanto tre registri bianchi e il 6 marzo 1679 sulla prima pagina di ognuno di essi vergò quanto segue:

In Nomine Domini

Descriptio

Baptizatorum à me Jo: Baptista Phaseolo C.O.V., et I. V. D. peracta à die captae possessioni huius Ecclesiae Crucis Plavis, quae fuit 5 martij 1679

In Nomine Domini

Descriptio

Coniugatorum à me Jo: Baptista Phaseolo C.O.V., et I. V. D. peracta à die captae possessioni huius Ecclesiae Crucis Plavis, quae fuit 5 martij 1679

In Nomine Domini

Descriptio

Defunctorum à me Jo: Baptista Phaseolo C.O.V., et I. V. D. peracta à die captae possessioni huius Ecclesiae Crucis Plavis, quae fuit 5 martij 1679

Mise la data del giorno prima perché il 5 era morta una parrocchiana e il giorno successivo, dovendo celebrarne le esequie, dovette anche registrarne il decesso.

Anno del Signore 1679, domenica 5 marzo, Giovanna un tempo moglie di Baldassarre Moro di questa Villa, di età di anni 60, nella Casa Padronale Cardin, in comunione con la Santa Madre Chiesa, ritornò a Dio, e il suo corpo oggi, ossia il 6 marzo, è stato sepolto in questo cimitero;
dal Revendo Parroco Don Paolo Callegari è stata confessata e per mezzo di lui rinvigorita con l’unzione dell’Olio Santo.

Anno Domini 1679 die Dominica 5 Mensis Martiis

Jovanna olim coniux Baldassaris Mori de hac Villa aetatis annorum 60 in Domo Dominici Cardin in communione Sanctae Matris Ecclesiae Deo reddidit, cuius corpus hodie, sive die 6 mensis Martij, sepultus est in hoc cimiterio;

Reverendo Presbitero Domino Paulo Calegari [decifrare] confessa, ac per eum Sacri olei unctione roborata.

Il registro dei battesimi fu inaugurato la settimana successiva

Anno del Signore 1679, giorno della Luna, 13 del mese di marzo. Io Giovan Battista Fasèolo, Pievano di questa chiesa di Santa Croce di Piave, battezzai un infante nato da sette giorni da Tommaso Urban, al quale fu imposto il nome di Giovanni. Padrini furono Giacomo Dianese del fu Girolamo abitante a Fossalta sotto la parrocchia di San Mauro martire di Noventa di Piave, e Angela moglie di Angelo Casatta detto Marcelletta pure abitante a Fossalta sotto la medesima parrocchia di San Mauro.

Anno Domini 1679 die Lunae 13 Mensis Martiis

Ego Jo:Naptista Phaseolus Plebanus huius Essclesiae Sanctae Crucis Plavis baptizavi infantem die septena natus ex Thoma Urbano, et Margharita coniugitos huius Parochiae Sanctae Crucis, cui impositum est nomen Joannis. Patrini fuerunt Jacobus Dianensis quondam Hieronimi de loco dicto Fossalta sub Parochia Sancti Mauri Martiris in loco dicto Noventa di Piave, et Angela coniux Angeli Casattae dicti Marceletta de eodem loco dicto Foss’Alta sub eodem Parochia Sancti Mauri.

Per inaugurare il registro dei matrimoni si dovette aspettare domenica 7 maggio.

Anno del Signore 1679, 7 maggio
Lasciati passare tre giorni festivi consecutivi, dei quali il primo fu il 23 Aprile scorso, il secondo il 25 Aprile e il terzo il 30 Aprile, all’interno della Messa parrocchiale, si sono tenuti i riti solenni, non essendosi trovato nessun legittimo impedimento. Io Giovan Battista Fasèolo, pievano di questa chiesa di Santa Croce di Piave, Andrea figlio del fu Antonio Montagner di questa Parrocchia, e Domenica figlia del fu Giovanni Pavan detto Franeto [?], di questa medesima parrocchia, in questa chiesa interrogai e col loro mutuo consenso solennemente dichiarato, per mezzo delle parole dei presenti li congiunsi in matrimonio; erano presenti come testimoni noti il signor Francesco Antonioli agente dell’illustrissima signora Orsola Morosini, e Lorenzo De Albis [o del Bianco?] residenti in questa parrocchia; poi, secondo il rito della santa madre Chiesa li benedissi durante la celebrazione della messa.

Anno Domini 1679 die 7 Mensis Maij denuntiatoribus praemissis tribus continuis diebus festivis quorum prima die 23 Aprilis, proxime elapsis, secunda die 25 Aprilis, tertia die 30 Aprilis Inter Missae Parochialis Solemnia habita est, nullo legitimo impedimento detecto, ego Jo: Baptista Phaseolus huius Ecclesiae Sanctae Crucis Plavis Plebanus Andream filium quondam Antonij Montagner huius eiusdem Parochiae, et Domenicam filiam quondam Jo: Pavan dicti Franeti (?), huius eiusdem Parochiae, in hac ecclesia interrogavi, eorumque mutuo consensu habito solemniter per verba de praesenti matrimonio coniunxi, praesentibus testis notis Domino Francisco Antonioli Agente Illustrissimae Dominae Ursulae Maurocenae, et Laurentio De Albis in hac Parochia degentibus; postea eos ex ritu Sanctae matris Ecclesiae in Missae celebratione benedixi.


