Caio Sempronio Gracco
e lo scontro con il Senato

(riferimento cronologico: 122 - 121 a.C.)

Introduzione
La commissione per l'applicazione della legge agraria
La nomina a Tribuno della Plebe
L'appoggio dei Cavalieri
Marco Livio Druso
Il drammatico epilogo

Introduzione

Con la morte di Tiberio Sempronio Gracco, si era concluso un tentativo riformista che aveva contenuti radicali, ma che si richiamava alla tradizione agricola Romana.

Cornelia, la madre di Tiberio, Caio, il suo giovane fratello, e Sempronia, sua sorella nonché moglie di Scipione Emiliano, non avevano certo accettato l'atto cruento che aveva posto fine al tentativo riformista e dentro covavano desideri di rivalsa.

Cornelia, incoraggiava Caio ad andare avanti nel solco politico tracciato dal suo sfortunato fratello.

Sempronia forse decise addirittura di tramutare il suo legittimo senso di rivalsa in vendetta. Nel 129 a.C., infatti, Scipione Emiliano scompariva in circostanza misteriose; considerando che l'uomo che aveva conquistato Cartagine si era schierato decisamente contro il cognato, legittimandone addirittura l'omicidio, veniva spontaneo sospettare Sempronia della sua morte, ma si trattava comunque solo di supposizioni non provate.

La commissione per l'applicazione della legge agraria

La legge agraria voluta da Tiberio Sempronio Gracco era stata comunque ratificata dal Senato e fu proprio il giovane Caio, facente parte dell'apposita commissione, a tentare di applicarla in modo sistematico provvedendo alla distribuzione delle terre a chi ne aveva diritto.

I lavori della commissione si svolgevano in un clima estremamente difficile ed erano sottoposti al boicottaggio degli aristocratici e dei latifondisti.

Caio Sempronio Gracco era costantemente sotto il mirino dell'aristocrazia terriera che tentava di bloccarne la carriera politica preoccupata dall'ascendente che il giovane dimostrava di avere sulla plebe, anche in virtù delle sue eccellenti capacità oratorie.

Dopo aver militato in Spagna al servizio di Scipione Emiliano, Caio era stato nominato questore in Sardegna allo scopo di reprimere una rivolta che si era sviluppata nell'isola. Il Senato continuava a rinnovargli l'incarico con lo scopo di mantenerlo lontano dall'Urbe, ma dopo due anni di onorato servizio, Caio Gracco rifiutò l'ulteriore nomina e torno nella sua città.

L'aristocrazia senatoria non si rassegnava e lo accusava di avere fomentato la rivolta di Fraegelle, una colonia Romana i cui abitanti rivendicavano la cittadinanza Romana.

La nomina a Tribuno della Plebe

Nonostante l'opposizione del Senato, Caio Gracco decise di rompere gli indugi e, nel 123 a.C., si presentò candidato al Tribunato della plebe. Riuscì a farsi eleggere, riprendendo quel filo interrotto con la morte del fratello.

La sua carica fu caratterizzata da una serie di proposte di legge tese a ridurre il peso ed il ruolo del Senato.

La sua prima proposta di legge fu quella di evitare che in futuro si potesse uccidere un uomo, come era successo per il fratello, senza aver prima ottenuto il giudizio del popolo.

Chiedeva poi che il servizio militare fosse interamente sovvenzionato dallo Stato e soprattutto che agli indigenti venisse distribuito gratuitamente il grano necessario alla loro sopravvivenza.

Proponeva poi di fondare nuove colonie e soprattutto si batteva con tenacità per portare avanti una serie di riforme agrarie con contenuti radicali.

L'appoggio dei Cavalieri

Nella sua battaglia contro l'aristocrazia tentò di conquistarsi l'appoggio degli "equites", una classe sociale il cui potere e la cui ricchezza era in rapida crescita.

E lo fece con una legge rivoluzionaria che andava a intaccare il potere giudiziario che fino ad allora era stato sotto il controllo esclusivo del Senato. Il Gracco propose che i tribunali che si occupavano di casi di corruzione nell'amministrazione delle province, fossero composti esclusivamente da Cavalieri.

