Gli Oratòri

In antichità furono quattro, per un periodo anche cinque. Della loro esistenza e delle loro caratteristiche si sa qualcosa grazie ai resoconti delle visite pastorali.
Prima della I Guerra Mondiale ne esistevano sicuramente tre: l'oratorio alla Fossetta (Ca' Malipiero), l'oratorio Zanetti-Giusti presso l'Argine San Marco (zona scuole San Rocco) e l'oratorio di San Giuseppe, vicino al cimitero, che dava sulla pubblica via.

Dopo la I Guerra Mondiale rimase solo l'Oratorio alla Fossetta.

Questi gli Oratori di cui si ha notizia a Croce

Oratorio di San Francesco o delli barcarolli alla Fossetta

Non esiste più. Probabilmente è il più antico. Lo si cita nel resoconto della VISITA PASTORALE del 1621.

Il parroco Reverendus Presbiter Laurentius Calerius Plebanus Parochialis Ecclesiae Sanctae Crucis de Plave [...] examinatus fuit; vocatus, monitus atque iuratus, et super infrascriptis respondit ut infra
Super Primo respondit:
io possiedo questo beneficio per institutione fattami da Monsignor Illustrissimo Vescovo a’ presentazione dell’Illustrissimo Iuspatrono Pietro Foscari, al quale per questa volta s’aspettava la presentazione; è una portione sola ..., et io non ho altri beneficii.
Super 2° respondit può havere circa 270 ducati; che consiste in quartese, eccettuati quattro campi di terra che possiede la Chiesa.
Super 3° respondit il titolo di questa Chiesa è di Santa Croce, è curata, et è Pieve benché non habbi capella alcuna sotto di sé; e vado a’ pigliare gl’Ogli Santi a’ Treviso. Nella mia Chiesa vi è una Chiesa campestre alla Fossetta, la quale non officiata da alcuna persona, se non alle volte da qualche passeggiere o altri.
Super 4° respondit nella mia Chiesa vi è un legato di quatro ducati all’anno con obbligo di dire due messe alla settimana, e da esser pagati dalli veneziani heredi di … Francesca suocera di Messer Giorgio se bene li detti heredi non hanno mai esseguito tal legato: hanno però dato intenzione di volere adempire il detto legato.
Super 5° respondit la mia cura è di circa 300 anime.

Si tratta di un oratorio costruito probabilmente dai Da Lezze, all’inizio della Fossetta, come sembrano anche confermare gli atti della VISITA PASTORALE del 20 OTTOBRE 1635.

Negli atti di quella visita si registra anche il nome dei Malipiero, ma in quanto possessori di un terreno confinante con quello delle Prebenda parrocchiale presso il fiume. Vi si trova che il confine del cimitero “tende a precipitare nella parte orientale dove il nobile Malipiero ha scavato il fosso di separazione”.

Convocatus comparuit Reverendus Octavius Altomarino Interrogatus respondit io … alla fossetta et ho le bolle delli ordini et … le approbationi della cura … 23 anni io hò anco le testimoniali e commendatizie del mio Ordinario che è il vescovo d’Andrea di Remo.
Interrogatus respondit io ho l’obbligo di celebrar quatro giorni in settimana oltre le feste. Io ho cento ducati di salario li quali mi dano i barcaroli. Interrogatus respondit … gli Illustrissimi Da Lezze … però non mi danno salario alcuno, né manco mi mantengono le supellettili, ma il tutte si ha dalli barcaroli con tanta pietà che non mi manca cosa alcuna necessaria, anzi … … adornato … non esercito cura d’anime né manco ho facoltà di esercitarla … … della fossetta che frequentano il mio Oratorio sono per lo più di questa parochia e qui ricevono li Sacramenti. Io mi … legato da … curato di Meolo … che l’oratorio sia fornito di ogni cosa.

