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HISTORIA de CROSE
dal 1579 al 1620



Una denuncia contro prete e cappellano

Il 1579 è più memorabile per la storia di Croce perché qualcuno inviò al vescovo una denuncia anonima contro il prete Domenico ‘Torta’ e il suo cappellano Francesco Cologna.

Illustrissimo e Beatissimo Signor …

Poi che a cadauno è noto la bonta et giustizia sua accompagnata de immensa carita, et con quanta diligenzia et cura usa circa li ministri suoi si in remunerar i buoni, come castigar li tristi et scelerati; per tanto ho preso io ardire per carita et per gielo [=zelo], si [=sia] di lei, accio non para che alli tristi serri gli occhi si [=sia] perché non è giusto che sia goduto il preziosissimo sangue del nostro signore: sfacciato donque per tal gielo gli denunzio uno prete dominico torta primo prete di santo marcuola et piovan della giesia de crose de piave sotto treviso, il qual contra ogni douere non ressedendo mai facendo contra li soi comandamenti gode il bene di detta giesia et piove [=pieve] contra l’ordine del sacrato et santo concilio, con godendo anco qui in venezia questa altra inrada tanto vituperosamente con tenir continuamente putane pubblicamente, usando contra natura con dette come è notorio per pubblica voce et fama, et anco per bocca sua manifestatu, et il simile con masculini come da tutti li preti di ditta giesia di Santo Marcuola, et dalla uisinanza piena informazione ne potea sauer la sua giustizia, et del suo mal uiuer dandose continuamente al vizio della crapulla con compagnie seculari et la maggior parte del tempo imbriago del continuo con carte in mano, giocando, biastemando il nome de Dio, sprezzandolo a tutti quelli mali modi che par suo de mala uita sogliono far, anzi dalli tristi arbori sempre ne sole essere li frutti pessimi, che ciò sia il uero illustrissimo signor suo Barba gia poco tempo per mali suoi deportamenti il fece star per spazio di di alquanto tempo senza mettersi cotta, et di piu in quella piove [=pieve] ha posto il detto prete dominico torta uno capellano; il qual non solo da casino et pessimo sazo [=saggio] di lui nel suo uiuere, mantenendo una meretrice in casa al presente gravida, et ha hauuto altre uolte con lei di figlioli, et de l’uno et de l’altro, la vostra giustizia si ricerchera dal detto comun di crose di piave tal cose sentira che si stupira; anzi il comune se non hauesse temanza del fauor che hanno questi doi preti, accio non li sia fatto qualche arlasso [?], sarrebbe hormai comparso mille volte avanti la vostra giustizia per esclamar; et de piu aggiongendo il detto prete Dominico Torta bastarli l’animo di uoler battere sua madre, dicendoli villanie crudele come saria putana uacca [=vacca] buzerona tazada [= tacciata?] de adulterio, et simile altre, saria longo il raccontar le sue sceleragine. Però non uoglio piu dir altro perche la v.a s.a ill.ma et B.ma hauendone cura alle sue pecorelle per pieta et per carità et per giustizia procedera à questi tristi, et scelerati, dandone esempio alli altri, a che non debbino il Prezioso sangue del n.ro Sig.r godere tanto indegnamente et vituperosamente come essi preti fanno, et ciò ho fatto io per carita, et per honoreuolezza della diocese di v.a s.a ill.ma et B.ma alla cui grazia humilissima mi raccomando, aspettando io con il comune, esempar giudizio di questi doi indegni de vita.

La denuncia era grave. Il Concilio di Trento aveva imposto ai vescovi di sorvegliare attentamente la moralità dei preti nelle diocesi. Sulla base della denuncia anonima contro il prete Domenico Torta e il cappellano Francesco da Colonia venne avviata l’istruttoria. Il 2 aprile 1579 i massari del paese furono convocati in Curia per testimoniare, sotto pena di scomunica in caso di mancata presentazione.

Mandato Rdi Domini Vicarii illustrissimi et reverendissimi Domini Episcopi Tarvisini in spiritualibus et temporalibus gnatis.

Per tenor del presente messo se cittano li massari della chiesa de Croce de Piave Diocesi de Treviso et Altri da essi nominati per [=da] il notario, che in termine de zorni tre prossimi venturi, dappoi la intimazione, et citazione del presente messo à [=ha] loro da esser fatta per mezzo delli notarii della corte episcopale de questa curia, sotto pena di excommunicazione debbano et cadaunus de loro debba personalmente comparer dinanzi il predetto reverendo monsignor vicario et suo officio a giurar, et deponer sopra quello che da Sua Signoria reverenda saranno interrogati: Altrimente se non compareranno nel detto termine siano et se intendino cittadi [=citati] per il primo zorno giuridico inmediate [=immediatamente] seguente à vedersi presentiar excommunicati et per tali douer esser publicati si [=sia] nella chiesa de Croce de Piave predetta come altrove dove fara bisogno et in quorum fidentes
Domum Tarvisinij in episcopali palazzo die Jovis 2do mensis aprilis 1579

L’inviato del vescovo, Bernardino Mazzon, due giorni dopo (4 aprile) giunse a Croce per portare l’atto di convocazione; cercò i massari, due li raggiunse in presbiterio, altri a casa loro.

Die sabbati 4to
mensis aprilis 1579

Bernardinus mazonum trivisanus nuntius curiae episcopali Tarvisina sub die hesterna accessisse ad villam Crucis Plavis et presbiterio ac domi intimasse superiorum nostrum infrascripti in omnia
et per omnia, ut in illolegitur et continetur.
Andrea Campardo massario illuminariae presbiterio
Benedicto Donà eius collaborator presbiterio
Laurentio Furlano massaro scolae Santissimi sacramenti Domi
Bartolomeo Moreto ac Cipriano Cerdoni massarijs scolae Sanctissimi Matthei: Domi
jpsorum ac eorum qu...
cittasse monuisse, et requisivisse
presbiterio et domi ut sancta … omnibus perm… in eodem … et ita sunt

DEPOSIZIONI DEI TESTI
[per favorire la lettura sono stati aggiunti gli accenti sulla ‘è’ del verbo essere, su ‘di’= ‘giorno’ e sull’avverbio di luogo ‘lì’; inoltre si tenga presente che nell’originale non ci sono le ‘v’ e che al loro posto ci sono le ‘u’]

Ea die 4 mensis aprilis 1579
Andreas Campardus massarius ecclesiae crucis plavis testis ex officio assumptus, citatus, inventus, monitus, examinatus, et interrogatus juramento suo deposuit

Interrogatus chi è patron del benefizio de crose respondit prete Domenego Torta di Vinegia
Ei dictum fallo residentia, et attendelo lui a essa chiesa respondit signor no ma el vien ben in un mense de che fuora, dictum quanto tempo è che esso prete Domenego è patron de ditto beneficio respondit son parecchi anni, et l’ordinario suo è de venir fuori dalle sagre da ogni santi, dal Nadal, et da Pasqua, ma da ogni santi dell’anno passato, et il Nadal nol vene altramente fuori perché l’era malato, ma l’ha dato aviso chel doveva venir fuora la settimana che viene, dicens quando el vien el sta li otto o XV dì, et poi torna zoso dicens interrogatus ho ben sentido dir che lui ha un beneficio, over mansionera in la giesia de san marcuola in Vinegia: et quando el veniva fuora el menava sua madre, et sua sorella la qual era vedoa, et hora è maridata, et interrogatus dixit mi non sò haverlo mai visto a zugar, et in quella villa non vi è redduto da zuogo, ne mancho l’ho mai sentito a biastemar: Addens interrogatus el die esser hormai tre anni che ge n’è un capellano per nome prete Francesco Cologna el qual è persona tempada, et ha in casa sua el campaner per nome Thomio et un Battista da sacil tutti doi zotti et ha ancho in casa sua una dona che non ne saprei dir il nome la qual non sò se la sia sua massara o altro, ma alle volte la và via, et stara via un mese, et doi, et tre, et poi torna dicens interrogatus la è de età deanni 34 in 36 et non so che la sia gravida ne mancho sò che l’habbi havuto figlioli ma l’ho ben sentido a mormorar lì in la villa et lì in casa non vi son puti de sorte niuna: subdens interrogatus mi non ho mai sentito che prete Domenico habbi criato, ne ditto villania a sua madre, et non posso mancho crederlo se ben et me fusse ditto perché Io son stato parecchie volte in casa sua et là in la villa, et anco in Vinegia et vi ho conosciuto grande amorevolezza tra la madre, et il figlio preditti, et aliud .
Super gnatibus recte dicens esse aetatis annorum 38 R. C.

Dicens postea interrogatus nel principio che sto prete Francesco Collogna vene a star per capellano, et tolse questa dona in casa el populo mormorava, et diceva che lei era sua femina, ma adesso non se ne razona piu perché la cosa è invecchiada.

Ser Bartolomeus Moretus de villa crucis plavis massarius scolae Sancti Matthei dictae villae Testis ut supram ex officio assunptus, citatut, inventus, monitus, examinatus, et interrogatus juramento suo respondit

El patron del benefizio di crose è prete Domenego Torta di Vinegia prete che officia a san Marcuola el qual sta in Vinegia et vien fuora da Pasqua, da Nadal, da san Marco, da ogni santi, stà lì fuori otto/15/dì, pi, et mancho, et poi torna a Vinegia dicen interrogatus quando è venuto fuori alle volte ha menato secco sua madre, et sue sorelle, et el non è stato fuori da questo instà in qua perché l’è stato amalado, et ha anchora la quartana dicens interrogatus mi non so che tenga puttane, ne mancho lì per la villa ne ho sentido mormorar in conto . . . et interrogatus dixit mi non l’ho mai visto a zugar alle carte, ne sentido a biastemar, ne mancho l’ho sentido dir da altri; Addens interrogatus non sò che l’habbi mai ditto villania a sua madre.
Circa personam capellani interrogatus respondit vi è un prete lì capellan che ha nome prete Francesco da cologna de età de anni 36 in 38, et sono da anni 4 in circa che stà lì; el qual attende alla cura, et a quello che fa bisogno, et ha in casa una dona che ha nome Lugrecia et non so se l’è sua massara o ciò che la sia, dicens interrogatus mi non so che la sia gravida ne si ne nò, ma ho ben sentido dir da un, et l’altro che lei ha habuto di figlioli con ditto prete, dicens interrogatus questo l’ho meso sentido dir dalla Madalena de Michiel Piva, che ghe pratica in casa, et da Nina de Francesco damin; dicens questa Lugrecia puol haver da 36 anni, et va vestida de zovan, et la non me par troppo bella, et alle volte va va in bressania che la è de quei paesi, et stà doi, et tre mesi, et poi torna: subdens interrogatus alcuni lì alla villa diccono che la è sua femina, et alcuni nò, ma la mazzor parte diccono che che la debba esser sua femina perché la ghe sta in casa, et haes sunt res.
Super gnatibus recte dicens esse aetatis annorum 45 R. C.

Ser Ciprianus Callegarius de villa crucis Massarius scolae Sancti Matthei de dicta Testis ut supram ex officio assunptus, citatus, inventus, monitus, examinatus, et interrogatus juramento suo deposuit

El beneficio de croce è de un Monsignor che non ghe so il nome che stà a Vinegia el qual non è attualmente lì alla sua giesia, et è pur assai tempo che non vi è stato dicens quando el vien fuora hora el mena con lui un garzon et hora sua madre, et una sua sorella, addens interrogatus mi non so che lui zuoghi a carte, ne che biastemi, ne mancho che l’ahbbi ditto villania a sua madre, ne che tenghi femine, ne manco l’ho sentido dir da altri;
circa personam capellani dixit il capellan ha nome prete Francesco el qual ha in casa una massara, et un famegio, et la massara ha nome Lugrecia, et è zovena, dicens mi non ho sentido mormorar de costei niente, ne mancho ho sentido dir che la sia gravida, ma ho ben sentido dir che l’ha fatto di figlioli lì in casa, dicens interrogatus de questo fatto vi porresti informar meglio da Francesco damin, et dal campaner, et da Zandomenego Gorghetto, et haec sunt res (=e così stanno le cose).
Super gnatibus recte dicens esse aetatis annorum 33 R. C.


