HISTORIA: dal 1924 al 1928 Torna alla pagina iniziale di Croce HISTORIA: dal 1933 al 1937

HISTORIA de CROSE
dal 1929 al 1933



Inverno gelido

L’inverno del 1929 fu il più freddo che i vecchi avessero mai ricordato: il Piave ghiacciò e tutti andarono sulle rive del fiume ad ammirare lo spettacolo.

La libertà didattica delle maestre e dei maestri era definitivamente stroncata dall’introduzione del libro di Stato (legge 7 gennaio 1929 n. 5) diverso per le scuole urbane e rurali, maschili e femminili, così da inchiodare ogni alunno alla propria condizione o ruolo sociale.

Il 10 gennaio Antonio De Zotti, padre di Giuseppe che era rimasto inabile al lavoro per lo scoppio della bomba trovata nel campo dove lavorava, spiegava in una lettera alla Corte dei Conti che il fatto doveva invece considerarsi causa diretta, immediata e violenta di guerra perché il ragazzo “per la sua età ancor giovanile non poteva considerare il pericolo a cui si esponeva maneggiando l’ordigno” e il tutto era avvenuto in zona che era stata di operazione belliche. Il podestà, che doveva aver consigliato a De Zotti i passi da seguire, provvide a trasmettere il fascicolo alla Corte dei Conti.

Il 1° febbraio le maestre di Croce, la Santina Berton Granzotto e la Tosca Saladini Vianello, come tutti gli insegnanti delle scuole elementari ebbero l’obbligo di giurare fedeltà al regime fascista.

Il 2 febbraio fu assunto in servizio un nuovo stradino, Antonio Favaretto, per la manutenzione dei due tratti di strada diventati comunali dopo la costruzione della Triestina.

Se la temperatura esterna era gelida quella politica sembrava più mite: i rapporti politici tra Stato Italiano e Santa Sede parevano sciogliersi: ottenuti reciprocamente alcune garanzie, l’11 febbraio 1929 furono firmati i Patti Lateranensi, firmatari il Cardinal Pietro Gasparri per la Santa Sede e il Capo del Governo Benito Mussolini per lo Stato Italiano; veniva così finalmente risolta la ‘Questione Romana’. Tali patti constavano di una prima parte, di 27 articoli, riguardante i rapporti economici tra Chiesa e Stato, in base ai quali alla Chiesa e alle Parrocchie fu chiesto di presentare l’elenco degli immobili esenti da espropriazioni e tributi; e di una seconda parte, di 45 articoli, relativa alle condizioni della religione e della chiesa cattolica in Italia. Veniva concessa alla Santa Sede una forte somma per i danni subiti nel 1870, la religione cattolica diventava religione di Stato, i sacerdoti erano esonerati dal servizio militare, era previsto l’insegnamento religioso nelle scuole, il matrimonio religioso aveva effetti civili. Nero fascista e nero di tonaca in certi casi non si sarebbero più distinti .

Diversi gli attestati di povertà firmati dal podestà Argentini che emergono dagli archivi del Comune e che dovevano servire per ottenere un qualche beneficio: il 16 dichiarò povero Ernesto Dianese del fu Silvio e della Granzotto Matilde, di anni 36, celibe, agricoltore, di Croce di Piave; il 23 dichiarò povero Angelo Furlanetto del fu Eugenio e della Zaffalon Maria, di anni 30, coniugato contadino, residente nella frazione di Mussetta...

Lo strato di ghiaccio sul Piave era così spesso che i coraggiosi ebbero l’ardire di muovere qualche passo sopra il ghiaccio e i più temerari di farci un giro in bicicletta. Ma non bisognava scherzare tanto col fiume.


17 febbraio 1929, anno VII: il Piave ghiacciato al Buso Burato, a Fossalta di Piave

Una circolare del 28 febbraio 1929 diede l’ordine alle autorità comunali di «controllare i registri delle levatrici per vedere se corrispond[eva]no a quanto dichiarato dai genitori dei neonati, dato che nel mese di dicembre le nascite sembra[va]no calare in maniera innaturale per poi “esplodere” in gennaio. Si teme[va] che le famiglie adott[asser]o lo stratagemma di registrare in ritardo i nati di dicembre per ritardare loro di un anno il servizio militare». Le paranoie del regime, che prevedeva di essere in guerra vent’anni dopo, si moltiplicavano. Il sospetto aveva tuttavia un suo fondamento perché i dati del Comune di Musile nei primi tre mesi del 1929 erano questi: 27 nuovi nati a gennaio, 13 a febbraio, 17 a marzo.

Il 19 marzo, tra le varie cause giudiziarie che l’avvocato Giuseppe Zuliani aveva in conto per il Comune di Musile, c’era una pratica di esecuzione contro don Pasqualetto. Che cosa aveva combinato il cappellano di Croce?

Elezioni politiche del 24 marzo 1929

Il 24 marzo si tennero le elezioni politiche: Antonio Zanini trasportò i mobili degli uffici elettorali, che ebbero, come presidenti di seggio i due medici condotti.

Sezione I (Musile)Sezione II (Croce)
Presidente Rizzola Cav. Dottor FilippoCav. Arduino Dott. Antonio
SegretarioSaladini NataleVianello Dino

Non risultano rimborsi a scrutatori. Del resto a che sarebbero serviti: gli elettori potevano votare solo SÌ o NO per approvare la lista dei deputati designati dal Gran Consiglio del Fascismo. Gli iscritti alle liste erano 9,5 milioni, cioè erano calati rispetto al 1924 quando erano stati 12,1 milioni e anche rispetto al 1921 quando erano stati 11,5 milioni.
Il podestà Argentini quel giorno venne anche in visita al seggio elettorale di Croce, il più “caldo” dei due. Lo accompagnò in auto il “noleggino” Antonio Zanini, che rimase a sua disposizione per tutta la giornata. Le elezioni furono ovviamente un plebiscito in tutt’Italia. L’ordine e la pace sociale apparentemente ristabiliti e propagandati in tutte le maniere avevano acquisito al fascismo un consenso inimmaginabile. Il fascismo in doppiopetto faceva da contraltare alle violenze fasciste che le squadracce vestite di nero perpetravano in giro per i paesi.

“Venivamo fuori da vespro io e mio papà ed eravamo andati al bar di Attilio Guseo qua fuori, e vennero due camionette di fascisti, con le camicie nere, ed entrarono nel bar e mio padre mi disse: «Meglio che se’a tajen» perché i fascisti si erano messi a bere e a cantare, e mezzi ubriachi diventavano pericolosi. Io avrò avuto sei-sette anni”.
[Dai ricordi di Marcello Fornasier]

Nuovo armonium

Mentre la gerarchia ecclesiastica era impegnata a fare il punto sulla propria dotazione di beni e infrastrutture, don Natale decise che era giunto di aumentare quelli della chiesa di Croce e di acquistare un harmonium in sostituzione dell’organo andato distrutto con la guerra. Nuovo ufficio postale. Dopo una lunga serie di trattative tra l’Amministrazione Comunale e quella centrale del Ministero delle Poste e Telegrafi, per la creazione di un ufficio postale a Musile, l’accordo venne finalmente stipulato sulla base dell’accordo di assunzione di spesa da parte del Comune pel servizio di procacciato.

Il 26 aprile il Consiglio comunale, su proposta del podestà Argentini, accettò di abbonarsi alla stampa fascista proposta dalle autorità superiori, quali la rivista “Augustea” e “Il giornale del Veneto”, organo ufficiale del Partito Nazionale Fascista della Regione.

Il 4 maggio la guardia Giovanni D’Andrea accompagnò la mentecatta Trevisan Teresa a San Clemente. Tra le varie spese di cui chiese il rimborso vi sono 6 lire date di mancia ai gondolieri.

In quel periodo era attiva la COOPERATIVA EDILI E BRACCIANTI “LA NAZIONALE” con sede in “Croce di Musile” che doveva essere l’evoluzione della vecchia Cooperativa di Produzione e Lavoro. Il 6 aprile si era infortunato un suo dipendente, Cesare Celotto. Da un invito per la riunione del consiglio di amministrazione emerge che la cooperativa aveva eseguito lavori per il signor Cuppini, per Zanin Antonio, aveva diversi braccianti al suo servizio, la sua attività era regolata dal Notaio Lorenzini, aveva soci morosi e nuovi soci. Tra di essi lavorava Antonio Guseo.
Il 6 giugno 1929 la Cooperativa presentò una fattura con tanto di timbro al dottor Stocchino per vari lavori fatti nell’anno precedente e in quello:

Lavoro Argine “Candelara”  				 		£. 2167
Lavoro del fosso che confina con proprietà Cont. Elena Prina 		£. 1016
Lavoro fossi Casebianche opere N.° 130 a £. 13.60 l’opera 		£. 1768
Lavoro eseguito nella casa del Signor Stocchino				£.  360
Calce, fattura Signor Spadare Q. 10 a £. 15 il Q.			£.  150
Lavori eseguiti nella casa d’abitazione dell’Agente Signor Guseo Attilio =
(Muratori e Falegnami) quindicinali e specifiche  in atti 		£. 1761

La legge nazionale N.° 1024 dello stesso giorno a favore dell’incremento demografico “si ispira[va] a finalità di ordine etico” e “v[oleva] essere un mezzo di protezione della famiglia fascista, il cui incremento è inscindibile da quello dello Stato”. Renato Cuppini, Presidente del Comitato Antitubercolare e maternità ed infanzia il 9 giugno invitava tutte le maestre del Comune alla vendita dei fiori per ricavare fondi.

Il 15 giugno 1929 venivano inaugurate le scuole elementari di Musile e appaltati i lavori per la costruzione della scuola elementare di Croce per l’importo previsto di 270.000 lire.

Vista la necessità e l’urgenza di un nuovo fabbricato scolastico, dato che le baracche di legno ad uso scuola già puntellate minacciano di cadere con grande pericolo di alunni e insegnanti, con locali insufficienti e nocivi alla salute, sia nella stagione estiva che invernale, considerato che tale urgenza fu segnalata alle competenti autorità e permanendo pericolo, declinato e tuttora declinando ogni responsabilità civile e penale in caso di qualsiasi sinistro e dato che per mancanza assoluta di fabbricati il prossimo anno scolastico non sarà possibile far continuare le attività nelle baracche di Croce e che grave danno ne verrebbe ad alunni e famiglie se si dovesse tener chiusa la scuola in quel centro nel venturo anno scolastico, ritenuto che la longanimità delle pratiche burocratiche già inoltrate ai competenti dicasteri per la concessione del richiesto mutuo per far fronte alla spesa di costruzione presso la Cassa Depositi e Prestiti, ritenuto che la trattativa privata è la più conveniente per il Comune e che la ditta dell’ing. G.V. Ravà di Venezia è ben nota per la sua serietà, dato che già ebbe a costruire gli altri edifici scolastici di questo Comune, delibera di chiedere autorizzazione al Prefetto di far costruire subito il fabbricato scolastico al centro della frazione Croce, a mezzo di trattativa privata con l’impresa G.V. Ravà secondo il progetto stilato dall’Ing. Ravà il 4 giugno 29 al prezzo forfetario di £. 270.000

Lo stesso giorno il podestà Argentini deliberò di adattare una stanza al piano terra del fabbricato municipale in centro a Musile per adibirla a Ufficio Ricevitoria Postale e Telegrafica. Deliberò di corrispondere 1.200 lire alla ditta Fava Alessandro per la fornitura e la posa di 3 inferriate e 825 lire al falegname Baron Enrico per la costruzione di una parte divisoria. Il signor Battaglierin Olinto, raccomandato dal podestà, fu prescelto dall’Amministrazione PP.TT per la gerenza della nuova ricevitoria. Inizialmente, non essendo ancora attivato il telegrafo, funzionò solo il servizio postale. Il Comune si impegnò a retribuire senza limiti di tempo e di spesa un procacciatore per l’Ufficio di PP.TT.

In seguito agli accordi contenuti nel Concordato, la Sacra Congregazione del Concilio (20 giugno) chiese ai parroci di compilare due questionari, uno riguardante la Fabbriceria e l’altro il Beneficio in regime concordatario.

Il 28 giugno il podestà deliberò di far concorrere il Comune (per una cifra di L. 1000) nelle spese d’esercizio della colonia solare a vantaggio dei fanciulli bisognosi di cura, sulla ridente spiaggia di Cavazuccherina. “Nell’anno precedente la colonia funzionò in modo perfetto e soddisfacente beneficando della cura oltre 70 fanciulli – per la durata di giorni sessanta – divisi in periodi di giorni 20 ciascuno, ad eccezione dei più bisognosi di cura che completarono la durata voluta di giorni 60”. La cifra sarebbe stata corrisposta al presidente del Comitato locale Antitubercolare, il signor Renato Cuppini.

Amedeo Davanzo d’estate bagnava le strade del Comune perché non si alzasse troppa polvere, mentre lo stradino Giuseppe Piasentin veniva più volte incaricato di lavori di sistemazione e rifacimento strade. Non era tanto colpa della situazione delle strade dissestate quanto delle distanze che il signor Leonardo Camin non riusciva ad andare tre volte al giorno a San Donà a ritirare la posta, e passare a ritirare quella di Croce. I frazionisti di Croce protestarono, ché avrebbero voluto che la posta venisse ritirata almeno due volte al giorno e a malapena il procaccia riusciva a garantirne una. Protesta oggi e protesta domani le richieste dei crocesi furono finalmente accolte: dal 17 luglio 1929 Amelia Camin cominciò a lavorare come aiuto-procaccia (avventizia) in aiuto del padre. Avrebbe servito la frazione di Croce. Il 23 luglio il regime fascista impose l’uso della lingua italiana per manifesti, avvisi, insegne, etichette. I termini stranieri erano banditi o italianizzati. Dal 1° al 30 agosto il dottor Arduino prese un congedo ordinario. I crocesi furono obbligati a rivolgersi a Rizzola.

Tra gli atti e le notizie che viaggiavano sopra la testa degli abitanti del paese, importanti ma sconosciute ai più, vi era la costituzione, dopo tre anni di contatti e discussioni e progetti, del Consorzio dell’acquedotto. Il perimetro dello stesso Consorzio coincideva grosso modo con quello delle bonifiche a prosciugamento meccanico del raggruppamento di S. Donà di Piave. All’atto della costituzione (Statuto 29-8-1929) non avevano aderito i due Comuni di Meolo e Fossalta; vi avevano partecipato gli altri otto Comuni con una popolazione, «futura» di circa 92.000 abitanti, rappresentata in parte dalla popolazione rurale sparsa, e in parte da quella urbana, agglomerata, dei capiluogo e delle frazioni. Ma ci sarebbero voluti ancora degli anni per veder l’inizio dei lavori.

In settembre i crocesi videro invece i primi lavori di costruzione della scuola elementare in mezzo al Prà delle Oche. Il 17 dello stesso mese veniva concessa l’aspettativa di un anno al dottor cavalier Antonio Arduino, per motivi di famiglia, dato che già da luglio si era trasferito con la famiglia a Ponte di Brenta. In paese il dottor Arduino fu provvisoriamente sostituito dal dottor Alberto A(l)verini di San Pietro Viridario, ovviamente “a tutte spese e con tutti gli oneri, compreso quello della residenza, a carico del dottor Arduino”.
Negli stessi giorni giunsero in parrocchia i nuovi registri prestampati per i matrimoni, nei quali, oltre alla registrazione del luogo e della data, don Natale avrebbe dovuto registrare l’ora del matrimonio, piccolo particolare che oggi dà indicazioni sicure se il matrimonio fu celebrato in abito bianco o meno. Alle pubblicazioni ecclesiastiche (14 giorni) dovevano seguire quelle civili (7 giorni). Il primo matrimonio sui nuovi registri fu segnato il 29 settembre.

Il seguente documento, nel darci l’ELENCO NOMINATIVI DEGLI IMPIEGATI E SALARIATI del Comune di Musile REGOLARMENTE ISCRITTI ALL'ASSOCIAZIONE GENERALE FASCISTA DEL PUBBLICO IMPIEGO CHE PER LA LORO MODESTA SITUAZIONE DI FAMIGLIA DOVRANNO ESSERE COMPRESI NEL BENEFICIO DELLA BEFANA, ci dà notizie sulla prole dei dipendenti comunali e mostra come tutti costoro fossero obbligatoriamente iscritti all’ASSOCIAZIONE GENERALE FASCISTA DEL PUBBLICO IMPIEGO (nell’elenco non è compreso Giovann Baron in quanto senza figli). Ovviamente il dottor Rizzola era stato depennato dalla lista perché nel suo caso non si poteva certo parlare di “modesta situazione di famiglia”.

Il 6 ottobre, in nove città italiane veniva giocata la prima giornata del primo campionato di calcio di Serie A a girone unico.

