Personaggi di Croce


segnala tu i personaggi che meritano di finire in questa sezione,
inviando magari una breve presentazione a carlodariol@elevamentealcubo.it

Antoniazzi Arturo Ancora in fasce perse il padre durante un assalto sul Carso durante la I Guerra Mondiale. Fu allevato dallo zio e visse nella casa Lezze (attuale casa Granzotto, ex casa Sgnaolin). Durante la II guerra Mondiale, dopo il 1943, fece parte della X Mas fascista. Nei regolamenti di conti tra fascisti e partigiani cadde in un’imboscata nell’aprile del 1945 a Meolo; impiccato, il suo cadavere fu sfregiato.
Arduino dottor Antonio Originario della Liguria, c’è chi dice che decise di trasferirsi a Croce dopo aver visto le terribili condizioni in cui versava il paese dopo la I Guerra Mondiale. Vincitore del concorso che istituiva la II condotta medica, fu medico di Croce dal 1924 al 1940. Ebbe quattro figli, due femmine e due maschi. Particolarmente impegnato in campo politico, fu a lungo presidente della locale sezione del Fascio.
Barzan Mario Nel gennaio 1954 comprò con i genitori il bar che era stato di Achille Davanzo, in Càe de Fero. Per più di quarant’anni Mario con la moglie gestì un fondamentale punto di ritrovo che divenne anche ristorante
Bernardi Brunetto Grande campione di calcio, e appassionato di vari sport; morì in maniera tragica: lanciando l’amo della canna da pesca, il filo agganciò i fili dell’alta tensione e Brunetto morì fulminato
Berton Santina Maestra di Croce dal 1894 al.... Nel 1924 ricevette la medaglia d’argento. Nel 1930 fu premiata, unica nel Veneto, con altre 49 maestre in tutta Italia
Biasi Valter Una delle anime del paese, fin dalla gioventù, da quando cioè faceva parte del T.i.t. Gioviale, disponibile, ha speso la vita a servizio della comunità. Negli anni Ottanta animava il gruppo della raccolta di carta e cartoni, il cui ricavato serviva per finanziare il Gruppo Sportivo. Ha animato le raccolte di Fero vecio per finanziare le attività della parrocchia, ma soprattutto, da sempre, è una delle anime della sagra paesana, alla quale, una ventina d’anni fa sacrificò un tallone, cadendo da una scala durante l’installazione di un impianto.
Boccaletto Camillo (Camilio Bocaét) Figlio della Pierina Chiacig e di ... Per molti anni si occupò dello sfalcio dell’erba nei terreni pubblici e ai lati delle strade del paese. Sposò Teresa Sgnaolin.
Bortoletto don Mario Sacerdote della Diocesi di Treviso, affiliato al Pime, appena ordinato sacerdote (nel 1965) fu cappellano a Croce dove si occupò dei giovani. Poi, dal 1967 e per 41 anni, fu missionario in Camerun. Dapprima lavorò ad Ambam, dove rimase 20 anni, poi si trasferì a Ma’am, dove rimase per altri 19 anni, infine giunse nella capitale Yaounde, dove rimase altri 3 anni.
In Africa scivolò in una buca fratturandosi il femore della gamba sinistra: la Diocesi di Treviso e il Pime decisero che l’intervento chirurgico, con l’inserimento della protesi, avvenisse in Italia. L’intervento chirurgico riuscì ma il religioso aveva un fibroma ai polmoni; ne derivò un rapido peggioramento che portò alla morte.
Don Mario scomparve nel 2009 all’età di 70 anni, dopo 44 anni di sacerdozio.
Buosi Alessandro (Sandro Bosi)

Personaggio indiscutibilmente legato alla storia del Campeggio di Croce. Fu - con Gigi Dariol, Livio Zamberlan, Luciano Traverso, Raffaele Finotto e altri - tra i primi collaboratori di don Primo nell’organizzazione del Campeggio estivo in mntagna, a servizio del quale pose dapprima la sua motoretta, quindi la sua Cinquecento bianca, quindi la sua Ritmo celeste. Arbitro sui generis (("Cosa che c'è?!"; "Venga qua, venga qua... Vada via! Vada via!), personaggio bizzarro, burbero e buono, dalla loquela un poco ingarbugliata ma efficace, di lui rimangono memorabili - oltre che la sicura guida che offriva ai ragazzi lungo i sentieri di montagna - le sue sfuriate, anche notturne, con le quali riportava l’ordine al campo e sotto la tenda, le "carezze sulle ginocchia" (fatte con la mazza da baseball o con le sue manine leggere), le sue massime ("stamatina é 'na bruta serata") e i suoi modi gentili ("Adess te inpiante... te inpiante veramente").
Ci ha lasciato improvvisamente il 22 dicembre 2015 è morto Boci. Numerosissima la folla ai suoi funerali.
Ciao Sandro... Buon viaggio!

