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HISTORIA de CROSE
dal 1841 al 1859



Se da qualcuno il dominio austriaco era stato accolto favorevolmente per l’efficienza della pubblica amministrazione, per la tranquillità sociale garantita anche attraverso l’importanza restituita alla religione, per la lotta dimostrata al brigantaggio – a molti poi non dispiaceva l’atteggiamento ‘paternalistico’ dell’imperatore – non poteva non infastidire la limitazione delle libertà personali mediante un sistema poliziesco di sospetti, di censure, di prigione, di morte che finì per favorire il formarsi di una coscienza nazionale.

Li 6 dicembre 1845
“Cristina del fu Sante Salvel e della Rosa Casonato e moglie di Giuseppe Brollo di anni 22 è affogata nell’acqua del Gorgazzo levando acqua”.
[Dal registro dei morti]

“Una coscienza nazionale” poteva diffondersi ovviamente tra i ceti medi. Ma il catasto austro-italiano del 1846 dimostra che tutto il territorio di Croce era poprietà di una cinquantina di ricchi. Non c’era ancora un ceto medio.

Catasto Austro-Italiano [del 1846]

Provincia di Venezia Comune Amministrativo di Musile
Distretto di San Donà Comune censuario di Croce

Registro N.° 646 Rubrica dei possessori 100
B
1. Baliana Francesco quondam Michele 5
2. Baliana Francesco q. Michele e Gaterbourgh Morosini contessa Loredana 8
3. Barzizza Nobile Antonio quondam Alessandro 10
4. Barzizza Nobile Antonio quondam Alessandro 12
5. Barzizza Nobile Antonio e Rossetto Giovanni 14
6. Bonacossi Elena di Alessandro maritata Prina 18
7. Bonacossi Elena di Alessandro maritata Prina usufruttuaria temporanea ed Erario Civile I.R. Ramo pubbliche costruzioni proprietario 19
8. Bragadin Nobili Gerolamo e Alvise Lorenzo fratelli quondam Alessandro 21
9. Bragadin Pir Alvise q. Antonio 25
10. Bressanin Giovanni-Antonio quondam Domenico 25
11. Bressanin Giovanni-Antonio e Francesco Giuseppe 27 (anche il 26)
12. Bressanin Giovanni-Antonio e Francesco Giuseppe usufruttuari temporanei ed Erario Civile I.R. Ramo pubbliche costruzioni proprietario 30
13. Burovich-Zmajevich contessa Agnese quondam Vicenzo32
14.Burovich-Zmajevich Giovanni Nicolò q. Vincenzo34
15.Burovich-Zmajevich Giovanni Nicolò q. Vincenzo usufruttuario temporaneo ed Erario Civile I.R. Ramo pubbliche costruzioni proprietario 39
Baliana fratelli, i cui terreni sono amministrati da vari amministratori7 (e ancora 8, 11, 13, 9)
Bizzaro Giovanni q. Pietro15
C
1.Camin Angelo quondam Olivo livellario a Pincherle Anna vedova Moravia44 (e ancora 46)
2.Carlotti Marchese Giulio di Girolamo I.R. Ciambellano48
3.Castelfranco Marco quondam Anselmo50
4.Castelfranco Marco e
Gaterbourgh-Morosini contessa Loredana quondam Paolo Antonio
52
5.Catorzi fu Antonio quondam Francesco54
D
1.De Mauri Pietro58
E
1.Erario Civile I.R. Ramo pubbliche costruzioni e per esso I.R. Cassa di Finanza e Demanio in Treviso60
F
1.Foscari Contessa Marta quondam Alvise maritata Gradenigo63
2.Foscari Contessa Marta quondam Alvise69
3.Foscari Contessa Marta quondam Alvise74 [e 67 e 71 e 74]
G
1.Gritti Nobile Alvise quondam Bernardi e Soderini76
2.Gritti Conte Giovanni quondam Fabio, pupillo in tutela
di Giovannelli Conte Andrea
78
3.Gritti Conte Giovanni quondam Fabio, pupillo in tutela
di Giovannelli Conte Andrea usufruttuari temporanei
ed Erario Civile I.R. Ramo pubbliche costruzioni proprietario
80
Gradenigo Bartolomeo primo Pietro q. Girolamo 75
Gradenigo Girolamo, Federico, Leonardo, Paolo, Andrianna maritata Nani, maggiori e Cecilia, Maria, Morosina e Giuseppe pupilli in tutela di Foscari Contessa Marta loro madre, fratelli e sorelle del quondam Pietro75
Girardi Rachele di Vincenzo maritata Varischio76
Gotterburg Morosini Contessa Loredana quondam Paolo-Antonio81
Gasparinetti Pietro q. Francesco77
I
1.Ivanovich Cavalier Giuseppe, Marco ed Elena, fratelli e sorella quondam Luca84
2.Ivanovich Cavalier Giuseppe ed Elena quondam Luca86
L
1.Loschi Francesco e Gerolamo fratelli quondam Antonio92
Loschi Francesco e Gerolamo fratelli quondam Marco92
M
1.Maschi Giovanni quondam Francesco92
2.Maschi Giovanni quondam Francesco94
3.Maschi Giovanni quondam Francesco96
4.Maschi Giovanni quondam Francesco usufruttuario
e figli Costantino e Margherita proprietari
5.Maschi Giovanni quondam Francesco usufruttuario temporaneo
ed Erario Civile I.R. Ramo pubbliche costruzioni proprietario
102
6.Maschi Luigi quondam Francesco usufruttuario
e figli Alessandro, Antonio, Angela, Anna e Luigia proprietari
104
7.Mioni Amalia quondam Antonio maritata Voltolini106
8.Mioni Amalia quondam Antonio usufruttuaria
ed Erario Civile I.R. Ramo pubbliche costruzioni proprietario
108
Maschi99
Maschi101
Martina Gioacchino e Giovanni fratelli104
P
1.Prebenda parrocchiale di Croce goduta dal Parroco Salmasi Giuseppe114
2.Prebenda parrocchiale di Croce usufruttuaria temporanea
ed Erario Civile I.R. Ramo pubbliche costruzioni proprietario
116
3.Prina Antonio q. Angelo118
4.Priuli Conti Marc’Antonio, Nicolò, Leonardo123
Prina Antonio q. Angelo usufruttuario
e Bonaccorsi Elena di Alessandro proprietaria
121
Piazza Luigi quondam Pietro113
R
1.Renier Contessa Elena quondam Alvise maritata Vendramin-Calergi128
2.Rossetto Giovanni quondam Antonio131
... Rubinato Giovanni quondam Giovanni 132
S
1.Stefani Giovanni q. Angelo, Stefani Antonio Pietro e Angelo quondam Vincenzo pupilli in tutela di Stefani Giovanni suddetto134
Stefani Giovanni q. Angelo, Stefani Antonio Pietro e
Angelo quondam Vincenzo pupilli in tutela di Stefani Giovanni suddetto
134
... Stefani Pietro e Antonio fratelli quondam Vincenzo
e Severin Anna vedova Stefani loro madre
134
T
1.Tolotti Angela quondam Antonio maritata Silvestri136
2.Tolotti Angela quondam Antonio maritata Silvestri in usufrutto
ed Erario Civile I.R. Ramo pubbliche costruzioni proprietario
139
V
1.Varischio Antonio di Paolo142
W
1.Wiell Taddeo quondam Gioacchino144
Z
Ziliotto Sacerdote Pietro, Antonio e Caterina
fratelli e sorella quondam Agostino, detti Paternostron
149

Registro N.° 650 degli estimi catastali

Sono esclusi dall’estimo

ACampanile0,1
BChiesa parrocchiale di Croce di Piave sotto il titolo di S. Antonio0,29
CCimitero1,55

1846


Una coscienza nazionale poteva diffondersi ovviamente tra i ceti medi: fu in seno loro che nacquero le ‘società segrete’ e divennero sempre più consistenti le attività clandestine dei ‘carbonari’; in particolare dopo l’elezione di Pio IX e la creazione del mito di un papa liberale, in molte canoniche e nello stesso seminario diocesano si discutevano idee e fatti dove non era facile distinguere tra libertà, liberalismo patriottismo. Ma non c’era ancora una canonica a Croce! Don Moretti attendeva. Nella “sua” prebenda c’era invece una casa colonica.