Viene citato anche nella VISITA PASTORALE del 15-16 SETTEMBRE 1643. Il vescovo affidò la visita della chiesa della Fossetta a Pietro C..., pievano di Ponte di Piave, non potendo andarvi lui personalmente e per la distanza del luogo e per le strade rese impraticabili per il tempo piovoso. E il Pievano C. fece scrivere quanto segue:

Reverendus ... Firmus ... se contulit ad ecclesiam eamdem della fossetta sub invocatione sancti francisci. et eam visitavit ... Il titolo della Chiesa è di san Francesco; et viene officiata al presente da un padre pur di San Francesco de’ minori, il quale se ne sta di stanza a Venezia et ha l’obligo di venir le feste et di sabato. gli vien dato ottanta ducati all’anno di elemosine che vengono raccolte da passeggieri, li quali se non sono tanti vien supplito dalla carità di quei Barcaroli che ivi traghettano.
Vi è un calice et una patena d’argento, buone tovaglie sopra l’altare, che è tutto di pietra viva, et sopra vi è la pietra sacra con la sua tela incerata. Vi sono quattro pianete buone di colori diversi, doi messali un novo, et un vecchio. il camise buono, li purificatorii sono un pocco grossi mal tenuti, come anco li corporali che son pieni di machie. Il coperto è buono se bene dai tarli che rodono i travi ben spesso si fa cadere della polvere sopra l’altare. Il pavimento per esser basso è humido, et così sempre si sta, onde hà bisogno di rimedio; sì è.

Tale oratorio è ovviamente citato anche nella VISITA PASTORALE del 23 MAGGIO 1648.

L’illustrissimo e reverendissimo don Stefano Rota, protonotario apostolico e vicario generale, preso con sé il reverendo Francesco da Zana, cappellano della chiesa di Croce di Piave, si portò a visitare la chiesa di San Francesco, detta della Fossetta, nella quale entrato osservò che in essa è costruito un solo altare: nel mezzo vi è la Beata Maria Vergine, a destra san Francesco di Paola, a sinistra il serafico san Francesco che sono sufficientemente adornati per celebrare i sacri misteri; ordinò però di inserire un Sacro portatile nella mensa sacra entro il mese di luglio, altrimenti dichiara sospeso l’altare medesimo finché non sia inserita. Ordinò anche che sopra l’altare venisse fissato un qualche baldacchino ad hoc perché mentre si celebra sopra l’altare non cadano immondizie. Vide i paramenti e una pianeta di colore violaceo che ordinò di abbellire. Vide un calice idoneo e buono e un Messale la cui copertina ordinò di cambiare essendo lacerato
(Ordinò che) si celebri la Messa nella stessa chiesa ogni domenica e nelle feste di precetto; i naviganti del luogo mantengano la chiesa e pure il cappellano per celebrare la messa nei giorni festivi… e a ciò erogando 80 ducati … … … del reverendo Lorenzo Mazzeto da Barbarana che ha la licenza di celebrare. … … …
(Ordinò che) si celebri in essa da parte di altri sacerdoti per devozione soprattutto dei viandanti …

Ed è citato nella VISITA PASTORALE del 2 MAGGIO 1659 del vescovo Antonio Lupi.

Comparuit Reverendus Dominus Bartholomeus Cabulanus Plebanus Crucis Plavis qui examinatus, et Interrogatus Respondit
De titulo suae Ecclesiae? Respondit
Il titolo è santa Croce di Croce di Piave, è pieve et per me stesso ... , se ben non ho chiese sotto di me, se non quella della fossetta ... nella quale si celebra messa le feste per comodo di quelli del luogo, et altri passeggieri, et per sodisfare … delli barcaroli essendo ivi traghetti et questi mantengono un prete, qual dice messa anco li giorni feriali.
Interrogatus Respondit Vi è un prete Lorenzo Mal… da Barbarana del quale non ho sentito alcuno scandalo.

(IN FIERI)
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Oratorio Foscari

(IN FIERI)
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Oratorio della Beata Vergine del Rosario - della famiglia Malipiero - alla Fossetta

Costruito dalla famiglia Malipiero all’inizio del XVIII secolo e dedicato alla Beata Vergine del Rosario, rivolge l’ingresso alla strada pubblica che costeggia la Fossetta. A tre navate, le tre statue all’altar maggiore della Madonna del Rosario, di san Francesco e di san Vincenzo separano il presbiterio dalla sacrestia.

