HISTORIA: dal 1898 al 1908 Torna alla pagina iniziale di Croce HISTORIA: dal 1914 al 1918

HISTORIA de CROSE
dal 1909 al 1914



Aurora di un secolo triste

Il 7 marzo 1909 si tennero le elezioni politiche, una settimana dopo vi furono i ballottaggi, su quasi tre milioni di maschi aventi diritto votarono un milione e novecentomila elettori, si registrò il successo dell’estrema Sinistra ma la maggioranza giolittiana – i Ministeriali – rimase sostanzialmente intatta.

Il 3 maggio 1909, nella festa dell’Esaltazione della Croce, il vescovo Longhin tornò a Croce e cresimò 81 ragazzi, in gran parte del paese. Nel registro delle cresime comparve per la prima volta l’età dei ragazzi che per quasi tutti era di sette, otto, nove anni. Quattro anni prima il vescovo aveva chiesto se si tenesse la disputa e s’era lamentato che la dottrina non venisse impartita con sufficiente cura. Don Natale aveva cercato di rimediare erigendo la Scuola della Dottrina Cristiana, in chiesa ogni domenica.

Due giorni dopo don Natale ricevette una proposta di indennizzo dal Corpo Reale del Genio Civile che stava procedendo alla sistemazione dell’argine Regio: per l’opera sarebbe stato necessario espropriare alcuni terreni che la parrocchia di Croce possedeva presso l’argine, là dove sorgeva l’antica chiesa col cimitero. Don Natale scrisse al vescovo se dovesse accettare l’indennizzo che gli veniva offerto:

Illustrissima e Reverendissima Curia Vescovile

Il Corpo Reale del Genio Civile Circondario Idraulico di Treviso, Provincia di Venezia, 4° Compartimento, in data 5 maggio 1909, ha presentato alla Ditta Prebenda Parrocchiale di Croce di Piave in Beneficio al Paroco Simionato Sac. Natale la presente liquidazione in causa di espropriazione d’una parte di terreno, del casolare inservibile per vetustà, e di alcune piante della chiesura parrocchiale, col lavoro di definitiva sistemazione del tronco d’argine destro del fiume Piave, come dall’unita copia.
Il lavoro sul fondo degli altri frontisti è già inoltrato, e fra breve giungerà alla detta chiusura parrocchiale.
L’unita liquidazione, coi titoli di compenso, è fatta secondo verità, a base di tariffe eguale per tutti gli altri proprietari frontisti.
Pertanto l’umile sottoscritto domanda all’Illustrissimo e Reverendissimo Ordinario l’autorizzazione di accettare il Processo verbale con l’unita liquidazione compilata dal Corpo Reale del Genio Civile nel 1907.
Con profondo ossequio.
Croce di Piave li 12 Maggio 1909

Umilissimo Paroco
Don Natale Simionato

La risposta del vescovo fu di accettare.

Noi, Fra’ Andrea Giacinto Vescovo

Vista l’istanza fatta dal M. R. Don Natale Simionato Parroco di Croce di Piave in data 12 corrente;
Visto l’atto 5 Maggio corrente a lui rilasciato dal Corpo Reale del Genio Civile, Circondario Idraulico di Treviso;
Visto che col progetto 13 dicembre 1907 approvato dal Regio Ministero venne approvata l’espropriazione di alcuni tratti di terreno Beneficiario per la sistemazione dell’argine a destra del fiume Piave;
In base alle speciali facoltà a Noi concesse dalla detta Santa Sede,

permettiamo

che il M.R. Parroco di Croce di Piave ceda per l’uso, di cui sopra, M2 515 di terreno Beneficiario in Comune di Musile ai Mappali N.° 598, 599, 600 per la somma di Lire centoventotto (128.) ed inoltre un compenso di lire 500 per la demolizione del casolare esistente sul Mappale N.° 599 ed altro compenso di Lire 124.40 per l’abbattimento delle piantaggioni. In complesso Lire settecentocinquantadue centesimi 95 (£ 752.95).
Il Reverendo Parroco dovrà procurare che sia osservato in ogni sua parte il Capitolato di vendita per quanto garantisce i diritti del Beneficio.
Il capitale sarà investito in un Certificato del Debito Pubblico e tutte le spese saranno a carico della Ditta espropriante, assuntrice dei lavori.
In fede di che, ecc.