Chiacig Pierina Originaria della Jugoslavia, salvò il soldato Boccaletto, rimasto ferito dopo un assalto sul Monte San Michele e abbandonato dai commilitoni. Si sposarono e venne a vivere a Croce.
Cuppini Renato La leggenda vuole che, semplice staffiere, porgendo la mano alla contessa Morosina de Concina, rimasta da poco vedova, per farla scendere di carrozza, la fulminasse con uno sguardo, facendola immediatamente innamorare. I due si sposarono appena lei smise le grisaglie. Cuppini costruì (inizio anni Venti) per lei e per sé villa Cuppini, di fianco all’Agenzia. Dalla contessa ebbe due figli, Ester e Giorgio. Col matrimonio era entrato in possesso di tutte le terre in precedenza del conte Pietro Gradenigo. Si fece notare politicamente, presiedendo diversi comitati comunali (per l’erezione del monumento ai caduti) e associazioni (Lotta alla tubercolosi); per diversi anni fu il rappresentante del Comune nel Consorzio per la costruzione dell’acquedotto. Nel 1939 divenne podestà di Musile, carica che avrebbe mantenuto fino all’8 settembre 1943. Rimasto vedovo nel [...]
Nobili Da Lezze possedevano una grande villa al confine della parrocchia, presso la Fossetta. Durante le visite pastorali, i vescovi venivano qui ospitati. Il palazzo, ereditato poi dai Prina, andò distrutto il 19 giugno 1918 durante la battaglia del Solstizio.
D’Andrea Ernesto Figlio di Giovanni, durante la II guerra mondiale entrò nella Resistenza, di cui divenne uno dei capi locali. Feroci gli scontri col padre, fascista convinto. Arrestato nel gennaio del 1944 in seguito a un rastrellamento, fu inviato nelle carceri di Santa Maria Maggiore a Venezia. In luglio fu ucciso per rappresaglia, diventando suo malgrado uno dei Tredici Martiri di Ca’ Giustinian.
D’Andrea Giovanni Fu stradino comunale (prese il posto del padre Innocente), quindi guardia comunale e in seguito impiegato. Rilevò dalla signora Franzin il bar-rivendita al casello. La sua vita fu funestate dalle disgrazie riguardanti i figli, in particolare dalla rappresaglia fascista che portò alla morte del figlio Ernesto.
D’Andrea Innocente Stradino comunale negli anni Venti e Trenta del XX secolo.
Davanzo Augusto (Gusto postin) Per 41 anni postino di Croce, dal 1942 al 1983
Davanzo Lisa


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Lisa Davanzo (Musile, 1917 – 2006) è stata una pedagogista e poetessa italiana. Dopo essersi diplomata a Treviso durante la seconda guerra mondiale, lavorò dapprima a Caorle presso l’Agenzia Romiati, dove operò pure come staffetta partigiana. svolse la sua attività di maestra dapprima a Caposile, tenendo dei corsi serali a Musile e quindi a Croce per coloro che avevano perduto anni di scuola e per gli adulti che avevano necessità di conseguire la licenza elementare per ottenere un impiego, quindi, divenuta di ruolo, scelse di insegnare a Croce dove rimase per oltre trent’anni, sino al 1976.
Fin dall’inizio della sua attività di maestra i suoi nuovi metodi di insegnamento sono testimoniati dalla collaborazione con la casa editrice La Scuola, con la quale pubblicò Schede di ricerca, Educare alla bontà, Girotondo, e Insieme, libro di lettura per il ciclo primario. La particolarità delle esperienze condotte è raccolta nel libro La scuola di Croce, pubblicato dalla medesima casa editrice.
Per quanto riguarda la poesia, esordì subito dopo la guerra con un volume di liriche in italiano, accompagnato da una prefazione di Piero Bargellini ed elogiato da Diego Valeri. Concentrò poi la sua produzione sul mondo quotidiano caratterizzato dalla lingua dialettale dei suoi allievi e delle loro famiglie. Inoltre, per vent’anni allestì rappresentazioni teatrali a Croce, inserendo avvenimenti locali e quotidiani nel quadro della storia maggiore.
Morta di Alzheimer nel 2006, la sua figura e la sua poetica si collocano accanto a quelle di autori più noti quali Delio Tessa e Biagio Marin. Attualmente vi è il progetto dell’Amministrazione Comunale di Musile di Piave di trasformare l’aula in cui insegnò per 33 anni in un museo a lei dedicato. Le è stato dedicato anche un premio nazionale di poesia. [La voce su wikipedia dedicata a Lisa Davanzo è stata creata e curata dal sottoscritto]
Donadel Adriano Il diacono di Croce. 
Dussin don Ferruccio