TIMBRO
Provincia di Venezia Distretto di San Donà, Comune di Musile.
Santa Croce di Piave Li 24 Marzo 1847 sette.

Io scrivente Parroco di S. Croce di Piave per omaggio alla verità, di piena mia scienza, e coscienza, e nella fede sacerdotale attesto che alla Campagna con casa colonica di legno coperta di copo, posta in Croce di Piave, località ai numeri di mapa 596. 599. 600. 622. 845. 856. di pertiche censuarie N.° 19:12. rendita. austriache £ 50:87. confinante a levante Maschi Giovanni, ponente Tollotti Silvestri Angela, mezzo giorno argine di S. Marco, Tramontana Piave nova costituente parte della Prebenda Parrocchiale di S.ta Croce di Piave, è da tempo remotissimo annesso l’aggravio del mantenimento continuo di una l’ampada anessa all’Altare del Santis.mo Sacramento in Chiesa di S.ta Croce obbligo dal mio antecessore, e da me eseguito fedelmente, e incombente a tutti gli utenti del Beneficio parrocchiale di S.ta Croce di Piave. In prova mi sottoscrivo, ed appongo al presente il mio suggello parrocchiale alla presenza della Deputazione Comunale di Musile.

D.n Giuseppe Salmasi q.m Gio: Batt.a Parroco
manu propria, et Ecclesiae sigillo

La Deputazione Comunale di Musile
riconosce legale il carattere e firma del
R.do D.n Giuseppe Salmasi Parroco di S. Croce
di Piave e certifica la verità dell’esposto
Musile 24. Marzo 1847

li deputati amministratori
Angelo Girardi
[seconda firma illeggibile]

La rivolta nel resto d’Europa scoppiò nel 1848, interessò e contagiò tutti gli stati che aspiravano all’indipendenza e alla libertà e, per quanto riguarda il Veneto, sbalzò dal trono l’Imperatore Ferdinando I.

Il 20 marzo, alla notizia che Venezia era insorta e aveva proclamato la Repubblica, ovunque si inneggiò a San Marco e si crearono Municipalità provvisorie. A Musile venne creata una Municipalità Provvisoria? Non credo. Ma don Angelo Rizzi lasciò la sua parrocchia di San Donà e si recò nella città lagunare «per il suo fanatico odio contro il governo». Anche Croce fu comunque coinvolta, in particolare lungo la Fossetta e poi fino a Musile, Caposile e Portegrandi, dalle operazioni dei ‘Cacciatori del Sile’:

Avamposti d’Austriaci si trovavano fra Caposile e Portegrandi, su d’un palazzo ora demolito. Qui pattuglie di nostri soldati scesero lungo le due rive del Sile, da Treviso, e li provocarono a conflitto. Spalleggiate dal fuoco di una piroga veneta salita in ricognizione, le pattuglie combatterono valorosamente e fortunatamente. Molti Tedeschi perirono nella fuga verso Caposile, annegarono miseramente. Una colonna di Cacciatori del Sile, comandata dal colonnello D’Amigo, combatté in quest’ultimo sacrario della Patria giù per il Sile, giù per la Fossetta, che allora fu testimone d’altri convegni tra i figli delle Alpi e quelli delle lagune; scesero giovani di buona volontà e li guidava un umile eroe, che non invano doveva sfidare l’ira austriaca, ‘Cimetta’.
[Pavanello, La città di Altino e l’agro Altinate orientale, pag. 259]

Il 23 anche a Treviso il podestà Luigi Olivi chiedeva al comandante delle truppe austriache di ritirarsi e nei giorni successivi il clero partecipò attivamente alla rivolta.
I campagnoli di Croce, costantemente strabici, guardavano a Venezia per quel che raccontavano i “paroni” e a Treviso per quel che diceva il parroco.
Ma la parentesi di libertà si chiuse dopo neanche tre mesi con l’arrivo degli Austriaci: il 10 giugno i crocesi assistettero impotenti al transito sulla Piave dei convogli di barche che portavano rifornimenti di armi e di vettovaglie alle truppe austriache che cercavano di riconquistare Venezia.

Chissà se a don Salmasi giunse la lettera indirizzata dal vescovo Soldati al clero il 24 giugno in cui disapprovava i sacerdoti che si erano lasciati sedurre «dall’amore di novità, posseduti da quello spirito d’indipendenza ch’è tanto propria dell’attual secolo XIX». L’età di don Salmasi non era più quella di chi si lascia prendere dalle illusioni. In quella lettera il vescovo esortava i preti a non discutere delle diverse forme di governo: era quasi un mettere le mani avanti di fronte a eventuali sanzioni del governo austriaco. Il 22 luglio gli Austriaci entravano anche a Treviso. Comunque il Soldati difese i suoi sacerdoti, non consegnò l’elenco dei preti assenti dalla diocesi per le passate vicende politico-militari e si fece portare malato e sorretto sotto le ascelle presso il comandante della piazza militare per tentare di salvare, ma inutilmente, la vita del patriota Iacopo Tassi.

Ancora due mesi di resistenza, poi nell’agosto si spense la fiammata della ‘Repubblica Veneta’. Imposizioni e requisizioni si susseguirono in modo esorbitante. Sempre in agosto, le autorità locali dei distretti di Oderzo, Motta di Livenza e San Donà di Piave incaricano Taddeo Wiel e Francesco Giustinian, opitergini, di chiedere al rappresentante in Italia dell’Imperatore di voler mitigare l’eccezionale durezza di quelle imposizioni e di concedere una dilazione nel pagamento delle imposte. Però l’esito della missione fu negativo.

Sul Veneto calò una cappa di repressione ancora più dura.

Lire, soldi, schèi... e franchi

Sul trono dell’impero, in quel terribile 1848, salì il giovanissimo Francesco Giuseppe, o Franz Joseph: dobbiamo a lui se, negli anni successivi, accanto ai ‘schei’ cominciarono a girare (ma più spesso ad essere solo nominati) i franchi, termine con cui venivano indicate le lire. La parola non proviene, come generalmente si crede, dalle monete francesi poste in circolazione durante l’occupazione napoleonica, ma dalla moneta austriaca che portava il nome dell’Imperatore Francesco Giuseppe, ‘Franciscus’, diventato ‘Franc.’ nel latino abbreviato sulle monete. Si trattava di una moneta divisionale, ossia di moneta il cui valore arbitrario non corrispondeva al valore del metallo con il quale era coniata.