Il 10 ottobre la guardia Giovanni D’Andrea riaccompagnò a San Servolo il demente Giacomo Pavanetto. Nei giorni successivi si fece rimborsare, tra le varie spese, 6 lire per “bibite e tabacco al Pavanetto”. Sempre sei lire riusciva a spuntare la guardia nei propri rimborsi.
L’economia italiana sembrava riprendersi e quella statunitense era ai massimi storici; invece il 24 ottobre, il cosiddetto “giovedì nero”, iniziava il crollo della Borsa valori di Wall Street, di New York, cui seguì un “martedì nero” il 29 ottobre: era l’inizio della grave crisi economica mondiale.
Intanto il 28 ottobre si era passati nell’anno VIII dell’Era Fascista.

Bar e rivendite

Bepi Minetto alla Fossetta. Ritiratasi per ragioni di età la Regina Vendraminetto all’osteria alla Fossetta (aperta prima della guerra), rilevò l’esercizio il fratello della famosa Orsola di Fossalta, “Bepi” Minetto, che il 7 dicembre versò le 50 lire di tassa per l’apertura del suo esercizio di vendita vino al minuto e altre 50 per poter vendere liquori. Anche Mario Padovan apri il suo esercizio di vendita vino + vendita liquori (ma dove?).
A Croce rinnovarono la licenza vendita vino Silvio Ferrari lungo l’Argine San Marco, la Maria Franzin all’osteria del Casello sull’Argine, Eliseo Guseo in via Croce di fronte al palazzo e suo cugino Attilio Guseo all’angolo del Prà delle oche di fronte alla casa dei Mariuzzi all’inizio di via del Bosco; ma Attilio stava per mollare perché

la rivendita non gli rendeva; o meglio, nonno Attilio era troppo di buon cuore per far quel lavoro, segnava sempre a credito sul suo quadernetto le spese di chi non poteva pagare e non riusciva a esigerne il pagamento, per quanto la moglie, nonna Tonina, gli ricordasse «Attilio, non lo possiamo più fare...» L’Elisa loro figlia (e mia zia), che nei primi mesi del loro matrimonio era rimasta a lavorare nell’osteria del padre, molti anni dopo ricordava che la sera suo papà le diceva: «Va pure a letto, Elisa, resto qui io a tendere all’osteria» e poi, la mattina dopo, lei trovava un sacco di roba annotata sul quadernetto, che il papà aveva dato via a credito. E ancora adesso c’è gente presso cui il nonno vantava crediti, gente che poi divenne benestante, che quando il nonno entrò in crisi non lo aiutò.
[dai ricordi della nipote Franca]

Mio nonno era socialista, aveva il Cristo dentro la tasca della giacca, era un vero socialista che aiutava gli altri tutte le volte che ne aveva la possibilità. «Questo è il vero socialista» diceva mostrando il Cristo dentro la giacca, perché lui era cristiano... ma non cattolico. Nonna Tonina era molto religiosa, ma non di chiesa, molto chiusa nel suo dolore, in se stessa. Loro si adoravano e avevano l’uno per l’altra cento attenzioni: «Ti ho portato a casa del pesce, che ti tira su» diceva Attilio...
[dai ricordi della nipote Alma]

A Musile rinnovarono la licenza Pietro Bortoletto, in piazza, Umberto Salmasi all’incrocio tra la Triestina e l’Argine, e Leonardo Camin a metà strada tra i due, poco prima della rampa dell’argine che mena al ponte. Elisabetta Vazzoler (vedova “Pòeo”) alle Case Bianche. Infine sono registrati Giuseppe Cadamuro, Giovanni Dalla Mora, e Napoleone Zaffalon. Ma dove avevano la loro rivendita?
Pagarono la tassa di macellazione Turchetto Tullio (Tulio Teghét), Fiorin Pietro, Bincoletto Luigi, Gabrielli Virginio.

Don Natale, in data 14 dicembre 1929, restituì i due questionari alla Curia. Dalle risposte al questionario relativo alla Fabbriceria veniamo a sapere:

“Ampliamenti della chiesa: nell’anno 1923 sono state costruite due cappelle ai lati del presbiterio e la sagrestia dietro l’altar maggiore; ora la chiesa è più che sufficiente. Nel 1924 trovò nuova sede il campanile. Nel 1926 fu eseguito l’impianto di luce elettrica; nel 1929 fu acquistato un armonio, in sostituzione dell’organo, asportato o distrutto dalla guerra. Oggetti artistici o storici non esistono; esiste circa un Kg d'oro consistente in orecchini, anelli, fermagli offerti dai devoti alla Beata Vergine. Oggetti in argento: l’Ostensorio, un Calice, il Turibolo. Abbisognano di riparazione i tre altari laterali, ma per ora non vi sono i fondi. I confini della chiesa sono: l’orto della canonica, la strada comunale, i fondi di Franceschini De Blasiis e dell’Asilo Luigi Mariutto. Il cimitero ora è prato della chiesa. L’amministrazione è tenuta dal Parroco e dai tre Fabbriceri nominati dal Parroco e approvati dall’Ordinario. Il compenso del sacrista è di Lire 360 annue. Il patrimonio della chiesa è stato stimato in Lire 300.000”.

Dal questionario relativo al beneficio:

“Gli abitanti sono 1.800. La Parrocchia è di libera collazione del Vescovo. La casa canonica, ricostruita ex-novo dal Ministero T.L. nel 1922, è di proprietà del comune; il terreno attiguo è di are 35; le riparazioni sono a carico del comune e la manutenzione del Parroco. Offerte annue per il culto: Lire 5.000. Dal quartese: frumento q 15; vino hl 18; pannocchie q 25; fagioli q 0,50; dalla prebenda Lire 5.000. Il quartese è riconosciuto sui fondi antichi di circa 500 campi; è contestato e negato sul terreno della bonifica di circa 1.800 ettari e ne ha preso il patrocinio l'avv. Antonio Zambon di Treviso. Il Beneficio possiede due titoli di rendita pubblica. La prebenda Parrocchiale, situata fra l’Argine del Piave e la strada San Marco, è di ettari 1,80.10 con rendita catastale di L. 206,42”.

Dino Vianello, che s’occupava di tenere in ordine il Palazzo, presentò il conto dei suoi lavori; ne deduciamo che in facciata o nel salone d’ingresso avesse riprodotto lo stemma comunale.

I dati della disoccupazione media riferita al 1929, che danno un’idea di quanti fossero coloro che nel corso dell’anno si trovarono a fronteggiare periodi di disoccupazione nell’agricoltura e nell’industria sono i seguenti:
disoccupazione a Musile
nell’anno 1929

MEDIA

MASSIMA

UominiDonne

Uomini

Donne

in agricoltura

35

40

220

80

nell’industria

20

10

50

20

Il 31 dicembre (tra altri dettaglianti e per ragioni analoghe) Eliseo Guseo e Angelo Fregonese furono rimborsati dal Comune per aver somministrato rispettivamente carne e latte “a Bardella Elvira, miserabile”.
Quattro erano stati i morti di tubercolosi nel Comune, quell’anno.
La legge a favore dell’incremento demografico non dava ancora i suoi frutti: per Croce si completava un quinquennio di decrescita (149 i nati nell’anno dello smembramento, poi 130, 126, 119, 112), i battezzati della parrocchia nel 1929 scesero al loro minimo storico: 92.

Nuove case. All’estremità del terreno di Attilio Guseo era sorto o stava sorgendo o sarebbe sorto di lì a poco il villino rosso del primogenito di Attilio, Antonio, che aveva sposato la Irma Saladini, maestra;
la casa vecchia dei Guseo, tra il villino rosso e i ruderi del bar di Attilio sarebbe stata affittata ai Pegorer;
a fianco della casa di Antonio, giusto in corrispondenza del monumento ai caduti era sorta o stava per sorgere la casa di Giovanni Lorenzon “el Moro” (foto a destra).

1930

Il lavoro della “Melia postina” s’era dimostrato utile e prezioso e così dal I gennaio la figlia di Leonardo Camin (nata il 27 gennaio 1904) fu assunta in prova per tre mesi col preciso compito di raccogliere e distribuire la posta a Croce. Le proteste dei crocesi avevano avuto successo. Anche quelle di don Natale, portavoce delle vedove di guerra, giunsero a effetto: il 29 gennaio il Comune deliberò di concorrere con 1750 lire all’acquisto delle baracche alloggio delle vedove di guerra. Lo stesso giorno il Comune acquistò da Bonato Antonio tre cornici per il ritratto del Duce per la sede del fascio di Combattimento e un quadro di 48 x 63 raffigurante S. E. Mussolini.
Al posto del dottor Arduino vi era provvisoriamente il dottor Antonio Antoniazzi.
Il parco macchine e motorette era ancora scarso, ma se ne prevedeva l’aumento: il I febbraio 1930 il podestà Argentini dava parere favorevole alla concessione alla ditta “Società Italo Americana Petrolio” per la costruzione di un distributore in località Ponte del Bosco con serbatoio metallico di litri 3000 su proprietà del Signor Costantini Attilio, di fronte alla sua abitazione. [Delibera del Podestà n.° 249]

Serve una nuova chiesa alle Millepertiche

Molti di coloro che in seguito allo smembramento delle Case Bianche erano finiti sotto Musile continuavano a frequentare la chiesa di Croce, e non solo i più vicini a questa che a quella di Musile, cosa del tutto comprensibile, ma anche una gran parte di coloro che, pur abitando più vicini all’altra, rimanevano per tradizione e affetto legati alla chiesa di Croce.
Nella parte bassa della frazione le bonifiche s’erano pressoché concluse e quello che un tempo era stato l’estremo sud della parrocchia era oggi il centro di una vasta zona di terre nuove, le “terre basse” appunto: per gli abitanti di quelle zone era scomodissimo raggiungere la chiesa parrocchiale, e l’oratorio di Ca’ Malipiero non era in tutto bastevole, né di molto più vicino. Correva nell’aria da tempo l’idea che occorresse una nuova chiesa succursale nella zona sud della parrocchia. A parere di don Natale la collocazione ideale sarebbe stata presso la curva della strada delle Mille Pertiche che divideva le zona a metà; solo che lo smembramento del 1924 aveva fatto sì che la curva della strada si ritrovasse al confine della parrocchia di Croce: i terreni a est erano passati sotto la parrocchia di Musile. Se quei territori fossero appartenuti ancora a Croce, allora la nuova chiesa avrebbe avuto colà una collocazione naturale. Ma chi se la sentiva di ingaggiare, ad appena sei anni dal decreto di smembramento, un’altra battaglia con la Curia per riavere indietro quei campi, quando gli scontri della precedente mostravano ancora i segni? Don Natale sentiva di aver agito per il bene della parrocchia e delle anime: la necessità di una nuova chiesa in quel posto l’aveva sempre veduta, ma poi avevano prevalso le idee astratte de quel àseno de Chimenton, che si rivelavano ora inadeguate. La costruzione di una nuova chiesa sulla curva della strada delle Millepertiche portava con sé la necessità di rivedere i confini della parrocchia; ma don Natale preferì mandare avanti la Fabbriceria, meglio ancora se sostenuta dai possidenti e notabili del paese: spiegò al tenente colonnello Riccardo Gioia quali erano i suoi piani e quello convocò in villa il cavalier Renato Cuppini, altro possidente del paese, il dottor Antonio Antoniazzi, attuale medico comunale della frazione, la maestra anziana Santina Berton e l’impresario che avrebbe eseguito l’opera, Antonio Montagner, oltre ovviamente ai fabbricieri. Poi che furono tutti seduti attorno al tavolo, il colonnello procurò uno dei fogli protocolli che usava per le incombenze di lavoro, carta filigranata OLD SESSITES MILL recante il motto LAEGE OMNIA VINCIT, la legge vince tutto. Ma anche una legge può essere vinta e modificata: basta scegliere le parole e le strade giuste. La lettera fu dapprima scritta a mano, quindi ribattuta a macchina.

				Croce di Piave, 9 . II . 30
ALLA REV.ma CURIA VESCOVILE di  
				T R E V I S O

   I sottoscritti a nome della popolazioni di Croce 
di Piave e specialmente delle famiglie colpite dal 
decreto di smembramento 25 marzo 1924, emanato da 
cotesta Rev.ma Autorità Ecclesiastica, pregano umil=
mente che detto decreto venga preso in nuovo esame 
per una rettifica, e ciò in conformità alla supplica 
già inoltrata costà da un Comitato di Croce in data 
4.12.24 corredato da carta topografica.
   Tale rettifica è chiesta per le seguenti ragioni:
I) Perché il decreto di smembramento non provvede ai 
reali bisogni spirituali della parrocchia perché nel=
la parte alta di Croce, i confini sono segnati dall’om=
bra del campanile, per cui le famiglia staccate col 
precitato decreto, continuano a praticare questa chie=
sa parrocchiale perché vicinissima.
II) Perché nella parte bassa o novali di Croce, è 
reclamato, essere fu detto altra volta, una chiesa suc=
cursale nel centro del territorio, a circa cinque chi=
lometri dall’attuale chiesa parrocchiale; per cui a 
provvedere ai bisogni spirituali di quella zona bas=
sa, sarebbe necessario, oltreché opportunissimo,  Ve=
nissero restituite a Croce le terre novali tolte col 
Decreto di smembramento, cioè località Palù Perso, 
Crosarona, Fossa Sotta ecc._ In caso diverso non è 
possibile pensare alcun provvedimento spirituale nel=
le terre basse o novali, perchè nello statuquo, cioè 
dopo il decreto di smembramento 25 Marzo 1924, la nuo=
va chiesa verrebbe precisamente costruita sul nuovo 
confine tra Croce e Musile, mentre con la rettifica 
che si reclama la chiesa verrebbe ad occupare la sua 
opportuna sede, cioè nel centro delle nuove terre che 
appartenevano a Croce prima del decreto di smembra=
mento, e che ora in parte, appartengono a Croce e in 
parte di Musile.
Stando così le cose, cioè come segnate dal Decreto, 
Croce non può muoversi per un provvedimento spiritua=
le alle famiglie di quella vasta zona senza chiesa, e 
altrettanto devesi dire del Parroco di Musile, il qua=
le pure non può agire per la fondazione di una chie=
sa succursale sul nuovo confine di zona tra Croce e 
Musile.
   Da tutto quanto sopra apparisce come sia urgente 
e necessaria la soluzione di tale pendenza nel senso 
già indicato nella supplica presentata nel dicembre 
1924 e che oggi si rinnova con tutto il più deferen=
te ossequio e più fondate speranze.
   Urge acquistare il fondo di circa un ettaro nel 
punto fissato dalla popolazione per esigere la chie=
sa succursale e a tal fine sono pronti a concorrere 
tutti gli interessati, cioè il Parroco, la Fabbrice=
ria, proprietari, coloni, consorzio governativo per 
i lavori attuali di bonifica integrale, i quali non 
desiderano che di mettersi all’opera appena sarà ac=
colta la tanto attesa rettifica da parte  di Cotesta  
Rev.ma Autorità Ecclesiastica.
Provveduta così la Zona bassa di Croce di una nuova 
Chiesa centrale verrebbe abbandonato il piccolo ora=
torio pubblico di proprietà privata, esistente in lo=
calità Cà Malìpiero, 
[il tenente colonnello Gioia Riccardo, nella brutta, aveva scritto Camà lì Piero]

calità Cà Malìpiero, dove ora si celebra la Messa 
festiva ecc. perché fuori di centro e affatto in=
sufficiente per la popolazione.
   Si rinnova quindi la più viva preghiera a Cote=
sta Rev.ma Curia perché voglia prendere in benevolo 
ed accurato esame questa istanza che, mentre si ri=
tiene fondata e rispondente a legittimi desideri del=
la popolazione, sembra ai sottoscritti rispondere ap=
pieno ai bisogni spirituali della popolazione.
    In tale fiduciosa attesa e coi sensi della più 
devota sudditanza, si sottoscrivono
			dev.mi
T. Col. Gioia Riccardo
Renato Cuppini
Dott. Antonio Antoniazzi Medico comunale
Santina Berton Maestra anziana
Favotto Luigi Fabbriciere
Bergamo Ernesto Fabbriciere
Bortoletto Giuseppe Fabbriciere,
Montagner Antonio impresa lavori

Don Natale e il suo cooperatore, don Virginio Quaggiotto, appoggiarono ovviamente la richiesta:

Ill.ma e Rev.ma Curia Vescovile 
						di
							Treviso
  Gli umili sottoscritti parroco e cooperatore di Croce di Piave 
 compresi perfettamente della situazione topografica e delle condi-
 zioni morali-religiose della popolazione di Croce, specialmente in 
 questi ultimi anni in cui per opera del Governo è già inoltrato il la-
 voro della bonifica generale di questa zona, con sistemazione di 
 strade, fabbricati, case d’abitazione ecc. appoggiano a pieni voti 
 l’istanza allegata dei principali signori del paese a nome della 
 popolazione, e pregano umilmente cotesta Ill.ma e Rev.ma Autorità 
 Ecclesiastica che quanto prima voglia provvedere alla rettifica 
 necessaria del Decreto di smembramento 25 marzo 1924, senza 
 della  quale è impossibile pensare ad un provvedimento spirituale 
 in quella  vasta zona, colla costruzione di una nuova chiesa succur-
 sale di Croce.
   Nel contempo gli umili sottoscritti fanno presente a cotesta 
 Rev.ma  Autorità Ecclesiastica che il provvidenziale interessa-
 mento che oggi  offrono la parte intellettuale del paese e il
 Consorzio Governativo per la fondazione di una chiesa succursale 
 nella vasta zona, potrebbe  un altro giorno mancare con gravissi-
 mo danno delle anime.
  Nella fiducia che cotesta Ill.ma e Rev.ma Autorità Ecclesiastica 
 vorrà compiacersi riprendere in considerazione l’umile supplica del 
 paese e del clero di Croce pel maggior bene delle anime 
 si sottoscrivono

 Croce di Piave 11 – febbr – 30
					Dev.mi e Umilissimi
				D.. Natale Simionato paroco
				Sac. Virginio Quaggiotto Cooperatore

Il cooperatore ricopiò fedelissimamente in bella copia la lettera di don Natale, che fu allegata a quella della parte intellettuale del paese.
La lettera capitò nelle mani del noto presuntuoso personaggio di Curia (Chimenton? Sì), finendo per essere lardellata di varie scandalizzate sottolineature e di pungenti punti di domanda disseminati qua e là.