Treviso 13 Maggio 1909

Fra’ Andrea Episcopo

Matrimoni in casa del nonzolo

Il matrimonio n.° 8 di quel 1909, celebrato da don Natale l’8 settembre, fu quello di Granzotto Guglielmo (“Memi”) di Antonio, “di professione artista”, nato a Croce l’8 settembre 1878, con la maestra Berton Sant(a Giovanna Reg)ina, nata in Parrocchia di San Marco a Venezia l’8 maggio 1871. Non per tanti 8 di fila il matrimonio destò scalpore ma per un 7, ossia perché il marito aveva sette anni meno della moglie; ma si sa che gli artisti hanno le loro manie.
La maestra aveva dei modi bellissimi, veniva da Venezia (dove aveva lavorato, sempre come maestra comunale, fino al 1902), era buona e gentile.
Dove andarono a vivere gli sposi? Nella casa dei Granzotto vicina alla chiesa? E dove teneva le sue lezioni la maestra?


Pianta di via Croce con le poche case di prima della guerra

Guglielmo aveva fatto la “bissetta” al fratello più vecchio (cioè s’era sposato prima di lui) ma Piero rimediò due mesi dopo: il matrimonio che don Natale celebrò il 10 novembre fu il suo, di Pietro Giovanni Granzotto (“Piero” figlio di “Toni nonzolo”), “nato a Croce il 6 dicembre 1873 sempre vissuto a Croce ad eccezione di 6 anni e mezzo che fu in America in provincia di San Paolo in Giaù dal 1897 al 1904”, con Mucelli Aurelia Angela nata a Musile il 20 gennaio 1883.
Era un bonaccione Piero. A un bicchiere di vino o a uno di grappa non diceva mai di no. Andato in Sud America a cercar la fortuna, con altri da Croce, come Amadeo Fregonese per esempio, e non avendola trovata s’era rassegnato a tornare. Prima di tornare aveva investito i pochi soldi messi da parte in un caretel de graspa da riportare in Italia. Ma durante il lungo viaggio di ritorno in nave, un bicchierino alla volta, se l’era vuotato. Tornato a Croce, in età da metter su famiglia, cercò moglie; non era certo diventato un partito migliore di quand’era... partito; ma la sua aria da viaggiatore incantò l’Aurelia Muccelli che era una persona distinta, e si lasciò irretire da colui che era tornato dall’America, forse ricco. Dio solo sapeva quant’era ricco!

o – o – o – o

Nel 1910 Pio X emanò il suo catechismo che generazioni di bambini avrebbero imparato a memoria. (Clicca QUI per leggerlo)
Pio X emanò anche un ‘Motu proprio’ riguardo alla concessione delle indulgenze, in seguito al quale la Curia di Treviso avviò una ricognizione delle reliquie e dei documenti originali presenti nelle varie chiese parrocchiali. Don Natale inviò il seguente elenco:

Ill.ma Rev.ma Curia Vescovile di Treviso

In base al Motu proprio di Sua Santità Pio X pubblicato il 7 aprile 1910 circa la concessione delle Indulgenze, notifico a cotesta Illustrissima e Reverendissima Curia Vescovile esistere in questa chiesa parrocchiale i seguenti originali.
I°. Attestato della Via Crucis rilasciato dal R. P. Gaetano di Arceiano dell’Ordine dei Minori autorizzato per l’erezione in Croce di Piave li 3 maggio 1907 dall’Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Vescovo Andrea Giacinto Longhin.
2°. Bolla della Confraternita della Beata Vergine del Carmelo, rilasciata a Roma Octava Septembris an. 1826 da Fratel Joanne Mapomiceno a Santo Aloysio, Prepositus Generalis, e firmato Fr. Paulus a S. Joseph Secretarius.
3. Bolla dell’Indulgenza della Porziuncola o Perdon d’Assisi, rilasciata a Roma 30 Gennaio 1906, firmato pro D.no Card. Macchi N. Marini Visis e reverenter recognitis Tarvisii 28 Martii 1906 + Fr. Andreas Hyacinthus Episc.