La prima citazione dell’Oratorio di Ca’ Malipiero compare negli atti della VISITA PASTORALE del 5 SETTEMBRE 1726. Due anni prima c'era stata la "grande rotta", la chiesa parrocchiale presso il fiume era inagibile e la nuova parrocchaile (l'attuale) era in costruzione sui terreni donati da Giovanni da Lezze. I terreni dei Malipiero presso il fiume confinanti con quelli della Prebenda parrocchiale erano anch'essi inagibili, e i Malipiero si erano costruiti una loro chiesa personale nei terreni che possedevano presso la Fossetta.

Alla fine l’Illustrissimo predetto signor vescovo demandò al rettore di Croce di Piave la visita dell’altro Oratorio dentro i confini della Chiesa Parrocchiale sopraddetta in località La Fossetta allo scopo che riferisca dello stato del medesimo Oratorio a Sua Signoria Illustrissima e Reverendissima in modo che possa dare gli ordini opportuni.
Lo stesso giorno
L’Illustrissimo e Reverendissimo Vicario lungo la strada (visitò?) l’Oratorio Pubblico di proprietà del Veneziano Nobil Uomo Tommaso Morosini, sotto il titolo dell’Annunciazione della Beata Maria Vergine, e poi che lo ebbe visionato e visitato, lasciò l’ordine che sia provveduta la pietra sacra di tela cerata.
L’Illustrissimo Reverendo Vicario, come gli era stato ordinato, si portò all’Oratorio di proprietà del Veneziano Girolamo Malipiero, sotto il titolo del Santo Rosario, che visitò, e avendo trovato tutto ben disposto non ordinò nulla.

Il 7 novembre 1728 il nobil homo Ser Girolamo Malipiero, del fu Zaccaria, fece testamento:

Retrovandomi io Girolamo Malipiero fu de Ser Zaccaria aggravato di male considerabile, e perciò pregato sino I. O . M. mi concede grazia di vita, mente , ..., D. Ramesses Ard.. nodaro Veneto, che voglia, come persona mia confidente scriver il presente mio testamento, et ultima volontà, quale poi presenterò al suddetto perché seguita che sii la mia morte resti pubblicato, e sia tutto, e ciascheduna delle sue parti puntualmente, e intieramente eseguito, cassando et annullando ogn’altro testamento, codicillo, o altra carta di disposizione, che avanti avessi fatto, volendo, che solo il presente sortisca il suo effetto. Lascio che siano officiate tre mansionarie quotidiane perpetue nella chiesa della Madonna del Rosario alla Fossetta, cioè nella mia chiesetta, volendo, che per cadaun mansionario li siano dati ducati 100 – annui correnti in perpetuo da esser soddisfatti dal ritratto della Possessione di Grassaga, cioè da frutti annuali della stessa possessione. Lascio Erede universale di tutto ciò fosse, et item quovismodo potesse di mia ragione, il tutto incluso, e niente eccettuato il Signor Zaccaria Malipiero mio nipote, e suoi dipendenti maschi in perpetuo abili, e capaci al maggior conseglio.

L’apertura del Taglio del Sile, canale pensile che scorreva fin troppo lento verso il suo nuovo letto e a volte addirittura in senso contrario a quello auspicato (studi moderni ne hanno attribuito le cause alla rotazione terrestre, in particolare alla forza di Coriolis, quella per cui i gravi lanciati verso l’equatore deviano verso est), aveva provocato diverse inondazioni nei territori a nord del canale medesimo, rendendoli paludosi e compromettendo la salubrità dell’aria. Una conferma di quanto diciamo ci viene dalla vicenda delle mansionarie che ser Girolamo Malipiero aveva inteso venissero officiate quotidianamente nel suo oratorio alla Fossetta e che, appena vent'anni dopo, il nipote, ed erede, ser Zaccaria, intendeva (almeno due delle tre) trasportare altrove, non riuscendo a trovare preti che le officiassero. Egli chiese al parroco di Croce, don Caovilla, di attestare la reale situazione così da farla conoscere al vescovo e ottenere l’assenso a tale trasferimento. E questo fece don Caovilla.