Due giorni dopo, il 6 aprile 1579, si presentarono in Curia anche gli altri due.

Laurentius Furlanus de villa + [=Crucis] plavis massarius scolae sanctissimi sacramenti Testis ut supram ex officio assunptus, citatut, inventus, monitus, examinatus, et interrogatus juramento suo hoc tantum scire respondit

El puol esser da X o XIJ anni in circa che nostro prete domenico Torta è patron de quel beneficio de crose el qual stanzia in Vinegia a San Marcuola, ove credo che sia ancho beneficiato in quella chiesa de San Marcuola, dicens non l’ha mai stanziato fermo in la villa se non quel tempo che fu il contagio in Vinezia et vi stete sino che Vinegia fu liberada, dicens interrogatus el vien qualche volta fuora et stà quatro, o sei dì o poccho piu, et poi torna a Vinegia dicens interrogatus mentre che l’è stato lì fuora non ghe ho visto altre done in casa che sua madre, una sua sorella, et una massara che era con ditte done, et era vecchia, dicens nostro prete Domenico è bona persona, et la villa l’abrazza, et ghe vol ben et l’è doi mesi che l’ha la frevera quartana ma adesso l’ha scritto che vol venir per questa settimana santa a star fuori perché el se sente assai meglio, et interrogatus dixit, mi non sò chel sia zugador da carte è ben vero che al tempo del contagio che l’era fuora qualche volta l’ho visto a zugar alle carte per passar el tempo, et non l’ho mai sentido biastemar, ne mancho l’ho sentido dir ad altri che biastemi; dicens interrogatus signor nò che non sò che tenga femine, ne l’ho sentido dir ad altri, ne mancho sò che l’habbi ditto villania alla madre anzi digo che ogni volta che son andato a casa sua ove son stato parecchie fiate così in Vinegia come quando l’era a croce, vi ho visto esser gran amorevolezza tra loro :-

Quoad personam capellani interrogatus dixit il capellan che attende a quella cura è prete Francesco cologna el qual quanto alla cura el fà el debito suo, ma lui è ben de mala vita che tien una femina in casa con la qual dappoi che l’è lì la [errore per ’l ha] habuto doi creature, et è una zovene de 22, in 24 anni, dicens interrogatus non sò ciò che ne sia de ditte creature, ma in casa le non sono, dicens furno doi puti maschi uno nassete al tempo del contagio et Monsignor era fuori, et l’altro l’ha havuto dappoi et questa femina è anchora in casa, dicens el l’ha tenuta nel principio circa dui anni sconduda in casa, et il populo havendo presentito questo mormorava contra esso prete, onde lui vedendo che se sapeva per la villa el la lassa che tutti la vede, et questa cosa è pubblica, et nottoria a tutti, et haec sunt res.

dicens el mancha ben ditto prete Francesco de debito suo...


...e qui Lorenzo Furlan, per avvalorare la testimonianza sulla condotta a dir poco approssimativa del cappellano, aggiunse un particolare che avrebbe messo nelle peste Zuane Campagna e dato il via a un nuovo filone di indagini sul conto di quest’ultimo:

...de debito suo in questo [=a proposito di ciò] conto [=racconto] che un zuane campagna qual è maridato havendo una massara in casa l’ha ingravedada, et ha havuto un un puto con ella, et è anchora in casa ella, et il putto, et fa malla vitta alla mogier, et gli ha levato il manizzo [=il maneggio, la conduzione] della casa, et l’ha dato alla ditta massara et de questa cosa tutta la villa crida, et se duol de ditto prete chel non ghe trova pervision [=perversione] et questo modo sono 3 o 4 anni chel stia

Super gnatibus recte dicens esse creditorem de L 19 per fassinatijs datis dicto presbitero Francesco et esse aetatis annorum 36 in circa R. C.


Al momento di far deporre il quinto testimone, più che sulle cose che ormai s’erano sentite e conosciute, il vescovo indagò maggiormente su questo Zuane Campagna e la sua Felippa.

Benedictus Tiozzo de villa + [=Crucis] massarius illuminariae dictae villae Testis ut supram ex officio assunptus, citatut, inventus, monitus, examinatus, et interrogatus juramento suo deposuit ut infra . . .

Il patron del beneficio di + [=Crose] è il Torta che sta a Vinegia a san Marcuola el qual vien qualche volta fuora et sta sei, o otto giorni, et torna a Vinegia. dicens interrogatus credo che dalla festa del corpo di Cristo in qua el non sia stato fuori, subdens interrogatus mi non sò che questo Torta tenghi mala vita con femine perché non ghe ho praticà per casa, ne mancho ne ho sentido dir ad altri, Addens interrogatus signor nò che non sò che sia giocator de carte, ne mancho che biastemi, ne che l’habbi dito villania alla madre, ne lì in la villa ne ne ho sentido dir cosa alcuna, ma quelli della villa ghe vogliono ben e quanto a mi l’ho per homo da ben.

Circa personam capellani interrogatus dixit vi è un capellan che ha nome prete Francesco, el qual non sò che l’habbi manchato al debito suo; ma l’ha in casa una fantesca qual puol haver da 28 anni, et credo che la tenghi per femina, et tutto il populo tiene per fermo che la sia sua femina, et ha habuto figlioli con ella, et mi so certo de uno che ghe nassette za doi anni lì in casa, el qual credo che sia morto dicens questa massara la visi hersera in casa de ditto prete, et nel principio el la teniva sconta, et se per caso alcun andava in casa all’improvvisa, o se alcun se fermava alli balchoni per guardar in casa el se coruciava et sò chel se corosà [=che egli si è corrucciato] grandemente con Menego fora perché el guardò dentro per i balchoni, et ditto Menego me lo ha dito lui; ma da doi anni in qua el la lassa che tutti la possa veder

Dicens interrogatus circa personam joannis campagna concubinarii questo Zuane son piu de de quatro anni che tien una massara per femina per nome Felippa, et el la tien in compagnia con sua mogier et ha habuto un puto con lei, dicens ve dirò ancho che ho sentido dir che questa Felippa è zermana de ditta sua mogier qual ha nome Pasqua, et tutto il populo se lamenta, et mormora del prete che nol ghe pia provision [=non piglia provvedimenti] de tal cosa, et haec sunt res

Super gnatibus recte dicens esse aetatis annorum 32 / R. C.


Benedetto fu quindi congedato a sua volta. I due, Benedetto e Lorenzo, soddisfatti di aver compiuto il loro dovere, ripresero la lunga strada di casa.
Sulla base delle informazioni raccolte il vicario affidò l’incartamento al procuratore fiscale della curia, il quale stabilì che c’erano tutti gli elementi per istruire il processo contro il cappellano Francesco Cologna e contro Zuane Campagna.

Sabato 23 maggio 1579 Di fronte al vicario episcopale comparve Sua Eccellenza Don Luigi de Vercis avvocato e procuratore fiscale della Curia Episcopale Tarvisina, il quale, visionate le deposizioni dei testimoni con tutto il resto, istituì il processo […] contro il cappellano e contro Giovanni Campagna, i quali, sotto minaccia di pena che sarà stabilita ad arbitrio di Sua Eccellenza dovranno, e ciascuno di loro singolarmente dovrà, cacciare di casa le loro concubine e saranno citati ad informare l’ufficio e a difendersi, secondo quanto è stato mostrato allo stesso Eccellente Vicario.

Die sabbati 23 mensis maii 1579
Die sabbati 23 mensis maii 1579 Coram Episcopale D. Vicario comparuit Exc. D. Aloysius de Vercis advocatus, et procurator Fiscalis curiae Episcopalis Tarvisinae et visis depositionibus Testium cum toto processum instituit per eius Ex. D. committi debere . . . . contra Capellanum . . . contra Joannem Campagna qui sub poenis arbitrio eius Ex. D. debeant et quisque eorum debeat expellere e domo sua concubinas et qui citentur ad informandum officium et se deffendendum, et prout ipsi Ex. D. Vicario visum fuerit […]

Questi furono i provvedimenti presi contra cappellanum ecclesiae crucis:

23 maggio 1579
Per tenore dei presenti, a richiesta dell’eccellentissimo domino avvocato e procuratore fiscale della curia episcopale tarvisina, e in esecuzione del decreto del predetto reverendo Vicario si convoca per essere interrogato come primo del giorno il prete Francesco da Colonia cappellano nella chiesa di Croce di Piave della diocesi Tarvisina per essere egli incorso nella pena di cinquantacinque lire da prelevarsi e da destinarsi a qualche luogo pio ad arbitrio [...] e sussidiariamente nella sospensione dalla celebrazione delle messe e degli altri uffici divini perché debba, visto il presente mandato, espellere dalla casa presbiterale Lucrezia, sua donna di casa, sospettata di incontinenza; e quindi viene citato il medesimo prete Francesco a comparire davanti al predetto Sua Eccellenza il Vicario Tarvisino tre giorni dopo l’intimazione del presente per informare l’ufficio e difendersi dall’inquisizione e dal processo formato contro di lui perché senza averne ottenuto licenza, ha tenuto nella casa sua presbiterale la detta Lucrezia, ed ha avuto figli da ella contro la regola sacerdotale e contro i canoni e i decreti del Concilio Tridentino e delle censure del predetto Illustrissimo e Reverendissimo Signore. E se, con scandalo del popolo della stessa villa di Croce, diversamente dovesse mandare gli ammoniti all’inquisizione e al processo predetti [...], di procedere contro di lui essendo lui incorso nella dichiarazione della pena predetta e all’esposizione nel presente processo; e nel caso che non si riesca a citarlo, ammonirlo o convocarlo, per quarto sembrerà opportuno che sia affisso un manifesto a tutte le porte della chiesa Tarvisina, con ogni singolo capo d’imputazione fino alla spedizione e alla rifusione delle spese incluse.
In ciò fidando...
Dato a Treviso nel palazzo episcopale il 23 maggio 1579

Tenore presentium ad instantiam Exc. Domini Advocati, et procuratoris fiscalis curiae Episcopalis Tarvisinae, et in executione decreti prefati Reverendi Domini Vicarii diei primus percipitur et interrogatur presbitero Francisco de Colonia capellano in ecclesia crucis plavis Tarvisinae Diocesis quatenus in poena librarum quinquaginta pariter ei inferenda et locis pijs arbitrio ... applicanda, et in subsidium suspensionis a celebratione missarum, et aliorum divinorum officiorum debeat viso presenti mandato e domo presbiterali expellere Lucretiam eius massariam feminam de incontinentia suspectam: et subinde citatur idem presbiter Franciscus ad comparendum coram prefato Excellente Domino Vicario Tarvisino tridui post presentium intimationem ad informandum officium ... et se deffendendum ab inquisitione, et processu contra eum formato in, de, et super eo quod absque aliqua licentia obtenta in domo sua presbiterali tenuerit prefatam Lucretiam, et cum ea filios susceperit contra formam sac. can. decreta conc. Trid. ac censurationum prefati Illustrissimi et Reverendissimi D. In scandalumque populi ipsius villae crucis, et prout in inquisitione, et processu prefatis alioquin si m.tis huiusmodi parere distulerit contra eum procedetur ad declarationem incursum poenarum predictarum et ad expositionem presenti processu eo amplius non citato, monito, nec requisito nisi si, et quat.s oportunum videbitur per cedulas ad valvas ecclesiae Tarvisinae affigendum ad omnes, et singulos actus usque ad expeditionem et taxationem expensorum inclusive
In quorum fidente…
Datur Tarvisii ex episcopali Palatio die 23 mensis maij 1579

