Mario e la riforma dell'esercito
(riferimento cronologico .......107 - 101 a.C.)

Argomenti principali:
Premessa
Un esercito di volontari
Dal manipolo alla coorte
I muli di Mario

Premessa

Caio Mario contribuì a trasformare radicalmente l'esercito Romano con provvedimenti molto incisivi sia rispetto alle modalità di reclutamento sia rispetto all'organizzazione delle truppe in battaglia.

Furono cambiamenti importanti, che vennero dopo un periodo di stasi che risaliva alla grande riforma serviana (quasi 5 secoli prima) per quello che riguardava le modalità di reclutamento e alle guerre sannitiche (più di 2 secoli prima) per quello che riguardava l'organizzazione in battaglia.

Un esercito di volontari

La grande espansione di Roma, la necessità di proteggere i nuovi territori, lo stato di guerra permanente che ormai caratterizzava la storia di Roma, richiedevano un esercito sempre più numeroso e quindi la necessità di reclutare un gran numero di soldati.

Bisognava inoltre considerare che le grandi vittorie di Roma si erano alternate con grandi disfatte, con la perdita sul campo di battaglie di un gran numero di soldati. Anche in quegli anni, la disfatta di Arausio, dovuta alla stupidità di due generali in competizione fra loro, aveva provocato la perdita di 80.000 soldati.

E' chiaro che le modalità di reclutamento, fissate nella grande riforma serviana, operata 5 secoli prima dal Re Servio Tullio, segnavano drammaticamente il passo.

La leva riguardava tutti i cittadini dai 17 ai 46 anni appartenenti a quelle classi che potevano vantare un determinato "censo", anche perché al soldato spettava l'onere di doversi pagare l'equipaggiamento militare.

I proprietari terrieri rappresentavano la base del reclutamento, ma la grande crisi dell'agricoltura di quegli anni aveva proprio intaccato questa specifica classe sociale, riducendola ai minimi termini. Tanti piccoli proprietari terrieri erano stati ridotti in povertà ed erano andati ad ingrossare le fila dei "capite censi", i nullatenenti, perdendo così i requisiti per essere arruolati.

Mario si trovava quindi ad affrontare grandi guerre, quella contro Giugurta e quelle contro i Cimbri e Teutoni, non avendo alcuna possibilità di reclutare nuove truppe.

E così il generale operò la scelta rivoluzionaria di rivolgersi ai nullatenenti, proponendo loro un autentico lavoro, pagato dallo stato e incentivato dalla possibilità di dividersi grandi bottini.

La contingenza e i pericoli concreti, come quello dei germani, permise a Mario di superare la resistenza degli aristocratici, fortemente legati alla tradizione.

Con questo atto, Mario sovvertiva la tradizione militare Romana, trasformando in modo definitivo l'esercito: da un esercito di leva ad un esercito di volontari, i quali interpretavano il loro ruolo come un'autentica professione.

Fino ad allora l'ideale che aveva guidato le truppe di Roma era la difesa della propria terra, da quel momento in poi la motivazione di un soldato sarebbe stata quella di avere un'occupazione certa con la speranza di arricchirsi attraverso la conquista di ingenti bottini.

La conseguenza di questa trasformazione fu che i nuovi legionari, andavano adeguatamente stipendiati, il soldus,  e andavano soprattutto equipaggiati per fare la guerra.

Una conseguenza negativa di questo nuovo modello era costituita dal forte legame che si creava tra le truppe e il proprio comandante, un legame fatto di interessi concreti: alcuni anni dopo Silla, Pompeo e Giulio Cesare fecero un largo uso dei loro legionari per soddisfare le proprie ambizioni politiche.

Un'ulteriore considerazione che si può fare è che soldati stipendiati in modo regolare diventavano a tutti gli effetti dei dipendenti statali, tanto che nei periodi in cui non erano impegnati in azioni di guerra potevano essere utilizzati per realizzare importanti opere pubbliche. In attesa dello scontro con i germani, attesa durata più di due anni, Mario utilizzò le sue truppe per ristrutturare strade e per costruire la cosiddetta "fossa mariana", un grande canale navigabile tra il Rodano e il Mar mediterraneo.