Morte della levatrice. La levatrice del paese, la Sofia Vizzotto, si sentì male, il dottor Arduino (era tornato da Ponte di Brenta? O la levatrice aveva cercato lui perché di lui si fidava?) le diagnosticò l’appendicite e certificò che aveva bisogno di essere operata. Coscienziosa e responsabile, la levatrice il 17 febbraio chiese al podestà di potersi assentare dalla condotta per quindici giorni. Sarebbe stata sostituita dalla collega di Musile, la Carlotta Dalla Mora. Non so se Sofia fece in tempo a essere operata prima che la peritonite la uccidesse. Morì il 27 febbraio. Croce era senza la sua amata levatrice.

Il 3 marzo 1930 Mario Padovan pagò 50 lire di tassa comunale per aprire il suo esercizio di vendita vini. Altrettanto pagò per la tassa licenza vendita liquori [rilevò l’esercizio della Celeghin Silvia?]
Il 6 marzo la guardia D’Andrea accompagnò il demente Cervellin Giovanni a San Servolo.

Il 9 marzo [delibera del 5 marzo] assunse la supplenza della defunta levatrice la levatrice Curti Vittoria. Avrebbe guadagnato 310 lire mensili. Qualche giorno dopo una notizia tremenda circolò per il Comune: due minorenni del Comune erano state deflorate in un albergo della spiaggia di Cavazuccherina. Dopo aver eseguito le opportune indagini i Carabinieri non riuscirono a identificare l’albergo sommariamente descritto dalle due giovani; perciò, per fare in modo che le due ragazze, senza mezzi, potessero ritornare a Cavazuccherina per identificare l’esercizio, “prova questa […] indispensabile per procedere ad una formale denuncia dei responsabili”, scrissero al podestà (16 marzo) perché procurasse loro un mezzo adatto alla scopo. Non sappiamo come andò a finire la storia: intuiamo solo il destino antico dell’odierna Jesolo.

Il R.D.L. del 20 marzo 1930 N.° 221 stabilì che il materiale bellico presente ancora nei terreni della guerra apparteneva ai Comuni, che potevano dunque disporne come credevano. Musile affidò l’appalto per il recupero alla ditta Barosco Tranquillo di San Donà, che versò 1.400 lire nelle casse del Comune.

Fascisti e cattolici. Nell’ambito dei mutati rapporti tra Stato italiano e Chiesa, il regime fascista dichiarava la compatibilità tra l’iscrizione al PNF e l’iscrizione all’Azione Cattolica. Il 28 marzo, per decisione del Gran Consiglio del Fascismo rettori e presidi dovevano essere iscritti al PNF da almeno 5 anni.

L’Amelia Camin aveva dato buona prova di sé come aiuto-procaccia nei primi tre mesi e pertanto fu assunta definitivamente.

“ZANIN ANTONIO * Cottimista * CROCE DI MUSILE”

Il 16 aprile Antonio Zanin presentò la ‘poliza’ dei lavori eseguiti per il Comune nello stabile di Croce:

   1    Costruzione di una parete in tavola nell’uficio di Stato civile. 
	   Costruzione dell’osatura N1 da metri 1.30 x 3.00	   18.90
   2    Costruzione di due porte requadrate N2 da mt 0.85x2.00    136.00
   3    Costruzione di due finestrini N 2 da metri 0.55x0.60	   51.00
   4    Pitura a due mani di olio N 2 da metri 1.80x3.00 	   32.40
					Totale 	                  238.30 

e quella dei lavori eseguiti nel cimitero di Croce:

   1   Riparatura Generale del Coperto della Cella mortuaria 
   	e fornitura di tegole Curve 
   	N 1 da metri 840 x 430			36,12 x 2	   72.24
   2   Costruzione di due semicerchi in ferro a punte per evitare 
	la salita dei Ragazzi N 2 da kg 11 ½ 	Kg. 23 x 3	   69
   3   Costruzione di quatro Salva Angoli per il Moumento 
	Medaglia d’oro Tito Acerbo 		4 x 12		   48
   4   Stuccatura in cimento Alle Comisure del Monumento	   10
          						          199.24

Timbrò entrambe le fatture col suo bel timbro ottagonale: ZANIN ANTONIO (sopra) CROCE DI MUSILE (sotto) Cottimista (al centro). Gliene saranno liquidate rispettivamente 200 e 180 lire.

Sistemazione strada Cascinelle. Il 17 aprile il Comune deliberò di liquidare alla Ditta Montagner Antonio che si era aggiudicata e aveva eseguito i lavori di sistemazione della strada delle Cascinelle altre 1.200 lire oltre le 9.000 lire preventivate (e già pagate: 5.000 nel 1928 e 4.000 nel 1929). La cifra risultò aumentata perché fu richiesto maggior lavoro di sistemazione della carreggiata in forza delle frequenti piogge sopravvenute nel periodo di inghiaiamento della sede stessa. Fu anche necessario consolidare alcuni tratti della sede stradale ritenuta poco consistente.

Il 28 aprile De Faveri Giuseppe ricevette dal Comune 62 lire per lo sfalcio erba della strada dell’Argine San Marco.

Le foglie del gelso e i cavalieri

Se il Comune pagava lo sfalcio dell’erba, si faceva invece pagare “la foglia” di gelso: il 30 aprile Antonio Borin pagò al Comune 60 lire per quella che aveva raccolta nel terreno di proprietà comunale annesso alle scuole della Fossetta.
La foglia del gelso era il nutrimento dei cavalieri, ossia dei bachi da seta. Ogni famiglia si ingegnava di avviare un anche minimo allevamento di bachi perché permetteva di rimpinguare le magre finanze domestiche.
Era una attività che poteva essere condotta in casa e nei mesi invernali e se ne occupavano essenzialmente le donne. Il guadagno coi cavalieri era il primo dell’anno per la famiglia.

Non si sa con certezza perché ai bachi fosse stato dato il nome di cavalieri; c’è chi pensa perché la loro coltura era stata importata nelle nostre zone dai cavalieri delle crociate; altri ritengono che derivi dalla forma dell’animale e da come si muove (più che immaginare vermi che si muovono come cavalieri mi vien più facile immaginare il viceversa), altri ancora dal fatto che il santo protettore di questa attività era considerato san Giorgio, un cavaliere. In molti paesi, ma non ne ho trovato traccia a Croce, vi era la tradizione portare, il giorno di san Giorgio (24 aprile), le “sementi” a benedire prima di metterle a nascere. Il giorno dopo (“a San Marco”) le si avvolgeva in stracci da infilare tra i pajoni del letto, di solito ai piedi della massaia che se ne occupava personalmente. Dopo una decina di giorni cominciavano a nascere i bachi, che la massaia “catturava” mettendo sopra gli stracci in cui erano state poste le uova una carta bianca con tanti piccoli fori, del diametro d’un paio di millimetri; nei fori la donna metteva foglioline tenere e tritate di gelso che attiravano i piccoli bachi in cerca di cibo inducendoi a salire sulla parte superiore del foglio. A quel punto, con una penna di gallina, la massaia li spazzava per raccoglierli, quindi li portava in cucina, al caldo: li posava sopra una tavola o su un telaio e iniziava a dar loro da mangiare le foglie di gelso appena spuntate, meglio se delle piante giovani. Erano tante le piante di gelso in giro per la campagna. Le donne che andavano a prendere ’a foja e poi la macinavano facevano un lavoro “dell’ostia”, ingrato.
I bachi bisognava tenerli in una stanza calda e ben riparata, non esposta alle correnti d’aria, senza procurar loro sbalzi di temperatura, altrimenti rischiavano di morire, come poteva accadere nelle burrasche di maggio.
I bachi sarebbero stati maturi intorno a Sant’Antonio (13 giugno). Allora si sarebbe preparato sul pavimento della soffitta o del graner el bosc di fascine aperte, con i rami ben distesi, o in alternativa delle rastrelliere create ad hoc, i cavaeòti, in modo che i bachi avessero spazio per poter fare il loro bozzolo nelle migliori condizioni.
Altri dieci giorni e i bozzoli sarebbero stati pronti.
Ogni anno tirar su i bozzoli era un compito allegro, perché si raccoglieva il primo frutto del lavoro primaverile. Si pulivano i bachi con una macchina apposita ruotando il cui manico si facevano girare dei ferri ai quali restava attaccata la bavella esterna, la più sporca, la meno pregiata, che non si poteva vendere ma che non veniva buttata via - non si buttava via niente - bensì utilizzata in casa per farne calze. I bozzoli pelati e puliti si portavano alla raccolta, a San Donà.
Non sempre il percorso filava liscio: talvolta capitava che i bozzoli venissero invasi dalle formiche. E allora si correva da don Natale a invocare una benedizione: in cambio di una gallinella, di qualche piccolo donativo, il “paroco” operava i suoi miracoli, “Vaeà, vaeà, torna casa, te vedarà che ’e formighe li assarà star”; episodi che abbiamo raccontato nel capitolo di apertura, non potendo collocarli in date precise.

Il 3 maggio [delibera. n.° 275] fu aperto il concorso per il posto di levatrice condotta per la frazione di Croce di Piave. Furono messi inserzioni sul quotidiano locale e sull’organo ufficiale dei medici fascisti.
Col dolore nel cuore, il vedovo della defunta ostetrica, Gioacchino Mascherin, era tra gli operai che dal 19 al 24 maggio furono impiegati nove ore al giorno per quattro giorni per la pulitura dei cimiteri Militare e Civile di Croce di Piave; gli altri erano Saran Mario, Longato Pietro, Rossetto Giovanni, D’Andrea Eugenio, Sgnaolin Carlo. Motivo di tanto lavoro erano i festeggiamenti del 24 maggio, anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia, con l’ennesima, curatissima cerimonia attorno ai monumenti della piazza e nei cimiteri. Quello di guerra aveva richiesto più lavoro in quanto da qualche tempo caduto in abbandono. Era nell’aria la decisione di smantellarlo e di trasferire i miserandi resti dei soldati negli ossari di Fagarè e Redipuglia.

In giugno la crisi europea dopo il crollo della borsa di New York raggiunse in Italia il suo apice: le diminuite esportazioni verso gli Stati Uniti, i prezzi saliti precipitosamente, toccarono l’economia della nazione. Molte banche furono costrette a chiudere. A Millepertiche l’impianto di Lanzoni aveva ripreso a funzionare. Lavoratori e scariolanti che fin dal 1926 erano affluiti in gran numero nella “parte bassa” della parrocchia per i lavori di prosciugamento del Bacino Lanzoni, avevano dato vita a una nuova comunità; si trattava di decine e decine di famiglie, centinaia di persone, che vivevano nelle case approntate dai proprietari dei terreni; una popolazione che non aveva né chiesa né scuola chiedeva che ci si occupasse di lei. Abili a fruttare la manodopera di questa misera gente ma sordi a ogni istanza di progresso civile, i proprietari ritenevano d’aver già fatto anche troppo garantendo loro delle passabili abitazioni. Gli amministratori comunali avevano sempre altre priorità. E chi poteva offrire loro voce e mano alfabeta per scrivere al podestà? Don Natale.

Ill.mo Signor Podestà 
		di 
				Musile di Piave

Nelle località Palù perso, Lanzoni, Palazzon cascinelle e Bellesine 
di questa parrocchia si contano oltre duecento fanciulli analfabeti 
per mancanza d’una scuola comunale.
Il punto centrico di dette località pel collocamento d’una baracca 
uso scuola sarebbe sulla strada delle Millepertiche, e precisamente 
nello svolto della strada medesima, vicino al Ponte nuovo del Consorzio 
governativo, dove esiste un piccolo seno di terreno attiguo alla strada 
medesima, più che sufficiente allo scopo.
I padri di famiglia interessati si accontenterebbero di tale provve-
dimento fino a tanto che cotesto Spettabile Municipio provvederà un 
fabbricato scolastico conveniente.
La necessità di un sollecito provvedimento per l’istruzione ed educa-
zione di centinaia di fanciulli è troppo evidente ed indiscutibile.
Pertanto a nome dei padri di famiglia, prego vivamente V.O.S. volersi 
adoperare con tutti i mezzi possibili, perché all’apertura del nuovo 
anno scolastico sia proveduta tale scuola: anche in ottemperanza alle 
vigenti leggi dello Stato, il quale per combattere l’analfabetismo, 
obbliga severamente i genitori a mandare i figli alla scuola, e questi 
a frequentarla. 
Con distinti ossequi

Croce di Piave 25 Giugno 1930

					Dev.mo paroco
				D.n Natale Simionato

Uragano. Il 18 luglio 1930 un uragano arrecò notevoli danni nell’abitato del centro di Croce, specie al tetto del fabbricato Comunale, per cui fu necessario provvedere alle urgenti riparazioni del tetto, riparazioni che furono affidate a Zanin Antonio. Qualcosa di maledetto era in quel fabbricato, che appena in febbraio era stato riparato dall’impresa Ravà.

La morte di Giovannino Guseo

Un’altra disgrazia si abbatté sulla famiglia di Attilio, il baritono che aveva cantato alla Fenice, il magnifico direttore della corale paesana, il Peppone che a furia di segnare sul quadernetto dei crediti le merci non pagate dai poveri stava vedendo fallire il proprio esercizio commerciale. La domenica pomeriggio (26 luglio) il figlio Giovannino, di otto anni, alla conclusione del “vespereto” ebbe l’idea di andare a far una nuotata in Piave con gli amici. Sulla riva i ragazzi si tolsero la maglietta e pantaloni e Giovannino, che forse non era un nuotatore provetto ma voleva dimostrare agli amici di non aver paura (si sapeva, la razza Guseo era sempre stata un po’ forte, un po’ coraggiosa), si tuffò nell’acqua con gli altri e annegò; poi qualcuno andò dalla madre, la Tonina, a chiederle che maglietta e pantaloni indossasse il figlio, perché erano stati ritrovati sulla riva del fiume. Due giorni continuarono le ricerche, furono fatti arrivare anche i palombari che cercarono e cercarono e non trovarono. Il fratello maggiore di Giovannino, Antonio, continuò con loro le ricerche, muovendosi su di una barchetta in compagnia del cognato Chechi Granzotto. Per due giorni, senza ceder campo alla stanchezza i due cercarono, finché la mattina del secondo giorno, quando i palombari ancora non potevano scendere in acqua, alle quattro, alle cinque di mattino, ai primi chiarori dell’aurora, già sul posto a riprendere le ricerche, vide qualcosa di scuro tra i rami e le foglie vicino a riva. «Ecco, quello! Quello è mio fratello» urlò Antonio. «No, quella è una zucca» rispose il cognato. «No, quello è mio fratello!» e andarono a vedere ed era Giovanni, con la faccia nera, cianotica, con la testa appesa ai rami, ingarbugliata tra la vegetazione del fiume. Sembrava una zucca. Lo tirarono a riva Antonio e tornarono a casa per dare la terribile notizia alla madre che porse un copriletto bianco per avvolgere il bambino. Poi Antonio comunicò la terribile notizia anche alla moglie, la Irma Saladini, ormai al nono mese di gravidanza, che comunicò in pancia alla nascitura l’orrore eterno per l’acqua. Il giorno dopo nacque Franca, loro primogenita, che per tutta la vita avrebbe avuto il terrore dell’acqua e un giorno mi avrebbe raccontato questa storia. Ancora molti anni dopo, quando la famiglia si era ormai trasferita a Musile, nell’attraversare il ponte sul Piave per andare a scuola a San Donà, Franca non aveva il coraggio di guardare l’acqua del Piave sotto il ponte: un subitaneo orrore l’invadeva.

Dal 19 luglio al 13 agosto il dottor Arduino supplì il dottor Rizzola, in ferie, mentre dal 16 agosto al 14 settembre, a sua volta in ferie, si sarebbe fatto supplire dal dottor Rizzola.