E questi furono i provvedimenti presi contro Zuane Campagna, scritti in volgare perché anche il colpevole potesse intenderli:

Ad instantia dell’Eccellente Alvise de Vercis advocatuo, et procurator fiscal della corte Episcopale de Treviso et in execution de decreto del Reverendo Monsignor vicario prefato se ricerca et ammonisse predicto reverendo Francesco et perentorie Zuane Campagna publico Adultero [aggiungi: che] habita nella villa de Crose de Piave diocesi de Treviso et a quello niente di meno in virtù de santa obedientia, et soto pena di escommunicatione debba immediate intimatoli il presente monito scaciar de casa sua Felippa sua massara et Adultera lassando in tutto et per tutto il commercio carnale che sin hora ha tenuto con lei, vivendo con moglie cristianamente come a veri mariti et moglie si conviene, et in termine de doi giorni portarne fede a questa cancelleria de tal saparatione et mutation de vita: Et subsequentemente se citta ditto Zuane per il prossimo giorno giuridico doppo essi doi giorni a comparer dinanti esso Reverendo Monsignor vicario; a vedersi in caso de inobedientia pronuntiar escommunicado, et lettere pubblicatorie, et esecutorie contra Lui esser estratte per le quali sij publicato per tale si[=sia] nella chiesa de Crose come altrove dove farà bisogno, et salve le cose premesse a vedersi dar quella penitentia che parerà per giustizia convenirci, et come in Giudizio per presente de esse Ecclesiaste fiscal sara dimandato, overo ad allegar cause per le quali non si debba venir a tal escommunicatione et penitentia [...]

Datur Tarvisij ex episcopali Palatio die 23 mensis maij 1579

Le deliberazioni furono dunque notificate agli accusati per mezzo dell’araldo Bernardino Mazzon, che lunedì 1° giugno giunse a Croce e citò in giudizio Francesco e Zuane.
Il giorno dopo, in Curia, il vicecommesso episcopale, con scrittura stretta e obliqua, registrò l’avvenuta notifica.

Martedì 2 giugno 1579
Su richiesta dell’avvocato episcopale, presente il fiscale della curia, l’araldo pubblico Bernardino Mazzon, su licenza dei messi di questa curia, ieri si recò alla villa di Croce di Piave di questa diocesi Tarvisina e intimò al parroco che intimasse il predetto monito al predetto prete Francesco e lo citasse, ammonisse e gli richiedesse un giuramento e lasciasse il predetto monito nelle mani dello stesso prete Francesco. Allo stesso modo riferì il medesimo araldo in forza delle bolle secondo la licenza ricevuta, come sopra, che il parroco intimò e notificò il suddetto monito al suddetto Giovanni Campagna e a Filippa presso ... e convocò gli stessi e lasciò tale monito nelle mani dello stesso Giovanni.

Die martis 2do mesis junii 1579
Ad instantiam Excellentissimi episcopalis... Advocati, et presens fiscalis curiae, Bernardinus Mazonus preco publicus de licentia nuntiorum huius curiae episcopalis, die hesterna accessisse ad villam Crucis plavis huius Tarvisinae dioceses et presbitero intimasse antedictum monitum antedicto domino p. Francisco de Colonia in eo... omnibus prout in illo, ipsique presbitero cittasse monuisse et requisivisse prout in eo et predictum monitum in manibus eiusdem domini p. Francisci reliquisse et... et hoc retulit vigore bulletti. Item retulit idem p.co vigore bulleti de licentia ut supra presbiter intimasse ac notificasse sopradictum monitum supradicto Joanne Campaneae, ac Philippae ... in omnibus prout in illo, et ipsos requisivisse prout ... et, illudque in manibus eiusdem Joannis dimisisse et ita et cetera...

La convocazione fu emessa d’ufficio il 4 giugno per il giorno 11, giovedì, nel palazzo vescovile.
Zuane Campagna non mise tempo in mezzo e il giorno dopo si presentò a Treviso in Curia.

Venerdì 5 giugno 1579
Convocato d’ufficio e subito davanti a me notaio e vicecommesso episcopale della Curia Tarvisina il sopraddetto Giovanni Campagna, citato ammonito eccetera, parlò e chiese che le parole da lui pronunciate venissero registrate nella materna sua lingua, parole del tenore infrascritto:

Die veneris 5to mensis junii 1579 Constitutus officio et subinde coram me notario et vicecommesso episcopalis curiae Tarvisinae Joannes Campanea supradictum citatus monitus etcetera dixit, et annotari requisivit materna lingua verba per eum prolata tenoris infrascripti.
Mi fu intimato lunis proximo passato [=lunedì scorso] un monito che dovessi mandar fuori casa sotto pena di cinquantacinque lire la Philippa mia massara, et per dir il vero lei non è più a casa mia, che la sé partita avanti Pasqua di cui [=qui] prossima passata come de questo puol far fede tutti della villa, et specialmente messer prete Francesco da Collogna, capellano de Crose de Piave qual per quanto intendo ha da esser qua presto perché heri dimandai un termine per lui per zuobba che ha da venir [=per giovedì prossimo], et monsignor vicario mel dette per suo nome, et se poderà haver la verità del fatto et Dicens esso prete non l’haveria confessata, et communicata se la non fosse stata fuori de casa mia.

Bravo Zuane! Meglio rispettare le leggi della Chiesa. La settimana successiva anche il cappellano Francesco si presentò a Treviso, al palazzo del vescovo.

Sabato 13 giugno 1579
Davanti al prete vicario comparve il prete Francesco di Colonia, cappellano nella chiesa di Croce di Piave, e disse, come figlio obbediente, che si era presentato per informare l’ufficio riguardo le cose delle quali gli toccava d’essere esaminato; e subito presentò un attestato a firma di un sansonetto di Ca’ Foscari relativo all’obbedienza da lui prestata con tanto di giuramento con sottoscrizione del prete Francesco Marcello, firmata in data 10, con richiesta che venga accettata a favore della sua liberazione.
Il Reverendo Domino Vicario, per ora soprassedendo, evitò di dar seguito al processo con dichiarazione che se lo stesso prete Francesco avesse riassunto la detta Lucrezia, oppure avesse accolto in casa sua un’altra donna senza licenza, si ritenesse da subito incorso in una pena pecuniaria doppia, senza possibilità di portare qualche altra dichiarazione a discarico, cifra da consegnare per metà all’accusatore e per metà o al nunzio, o destinata alla rifusione delle spese del carcere o per qualche altro pio uso, ad arbitrio, una volta nondimendo pagate dal medesimo prete Francesco anche le spese di questo processo e dei nunzi... Tale è il tenore della promessa.

Die sabbati 13 m.sis Junii 1579
Coram Presbitero. D. Vicario comparuit presbiter Franciscus de Colonia capellanus in ecclesia Crucis Plavis, et dixit uti filius obedientim se presentare pro informando ufficio suae (?) R. D. super eis de quibus contigerit examinari... et subinde presentavit fidem ex sansoneti factura de Cha’ Foscari de oboedientia per eum prestita tanto ei jusiurato cum subscriptione presbiteri Francisci Marcelli diei X. Instantis instans pro illius admissione, et pro liberatione.
Qui Reverendus Dominus Vicarius per nunc supersedens duxit ab ulteriori processu cum declaratione qui si idem pre. Franciscus dictam Lucretiam reassumpserit, seu aliam mulierem in domo sua absque licentia acceperit dupplicatam muneri poenam pecuniariam absque alia declaratione incurrisse censeatur ab eo inferendam, et pro dimidia accusatori applicandam, pro alia autem dimidia vel nuntijs vel reparationi carcerium, vel aliis in pius usus pro arbitrio rogando persolutis nihilominus per eundem p. Franciscum expensis huius processus, et nuntiorum et ita et cetera...
Tenor fidei talis est

La diffida fece il suo effetto su prete Francesco. Invece l’attrazione tra Zuane e la sua Filippa dovette essere più forte della minaccia di scomunica: i due furono di nuovo visti insieme e in agosto giunse in Curia una nuova delazione. Il fiscale della Curia diede all’araldo Bernardino Mazzon l’ordine...
Il seguito e il finale della storia di Zuane Campagna li trovi nel mio libro Dodese storie in Crose

Se le accuse contro il cappellano Francesco da Colonia e contro l’adultero Zuane Campagna avevano un qualche fondamento, quelle contro il prete Domenico Torta apparivano invece infondate. Difatti don Domenico Andriggi era ancora al suo posto l’anno dopo, quando il 17 settembre 1580 il vescovo Francesco Corner fece la sua prima visita pastoralea Croce (quarta per la parrocchia). Consola sapere che anche il capellano s’era emendato e non viveva più con la sua concubina: anche lui era al suo posto durante la

VISITATIO ECCLESIAE SANCTAE CRUCIS +

DIE ANTEDICTA 17 SEPTEMBRIS 1580

“Ill.mus D. Episcopus antedictus visitaturus ecclesiam Sanctae Crucis de villa crucis plavis illuc accessit, et obviam S. Ill.mae D. venit processionaliter cum croce, et umbella R Rector, et cruce osculata conduxit illum ad ecclesiam quam ingressus facta oratione ante SS.m Sacramentum et benedicto Populo, ac facta processione circum circa cimiterium vidit SS.m Sacramentum Eucharistiae quod invenit in tabernaculo argenteo deaurato in ciborio ligneo deaurato super altare maiori sub bona clausura detentum.
Item vidit olea sancta in finestrella muri a parte sinistra altaris maioris in vasculis staneis sub decenti clausura.
Necnon vidit fontem baptismalem in vase marmoreo sub bona clausura custoditum. His peractis mandavit interrogari”.

Interrogatori: “Die Dominico 18 mensis septembris 1580. Reverendus Dominusnus presbiter. Dominicus de Andriggi dictus Torta Rector ecclesiae predictae interrogatus respondit: Il titolo de questa Chiesa è Santa Croce della villa de Croce, et è chiesa curata, et è Pieve, et non ha capelle sotto di se, et non vi è chiesa campestre, ne oratorio in questa parochia. Il Rettore de questa chiesa son io, et la hebbi per la morte del Rms. prete Francesco Fillomella da Mons. Ill.mo de Treviso alla presentation delli Cl.mi Foscari, et consorti come quelli aspetta il ius presentandi di questa Chiesa, et è una sola portion”:

Entrata: “Questa chiesa ha una chiesura et doi campi in cerca della qual si poderia cavar sei in otto ducati, ma la dago al cappellan a goder oltra che li dago ducati 45, botte mezza de vin, et l’incerti. Et a me resta il quartese qual è: Formento stara 60 in circa. Meggio st. 20. Sorgo st. 23; Fava et legumi st. 5 in circa. Vin cara otto”.

Fabbrica: “Dicens interrogatus non vi è fabrica ne luminaria che habbi intrada, ma se mantien la chiesa de cere, de elemosine, et io mantengo il cesendel del SS.mo Sacramento”.

Popolazione: “Vi sono anime de communion n. 270 in circa”.

Legato: “Non vi è altri chieregadi ne legati se non uno del q. Zuane Gastaldello hosto, era in Fossalta qual si ha scosso fin hora et paga L. 24 s. 6 all’anno con cargo de celebrar una messa in settimana et questo legato il lasso al mio capellano il qual fa il debito”.