Comunque la mobilitazione permanente di questi soldati professionisti, permetteva di mantenere un alto livello di addestramento e specializzazione.

Dal manipolo alla coorte

Caio Mario apportò grandi cambiamenti anche nell'organizzazione militare, superando l'organizzazione manipolare risalente alle lontane guerre sannitiche, avvenute quasi due secoli prima.

Fino alle guerre sannitiche, la legione aveva adottato lo schieramento della falange oplita, dove i soldati erano schierati gomito a gomito e si presentavano al nemico come un "corpo unico" molto compatto.

Questo schieramento era ottimo per scontrarsi in campo aperto, ma proprio l'esigenza di muoversi con maggior agilità, sulle montagne dell'Abruzzo, li convinse ad adottare un nuovo tipo di schieramento: la legione venne divisa in unità tattiche di combattimento più piccole, i manipoli, composti all'incirca da 150 soldati.

Ma in altre situazioni i manipoli si erano dimostrati effettivamente troppo piccoli e quindi difficilmente governabili. Questo limite si era evidenziato in modo particolare durante le guerre puniche e Scipione Africano, pur mantenendo l'organizzazione manipolare, aveva sperimentato nuove modalità di schieramento.

Mario considerava il modello manipolare assolutamente inadeguato allo scontro con le truppe germaniche e quindi creò una nuova unità tattica di combattimento, riunendo 3 manipoli nella coorte, costituita da 480 soldati.

La coorte superò anche l'antica suddivisione in astati, principi e triari; una suddivisione che perdeva senso nel momento che era lo Stato a fornire l'equipaggiamento ai soldati e che quindi lo stesso poteva essere reso omogeneo per tutti i legionari.

La coorte, guidata da un tribuno militare, era a sua volta veniva suddivisa in 6 centurie costituite da 80 soldati. Le centurie erano guidate da una figura che diventò emblematica dell'organizzazione dell'esercito Romano: il centurione. Questa figura, assimilabile a un moderno sottufficiale, recitava un ruolo chiave e per questo veniva scelta con estrema attenzione.

Una legione era costituita da 10 coorti, 9 di tipo standard, costituite da 480 soldati, e una speciale costituita da 5 centurie di 160 soldati (800 soldati).

Quindi una legione era costituita all'incirca da 5120 fanti a cui si aggiungevano 120 cavalieri più tutti gli ufficiali e i sottufficiali. In totale ci si avvicinava alle 6000 unità.

I muli di Mario

La trasformazione operata da Caio Mario portò consistenti modifiche anche nell'equipaggiamento del legionario. Il suo vestiario aveva subito nel tempo una serie di cambiamenti che si erano rifatti alle tradizioni celtiche. Di origine celtica era l'elmo e la cotta di maglia che si dimostrava flessibile e resistente allo stesso tempo. Un grande ruolo lo rivestivano le caligae, dei sandali molto resistenti e quindi adatti alle continue marce a cui i legionari erano spesso soggetti.

Le armi del legionario mariano erano:

  • il pilum - arma da getto, essenzialmente un giavellotto;
  • il gladius - arma per il combattimento ravvicinato, in effetti una corta spada che si poteva usare sia di taglio che di punta;
  • il pugio - arma da taglio, sostanzialmente un pugnale;
  • lo scutum - arma di difesa ovvero scudo rettangolare e ricurvo.

Mario apportò anche delle modifiche nella dotazione del legionario (impedimenta), costituita da tutte quelle cose che lo stesso si portava dietro durante gli spostamenti. Obiettivo di questa trasformazione era quello di garantire un giusto equilibrio tra mobilità e autonomia; il legionario doveva essere in grado di sopravvivere anche se impossibilitato ad accedere alle salmerie.

Il bagaglio del legionario era quindi costituito da:

  • un mantello;
  • razioni alimentari sufficienti per tre giorni;
  • materiale necessario per mangiare;
  • la brandina per poter dormire;
  • tutto ciò che era necessario per contribuire alla costruzione dell'accampamento ed in particolare delle sue difese.

Il bagaglio pesava in media 40 chili e veniva trasportato sulle spalle; per questa ragione i legionari mariani venivano definiti: "i muli di Mario".