A richiesta si spediscono a cotesto Ven. Ufficio.
Croce di Piave 23 Luglio 1910.

Humilissimo
Don Natale Simionato
Paroco

Nuovo medico comunale. Il 15 agosto, due mesi dopo la nomina, prese servizio il dottor Antonio Dozzi quale medico comunale e ufficiale sanitario del I reparto del Comune di Musile. La frazione di Croce era però servita dal medico di Fossalta, il dottor Eugenio Varisco.

In quel 1910 i padri Francescani di San Michele del Deserto, di Venezia, che giungevano ogni domenica in parrocchia per dire messa in uno degli oratori, istituirono il Terzo Ordine Francescano; una settantina furono gli iscritti. La stragrande maggioranza dei parrocchiani risultava iscritta alla Confraternita del Carmine.

Matrimonio eccellente

Il 30 agosto 1911 la parrocchia fu interessata da un matrimonio eccellente: il nobile Gradenigo Conte Pietro Antonio Leonardo, dei Gradenigo del centro, figlio di Paolo Gradenigo e di Giuseppina Mattei, prendeva in moglie la nobile De Concina Contessa Morosina Ortensia, figlia del conte Daniele e della Contessa Angela Gradenigo.
La Contessa aveva quasi ventitre anni, il marito sette di più. Un matrimonio da favola (secondo i canoni della gente del paese), ma le fanciulle non poterono andare ad ammirare l’abito della sposa perché il rito nuziale fu celebrato nella Cappella Patriarcale di Venezia, colla benedizione di Sua Eccellenza Aristide Cavallari, patriarca; ma non sarebbe stata una benedizione capace di stornare la maledizione che gravava sull’intera famiglia. Dove andarono a vivere i neosposi? Non nel palazzone dell’ “agenzia” appena giù della rampa dell’Argine (le future famose “Case Gradenigo”), ma a Fossalta.

Guerra di Libia

Qualche giorno dopo (4 settembre) cominciava la guerra di Libia contro la Turchia. E vi parteciparono pure soldati di Croce come Pietro De Faveri, delle Cascinelle, che vi avrebbe trovato la morte.
E mentre don Natale accompagnava 39 ragazzi a San Donà per la cresima (8 ottobre), l’11 ottobre le truppe italiane al comando del generale Caneva sbarcavano a Tripoli. Il 23 ottobre 400 bersaglieri cadevano a Sciara Sciat sotto il massiccio attacco turco, la rappresaglia italiana anche nei confronti dei civili causava l’indignazione internazionale, il 5 novembre, per decreto regio la Tripolitania e la Cirenaica erano “sotto la sovranità piena e intera del Regno d’Italia”. Il 6 aprile 1912 a Bologna moriva il mite Giovanni Pascoli che pure s’era esaltato per la guerra di Libia e 8 giorni dopo al largo di Terranova affondava il Titanic.

Il 12 maggio moriva la Maria Schiena, moglie del nonzolo Antonio Granzotto: aveva 74 anni.

Il 25 maggio alla Camera e il 29 giugno al Senato veniva approvata la riforma del sistema elettorale: il diritto di voto veniva esteso a tutti i cittadini maschi che avessero compiuto i trent’anni, compresi gli analfabeti, o che avessero compiuto i 21 ma che sapessero leggere e scrivere. Gli elettori passavano da 3.330.000 a 8.672.000.
Il Trattato di pace tra Italia e Libia firmato a Losanna il 18 ottobre 1912 riconosceva la sovranità italiana in Libia. Rodi e il Dodecaneso restavano sotto l’occupazione italiana come garanzia della fine della guerriglia turca. Quante di queste notizie nazionale e internazionali giungessero nelle campagne di Croce è difficile immaginare dato che non giravano i giornali, ma la notizia dell’estensione di voto voluta da Giolitti qualche fermento doveva avere creato.