Muore il vescovo. Nuovo vescovo

Le angosce vissute nel ’48 dal vescovo Soldati avevano probabilmente affrettato la sua fine: morì nel dicembre del ’49 a sessantanove anni e i suoi funerali furono un trionfo tanto da insospettire l’autorità austriaca che credeva esaltato un simbolo di resistenza all’oppressione.
Nominato dall’imperatore d’Austria il 25 maggio 1850, il successore Giovanni Antonio Farina fu approvato da Pio IX ai primi di ottobre. Proveniva da Vicenza dove si era distinto soprattutto nelle opere di carità e di istruzione, culminata nella fondazione delle suore maestre di Santa Dorotea. Il suo ingreso, il 16 febbraio 1851, fu preceduto da una sua lunga lettera pastorale nella quale rivolgeva il saluto e chiedeva la collaborazione al capitolo dei canonici, ai parroci, ai professori e chierici del seminario, alle autorità civili, al popolo. Manifestava la sua ferma convinzione che il governo dovesse collaborare, anche nel suo interesse, con la Chiesa; il legittimismo aveva un fondamento teologico; era necessario fronteggiare assieme i tempi tristiin cui Stato e Chiesa erano venuti a trovarsi.
Ai vari motivi di preoccupazione si aggiungeva il pericolo dell’ateismo. Gli interventi del vescovo furono indirizzati in modo particolare a ottenere la chiusura delle bettole durante le funzioni. Doveva essere assicurata la frequenza di fanciulli e adulti alla dottrina cristiana e i primi dovevano «essere iscritti ed effettivamente andare a scuola» e dovevano essere sequestrate le stampe «sediziose ed infamanti atte a promuovere il malcontento e la turbolenza, nonché a mettere in discredito, col legittimo governo, l’autorità della Chiesa e del Sommo Pontefice»

A Croce nel 1851 i morti furono 23, di cui da spasimo 9 (dopo pochi giorni di vita), di pellagra 1 (di anni 58), da parto 1 (di anni 34), da marasma 2 (di 4 e 5 mesi), di epilessia 1 (di anni 4), di scorbuto 2 (di anni 60 e di anni ½), di polmonite 1 (di anni 7), di tiroide 1 (di anni 29), di meningite 1 (di anni 2), affogato in un fosso accidentalmente 1 (di anni 2), di catarro senile 2 (di anni 72 e 79) di consunzione 1 (di mesi 17)
[dal Registro dei Morti]

Nel novembre di quell’anno ci fu anche una tremenda inondazione del Piave.

A partire dall’aprile 1852 il vescovo Farina si adoperò per celebrare il sinodo che non veniva più celebrato dai tempi del vescovo Zacco: egli assegnò a due incaricati per ogni foranìa il compito di esaminare le pagine del sinodo Zacco affinché fossero riviste e adattate ai tempi. Ma a dicembre, termine fissato, non erano arrivate che pochissime risposte. Se la popolazione dei parroci era alle prese con i questionari, la popolazione civile quell’anno bestemmiò perché una malattia aveva colpito i bachi da seta.
[E. BELLIS, Annali opitergini.]
La perdita della «galletta» toccò duramente le classi meno abbienti, le quali confidavano nei «cavalieri» per arrotondare il magro bilancio familiare che invece fu assottigliato dalle spese sostenute inutilmente.
Negli anni successivi ritornò anche il colera, e questa volta con una certa virulenza. Aveva cominciato a far strage già nel 1849, ma nel ’53 -’54 «ne morirono molti anco a Croce». Furono tutti seppelliti nel cimitero vicino alla chiesa.

Un nuovo cimitero

Si trovò invece in difficoltà la parrocchia di Musile, per la quale si rese necessaria la costruzione di un nuovo cimitero. Si progettò «negli anni 1853/54 […] dal commissario distrettuale di San Donà, certo Bressan, un cimitero pelle due Parrocchie componenti il Comune di Musile, cioè per quella di Santa Croce di Piave e per quella di Musile...» [Promemoria di Don Busnardo del 25 ottobre 1861], un cimitero fuori dai centri abitati di Croce e di Musile, come prescriveva l’editto napoleonico di S. Cloud risalente al 1804 e mantenuto dal Dominio Austriaco), e che servisse entrambe le parrocchie.

Il 7 marzo 1855 il commissario distrettuale di San Donà incaricò [Nota Commissariale n.° 1165] il medico condotto dottor Ciprandi di visitare i cimiteri di Croce e Musile per verificarne l’adeguatezza. Il 24 maggio 1855 il dottor Ciprandi, col suo riscontro N.° 18, dichiarò che “il Cimitero di Croce, ove si eccettui che è posto intorno alla Chiesa Parrocchiale e che il muro di cinta non raggiunge l’altezza prescritta, nel rimanente ha tutte le condizioni perché possa considerarsi a norma, se non rigorosissima, certo comune e pratica di legge.”
A dispetto del riscontro del dottor Ciprandi, il commissariato distrettuale individuò la zona più opportuna per il nuovo cimitero in località “Scuole San Rocco” in territorio di Croce ma ai confini tra le due parrocchie, lungo l’Argine San Marco. La scelta non venne condivisa né dai Parroci né dai cittadini per i disagi che creava, viste le distanze dai due centri e l’impraticabilità delle strade, in particolare nel periodo invernale o delle piogge. Tuttavia, nell’ottobre del 1855, per volere delle Autorità Civili venne costruito il nuovo cimitero promiscuo per le parrocchie di Croce e Musile in località “Scuole San Rocco” vicino al fiume, ai confini tra le due Parrocchie, nel territorio di Croce, ad un miglio dalla chiesa di Musile e ad un miglio e mezzo da quella di Croce. Venne costruito “per viva forza del Commissario ad onta che in sei convocati i Censiti votassero negativamente sempre opponendosi perché troppo dista dall’una sì che dall’altra Parrocchia...”
[Promemoria di Don Busnardo del 25 ottobre 1861]

Il 29 aprile 1858 venne in visita pastorale a Croce il vescovo Monsignor Giovanni Antonio Farina (di Gambellara).
Parroco ormai da 24 anni era ancora don Giuseppe Salmasi, che finalmente aveva trovato un cappellano nel nipote don Angelo Salmasi.
Il questionario per la prima volta giungeva prestampato.

VISITA PASTORALE DEL 29 APRILE 1858

Trascriviamo con cura.

Coram Ill.mo et Rev.mo Domino Domino JOANNE ANTONIO FARINA Episcopo Tarvisino etc. etc. personaliter comparuit, et constitutus est admod. Rev. Dominus Josephus Salmasi modernus Rector de ipsa Paroecia Sanctissimae Crucis de Plavi qui monitus, juratus etc. etc.

Inter. De Nomine, Cognomine, Patria, et aetate ?
R. Josephus Salmasi de Zensono hujus Dioecesis natus anno 1779

Inter. De Titulo Ecclesiae ?
R. Inventio Sanctissimae Crucis

Inter. An sit consecrata, vel benedicta, quando, et a quo ?
R. Consecrata est ab Ill.mo ac Rev.mo Archiepiscopo Augusto Zacco Episcopo Tarvisino anno 1731 ut videre est in lapide, quae praestat in pariete in cornu Epistulae ipsius Ecclesiae

Inter. A quo, et a quanto tempore possideat Beneficium ?
R. Inde ab anno 1834 ab Illustrissimo Episcopo Sebastiano Soldati

Inter. An sit Ecclesia Matrix, vel Filialis ; et a quo olea Sancta recipiantur ?
R. Hic loci desunt documenta sive pro una sive pro altera parte; recipit autem a Cathedrali Olea Sancta

Inter. De numero Animarum?
R. 1073

Inter. Quot sint redditus Beneficii?
R. Cumulatim ad libellas Austricas 7500

Inter. Sunt ne etiam Beneficia simplicia ? Quot, et a quo conferentur ?
R. Minime

Inter. De Legatis, et Mansionariis ? Jacent ne insoluta ? Sunt ne Missae arretratae adhuc celebrandae?
R. Minime quoad omnia

Inter. Administratores Ecclesiae quomodo se gerunt?
R. Perquam diligentissime in omnibus

Inter. An adsint Ecclesiae Comparochiales, vel Sacramentales, vel Campestres, et quae?
R. Minime.