VISITA PASTORALE DELL’11-12 MAGGIO 1680

La sera dell’11 maggio, un venerdì, il parroco Giovan Battista Fasèolo andò in processione incontro al vescovo Bartolomeo Gradenigo, che per la terza volta giungeva a Croce, e lo accompagnò al palazzo del nobile Ruzzini. Dove stava questo palazzo?

L’illustrissimo e reverendissimo signor vescovo, assolta la visita di Zenson, proseguendo la sua visita giunse alla Villa di Croce di Piave, et lungo il viaggio gli andò incontro in processione l’amministratore della parrocchia, il reverendo pievano, cantando tutte le sante litanie; e quando giunse al palazzo del nobile Ruzzini lì si sistemò con tutto il suo seguito, comandando che fosse ricevuta la deposizione del reverendo pievano e dei massari. E questo è ciò che dissero.

Illustrissimus et Reverendissimus Dominus Episcopus absoluta visitatione de Zensono, prosequendo visitationem suam se contulit ad Villa de Cruce Plavis, et in itinere obviam ei venit processionaliter administrator Reverendus Plebanus cantando litanias omnias sanctas, et cum pervenisset ad Ospitias Nobilis de Ruzzini in illud se recepit cum tota familia mandans recepi depositionem Reverendi Plebani et massariorum, et ita sunt

Convocatus Lorenzo del Bianco fuit Francisci da Croce di Piave ... assunti citatus... monitus et
Interrogatus
quale sii l’officio suo in Chiesa Respondit Sono massaro della Schola del Santissimo
Interrogatus che entrada habbia detta schola, chi la maneggi, et in che venghi speso Respondit non ha altro ché le pure elemosine che si ritrovano in Chiesa che noi massari maneggiamo, e spendiamo in cere et in altro che occore per la Chiesa.
Interrogatus come si porti il Pievano nell’essercizio della sua Cura, e Chiesa, Respondit fa il debito suo tanto nella Chiesa tanto per la Cura, et sempre quando viene ricev... ad aministrar sacramenti... puntualmente. Insegna la Dottrina ogni festa e così pure fà recitare il Rosario.
Interrogatus se sappia che sii morto alcuno della Cura senza li sacramenti Respondit che se sappia signor no certo.
Interrogatus se dicto Pievano dà alcun scandalo, et di che costumi sij Respondit niente certo indubita...
Interrogatus se nella cura vi sia alcun altro sacerdote, o chierico Respondit vi è il ... capellano, et un chierico Tomasi quale però non sta qui continuamente.
Interrogatus de che vita e costumi sij tanto detto capellano quanto detto chierico Tomasi Respondit anco il ... capellano è buon religioso, et è dalla mettà di Quadragesima in qua che è in questa Villa : così pure il chierico Tomasi non so che dia alcun scandalo.
Quibus habitis

Convocatus Tonio ... fuit santo da Croce di Piave teste assunto, cittato, iurato essaminato et
Interrogatus se lui habbia alcuna carica in Chiesa Respondit sono massaro della schola del Rosario.
Interrogatus che entrata habbia ditta schola, chi la maneggi et in che si spendi Respondit non hà altra entrata che l’elemosine che si ricavano da buoni christiani, et noi massari le maneggiamo e spendiamo in quello [che] occorre per la Chiesa.
Interrogatus
come si porti il Piovano nell’essercizio della sua Cura e Chiesa Respondit fa il debito suo tanto in Chiesa quanto per la Cura, perché lo vedo che predica, che dice il Rosario, et insegna la Dottrina ogni Festa, et non posso dire se non che si porti bene; come andare ricercar per la Cura per sacramenti vi va personalmente.
Interrogatus se sia morto alcuno senza i sacramenti della Chiesa Respondit non so che sia morto altri che un ... signor nella Quaresima passata, che la mattina si levò sano, e salvo e in due hore di sole improvvisamente morì.
Interrogatus se nella cura vi sia alcun altro Religioso o Chierico Respondit non vi è altro che il detto capellano ch’è venuto qui già alcuni pochi giorni, et il Chierico Tomasi, che non sta qui.
Interrogatus de vita et moribus tam Reverendi Plebani quam Capellani Respondit non so che alcun di loro dia scandalo di sorte conoscendoli per buoni Religiosi et Chierichi.
Quibus habitis ... et iuravit ... aver 60.

Fatto venire a ciesa ... Piero Viban fu Domenico da Croce di Piave teste ......
Interrogatus se lui habbia alcun carico in Chiesa Respondit sono massaro della schola di San Matteo.
Interrogatus che entrada habbia ditta schola, chi la maneggi e in che se spendi Respondit non ha altra entrada che l’elemosina che danno li fratelli ch’ è li masieri una quarta di formento et quaranta soldi, li massari poi sempre maneggiano il denaro e si spende in quanto occorre per la Chiesa e ...
Interrogatus come si porti il Piovano nell’essercizio della sua cura e Chiesa Respondit io vedo che fa il debito suo tanto per la Chiesa quanto per la Cura, ... assente, che predica, insegna la Dotrina Christiana fa dire il Rosario et q... viene riccercar ad amministrar sacramenti... , né sò che sia morto alcuno senza li sacramenti.
Interrogatus de vita et moribus tam Reverendi Plebani quam capellani Respondit sono tutti due buoni Religiosi né danno certamente alcun scandalo.
.........