Seconda visita pastorale del vescovo Longhin

Il 15 febbraio 1913 il vescovo Longhin fece la sua seconda visita pastorale a Croce. Dai documenti della visita veniamo a sapere che in canonica con don Natale oltre al padre Vincenzo e la madre Maria, ormai anziani, e la sorella Anna, conviveva anche la nipote Giulia Scian, figlia della sorella Giuseppina e di Luigi, commerciante di Codroipo esperto d’armi.
Non vi è nota di un cappellano; don Natale era dunque solo; in aiuto pastorale continuavano a venire i padri Francescani del convento di San Michele di Venezia, tra i quali, ad esempio, padre Silvio Costan.
Gli abitanti erano diventati 2.750 i quali “frequenta[va]no in massima parte la Messa e [erano] di buoni costumi”. La festa del titolare (“Invenzione della santa Croce”) si celebrava il 3 maggio. Non si teneva il Santissimo negli Oratori di Ca’ Malipiero e alle Scuole San Rocco.
Il vescovo poté constatare che don Natale teneva ogni domenica “la spiegazione del Vangelo e il catechismo agli adulti nelle funzioni pomeridiane”. Era stata eretta la Scuola della Dottrina Cristiana; la dottrina si faceva in chiesa “nelle domeniche e feste un’ora prima della seconda Messa”; era stata introdotta la Disputa: in avvento e quaresima “si fa l’esame e si premiano i più buoni e diligenti”.
Il Battesimo veniva conferito ordinariamente entro gli otto giorni. La prima comunione veniva fatta “privatamente ai fanciulli giunti all’uso della ragione”. Non vi erano adulti non cresimati. In precedenza alla Pasqua e al Natale “si tengono le Comunioni generali, di festa o nei giorni feriali”. Il Viatico veniva portato con solennità o in privato a seconda dei casi e delle distanze.
Nessuno moriva “senza i conforti della religione, se non nei rarissimi casi di morte improvvisa”.
Prima del matrimonio “gli sposi si accostano ai Sacramenti”.
Vi era “la lodevole consuetudine di recitare il Rosario nelle famiglie”.
I giovani che partivano per il servizio militare si accostavano prima alla confessione e alla comunione.

Il giorno 20 il vescovo vistò alcune reliquie che aveva lasciato indietro la volta precedente: un frammento delle vesti di Benedetto XI Boccassini, papa trevigiano morto avvelenato a Perugia nel 1304, con data di autentica 9 giugno 1904; un frammento del cingolo di San Francesco d’Assisi con data 26 novembre 1895; un frammento d’osso di san Benedetto abate, visto il 24 febbraio 1895 dal vescovo Apollonio e altri rammenti d’ossa dei Santi Martiri Innocenti, autenticati il 20 novembre 1757 da Fra’ Silvestro Merani, eremita e assistente al soglio pontificio e rinnovata dai vescovi Callegari e Apollonio. Quel giorno, in conclusione della visita, il vescovo impartì la cresima a 134 bambini. Una di loro, più povera tra i poveri, ebbe come madrina la “Annetta” Simionato, la sorella di don Natale.
Ancora una volta il vescovo se ne venne via dalla parrocchia di Croce col cuore contento.
Nel suo giro di visite e cresime, il 25 febbraio il vescovo cresimò a Musile altri cinque bambini di Croce, il 27 febbraio altri tre a Noventa, e il 2 marzo altri tre a San Donà.