Marco Livio Drusio

L'aristocrazia non poteva restare a guardare: l'attacco esercitato dal Gracco nei loro confronti era sempre più deciso a ridurne il peso all'interno della società Romana.

Quando nel 122 a.C. Caio Gracco si ricandidò per la seconda volta al tribunato (ora la legge lo permetteva), l'aristocrazia riuscì a far eleggere anche un proprio uomo in contrapposizione al loro acerrimo nemico: Marco Livio Druso. L'obiettivo di Livio Druso era quello di accattivarsi il favore del popolo ridimensionando la leadership di Caio Gracco. E la via per fare ciò era quella di promuovere una politica demagogica tutta in favore della plebe Romana.

Caio Gracco, rieletto Tribuno, si recò nel luogo dove sorgeva Cartagine e lì vi fondò una nuova colonia che chiamò Iuniona.

Fu richiamato in patria da messaggi preoccupanti rispetto al potere che il suo collega di Tribunato stava acquisendo nei confronti del popolo.

Una volta in città Caio Gracco riprese la sua attività legislativa proponendo una legge che concedeva la cittadinanza Romana a tutti gli alleati italici. Questa proposta fu devastante per il Tribuno che perse di colpo l'appoggio sia del popolo, geloso dei privilegi connessi con la cittadinanza di Roma, sia del ceto dei Cavalieri, preoccupati di dover dividere gli appalti nelle province con i ricchi affaristi italici.

Marco Livio Druso, approfittava dell'occasione e convinceva il popolo delle conseguenze nefaste della legge proposta da Caio. Così, nel 121 a.C., Caio Gracco fu sconfitto nel suo tentativo di rielezione al tribunato, anche la Plebe gli aveva voltato le spalle esponendolo alla reazione aristocratica ormai organizzata intorno al circolo dei Metelli.

Il drammatico epilogo

Quell'anno era stato eletto console Lucio Opimio, un irriducibile avversario di Caio Gracco, il quale si preparò a far votare una serie di provvedimenti che tendevano a cancellare tutte le leggi innovative promulgate dai Gracchi.

Si preparava lo scontro: intorno a Caio Gracco si erano radunati tutti i suoi fedelissimi pronti a difenderne la vita anche a costo della propria.

In città si scatenarono vari tumulti e un inserviente del console, un certo Quinto Antilio, che aveva offeso Caio Gracco, venne ucciso. Questo atto venne preso a pretesto da Lucio Opimio per risolvere la questione nel sangue e in città scoppiarono numerosi tumulti che si concretizzarono in scontri cruenti.

Caio Gracco, preferì ritirarsi sull'Aventino dove però fu raggiunto dalle truppe consolari. Riuscì a fuggire, ma una volta arrivato sulle rive del Tevere, venne raggiunto ancora dagli avversari. Nel vano tentativo di difesa persero la vita i suoi più tenaci difensori.

Colto dalla disperazione Caio Gracco chiese al suo servo Filocrate, di ucciderlo. Filocrate eseguì il suo drammatico compito dopodiché si tolse la vita.

Il Senato intanto aveva messo una taglia sulla testa di Caio Gracco: tanto oro quanto era il suo peso. Gliela consegnò un certo Settimuleio, dopo averla riempita di piombo per renderla più pesante.

Nei giorni successivi, tutti i seguaci di Caio Gracco vennero arrestati oppure eliminati. I loro beni venivano confiscati e a Cornelia venne addirittura impedito di portare il lutto.

Con la morte di Caio Gracco finiva un grande tentativo riformista iniziato da suo fratello Tiberio. Le gravi contraddizioni economiche e sociali, contro cui i due Gracchi si erano battuti, restavano ben vive e da quel momento la storia di Roma sarebbe stata caratterizzata da gravi conflitti interni che in meno di un secolo avrebbero portato alla fine dell'epoca Repubblicana e all'inizio di quella imperiale.