A palazzo Ruzzini giunse poi il cappellano del ‘Musil di Piave’, che riferì (e noi riferiamo, così per avere qualche temine di confronto fra le due parrocchie) che la sua chiesa, per quel che ne sapeva, aveva 100 ducati d’entrata e 180 anime da comunione più 80 piccoli, e tre Scuole. Non venne il massaro della Scuola del Santo, ma vennero il massaro della Luminaria e della Beata Vergine (Zanmaria Nardin fu Francesco da Musil) e il massaro della Scuola di San Francesco di Paola (Piero Andretta fu Giacomo della Villa di Croce) ed entrambi dissero che il prete da anni era quasi sempre assente, per ragioni di salute, ma che il cappellano si portava bene...

E quindi giunse anche il parroco di Croce, Giovan Battista Fasèolo.

Convocatus administartor Reverendus Plebanus Joannes Baptista Rector Parochialis Ecclesiae de Cruce Plavis citatus monitus essaminatus et
Interrogatus de titulo suae ecclesiae et quando illam possideat Respondit
il titolo della mia Chiesa è Croce di Santa Croce di Piave, et la possiedo per presentazione fatta al ... Vescovo dall’Eccellentissimo d. Priamo da Lezze che ha il Jus di presentare.
Interrogatus de numero Animarum Respondit da Communione 480 circa, piccoli ... 200
Interrogatus de inconfessis Respondit ve ne sono due, che hò recordato a ... Illustrissimo e Reverendissimo Vescovo.
Interrogatus de beneficiis simplicibus Respondit non ve ne sono
Interrogatus de Confraternitatibus Respondit Vi è la schola del Santissimo, del Rosario, e di San Mattio per li morti.
Interrogatus super esercitio Doctrinae Christianae Respondit si insegna ogni Festa, così la mattina così A doppo pranzo, perché li figli non vogliono venire.
Interrogatus se nella Cura vi sij alcun altro Sacerdote o Chierico Respondit non v’è altro che il Capellano
Interrogatus di che vita e costumi sij detto Capellano Respondit è da bene certo, né dà alcun scandolo.
Quibus Habitis

L’indomani,

Domenica 12 maggio 1680

l’illustrissimo e reverendissimo signor vescovo, di mattina presto, scese a visitare la chiesa parrocchiale di Santa Croce di Croce di Piave, e per strada gli venne incontro l’amministratore reverendo pievano, cui porse la croce da baciare e, accolto sotto l’ombella, fece il suo ingresso in chiesa mentre i cantori cantavano gli inni.

Die Dominica 12 Mai 1680

Illustrissimus et Reverendissimus D.D. Episcopus primo mane descendit ad visitandam Parochialem Ecclesiam sanctae Crucis de Cruce Plavis, et in ... obviam ei venit administrator Reverendus Plebanus, et porxit Crucem deosculandam recceptusque sub umbella ingressus est Ecclesiam canentibus ...cendoribus solitos hymnos de more, ... aliqua... oratione ante Altare maius accessit ad illud, benedixit Populo, fecitque absolutionem mortuum, tum in Ecclesia tum super Coemeterio, et revertus in Ecclesiam Visitavit Altare maius, olea sancta, Fontem Baptismalem, Coemeterium, Confessionalia, Altaria omnia, Sacrestiam, missalia, Paramenta, Calices, Patenas, libros ad Curam spectantes et omnia alia videnda vidit, et visitanda visitavit, mandans ut infra.

Postea sacrum fecit, permultos Sacra communione refecit, quamplurimos Sacro crismate delinivit, et visitavit Sanctum Eucharistiae Sacramentum asservatum in Pixide argentea intus innaureata in Tabernaculo ligneo, quibus peractis Visitationem absolvit, et se recepit in Palatio antedicto ad se reficiendum

Ordini per la Chiesa di Croce di Piave

Al luogo degli Ogli santi

L’ampole si facciano d’argento
Si provedi di borsa bianca per gli ogli ... Crismate.

All’Altar di San Bovo

Si provedi di due candellieri d’Ottone,sospendendo quelli [che] vi sono di legno.

Al Confessionale Maschile

Sia posta la carta dei casi riservati.

Al Cemeterio

S’agiustino le Tavole d’intorno, ove è il bisogno.
Agli ingressi si facciano le sue grade, alfine non entrino animali immondi.