Defunti

Il 21 aprile morì a Fossalta il Nobile Gerolamo Leonardo Gradenigo, lasciando vedova e senza figli la Contessa Rachele Sacerdoti.
Qualche giorno dopo si spense anche il padre di don Natale, amorevolmente assistito dai familiari. Sul Libro dei Morti don Natale scrisse:

Li 4 maggio 1913
n. 26 Simionato Vincenzo fu Antonio e fu Minto Giovanna, nato a Mirano veneto li 15 Luglio 1836, marito di Leban Maria, padre del parroco attuale di Croce Don Natale Simionato, d’anni 77, confessato, comunicato e ricevuta l’Estrema Unzione, la benedizione Papale, e confortato dalla benedizione del Vescovo di Treviso Longhin, assistito dal figlio Paroco, dalla moglie Maria e dalle figlie, nonché dal reverendissimo Padre Ugolino Costan della Diocesi di Belluno, residente nel convento di S. Michele di Venezia, è morto placidamente in questa Canonica li 2 (due) Maggio corrente alle ore 1½ pom. giono di Venerdì.
La salma fu tumulata oggi 4 (quattro) giorno di Domenica, ore 9 con Messa Solenne, essendo celebrante il suddetto R. P. Ugolino e assistenti i R.R. Sacerdoti Cooperatori di S. Donà e Noventa, in questo cimitero al posto N. 21 (vent’uno).
Requiescat in pace
Don Natale Simionato

Nell’anno scolastico 1913-14 le maestre di Croce erano la Santina Berton, veneziana, in centro paese (ancora non sappiamo dove tenesse le lezioni; Toni Sgnaolin riferisce che ciò avveniva nella casa fronte strada che un giorno sarebbe stata di Neno Pitana) e la Ada Valle alla Fossetta, che alloggiava e insegnava in stanze che il Comune aveva affittato per lei presso la Regina Vendraminetto. Le altre due maestre del Comune erano la Giuditta e la Lina Vianello. Le maestre guadagnavano allora tra le 87 e le 97 lire al mese.

Il 26 ottobre si tennero le prime elezioni a suffragio universale maschile in Italia. Gli elettori improvvisamente erano passati da tre a otto milioni. Votarono in 5.100.165, i socialisti quasi raddoppiarono i loro seggi, ottenendone 79, 73 andarono ai radicali, 17 ai repubblicani, 304 ai liberali. I cattolici, sui quali pesava il non expedit, poterono entrare in parlamento con la formula “cattolici deputati sì, deputati cattolici no”. Non sappiamo da che parte si schierò don Natale.

Il giorno di santo Stefano don Natale perdeva il suo nonzolo:

Granzotto Antonio fu Luigi e fu Montagner Domenica, d’anni 81, marito di Schiena Oliva, nonzolo di questa chiesa, confessato comunicato e ricevuta l’Estrema Unzione e benedizione papale è morto li 26 (ventisei) Dicembre corrente ore 3 pomeridiane. La salma fu tumulata oggi 28 detto in questo cimitero.
[Dal Registro dei Morti]

Un pezzo della storia del paese se n’era andato per sempre.

Il 1914 cominciò freddissimo, tanto che la laguna veneziana gelò. Nella notte tra il 15 e il 16 gennaio una tremenda nevicata ricoprì il paese. Lo stradino comunale D’Andrea Innocente chiamò a “opere” per spalar via la neve 24 persone per un’ora e mezza (per un totale di 36 opere, equivalendo l’ “opera” a un’ora di lavoro) e altre 6 persone per un’ora (per un totale di 6 opere). £. 75,60 per opere 42 a £. 1,80 l’una.

La leva militare del Comune, ossia i nati nel 1894, contava 60 ragazzi: tra di loro 2 falegnami (Antonio Fuser e Silvio Toffoli) e 2 sarti (Giuseppe Iseppi e Giovanni Sgnaolin), gli altri 56 erano contadini. Al momento della convocazione in municipio in 12 firmarono con una croce.

Sindaco era il dottor cavalier Vincenzo Janna, possidente; consiglieri Argentini Giuseppe possidente, Michielin Giuseppe (assessore), Casagrande Agostino, Montagner Antonio, Pasini Giovanni, Sattin Vittorio, Forcolin Erminio, Silvestri Nicolò, Raggiotto Prosdocimo (assessore), Montagner Giuseppe, Guseo Eliseo, Bortoletto Pietro, Montagner Luigi, Fagotto Luigi, Vazzoler Stefano (assessore), Bizzaro Nicolò, Toffano Giuseppe.
Il Comune era abbonato al telefono e l’abbonamento annuo per l’utilizzo dell’impianto della rete telefonica interurbana costava poco più di 21 lire.

