~ c'era una volta a Roma... ~
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le Terme di Costantino


Costantino I, ovvero Costantino il Grande (306-337), è forse l'imperatore che ha lasciato nella storia di Roma l'impronta più profonda, essendo stato il primo regnante ad aver adottato la dottrina cristiana come religione ufficiale di stato. Ciò ebbe sulla città conseguenze enormi, tanto sul piano storico, ad esempio l'avvento al potere dei papi, fenomeno che sarebbe durato fino al 1870 (e che, da un certo punto di vista, non è mai cessato di esistere), quanto anche sul piano artistico, dato che la miriade di templi dedicati a Giove, Giunone, Apollo, Minerva, ecc., che costituivano la maggior parte dell'architettura classica romana, vennero ben presto trascurati, e rimpiazzati, o meglio "riciclati" per la costruzione di chiese e basiliche.


le Terme di Costantino (Etienne du Perac, 1575 c.ca); una didascalia dell'autore dice:
Vestigij delle Terme di Constantino nel monte quirinale dalla parte che guarda verso Libecchio (= sud-ovest) qualli per esser molto ruinati
non vi si vede adornamenti ma solo grandissime muraglie et stantie masimamente nel giardino del Ill.mo Car.le de Vercello et da poi che io
designai questa parte vi si sono fabricate case et granarij di modo che al di doggi non si puol piu vedere per esser occupata di dette fabriche.

Così come avevano già fatto altri grandi imperatori, anche Costantino diede al popolo di Roma un complesso termale dove passare il tempo libero. Fu costruito attorno al 315, situato in cima al colle Quirinale, nel cuore della Regio (rione) allora chiamata Alta Semita, un tempo scarsamente popolata.

statua dell'imperatore Costantino, una volta
nelle terme, e oggi in piazza del Campidoglio
Nonostante la fama dell'imperatore, le dimensioni delle Terme di Costantino erano piuttosto modeste, se messe a confronto con le altre già esistenti a Roma. Poiché sorgevano non molto distante dall'enorme complesso termale costruito appena qualche anno prima dall'imperatore Diocleziano - era grande più o meno come un'intero quartiere cittadino - forse la struttura di Costantino mirava a diventare più esclusiva, per un selezionato pubblico di cittadini ricchi. Tanto le terme di Diocleziano che quelle di Costantino erano fornite dalla stessa fonte idrica, un ramo dell'Aqua Marcia (si veda la monografia sugli Acquedotti per altri dettagli).

Quando nel VI secolo gli acquedotti furono danneggiati dai Goti che assediavano la città, tutte le terme di Roma, comprese quelle di Costantino, si prosciugarono, e vennero subito abbandonate. Così come qualsiasi altro edificio antico, nel corso del medioevo furono saccheggiate da parte di chiunque avesse avuto bisogno di materiale da costruzione gratuito: i mattoni e i marmi che conteneva andavano a ruba più delle preziose statue che ne adornavano le sale.

Attorno al XIII secolo le rovine delle terme costantiniane furono trasformate in una roccaforte da parte della famiglia che possedeva questi resti. Quando le cronache tardomedioevali e le prime guide cittadine cominciarono a menzionare le terme fra i luoghi notabili di Roma, del complesso originale era ormai rimasto molto poco.
La prima rappresentazione grafica che si ha delle Terme di Costantino è un'incisione di Etienne du Perac (1575 c.ca, l'illustrazione d'apertura), che mostra l'unico lato rimasto in piedi dell'antica struttura. Al centro è una pila di macerie, sotto le quali si nascondevano verosimilmente alcuni frammenti interessanti. Du Perac raffigurò le terme anche nella sua pianta di Roma, nella quale diverse case avevano già preso il posto di una parte delle rovine, come la didascalia della sua precedente incisione chiaramente spiega.
Invece, in una pianta di Lorenzo Bufalini, di poco antecedente, mostra l'intera trama del complesso, probabilmente basata sulle fondazioni dell'antico edificio ancora non ricoperte dalle nuove costruzioni. Nella stessa pianta si può anche vedere come nonostante numerose trasformazioni ebbero luogo nei secoli successivi, le strade odierne del rione sono ancora in gran parte basate sul tracciato di quelle antiche.

le Terme di Costantino nella pianta di Etienne du Perac (1577):
le prime case (freccia blu) erano state appena costruite presso le rovine


(a sin.) le Terme di Costantino nella pianta di Bufalini, 1551; (a destra) lo stesso rione in una pianta moderna: l'area blu mostra dove sorgeva il complesso

Al tempo in cui fu costruito il Palazzo del Quirinale, nella seconda metà del '500, una piccola residenza già sorgeva all'angolo più a nord delle rovine; la si vede chiaramente in una pianta di Antonio Tempesta.

le Terme di Costantino (frecce) nella pianta di Tempesta (1593), coperte da un voluminoso edificio

Ma non se ne salvò nulla nel 1732, quando l'assai più grande Palazzo della Consulta, attuale sede della Corte Costituzionale, rimpiazzò l'edificio precedente.

Palazzo Rospigliosi

Intanto, nel 1709, i lavori per la costruzione del vicino Palazzo Rospigliosi provocarono l'abbattimento anche della parte centrale delle rovine.
E quando venne aperta l'attuale via Nazionale (verso il 1875), gli ultimi pezzetti ancora rimasti delle Terme di Costantino scomparvero del tutto. 

Tuttavia un certo numero di statue e decorazioni che in origine erano appartenute alle terme si sono effettivamente salvate. Furono rimosse nel corso del XVI secolo, per essere collocate come decorazioni nella nascente piazza del Campidoglio: le statue di Costantino e di suo figlio Costante II, poggianti sulla balaustra in cima alla famosa cordonata di Michelangelo, e le due enormi statue del Tevere e del Nilo che lo stesso Michelangelo utilizzò alla base di palazzo Senatorio (cfr. anche piazza del Campidoglio, e Fontane, parte III pagina 8).


la grande allegoria del Tevere in piazza del Campidoglio

la statua di Costantino nel portico di San Giovanni

Un'altra statua raffigurante Costantino finì con l'essere trasferita nel portico della basilica di S.Giovanni (immagine precedente, a destra).
Ma i due pezzi più importanti dalle terme furono lasciati nello stesso posto: due enormi statue marmoree di Castore e Polluce, i Dioscuri, figli di Giove, assieme ai loro cavalli, copie romane di originali greci (che si pensava fossero stati scolpiti da Prassitele e Fidia), ed ora decorano piazza del Quirinale.
Le due imponenti figure sono sempre state in questo luogo, di cui rappresentavano l'elemento più in vista: nelle piante tardomedievali dei monumenti notabili della città, sono chiaramente riconoscibili.


i Dioscuri in due piante del XV secolo

i Dioscuri (a destra), davanti a Palazzo della Consulta

Infatti, durante il medioevo, questo luogo cominciò ad essere chiamato Monte Cavallo per via delle due statue, un soprannome molto azzeccato che un po' alla volta divenne il toponimo ufficiale di piazza del Quirinale, fino alla fine del XIX secolo.
Come cambiò la loro disposizione viene descritto in Fontane, parte III pagina 7.