Nella Sacrestia

Si faccia una Pianeta rosa e si provedi d’un missale con li Santi novi.
Si tenghino le Bolle ... sollecitan...
Si faccia una Umbella per il Santissimo

Dato dalla Visita sab: li 12 maggio 1680

Fine resoconto visita pastorale del 1680
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Il 13 luglio 1682 il vecovo Gradenigo lasciò Treviso e passò a Brescia. Quell’anno fu completato il Taglio del Sile ; il nuovo alveo artificiale, che collegava il Sile di Portegrandi con la Piave vecchia (nel punto dove sarebbe sorta Caposile) restituì vitalità idraulica alle acque stagnanti dell’alveo naturale del Piave, che diventò così il corso terminale del Sile. Parte delle acque finiva anche nell’alveo a nord verso il sostegno dell’Intestadura e lo stesso Piave nuovo. Con quest’opera i Magistrati alle Acque della Serenissima ottennero che le acque del Sile ccominciassero a defluire in laguna, attraverso la diramazione del Siloncello, molto più lentamente, rallentando quindi l’interramento della medesima; ma il livello dei canali si alzò e i territori a nord del Taglio, e quindi anche i boschi Malipiero e Foscari, che gravitavano sulla via Annia, diventarono paludi.
Nel 1683, la Piave nuovo ruppe l’argine alla Landrona nei pressi di Revedoli,  e si aprì una nuova foce a Cortellazzo. Da allora il profilo del fiume non subì nuove alterazioni, ma non diminuì la sua pericolosità continuando a provocare alluvioni.

Il 19 giugno 1684 fu nominato vescovo a Treviso, dove la sede era ormai vacante da due anni, Giovanni Battista Sanudo, veneziano, che era stato primicerio di San Marco prima di essere eletto a Bergamo. L’aneddotica popolare lo dipingeva come un “degnissimo cavaliere di bonissimo animo e caritativo, di bonissimi costumi e buono con tutti”.

VISITA PASTORALE DEL 3 GIUGNO 1685

Il vescovo Giovanni Battista Sanudo venne in visita pastorale il 3 giugno 1685; parroco era Giovan Battista Fasèolo. Dalla relazione appare che la visita fu quanto mai rapida.

Domenica 3 giugno 1685

L’illustrissimo e reverendissimo Vescovo di buon mattino intraprese la visita della Parrocchiale di Croce di Piave, e gli venne incontro il reverendo Plebano, che gli porse la croce da baciare; quindi il vescovo, accolto sotto il baldacchino, fece il suo ingresso in chiesa con i Sacerdoti che cantavano i soliti inni e dopo aver pregato per un breve periodo si recò all’altar maggiore e da lì benedisse il popolo, quindi si portò sotto il baldacchino.

L’illustrissimo Don Giacomo Basso, Vicario, fece l’assoluzione dei morti sia in chiesa che sopra il cimitero, e ritornato in chiesa…

Vide e adorò il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, conservato in una pisside internamente dorata nel tabernacolo di legno

Visitò l’altar maggiore, gli Oli Santi, il Battistero, la Sacristia, gli altari tutti, i confessionali, il cimitero, il sacrario, … , le suppellettili, i calici, le patene, … , i libri riservati alla Cura, e … e tutto ciò che era da vedere vide, e tutto ciò che era da visitare visitò e comandò come riportato sotto.

Die Dominica 3 Junii 1685

Illustrissimus et Reverendissimus Dominus D. Episcopus... mane descendit ad visitandam Parochialem Ecclesiam Crucis Plavis, et in … … obviam venit admnistrator Reverendus Plebanus, et porxit crucem deosculandam, receptus sub Baldachino ingressus est Ecclesiam cantantibus sacerdotibus solitos hymnos de more cum aliquantulum orasset … Altare maius accessit ab illud benedixit Populum, et se recepit sub baldachino.

Illustrissimus Dominus Jacobus Bassius Vicarius ... fecit absolutionem mortuum tum in Ecclesia tum super Coemeterio, et reversus in S…

Vidit ac adoravit Santissimum Eucharestiae Sacramentum asservatum in Pixide argentea intus inaurata in Tabernaculo ligneo_ et paulo ante

Visitavit Altare Maius, Olea Sancta, Baptisterium, Sacrestiam, Altaria omnia, Confessionalia, Coemeterium, Sacrarium, … supelletilia, Calices, patenas, … , libros ad Curam spectantes et … et omnia alia videnda vidit, et visitanda visitavit, et mandavit ut infra.

E mentre il vicario controllava ogni cosa

l’illustrissimo e reverendissimo vescovo ascoltò la messa, segnò alcuni col sacro crisma [=amministrò la Cresima], concluse la visita

Illustrissimus et Reverendissimus Episcopus missam audivit, nonnullos sacro crismate delinivit, visitatione solvit.

[rintracciare la fonte delle seguenti notizie, riportate sul libro di don Primo]
Don Fasèolo riferì che “le anime sono 396 più 138 di piccoli; la Dottrina il si insigna ogni festa; viene un cappellano da Ca’ Lezze di nome Pre. Gabriele Pavanetto da Udine”.
Si celebrava la festa di sant’Orsola con processione e di san Bovo, patrono dei pastori.
I massari interrogati, Battista Parolin della Scuola del Rosario e Adele Maria Bozzo della Scuola del Santissimo, concordarono nel testimoniare che “Non ci possiamo lamentare della cura della chiesa”.
Il vescovo ebbe l’impressione di una “buona comunità” religiosa. Lasciò questi

Ordini per la Chiesa di Croce di Piave

All’Altar Majore

Sia proveduto d’un novo Palio decente per il Tabernacolo.