Scuole: “In questa chiesa vi sono doi scuole una del SS.mo Sacramento et l’altra de S. Matheo et non hanno intrada de sorte alcuna, ma si governano con elemosine che pagano li fratelli”.

D.nus Franciscus Colonia capellanus ecclesiae [...] interrogatus respondit questa chiesa, et fabrica et luminaria non ha intrada niuna, ma si governano con elemosine, et non vi sono alcun debitor perché si spende quanto si cava ordinariamente. Vi sono anime da communion 300 in circa [...] Li fratelli (della scuola del SS.mo) che puoleno esser 60 in circa pagano per ciascuno soldi 12, et vi è un debitor cioè Z. Maria Tonegazzo, over Nardin de L. 60 in circa et quella de S; Mathio alcuni di fratelli che sono 40 in circa pagano una quarta de formento et alcuni soldi 40 et de questi danari mantieneno l’altar de cere et il giorno de S. Mathio dano un pan, et una candella, che pol valer soldi 12, et non vi sono debitori”.

Andreas Campardus alias iuratus luminariae interrogatus respondit la luminaria de intrada non ha cosa alcuna se non in circa 18 bozzi de ave date alla parte, et si po cavar ducati 3 in circa all’anno, et si cerca elemosina [...]. Il Rettor sta pocco qui, et vien da Pasqua cioè avanti la settimana santa, dalle pentecoste, da Nadal, et altre feste principali. Vi sono alcuni concubinari”.

Inventario: “Ut in precedenti visitatione facta de anno 1568 die 13 septembris con l’aggiunta:
Un ciborio de legno dorado con coverta de tela rossa.
Un tabernaculo d’arzento con piede de rame dorado. Una croce de legno dorata. Una pace de ebano orata. Doi libri da batizar, et uno per benedir. Un messal nuovo. Doi ceroferari de legno dorati”.

Ordini: “Fodrar il ciborio de dentro cap. 2°. fol. 102. Bossolo de curame per il bosso dell’oglio santo cap. 3°, fol. 35. Che si faccino tre vaseti, over bocette de stagno con la sua casselletta de nogara con chiave per mandar a tuor li ogli santi.
Cerca il renovar del fonte cap. 4°, fol. 35. Al qual fonte se vi facci una tacetta de laton, over de rame stagnata per battizzar li fanciulli. Cerca il dar a basar la pace cap. 20, fol. 123. Cerca l’entrar li homini per una porta cap. 6°, fol. 98. Che siano genochiati cap. 7°, fol. 98. Cerca il confessario cap. 9°, fol. 99. Cerca la dottrina christiana cap. 6°, fol. 71. Che li debitori si della scuola del SS.mo Sacramento come della scuola de S. Matheo debbano fra il termine del mese uno satisfar il loro debito sotto pena esser privi all’entrar in chiesa, et altre maggior pene ad arbitrio nostro per far si che esse scuole siano reintegrate del suo.
Che si habbi a far una grada all’intrar del cimiterio, et serrar quello nella parte che si pò per levar l’occasione alli animali de intrar sopra esso cirniterio calpestando le osse de fedeli defonti.
Cerca l’esecution de questi ordini cap. 21, fol. 153.

Datum in visitatione ecclesiae S. Crucis […] die dominico 18 mensis septembris 1580.

Fine resoconto visita pastorale del 1580
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La relazione sopra, come pure la successiva, è tratta da “UMBERTO BASSO Le due visite pastorali di Francesco Cornaro 1578 - 1593 e la visita apostolica di Cesare de Nores vescovo di Parenzo 1584 a Treviso Studio postumo riprodotto ‘pro manuscripto’ a cura dell’Istituto secolare “Opera Cuore Immacolato di Maria” di Maser (TV)” Maser, Maggio 1995

Ma l’anno dopo (1581) Francesco de Colonia non c’era più: al suo posto c’era un nuovo cappellano: Matteo Pradusello. Sarebbe stato immune al fascino femminile?

Il 30 novembre 1581 moriva Pietro Foscari, signore della Castaldia di Croce.
L'avevamo lasciato nel 1566, improvvisamente ricco. Il 16 marzo 1570 acquistava circa 200 campi nel Vicentino e che nel 1573 era impegnato in operazioni di bonifica nella sua gastaldia di Croce, nel Trevigiano. Ancora, è probabile che proprio in questo periodo egli abbia realizzato una serie di migliorie nelle sue abitazioni, arricchendole di notevoli opere d'arte, come testimonia il Sansovino elogiandone la dimora a S. Simeon Piccolo: "Percioché Pietro Foscari, senatore d'animo egregio dilettandosi della bellezza della scultura et della pittura, come amante delle arti pellegrine et civili, non pure ornò et restaurò il predetto palazzo, ma rendé anco famoso quell'altro suo palazzo situato nell'Arena di Padova, dignissimo alloggiamento del re di Francia", che vi fu ospite nel 1574.
Pietro Foscari si era accostato nuovamente alla politica attiva soltanto a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta: nel novembre 1567 era infatti tra gli elettori del doge Pietro Loredan e qualche mese dopo veniva nominato podestà e capitano a Crema, dove rimase tra la primavera del 1568 e l'estate dell'anno successivo. Lo stato di enclave entro la Lombardia spagnola che connotava la città e il suo contado rendeva prioritarie le esigenze difensive, ma un notevole problema fu costituito dalla forte conflittualità sociale nella provincia, specie a causa del mancato rinnovamento dell'estimo, la cui ultima rilevazione risaliva al 1544. Rimpatriato, il 28 ott. 1569 fu eletto nella camera dei Tansadori, quindi (maggio 1570) fu dei quarantuno elettori del doge Alvise Mocenigo e in ottobre entrò a far parte del Consiglio dei dieci, dal quale si dimise il 1° febbr. 1571, optando per la carica di consigliere ducale nel sestiere di Santa Croce.
Eletto capitano di Padova, assunse la carica nell'ottobre 1571. Conosceva assai bene la città e i suoi problemi: da tempo - come si è accennato - la famiglia vi possedeva il complesso dell'Arena, dove egli amava soggiornare: nel settembre 1573 P. Ramusio annunciava a M. Mantova Benavides il suo prossimo arrivo a Padova, appunto in compagnia del "clarissimo" Foscari. Risale a questa epoca il completamento della torre del palazzo pretorio, ch'egli volle pure ornato di un orologio in grado di servire la vicina università.
Nuovamente a Venezia, fece parte del Consiglio dei dieci dal 1° ott. 1573 al 24 maggio 1574, giorno in cui si dimise dalla prestigiosa carica per accettare quella di consigliere per il sestiere di Santa Croce, che conservò sino al 31 maggio 1575. A suggerirgli di lasciare i Dieci non fu solo l'aver egli sempre sentito più congeniale il ruolo di consigliere ducale, ma probabilmente anche il fatto che il 21 maggio 1574 era stato nominato fra i tre provveditori sopra la fabbrica del Palazzo, danneggiato da un incendio il giorno prima.
Insieme con i colleghi Andrea Badoer e Vincenzo Morosini sostenne l'incarico sino al luglio 1577, appoggiando la progettazione e l'esecuzione dell'opera del "proto" Antonio Da Ponte; i lavori erano stati ultimati solo da pochi mesi quando un altro incendio (20 dic. 1577) scoppiò nell'edificio, stavolta con effetti devastanti.
Il 19 genn. 1578 il Senato procedeva alla nomina di una nuova commissione che curasse il rifacimento del palazzo; entrarono a farvi parte, accanto a Pietro Foscari, Giacomo Foscarini e Girolamo Priuli, tutti patrizi di sentimenti "romanisti"; ciononostante, dopo aver interpellato diversi architetti, tra cui Andrea Palladio, essi respinsero la pur suggestiva idea di un totale rinnovamento della monumentale costruzione e ripiegarono, in omaggio alla tradizione veneziana, su un progetto che prevedeva un semplice restauro dell'immobile.
Congiuntamente a questo prolungato impegno, il F. sostenne altre rilevanti cariche: già membro del Consiglio dei dieci dall'ottobre 1575, aveva lasciato ancora una volta anzitempo l'incarico per divenire savio del Consiglio (14 febbraio-30 giugno 1576); quindi il 31 dicembre era stato nominato sopraprovveditore alla Sanità. A Venezia infieriva la peste, e questo può forse spiegare perché al Foscari - che diversamente da molti colleghi non abbandonò la città per cercar scampo nella propria villa di campagna - finirono per essere addossati incarichi di norma incompatibili tra loro: nel difficile 1577 egli infatti, oltre che responsabile del servizio sanitario (sua la decisione di erigere un nuovo lazzaretto a S. Giacomo di Paludo), fu savio del Consiglio dal 26 marzo al 30 settembre e consigliere ducale dal 28 aprile al 31 genn. 1578.
Passata la terribile congiuntura, nel marzo del 1578 fu ballottato doge, in concorrenza con Nicolò Da Ponte, che poi risultò eletto; divenne quindi membro del Consiglio dei dieci (1° ottobre-31 dic. 1578) e savio del Consiglio (gennaio-marzo 1579). Entrò successivamente a far parte del Collegio delle Acque e dal 12 maggio 1579 all'11 maggio 1580 del magistrato dei conservatori delle Leggi; savio del Consiglio per il primo semestre del 1580, optò ben presto per la carica di consigliere ducale, alla quale prestò giuramento il 10 aprile, ma qualche giorno dopo accettava di recarsi capitano a Brescia, dove era stato eletto il 4 aprile.
Non si fermò a lungo nella città lombarda - solo pochi mesi, tra il settembre 1580 e il marzo 1581 -: forse per questo non ne lasciò relazione (l'unica testimonianza che rimane del suo operato consiste in tre lettere indirizzate al Consiglio dei dieci).
Tornato a Venezia, entrò a fare parte della zonta del Consiglio dei dieci e fu eletto savio del Consiglio per il secondo semestre del 1581. Ricopriva appunto tale carica quando morì, nella stessa Venezia, il 30 novembre 1581, dopo dodici giorni di febbre, allorché stava per conseguire - a detta del Priuli - la nomina a procuratore di S. Marco.
Nel testamento, redatto due giorni prima del decesso, aveva dichiarato di volere essere sepolto nella chiesa dell'Arena di Padova, di cui era prevosto il fratello naturale Paolo. Sin dal 18 apr. 1578 aveva infatti permesso ai monaci di S. Giobbe - dove tradizionalmente erano sepolti i Foscari di S. Simeon Piccolo - di distruggere l'arca che si era fatto costruire nella cappella di famiglia. Diventava erede delle sue sostanze, nonché signore della Castaldia di Croce, il primogenito Girolamo.

Il 6 agosto 1583 morì padre Domenico Andriggi. Girolamo Foscari, cui toccava di nominare il successore, si trovò al momento in difficoltà. Scrisse infatti al vescovo Corner:

Illustrissimo et Reverendissimo

Io credo di haver la disgratia in materia del presentare al Beneficio di Crose : sono stato travagliato un pezzo dalli consorti, poi liberato da loro, et risoluto nella persona di Monsignor Prevosto. Sua Signoria Ill.ma si può ricordare ch’io le parlai, ed ella mi disse, che dovessi lasciar passare Ogni santi et poi venissi a Treviso insieme che Monsignor voleva farlo; ma m’impedì per alcuni giorni la malattia di madama Bianca Priuli mia sorella : è poi successo per maggior intoppo, ch’anco al Prevosto è sopragiunto  male ai piedi, al quale è seguita ancho una uscita, che suol essere suo male ordinario : onde io mi trovo in gran frangente : poiché ho il termine così stretto di presentare : che spira alli 17 o 18 di questo.