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Fu parroco di Croce dal 1955 al 1970. Nato a castello di Godego nel 1908, giunse una prima volta cappellano a Croce negli anni 1934-36. Vi ritornò nel 1946. Parroco alla nuova rispetto a don Natale, si occupò delle organizzazioni giovanili. Memorabili i suoi scontri col vecio. Nel 1953 divenne adjutor, cioè di fatto rettore della parrocchia. Alla morte di don Natale gli succedette come parroco di Croce. Nel 1960 riuscì a far costruire a Croce il Centro sociale offerto dagli U.S.A. e destinato alla zona del basso Piave, riva destra. In applicazione delle norme del Concilio cercò di liberar la chiesa di tanti decori ormai considerati vecchi orpelli; in particolare con i restauri che seguirono l’alluvione del 1966 eliminò la cantoria, le balaustre del presbiterio, il baldacchino, i pulpiti. Avviò i lavori della nuova canonica ma non ebbe modo di veder conclusi i lavori: si ammalò gravemente e si ritirò a Castello di Godego, dove morì il 1970.
Fagherazzi Umberto Lavorava per l’acquedotto del Basso Piave. Fu a lungo segretario del Fascio del Comune di Musile.
Fornasier Ortensio Figlio maggiore di Nano (nacque nel 1920), fu in gioventù un grande appassionato di bicicletta e grande amico di Jonio Zanin, organizzò con lui le prime gare di bicicletta del dopoguerra. Insieme con i fratelli Marcello e Alfonso avviò e curò la distribuzione del gas in bombole Liquigas in paese.
Morì in un incidente stradale alla fine degli anni Sessanta. In sua memoria negli anni Ottanta fu istituito il Memorial Fornasier Ortensio, gara di biciclette che prevedeva una quindicina di giri tra Croce e Fossalta.
Foscari Marco della nobile famiglia veneziana, sfruttò la gastaldia per l’approvvigionamento di legname, ottenendo per il figlio il vescovado di Torcello. Contribuì alla nascita della Parrocchia di Croce (intitolata all’Invenzione della Santa Croce) e presentò nel giugno del 1509 il primo parroco Don Andrea De Pace.
Fregonese Dino (Dino barbier) Storico barbiere del paese.
Gioia colonnello Riccardo Rimasto ferito durante la prima guerra mondiale, conobbe in ospedale la contessa Rachele Sacerdoti, vedova Gradenigo, che svolgeva attività di crocerossina. Dopo la guerra i due si sposarono e il colonnello costruì, a fianco dell’antica casa colonica, all’angolo tra via Croce e la Strada Matta, la sua villa, che fece costruire ai Perissinotto da Fossalta. 
Nobili Gradenigo Possedettero vaste porzioni della parrocchia. All’inizio del XX secolo la famiglia si ritrovò senza eredi maschi e finì per estinguersi. Note in paese furono nella prima metà del secolo le due vedove Gradenigo, le contesse Rachele Sacerdoti e Morosina De Concina, che sposarono in seconde nozze rispettivamente il colonnello Riccardo Gioia e il cavalier Renato Cuppini.
Guseo Attilio Vissuto nella prima metà del XX secolo, fu in gioventù ottimo cantante d’opera. Non avendo i mezzi per proseguire gli studi di canto fu dapprima falegname, secondo la tradizione di famiglia, quindi sarto, barista... nonché direttore della corale paesana.
Guseo Eliseo Vissuto nella prima metà del XX secolo, fu titolare del bar rivendita centrale del paese.
Linda Moro Storica bidella delle scuole elementari di Croce.



Nella foto sopra è a sinistra, in compagnia dell’altra storica bidella, la Adriana Celotto. Linda si occupava del plesso della sede centrale, mentre Adriana delle aule collocate nel Centro Sociale (oggi Oratorio parrocchiale).
Paludetto Padri Basilio e Germano