Il 5 marzo 1914 don Natale fece richiesta al Comune di un lotto nel cimitero di Croce per costruire un’edicola che accogliesse la salma del genitore.

N° 446
La Giunta Municipale
di
Musile

radunatasi il 6 Marzo 1914 presenti i Signori
Janna Dottor Cavalier Vincenzo, Sindaco
Michielin Giuseppe, Assessore effettivo
Vazzoler Stefano “
Raggiotto Prosdocimo “
Vista la domanda in data 5 corrente del Parroco di Croce di Piave Don Natale Simionato di cessione in perpetuo di terreno nel Cimitero di Croce di Piave per costruzione di una edicola per dar sepoltura ai suoi famigliari;
Ritenuto che il Comune non dovrà sottostare ad alcuna spesa in seguito per manutenzione e che il parroco dovrà sottostare a tutte sue spese non solo alla costruzione dell’edicola, ma bensì al suo mantenimento ed ai lavori che in seguito occorressero e di farli eseguire immediatamente dietro ordine del Municipio;
Visto che, essendo a carico del Parroco la costruzione dell’edicola, devesi applicare la tariffa portata dal secondo capoverso della Tabella I annessa al Regolamento vigente sui Cimiteri;
Accertato che il Parroco collocherà per ora la salma del proprio padre in una cella con la spesa di L.40 che il Comune introiterà per tassa;
Presa visione dell’edicola da costruirsi che presenta gli estremi di decoro voluti al luogo sacro;

Delibera

di concedere il chiesto permesso emettendo in data odierna reversale di L.48 al TiAI, Capo I, Cat 2, art. 10, lett a, e cioè L.40 – per la concessione in perpetuo di collocare in una cella il feretro del proprio padre e L.8 per l’iscrizione sull’edicola.

Il Sindaco
Janna Vincenzo

Gli Assessori
G. Michielin
S. Vazzoler
P. Raggiotto
Il Segretario
G. Vianello

Il 19 marzo 1914, festa di San Giuseppe, don Natale rivolse un pensiero particolare al padre Vincenzo, e portò 25 bambini a cresimare a Musile. Lì rincontrò il suo vescovo, e certamente scambiò con lui qualche battuta. Monsignor Longhin appariva sempre più il vescovo dei poveri e del catechismo; un mese dopo avrebbe dichiarato sacro “il diritto dell’operaio ad organizzarsi... in sindacati per la propria elevazione economica e morale”. Leggermente diversa era la situazione nella campagna crocese, dove non c’erano operai ma solo fittavoli e mezzadri, che in tutto e per tutto dipendevano dai paroni.

Chinino per la malaria

Il paron si preoccupava genericamente della loro salute morale e materiale e l’Amministrazione comunale si rivolgeva direttamente ai paroni per la consegna del chinino ai fittavoli ché non contraessero la malaria. A ogni capofamiglia ne toccavano 30-40-50 grammi, 2-3 lire che il padrone provvedeva a caricare sulle spese dell’affittuario o mezzadro. Cento grammi di chinino costavano 6 lire. Diciannove proprietari tra grandi e meno grandi possedevano quasi tutte le terre del Comune.

[Pianta con la suddivisione delle proprietà]

La pellagra

L’altra piaga era la pellagra dovuta a una dieta priva di vitamine. I più poveri infatti mangiavano quasi esclusivamente polenta. I malati venivano mandati al pellagrosario di Mogliano Veneto: in quel giugno 1914 furono curate 6 persone a spese del Comune, 5 ragazzi e 1 adulto; rimasero nel luogo di cura mediamente 2 settimane, al termine delle quali le condizioni risultavano per lo più “stazionarie”.

Un forno da pane

Da qualche anno era giunto in paese il forno del pane. Il racconto è costruito sui ricordi di Silvio Calderan, nipote del creatore del forno, superstite della famiglia dei fornai.