Supplico V. S. Illustrissima per sua innata bontà a favorirmi di una proroga tanto ch’egli possa ricuperar la sanità : e io insieme con lui poi venire a presentarsele, et a baciarle le mani, secondo ancho che le ho promesso.

Lo riceverò per segnalatissimo favore dalla sua cortesia, et ne tenirò quella memoria, et obligo, ch’io debbo. Ho voluto inviarle questa per messo o posta per esser sicuro, che le capiti in mano con quella presenza che ricerca la brevità del tempo, dubitando non fosse ella ...


Passati “Ogni santi”, il rettore che Girolamo Foscari presentò al vescovo Corner, il 14 novembre 1583, fu Manfredo de Manfredis, che non aveva ancora preso gli ordini sacri e che se ne rimase, concilio o non concilio, a Venezia. In parrocchia operava il cappellano, don Matteo Pradusello.

Nel 1584 monsignor De Nores, vescovo di Parenzo, fu incaricato dalla Santa Sede di constatare come venissero applicate le disposizioni del Concilio di Trento nelle diocesi della Provincia Veneta: egli visitò personalmente le principali pievi e parrocchie, nonché tutti i monasteri e i conventi, cercando di evitare o superare i sospetti della Serenissima, la quale rivendicava a sé il compito di vigilare e controllare i beni delle famiglie religiose femminili e anche dei grandi ospedali e dei Monti di Pietà.
Il 20 giugno 1584 il visitatore apostolico giunse a Croce. Con un nuovo prete e un nuovo cappellano come andavano le cose? All’altar maggiore non c’era nemmeno un quadro…

VISITA APOSTOLICA DEL 1584

Visita della Chiesa di Santa Croce di Piave di Giuspatronato degli Illustrissimi Foscari
Il 20 Giugno 1584, entrato in chiesa, il Reverendo prelato, dopo aver fatto l’orazione, visitò il tabernacolo collocato all’altar maggiore, intitolato alla Santa Croce, e comandò che la pisside venisse rivestita di un corporale pulitissimo [che quello che c’era doveva lasciar a desiderare, tanto era sporco]. Comandò anche che il tabernacolo venisse rivestito internamente di un panno di seta; che si provvedesse un’immagine della croce o del crocifisso per l’altar maggiore e ciò entro il termine di sei mesi, sotto la pena dell’interdetto della stessa chiesa e ciò perché essendo il titolo della chiesa la Croce Santa non ve n’è nessuna sopra il medesimo altare e neppure un’immagine. Che si provveda di un Altare portatile con una mensa di pietra più grande [disse il visitatore]. Vide il luogo degli oli Santi posto nella sacrestia e comandò: si provvedano due vasetti di stagno uniti insieme per il crisma e per l’olio dei catecumeni.
Vide il Battistero e comandò che fosse tolto dal luogo nel quale si trova e collocato nel luogo assegnato e che il suo sacrario fosse chiuso con cancelli di legno e che il Rettore è tenuto a sollecitare i massari a farlo il prima possibile sotto pena di sospensione.
In Chiesa, oltre all’Altar maggiore, vi sono altri due Altari: l’Altare intitolato alla Beata vergine non consacrato e l’Altare della Santissima Resurrezione. Che si imbianchi la Chiesa tutta. Si collochi l’icona che è alla parete sinistra della Chiesa sopra l’Altar maggiore una volta provveduto alle altre cose.
Vide la sacrestia e comandò: che sia provveduta una croce oppure una qualche altra immagine con la tavola delle orazioni da dire prima e dopo la messa da porsi sopra la mensa dove il sacerdote che si appresta a celebrare si veste coi paramenti sacri.
Vide il cimitero e comandò che venissero potati gli alberi.
Si restauri il tetto della chiesa. Si provveda di due pianete […]

Visitatio Ecclesiae Sanctae Crucis de piave de Iurepatronatus Clarissimorum Foscarinorum.
Die 20 mensis Iunii 1584.
Ingressus Ecclesiam Reverendus Dominus visitavit post orationem factam tabernaculum situm in Altare maiori titulo Sanctae Crucis et mandavit circumvestiri pixidem corporali mundissimo. Circumvestiri intus tabernaculum panno serico. Providetur de icona sive cruce vel crucifixo pro Altare maiori idque in termine sex mensium sub pena interdicti ipsius Ecclesiae et hoc quia cum titulus Ecclesiae sit sacrata Crux super eodem Altare nulla est neque imago. Provideatur de Altare portatile maioris mense lapidee. Vidit locum oleorum sacrorum positum in sacristia et mandavit: Provideatur duobus vasculis stamneis simul iniunctis pro crismate et oleo cathecumenorum.

Vidit Baptisterium et mandavit illud tolli de loco in quo est et collocari in loco assignato et claudi cancellis ligneis fierique eius sacrarium teneaturque Rector solicitare massarios ut id quanto citius quantur sub pena suspensionis.

In Ecclesia praeter Altare maius sunt duo Altaria. Altare titulo beatae Virginis non consacratum. Altare Sanctissimae Resurectionis. Dealbetur Ecclesia tota. Collocetur icona quae est in pariete sinistro Ecclesiae super Altare maiori donec de alia fuit previsum.

Vidit sacristiam et mandavit: Provideri de croce vel alia imagine cum tabella cum orationibus dicendis ante et post missam ponendis supra mensam ubi sacerdos celebraturus induitur vestibus sacris.

Vidit cemiterium et mandavit incidi omnes arbores.

Instauretur tectum Ecclesiae. Provideri de duabus planetis [...]

Inventario

Una scatoletta dorata dove già si teniva il SS.mo Sacramento. Un bossolo di vetro con alcune sante reliquie [...]. Un calice con la sua patena di rame indorato. Un Cristo in un calice per il :Ss.mo Sacramento de legno indorato per le ostie. Candelieri di latton della Giesia n. 8 et de la scuola n. 6. Un messal novo.

Interrogatori

Visitatio Ecclesiae titulo S. Crucis de iure patronatus consortium gastaldiae. Die mercurii 20 mensis Junii 1584. Constitutus presbiter Matheus Pradusellus capellanus Ecclesiae Sanctae Crucis testis [...] interrogatus quanto è che è capellano di questa villa. Resp. va per tre anni. Interr. se ha le bolle delli suoi ordini et la licentia di poter esercitare la cura delle anime. Resp. signor si, et ostendit que vise fuerunt legitime reperte. Interr. se ha la nota delle anime di esso populo, et li libri ordinarii. Resp. signor no ch’io non ho la nota ma li libri eccetto quello delli defunti. Interr. se tien la polizza di quelli che confessa. Resp. signor no. Interr. se tutti san confessati et comunicati, et come fa a saper questo non tenendo polizza. Resp. manca un vecchio a communicarsi, il quale aspettava questa mattina. Interr. se vi sono matrimonii in grado prohibito o clandestino. Resp. signor no ch’io sappia. Interr. se ha la bolla in Cena Domini, i casi episcopali, et le constitutioni del R.mo Ordinario. Resp. io ho le constitutioni ma il restante l ò perso. Interr. se qui sono scolle, et come son governate. Resp. gli è la scola del SS.mo Sacramento et quella di S. Mathio et son governate honestamente. Interr. se l’altar del SS.mo Sacramento è continuamente illuminato, se portato con riverenza all’infermi. Resp. signor si ma vi manca l’ombrella piccola. Interr. se vi sono legati pii, et non pagati. Resp. signor no. Interr. chi è il Rettore di questo benefitio. Resp. ms. Manfredo Manfredi che sta in Venetia. Interr. che salario habbia esso Capellano. Resp. tutto me può buttar intorno a cento ducati et al Rettor può restar ducento. Interr. se questo populo è devoto, et se frequenta la Chiesa, et Sacramenti. Resp. signor si. Interr. se qui vi sono adulteri, concubinarii, heretici, usurarii, biastematori, o che rompono le vigilie. Resp. niente ch’io sappia. Interr. se il detto Manfredi è fatto Rettor, et se vi è in sacris. Resp. va per cinque mesi et è solamente in minoribus constitutus. Interr. se questo loco ha bisogno dell’opera di Mons. Ill.mo Visitatore. Resp. non so altro.

Il cappellano sembrava portarsi bene. A smentirlo giunse la deposizione di uno dei testimoni, Melchiorre Tomellacio, che dichiarò che il cappellano Matteo aveva la sua donna a San Donà. E in parrocchia c’era anche Tomio Veronese che conviveva con la Catarina.

Ea die.
Melchior Tomellacius aetatis annorum triginta sex testis [...] Interrogatus come è officiata questa chiesa. Resp. benissimo. Interr. se vi è prete che faccia continua residentia. Resp. quell’altro Rettor che è morto non faceva residentia ma teneva un capellano, ma questo è poco tempo è stato investito et non è ancora in sacris. Interr. come se porta il Capellano. Resp. lui tien una concubina, ma è in la villa di S. Donà con la quale ha anco figliuoli, et per quanto ho inteso la detta vien qualche volta qui ma il ditto va spesso a S. Donà, et altro non so di esso. Interr. dixit io certo non so come la detta femina si chiama. Interr. se il SS.mo Sacramento è ben illuminato. Resp. signor si. Interr. se questo populo è devoto, et se vi sono scandali. Resp. vi è un concubinario chiamato S. Tomio veronese che tiene Catarina da Venetia in casa publicamente per sua concubina et ha havuto figlioli con ella.

Altri testimoni concordavano con quanto esposto. Sul capo del cappellano calò la condanna:

Ricevute queste testimonianze dai presenti, l’illustrissimo Visitarore comandò che Matteo, cappellano di Santa Croce, venisse incarcerato entro otto giorni.

Quibus habitis per parte a presentibus Ill.mus Visitator mandavit illum (Matheum, cappellanus S. Crucis) incarcerari terminus infra dierum octo.

Don Matteo Pradusello, disposto a umiliarsi, scrisse al Visitatore la seguente supplica:

Ill.mo et Rmo. Il R.do ms. prete Mathio Pradusello Capellano curato della Chiesa di S. Croce di Piave destinato alle carceri per imputatione datali nel processo formato contro di lui supplica humilissimamente V. S. Ill.ma e R.ma a farli gratia di relassarlo pro nunc, offerendosi di dar idonea pieggieria [...]. Et alla buona gratia di V.S. Ill.ma con ogni humiltà si raccomanda.

Questa la sentenza:

Il 27 giugno la presente supplica fu presentata all’Illustrissimo Visitatore da parte del suddetto Matteo [...]. Il signor uditore, vista la suddetta supplica, più attento all’equità che al rigore, comandò che il detto carcerato venisse rilasciato in seguito al pagamento di una cauzione idonea di cento ducati ad arbitro dell’illustrissimo e reverendissimo Visitarore, da usarsi per piè necessità.[...]
Tuttavia si riservò la facoltà di dispensar(lo) in tutto o in parte e così condannò e definitivamente decise e sentenziò.

Die 27 Iunii (1584)
presens suplicatio fuit presentata Ill.mo Visitatore per parte supradicti p. Mathei [...], D. Auditor visa supradicta supplicatio adherendo magis equitati quam rigore dictum carceratum mandavit relaxari data cautione idonea ducatorum centum arbitrio Ill.mi et R.mi D. Visitatoris applicandorum piis usibus [...]
nihilominus sibi reservandam facultatem in terminum vel in partem dispensare et ita condenavit et terminavit definitive et sententiavit

Il visitatore apostolico faceva anche obbligo a don Manfredo di risiedere in parrocchia e di stilare quanto prima l’elenco dei parrocchiani e, una volta ottenuti gli ordini sacri, di predicar la dottrina cristiana:

Ordini lasciati et intimati al R.do Manfredo de Manfredi Rettor della Chiesa sopradetta di Santa Croce.