Al Confessionale piccolo

Resti sospeso il medesimo Confessionale fino [a che] sij accomodotato et uno ne sij fatto anco da novo.

Nella Sacrestia

Si compri un nuovo Messale da Vivi.
Si ponga la Bolla di Gregorio XV con [i casi?] riservati

Dato dalla visita alli 3 Giugno 1685

Fine resoconto visita pastorale 1685
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Don Fasèolo si ammalò e morì.

Nel 1689 fu eletto parroco don Pietro Borghi, presentato dal nobil homo Giorgio Foscari [dall’elenco sul Registro dei battesimi della parrocchia]

“In nomine Domini. Anno Domini 1689, domenica 6 marzo: presa di possesso di questa Chiesa di S. Croce di Piave da me don Pietro Burgo” [da dove?]

Nel 1690 il vescovo Giovan Battista Sanudo divenne assistente al soglio pontificio e abbandonò Treviso pur senza lasciare la titolarità della diocesi.

Nel 1694 [controllare] morì don Pietro Borghi. Resse quindi la parrocchia don Gabriele Celeghini come “economo”, titolo che mantenne fino al I maggio 1695 quando venne designato plebano don Girolamo Querini, presentato da Giovanna Corner, Cecilia Corner, Niccolò Pesaro, Orsola Morosini, Ascanio Zustinian, Cecilia Loredan
[come compare sul Registro dei battesimi della parrocchia e nel resoconto della visita pastorale successiva].


VISITA PASTORALE DEL 19 SETTEMBRE 1699

Vescovo di Treviso era ancora Giovan Battista Sanudo ma a Croce venne il vicario, il vescovo ‘Polensis’ [di Pola?]. Da quattro anni era parroco di Croce don Girolamo Querini. Questa volta la visita del vescovo fu più accurata. Verso sera...

Lo stesso 18 settembre

L’Illustrissimo e Reverendissimo Vescovo Polese L. T. con tutto il seguito della Curia, proseguendo la visita si recò alla villa denominata Croce di Piave, dove ebbe ospitalità nella casa dei Nobiluomini Veneti Morosini, sita nella medesima Villa, e lì pernottò.

Die antedicta 18 settembris

Illustrissimus et Reverendissimus Dominus Dominus Episcopus Polensis L. T. cum omnibus de sua Curia, prosequendo visitationem se recepit in Villa nuncupata Crose de Piave, ubi habuit habitationem in domo Virorum Nobilium Morosinorum Venetorum sita in eadem Villa, ubi pernoctavit

La mattina dopo

Die 19 antedicti mensis

Citatus Joseph filius fuit Joannei Dominici Zorzeti testis monitus, et iuratus, prout tactis … in causa …
Interrogatus de officio suo Respondit
io sono Gastaldo della Scuola del Santissimo della Chiesa Parochiale di Crose di Piave.
Interrogatus de reditibus eiusdem Ecclesiae sive Scolae Respondit non haver detta scuola sicura entrata, ma che però ricava Ducati …0 all’anno in circa, e … di sola elemosina
Interrogatus de vita, et moribus Parochi sui Respondit il mio Parocho è un Religioso, da bene e con tutta la pontualità fà l’officio suo
Interrogatus de Doctrina Christana Respondit l’insegna tutte le feste principali
Interrogatus de inconfessis, et male viventibus Respondit non sò che vi sia alcuno inconfesso, o malvivente
Interrogatus si habeat aliquid recordari dignum Respondit non haver cos’alcuna da ricordare perché gl’affari dela Chiesa vano bene.
Quibus habitis aetatis suae annorum 57 circa confessus et communicatus temporibus debitis fuit demmissus

Die dicta de mane

Successive citatus Franciscus filius fuit Silvestri Granzoto, testis monitus, et iuratus, prout tactis pector… in causa Interrogatus de Respondit Interrogatus de offico suo Respondit io sono Massaro della Scuola del Rosario della Chiesa Parochiale di Crose di Piave.
Interrogatus de reditibus eiusdem Ecclesiae sive Scolae Respondit che ditta Chiesa e Scuola non hanno cosa alcuna d’entrata, ma che tutto si ricava di carità e pocche elemosine, che vengono fatte da d…
Interrogatus de vita, et moribus Parochi sui Respondit è un buon Religioso, di buoni costumi, e che fà benissimo e pontualmente la parte sua
Interrogatus de Doctrina Christana Respondit la insegna le feste principali
Interrogatus de inconfessis et male viventibus Respondit non sò che vi sia alcuno che non si confessi e che mal viva, ma li ho tutti per huomini da bene.
Interrogatus si habeat aliquid recordari dignum Respondit non hò cosa alcuna da ricordare perché caminano bene tutte le cose
Quibus habitis aetatis suae annorum 32 circa, confessus et communicatus temporibus debitis fuit demissus