Inter. De Oratoriis publicis, et privatis?
R. Duo extant, alterum de familia Ivanovich, cujus … sustentatur et laudabiliter exornatur; alterum ad familiam Burovich pertinet, cujus item sumptibus solitus: utraque vero publica et admodum apta ad necessitatem Paroechiae

Inter. Scholae elementariae sunt ne apertae, et eas visitat per hebdomadas Parochus?
R. Est una maschilis et invisitur (?)

Inter. An adsint piae Scholae, (vulgo Fraglie) vel Confraternitates, et quae?
R. Sunt tres Confraternitates, altera de SS. Sacramento, altera de Rosario, tertia, quae tantum regolariter instituta est de B. V. Maria de monte carmelo nuncupata.

Inter. An instituta sit Congregatio ad pauperes substentandos?
R. Minime, quia nullo modo potest institui.

Inter. An proventus habeat, et quos, et quomodo geritur ?
R. Vide supra.

Inter. An qotannis reddantur rationes de regimine ?
R. Vide supra

Inter. An diebus Dominicis, et Festis de praecepto Evangelium expliciter Populo, et Vesperae canantur?
R. Utique pro vivibus.

Inter. Expositio Sanctissimi Sacramenti fit ne umquam publice ? Quo candelarum apparatu ?
R. Publice semper, et ad Novenam SS. Natalis et ad 40 horas cum 32 candolarum apparatu. Reliquis autem temporibus simplici apparatu.

Inter. An noti fiant populo dies festi de praecepto, et de jejunnio?
R. Utique.

Inter. Omnibus diebus festis celebrat ne pro populo ?
R. Utique

Inter. An bene regatur Doctrina Christiana, et omnibus diebus festis praescriptis habeatur una cum Catechismo pro pueris, et pro adultis ?
R. Utique pro vivibus omnia.

Inter. An in auxilium veniant alii Sacerdotes?
R. Minime

Inter. Quanam hora missa Parochialis, et functiones ecclesiastiche habentur?
R. Missa Parrochialis habetur post horam undecimam, et p… dat signum reliquis functionibus

Inter. An habeat Capellanum, et quis sit?
R. Habet et est Don Angelus Salmasi

Inter. An muneri suo satisfaciat ?
R. Per omnia laudabiliter.

Inter. De alii Sacerdotibus, et Clericis, et qui sint?
R. //

Inter. An ecclesiatiche, et honeste vivant ?
R. //

Inter. An Sacerdotes omnes in talari veste celebrent. Et omnino servent mandata Nostra jam in circulari diei 25 Aprilis 1851 specialiter expressa ?
R. Utique

Inter. An ad cauponas divertant, et ludis inserviant ?
R. Minime

Inter. An tabernas (botteghe di cafè) et theatra frequentent ?
R. Necquaquam

Inter. An immisceri cupiant rebus civilibus, civilique egimini et Potestatibus minus dociles se ostendant ?
R. Minime

Inter. Quas mulieres in propriis domibus habent ?
R. //

Inter. De Inconfessis, Scandalosis, ac de Matrimoniis separatis ?
R. Nil videtur suggerendum in omnibus.

Inter. De Obstetricibus, et an sint bene instructae ad Baptismus conferendum ?
R. Apta et docta satis

Inter. An intra octo dies Infantes baptizentur ?
R. Utique

Inter. Quomodo Infirmis deferatur SS. Viaticum ?
R. Numquam privatim nisi mortum et semper decnti apparatu.

Inter. An in Oratoriis Missa celebretur diebus exceptis absque licentia Ordnarii ?
R. //

Inter. An Sponsi ante matrimonium examinentur circa rudimenta Fidei ?
R. Utique

Inter. An Populus Ecclesiam diebus festis frequentet cum aedificatione ?
R. Utique

Inter. An tabernae cujuscumque generis pateant, dum in Ecclesia Sacra peraguntur?
R. Minime videtur

Inter. An Auctoritate civiles in hoc vigilantiam exerceant ?
R. Nonnihil

Inter. An Congregationes habeantur juxta Synodalia Decreta et temporibus designatis ?
R. Utique

Inter. An in ipsis fiant supplicationes pro Defunctis ?
R. Utique

Inter. Quid dicendum de prandio ? Est ne stricte Synodale ?
R. Utique

Inter. Super haec, et alia in genere habet ne aliquid suggerendum ?
R. Nihil

Omnia superscripta in Domino pro sua scientia et conscentia, ut vera dictavit, et, tacto pectore, juramento solemniter confirmavit, et confirmari voluit.
In quorum fidem etc. subsignatus manu propria et dimissus etc.
Don Giuseppe Salmasi attesto ut supra.

Vi è un foglietto di minuta relativo alla visita ai due oratori.

Parrocchia di Croce di Piave

1. Oratorio publico dedicato alla M. V. del Rosario, di proprietà della Signora Contessa Ivanovich, domiciliata in Venezia. Tutto si trova in ottimo stato. ... di arredi sacri, ed è proveduto di vesti non talari ecc. Ha due reliquie una delle quali della santissima Croce. Non vi sono le autentiche, ma si è trovato soltanto il sigillo di ... Vescovo Soldati

2. Oratorio publico dedicato a                        di proprietà del Signor Conte Burovich è sufficientemente poveduto di quant’è necessario per la celebrazione della S. Messa. Non si conobbero obblighi di messe.

Fine resoconto visita pastorale del 1858
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Non emerge dalla visita se Monsignor Farina visitò il nuovo cimitero al confine tra le due parrocchie, ma se anche lo visitò, non si rese conto della sua inadeguatezza.

Cavour a Plombières (21-22 luglio 1858) stringeva accordi con Napoleone III e formalizzava nel gennaio del ’59 l’alleanza con la Francia.

Il 26 febbraio 1859 la Deputazione Comunale scrisse (lettera N.° 56) al Regio Commissario, invitandolo a riflettere sull’inadeguatezza del luogo stabilito per il cimitero.
Quel giorno moriva don Giuseppe Salmasi, come si evince dalla seguente lettera.

Morte di don Giuseppe Salmasi

Illustrissima e Reverendissima Curia!