Eccellenza Reverendissima ... Padre e Patrone mio Colendissimo
Croce di Piave li 25 Aprile 1747
Con il qui unito attestatto resta prontamente ubbidito il commando di Vostra Eccellenza Reverendissima, a cui in oltre soggiongo, che nelli primi anni doppo la morte del fu N. H. Ser Girolamo Malipiero vi sono statti tre Sacerdoti, che quotidianamente offiziarono in quell’Oratorio le tre consapute Mansionerie; qualch’anno ve ne furono due; ma per il più uno solo; come pure uno solo ve n’è al presente. se poi nel tempo della mancanza o di uno o delli due Sacerdoti sia statta adempita altrove la disposizione Testamentaria del fu N. H. Ser Girolamo sopradetto, non saprei dirlo.
Certo che per l’infelicità dell’abitazione, e dell’aria li Sacerdoti di queste nostre Parti non vogliono andar ivi ad arrischiar la salute, e forse anco la vita, e la maggior parte de Forastieri, che vi sono statti sin’ora, si sono fermati chi meno d’un’anno, chi un’anno solo, e chi pocco più, ed io alla loro partenza ò sempre avuta grande occasione di ringraziare il Signore, attesoche a ... di pocchi, tutti gl’altri anno data materia di scandalo a questi popoli, perché inclinati o al Vino, o al Senso, o alla Bravura, e però crederei potesse anco questo essere un forte mottivo per consolare le brama di S. E. il I. Zaccaria, attesoche quando anco li riuscisse di ritrovare, il che credo difficilissimo, non potrebbe mai avere in un luogho così infelice che tale qualità di Preti, quali, suppongo, e l’esperienza avuta sin’ora, mi fa tenere per certo,che la maggior parte per simili, o altre rilevanti raggioni siano statti neccessitatti ad abbandonare le loro Famiglie, e le loro Diocesi.
Come poi con le due Messe che di continuo vi sono nella mia Chiesa, resta bastantemente accomodato questo Popolo; così quando l’E. V. Reverendissima credesse di poter accordare la grazia al predetto N. H. Ser Zaccaria, supplico non voler aver riflesso di sorte alcuna a questa mia Chiesa, perché qui pure si incontrerebbero le medesime difficoltà ed in aggiunta non vi sono Case, ove li sacerdoti potessero ricovrarsi.
Termino coll’umiliarle li più vivi attestati del mio sommo rispetto, e dovuta ubbidienza; e mentre genuflesso imploro la di Lei Paterna Benedizione, mi scrivo qual sono, e sarò sempre
Di Vostra Eccellenza Reverendissima
Umilissimo, Devotissimo, Ubbidientissimo Figlio, e Servo
P. Pietro Caovilla Pievano

La richiesta fu accettata.

Dai resoconti della VISITA PASTORALE del 26 APRILE 1778 apprendiamo che l'Oratorio publico era di proprietà di S.E. Chiara Malipiero Cappello

Titolare la Madonna del Rosario
Altare tutto di marmo con simulacro di alabastro rappresentante la Madonna del Rosario, due mezzi busti simili, uno di San Girolamo, l’altro di Sant’Antonio, sotto la mensa dell’Altare un crocefisso di stucco deposto di Croce con due angioli in atto di adorazione con suo cristallo innanzi. Dietro l’altare nella Sacrestia un crocefisso di legno sul muro.
Visitò l’Altare e sospese la pietra sacra +
Visitò li paramenti e ordinò la croce alle borse +
Visitò li Messali, due da vivo e uno da morto.
Visitò la Croce sopra la porta della Chiesa.
[V’è una] mansionaria quotidiana officiata da Don Antonio Brussa di Concordia

Nel 1779 le famiglie della fittanza Soldi della Scuola Grande di San Rocco abitavano in case con “tedon, caneva, finestra di lastre...” Sempre presso l’Archivio di Stato di Venezia, nella busta 418 della Scuola Grande di S. Rocco, si viene a sapere dell’affittanza a certo Giacomo Soldi nel 1780 di “Casa Demaniale con Oratorio alla Fossetta”; vi si parla di consegna di solci, di casera, di tezon, di casa, di viti, di alberi; di fattoria, rimessa, scuderie, caneva; lisciera, fienil, pozzo, colombere, sieghe, vanghetti, segato, cortellazzini, sassolini, pali di ferro, restelli, stadere, doghe, forche, carriole, caldiere, manere, ferali, catene di ferro... Vi si trovano anche elenchi di stoviglie, piatti, posate con forchette, tovaglioli... Dopo tutte le fittanze del signor Giacomo, cominciamo a sospettare che “Soldi” fosse il soprannome, non il cognome.