[Disegno della facciata delle scuole elementari]

Il 26 agosto il collaudo della scuola risulta già avvenuto.
Quel giorno la Curia, per mano del Chimenton, fornì la lungamente meditata risposta alla istanza di sette mesi prima dei notabili del paese, risposta da cui emergeva tutto il carattere altezzoso, presuntuoso, vanaglorioso del collaboratore vescovile:

SULLO SMEMBRAMENTO “MUSILE = CROCE DI MUSILE”
(risposta alla istanza II Febbrajo 1930)

Si premette che questa volta la tonalità è ben diversa da quella che appare nei documenti, racchiusi nel lungo incarto:nei documenti precedenti,infatti il frasario è spesso banale, e la premeditazione è tutta propria di un basso ricatto; in questo documento invece del’II febbrajo 1930 si usa tutto il rispetto verso l’Autorità Ecclesiastica:i relatori si limitano ad esporre i loro desideri.
Ma questo documento è accompagnato d’una istanza del 9 febbraio 1930,firmato da otto persone,definite dal parroco di Croce quali le più intellettuali del paese. In questa istanza si ribadisce un vecchio concetto;è necessario chel’autorità Ecclesiastica rievochi il suo decreto di smembramento emesso il 25 Marzo 1925; si intende così di dare un ammonimento all’Autorità Ecclesiastica, e la si incolpa di non curare l’interesse spirituale della anima;si colpisce lo stesso decreto 25 Marzo 1925,che viene definito decreto precipitato , nel quale i confini delle parrocchie sono segnati all’ombra del campanile.
Mi permetto osservare che non si può più essere impudenti di così;non si può in un modo più ridicolo falsificare la storia;non può più spudoratamente incolpare l’Autorità Ecclesiastica di leggerezza e di incomprensione.Eppure si dice del Clero che tale istanza fu scritta dalle persone intellettuali di Croce di Musile! E,ciò che desta maggior meraviglia,il clero si presta e accondiscende ad accompagnare all’Autorità Ecclesiastica un’istanza che è del tutto offensiva.
E’ nota la storia dolorosa che accompagnò l’emanazione del decreto 25 Marzo 1925,quando non si ebbe vergogna di invocare l’intervento delle autorità politiche per impedire che avesse corso un provvedimento che si riteneva necessario per il bene spirituale delle anime. E’ noto che il piano dell’Autorità Ecclesiastica dovette,in un primo momento,essere sospeso,per evitare gravi noie a chi doveva visitare le località Croce di Piave = Musile,per compilare e fissare sul posto i nuovi confini delle due parrocchie.E’ noto che cessate le lotte politiche e pacificati gli animi ,si approfittò di un momento di tregua,e si provvide al’estensione del decreto seguendo,per i nuovo confini delle parrocchie,le delimitazioni civili.E’ noto infine il contegno del parroco di Croce e la sua azione denigratoria contro l’Autorità Ecclesiastica stessa contro chi aveva dimenticato,sotto l’incubo della passione,uno dei suoi doveri principali,il rispetto verso i Superiori.
Tutto ciò è noto;e deve essere noto anche al clero di Croce di Piave,che accompagnò la nuova supplica dell’intellettuali del paese!
Mi limito ad alcune osservazioni,circa la nuova istanza:
I)Anche dopo lo smembramento,la superficie di terreno che appartiene a Croce è ben superiore di quella che appartiene al paese di Musile.Dagli uffici del Munificio [=Municipio] di Musile ho potuto ricavare i seguenti dati,compilati nel 1929:
superficie:Musile ,ett.1169.35.59
“ Croce di Piave, ett.2431.85.06
2)- In località Lazzaretto,in parrocchia di Musile, si impone la costruzione di un oratorio per i servizi del culto.In questa località,infatti,si sono sistemati gli uffici scolastici;la località rappresenta un insieme di case,che sono troppo distanti dai due centri principali della zona.Questa necessità è conosciuta dalle pubbliche autorità che sono disposte a fornire gratuitamente il terreno richiesto per l’erezione della nuova cappella;e con il terreno,sono disposte a cedere il locale necessario per l’insegnamento del catechismo dei bambini;
3)- L’oratorio di Cà Malipiero è sistemato in ottima posizione per provvedere al bene spirituale degli abitanti di Croce di Piave,che abitano verso il terreno di bonifica.Tale oratorio,oggi insufficiente,può esser ampliato, e il popolo vedrebbe volentieri questo ampliamento.
4)- Il nuovo oratorio che il parroco di Croce vorrebbe innalzare presso l’argine delle Piombise , non scioglie la questione della assistenza spirituale;tale oratorio disterebbe m. 2500 da quello di Ca’ Malipiero; e verrebbe costruito nel punto estremo della parrocchia di Croce, o più propriamente sull’estremo confine delle due parrocchie.E’ evidente lo scopo di questa vagheggiata costruzione:quando fosse eretto l’oratorio,si tenterà di imporre all’Autorità Ecclesiastica nuovi smembramenti,e certamente si accentueranno le lotte fra le due parrocchie.
5) – Oggi sono in corso di attuazione le nuove strade attraverso il terreno bonificato di Musile e di Croce;il piano che si segue nell’esecuzione di queste strade ci conferma che nel decreto 25 Marzo 1925 l’Autorità Ecclesiastica prevenuto i tempi;le nuove strade vengono a confermare che l’Autorità Ecclesiastica non ha agito a precipizio,ma con seria ponderazione.
6) – Le due chiese di Musile e di Croce si trovano nei punti estremi del paese, non nei punti centrali.
Difficoltà di accesso alle due chiese sempre esisteranno,finchè in un lontano avvenire gli edifici sacri non si ricostruiranno in una nuova sede,oppure la stessa Autorità Ecclesiastica non si provvederà ad una radicale revisione di tutto il territorio,compreso quello che sarà reso fruttifero mediante bonifiche integrali che sono in corso.
7) – Abbiamo raccolto,dagli uffici del Municipio di Musile,alcuni dati che si riferiscono alle distanze:
=da Musile al Lazzaretto m.3825
=da Musile all’Argine delle Piombise m.6425
=dal Lazzaretto a Caposile m.5875
=dal Lazzaretto All’Argine Piombise m.5875
=da Musile a Caposile m.5450
=da Cà Malipiero ad Argine Piombise m.2500
=da Argine Piombise al Lazzaretto m.2600
Premesso tutto questo e tenendo presenti le distanze suesposte,si giunge a queste conclusioni
I)- Si permetta l’erezione di un oratorio in località Lazzaretto,richiesta per le esigenze spirituali della popolazione,e reclamato e favorito dalle pubbliche autorità.
2)- Si imponga la sistemazione e forse l’ampliamento dell’oratorio di Ca’ Malipiero,sistemato in una posizione opportuna per le esigenze spirituali del popolo.
3)- Non si parli, allo stato attuale delle cose,di modificazione di confine tra le parrocchie di Croce e di Musile.
4)- Si impedisca l’erezione di un oratorio in località Argine delle Piombise,oratorio che non ha altro scopo che quello di stuzzicare velleità che dovrebbero ormai essere tramontate,o quello di citare nuovi malumori e noie senza provvedere all’interesse del popolo.
Salvo sempre un miglior giudizio ecc . . . . . .

Dott. Chimenton
16/8 – 30

«Àseno el xe, e àseno el resta! Salvo sì un judissio mejo!» commentò don Natale quando ebbe letto la risposta.

Aule nuove, nuove maesre

Il 6 settembre il falegname Baron Enrico dichiarò al Comune di aver fornito, per la scuola di Croce, completata e collaudata, il seguente materiale:

N° 2 tavoli con cassetto e colore 				L. 170
N° 2 cattedre m.1.90x1.90 complete di colore 			L. 170
N° 2 armadi m. 2.00x0.75x0.38 			        	L. 170
L’8 settembre fatturò anche:
1° N° 1 riparazione di 55 banchi = coloritura a due ripassate ad olio 
– compreso materiale e manodopera l’uno    £. 12,50 		L.  687,50
2° riparazione e coloritura  	N° 2 tavoli  a  £. 12,50	L.   25
3°	idem	    idem     	N° 2 armadi         “		L.   25
4°	idem	    idem	N° 2 tavole nere		L.   20
5°  	idem	    idem	N° 2 cattedre 
                       con rimessa a nuovo delle tavole		L.   50
						  Totale	L.  807,50
Gliene saranno liquidate 600.

Quattro erano le aule, splendide, spaziose, nel nuovo edificio, e quattro erano le maestre del nuovo anno scolastico 1930-31: la Berton, la Saladini, la Guseo e la Gnes. Alla Santina Berton, che insegnava ormai da 36 anni ed era stata premiata nel ’24 con la medaglia d’argento dal Comune, il Ministero della Pubblica Istruzione stava per conferire, con altre quarantanove in Italia, unica nel Veneto, una speciale onorificenza per meriti scolastici ed educativi.
La Tosca Saladini, figlia del Segretario comunale Natale Saladini e moglie di Dino Vianello, l’applicato comunale addetto alla pulizia e al mantenimento del fabbricato a Croce, aveva due figli, un bambino di cinque anni al quale era stato dato il nome del nonno materno, Natalino, ma da tutti chiamato “Lino”, e una femminuccia di uno, Lia; un’altra, Nella Maria, nata nel febbraio del ’29 era vissuta solo nove giorni.
Poi v’erano le due maestre più giovani, da poco entrate nella scuola: la Lidia Guseo, figlia di Eliseo e della Nene, sempre vissuta a Croce; e la Ines Gnes.
Le bidelle delle scuole di Croce erano ancora la Maria Finotto in centro, la Maria Salvatori alla Fossetta e la Carmela Moro alle Cascinelle. Nessuna scuola era stata approntata alle Millepertiche, dove pure la popolazione era aumentate e la necessità di una scuola in loco era evidente.

		Croce di Musile li 5-10-1930 VIII 
	liquidazione dei lavori eseguiti  nella 
	Casa Comunale di Croce di Musile di Piave 
	a seguito dei danni causati dal nubifragio del 18 luglio 1930
Per Ripassatura generale del coperto, Politura e ristagnatura della gorna e tubi fluviali, Fornitura di N° 700 coppi, Costruzione di un scuro nell’ucernale, Riparazioni di un scuro al terzo piano Zanin Antonio chiese la Somma totale di £. 557.30.

Un pozzo inquinato? Ci informa dell’esistenza di un pozzo di proprietà della “C.ssa Morosina-Cuppini sito in località Croce di Piave, presso la famiglia del mezzadro Mariuzzo Primo” la delibera di un rimborso spese alla guardia comunale Giovanni D’Andrea che all’Ufficio Igiene di Venezia aveva ritirato il materiale necessario (“bottiglia e provetto”) e quindi trasportato un campione d’acqua del pozzo medesimo per l’esame batteriologico e chimico.

Candidate al posto di levatrice. Il 2-3 e l’8-9 ottobre si tenne il concorso per il posto di levatrice del II Reparto, frazione di Croce. Le candidate, che pagarono 25 lire di tassa iscrizione, furono Angela Bressan, Francesca Pero, Angelina Vallan, Armida Bartolini, Regina Giacobbi, Elisa Giacomazzi, Dea Comparozzi e Vittoria Curti, l’attuale supplente. La commissione d’esame era composta da Pappacena Edoardo, Solgrossi Oreste, Costa Ronzini Angela, Prof. Marta Antonio.

Il 9 ottobre la pena di morte in Italia fu estesa ai reati comuni. Qualche giorno dopo arrivò al podestà una lettera in cui lo si invitava a cercare nel territorio comunale i “Pionieri dell’E.I.A.R”, carica onorifica che impegnava a far conoscere la radio e a promuovere l’acquisto degli apparecchi radiofonici.

Una medaglia d’oro per la maestra Berton

Giunto l’ambito riconoscimento per la maestra Berton di cui si diceva qualche pagina fa, l’Amministrazione e i notabili tutti sentirono la necessità di premiarla a loro volta con una medaglia d’oro e una grande festa, come in occasione del conferimento della medaglia d’argento nel 1924. Questa volta furono fatte le cose in grande. Lasciamo la parola al cronista che visse e descrisse gli avvenimenti del 16 novembre 1930:

DA CROCE DI MUSILE DI PIAVE
(S. )La ridente frazione di Croce di Piave che fu teatro delle più eppiche e vittoriose battaglie nel periodo bellico I9I7-I9I8,ha domenica scorsa reso solenni onoranze alla sua adorata Maestra BERTON SANTINA per la consegna della Medaglia d’Oro offertale dal Comune,per le speciali onorificenze decretatele dal Ministero dell’Educazione Nazionale,sui 50 Insegnanti che in tutto il Regno ebbero l’ambito onore di essere insegnite dell’assegno di benemerenza,unica nella Regione Veneta.
Mezz’ora prima che avesse inizio la cerimonia, cominciarono ad affluire nel Piazzale “Tito Acerbo” accanto all’imponente nuovo fabbricato scolastico e Monumento ai Caduti, i varii cortei di rappresentanze, con bandiere, Balilla, Piccole Italiane, scolaretti ecc.
Notammo il Podestà Cav. Giuseppe Argentini,col suo Segretario Signor Saladini Cav. Natale, il R° Ispettore Bertotto Ermenegildo, il Direttore didattico di zona Sig. Di Carlo Ciro, il Colonnello Cav. Gioia Riccardo, il Tenente della Milizia Ciriello, il Dott. Cav. Antonio Arduino e Consorte, il Signor Cuppini Renato, Giudice Conciliatore, il Sig. Raggiotto e tutti i componenti del Comitato, la C.ssa Gradenigo-Morosina, la C.ssa Rachele-Gradenigo-Gioia, le C.ss.ne Laura e Paola Gradenigo, la Prof.ssa Salvatori Marcella assieme ai genitori, parenti della festeggiata, C. Gino Gradenigo, Insegnanti tutti del Comune, il Parroco Don Natale Simionato, il Cappellano Don Virgilio Quaggiotto, il Dott. Raimondo Stocchino con la consorte, la Maestra Bonomesi di Fossalta di Piave, i rappresentanti di tutte le Associazioni e Cooperative, Impiegati Comunali, una infinità di allievi ed allieve della festeggiata e numeroso popolo.
Formatosi l’imponente corteo si diresse alla casa d’abitazione della esimia Insegnante Berton Santina,quivi ossequiata dal Podestà ed Autorità convenute, venne poi accompagnata nella sala a piano terra del fabbricate scolastico, sfarzosamente preparata per l’occasione, con trofei e bandiere,ritratti di S.M. IL RE, DEL DUCE E DEL PAPA.
Accolta all’ingresso della sala da scoscianti applausi e dal suono della Marcia Reale ed inni patriottici, la festeggiata prese il posto d’onore assegnatole, fiancheggiata dal Podestà, dal R° Ispettore, Parroco, Direttore, ed autorità convenute e dal Consorte.
La grandiosa aula fu subito stipata di popolo, mentre la rimanente marea di ammiratori, amici, conoscenti ed allievi dovette a malincuore sostare nel vasto corridoio e fuori del fabbricato.
Il Cav. Giuseppe Argentini- rilevando che non era ancor spento l’eco della indimenticabile cerimonia del 9/3/1924- quando cioè dopo sei lustri di zelante e proficuo magistero della distinta Maestra Berton Santina, la popolazione di Croce, le Autorità, le Colleghe, vollero solennemente ch’Egli, allora Sindaco, puntasse sul petto della esimia insegnante la medaglia d’argento quale Diploma di Benemerenza conferitale per Decreto Reale, si disse onorato ed orgoglioso, di offrire, ora nella veste di Podestà, ed a nome del Comune, all’impareggiabile educatrice del popolo, la Medaglia d’Oro per la nuova meritata onorificenza decretatale di recente dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Dopo di averla adittata ad esempio delle più elevate virtù, vera apostolo di Fede e civiltà, auspicando fervidamente per la sua longevità, perché possa ancora per molti anni dedicare la sua preziosa opera per la scuola, pel bene di coloro che vi entrano per forgiare sempre più lo spirito secondo la volontà del DUCE, per il più ardente amor proprio e religioso, fra l’esultanza e la commozione di tutti i presenti, puntò sul petto della festeggiata la Medaglia d’Oro.
Il Parroco Don Natale Simionato con elevatissimo discorso rilevò il merito e le virtù della distinta Berton che prima, durante e dopo la guerra seppe con apostolato di fede e di religione, con pazienza insuperabile, infondere nei cuori delle giovani generazioni il culto dell’amore alla Patria e civi1tà,auspicando che Iddio la conservi a lungo pel bene della scuola e religione, augurò alla benemerita insegnante il premio eterno nella gloria del Cielo.
Il Tenente Ciriello in rappresentanza del Segretario Politico Sig. Ferruccio Sattin, assente-porse il caloroso saluto delle camicie nere e del Direttorio Politico locale all’impareggiabile insegnante, vanto e gloria dell’Educazione popolare.
La Maestra Signora Tosca Vianello con elevate parole consegnò alla festeggiata una artistica pergamena offerta dalla popolazione.
Il Sig. Raggiotto Prosdocimo pronunciò altra elevata orazione rilevando le doti speciali di mente e di cuore della Maestra Signora Berton.
Il R° Ispettore scolastico Prof. Bertotto Ermenegildo intervenuto espressamente per invito del locale Comitato, lesse l’elaborata sua relazione pel confer1mento della nuova onorificenza decretata dal M.P.I. dicendosi soddisfatto ed orgoglioso che l’impareggiabile Insegnante Berton abbia potuto per le sue eminenti doti di merito, conseguire tale benemerenza ambito premio che su centomila Insegnanti dell’Italia solo a cinquanta è stata riserbata la grande e meritata onorificenza.
Continuando poi con uno smagliante discorso, che tenne incatenato l'uditorio per oltre mezz’ora, rilevò con forma elegante e magistrale,le innumerevoli benemerenze della festeggiata e degli educatori del popolo, apostolo di fede ed amore,secondo i dettami del Duce e delle religioni-fattori principali di civiltà : e progresso ed inneggiando alla scuola ed alla Patria, riscosse i più sentiti applausi.
Il Direttore Di Carlo, con forma elegante ed elevata, concluse col rilevare ed affermare che la Signora Berton Santina è la vera maestra nel più alto senso della parola stessa.
Negli intervalli dei varii discorsi-seguirono inni patriottici, cantati dalla Piccole Italiane, ben istruite dalle maestre Guseo Lidia e Vianello Tosca, accompagnati con musica del bravo Camin Francesco.
Ottimamente istruite recitarono con grazia e brio, dialoghi e discorsi d’occasione gli alunni Guseo Giuseppe, Bardella Romeo, Antoniazzi Pierina, Cuppini Giorgio, Arduino Angelina ed Enviretta, Cuppini Ester.
Alla festeggiata furono offerti doni e fiori a profusione. Commossa la Signora Berton ringraziò il Comitato,la Popolazione il Podestà e le Autorità tutte,augurandosi di poter a lungo continuare nella sua opera di educatrice avendo sempre per mira principale nella sua delicata missione: DIO,SCUOLA E PATRIA.
A mezzogiorno ebbe luogo un sontuoso banchetto di oltre 50 coperti nell’aula stessa, egregiamente servito dalla Signora Vedova Spadari conduttrice dell’Albergo “Leon Bianco” di S.Donà.
Durante il pranzo regnò la massima cordialità ed allegria,ove nuovamente parlarono il R° Ispettore sco1astico ed il Dott. Raimondo Stocchino, Raggiotto Prosdocimo e Parroco ineggiando alla impareggiabile insegnante all’educazione alla civiltà, religione e Patria. Il R° Ispettore pose in rilievo specialmente l’opera attiva ed efficace spiegata dal Podestà Cav. Giuseppe Argentini, il qual vincendo tutti gli ostacoli burocratici e finanziari seppe dotare il Capoluogo e frazione di Croce di Piave,di maestosi fabbricati scolastici corrispondenti a tutte le esigenze didattiche ed assicurando la dotazione di eguali edifici nelle frazioni di Caposile, Salsi, Paludello e Fossetta.
Dell’ottima riuscita della Festa, va data lode speciale ai membri del Comitato con a Capo la Signora C.ssa De Concina-Morosini-Gradenigo-Cuppini ed Insegnanti.=