Un colpo apoplettico polmonare jersera mi rubava in men che un’ora l’amatissimo Zio e Parroco. Quantunque da più che un mese avesse avuto Egli un altro assalto, che superò facilmente col salasso, ne vedeva in quest’ultimo la differente energia e si occupava in divote preghiere e non più. Questa mattina ne diedi parte al Molto Reverendo Vicario Foraneo di S. Donà, dal quale ebbi adesso in risposta, che ne renda anche edotta in giornata cotesta Ill.a Rev[erendissi]ma Curia, lo che faccio colla presente e mi segno rispettoso

Dalla Canonica di Santa Croce di Piave
li 27 Febb.o 1859

 Devotiss.mo Servitore
D.n Ang. Salmasi

Il giorno dopo fu fatto il funerale e il parroco fu sepolto nella “terrazzetta”, come risulta dal registro dei morti:

“Li 28 febbraio 1859
Don Giuseppe Salmasi di Giovan Battista e Lucia Stefani, di anni 80, parroco di questo luogo per quasi 25 anni e prima era stato 11 anni in Passerella di San Donà nativo di Zenson di Piave, per colpo apoplettico polmonare che per men che un’ora gli fece provare lievissime angustie di morte permettendogli di raccomandarsi l’anima egli in unione al desolatissimo nipote (don Giuseppe Salmasi) che lo confortava dei soccorsi della Chiesa passava ier l’altro alle ore 11 pomeridiane a vita migliore ed oggi alle ore 10 antimeridiane fu sepolto nel luogo detto la terazzetta circa la metà presso la propria madre con numerosissimo concorso di popolani e stranieri”

Passarono i giorni e nessun parroco della diocesi mostrò alcun interesse a venire a Croce. I fabbricieri Zorzetto Giovanni, Moretto Valentino e Brollo Domenico (ma costui dimorava a Vallio e si faceva vedere sempre meno) erano preoccupati, e non solo per ragioni spirituali, cui provvisoriamente provvedeva degnamente il vicario, alloggiato all’osteria, ma perché l’assenza di un titolare scatenava le spinte centrifughe delle famiglie che abitavano lontano dal centro. Cogliendo l’occasione della parrocchia vacante, le famiglie Varisco Antonio, Maschietto Girolamo e Scaramal Luigi, residenti ai confini della parrocchia e lusingate dalla parroco di Musile e dalla Deputazione Comunale, avevano chiesto al vescovo Farina di passare alla Parrocchia di Musile “perché più comoda da frequentare”. Il vicario generale chiese il parere del vicario foraneo di San Donà, il quale, il 7 aprile 1859, rispose che la richiesta, ora anche della famiglia Fossaluzza Giovanni, meritava di essere esaudita. L’Amministratore ecclesiastico di San Donà era dello stesso parere. Quale parroco difendeva le ragioni della Parrocchia di Croce? Nessuno. Il parroco di Musile si dichiarò ovviamente disponibile ad accogliere le nuove famiglie: nuove anime, nuovo quartese. La Deputazione Comunale promise che avrebbe risarcito la prebenda della parrocchia di Croce quando fosse stato nominato il nuovo rettore.

Nell’aprile 1859, “in occasione che la Regia Commissione Delegatizia si trovava a San Donà pella perizia militare, la Deputazione Comunale di Musile invitava l’Imperial Regio Delegato in unione al sig. Filippo Nani a vedere la situazione del cimitero suindicato, i quali dichiaravano esser inoportunissima la situazione pelle distanze, intanto venne benedetto…”
[Promemoria di Don Busnardo del 25 ottobre 1861]

Nessuno dei giuspatroni s’era nel frattempo fatto avanti per far valere l’antico diritto di nomina: da decenni infatti esso costituiva più un onere che un vantaggio. Compito dei giuspatroni era anche di provvedere una canonica. E se i ricchi son tali è perché sanno rinunciare all’onore e badare ai denari.
L’Amministrazione Provinciale fu costretta ad emanare il seguente editto:

La vacanza della parrocchia rischiava di andare per le lunghe perché il conte Prina, che fino allora aveva dato alloggio al testè defunto parroco Salmasi, non intendeva più concedere alcuna stanza al parroco venturo né al vicario.

AMMINISTRAZIONE ECCLESIASTICA
DEL
DISTRETTO DI S.DONA’

Grassaga li 4 Maggio 1859

Alla spettabile Fabbriceria

di Croce di Piave

In appoggio alle immediate ricerche, provate da questa Deputazione e Fabbriceria, il Conte Prina ricusa qualsiasi riparo al di Lui immobiliare, ceduto per lo avanti al decesso Sacerdote Salmasi, quando non l’abbia il redintegro di due fitti arretrati, e tutte quelle riparazioni che spettano all’inquilino di trascurato mantenimento. Vuole altresì averne la mallevaria di decenne affittanza dal futuro Parroco mentre la spesa, che incontrerebbe per adesso, sarenagli troppo dispendiosa, ed affatto inutile ai propri suoi usi. Da queste determinazioni del proprietario Conte Prina, sarebbe sommesso parere della scrivente che codesta riverita Fabbriceria si rivogliesse al venerabile suo Prelato perché capisca la situazione attuale della Parrocchia senza altra casa, che presti l’alloggio al Vicario Sacerdote, si determini positivamente il nuovo [.?.] ad abbracciare la superiore affittanza obbligando il Comune di Musile all’indennizzo dell’annuo pagamento.

L’Amministratore Eccl.
Dariol Don Lorenzo

“Obbligando il Comune di Musile all’indennizzo”? Ma se il Comune già non parlava più di risarcire la Fabbriceria di Croce per la sottrazione della quattro famiglie passate sotto la parrocchia di Musile! E non s’era fatto essolui mallevadore tra le due parrocchie? I fabbricieri fecero immediatamente un tentativo presso il vescovo (stesso giorno, 4 maggio 1859)

Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore

nella dispiacente circostanza che a questo Benefico Parrocchiale manca la casa canonica e che non è possibile supplirvi con altra, la quale offra decente alloggio né al molto Reverendo Vicario né al futuro Parroco, che sarà destinato dalla Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima a questa cura, la Fabbriceria di questa chiesa si è rivolta istantemente all’Amministrazione ecclesiastica distrettuale pregandola di eccitare il Signor Conte Prina a rendere abitabile la casa, che servì di ricovero al decesso Parroco Salmasi, unica casa che in paese possa prestarsi tollerabilmente e tale scopo.

Dall’unito documento Ella, Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore, potrà rilevare la poco confortante risposta che si ebbe il R. Amministratore, e che in parte ci toglie anche le nostre ultime speranze di vedere stabilmente collocato chi Ella designava allo spirituale nostro reggimento.

A noi per ciò non resta che di supplicare, come facciamo con tutto il rispetto e fiduciosamente la venerabile Saggezza e Bontà della Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima, affinché interponga la Sua Autorità per ottenerci o dal prefato Conte Prina oppure dai nobili Conti Gradenigo che accordino l’invocato opportuno ricovero, perché questa vostra parrocchia non resti neppure momentaneamente priva delle necessaria assistenza spirituale, tanto più che il nostro molto Reverendo Vicario non può più oltre seguire di vivere all’Osteria e il nostro attuale cappellano non ha dimora in questo paese.

Nella sicurezza del Suo benigno favore ci protestiamo devotamente della Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima

Ossequiosissimi come figli

I Fabbriceri Giovanni Zorzetto Valentin Moretto

di Croce di Piave, 4 maggio 1859

Negli stessi giorni (maggio) venne esposto il Decreto Vescovile alle porte delle chiese dell’accoglimento della richiesta di passaggio sotto Musile delle 4 famiglie che l’avevano fatta. Non pervenendo nessuna obiezione nel tempo stabilito, il vescovo firmò il decreto e in data 25 maggio le 4 famiglie, per un totale di 25 persone, passarono sotto la parrocchia di Musile.