Nel 1789, mentre in Francia infuriava la RIVOLUZIONE, la nobildonna Chiara Cappello aveva problemi a far officiare quotidianamente l’unica mansioneria rimasta a Ca’ Malipiero e scriveva al doge e chiedeva di ridurla ulteriormente.

Serenissimo Principe
Possedendo la N. D. Chiara Malipiero vedova del N. H. S. Piero Capello fu quondam Filippo in Villa di Croce di Piave Territorio Trivigiano Casa Dominicale e Beni con Publico Oratorio sotto il titolo della Madonna del Rosario. In tale Oratorio, per Testamento del fu N. H. S. Girolamo Malipiero fu di Ser Zaccharia vi è l’obbligo di una mansioneria quotidiana, e Corale colla assegnatione di Ducati cento V. P. soggetta a beni suindicati. La mansoneria stessa poi a motivo dell’aria gravissima, delle strade intransitabili la maggior parte dell’anno, è distante l’Oratorio tre miglia e più dalla Parocchiale incontra l’obietto di Capellano, che l’eserciti, in conseguenza restano senza Messa le genti che abitano in quei contorni e lo stesso Agente ne’ giorni festivi.
Per facilitare però il rinvenimento del Sacerdote, altro mezzo non sa rinvenire la N. D. ricorrente che quello di minorare due messe alla settimana contribuendo nondimeno al medesimo l’indicato assegnamento delli già stabiliti ducati cento all’anno come si è di sopra riferito. Non potendo però da se stessa la ricorrente devenire ad una simile deliberazione, senza il Publico permesso, lo implora ella umilmente dalla servitù, E.E. V.V. , e ciò a benefizio dell’anima di chi ha istituita la mansoneria predetta, così anche a quello di Popoli in simil luogo abitanti che della Gratia... 1789. 30 Luglio in Col.to

Durante la VISITA PASTORALE del 26 MAGGIO 1791 il vescovo fu accolto da don Antonio Bottamella, rettore ormai da 28 anni.

Visitato l’Oratorio Publico sotto il titolo della Beata Vergine del Rosario in luoco detto Fossetta di ragione di Ca’ Malipiero.
L’altare va a dovere.
Levai un bambino di cera, ed ordinai che sia coperto lo specchio della nicchia ove era riposto.
In sacrestia non vi mancano paramenti di ogni colore.
Sieno fatte le croci alle borse ove mancano.
Siano messe le cordelle ai manipoli, ed alla pianeta ove mancano.
Siano aggiunti i santi della diocesi al messale
Vi è una mansioneria quotidiana, ma per grave sagrifizio fu sollevato il mansionario dal celebrare per la madonna 2 volte in settimana.
L’elemosina viene corrisposta da Ca’ Malipiero
Sotto l’altare o sia mensa, vi è la rapresentazione del Sepolcro ben decente, e custodita spechi.


Nella sacrestia la tomba della Contessa Lucia Ivanovich
D.O.M.
HIC QUIESCUNT HUMANAE ESTIGIA
LUCCIAE COM.SA IVANOUICH LUCAE
DILEET.MA ET AFFET.MA UXOR
CRISTIANAE PIETATE RELIGIONEQUE OBSER.X EXEMP.MA
OMNI MORALIS VIRTUTE HORNATA
NATA ANNO J77J DOBROTAE CATTARENSIS
PETRI CAMENAROUICH FILIA
DECESSIT UN DECIMO DIE DECEMB. J8J8. VENETUS
JN DOMO SUAE FAMILIAE MESTISSIME
PRO HAC PRETIOSA PERDITA ETTATIS SUAE MEDIE
Evidenti alcuni errori:

per HUMANAE ESTIGIA leggi HUMANA VESTIGIA
per LUCCIAE leggi LUCIAE
per DILEET.MA leggi DILECT.MA
per AFFET.MA leggi AFFECT.MA
per CRISTIANAE leggi CRISTIANA
per MORALIS leggi MORALI
per MESTISSIME leggi MESTISSIMAE
per ETTATIS leggi AETATIS
per MEDIE leggi MEDIAE