Il cronista raccomandò al Gazzettino l’inserzione integrale dell’articolo e fece richiesta di “invio di N°50 copia portante la pubblicazione-addebitandomene l’importo”. Il suo entusiasmo fu solo parzialmente condiviso dalla redazione del giornale, che ridusse la notizia a un articoletto di trenta righe su di una colonna.

Nuova levatrice. Il 2 dicembre, a seguito del concorso a levatrice della frazione di Croce venne nominata vincitrice Francesca Pero di Giovanni, con stipendio fissato in 4.000 lire annue, più altre 500 di indennità cavallo, caro viveri e simili [delibera del Podestà. n.° 331]. Dove visse? È lei “la siora Pina” di cui raccontano i vecchi di oggi, che venne a vivere nelle casette in linea costruite sul lato sud di via Croce? Ne siamo quasi certi.

Il 6 dicembre la guardia D’Andrea accompagnò la demente Pelizzon Silvia a San Servolo.
Lo stesso giorno Ferruccio Sattin, presidente dell’Opera Naziona Balilla per l’assistenza e l’educazione fisica e morale della gioventù - Comitato comunale di Musile di Piave - chiedeva/intimava al podestà “di voler versare il contributo di £ 1500 al Patronato Scolastico per l’anno 1930, dovendo fare in questi giorni dei pagamenti improrogabili.” Si dichiarava “fiducioso che la S.V. renderà conto del disagio in cui versa il Comitato Comunale dell’O. N. Balilla per mancanza di oblatori volontari.

La disoccupazione saliva e i prezzi dei prodotti agricoli (grano, riso, olio, vino) scendevano, a danno delle già povere popolazioni contadine.

Si chiude la parabola di Attilio Guseo con l’incendio della sua rivendita.

Poiché facevano fatica a riscuotere i crediti, il nonno [Attilio Guseo] affittò ad altri. Mia mamma [Elisa] raccontava che poi l’affittuario stipulò un’assicurazione e inscenò un incendio nell’osteria per intascare i soldi dell’assicurazione, e la prova che si era trattato di un incendio doloso si ebbe quando furono ritrovati i quadri e altri oggetti dell’osteria nel granaio di Giovanni Rigato. «Nati de cani», diceva mia madre, che hanno dato fuoco a tutto.
[Dai ricordi della Alma Granzotto]

Nient’altro che un incendio avrebbe potuto concludere la storia economica di questo straordinario cantore degno d’un dramma wagneriano. Poco dopo si sarebbe trasferito a San Donà, rimanendo però sempre rimasto legato a Croce e alla sua corale.

La politica economica del Regime registrava invece a livello nazionale i suoi successi: i conti dell’Italia stavano evidenziando attivi da primato. Lo Stato, come spiega Sabino Cassese, aveva affrontato la crisi congiunturale spaziando “dalla politica monetaria alla politica creditizia, dalla politica finanziaria alla politica valutaria, dalla politica agricola alla politica industriale, dalla politica dei prezzi alla politica dei redditi, dalla politica fiscale alla politica del commercio estero, dalla politica previdenziale alla politica assistenziale”. Emerse tra le cure più appropriata per il superamento della crisi, decisa per sostenere le industrie, la riduzione dei salari dell’8% circa per gli operai, mentre per gli impiegati la riduzione variò, a seconda dell’entità delle retribuzioni. Nel dicembre 1930, in applicazione del Regio Decreto del 20/11/1930 n. 1491 il podestà Argentini deliberò [n.° 335] la riduzione degli e molumenti degli impiegati comunali nella misura del 12%. Vennero anche abbassate le tasse comunali sugli animali e sulle rivendite. In quel momento i dipendenti comunali erano 26: un impiegato di Ia (Montagner Europeo) che guadagnava 7.700 lire (da ridursi del 12%), 3 impiegati di IIa, 2 medici, 2 levatrici, 4 stradini, 1 navalestro a Caposile, 2 seppellitori, 7 bidelle, 1 procaccia.
Il sacrificio sarebbe stato però, quasi subito compensato dalla contrazione dei prezzi delle merci, per cui il valore reale d’acquisto avrebbe ammortizzato, in breve tempo, l’entità del taglio. Il sacrificio fu affrontato dal popolo italiano con disciplina e partecipazione.
Il 23 dicembre il dottor Arduino pagò il suo affitto annuale per le stanze occupate nel ‘paeazz’, 1.785 lire. Ogni anno però riceveva anche la restituzione di un quinto della spesa di 9.500 lire anticipata per la ristrutturazione del fabbricato comunale… con gli interessi.
Nella lista degli esercenti che il 29 dicembre rinnovarono la licenza vendita vini per l’anno successivo (50 lire pagate da Napoleone Zaffalon, Pietro Bortoletto, Giuseppe Cadamuro, Leonardo Camin, Giovanni Dalla Mora, Maria Franzin, Eliseo Guseo, Silvio Ferrari, Umberto Salmasi, Luigia Facchin, Elisabetta Vazzoler, Mario Padovan, Bepi Longato e Bepi Minetto) non compariva più il nome di Attilio Guseo.
I produttori di latte ricevevano i rimborsi dal Comune per il latte consegnato ai “miserabili”, 15 o 30 litri al mese, 13,50 lire per 15 litri, 27 lire per 30 litri.
Nel 1930 la guardia D’Andrea Giovanni aveva comminato multe per 930 lire, in gran parte per mancanza del fanale sulla bicicletta. Tra le incombenze che toccavano alla guardia, l’abbiamo visto, vi era anche quella di accompagnare i dementi a San Servolo: il 30 dicembre vi accompagnò il demente Bottan Luigi. Anche il podestà Argentini più volte era corso a Venezia per incontri “della massima urgenza e importanza” con il prefetto. Era come se tutte le decisioni dovessero essere prima vagliate dal superiore. Del resto sulle carte e sugli stampati comunali era comparso da due anni lo scudetto col littorio, e questo doveva pur significare qualcosa in termini di libertà amministrativa.
Leonardo Camin continuava a ricevere 60 lire al mese, mentre la figlia, “a Melia postina”, l’aiuto procaccia che veniva a Croce, ne guadagnava ogni mese 143.

1931

Il 5 febbraio Primo Granzotto chiese al Comune il pagamento per la posa in opera delle parole di bronzo sulle facciate del monumento di Croce di Piave: 20 ore di lavoro, trapano e cemento, totale L. 58.
La guardia. Dal 15 febbraio al 20 marzo, con la bicicletta noleggiata da Muccelli, la guardia Giovanni D’Andrea fu spesso a Croce per svolgere il servizio di accertamento tasse comunali e numerazione case, nonché le operazioni del VII censimento generale della popolazione. Il 4 marzo Giovanni D’Andrea fu invece a Venezia, per trasportare a San Clemente la demente Mazzon Letizia in Finotto. Era come se il Comune cercasse di far sparire i dementi dalle strade dal territorio comunale.

Le scadenze dell’anno fascista. Eliminati tutti gli avversari interni, la rapidità d’azione e di decisione del Governo fascista consentiva di metter in atto in poche settimane iniziative e rimedi che una democrazia elabora in mesi. Solo che il Fascismo non era un partito, era lo Stato, e anche se qualcuno se ne chiamava fuori, i modi, i simboli, le parate del fascismo erano entrati dappertutto, nel mondo del lavoro, della scuola, dello sport, nel calendario. Erano diventate ricorrenze nazionali alcune “Feste Patriottiche” particolarmente care al regime: il 22 marzo la Fondazione dei Fasci, il 21 Aprile il Natale di Roma, il 24 Maggio l’anniversario dell’entrata in guerra, il 6 giugno la Festa dello Statuto.
Nelle pagelle scolastiche da qualche anno appariva la scritta E.F. (Era fascista); i bambini e le bambine di Croce al termine del primo ciclo (I, II e III) si vedevano rilasciare l’attestato: “... il 23.6.1931 IX E.F. Tal dei Tali ha frequentato con profitto gli studi del grado inferiore (presidente della commissione la maestra Santina Berton.)”. Lo stesso accadeva al termine del secondo grado (IV e V), anche se, per il momento, la IV e la V erano state attivate solo a Musile. Ma con il nuovo edificio scolastico in paese, con quattro aule belle nuove, era da pensare che almeno la IV sarebbe stata attivata anche a Croce. A breve, aveva promesso il podestà, sarebbe stata costruita una scuola anche alla Fossetta.
I libri scolastici erano tutti uguali, su tutto il territorio nazionale, e perciò potevano passare in dotazione da un fratello all’altro, da cugino a cugino. Oltre al sussidiario, c’era anche il testo “Libro e moschetto Balilla perfetto” utile a forgiare il fascista di domani.

Il 30 maggio 1931 furono sciolte tutte le organizzazioni giovanili che non facessero espressamente capo al Regime. Ma perché non accadesse che qualche bambino crescesse fuori del partito-stato l’iscrizione all’Opera Nazionale Balilla (O.N.B.) era obbligatoria. Le date utili per le iscrizioni, insieme con quelle degli esami di riparazione e di inizio dell’anno scolastico, venivano comunicate dal podestà ai due parroci perché venissero rese note dall’altare. Don Natale, dal canto suo, continuava ad insistere perché anche a Millepertiche venisse istituita una scuola elementare, se non statale, almeno “umanitaria”, gestita cioè dalla Società Umanitaria, l’associazione (fascista) delegata fin dal 1926 dal Ministero dell’Educazione Nazionale all’istituzione di scuole nelle località più disagiate del territorio. La Direzione Regionale per il Veneto e la Venezia Giulia aveva sede a Conegliano. In Comune esisteva già la scuola umanitaria di via Bellesine.

Ill.mo Signor Podestà di Musile In riferimento all’istanza presentata un anno fa a V.O.S. a nome dei padri-famiglia di Croce, località Lanzoni, Paluperso, Palazzon, Fossetta, parte bellesine e cascinelle, prego ancora vivamente V.O.S. volersi interessare pel provvedimento di una scuola elementare umanitaria nel punto centrico di dette località, e precisamente sull’angolo della strada delle Millepertiche. Detto centro misura un raggio di circa tre chilometri in tutte le direzioni, e non meno di tre [fino] a quattro chilometri di distanza dalle scuole elementari delle frazioni Ca’ Malipiero e Lazzaretto. Il bisogno si presenta oggi urgentissimo se si considera - che in quelle basse località oltre un centinaio di fanciulli e fanciulle sono analfabeti - che il numero delle famiglie vanno di anno in anno aumentando in seguito alla bonifica generale della zona per opera del Governo. Credo superfluo aggiungere parole per sostenere il legittimo reclamo dei padri-famiglia interessati per una scuola elementare a beneficio di tanti figli abbandonati! Nella fiducia che V.O.S., compresa dell’importanza e necessità della cosa, vorrà compiacersi di provveder coll’apertura del nuovo anno scolastico di detta scuola, e anticipo vivi ringraziamenti ed ossequi a nome pure dei padri-famiglia. Croce di Piave 23 giugno 1931 Dev.mo paroco Don Natale Simionato


Bepi Longato al Ponte della Catena. Achille Davanzo a Croce.
Il 26 giugno 1931 “Bepi” Longato, “mutilato di guerra, acquista[va] da Zaffalon Napoleone l’esercizio di vendita vino al minuto (osteria) da questo gestito in località Fossetta Ponte delle Catena”. Impossibilitato a firmare perché invalidato alla mano destra firmava con una croce. La domanda gliel’aveva scritta il podestà.
Al suo posto giungeva a gestire il casuìn della Càe de Fero Achille Davanzo con la moglie e i figli.

Urbanistica crocese...

Completato il palazzo delle scuole, il Comune aveva abbellito il piazzale davanti mettendo a dimora un doppio filare di piante Rubinie (acacie) a ridosso della strada e un altro filare di piante ligustri a delimitare il lato sud del piazzale in modo da delimitare uno spazio rettangolare che collegasse idealmente il monumento ai caduti con il cippo “Tito Acerbo” .

... e musilense

Il 6 agosto 1931 il podestà, “vista la circolare Prefettizia del 29 luglio N.° 1835 che comunicava il telegramma di S. E. IL CAPO DEL GOVERNO”, il quale disponeva che “coll’inizio dell’anno X tutti i Centri urbani dei comuni d[ovevano] avere una VIA non secondaria col nome di ‘ROMA’ ”, deliberava di dare tale nome “alla via principale di questo Centro che dall’inizio rampa che conduce al Ponte della Vittoria sul Fiume Sacro, attraversante il centro urbano, si congiunge colla strada in continuità cola strada Provinciale Triestina”.

Controproposta del podestà. Quanto alla lettera e alla ben più sensata proposta di don Natale di istituire una nuova scuola ai Lanzoni, il podestà fece la controproposta di trasferire colà la baracca attualmente ubicata alle Bellesine, dove funzionava una Scuola Umanitaria. Solo che prima avrebbe dovuto chiedere la disponibilità alla direzione della Società Umanitaria.

Il 28 agosto Mussolini impose il giuramento di fedeltà al regime fascista ai professori universitari. Su 1200 rifiuteranno in 13.

Don Natale lo sollecitò a farlo e promise che, in caso di assenso, avrebbe provveduto lui stesso a trovare i carri per trasferire la baracca-scuola da un posto all’altro.
Finalmente, in ottobre, dopo varie insistenze da parte del podestà, dalla “Società Umanitaria” giunse una lettera

Conegliano Veneto 29/10/31 X° PREG.MO SIGNOR PODESTA’ MUSILE DI PIAVE Comunico alla S.V. che il R. Provveditore agli Studi del Veneto ha, salvo la definitiva approvazione del Superiore Ministero, accolta la proposta di questo Ufficio di trasferire subito […] la scuola non classificata di CASCINELLE nella località MILLE PERTICHE di cotesto Comune. Prego la S.V. predisporre colla massima urgenza il locale idoneo per la scuola e l’alloggio per l’insegnante, per poter provvedere all’immediato funzionamento della nuova scuola

IL R. ISPETTORE SCOLASTICO
DIRETTORE REGIONALE DELLA ASSOCIAZIONE
Francesco Bianchi

Le promesse sono debiti: ora toccava a don Natale provvedere a trasferire la baracca da un luogo all’altro: il paroco fece un giro colla cavalla per avvisare tutti coloro che in parrocchia possedevano un carro e potevano metterlo al servizio della comunità.