Die dicta de mane

In Domo Parochiali Sanctae Helenae Crucis Plavis, citatus Reverendus Dominus Hieronimus Querini Plebanus et proevia monitione
Interrogatus de titulo suae Ecclesiae Respondit
il titolo della mia Chiesa è S. Elena, overo Croce di Piave.
Interrogatus a quo tempore, et a quibus obtenuit dictum Beneficium Respondit saranno quattr’anni in circa, e ho ottenuto il medesimo con Bolla di Monsignor Illustrissimo e Reverendissimo Vescovo Giovan Battista Sanudo, ordinario di Treviso, come presentato però da molti Consorti Nobili Homini; de questi non m’aricordo il nome di tutti, ma so che vi era una una GentilDonna di Ca’ Pesaro, et altri Gentilhuomini di Ca’ Bernardo, di Ca’ Giustinian, di Ca’ Castorta, di ca’ Corner Episcopia, di Ca’ Zane, et altri, che non m’arricordo, a questi tutti aspetta il Juspatronato di detto Beneficio.
Interrogatus de reditibus dicti Beneficii Respondit si caveranno circa 300 e più Ducati di Quartesi …… così de form…, come d’ogni altra sorte di Biade o di Vino, e spero che crescerà la rendita quando cessino l’inondazioni.
Interrogatus de numero animarum Respondit sarà di cinquecento anime, ciò 380 da Communione, et il resto piccole.
Interrogatus de Reliquis Respondit esservi in Chiesa sopra l’Altar della Madonna una Croce d’argento, nella quale v’è una scaglia visibile del Legno della santissima Croce, con la sua autentica, e su l’Altar di San Bovo in diversi vasi di vetro vi sono molte altre Reliquie de Santi, de quali pure vi è la sua autentica
Interrogatus de modo deferendi Eucharestiam infirmis Respondit porto il Sacramento in una conserva d’argento, fatta a posta, coperto con l’ombrella, e con lumi accesi, e con il maggior possibile decoro prescritto dalle rubriche
Interrogatus de Legatis, et Benefitijs simplicibus Respondit non esservi Legati, né Benefitij di sorte alcuna, sol che un Legato di 4 Ducati all’anno, che si riscuotevano dal … Domino Trentin, e dalli …redora, questi sono anni 3 che non pagano
Interrogatus de scolis, et confraternitatibus Respondit esservi cinque Scuole ciò è quella del Santissimo, quella della Madonna del rosario, quella di San Mattio, una di Sant’Antonio, et una di San Bovo.
Interrogatus an habeant reditus, et sint bene administratae Respondit non hano cos’alcuna, ma solo pocche elemosine, con questi si mantiene il bisogno della Chiesa
Interrogatus an habeat Clericos et de eorum moribus Respondit non esservi altri Chierici ch’il suo Cappellano, et esser il medesimo di buoni costumi per quello (che) io sò, se be non sono altro che dieci giorni ch’è in casa mia
Interrogatus de Doctrina Christiana Respondit insegno la Dottrina Christiana ogni festa con tutta diligenza, niente mancando alla parte mia.
Interrogatus de obstetricibus Respondit esservene due o tre, le quali hò procurato d’instruire quanto hò saputo e potuto
Interrogatu de male viventibus, et inconfessis Respondit non esservi alcun malvivente, né inconfesso in questa sua Cura sapendo d’haverli confessati, e communicati tutti, et esservi solo uno che non sò che si sia communica(to) la Pasqua passata, ma sò bene che si voleva communicare li giorni passati et è huomo di buon esempio, e divoto alla Chiesa ma non s’è communicato per esser partito da questa villa con certo Cavaliere suo Padrone.
Interrogatus de causa dictae postpositionis Respondit non saper ch’habbi causa alcuna, ma che habbi posposto per sola negligenza
Interrogatus si habeat aliquo recordari digno Respondit niuna cosa conoscendo, che se v’è qualche mancanza nasce la medesima dalla povertà, et impotenza di poter provvedere
Quibus habitis fuit demmissus.

Ordini per la Chiesa Parochiale
di Croce di Piave

Che all’Altar maggiore sia provisto d’una tavolella del Sacro Convivio maggiore di quella che v’è di presente, e sia proveduto di due tavolelle per il Lavabo, et evangelio in fine, e così siano proveduti tutti li altri Altari.
Che in Sacrestia sia fatto il Piede d’Argento ad’un calice che di presente l’ha di rame
Che siano accomodati li Vasi usuali d’argento del Crisma, e ……
Che sia serato con chiavi il Sacrario
Che sia accomodato il onfessionario, serandolo dalle parti del Penitente che impedisca l’udirsi la voce del Penitente da circostanti Che sia fatto un’altro Confessionario di novo simile, e ciò nel termine di mesi sei, altrimenti resti sospesa la tavolella ta…ta al coro da confessare
Che sia fatta una chiavetta d’argento nel tempo d’anni uno al tabernacolo, et interim sia indorata la presente
Dati dalla visita li 19 settembre 1699

Lo stesso giorno

L’illustrissimo vicario di mattina si portò alla chiesa parrocchiale della predetta Santa Croce di Piave, dove celebrò l’assoluzione dei morti, visitò il Santissimo Sacramento dell’Eucharestia, gli Oli santi, e il battistero, gli altari, la sacristia, i paramenti, i messali e tutte le altre cose, e celebrò messa, e ... tutto ciò che era da vedere vide,

Quindi l’illustrissimo e reverendissimo signor vescovo di Pola fu accolto presso le porte della chiesa al suono delle campane, e li il reverendo pievano gli consegnò la croce da baciare; poi, accolto sotto il baldacchino, si diresse all’adorazione del Venerabile; impartita al popolo la benedizione il succitato signor vicario celebrò la messa e parecchi segnò col sacro crisma; poi si ricoverò nella casa della predetta parrochiale, dove consumò il pranzo, alla fine del quale il eeverendo signor vicario si recò ad impartire l’insegnamento della dottrina cristiana, e diede dei premi a coloro che sapevano rispondere bene; e dopo aver ripreso il viaggio verso la Villa di san Biagio di Callalta...