Mio nonno Basilio Calderan era un oriundo di Maniago, lavorava allora per i conti di Spilinbergo. I conti di Maniago erano in decadenza, non potevano più mantenerlo: «Atu voja de far el forner? Te mandén in un paese dove che é i nostri amighi, i Gradenigo» gli dissero, e lui accettò, e venne a Croce con il fratello; il fratello poi andò a Venezia a lavorare presso i Labia, mentre lui rimase a lavorare presso i Gradenigo, padroni di quasi tutte le terre di Croce, delle Case Bianche, di tutta ’a fraga de Caposil.
Grazie all’interessamento della contessa Gradenigo, che gli garantì lavoro a sufficienza, “ché tutti i suoi affittuari e mezzadri sarebbero andati da lui per il pane”, Basilio lungo la via del Bosco costruì il forno. All’inizio la produzione fu scarsa, Basilio faceva il pane solamente una volta alla settimana. Poi cominciarono tutte le famiglie di Croce a servirsi del forno di mio nonno: i Mariuzzi, i Pèrsego (Persico), i Toresan (Danieli), i Jet (Orlando).
Prima che arrivasse mio nonno, Jijo Jet andava col mus a prendere la farina buttata in parte(scartata) da Ferrari a Fossalta, perché Ferrari, prima di avere le corriere, aveva il mulino e macinava soturco e formento per i contadini di Croce, erano loro la cuccagna di Ferrari, e cioè i Bincoletto, i Piovesan, i Bergamo, un mucchio di contadini che si servivano del mulino di Ferrari; quando battevano il formento, Jijo andava col mus a raccogliere i sacchi per le famiglie e poi andava a Fossalta al mulino di Ferrari e veniva a casa con la farina pronta per fare il pane.
Quando il lavoro cominciò ad aumentare mio nonno si fece aiutare dai due figli, mio papà Santo e mio zio Bepi: facevano 5 quintali di pane al giorno; cominciavano alle dieci di sera; poi, la mattina dopo, Santo partiva col cavallo e andava a venderlo lungo la Fossetta, partiva da Fossalta.
Basilio fece lavorare con lui anche i due generi, i due ragazzi dei Conte, Antonio e Carlo, mariti delle figlie Isa e della Elena. In tutto erano in sei e per alcuni periodi anche in sette a lavorare nel forno, oltre al nonno: mio papà e mio zio, i due Conte, Ferruccio Pianca, Antenore Casonato e mio zio Angelo che sposò una sorella di mia mamma, una Sanson da Fossalta,
E “misero su” (costruirono) un forno che era quasi industriale, riconosciuto dal governo, ricevettero sovvenzioni dall’amministrazione perché i contadini portavano sì la roba da cuocere, ma non avevano soldi per pagare, venivano anche quelli che non avevano terra a far cuocere la loro farina, e i Calderan dovevano fare pane anche per loro, e dovevano far pane anche per i poveri che non avevano la farina, era uno da Treviso che “portava giù” la farina, ma soldi per pagarla non ce n’erano, e perciò il forno riceveva anche sovvenzioni dall’amministrazione. La Contessa sosteneva i suoi contadini, dava loro la possibilità di tenersi i soldi che avrebbe dovuto riscuotere degli affitti delle casette lungo la via del Bosco, fino al bivio dove c’era la baracchetta del dottor Damo, che aveva una figlia, che noi ragazzi chiamavamo “la Dama”.

Un fanale. Il 25 giugno 1914 il Comune diede mandato di pagare lire 24 a Bozzo Emilia per il mantenimento del fanale a Croce di Piave nel II semestre 1914. Non c’era una piazza in paese, ma c’era un fanale.
C’erano dei bar? Probabilmente c’era già el casuìn di Eliseo Guseo, Isèo Cosmo.

Per una trattazione completa dell’argomento vedi
CARLO DARIOL - Storia di Croce Vol. 2 - DON NADAL, EL PAROCO DE CROSE
Edizioni del Cubo, 2016

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