Ill.mo Sig. Podestà di Musile In conformità alla nostra intelligenza ho il piacere di riferire a V.S. Ill.ma che le Ditte le quali gentilmente si impegnano di favorire un carro pel trasporto della baracca uso scuola dalle cascinelle alla strada delle millepertiche, sono le seguenti: On. Coll. Gioia Sig. Silvestri Enrico Sig. Tozzato Antonio Sig. Zilio ag. Co. Prina Ora prego V.O.S. fissare un giorno della settimana ventura in cui manderà gli operai per la smontatura della baracca, e sarà mia premura preavvisare le egregie Ditte per la presenza dei carri. Con distinti ossequi Croce di Piave 5 Novembre 931 Dev.mo paroco Don Natale Simionato

In partenza per le paludi pontine
Il 7 novembre il regime fascista avviava la bonifica dell’Agro pontino: in molti, senza lavoro, dalla provincia di Venezia partiranno alla volta del basso Lazio.

Radio in casa Cuppini
Da quando L’U.R.I. aveva cominciato le sue trasmissioni nel 1924, diventando E.I.A.R. gennaio 1928, c’era voluto qualche anno prima che cominciassero a diffondersi i costosissimi apparecchi radiofonici: tra i pochissimi che si erano potuti permettere l’acquisto vi era il cavalier Renato Cuppini. Sistemata nel salotto di Villa Gradenigo, la radio era considerata un aggeggio talmente prezioso che doveva essere manovrata solo dal signor Renato. V’era un programma per cui Giorgio andava matto: “Mastro Remo, i giuochetti alla radio”, che aveva cominciato le sue trasmissioni il primo ottobre del 1931 e andava in onda ogni giovedì dalle 17 alle 17.20, annunciata dall’Inno dei Balilla. Andava in onda da Trieste ed era condotta da un giovane giornalista del Piccolo, Mario Granbassi, che si faceva chiamare appunto Mastro Remo: ogni giovedì egli trasmetteva per radio il disegno radiofonico che gli aveva preparato un giovane illustratore, Paride Nicolini, e i bambini a casa dovevano riprodurlo fedelmente su carta a quadretti: si trattava di una semplice figura, all’inizio la faccia sorridente di un balilla, alla quale nelle trasmissioni successive erano seguite l’immagine della bandiera italiana, del fascio, del cappello da alpino, il profilo del duce e così via. Giorgio Cuppini, che aveva allora nove anni, si divertiva a riprodurre il disegno dettato a voce da Mastro Remo; si faceva aiutare dalle sorellastre più vecchie, imitato dalla più giovane; ma era tanto affascinato dalla voce di Mastro Remo che un giorno gli allegò una letterina: “Dici che non hai la barba, ma è proprio vero? E porti gli occhiali? Sei forse un professore? Saresti però di quelli che hanno tanta pazienza, come la mia signorina, mi pare. Parli così bene che io vorrei conoscerti. Vorrei avere almeno una tua fotografia. Sarebbe un pretender troppo? Scusa se mi prendo tanta confidenza, ma col tuo fare scherzoso e colle tue belle parole mi hai ispirato coraggio”.

Multe e tasse

Quell’anno il vigile D’Andrea aveva inflitto multe per un totale di 775 lire. Rizzetto Enrico aveva rilevato da Antonio (il padre?) l’appalto per riscuotere l’imposta Dazio di consumo. Il podestà Argentini almeno 7 volte era corso dal Prefetto per urgenti comunicazioni che riguardavano il Comune. E se non conosciamo i motivi, possiamo dedurli: la commissione governativa per la stesura della riforma della finanza locale del 1931 aveva sostituito il “focatico” con l’ “imposta di famiglia”, un’addizionale all’imposta complementare di stato in vita solo nei comuni con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti, dove molti cittadini non erano soggetti all’imposta complementare. Ai fini dell’imposta si intendeva per famiglia (art. 112) l’unione di più persone strette da vincoli di parentela o di affinità, insieme conviventi nella stessa casa e aventi patrimonio unico ed indiviso. Erano però considerate allo stesso modo famiglie (art. 113): le persone sole, specie se convivevano con altre né parenti né affini; le persone sottoposte a tutela, quando avevano rendite proprie e anche se convivevano con il tutore; le persone che abitavano presso altre famiglie, anche se erano unite a queste con vincoli di parentela o affinità, quando avevano proprio patrimonio e reddito di qualunque natura e non compresi nella comunione. La base imponibile era costituita dall’ammontare dei redditi della famiglia, diminuita delle spese accettate in deduzione. L’aliquota, deliberata dal podestà e approvata dalla giunta provinciale amministrativa, variava a seconda del reddito e della classe demografica del comune di residenza secondo i seguenti valori massimi:
Redditi Comuni di classe H (cioè fino a 10.000 ab.)
sino a L. 2.000 0,50%
da L. 2.001 a L. 2.400 0,75%
da L. 2.401 a L. 3.000 1%
da L. 3.001 a L. 4.000 1,50%
da L. 4.001 a L. 6.000 1,75
da L. 6.001 a L. 8.000 2,25%
da L. 8.001 a L. 12.000 2,50%
da L. 12.001 a L. 20.000 3,25%
da L. 20.001 a L. 30.000 3,50%
da L. 30.001 a L. 50.000 3,75%
da L. 50.001 a L. 100.000 4,25%
da L. 100.001 a L. 200.000 5,75%
da L. 200.001 a L. 500.000 7%
oltre L. 500.000 8%

Il registro dei matrimoni della parrocchia di Croce rivela che diverse coppie, in quel 1931, si sposarono all’alba o al tramonto.

1932

Il 1° gennaio veniva pubblicato a Parigi il I numero di “Quaderni di Giustizia e Libertà” a cura di Carlo Rosselli, mentre in Italia proseguiva l’offensiva fascista contro gli aderenti all’omonimo movimento politico. Il 9 papa Pio XI conferiva a Mussolini l’onorificenza dello “Speron d’oro”.
Trasferita la baracca-scuola. Il 28 gennaio il falegname Enrico Baron presentò la distinta dei lavori eseguiti per conto del Comune per lo smontaggio della baracca scuola alle Cascinelle e suo rimontaggio in località Lanzoni:
I° Demolizione e ricostruzione della baracca in legno sito 
in località Cascinelle ed adibita  per uso scuole
	Smontamento e ricostruzione della baracca 	L.  650
	Imbiancatura interna della medesima 	 	L.   50
	Scalcinatura dei mattoni per i piastrini 	L.   20
2° Ristauri al cesso e rimessa a nuovo del pavimento 
 e del coperchio del medesimo 				L.   65
3° Posa in opera di una stufa con relative tubazioni 	L.   25
4° Riparazioni banchi, tavolo, armadio 			L.   75
5° Costruiti a nuovo attaccapanni lunghi Ml. 8 		L.   40
					SOMMANO 	L.  925

Verrà liquidato in marzo con 850 lire.

La zona dei Lanzoni si va popolando

Nel corso dell’anno il Consorzio di bonifica Caposile (costituito nel 1926) avviò l’impianto idrovoro Lanzoni: cessarono di funzionare privatamente le bonifiche di Musile (Bressanin-Sicher, Caberlotto, Argentini) e quella delle Trezze. Non solo d’una scuola, ma anche la necessità d’una nuova chiesa succursale nelle terre novali era sempre più evidente:

Ill.mo e Rev.mo Monsignor Vitale Gallina Vicario Generale Treviso In riferimento alle umili istanze in data 4 Dic. 1924 e 9 Nov. 1930, inoltrate a cotesta Rev.ma Autorità Ecclesiastica da un On. Comitato di Croce di Piave per una revisione al Decreto di smembramento della parrocchia di Croce in data 25 marzo 1924, il Comitato stesso insiste ancora a nome della popolazione perché quanto prima venga effettuata la rettifica a sensi dell’istanza medesima. Tale rettifica si presenta anno per anno sempre più urgente e necessaria per l’immigrazione continua di nuove famiglie nella Bonifica integrale, le quali invocano un immediato provvedimento ai loro bisogni spirituali. Ma il progetto d’una chiesa succursale nel centro delle nuove terre e delle nuove strade, è impossibile iniziare, se prima non viene modificato il Decreto di smembramento. La rettifica invocata sarà accettata da tutti con la più grande soddisfazione, perché corrisponderà alle legittime e sante aspirazioni morali-religiose del paese, e perché segnerà un’equa, naturale e imparziale divisione topografica fra le due parrocchie, Croce e Musile, in modo che mai più né Croce, né Musile sentiranno il bisogno di invocare ritocchi di confini. Con profondo ossequio pel Comitato . . . . . . . . . . . . . Croce di Piave 11 febbraio 1932 Dev.mo paroco Don Natale Simionato

Alla lettera don Natale allegò la proposta di rettifica risalente a otto anni prima

allegato Confini di rettifica a sensi dell’istanza 4 Dic. 1924 e 9 Nov. 1930 _ fra Croce e Musile Partendo dall’argine del Piave, a circa 400 metri dal Ponte della ferrata verso levante, farà confine tra Croce e Musile, il fosso che divide il podere dei fratelli Pavan che rimangono sotto Croce, e il podere del Sig. Cav. Carretta Guido erede del Sig. Luigi Moretto che passa sotto Musile. Poi in linea retta si attraversa la strada di S. Marco e farà confine il medesimo fosso fra la famiglia Naressi che rimane sotto Croce, e Bizzaro (fraz. Scole) che passa sotto Musile. Poi seguendo a levante, il medesimo fosso farà confine fra Montagner Giuseppe fu Giovanni (olim Pavan Giovanni) che rimane sotto Croce, e la tenuta Bizzaro e Cav. Carretta che passano sotto Musile. Continuando in linea retta si giunge al colono Callegari (olim Soldera Pietro) di proprietà Co. Carolina Gradenigo che rimane sotto Croce. Giunti al ponte nuovo presso il colono Callegari farà confine il gorgazzo del Consorzio I. Mincio verso mezzogiorno, lasciando a levante le case bianche che passano sotto Musile, e le terre ad ovest del Gorgazzo di proprietà Co. Carolina Gradenigo che rimangono sotto Croce. Giunti col Gorgazzo allo scolo della Morosina, si segue la Morosina stessa verso levante, fino al suo sbocco nello scalo delle Millepertiche, lasciando sempre le case bianche a Musile. Quindi seguendo lo scolo delle Millepertiche fino al vicino Lazzaretto che rimane sotto Musile, si riprende il vecchio confine fra Croce e Musile, cioè Fossasotta, Rujo o Rullo che circonda la Tenuta Cav. A. Caberlotto che rimane sotto Musile, e tutte le altre novali fino al fiume Sile, compreso Palù perso, suddivise tratanti piccoli proprietari, tenuta fratelli Ferrari ecc _ Manufatto Lanzoni, Canelara fino alla Fossetta che rimangono sotto Croce; punto in cui confina la Diocesi di Treviso con Venezia. 11 febbraio 1932 Don N. Simionato
La Curia questa volta invitò anche monsignor Saretta, arciprete di San Donà e vicario foraneo, ad esprimere la sua opinione in merito alla questione. Il sant’uomo, da sempre favorevole alle tesi di don Natale, non mancò di lanciare una frecciata alla Curia.

Chiesa Arcipretale di S. Maria delle Grazie in S. Donà di Piave Rev.mo Signore, in merito alla comunicazione in data 5 corrente circa l’istanza del rev. Prelato Parroco di Croce, devo dirle che per quanto riguarda la mia persona, non ho nulla da aggiungere: sta bene! Anche l’altra volta il vicario foraneo fu chiamato a mettere lo spolvero. Finalmente, in grazia del ns Revndo Parroco di Musile, sarà dato ascolto anche a quello di Croce! Mi auguro che si faccia bene e presto. Con profondo ossequio Devotissimo D. Luigi Saretta S. Donà. 10 – III – 32

Monsignor Gallina, vicario generale della diocesi, dimostrò maggior comprensione per le ragioni sostenute dal paroco di Croce e se ne fece portavoce presso il vescovo. Monsignor Chimenton si dichiarò contrario: continuava a sostenere la sua visione come l’aveva pensata all’indomani della Grande Guerra; è facile immaginare che serbasse in cuor suo un sordo rancore nei confronti di don Natale e temesse di sfigurare dandogliela vinta. Per dirimere la questione una volta per tutte il vescovo convocò un terzo neutro, il cancelliere vescovile monsignor Silvio Zavan, e incaricò i tre di formare una commissione.

Conti comunali

A Croce il dottor Arduino era oberato di lavoro perché il dottor Rizzola dal 20 febbraio non poteva esercitare la professione: era affetto da “un’infezione chirurgica da una pipita del dito medio della mano destra, con successivo processo supperativo”. Cioè “suppurativo”. Ma il podestà, più che dei soldi necessari per pagare la supplenza, era preoccupato per la voragine che si era aperta nei conti comunali in seguito al regio decreto dell’11 febbraio 1932 del Ministero dell’Agricoltura e Foreste che ordinava l’esonero dell’imposta catastale per i terreni di bonifica (le terre basse), e procurava pertanto al Comune un ammanco di gettito pari a 49.359 lire, mica bruscolini. Non bastò a mitigare la mazzata la notizia che il Ministero dell’Interno, visti i decreti di concessione del medesimo Ministero dell’Agricoltura e Foreste del 5 novembre 1930, il 31 marzo 1932 approvò il primo lotto dei lavori dell’acquedotto del Basso Piave secondo il progetto del luglio 1930, consentendo così l’avvio dell’importante opera.

La scuola ai Lanzoni veniva imbiancata
				Musile 1/4/932 
Fatura per l’imbiancatura della scuola sita in località Lanzoni
1 per acquisto calce 		£.   8,00
2 trasporto			£.   5,00
3 manodopera			£.  30,00
				£.  43,00
L’operaio Pelinzon Antonio

Il 9 aprile Giovanni Agnelli presentava ufficialmente a Mussolini la nuova FIAT “Balilla”, del costo di 10.800 lire: “l’automobile che [anda]va verso il popolo”. Il 21 aprile lo stradino Piasentin Giuseppe accompagnava la maniaca Franzo Italia vedova Visentin in manicomio a San Clemente, mentre il 3 giugno toccava di nuovo alla guardia Giovanni D’Andrea accompagnare Giovanni Cervellin ed Eugenio Sgnaolin a San Servolo. Ma vi andavano in treno. Amedeo Fregonese, quell’anno aveva ottenuto (per 50 lire: le avrebbe pagate nel settembre dell’anno successivo) l’appalto per lo sfalcio delle erbe dalla casa canonica alle sbarre ferroviarie (casello N. 28), presso le quali aveva costruito la sua casa, da bravo muratore qual era. Non correva buon sangue tra Amadeo e il parroco.

Il Comune aveva preso accordi con Agustino Zoccoletto alle Millepertiche perché cedesse in affitto alla maestra Elsa Fassetta una stanza nella sua casa vicino alla scuola dei Lanzoni: 20 lire al mese fu la cifra pattuita a partire dal I° giugno. Ma la situazione disagevole, meno della stanza che della zona, spingeva la maestra Fassetta a tornar la sera a casa dei genitori, a Musile. L’8 luglio 1932, anno X il podestà Argentini scriveva al direttore della Regia Società Umanitaria di Conegliano Veneto che la maestra Elsa Fassetta, insegnante nella suola umanitaria in località Lanzoni-Millepertiche, non osservava l’obbligo della residenza, e manifestava il suo “rincrescimento avendo il Comune sostenuto non lieve spesa per l’alloggio”. A voler fare i conti in tasca al Comune, le 20 lire al mese pagate per la maestra Fassetta erano ben poca cosa rispetto al buco di bilancio causato dal regio decreto dell’11 febbraio; il Comune avrebbe dovuto rifarsi sui proprietari delle “terre alte”, i quali, avutone il sentore, il 15 luglio inviarono una lunga lettera al Podestà e per conoscenza al Prefetto.