Che in termine di giorni quindeci debba presentare le bolle del benefitio all’Ill.mo Visitator Apostolico in Treviso o dove si atrova sotto pena di lire cento applicate al Seminario di Treviso. Che debba far un libro per descriver l’anime di questo populo.

Che debba ordinar al suo Capellano che tenghi nota di quelli che confessa da pascha et presentarla al R.mo Ordinario sotto pena di sospensione. Che debba procurar di haver gli ordini sacri in fra gli spatii stabiliti da sacri canoni sotto le pene in essi contenute. Che quando sarà sacerdote debba predicare et insegnar la dottrina christiana, o per se stesso, o per altri. Che ordini al suo Capellano che in termine di un mese debba haver la bolla in Cena Domini, et li casi riservati.

Sia fatto un confessionale in Chiesa, al quale siano li casi reservati, la bolla in Cena Domini”.

Fine resoconto visita apostolica del 1584
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Sul finire di quell’anno, il 24 gennaio 1584 (l’anno della Serenissima finiva con febbraio, quindi, secondo il conteggio odierno, eravamo già nel 1585) don Manfredo Manfredi prese finalmente possesso della parrocchia:

I n N o m i n e D o m i n i A m e n Per hoc presens publicum instrumentum cunctis pateat evidenter, et sit notus, quod anno Nativitate Domini Santissimi Iesu Christi Millesimo quingentesimo octuagesimo quarto, Inditione Duodecima, Die vero Martis Vicesimo quarto mensis Jannuarij. Pontificatus autem Sanctissimi in Christo Patre, et D. N. Domini Gregorij divina providentia Papa xiij : anno duodecimo. In ... notarij publici, testimonium infrasciptorum ad haec episcopali vocatorum et rogatorum praesentia, praesens , et personaliter constitutus Clarissimus D. Hieronimus Foscari quondam Clarissimi Petri Patritius venetus Patronus est habens ius patronatus et ius nominandi, et presentandi Rectorem dum vacat in parochiali ecclesia Sancta Crucis Villae Cruci tarvisina diocesis, citra quorumcunque pro...um suorum per eum ...tenus quemadmodum constituroum revocationem, omnibus melioribus modo, via, iure, causa et forma, quibus magis melius et validius de iure fieri potest, fecit, constituit, creavit, et solemniter ordinavit suum ..., certum, legitimum, et indubitatum Nuntium, ... fautorem et negotiorum infrascriptorum gestorem puntualem et episcopalem, item tamen ...litas ... non deroget, nec e contra v... D. Paulum David Arcidiaconum tarvisinum absentem ta... praesentem sp... aliter, et expresse ad ipsius Clarissimi d. Constituentis omine et pro eo nominandum et ... coram Illustrissimo, et Reverendissimo Domino Episcopo tarvisino, vel eius Reverendo D. Vicario qualibus, et aliis quibuscumque ad hoc potestatem habentibus parrochialis ecclesia Villa Crucis nunc vacans per obitum Quondam Reverendi D. Dominici Torta illius ultimi, et immediati rectoris, et possessoribus. Nec non supradictam presentationem, et nominatione ut supra factam recipi, et ad mihi instans et requirens... in supradicta parrochiali ecclesia Sanctae Crucis, institui, et confirmari, et de ea cum omnibus suis iuribus habentiis, et pertinentijs investiri et obtineri Et super inde quodcumque

Meglio darne traduzione:
N e l n o m e d e l S i g n o r e A m e n Per mezzo di questo pubblico strumento a tutti sia evidentemente manifesto e noto , che nell anno della Natività del Signore Santissimo Gesù Cristo 1584, XII Indizione, nel giorno di Martedì 24 gennaio, XII anno di pontificato del Santissimo in Cristo Padre e Signore Nostro Signore papa Gregorio per la divina provvidenza XIII di questo nome
alla presenza del notaio pubblico, dei testimoni infrascritti convocati in questa sede episcopale e interrogati, presente e personalmente comparso il Clarissimo signor Girolamo Foscari del fu Clarissimo Pietro Patrizio veneto Patrono che ha il giuspatronato e il diritto di nominare e di presentare il Rettore quando esso è vacante nella chiesa parrocchiale di Santa Croce della Villa di Croce nella diocesi tarvisina citra quorumcunque pro...um suorum per eum ...tenus quemadmodum constituroum revocationem, omnibus melioribus modo, via, iure, causa et forma, quibus magis melius et validius de iure fieri potest, fece, constituì, creò, e solennemente ordinò il suo ..., certo, legittimo, et indubitato Nunzio, ... fautore e gestore puntuale ed episcopale dei negozi infrascritti, item tamen ...litas ... non deroget, nec e contra v... D. Paolo David Arcidiacono trevigiano assentem ta... presentem spiritualmente, et expresse ad ipsius Clarissimi d. Constituentis omine et pro eo nominandum et ... davanti all'Illustrissimo, e Reverendissimo vescovo trevigiano, vel eius Reverendo D. Vicario qualibus, et aliis quibuscumque ad hoc potestatem habentibus parrochialis ecclesia Villa Crucis oggi vacante per la morte del fu Reverendo don Domenico Torta di quella ultimo e immediato rettore, et possessoribus. Nec non supradictam presentationem, et nominatione ut supra factam recipi, et ad mihi instans et requirens... nella suddetta chiesa parrocchiale di Santa Croce venga istituito e confermato, e di essa con tutti i diritti connessi venga investito e l'ottenga. Et super inde quodcumque

Nonostante le direttive del Concilio di Trento e nonostante gli ordini del Visitatore De Nores don Manfredo non si sarebbe distinto per la sua presenza in parrocchia; oltretutto era sordo e quindi avrebbe continuato a starsene volentieri nei suoi appartamenti a Venezia.

Croce sulle carte ceografiche vaticane (1580-1585)

Papa Gregorio XIII Boncompagni volle affrescare il lungo corridoio che menava alla Sistina con la rappresentazione geografica di tutte le regioni dell’Italia del tempo e delle principali città. La Galleria doveva avere interesse artistico, geografico ma anche simbolico: l’insieme di tutte le carte rappresentate era prefigurazione di una unità d’'Italia anche spirituale, oltre che geografica.
L’opera fu affidata a diversi artisti quali Girolamo Muziano, Cesare Nebbia, i due fratelli fiamminghi Matthijs Bril e Paul Bril, Giovanni Antonio Vanosino da Varese e Antonio Danti che la decorarono e affrescarono tra 1580 e il 1585, seguendo le indicazioni dell geografo domenicano Ignazio Danti, originario di Perugia.
La galleria è lunga 120 metri e comprende quattro carte per il Veneto, in quanto nel Cinquecento i domini veneziani comprendevano vaste aree lombarde, giuliane e friulane.
A noi interessa quella che riporta Croce:


Clicca sulle mappe per ingrandirle

è interessante notare come, nella carta del Veneto, sia presente Croce e non Musile, a quel tempo praticamente inesistente.

Censimento di Croce

Ma il Concilio imponeva ai vescovi di frequentare e conoscere le parrocchie della diocesi. E papa Sisto V (1585-1590) impose ai vescovi di inviare alla Congregazione del Concilio di Roma le Relationes ad limina, redatte su di un formulario precostituito riguardante lo stato della loro chiesa; è grazie a queste che possiamo avere informazioni sulla diocesi di Treviso e sulle sue parrocchie.

Nel 1592 a Croce vivevano 460 persone. Eccone l’elenco stilato casa per casa dal parroco Manfredo Manfredi:


M · D · X C I I . A DI P° D’APRILE
Descrittione di tutte l’anime, che al presente
s’attrovano sotto alla cura di questa Parochia
di santa Croce detta Gastaldia di Croce
di Piave, fatta per me pre (= prete)
Manfredo Manfredi
Pievano di detta
chiesa
In essecutione di mandato dell’Illustrissimo et Reverendissimo Vescovo
nostro di Treviso

Et nota dell’entrata che ha essa Chiesa

Capi di casa DA COMUN. DA NO COM.
Huomini Donne Putti Putte
Gastaldia da Ca Foscari 3 2 2 -
Marcho Longato 1 1 2 -
Ciprian Zulianetto 4 4 1 2
Toni Pivetta 1 1 1 1
Toni Zorzi 1 1 2 -
Zuane Liuier 1 1 - -
Cecilia Pizzarda - 1 1 1
Toni Bedesco 1 2 - 2
Giacomo Grosso 1 1 - 1
Piero Gazabin 1 1 2 -
Alessio Pilotto 4 2 2 1
Giacomo Pascon 1 1 - 1
Gregorio Cerchier 1 1 1 1
Bastian Pascon 1 1 - 1
Agnolo Zulian 1 1 1 1
Marco Perin 1 1 1 -
Hieronimo Barzan 1 1 - -
Laura Calegara - 1 - -
Zamaria Louo 1 1 2 -
Zuane Maschietto 4 2 4 3
Battista Del Vecchio 4 3 2 -
Ciprian Calegher 3 3 4 2
n° 36 n° 33 n: 28 N° 16
(seconda pagina)
Laura Fachina - 1 1 -
Alvise Trivisan 1 1 1 1
Hieronimo Cerchier 1 1 1 1
Maria grossa - 1 2 1
Le Cotolette - 2 - -
Maria Pivetta - 1 1 -
Lorenzo Furlan 1 1 - 1
Donà Nardin 1 2 - 1
Nadal Piva 1 1 - 1
Marco Grandesso 2 1 2 -
Zamaria Bortolon 1 - - -
Piero Vendrame 1 1 3 1
Biasio Ziroldo 1 1 - 1
Bastian Poletto 2 1 - -
Fasanotta - 1 - -
Vincenzo Mion 1 1 1 1
Nicolò murer 1 1 1 1
Giacomo Aglio 4 4 6 4
Giacomo Fagliotto 3 3 5 3
Agnolo Titian detto gastaldo 2 2 3 2
n° 25 n° 29 n° 31 n° 22
(terza pagina)
Fiorio Petravera 1 1 - -
Alvise Perin 3 3 3 -
Michiel Negrin 5 2 - -
Francesco Zuccon 3 2 3 1
Piero Campagna 2 1 3 1
Alvise Radi 2 1 1 -
Francesco murer 3 3 4 1
Piero Passarin 3 2 1 -
Bastian Men? 2 1 1 2
Bortolo Vivian 1 1 - -
Menego Favro 1 - - -
Alessandro di Sandri 2 3 2 -
Zanetto Zottesso 1 2 1 2
Iseppo Fiorotto 1 1
Francesco stalier alla fossetta 1 1 2 2
Antonio hosto alla Fossetta 2 1 - 1
Orsola cadorina - 1 1 1
Battista Totolo 1 1 1 -
Lorenzo di Nadali 1 1 - -
Gasparin Bortolotto 2 1 1 1
n° 37 n° 29 n° 24 n° 12
(quarta pagina)
Menego Maroza 3 1 1 -
Zuane Pussega 5 5 2 3
Z. Antonio Tonegazzo 2 1 1 1
Giacomo Manzon 1 1 1 1
Hieronimo di Sarsi 2 2 3 3
Battista Cimitan 1 1 2 1
Matthio Furlanetto 1 1 3 -
Pasqualin Campardo 1 1 - -
Giacomin gobbato 1 1 - -
Marco Zanchesso 1 1 3 -
Menego Granzotto 4 2 4 1
Dovigo Piovenzan 4 3 3 1
Gasparo Berton 1 2 3 1
Battista Galetto 3 2 - 1
Bastian Cargneletto 3 4 2 2
Andrea Vecchiato 2 1 2 -
Menego Capeller 1 3 - 1
Menego Minesso 1 1 - 1
n° 39 n° 37 n° 33 n° 18
(quarta pagina)
Francesco Solighetto 1 1 2 -
Menego Nobel 1 - - 1
Zuane Malaman 1 1 - -
Giacomo Moretto 1 1 - 1
n° 4 n° 3 n° 2 n° 2