Nel frattempo, l’intera Lombardia stava per passare al Piemonte. A fine aprile, l’Austria, provocata dalla politica di Cavour, era passata all’azione, fallendo però il suo tentativo di invasione: l’esercito francese era giunto in soccorso di quello piemontese, Garibaldi ai primi di giugno otteneva un grosso successo a Magenta che apriva a Napoleone e a Vittorio Emanuele le porte di Milano. Il 24 giugno, sulle colline si Solferino e San Martino, tra Brescia e Mantova, i franco-piemontesi rintuzzavano la controffensiva austriaca.
Si moltiplicavano le insurrezioni a Parma, a Modena e nelle legazioni pontificie; in Toscana il Granduca era già stato costretto alla fuga in aprile. Preoccupato dall’evolversi della situazione italiana, Napoleone III firmava a Villafranca, senza preavvertire gli alleati piemontesi, un armistizio con l’Austria che prevedeva la cessione della Lombardia a Napoleone perché la girasse al Piemonte. I territori dell’Italia centrale avrebbero dovuto ritornare sotto le antiche dinastie regnanti. La Francia rinunciava a Nizza e alla Savoia non avendo rispettato gli accordi di Plombières.
Il Lombardo-Veneto non esisteva più.

Senza canonica era dura che qualcuno scegliesse la parrocchia di Croce. Scelse la Curia, e il I giugno investì don Nicolò Forner, il quale però, venuto a conoscenza della mancanza di casa canonica, il 18 giugno rinunciò.

A chi tocca provvedere la canonica?

L’Ordinariato vescovile fu costretto a rivolgersi all’Imp. Regia. Delegazione di Venezia.

N. 380                                Presentazioni
Cons. il 21 – 6 – 859
Nicolò Forner Parr.o
eletto ed investito di Croce
  18 d.o
In seguito al N.° 535
reclama per l’assegnazione della Casa par(ochi)ale in Croce,
in mancanza della quale rifiutasi di portarsi in Parrocchia
di cui fu nominato ed investito Parr.o

Le ragioni che nella unita Istanza induceva il nuovo Paroco di S. Croce di Piave D.n Nicolò Forner cui si accompagnava la Bolla canonica d’investitura sotto il dì 1. Giugno cor.e N. 535 meritano effettivamente il più grande appoggio e soccorso per non vedere più a lungo quella Parrocchia vedova del suo Pastore, alla mancanza della Casa Canonica a cui ha diritto ogni Paroco per le Disposizioni Santissime del Tridentino.
Laonde l’Ordinariato scrivente non può dispensarsi dall’accompagnare a cod. Imp. R. Delegazione Provinciale la Istanza stessa e dal raccomandarne assai il più energico e pronto provvedimento ordinando intanto al Comune di sostenere per un decennio la spesa del fitto della Casa ad uso del paroco, che fin qua fu quella del Conte Antonio Prina, bisognevole di riparazioni a renderla abitabile e conveniente. In seguito a tempi migliori verrà innalzata in quella Parocchia la casa canonica da chi ha il debito di farlo; or poi basta che il Comune provvegga la decente abitazione al nuovo Paroco, e per ottenere quest’esito tanto bramato, l’impegno, lo zelo intelligente ed operoso di cod. sullodata Magistratura.
Non si lascia poi di far conoscere che, in seguito alla pregiata Nota Delegatizia 18. Aprile pass. N. 6621/793 l’Amministratore Ecclesiastico pel Distretto di S. Donà col suo foglio 4. Maggio pas. N.° 25/9 XVII informava lo scrivente su quanto avrebbe opinato che si facesse riguardo a questa Casa canonica, e che lo scrivente medesimo colla sua Nota 9. sud.o mese di Maggio N. 459 conveniva intieramente nel voto del Sig. Amministratore Ecclesiastico, cioè che il Comune si obbligasse intanto di pagare per un decennio il fitto della Casa in discorso, e che il Sig.r Conte Prina questa sua Casa la concedesse a decente abitazione pel Paroco. E questo ragguaglio sulla seguita corrispondenza fra il pred.o Amministratore e lo scrivente Ordinariato in proposito della Casa canonica della Parrocchia di S. Croce, lo si significa a cod. Imp. R. Magistratura a sua direzione e in conformità eziandio alla pregiata sua Nota sopra citata 18. Aprile pas. N. 6624/793

All’Imp. Regia Delegazione Prov.le di Venezia

L’I.R. Delegazione Provinciale di Venezia tentò di scaricare il barile sul vescovo: se toccava ai Giuspatroni provvedere la parrocchia di canonica e se i giuspatroni avevano rinunciato in favore del vescovo, toccava al vescovo trovar fuori una canonica! Proprio questo sembrava significare il punto esclamativo iniziale accanto a “Monsignore”.

R. Delegazione Provinciale
Venezia
N. 10452/1257

Venezia li 14/7/1859

Monsignore!

Come ebbesi l’onore di partecipare a V. S. R:ma col foglio 18 Aprile pp. N:° 6624 venne inviato il R(everen)do Amministratore Ecclesiastico di S. Donà ad avanzare concrete proposte per provvedere di casa Canonica la Parrocchia di S.a Croce di Piave.

Ora il medesimo coll’unito rapporto avviserebbe di stipulare un contratto di pigione per un decennio della casa del Conte Antonio Prima addossando il pagamento del fitto a quel Comune, sempre che il detto proprietario facesse eseguire previamente i necessari adattamenti.

Sussiste però che quel Beneficio è di patronato laicale perloché fra gli altri obblighi dovrebbe incombere ai patroni quello di provvedere il parroco di Casa Canonica.

Prima pertanto di dar esito alla fatta proposizione non può lo scrivente dispensarsi di fermare in proposito l’attenzione di V. S. mentre ove a ciò fossero tenuti i Patroni potrebbesi soltanto in seguito a loro rifiuto dar corpo ai necessari provvedimenti, premessa già la regolare procedura.

Essendo l’argomento di esclusiva attribuzione di V. S. Ill(ustrissi)ma a senso dell’Art.o 12. del Concordato, questa Deleg.e Prov.le attenderà di conoscere i rifiutati suoi divisamente per opportuna norma.

L’I. R. Consigliere Aulico Delegato
Mu...ner[?] [illeggibile]

Monsignor Rmo Vescovo
di Treviso

La lettera fu consegnata al vescovo quattro giorni dopo. Subito partì la risposta.

N. 637                            Consultazioni


Cons. il 18 – 7 – 859
Delegazione di Venezia
                 14 d.o N. 10457/1257
Offre[?] progetto di affittanza per un decennio
onde provvedere intanto di Casa canonica
il Parroco di Croce di Piave

18 Luglio 1859
Si offre riscontro con riferimento al N.° 592

Nota!

Il voto del Sig. Amministratore Ecclesiastico per distretto di S. Donà combina col voto che dopotutto lo scrivente [consigl]iava a cod. Imp. R. Delegazione colla sua Nota 21. Giugno pp N° 586, cioè che il Comune prendesse intanto ad affitto per un decennio la Casa del Sig. Antonio Conte Prina per la temporaria abitazione del Paroco di S. Croce di Piave e che obbligasse lo stesso Sig. Prina a rendere quella sua Casa in uno stato decente aggiungendo poi le sue più vive raccomandazioni pel sollecito compimento di questo scopo.