Dicta die

Illustrissimus Dominus Vicarius mane se contulit ad Ecclesiam parochialem Sanctae Crucis de Plave predictae, ubi fecit absolutionem mortuorum, visitavit Sanctissimum Eucharestiae Sacramentum, Olea sancta, ac Baptisterium, Altaria, Sacrestiam, Paramenta, missalia, ac alia omnia, missamque celebravit, et de...m omnia videnda vidit, in…sitque, ac circa ea suprascriptas ordinationes, ac alia concernentia praedictam Ecclesiam Sanctae Crucis de Plave relaxavit. Deinde

Illustrissimus ac Reverendissimus Dominus Episcopus Polensij fuit receptus super foves(?) Ecclesiae cum sonitu campanarum, eique Reverendus Dominus Plebanus tradidit crucem deosculandam, sub Baldachino postea receptus, ...exit ad adorationem Venerabilis, data populo Benedctione supradictus Dominus Vicarius missam celebravit, et quamplurimos sacro chrismate delinivit, et se se recepit domi predictae Parochialis, ubi prandium sumpsit et ita ... et postea dictus Reverendus Dominus Vicarius ad docendam Doctrinam Christianam se se contulit; et bone eam disputantibus premia dedit; et deinde versus Villam Sancti Blasij de Calalta iter sumpserint...

Fine resoconto visita pastorale del 1699
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Insomma, il paese era abitato da buoni cristiani.
Don Girolamo Querini aveva dichiarato di sperare che le sue entrate aumentassero “quando cessino le inondazioni”. Forse riteneva che per intervento di Dio o degli uomini queste potessero cessare improvvisamente e definitivamente? Beata ingenuità: la Piave aveva da sempre funestato con le sue piene e le sue rotte la vita del paese; e da sempre gli abitanti del paese avevano imparato a lottare contro il fiume, amico e infido. I crocesi potevano anche aver cancellato dalla memoria le catastrofi più antiche, come il cambio di letto seguito alla piena della metà del XIII secolo, potevano aver dimenticato anche altre catastrofi peggiori di quella, ma decine e decine di rotte s’erano susseguite nella storia, almeno una decina ogni secolo, mali inevitabili come le carestie e le guerre. Il letto del fiume poi da queste parti era anche più alto delle campagne circostanti per via degli abbondanti detriti che il Piave trasportava di continuo, perché qui, per il rallentarsi della corsa del fiume nei pressi della laguna, i detriti si depositavano; ma in particolare l’acqua si alzava non appena persistevano le piogge a monte. Chissà donde nasceva l’ottimismo di don Querini: “quando cesseranno le inondazioni”.

Nei territori della parrocchia a sud, verso la laguna, il Taglio del Sile aveva oltretutto peggiorato le condizioni di vita: molti terreni si erano impaludati.
La vita quotidiana di prete e parrocchiani non doveva essere delle più floride, a cominciare dalle abitazioni: non abbiamo documenti specifici in merito, ma per analogia con situazioni simili possiamo asserire che, a parte qualche raro fabbricato in mattoni, come la canonica e quattro o cinque disseminato nel vasto territorio, la maggioranza della popolazione vivesse in casoni dal tetto di cannelle. Cinquecento anime in tutto, calcoliamo una media di venti-venticinque unità per abitazione, sono venti-venticinque abitazioni, cinque in pietra, venti casoni.
Quanto al cibo, si mangiava soprattutto polenta, uova, pollame, pesce.
Se ci si ammalava, la maggioranza faceva ricorso al medico solo in caso di estrema necessità e di norma acquistava le medicine (confezionate dallo spicier da medicina) a credenza, pagandole di solito una volta l’anno (al raccolto). Del pari non esistevano scuole dato che la scarsità dei mezzi economici condannava la maggioranza all’analfabetismo e i più abbienti preferivano che fosse l’insegnante (precettor de scuola) a recarsi nel loro domicilio per impartire le lezioni ai figli. L’assenza totale di notizie non consente nemmeno un’analisi puntuale sulla vita privata o sociale dei crocesi, e ci accontenteteremo di dare di tanto in tanto alcuni cenni generali.

Il 24 gennaio 1709 il vescovo Sanudo morì. E tre mesi dopo moriva anche il cappellano di Ca’ Giusti. Dal Registro dei Morti:

“1709. 24 aprile d.to R.P. Virgilio Bellini cappellano in Ca’ Giusti d’anni 52 in circa malato da febbre e parestesia circa un mese, ricevuti tutti li SS.mi Sacramenti della Santa Chiesa, morse e fu sepolto in questa chiesa”.