La storia dei fratelli Paludetto è raccontata nella storia di Croce degli anni Trenta
Rizzetto Giuseppe (Bepo Cagnato) impagliatore di cesti e sedie. Morì sul suo motorino in un incidente stradale mentre attraversava la Triestina. 
Sacerdoti contessa Rachele Rimasta vedova poco prima della I guerra Mondiale, si arruolò come crocerossina durante il conflitto; mentre prestava servizio in un ospedale da campo si ritrovò a prestare le sue cure a un militare ferito, il colonnello Ricccardo Gioia, di cui si innamorò e che sposò al termine della guerra. Nel 1951 si oppose alla donazione di una striscia di terra per la costruzione di case operaie (quelle che oggi si affacciano su via Don Natale). Nel 1953 donò i soldi necessari per l’ampliamento dell’asilo. Morì il
Sgnaolin Silvia Donò alla parrocchia il mosaico alle spalle del crocifisso di Padre Giorgio Lorenzon, all’altar maggiore, che riporta infatti le sue iniziali "S.S.", sigla che viene interpretata di lode al Santissimo. Non mancò una messa per il tempo che fu in salute.
Stevanato don Angelo (1844-1910) nato a Chirignago il 1 aprile 1844, ordinato nel 1868, cappellano a Rovarè, San Martino di Lupari, Croce di Piave, Zero Branco, dal 1887 parroco di Cavrie e dal 1894 parroco di San Floriano di Callalta; morì il 18 gennaio 1910.
Stochino dottor Raimondo (1887-19 ) Nato il 13 marzo 1887, per aver sposato ... divenne proprietario di vasta parte delle bonifiche di Millepertiche e dei Mutilati. Fu dottore della condotta medica consorziata tra Croce e Fossalta. Si dimise nel 1922 in seguito alla soppressione della medesima. In seguito fu ... del Fascio a San Donà di Piave.
Temelin Il capostipite della famiglia Temelin a Foza, certo Antonio fu Francesco Temelin, era colà giunto da Croce di Piave, dove aveva conosciuto e sposato Domenica Gheller di Giovanni (18 giugno 1823). Il figlio Francesco, natogli a Foza il 3 luglio 1825, sposerà nel 1847 una Maria Contri di Bortolo, continuandone il nome. In seguito la famiglia Temelin sparirà, assorbita dalla famiglia Carpanedo (v.).
Traverso don Luciano Nato nel 1961, terminate le scuole dell’obbligo lavorò in una fabbrica di lampadari e fu organista della parrocchia fino al momento in cui decise di entrare in seminario.
Trussardi Lorenzo Ritornato dalla Svizzera negli anni Sessanta, aprì il suo negozio di barberia che fece concorrenza temibile a quello di Dino Fregonese. Appassionato di ciclismo, tifoso interista, era notissima la sua esclamazione “orca, la pipetta storta!”
Zanatta don Primo (1928-....)

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Parroco pro tempore di Croce dal 1970.
Nato a Porcellengo, frazione di Paese (Treviso), il 7 settembre 1928, fu ordinato sacerdote il 20 giugno 1954. Svolse il suo primo mandato a Sant’Alberto di Zero Branco per nove anni; passò poi nelle parrocchie di Fiera e di Sant’Angelo a Treviso. Nel frattempo prestò la sua opera di insegnante nel seminario diocesano (tra i suoi allievi ebbe il futuro vescovo Andrea Bruno Mazzoccato) e presso i padri Sacramentini di Casier. Dal I° ottobre 1968 al 7 marzo 1970 fu vicario a Dosson di Casier.
Nominato parroco di Croce il 7 ottobre del 1971, don Primo vi fece il suo solenne ingresso il 25 seguente.
Cercò di introdurre una serie di novità pastorali in un paese da ricostruire dopo gli anni critici del Sessantotto e le disarmonie imputabili al carattere troppo esigente di don Ferruccio. Rinvigorì e modernizzò la pastorale giovanile, creando e dando impulso a diverse attività che entrarono nel cuore dei paesani: riprese e potenziò il campeggio estivo in montagna inventato da don Mario Bortoletto; attirò nell’orbita della parrocchia i giovani con le serate del Jolly sera in autunno e con le attività estive in asilo dalle suore. Allestì una bella sala giochi (prima nella vecchia canonica poi nel Centro sociale divenuto Oratorio) che tutte le domeniche raccoglieva la gioventù (oggi, per ragioni storiche e demografiche, meno numerosa) appena uscita dalla messa.
Cercò sempre di coinvolgere i giovani nei gruppi giovanili cui cercò di trovare per ciascuno un carisma specifico, mentre per gli adulti avviò il difficoltoso e lungo cammino pastorale della N.I.P.
Ha legato tutta la sua esistenza alla parrocchia di Croce. Attualmente è impegnato nella realizzazione della nuova Scuola materna.
Zanin Jonio Elettricista, ma soprattutto uomo dalle mani d’oro (“Jonio sapeva fare tutto!”) animava le sagre paesane, tavolta mettendosi in urta col parroco per la faccenda del ballo; organizzava la pesca di beneficenza, le gare di bicicletta, le gite in montagna coi giovani del paese.
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