Riguardo poi al decretare canonicamente la decadenza dei Compatroni dal diritto di nomina del Paroco di S. Croce di Piave perché non sottostanno all’adempimento dei rispettivi loro obblighi, egli è necessario che cod. Imp. Delegazione si compiaccia prima d’intimare a loro di sostenere il dispendio della erezione della Casa canonica o altrimenti di dichiarane in iscritto che rinunziano solennemente e per sempre ad ogni e qualunque competenza attiva sopra a quel Benefizio parocchiale di S. Croce. In tal guisa il Vescovo avrà un sicuro argomento per devenire alla accettazione formale della contemplata rinuncia, e in caso negativo per ritenerli insieme questi compatroni decaduti affatto dall’esercizio di quel diritto padronale che godettero alternativamente fin qua come a premio della beneficienza che prodigarono alla Chiesa i loro Maggiori. Perché poi cod. Imp. R. Delegazione sappia a prima vista chi sieno questi compatroni che hanno alternis vicibus il diritto di nomina o di presentazione al Benefizio medesimo di S. Croce, non si lascia di nominarli ad uno ad uno cioè: Marco Bernardo fu Giovanni; Girolamo Morosini e Francesco Gritti Patrizi Veneti, le nobili Signore Marta Foscari Gradenigo ed Elena Contessa Bonacossi Prina di Este in qualità di erede della fu Nob. Chiara Pisani da Lezze Zia materna, come ciò venne già fatto conoscere a cod. Magistratura colla Nota Curiale 1. Marzo N. 241 dell’anno corrente.

Mentre si evade così il benaccetto Foglio di cod. Imp. R. Delegazione 14. sud.o Luglio N. 10457/1257 le si rinnovano le più grandi preghiere perché venga stipulato subito dal Comune il Contratto di affittanza per un decennio della Casa del Sig. Conte Prina, perché ne venga altresì costretto lo stesso Proprietario a ristaurare quella Casa in un modo conveniente all’abitazione di un Paroco per non vedere più a lungo quella Parocchia vedovata del suo Pastore.

Si ritorna ut Comunicatur etc.

Treviso 18. luglio 1859

+ Gio Anto. Vescovo

All’Imp. Regia Delegazione
                 di Venezia

Di nuovo rilanciava la

R. Delegazione Provinciale
Venezia

N. 12366/1459                                        Venezia li 26 Luglio 1859

Nota

Nel mentre previensi V. S. Rev(erendissi)ma, che si va in data odierna a ritirare ogni necessario ragguaglio relativamente all’alloggio del Parroco di S.a Croce di Piave per far luogo a quei provvedimenti che saranno del caso, devesi d’altra parte soggiungere, che non trattandosi nel caso presente di controversia per successione patriziale, sembrerebbe alla scrivente che fosse estranea alle sue attribuzioni a termini dell’Art.o XII del Concordato, l’intimazione della diffida alli patroni del detto benefizio ne’ sensi espressi coll’accetta Nota 18 corr.e N. 637. che così viene esaurita.

L’I. R. Consigliere Aulico
Delegato Prov.le
Mu...ner[?] [illeggibile]

A Monsignor Ill.mo e R.mo
Vescovo
di Treviso

I giuspatroni rinunciano al diritto
(per non pagar canonica)

A fine agosto, ai primi di settembre, giunsero alla Curia le rinunce dei giuspatroni ai diritti di nomina. Giunse quella della contessa Elena Bonacossi, per mano del marito Antonio Prina, che l’aiutava a spogliarsi del diritto...

Alla Reverenda Curia Vescovile di Treviso

Se la Famiglia da Lezze rappresentata ora dalla Nob. Bonacossi Prina cooperò ad un tempo per l’Erezione della Chiesa di S.ta Croce di Piave per cui gli venne concesso il diritto dell’elezione di quel Parroco unitamente ad altre Famiglie, punto non ne deriva la conseguenza che inoggi possa essere obbligata a costruirvi la Casa Canonica e spetterà a codesta Reverenda Curia il comprovarlo.

Tutti li Parrochi fin qui riconobbero l’obbligo di pagare l’affitto della Casa per uso di canonica, qual onere infisso pel beneficio stesso, beneficio che ora si è sensibilmente accresciuto in forza degli estesi dissodamenti de’ prati, ed asciugamento dei Paludi.

Per compiacere più [o pur] al desiderio della reverenda Curia si spoglia la scrivente col mezzo del proprio Marito ed Amministratore del Diritto pervenutole dell’elezione del Parroco di S.ta Croce di Piave ritenendo evasa la riverita Nota 23 Agosto 1859

N.° 710

Antonio Prina per conto
della Moglie Nob. Bonacossi

Giunse quella del signor Marco Bernardo, che, a giudicare dall’intestazione della lettera, evidentemente faceva parte della

CONGREGAZIONE MUNICIPALE
DELLA CITTÀ DI ESTE

Monsig.re Ilmo e Reverendmo

Comunque il devoto sottoscritto potesse provare che a lui spetta solo di esercitare la parte favorabile rispetto al Beneficio di Sta Croce di Piave, pure a vista della rispettata sua 23. Agosto corte N° 710. dichiara spontaneamente, e formalmente di rinunziare ad ogni diritto di Patronato sopra il Beneficio, e la Chiesa di Sta Croce di Piave di cotesta sua Diocesi di Treviso.

Si protesta con distinta stima
S. Vito 30. Agosto 1859

Umilisso Servo Vero
Marco Alvise Bernardo fu Gio.

Giunse quella del signor Girolamo Morosini.

Alla Rispettabile Curia di Treviso

In dovuto riscontro alla comunicazione di codesta Rispettabile Curia 23. Agosto corr.e N. 710; il sottoscritto si fa un dovere di rassegnare quanto segue. Egli ignora, se i suoi antecessori avessero o meno diritti sul Jus Patronato della Parrocchia di S. Croce di Piave, mancando affatto di qualunque traccia o memoria tradizionale. N° 9669 ha trovato di ripudiare come ripudio ad ogni diritto sulla Paterna Eredità; in conseguenza egli non ha né può avere interesse attivo o passivo nell’argomento del suddetto Jus Patronato: pregiandosi con ciò di aver servito alle premure di codesta Rispettabile Curia.

Venezia 31 Agosto 1859

Girolamo Morosini
del fu Andrea

E giunse infine quella degli eredi di Marta Foscari Gradenigo.

Monsignore Reverendissimo

Mancata a vivi la Nob.e Contessa Marta Foscari Vedova Gradenigo il g.o 11 Gennaio 1858, divennero suoi eredi i di Lei Figli Girolamo, Federico, Leonardo, Paolo Giuseppe, Andrianna maritata in Filippo Nani-Mocenigo, Maria maritata in Mario Nani-Mocenigo, Luigia Maritata in Niccolò de Concina, ma essendo tutt’ora indivisa quella sostanza, non avendosi potuto fino a questo momento eseguire le relative divisioni, rimane essa Dita rappresentata dal sottoscritto Cognato della defunta quale Esecutore Testamentario, ed interinale Amministratore.