L’esonero dei terreni dei Fondi Bassi viene a costituire un effettivo aggravio per i Fondi Alti inquantoché sia l’imposta erariale, provinciale e comunale che viene esonerata ai primi, ridonda poi a tutto svantaggio dei secondi e farà salire per questi ultimi una aliquota d’imposta di gran lunga superiore di tutti i Comuni della Provincia, già applicata ad un estimo di molto elevato dall’ultima rivalutazione catastale. È notorio che i proprietari dei terreni bassi di questo Comune da tempo bonificati, quasi 2/3 del territorio, mercè l’impiego di importanti mezzi finanziari e meccanici, i proprietari stessi sono riusciti ad assicurare alle loro aziende agricole redditi che superano quelli dovuti alla normale attività produttiva già troppo colpiti dall’imposta fondiaria, ragione per cui nelle recenti rivalutazioni catastali sono stati assoggettati al pagamento dell’imposta fondiaria e regolarmente iscritti nei Ruoli Principali. Non è giusto che solo i proprietari dei Fondi Alti vengano così a sottostare al pagamento dei tributi d’imposta ed abbiano in tal modo a sostenere le spese pel funzionamento di tutti pubblici servizi, mentre i proprietari dei fondi bassi abbiano a godere tutti i vantaggi, specie i servizi igienici-sanitari, costruzione di nuove strade, costruzioni di nuovo fabbricati scolastici nei territori di bonifica, pozzi artesiani, per le quali opere il Comune ha dovuto aggravarsi di mutui per circa L. 1.55.000 con un ammortamento fra capitale ed interesse di oltre L. 70. 000 annue. Si rileva inoltre che nel caso di mancato accoglimento del presente ricorso, la condizione dei Fondi Alti verrebbe ulteriormente aggravata nella auspicata eventualità che le pratiche, così bene avviate, per il compimento del grande acquedotto del Basso Piave, che profitterebbe essenzialmente ai Fondi Bassi, fosse portato a termine, causerebbe il conseguente aggravio al Comune della spesa preventivata di L. 2.306.160, pel quale sono state già concesse dalla Cassa DD.PP. in acconto L. 167.000 per studi, progetti, ecc. Fanno inoltre rilevare che i terreni così detti Fondi Alti non sono pur essi ancora del tutto bonificati e che pertanto dovrebbero godere dello stesso trattamento dei Fondi Bassi. Tale ingiusta sperequazione non deve essere permessa dall’illuminato nostro Governo Fascista che nell’esplicazione de’ suoi atti ed opere è sempre stato imparziale e regolato, e vuole che specie in materia di tributi finanziari i cittadini siano giustamente equiparati e tassati in relazione alla loro rispettiva condizione economica e redditizia. Alla S. V. ECC., fedele esecutore delle Direttive del Regime Fascista, sostenitore incoparabile di ogni fatto e imperniato nella verità e giustizia, osano i ricorrenti rivolgersi affinché venga provveduto per questo Comune ad una più equa perequazione tributaria in conformità alla rendita effettiva di tutti i terreni in piana efficienza agricola e produttiva. Musile di Piave, 15 Luglio 1932 A. X° Con ossequi I SOTTOSCRITTI Fto: Avv. Giovanni Pasini procuratore di Avv. Luigi Pasini Monico Natalia e Maria Augusta e di Maria Pasini Giudici. “ Guido Carretta per se moglie Elena Moretto-Carretta e figli Mario, Aldo, Camillo; “ Renato Cuppini “ Gradenigo Conte Girolamo fu Leonardo “ Antonio Fassetta fu Federico “ Montagner Giovanni fu Luigi “ Cancellier Giuseppe fu Pietro “ Fregonese Amedeo “ Angelo Gnes Amm. C.ssa De Sangro “ Venturato Giovanni “ Amadio Giovanni “ Lessi Giacomo “ Teso Francesco e fratelli “ Sorelle Fassetta di Antonio “ Europeo Montagner anche per i fratelli Carlo e Ferdinando “ Montagner Antonio di Giuseppe “ Favotto Luigi “ Maso Giuseppina in Sforzin “ Sforzin Antonio e Fratelli “ Rossi Vittorio fu Giuseppe “ Luigi Montagner fu Pietro “ Saladini Natale “ Giuseppe Argentini “ Nicola Bizzaro “ Saladini Irma “ Saladini Mario

Il buffo podestà rivolgeva istanza a sé stesso.

E mentre il Comune di San Donà di Piave, Comune a capo del Consorzio dell’acquedotto, conduceva l’appalto dei lavori che avrebbero consentito di realizzare il campo delle sorgenti (6 pozzi) con il manufatto di raccolta, a Candelù (e in seguito la adduttrice primaria Maserada – Musile), scavi di minore profondità interessavano il paese di Croce.

Esumazione e trasferimento del corpo di Tito Acerbo

Il 15 luglio venne esumata la salma “custodita religiosamente” da questa popolazione per ben 14 anni e trasportata nella Cappella del detto Cimitero e trasformata in camera ardente ove durante la notte è stata vegliata alternativamente da ufficiali e combattenti in attesa del doveroso tributo d’onori e di riconoscenza che questa Popolazione si apprestava a tributare all’Eroico Caduto per la grandezza della Patria.
Il Comune non poteva “redimersi [refuso del copista per “esimersi”] dal tributare tutta la sua viva e sentita riconoscenza ed affettuoso omaggio concorrendo a rendere più significativa e solenne la cerimonia nell’offrire a nome della popolazione una corona artistica in ferro battuto con dedica composta di n.° 185 lettere in ottone, lavorata a mano ed applicata sulle terga al centro della corona, col Fascio del Littorio e la data del Sacrificio e quella della data della traslazione dei resti mortali verso la città che gli diede i natali. Attesoché a seguito di invito fatto dal Segretario Federale Avvocato Giorgio Suppieri [o Suppiei?] allo scrivente è stato concesso l’alto onore d’accompagnare l’Eroica Salma fino al Cimitero di Loreto Aprutino con la bandiera del Comune che venne affidata alla Guardia Comunale


Per l’importo della corona artistica con dedica 			£. 900
Spesa trasporto con automobile 						£. 360
Spesa forzosa ferrovia; ritorno del Podestà da Pescara a San Donà     	£. 431
Spesa ferrovia ritorno della Guardia Comunale 
con bandiera da Pescara a San Donà 					£. 190,40
Spesa veglia salma nel Cimitero Croce di Musile 			£.  30
Spesa imballo della Corona artistica 					£.  30
Spesa manifesti vari per le onoranze					£.  30
  		  					    		£. 1991,40
Spesa che, in base a disposizioni precedenti viene affrontata con i soldi del ricavato della vendita baracche.
[dal Registro delle delibere del Podestà, delibera n.° 482 del 23 luglio 1932]

Dagli estratti dei verbali veniamo a conoscere in dettaglio che colui che aveva eseguito la corona artistica in ferro battuto e “fatto N.° 185 lettere in ottone, lavorate a mano e applicate sulla targa al centro della sudetta corona £. 1200” era il fabbro Gino Magoga, di San Donà, che fu liquidato il 25 giugno con 900 lire e che per provvedere ai servizi di preparazione alla cerimonia, inviti alla popolazione e di trasporto del Podestà, del Segretario Politico, e di altre Autorità al cimitero di “Croce di Musile” e S. Donà nei giorni 13-14-15 fu necessario noleggiare due automobili dal signor Toppo Armando, proprietario di un’autorimessa, che il 27 giugno presentò il conto: “14/6 [?] Per il trasporto Capitano Tito Acerbo, giro completo di tutte le Amministrazioni Agricole del Comune di Musile, nel Territorio Portegrandi; S. Michele IV° Fossalta, Torre di Caligo, Musile, S. Donà e d’intorni, Croce di Musile, S. Donà. Croce tutta la giornata dalle ore 7 alle ore 24 S. Donà Musile S. Donà e d’intorni Musile Croce N° 5 viaggi Caposile e d’intorni. Croce e d’intorni Musile e d’intorni, S. Donà e d’intorni, Musile. Stazione N° 4 viaggi. Totale 362” La spesa, in base a disposizioni precedenti, fu affrontata con i soldi del ricavato della vendita baracche. Dopo mesi di doppio lavoro (Rizzola era rimasto in convalescenza fino a maggio) in luglio andò finalmente in ferie Arduino, sostituito da Rizzola. Il viceversa sarebbe accaduto in agosto. Il 18 luglio il Comune acquistava appezzamenti di terreni per le varie scuole; in particolare fu costretto ad espropriare una piccola striscia di terra dagli eredi Zanin dietro le nuove scuole di Croce per garantire alle aule della scuola di Croce il rispetto di 10 metri imposto dalla normativa riguardante l’edilizia scolastica. Il Comune si servì del notaio Lorenzini Icilio. Il 23 luglio la guarda D’Andrea accompagnò il demente Antonio Zanin (per nulla parente dei precedenti) a San Servolo. Il podestà era tornato da Loreto Aprutino con la promessa da parte della madre dell’eroe che ella avrebbe pagato le spese per la costruzione di un altare alla Madonna nella parrocchiale del paese, in modo da lasciare un ricordo più sacro e tangibile del figlio nella terra che ne aveva accolto il sangue. Le pratiche per l’erigendo altare furono curate ancora una volta dalla autorità fasciste sandonatesi, nella persona del dottor Costante Bortolotto. Il 31 luglio le elezioni tedesche per il Reichstag assegnavano al Partito nazionalsocialista di Hitler il 38% dei voti, il quale però il 13 agosto avrebbe rifiutato la partecipazione a un governo di coalizione, e pochi giorni dopo anche il vicecancellierato. Il 12 agosto il podestà, riguardo a buco di bilancio, comunicò al Prefetto, che “per rimediare a tale dissesto” egli sarebbe stato dell’avviso, “com’è stato già disposto per simile caso ad altro Comune della Provincia, venisse compilato un nuovo Ruolo suppletivo sulla sovrimposta Comunale per l’importo complessivo delle L. 49.359 rappresentante la somma posta a carico del Comune per gli sgravi come superiormente disposti dall’Ufficio Imposte e dall’Esattore Comunale e già introitati sul conto della Sovrimposta Comunale 1932”. Non destò perplessità la decisione del podestà [delibera n.° 497 del 29 agosto 1932] di conferire la cittadinanza al Reverendo Parroco don Giovanni Tisato nato a San Donà il 15 maggio 1882 e la delibera successiva di proporre per lui l’onorificenza di Cavalierato, per tutto quello che egli aveva fatto per la parrocchia di Musile: per aver prosciugato le sue rendite per la costruzione dell’asilo, per la costituzione delle colonie a Jesolo, per questo e per quello… E don Natale non aveva fatto altrettanto? Non aveva il paroco continuamente speso le sue entrate per i poveri della parrocchia? Non era prevista per lui alcuna onorificenza? No. Trattare con don Natale non era mai stato semplice: il paroco le autorità comunali le aveva sempre rispettate ma anche sempre fatto capire loro quello che pensava, talvolta protestando energicamente, talvolta minacciando di rivolgersi al prefetto. Non c’entrava anche lui con la rivolta dei crocesi nel ’24? A don Tisato, un ex combattente che aveva sempre collaborato con le autorità civili, le quali in cambio avevano contribuito a ingrandirgli la parrocchia e a finanziargli le iniziative filantropiche, pareva che la camicia nera che il Fascismo aveva messo all’Italia cattolica stesse bene; a don Natale no.

Nuovo cappellano: don Antonio Callegarin. In settembre giunse a Croce un nuovo cappellano, don Antonio Callegarin, un prete di buona famiglia, che subito si fece amare dalla gente del paese.

Altra grande novità in parrocchia: veniva attivata provvisoriamente la IV classe elementare anche a Croce: l’insegnamento (provvisorio ovviamente) in tale classe fu affidato alla maestra Lidia Guseo, in seguito ad accordi intercorsi tra la maestra e il Provveditore agli studi. Non era previsto stipendio per la maestra che già teneva la classe prima: ella si accollava l’impegno volontariamente.

Il 28 ottobre, anniversario della Marcia su Roma, fu inaugurata la via dei Fori Imperiali, voluta da Mussolini per creare una continuità tra l’Impero Romano e il Fascismo. Il 12 novembre il Gran Consiglio approvava il nuovo Statuto del PNF che trasformava il partito in una milizia civile al servizio dello Stato.
Il 14 novembre il Comune versava 1.500 lire quale concorso al Patronato Scolastico per l’anno 1932 nelle casse del Comitato Provinciale dell’Opera Nazionale Balilla, meritoria “per l’assistenza e l’educazione fisica e morale della gioventù. Legge 3 aprile 1926, n. 2247”. Negli ultimi anni erano salite anche le spese per gli acquisti di manifesti in occasione delle feste nazionali.

Il 19 dicembre 1932 furono materialmente acquistati/espropriati (per l’importo di L. 800) 320 mq degli eredi Zanin (Zanin Livio fu Antonio e Marco fu Francesco) per l’allargamento del fabbricato scolastico a Croce perché non aveva uno spazio libero di 10 metri dal lato delle aule, come invece era richiesto dalle vigenti disposizioni in materia di edilizia scolastica.

Il 21 dicembre la guardia D’Andrea accompagnava (no, non Antonio Zanin, ma…) Natale Ormenese a San Servolo.
Era invece uno Zanin, Francesco (figlio di Marco fu Francesco?) colui che presentò il 30 dicembre il conto della riparazione eseguita nella pompa di Ca’ Malipiero, per la costruzione della piazzetta attorno, di tombotto e scolina per lo scolo dell’acqua.
Le bidelle di Croce erano la Maria Finotto a Croce, la Rosa Salvatori alla Fossetta e Angelo D’Andrea ai Lanzoni, mentre quello che segue è l’elenco degli esercenti di Croce che nel dicembre 1932 chiesero la “rinnovazione” delle licenze vendita vino per l’anno 1933

N.°COGNOME E NOMENATURA DELL’ESER-CIZIOLOCALITA’SE ABBIA AUTORIZ-ZAZIONE DI SUPER-ALCOLICISE ABBIA LICENZA DEI GIUOCHI LECITISE ABBIA PROTRA-ZIONE D’ORARIO
4COSTANTINI ATTILIO rappresentato da Damo AntonioOSTERIA Ponte al Bosco NOSINO
6FERRARI SILVIOTRATTORIAS. RoccoNOSINO
7FRANZIN MARIA OSTERIACroceNOSINO
8FACCHIN LUIGIA rappresentata da Danesin MargheritaOSTERIAFossettaNONONO
9 LONGATO GIUSEPPEOSTERIAFossettaNOSINO
10GUSEO ELISEOTRATTORIACroceSISISI
12MINETTO GIUSEPPE
[“Bepi de 'a Orsoea”]
BOTTIGLIERIA FossettaNOSINO
... mentre non faceva più parte di Croce
15VAZZOLER ELISABETTA
[vedova di Fuser Secondo]
OSTERIAConsorzio di Croce [Case Bianche]NOSINO

Quell’anno tutte le ragazze della parrocchia di Croce si sposarono alle 10 del mattino.

1933

13 gennaio 1933Popolazione secondo l’ultimo censimentoN.° rivendite alcoliciN.° rivendite superalcolici
MUSILE DI PIAVE420283
CROCE DI PIAVE273171

Il 23 gennaio veniva costituito l’I.R.I., ma per il paese fu più interessante vedere l’inizio dei lavori di sistemazione di via Croce. Se ne occupò l’impresa di Montagner Antonio detto ‘Manoi’.

Quasi uno scontro di pugilato

Riguardo alla questione dei confini della parrocchia, monsignor Zavan pensò che non sarebbe stato inutile conoscere le esatte opinioni di entrambi i parroci di Croce e di Musile ed inviò loro la richiesta di esprimere il loro parere sulla questione in ballo e di avanzare proposte circa l’eventuale rettifica dei confini tra le due parrocchie, tenendo conto della bonifica ormai completata delle “zone basse” per cui ci sarebbe stato presto bisogno di una nuova chiesa da quelle parti. Rispose per primo il parroco di Musile, don Tisato.

UFFICIO PARROCCHIALE DI MUSILE DI PIAVE

Li 27 Gennaio 1933

Rev.mo Monsignore Silvio Zavan
Cancelliere Vescovile di Treviso

Non mi sono permesso fare delle proposte riguardo alla limitazione dei confini della parrocchia e alla ubicazione di una erigenda chiesa in bonifica di Musile per non darmi l’aria di suggerire ai miei superiori quello che Loro debbono e sanno fare.
Penso però di essere utile a V. S. Reverendissima facendo note certe condizioni di luogo e di cose che giustificano il decreto di confine del 1° aprile 1924.
Le due parrocchie, come erano ieri, hanno proprio distinto il servizio religioso, sanitario e di stato civile. Una nuova determinazione delle parrocchie tornerebbe a disagio della popolazione. Quelli della Piombisa, ad esempio, che ora sono della parrocchia di Musile, per una eventuale annessione alla parrocchia di Croce, saranno costretti a fare otto chilometri per recarsi dal medico di Musile e poi altrettanti per chiamare il Sacerdote di Croce: ugualmente se le case oltre la Piombisa passassero alla parrocchia di Musile.
La chiesa nella località Lazzaretto sarebbe molto comoda e di grande vantaggio spirituale a quella gente; specifico: Quelli al di là della strada della Pietra si servono della Chiesa di Caposile, quelli al di qua di detta strada fino alla Piombisa avrebbero comoda la chiesa del Lazzaretto; gli altri che abitano al di là della Piombisa che si unisce alla strada 1000 Pertiche sono ad un Km. e mezzo da Camaipiero.
In tempo non lontano si renderà indispensabile una chiesa nella località Palude Fosson ora Bonifica Ente di Rinascita che confina ad Est con la Piombisa a Sud con S. Michele del 4° ad Ovest con la Fossetta e a Nord con la strada Mille Pertiche.
Di quanto sopra, Revmo Monsignore, faccia quel conto che crede.