Traduzione
D.O.M.
QUI RIPOSANO I RESTI UMANI DELLA CONTESSA LUCIA IVANOUICH
DILETTISSIMA ED AFFETTUOSISSIMA MOGLIE DI LUCA
OSSERVANTE ESEMPLARE DELLA PIETÀ CRISTIANA E DELLA RELIGIONE,
ORNATA DI OGNI VIRTÚ MORALE
NATA NELL’ANNO 1771 A DOBROTA del CATTARO 1,
FIGLIA DI PIETRO CAMENAROUICH
MORÍ L’UNDICI DICEMBRE 1818. VENETO 2
NELLA CASA DELLA SUA FAMIGLIA MESTISSIMA
PER QUESTA PREZIOSA PERDITA NEL MEZZO DELLA SUA VITA

1 - a sud di Dubrovnik = Ragusa
2 - secondo il “MORE VENETO” cioè il calendario veneto, che andava dal 1° marzo al 28 febbraio successivo



Nel 1826 il parroco don Moretti chiese al proprietario, il Conte Luca Jvanovich “di delegare chi meglio le piacerà per rimettere a suo luogo la pietra sacra per rendere l’oratorio nuovamente atto a celebrare in esso i Santi Misteri”.

Nel 1868 l'oratorio era ancora proprietà degli Ivanovich, della contessa Elena Jvanovich, ed era tenuto in ottimo stato, come confermano gli atti relativi alla VISITA PASTORALE di quell'anno.

Nel 1882 aveva cambiato proprietà: l’Oratorio della B.V. del Rosario alla Fossetta, già di proprietà della contessa Beatrice Pisani Dubois, ora era degli eredi Giuseppe e Angelo Bianchini e Filippo Rinaldi, tutti e tre di Venezia.

Distrutta la parrocchiale nella grande guerra, anche l'Oratorio alla Fossetta (la chiesetta di Ca' Malipiero) era stato parzialmente danneggiato, ma era stato rapidamente riparato. Sul Registro parrocchiale don Natale Simionato scriveva:

Il 9 novembre 1917 fu invasa la parrocchia e il sottoscritto parroco trasportò con sé […?…] e quanta più parte delle sacre suppellettili e tutto l’Archivio, depositando ogni capo a Zelarino. Nella chiesa di Musestre celebrò il 10 mattina la S. Messa con le lagrime e confermò le S.P. [=Sacre Patenti] che aveva portato con sé.
Il 20 aprile 1919, tornato in mezzo a rovine e rovine con pochissimi profughi [celebrò?] la S. Messa in S. M. del Rosario a Ca’ Malipiero, oratorio che [servì?] per 15 giorni da chiesa parrocchiale.

Secondo quanto scrive don Primo Zanatta nel suo libro, nel 1939 l’Oratorio divenne proprietà dei coniugi Sigismondo-Pellegrini da Sant’Antonino di Treviso; passerà in seguito in eredità al figlio Giuseppe, e quindi alla figlia di questi, Edria.

È da sottolineare il legame affettivo di don Natale con Ca’ Malipiero. Durante la II guerra mondiale, con il centro del paese controllato dai tedeschi, il paroco si sentiva molto più libero a Ca’ Malipiero che in canonica.

Nel 1948 don Natale, cui nel 1940 la Curia trevigiana aveva “portato via” la chiesa di Millepertiche (Millepertiche era stata eretta a parrocchia), progettò addirittura di ingrandire la chiesetta di Ca’ Malipiero, o addirittura di costruirne una nuova “sull’angolo della campagna del colono Turchetto Lino, a cento metri dall’attuale, di proprietà della Contessa Lidia De Sangro”. Ma ovviamente la Curia non diede alcun seguito alla proposta.
Nel 1962 don Ferruccio, che invece non aveva mai amato la chiesetta, che lo costringeva a una doppia fatica, chiese alla Curia di poterla abbandonare: troppo rumore e troppo traffico… Nel 1972, col nuovo parroco don Primo Zanatta, la messa fu anticipata al sabato. Qualche anno dopo non fu più celebrata. La chiesetta cadde in degrado.