Il 7 luglio 1710 fu eletto alla sede episcopale trevigiana il monaco benedettino cassinese, abate di San Giorgio di Venezia, Fortunato Morosini, che entrò in diocesi il 21 novembre. All’indomani del suo ingresso in diocesi, diede il via alla costruzione del nuovo seminario.


Nonostante i ripetuti ordini di tenere in ordine gli argini della Piave, il passaggio dei carri ne comprometterva la durabilità. Venezia era preoccupata.

Eccone la trascrizione sotto.

Il serenissimo principe [...] fa saper che essendo risoluta volontà del Magistrato loro rimuovere i frequenti e molteplici pregiudizi che vengono giornalmente inseriti negli Arzeri della Piave, e particolarmente in quello di San Marco; a causa dei quali conviene frequentemente profondere rilevanti Capitali, con incomodo dei Sudditi, che contribuiscono nel mantenimento degli Arzeri stessi; Ed essendo per ordine di loro Eccellenze stato piantate sopra l’Arzere suddetto di San Marco dal sito di Sant’Andrea di Barbarana, fino in Villa di Musil, le sue sbarre di Pietra viva, affinché resti interdetto a chi si sia il passaggio con Animali di qualunque sorte, Carri, Carrozze, Sedie, e simili Strumenti, e possa mantenersi con la maggior durabilità a divertimento di quei pregiudizi che con le rotture nel medesimo possono essere inferiti ai Beni adiacenti, e particolarmente alla Laguna: all’indennità, e preservazione della quale volendo loro Eccellenze con risoluta e vigorosa forma provvedere, inerendo ad altri Proclami in tal materia disponenti, e a quello del 18 Agosto 1708 fatto pubblicare dal Reggimento di Treviso.
Fanno pubblicamente intendere, che non vi sia alcuna persona di qualunque grado, o condizione esser si voglia, niuna eccettuata, che ardisca porre, né far porre mano in detto Arzere, particolarmente nelle suddette Sbarre di Pietra Viva, né levandole, né rimovendole, e tanto meno di romperle, né pure di transitare con Animali di qualunque sorte, Carri, Carrozze, Sedie, e simili Strumenti, niuno eccettuato sotto pena di Ducati 100 per cadauna volta, e altre pene corporali di Bando, Prigione, e Galera ad arbitrio della Giustizia, secondo la qualità de trasgressori, da esser irremissibilmente contro li medesimi elevata ed eseguita. Intendendosi sottoposti per le pene sudette li Padri per i Figlioli, i Mariti per le loro Mogli, e i Padroni per i loro Servi e Famigli, al qual effetto siano tenuti li Merighi & Huomini di Comun, o altri che saranno pro tempore delle Ville soggette a chi spetta, et ove fossero state commesse simili delinquenze, portarne immediatamente le notizie distinte al Magistrato Nostro, ovvero al Reggimento di Treviso per gli adeguati castighi giusto al presente Proclama, e precedenti; Al che mancando faranno severamente puniti con le pene tutte di sopra espresse, e possa similmente cadauna persona presentar Denunce al Magistrato Nostro, oppure al Reggimento di Treviso, che oltre l’esser tenuti segreti, conseguiranno la metà della pena pecuniaria suddetta. Dovendo il presente Proclama per la sua puntuale e inviolabile esecuzione essere stampato, e trasmesso al Reggimento di Treviso per la sua pubblicazione, e affisso nei luoghi cospicui, e in quelle Cancellerie a maggiore universal notizia, & intelligenza. Et acciò alcuno non possa in alcun tempo addurre ignoranza, sia rimesso ai Parochi delle Ville di S. Andrea de Barbarana, Isola, Zenson di Piave, Campo Longo, Fossalta di Piave, Croce di Piave, e Musil per esser da medesimi ogni prima di Mese pubblicato nelle loro Chiese ad ora di Messa nella frequenza maggiore de Popoli, & affisso alle Porte delle medesime ; Dovendo detti Piovani di Mese in Mese, che farà stato come sopra pubblicato, portarne al Magistrato Nostro le notizie per esigerne una intiera, e rassegnata obbedienza.

Data dal Magistrato alle Acque 16 Dicembre 1710

Le notizie su terremoti, carestie, pestilenze e gelate sono ricavate da MARCHESINl G., Annali di Sacile, 1383, 1400; BELLIS E., Annali opitergini, 1084, 1302, 1314, 1319, 1361, 1372, 1382; BATTISTELLA A., La Repubblica di Venezia ne' suoi 11 secoli di storia, 1226; ROMANlN S., Storia documentata di Venezia, 860, 1172, 1269, 1285, 1347, 1390; VERCl G.B., Storia della Marca Trivigiana, 1234, 1269, 1276, 1287, 1301, 1340, 1348, 1359, 1364, 1372; PLATEO T., Il territorio di San Donà nell'agro di Eraclea, 820, 1110, 1117, 1128, 1304, 1317, 1318, 1330, 1343, 1368, 1382.

Per una trattazione completa dell’argomento vedi
CARLO DARIOL - Storia di Croce Vol. I - IL PAESE DELL'INVENZIONE
dalle origini all’arrivo di Don Natale (1897), Edizioni del Cubo

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