Questa è la somma di tutte le anziscritte anime
Da Conmunione Huomini _____ n° 141

Sono in tutto et per tutto così quelle da Conmunione come da non conmunione

Anime
n° 460

Donne _____ n° 131
somma n° 272
Da non Conmunione Putti _____ n° 118
Putte _____ n° 70
somma n° 188

Entrate della chiesa
La Chiesa di santa Croce della Gastaldia di Croce di Piave non ha altra entrata, che si sappia, che di una chiesuretta avanti essa Chiesa che può essere di due campi in circa et più tosto manco che più, la quale è stata sempre applicata al manso [= podere] di essa Chiesa et ad illuminare il santissimo Sacramento; che non è mai stata affittata ne in tempo mio ne in tempo del mio antecessore che si sappia: ma con quest’obbligo è stata sempre tenuta dalli Capellani: il che è stato in luogo di affitto; che vi vanno da tre misi d’olio all’anno in mantener la lampada sempre accesa et per il manso almeno il valor di due ducati.
Et vi è una mansionaria, qual si officia di ducati quattro all’anno, lasciata per testamento di un q. m. [= quondam, cioè di un fu messer] Vicenzo da Padova detto Gastaldello, qual vien pagata al presente da madonna Zuana da Padova ditta Gastaldella vedova (?) del q. m Zuane herede del sopradicto testador, qual habita in Fossalta di Piave.



Vicende vescovili

Nel maggio 1592, di ritorno da Roma dove si era recato per una missione affidatagli dal papa, il vescovo Francesco Corner decise di celebrare il suo secondo sinodo nel quale aggiunse altre sedici norme a quelle del primo: ricordiamo tra queste l’ordine ai parroci di seguire esattamente il prescritto del Rituale Romano, di istruire le ostetriche sull’amministrazione del battesimo, di togliere ogni abuso nella celebrazione dei funerali, di non tenere in chiesa l’elezione dei gastaldi o dei massari delle confraternite.
Nel 1595 il vescovo, malandato in salute, diede le dimissioni e Clemente VIII, considerando le sue benemerenze, il 15 giugno dell’anno successivo lo creò cardinale col titolo dei Santi Silvestro e Martino ai Monti; fissata la sua residenza a Roma, certo con molto piacere della Serenissima, si profilava per lui una segnata carriera presso il Sant’Uffizio, interrotta però dalla morte improvvisa, che l’avrebbe colto in Roma, il 23 aprile 1598. Sarebbe stato sepolto nella chiesa di San Silvestro al Quirinale.

Al Corner succedette sulla cattedra episcovale tarvisina nel 1595 un altro nobile veneziano, Alvise Molin, già arcivescovo di Zara. Trasferito a Treviso, vi entrò nel marzo 1595. Il Molin, negli anni 1597-98, visitò tutte le parrocchie della diocesi, ma della sua visita a Croce non c’è documento.

Nel 1605 venne a reggere la diocesi di Treviso Francesco Giustiniani. Apparteneva a una famiglia veneziana un cui ramo aveva dato figure di rilievo alla politica veneziana, come il doge Stefano, e alla Chiesa, come san Lorenzo Giustiniani, i beati Nicola, Eufemia e Paolo e alcuni altri vescovi e abati. Entrato nell’Ordine dei benedettini e divenuto abate commendatario di Sant’Andrea in Bosco e protonotario a Roma, dottore utriusque, venne a reggere la diocesi trevisana che era ormai cinquantenne.

Quell’anno fu eletto papa Paolo V Borghese, il quale entrò subito in conflitto con la Repubblica di Venezia la quale, oltre ad aver proibito l’istituzione di monasteri nel proprio territorio e i lasciti di beni immobili agli ecclesiastici senza il permesso del Senato della repubblica, si rifiutava di concedere l’estradizione di due sacerdoti, rei di delitti comuni, per esser giudicati a Roma. Il papa vide in ciò un affronto alla propria autorità, una ribellione della diocesi veneziana al supremo primato della sede romana, per cui colpì lo stato lagunare con l’interdetto.

Lo scontro cadde nel ridicolo, perché a Venezia si seguitò regolarmente a celebrare la messa, in barba al decreto pontificio. Non solo, ma gli Ordini si divisero in difesa dell’una e dell’altra posizione; da un lato Paolo Sarpi, consultore della repubblica e obbediente al doge, dall’altro i Teatini, i Cappuccini e i Gesuiti con in testa il Bellarmino rimasti fedeli al papa. E fu una vivace “guerra di penne” che mise in subbuglio l’Europa cattolica, data la grande personalità sia del Sarpi sia del Bellarmino; si ricompose la vertenza solo grazie alla mediazione del cardinale François de Joyeux e di Enrico IV.

In questa situazione difficile il vescovo Francesco Giustiniani cercò di dimostrarsi soprattutto “prelato di somma bontà e di molta prudenza”. Nella sua relazione ad limina egli confidava al papa le cautele messe in atto sui diversi problemi che variegavano la sua chiesa in riferimento alle interferenze dello stato, ma lo stesso podestà di Treviso riferiva al doge che il vescovo aveva “rappresentato a lei accidenti manco fastidiosi di quelli ch’Ella haverà inteso dall’altre città suddite”. Comprensibile è la crisi di coscienza del vescovo Giustiniani costretto a obbedire al papa e al doge e che decise di rinunciare al vescovado pur di non turbare i fedeli affidatagli. Il rientro però della scomunica papale gli permise di rimanere alla guida della diocesi trevigiana.
Il 6 giugno 1610 venne a Croce. Parroco era ancora don Manfredo Manfredi

VISITA PASTORALE DEL 1610

5 giugno 1610

Die dicta

Constitutus ser Dominicus Pradesellus, massarius scolae Sancti Mattei vocatus, monitus, iuratus, deposuit ut infra.
Interrogatus de redditibus scole et eorum administratione respondit la scola non ha intrada, se non l’elemosine de fratelli che sono queste: li masieri dano una quarta di formento all’anno et soldi vintisei, li repetini dano tre lire. Queste elemosine si dispensano nei bisogni per l’altari in cere et in altre cose necessarie per li altari. Si dispensa anco a ogni fratello un pan et una candella. La scola è governata dalli massari che si fanno a ballotatione; tengono conto di quello spendono et poi nel fine del suo governo lo mostrano al reverendo capellano, al quale demo cinque ducati all’anno per officiar l’altare ogni prima di mese, aciò preghi per li fratelli. Et come vi è commodità di poterlo fare, si fa dir tre messe per ogni fratello che more. I denari si tengono in una cassella con doi chiavi, una per massaro.
Interrogatus respondit non vi sono debitori della scola.
Super vita e moribus reverendi capellani et quomodo se gerit in officio suo, respondit il capellano fa il suo debito, dice le sue messe, i vesperi, predica, non manca d’invitare con ogni affetto il popolo di venir alla dottrina, ma ne vengono pochi perché qui vi è poca gente e per la maggior parte povera, et non da scandalo alcuno di donne né di giochi.
Super statu parocchiae respondit: non vi sono nella cura della nostra chiesa peccatori pubblici, persone che non si confessino et comunichino la pasqua, o che in altro modo deviino dalla buona via. Interrogatus respondit non so che riccordare in (?). Super generalibus recte; annorum 33.

Die dicta

Constitutus ser Antonius Maserotus massarius scolae sancti Mattei vocatus, monitus, iuratus de veritate dicenda deposuit ut infra.
Interrogatus de redditibus scolae predictae respondit
la scola non ha intrada, solo che li fratelli dano per elemosina ogni anno se sono masieri una quarta di formento et soldi 26 et li repetini lire 3.
Queste elemosine si spendono in candelloti per l’altare, et così anco in altri bisogni, et in far dir delle messe. Et questa è governata da doi massari che si fano a ballotatione et durano doi anni. Si tien conto di tutto quello che si spende, et volendo fare qualche spesa non si fa senza il consenso et parola del reverendo et in reliquo conformiter ad alium
Interrogatus de reverendo capellano respondit recte in omnibus
Super statu parochiae respondit recte in omnibus
Super generalibus dixit
non so che riccordare et son confessato e comunicato et in reliquo …

Die dicta

Constitutus dominus Natalis Negrinus massarius scolae Santissimi Sacramenti vocatus, monitus, iuratus, deposuit ut infra
Interrogatus de redditibus scolae respondit
la scola non ha intrada alcuna, ma li fratelli le dano soldi 12 all’anno per uno, et quelle offerte che si trovano ogni terza di mese. Queste elemosine si spendono in cere et i candelloti alli fratelli et nei altri bisogni per l’altare. È governata da doi massari et dal reverendo rettore o capellano, il quale tiene una chiave della cassella, da i chiavi et li massari tengono l’altre doi.
Interrogatus respondit non vi sono né denari né debitori
Super statu et moribus reverendi capellani respondit io non credo che vi sia una persona che possa di lui lamentarsi perché sta qui alla sua residenza et si (=sia) nella celebratione de divini offici, come nell’amministratione de santissimi sacramenti fa il suoi debito et insegna la dottrina christiana e non dà un minimo scandalo.
Super statu parochiae respondit recte in omnibus
Super generalibus recte; annorum 50

Die dicta

Constitutus ser Matteus Martorellus massarius scolae Sanctissimi Sacramenti vocatus, monitus, iuratus, deposuit ut infra
Interrogatus de redditibus scolae respondit conformiter in omnibus ad alium
Super vita et moribus reverendi rectoris seu capellani respondit
doppo che io son nella villa non si è insegnato la dottrina christiana, nel restante si porta bene et fa la sua residenza Super statu parochiae: non vi sono peccatori publici et tutti si sono confessati et comunicati et in omnibus recte.
Super generalibus recte; annorum 56

Die dicta

Constitutus Antonius Granzottus massarius …… ecclesie vocatus, monitus et iuratus ad nterrogationem sibi facte respondit ut infra
Interrogatus de reditibus fabricae, sue luminarie et de illorum administratione respondit
la luminaria non ha intrada di sorte alcuna.
Interrogatus quo modo subveniat necessitatibus ecclesiae respondit si supplisse con le limosine che si trovano con la cassella, le quali si spendono in cere et altre cose necessarie per la chiesa. È governata la luminaria da doi massari, che si fano da doi anni per ballotatione, et dal curato, che intra come primo massaro. Li danari si tengono nela cassella con tre chiavi, due delle quali tengono li massari et l’altra il curato, e si tien conto di tutto quello si spende.
Interrogatus respondit non vi sono debitori de la luminaria et quanto ai dinari ve ne son pochi ne la casella.
Interrogatus de vita et moribus reverendi curati et quomodo se gerat in officio suo respondit il sacerdote che hora essercita qui la cura fa bene il suo officio e diligente ne le cose pertinenti ala cura et administratione de santissimi sacramenti, non da scandalo de la sua vitta ma bon esempio.
Interrogatus super statu parochiae et si in ea sint qui male et publice cum scandolo in pecato vivant respondit non so che vi sia alcuno nela nostra villa che viva in peccato publico con scandolo et non si confessi et comunichi …(?)
Super generalibus recte; etatis annorum quinquaginta.