Negli anni 1985-86 fu oggetto di restauro per volontà della popolazione del posto e, soprattutto, per iniziativa di Adriano Donadel, che intendeva coagulare le energie del gruppo che egli seguiva allora (la C.S.F.) in una impresa che avesse un alto valore simbolico. La chiesa tornò come nuova, ma a causa di un restauro non perfettamente filologico (la Soprintendenza non era stata informata dell'intervento, e non poté dare indicazioni) il magnifico controsoffitto a mattonelle fu sostituito da tavole in legno. La popolazione del luogo offrì manodopera e si adoperò per dotare la chiesetta di nuovi arredi, sui colori del rosso.
Il parroco tornò a dire messa ma nel 1991, per mancanza di partecipanti, il servizio religioso fu sospeso. La chiesetta ora è considerata santuario mariano minore, ma sta cedendo sotto l'incuria e i danni prodotti dal traffico della Triestina che corre a un metro dal portone d'ingresso.

 

L’Oratorio Zanetti-Giusti

Dedicato alla Vergine dei 7 dolori (Madonna Addolorata), l’Oratorio Zanetti-Giusti si trovava lungo l’argine San Marco, nei terreni che furono proprietà dei nobili Zanetti-Giusti, presso il confine attuale della parrocchia, e che furono lasciati in eredità alla veneziana Scuola di San Rocco, dalla quale prese il nome tutta la zona. Oratorio e terreni circostanti poi furono venduti ai Burrovich-Smajevich.

All'inizio del XIX secolo i Burrovich-Smajevich lo vendettero ai Bizzaro, ricchi possidenti del Comune di Musile.

Qui sotto si può osservare il confronto tra ciò che registrava il catasto austriaco del 1829 e quello che sopravvive ora.

Il proprietario Nicola Bizzaro, poco prima della I Guerra Mondiale, chiedeva alla Curia la licenza di installarvi una Via Crucis.

L'oratorio (con gran parte del complesso di cui faceva parte) andò completamente distrutto con la Grande Guerra.

I terreni divennero quindi proprietà della famiglia Dal Ben.
Il signor Dal Ben, padre dell'attuale proprietario, provvide a mettere in salvo le due lapidi ottagonali, un tempo alle pareti dell'Oratorio (ubicato una cinquantina di metri all’interno rispetto all’argine attuale) a rimaste attaccate a ciò che rimaneva dell'Oratorio. Le murò su quello che è oggi il muro di sostegno dell'Argine San Marco ma che era un tempo il muro settentrionale del complesso delle Scuole di San Rocco (vedi cerchio rosso nell'immagine sopra).
Tali lapidi registrano l’inizio e la fine della supplenza esercitata dall'oratorio dal 1726 al 1727 in occasione della ricostruzione della chiesa parrocchiale.


(devo queste foto a Gianni Cancellier)

Le due lapidi, delle dimensioni di 69x86, si possono tradurre così

La prima: A Dio Ottimo Massimo.  Mentre alla distrutta la parrocchiale si sostituisce un nuovo tempio, qui con gioia accolsero Cristo ospite Antonia Giusti e Antonio Zannetti Giusti. 17 febbraio 1726.

La seconda: A Dio Ottimo Massimo. Già ricostruita la chiesa parrocchiale, accompagnarono la partenza del celeste ospite che con alacre e devoto ossequio avevano trattenuto per un anno, otto mesi, dieci giorni. 26 ottobre 1727.

Si noti che l’anno della prima lapide è contato secondo la regola ecclesiastica e non secondo l’anno veneziano, che avrebbe dovuto essere conteggiato fino a febbraio come anno 1725.

Oratorio di San Giuseppe vicino al cimitero

(IN FIERI)
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