Chiamata pertanto la Dita stessa antica jusPatrona del Beneficio Parrocchiale di S.a Croce di Piave, in unione agli altri tre Compatroni, dalla venerata Lettera di Vostra Signoria Revma all’indicare, nell’assoluto, ed urgente bisogno della nuova costruzione di quella Canonica, se siano disposti di rinunciare spontaneamente, e formalmente, in via collettiva, oppure parziale, ad ogni diritto di patronato sopra il Beneficio e la Chiesa di S.ta Croce di Piave di questa Diocesi, o di divenire alla reclamata erezione della Casa Canonica; o infine di dimostrare, e provare con documenti, che ad Essi non ispetta, che di esercitare la parte favorevole, e non la onerosa;

il sottoscritto nella suindicata sua duplice rappresentanza di Esecutore Testamentario, e di provvisorio Amministratore, a nome ancora di tutti gli interessati suoi Nipoti sopra nominati Figli della defunta loro Madre, rinunzia formalmente, ed in via parziale ad ogni diritto di Patronato sopra il Beneficio, e la Chiesa di S.ta Croce di Piave della Diocesi di Treviso, sicché possa Vostra Signoria Reverendissima, come nella medesima Sua Lettera si esprime, disporne liberamente e considerare de Mensa Episcopali il Beneficio sud.to, e la I.R. Delegazione abbia ad ordinare al Comune di provvedere quella Parrocchia della Casa Canonica.

A tale rinunzia diviene il sottoscritto perché, quantunque abbia a ritenere il Juspatronato Foscari in solo favore, e senza alcun onere, non risultando che siano mai stati i Foscari stessi chiamati a sostenere le spese di costruzione della Chiesa, né della canonica di S.a Croce di Piave, per produrre la prova si richiederebbe un tempo troppo lungo, e non compattibile colla somma urgenza della cosa.

Con tale dichiarazione, e rinunzia, ha l’onore il sottoscritto di riscontrare la venerata Lettera 25 agosto pp non senza istantemente supplicare Vostra Signoria Reverendissima, a voler col distinto zelo che La onora al più presto possibile provvedere all’importantissimo argomento perché questa buona e numerosa popolazione non abbia ulteriormente a mancare del suo pastore, come da molto tempo è priva con tanto suo spirituale pregiudizio.

Professa frattanto il sottoscritto a Vostra Signoria reverendissima la profonda sua venerazione e rispetto.

Venezia 3. settembre 1859

Significativamente mutato l’assetto politico italiano, Croce era sempre senza parroco. E un eventuale parroco era senza canonica.
Il 4 settembre la Cura pubblicò in tutta la diocesi l’avviso di concorso dei benefici resisisi vacanti, tra cui quello della Parrocchia di Croce di Piave.

La Curia spinge don Busnardo ad accettare

Tra coloro che non avevano una mezza intenzione di venire a Croce vi era il parroco di Covolo, don Sebastiano Busnardo, trentasettenne, nativo di Rosà, paesino vicino a Vicenza. La mancanza di canonica a Croce era un deterrente anche per chi, come lui, era stato rimosso da parroco di Covolo a causa dei suoi cronici problemi di fegato, imputabili al clima freddo e ventoso di quelle parti, ed era in cerca d’una nuova parrocchia. La Curia, volendo offrirgli una nuova possibilità di residenza, gli fece sapere di aver ottenuto un preciso impegno dal Comune di Musile riguardo alla costruzione della canonica. [“Mancano le campane” confessò un fabbriciere quando egli venne a visitare la parrocchia, “ma questo è meno importante, vero?”. Don Sebastiano esitò.] Fu la Curia a fargli pressioni e a suggerirgli di far valere i suoi problemi di salute quale motivo di precedenza nel concorso. Fidando religiosamente nel suggerimento dei superiori, il parroco di Covolo si recò perciò dal suo medico curante.

CERTIFICATO DEL MEDICO CONDOTTO

Covolo 5 Settembre 1859.

Dichiaro che l’arie del Piave sono nocive al R. Parroco di Covolo Don Sebastiano Busnardo: avendo esso sofferto di artero-bronchite nel novembre dell’anno decorso, riprodottasi nel febbraio ed indi più grave per unita epatite, nel Luglio e nell’Agosto a. c.. Le quali affezioni dimandarono a cura la dieta il riposo [?div]erse medicine la [?spessa] applicazione di mignatte, non che quattro salassi nella prima volta, tre nella seconda e sei nella terza.

G. Troja
Med.o Chir.o cond(otto)

Il giorno dopo don Sebastiano si recò anche a Maser dal medico della Curia per ottenere il certificato che stabilisse l’incompatibilità dell’aria di Covolo con la sua salute.

CERTIFICATO DEL MEDICO CONSULENTE

Chiamato il sottoscritto nell’agosto scorso in qualità di medico consulente a visitare il Sacerdote Don Sebastiano Busnardo, parroco benemerito di Covolo, il quale era in preda a gravissima malattia inflammatoria, sotto forma di epato – pleuro – polmonite, che metteva a pericolo la di Lui esistenza, fatte le debite considerazioni intorno le cause che generarono la malattia, e le recidivie da cui venne nel corso di dieci mesi per ben tre volte attaccato; fatto riflesso al di Lui abito eminentemente venoso, e disposto alle congestioni vascolari; data un’occhiata alla posizione topografica, in cui è costretto vivere ed alle frequenti vicissitudini atmosferiche, alle quali per dovere di suo ministero deve necessariamente esporsi; trova il sottoscritto dover dichiarare, che la cura d’anime a Lui affidata nella parrocchia di Covolo, non è assolutamente compatibile col suo fisico e colla sua sua salute, e che continuando a vivere colà dove frequentissime sono le variazioni di temperatura, dove i venti soprattutto in inverno soffiano freddi umidi impetuosi, ed il freddo ora è intensissimo, non farebbe che mettere a certo pericolo la propria esistenza, alla cui conservazione Egli deve sopra ogni cosa attendere.

Maser 6 settembre 1859
Gio(van) Battista Don Fabris
Medo F..?..

Con i due certificati in mano, don Sebastiano Busnardo scrisse quindi alla Curia:

Trascriviamo.

All’Illustrissima e Reverendissima Curia Vescovile di Treviso

In seguito all’avviso di concorso del 4 settembre andante N.° 760 di cotesta Illustrissima e Reverendissima Curia di alcuni benefici resi vacanti, il sottoscritto implora di essere ammesso nel numero dei concorrenti.

Sono quattr’anni e più da che Egli dalla bontà dei suoi Venerati Superiori fu proposto in qualità di Parroco dopo di aver sostenuto per ben sei anni l’uffizio di Cappellano, alla cura di Covolo. Le continue sofferenze che sino da principio [... meglio evitare di dire che la malattia era antica, e attribuirne le cause all’aria di Covolo] ebbe a riportare nella salute fino dal principio del suo Pastorale ministero attesa la soverchia acutezza dell’aria del torrente fiume Piave, e le gravi malattie a cui ultimamente ebbe a soggiacere, per sentnza dei medici curante e consulente, come consta dagli uniti certificati, non già consentono di durarla più oltre nell’attuale sua posizione.

Acclamando adunque gli urgenti bisogni di sua salute un’aria ed un luogo diversi da quelli ove di trova, supplica la benignità del suo Venerato Superiore a volerlo nel prossimo concorso annoverare fra gli aspiranti, e dargli quel provvedimento, che la la fisica sua costituzione quanto prima ricerca, disposto d’impiegare con tutta la buona volonta, come ha fatto fin ora, l’opera sua nella vigna del Signore.

Grazie[?], etc

Nella canonica di
Covolo addì 28 settembre 1859

Don Sebastiano Busnardo Parroco
di Covolo



Per una trattazione completa dell’argomento vedi
CARLO DARIOL - Storia di Croce Vol. I - IL PAESE DELL'INVENZIONE
dalle origini all’arrivo di Don Natale (1897), Edizioni del Cubo

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