Die dicta

Constitutus Dominicus Minesius massarius …(?) vocatus monitus et iuratus respondit ut infra.
Interrogatus de redditibus …(?) et alis de quibus supra in omnibus respondit conformiter ad alium.
Interrogatus de vita et moribus reverendi sacerdotis qui curam gerit animarum et quomodo se gerat in officio suo et bonum de se ut tenet exercitium predicationis respondit
il nostro curato fa bene l’officio suo, non dà scandalo di sorte alcuna ma bon esempio.
Interrogatus de statu parocchiae respondit recte in omnibus. Supra generalibus recte; etatis annorum quadraginta sex.

Die dicta

Honofrius Cattellanus cappellanus curatus ecclesie predicte Sancti Marci ville Crucis de Plave vocatus monitus et iuratus respondit ut infra.
Interrogatus de titulo benefici respondit
il tittolo del beneficio è San Marco di Croce, e credo che sia pieve non ricevendo i oli santi da altra chiesa che dalla cattedrale di Treviso, e facendo io il fonte da mi (?).
Interrogatus qui sit Plebanus ecclesiae predictae: il Pievano della chiesa è monsignor Manfredo Manfredi, e s’intende che ha havuto per presentatione delli clarissimi ser Marco e Piero Foscari.
Interrogatus an predictus dominus Manfredus resideat eius cura respondit Non ressiede altrimenti avendo, com’egli dice, licenza da Roma di star absente per la sua sordità, viene però fuori le feste principali.
Interrogatus quo titulo ipsi constitutus ecclesie predicte in …(?) et qua mercede respondit Io servo et essercito la cura come cappellano del reverendo Manfredi con mercede de ducati 60, e gl’incerti che possano in tutto e per tutto 40 ducati
Interrogatus an in hac ecclesia seu cura sint aliqua beneficia simplicia aut legata aut clericatus: Non vi sono ne benefici ne chiericati ne mansiomarie nella mia chiesa. Ho inteso che vi era un legato all’altare della resurretione de ducati 5, lasciato dalla quondam madonna Franceschina suocera de misser Giorgio e misser Giovanni Ferentino, ma doppo ch’io son qui non si ha mai dato niente, anzi ho inteso che vi è un cascino con un poco di terra destinato per questo, il carico è d’una messa la settimana per l’anima della quondam Franceschina suddetta.
Interrogatus an ipse viderit testamentum in quo legatum relietum dicitur respondit io non l’ho mai veduto, ma ho inteso che l’ha in casa messer Giovanni Ferentino.
Interrogatus respondit sono quattro anni e tre mesi che io servo a questa chiesa e a questa cura.
Interrogatus de ecclesibus campestribus in eius cura: vi è una chiesetta alla Fossetta dell’illustrissimo Signor Giovanni Da Lezze, nella quale qualche volta si celebra, ma però non vi è obbligo di sorte alcuna.
Interrogatus an dicta ecclesia habeat redditus: non so che la detta chiesa habbia intrata di sorte alcuna.
Interrogatus de illis statu et in ea decenter celebrari possit respondit per il vero è mal tenuta e mal fornita delle cose necessarie, senza custodia particolare.
Interrogatus qui habeat custodiam illius ecclesie et an teneat eam clausuram respondit è in custodia dell’oste, si suole tenere tener serrata, ma però ho veduto le pedate e forme d’un animale sopra l’altare e credo che fosse un cane.
Interrogatus de redditu ecclesiae parochialis respondit Ha il quartese di tutto quel che nasce, che non so quanto gli butti all’anno, perché di questo non me n’impaccio più che tanto, di certo non ha altro che una chiusura di tre campi in circa, che è qui vicino alla chiesa, con la qual si mantiene le lampade
Interrogatus an ecclesia predicta habeat fabricam respondit signor no.
Interrogatus quomodo providetur necessitatibus ecclesie respondit con l’elimosine che si trovano in chiesa per la luminaria, la quale è governata da due massari, e da mi, e questa mattina aponto si son messe tre chiavi sopra la cassa, nella quale si tengono i denari di essa luminaria, due d’esse gli tengono i massari, e l’altra io; si tien nota di quello si cava e spende, e si rivedono i conti ogni due anni.
Interrogatus de confraternitatibus laicorum si habeat aliquas in eccleisia canonice institutas et sub quali nominibus respondit nella mia chiesa vi sono due scole, una del Santissimo Sacramento istituita canonicamente con i suoi capitoli confirmati da vostre signorie e l’altra di San Matteo apostolo che anco lei ha i suoi capitoli registrati e confirmati da vostre signorie et anco in questa si è provisto della casella con tre chiavi, et governata da doi massari e da mi.
Interrogatus de usibus in quo elimosine predi… (?) respondit in beneficio della chiesa et in far dir delle messe per li fratelli defunti et sono bene et realmente aministrate.
Interrogatus de numero animarum respondit vi sono anime di comunione tre cento trenta in circa et intorno centocinquanta da non comunione.
Interrogatus super statu eius cura, si in ea sint aliqui qui publice cum scandalo in peccato vivant non continentes, non communicantes temporibus debbitis aut alias a recta christianaque viam deviantes respondit nella mia cura non ho alcuno che viva in peccato publico con scandalo e tutti si son confessati e comunicati
Interrogatus de statu et progressu doctrine christiane respondit qui non s’insegna perché non vi è chi venghi, ma io la domenica all’altari gli dichiaro il paternoster l’ave Maria il credo e i dieci comandamenti. Fuit ei dictum ut procuret omni studio …(?) hoc et …(?) doctrine christiane in ecclesia eius institueri
Interrogatus de …(?) an recte caveant …(?) et animam baptesimo respondit sono bene instrutti e quando portano i figli alla chiesa sempre gl’interrogo se siano battesimati i figli e come et avessero anco i padrini dell’affinità che (?), de quali padrini secondo la forma del sacro concilio di Trento non admetto più di uno o uno e una.
Interrogatus respondit io ho li costituzioni sinodali et …(?) habbitis fuit amissus.

Die dominico 6 mensis iunii 1610

Fine resoconto visita pastorale
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Pietro Foscari appare quindi il figlio di Marco, e sarà da lui che riceverà in eredità i possedimenti e lo Jus patronatus? Da capire: perché “Sancti Marci” e non “Sanctae Crucis”. La scuola non identificata potrebbe essere quella del Rosario?

Nel sinodo che seguì alla visita pastorale il vescovo Giustiniani richiamò gli ecclesiastici alla modestia e semplicità di vita e comportamento, alla coerenza anche esterna con gli impegni assunti, l’uso della tonsura e della veste “ad collum constrictam et ad talos demissam” insieme al biretum che “in summitate quadratum aequi lateris formam crucis representat”. Vi partecipò il vecchio parroco di Croce, don Manfredo Manfredi? Poco probabile, perché abbiamo la notizia che alla fine del 1611 il rettore don Manfredo Manfredi morì.

L’elezione spettava questa volta alla famiglia da Lezze e i da Lezze presentarono padre Tommaso Valerio, che si munì delle bolle del patriarca di Venezia.

Noi, Francesco Vendramin, per misericordia divina patriarca delle Venezie e della Dalmazia, primate del Triveneto, e in presenza dei singoli ispettori rendiamo fede indubbia e in verità attestiamo che il reverendo padre Tommaso Valerio, sacerdote veneto prete titolato della chiesa parrocchiale e della Collegiata di San Martino di Venezia è stato, per quanto riguarda i sacri ministeri, anche ordinato negli ordini presbiterali, promosso e ordinato secondo i riti e legittimamente; e che da ciò deriva immediatamente la licenza, a noi richiesta e ottenuta, permanente al beneplacito nostro, non essendo egli scomunicato, né sospeso, né interdetto, né querelato, né processato, né bandito, né censurato in alcuna cosa ecclesiastica, per quanto sappiamo, e non vi è nessun ostacolo riguardo al sacrificio sacro della Messa possa essere ammesso. Attestiamo riguardo allo stesso reverendo don padre Tommaso che egli è stato ed è sacerdote di buona fama, e di conversazione onesta, e di apparire a noi sufficientemente lodato per onestà di vita e per probità di costumi. In fede
Emesso a Venezia dalla Cancelleria Patriarcale oggi, 25 dicembre 1611

Franciscus Vendraminus miseratione divina Patriarcha Venetiarum Dalmatiaeque Primas Triventis, et singulis praesentes inspectoris fidem facimus in dubiam et in verbo veritatis attamur Reverendum P. Thomam Valerium sacerdotem venetum praesbiterum titolatum Ecclesiae Parochialis et collegiatae sancti Martini Venetiarum esse in omnibus sacris etiam praesbiteratus ordinibus constitutum, rite et legitime promotum, et ordinatum, et hinc modo discedere a nobis petita et obtenta licentia ad beneplacitum nostrum duratura non excommunicatum, non suspensum, non interdictum, non querelatum, non processatum, non bannitum, nec aliqua ecclesiastica censum, quod sciamus innodatum quominus ad sacrum Missae sacrificium ... ... de licentia tamen ... locorum ordinariorum admitti possit. Attestantes insuper ipsum R. D. P. Thomam fuisse et esse Sacerdotem bonae famae et onestae conversationis, ac vitae honestate, et morum probitate apud nos catis commendatum existere. In quorum fidem
Datum Venetiis ex Cancelleria Patriarchali hac die 25 mensis Xmbris 1611.

(inserire il documento)

Il 27 gennaio il procuratore Fausto Postumio, facendo le veci di ser Giovanni da Lezze, presentò don Tommaso Valerio a don Cristoforo Baldo, delegato dal vescovo Giustiani.
Tre giorni dopo, il 30 gennaio, il nobile Federico Contarin, vantando lui pure diritto di nomina, scrisse la lettera di presentazione per un altro parroco, tale don Alessandro Approino. Ma il 2 febbraio don Ottavio Ponte [chi era, il vicario di Croce?] attestava (a favore di chi?) l’avvenuta affissione delle presentazione di don Tommaso Valerio. Dal tenore del contenuto sembra che l’attestazione fosse diretta alla Curia.


Molto Magnifico et molto Reverendo sig. et padrone

Con questa li si fa fede da me Don Ottavio Ponte l’erezione a curato de Santa Crose di Piave, come sabato prossimo passato che furno li 28 di Jennaro delli 1612 mi fo consegnata una proclama seu strida del Beneficio di detta Chiesa per la presentazione che anno fatto il Illustrissimo Cha’ Lezze della persona del Domino Prete Tomaso Valeri Veneziano, et insino a oggi che sono li 2 de ferbaro non à comparso impedimento alcuno, et che il detto sabato l’affisse nella porte della detta Chiesa predetta Gioanni Maria Campanaro et il lator di quella et nell’istesso luogo si trova al presente che tuti la possono leggere con suo commodo pertanto V. S. Illustrissima potrà mettere la presente fede con la presentazione

con tal fine mi .... humilissemo de Crose di Piave il di predetto 2 de ferbaro 1612

D. V. S. M. R.da


Non essendovi impedimenti, don Tommaso Valerio ricevette solenne investitura il giorno 8 febbraio dal chierico Cristofaro Baldo, delegato del vescovo Giustiniani.

(inserire il documento)

Nel 1615 il vaiolo mieté un altissimo numero di vittime. L’epicentro fu in Salgareda che restò quasi disabitata. [Biblioteca Marciana: Anagrafi della Serenissima]
Tre anni dopo, con la Defenestrazione di Praga, cominciava la Guerra dei Trent’anni, che avrebbe funestato l’Europa intera.

Per una trattazione completa dell’argomento vedi
CARLO DARIOL - Storia di Croce Vol. I - IL PAESE DELL'INVENZIONE
dalle origini all’arrivo di Don Natale (1897), Edizioni del Cubo

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