Con ossequio
Don Giovanni Tisato

Don Natale fu più concreto e lungimirante (questa risposta costituirà l’Allegato B della relazione stilata da Monsignor Zavan a nome della commissione)

Ill.ma e Rev.ma Curia Vescovile
Treviso

Nella rettifica Croce-Musile prego V.S.I. voler tener presente anche quanto segue:
a) che a Nord della chiesa parrocchiale di Croce a duecento metri circa confina la parrocchia di Fossalta di Piave
b) che fissando i confini per la rettifica definitiva, tali quali sono richiesti verso Musile non sono punti esagerati, considerando che, qualunque eventuale restrizione ridurebbe la zona alta di Croce troppo piccola, e scemerebbe troppo il beneficio legale di Croce, con grave danno specialmente oggi ai bisogni del problema di una nuova chiesa nella zona bassa.
c) che in un tempo futuro, presentandosi la necessità di erigere a parrocchia la nuova chiesa della zona bassa, l’attuale parrocchia di Croce rimarrebbe piccolissima, mentre concedendo nella zona alta di Croce i confini richiesti per la rettifica, Croce si manterrebbe una parrocchia discreta..
Tanto sottopongo umilmente all’alta considerazione di cotesta Ill.ma e Rev.ma Autorità Ecclesiastica per dovere di coscienza e per il vero bene spirituale e temporale presente e futuro di Croce di Piave.
Con profondo ossequio umilmente mi sottoscrivo
Croce di Piave 29 Gennaio 1933

Dev.mo e Umilissimo paroco
Don Natale Simionato

Quindi allegò anche un promemoria che ricordasse alla Commissione la sua proposta di rettifica di confini dell’anno prima, vedi mai che quelli, distratti come sono, l’avessero persa.

Croce di Piave Pro memoria – linea di confine Croce – Musile
Zona alta.
Partendo dall’argine del Piave a circa 400 metri dal Ponte della ferrata verso levante, farà confine tra Croce e Musile, il fosso che divide il podere dei fratelli Pavan che rimangono sotto Croce, e il podere del Sig. Cav. Carretta Guido erede del Sig. Luigi Moretto che passa sotto Musile.
Poi in linea retta si attraversa la strada di S. Marco e farà confine il medesimo fosso fra la famiglia Naressi che rimane sotto Croce, e Bizzaro (fraz. Scole) che passa sotto Musile.
Poi seguendo ancora il medesimo fosso in linea retta verso mezzogiorno si attraversa la strada triestina e si segue sempre lo stesso fosso che sbocca nella Morosina, lasciando a sinistra Montagner Giuseppe d. Nanoi che rimane sotto Musile, a destra vivai Trentin ora Davanzo che rimane sotto Croce e così a sinistra il podere Pila Corrado che rimane sotto Musile, e a destra il podere della Sig.a Biasona Luigia, podere Janna con fittavolo Casatori Giorgio che passano sotto Croce.
Giunti collo scolo della Morosina fino al Gorgazzo principale delle Mille Pertiche, lasciando a sinistra le case bianche colle famiglie Bortoletto sotto Musile, a destra le famiglie Perissinotto Giosuè, Montagner Antonio fu Giovanni fittavoli di S. Mariutto, con Bincoletto Luigi mezzadro di Contessa Rachele Sacerdoti in Gioja che passano sotto Croce. Si riprendano al Lazzaretto i confini vecchi della
Zona bassa
cioè Fossa Zotta, strada della pietra, strada della Roja fino al Sile, manufatto Lanzoni, e finalmente canal della Fossetta che confina colle Trepalade.

Don Natale stava per concludere la lettera con i saluti di rito e la firma, quando un dubbio lo assalì: era davvero il caso di rinunciare alle proprietà di Corrado Pilla, il farmacista? Era improbabile che anche quei terreni venissero riassegnati a Croce, ma non costava nulla tentare di ottenerli, tanto più che notoriamente bisogna chiedere cento per ottenere dieci. Segnò quindi sulla lettera, con una sorta di “?”, il punto dove andava intercalata la modifica e aggiunse in coda le seguenti parole:

Si desidera vivissimamente richiamare a Croce per giustissime ragioni anche la suddetta casa di Pila Corrado intercalando il seguente confine

Con profondo ossequio
Croce di Piave 2 febbraio 1933

Devotissimo e umilissimo
Don Natale Simionato paroco

Lo stesso giorno Primo Carnera, il pugile di Pordenone poi emigrato all’estero, metteva al tappeto Ernie Schaff al 13° round, conquistando il diritto a sfidare il detentore del titolo mondiale dei massimi.
Monsignor Zavan, letta la risposta astratta di don Tisato, lo invitò per la seconda volta a formulare per iscritto una proposta precisa per un’eventuale rettifica dei confini tra le due parrocchie. Così rispose don Tisato (4 febbraio 1933) e questa risposta costituì l’Allegato_A della relazione stilata da monsignor Zavan a nome della Commissione designata dal vescovo.

Reverendissimo Monsignore Silvio Zavan
Cancelliere Vescovile di Treviso

Invitato verbalmente dalla S.V Revma a fare delle proposte riguardanti la nuova limitazione dei confini della mia parrocchia e di quella di Croce, non solo non mi rifiuto ma lo faccio volentieri e La ringrazio.
Tempo addietro vi era a Caposile un Sacerdote addetto esclusivamente alla cura spirituale di quella Frazione al quale veniva corrisposto, pel suo mantenimento, un quantitativo di legna, vino e denaro. Causa la malaria il Curato ha dovuto lasciare quella residenza e cercare ospitalità presso il parroco di Musile dietro compenso di lire 382 annue. Nel 1877 il proprietario di Caposile Toso ha sostituito i generi in natura spettanti al Curato gravando di ipoteca una campagna per l’importo di £. 15278,17 il cui interesse del 5% costituiva il beneficio di detto Sacerdote. Oggi risanata completamente quella zona, aumentata di molto la popolazione necessita che il Sacerdote ritorni stabilmente nella sua Curazia per conpiervi tutte le funzioni parrocchiali, a maggior vantaggio spirituale di quelle famiglie e anche per non perdere il beneficio del Legato goduto abusivamente fino ad oggi. Si dia quindi a questo Sacerdote la possibilità di vivere assegnandogli, come territorio da questuare, Salsi e Caposile che confina col canale della pietra che dalla Piombisa va al Piave vecchio.
Per la rimanente popolazione della bonifica di Musile, distante anche sei Km. sia da Musile che da Caposile, riterrei opportuna l’erezione di un oratorio a sud del Lazzaretto e precisamente dove la strada nuova interseca la strada Zotta ove celebrare la messa festiva e impartire l’istruzione religiosa ai fanciulli. Tale progetto non contrasterebbe il progetto di una chiesa sul territorio di Croce se questa venisse costruita nel punto di contatto delle due strade Mille Pertiche e Nuova. A maggior comodità delle famiglie di confine è bene che la palude Persa fino alla proprietà oggi Zadra sia ammessa alla parrocchia di Croce.
Riguardo alla parte alta della parrocchia più vicina al centro, mi è comoda, come confine, una strada invece che un fosso o canale e precisamente:
la strada del confine 1° apr. 924 (più vicina a Musile che a Croce) che dall’argine del Piave va all’argine S. Marco cedendo a Croce le famiglie di destra Vanin e Montagner Luigi fu Pietro e riservando a Musile le famiglie di sinistra Pavan Domenico e Pavan Vittorio. Si traversa l’argine S. Marco e si discende ai Vivai Trentin che passerebbero a Croce con le altre famiglie di destra Crosera Silvio, Diral Narciso, Piovesan Giuseppe, Piovesan Mario, Camin Antonio, Montagner Alessandro fu Giuseppe, Vedova Trevisan e Vedova Scarabel. Montagner Giuseppe detto Càntaro resterebbe di Musile. Proseguendo per detta strada si monta sulla Triestina lasciando sempre le case di destra a Croce: Montagner detto Nanoe, Montagner Antonio suo figlio e Sforzin Antonio; le case di sinistra fino alla Morosina restano di Musile. Si prende la strada che segue la Morosina cedendo a Croce: Perissinotto Giosuè, Montagner e Menegaldo, si sbocca sulla strada Emilia e piegando a destra si arriva alla casa Bincoletto che rimane a Musile. A questo punto si abbandona la strada Emilia e si percorre la strada nuova che mena al Lazzaretto (1000 pertiche) e sempre alla destra Croce e alla sinistra Musile. Con questa rettifica il Parroco di Croce acquista 17 famiglie della parte alta e tutte le famiglie che abitano la Palude Persa.
I Rev.mi Monsignori della Commissione vedranno con facilità che le mie proposte sono ragionevoli e non faranno difficoltà ad accettarle.

Con ossequio
D Giovanni Tisato Parroco

Musile di Piave 4 Febb. 933

Lo stesso giorno Schaff, il pugile battuto da Carnera, moriva in ospedale per le lesioni riportate.

Il 6 febbraio il prefetto della provincia di Venezia dichiarava che in occasione del Carnevale
art. 1) sono vietati nelle vie e nelle piazze e altri luoghi all’aperto l’uso di maschere e travestimenti fatta eccezione di quelli consentiti con abiti da PIERROT = CIRILLINO = NOBILOMO e di quelli che non comportano l’uso della maschera al volto […]
art. 2) solo nei veglioni, previo permesso del questore, è ammesso l’uso di maschere che nascondano il volto […]
art. 3) sono vietati travestimenti allusivi a persone e partiti politici […]

In quel febbraio del 1933 lo storico stradino di Croce Innocente D’Andrea, settant’anni, fu collocato a riposo e sostituito provvisoriamente da un altro D’Andrea, Eugenio (“Neno Pitana”). Da gennaio i dipendenti comunali Giovanni D’Andrea e Rupeo Montagner erano impegnati nel censimento del bestiame, delle vetture, dei domestici, dei cani e dei suini, agli effetti dell’applicazione delle tasse comunali: il Comune aveva bisogno di soldi. I due sarebbero stati impegnati almeno fino maggio. Giravano l’uno in bicicletta, l’altro talvolta con cavallo con calesse, questo e quella presi a nolo.

A metà febbraio Monsignor Zavan in Curia, dopo aver esaminato attentamente le proposte dei due parroci, a nome dell’intera commissione, poté stilare la sua

Giunge finalmente la rettifica

Relazione
circa l’opportunità di una nuova rettifica di confini
tra le parrocchie di Musile e Croce di Piave

Omesso quanto riguarda il passato della questione circa i confini delle due parrocchie di Musile e di Croce di Piave, che si suppone ben nota nelle sue varie fasi e nel suo ultimo epilogo sfociante nel provvedimento 25 marzo 1924, suggerito e compilato dalle circostanze di quel tempo;
Tenuta universalmente presente la situazione di fatto, determinatasi nella zona bassa delle due suaccennate parrocchie in seguito alla bonifica integrale e ai cresciuti bisogni di quella popolazione in continuo sviluppo;
Riconosciuta in via di massima dai rettori dell’una e dell’altra parrocchia la necessità di una adeguata e definitiva sistemazione della cura d’anime in quella zona di bonifica;
Si pone il seguente quesito:
“È da tenersi immutato il confine attuale tra le due parrocchie, come vuole il parroco di Musile, provvedendo al bene di quella popolazione con la costruzione di una chiesa in località Lazzaretto in quel di Musile, ma ai confini del territorio di Croce; (allg.A)
Ovvero:
“È da mutarsi detto confine, così come propone il parroco di Croce, provvedendo al bene spirituale di quella zona di bonifica con la costruzione di una chiesa in località sita presso la Curva della Fossa o Strada delle Mille Pertiche in quel di Croce?” (allg.B)
E ci sembra di dover rispondere:
“Negative alla prima parte del quesito;
“Affirmative alla seconda parte di esso.
E ciò per le seguenti ragioni, constatate de visu in un recente sopraluogo fatto a quella zona, e facilmente deducibile anche dalla visione della carta topografica (allg.C)
1°)= La chiesa infatti in località Lazzaretto, come propone il parroco di Musile, se può tornare comoda a una certa estensione della zona bassa, non lo è affatto per la zona di bonifica al di là dell’Argine delle Piombise, lato est, e al di là della Fossa delle Mille Pertiche, lato sud, fino agli estremi confini della parrocchia di Croce. Basti pensare che la distanza della località Lazzaretto agli estremi confini della parrocchia di Croce è in linea d’aria di Km. 7, e di Km. 8 e forse più, seguendo il percorso stradale.
La chiesa invece in località Curva delle Fossa delle Mille Pertiche risulterebbe quasi centrale a tutta quella zona bassa, con una distanza massima, dai confini estremi di Croce, di 4 Km. all’incirca.
Nel primo caso non sarebbe provvisto al bisogno spirituale di quelle popolazione che in parte, e si renderebbe necessaria a breve scadenza la costruzione di una nuova chiesa; nel secondo caso si sarebbe provvisto per intero e stabilmente, e con un’unica chiesa.
2°)= Ammessa però la necessità di una chiesa in località Curva delle Fossa delle Mille Pertiche, si rende anche necessaria una rettifica del confine attualmente esistente tra le due parrocchie, con l’attribuzione a Croce di quel territorio la cui popolazione sarebbe naturalmente portata ad andare per maggior comodità a detta chiesa, precisamente del territorio posto al lato Nord della Fossa Zotta, (che va dalla località Lazzaretto fino alla strada delle Murette) e al lato Nord della Strada della Roja (che va dal ponte della Roja fino al Taglio del Sile), territorio definito dalle nuove strade costruite lungo la Fossa Zotta, lungo lo Scolo di Pietra e lungo la Roja.
Ciò accordato, è facile prevedere come s’andrebbe formando in quella zona un centro religioso da permettere presto la costituzione di una nuova Curazia dipendente da Croce di Piave e in seguito anche di una nuova parrocchia indipendente da quella.
3°)= L’attuazione di questa previsione importerebbe naturalmente una diminuzione molto rilevante del territorio di Croce di Piave.
Di qui la necessità di allargare alquanto i confini nella zona alta di Croce di Piave, spostandoli verso Musile e precisamente per quel tratto di territorio indicato dal Parroco di Croce e segnato in giallo nella carta topografica.
E ciò per un duplice motivo:
Anzitutto per fornire in un primo tempo al parroco di Croce una maggior larghezza di mezzi con i quali concorrere al mantenimento del Sacerdote che sarà incaricato della cura d’anime della nuova Curazia, e poi, a separazione effettuata, per non lasciarlo privo dei mezzi necessari al suo onesto sostentamento.
4°)= Con questa rettifica di confine, sia nella zona bassa che alta, tra Croce e Musile, con cui si ritornerebbe solo parte del territorio già nel 1924 da Croce passato a Musile (cfr vecchi confini segnati nella carta topografica da +++++), non verrebbe diminuito di molto il territorio di quest’ultima parrocchia, e al suo parroco non farebbero difetto i mezzi di sussistenza e la possibilità del mantenimento di un cappellano per provvedere ai bisogni spirituali del suo pur vasto territorio e in modo particolare ai bisogni della popolazione sita in località Caposile. Inoltre sarebbe evitata la necessità di una nuova chiesa e di un nuovo cappellano per Musile.
5°)= Da tener presente in fine che il Parroco di Croce di Piave ha già accantonato una buona somma di denaro per la costruzione della nuova chiesa nella zona bassa, al punto sopraindicato, ed è ben disposto di erogarla a questo scopo, qualora venga assecondato nelle sue richieste.
Tutto ciò premesso e considerato sembra giusto che l’istanza del parroco di Musile, non debba prendersi in considerazione, a differenza di quella del parroco di Croce di Piave, più rispondente alla situazione di fatto e agli urgenti bisogni di quella popolazione.

Per la Commissione =
Silvio Zavan
Conc. Vesc.

Quando don Natale ricevette dalla Curia una carta topografica con segnato in rosso il nuovo confine che seguiva quello da lui stesso proposto – senza i terreni del dottor Pilla – con la richiesta dell’elenco delle famiglie che abitavano lungo tale linea, tirò un sospiro di sollievo: «Finalmente!»

La delibera n.° 565 del 28 febbraio 1933: ratificò licenziamento dello stradino D’Andrea Innocente, 70 anni, e del seppellitore Pavan Luigi, 76. Il fatto che furono licenziati indica che i due avrebbero anche continuato. A quale età si guadagnava il diritto al riposo che non fosse quello eterno?

Il 4 aprile il falegname Baron Enrico fornì 24 banchi nuovi a L. 42 l’uno, un armadio L. 70, una pedana L. 70, un tavolo L. 55 per la scuola di Croce. Ma se nella scuola nel centro del paese tutto sembrava funzionare, alla periferia, ossia nella scuola non classificata di Millepertiche, nel mese di marzo erano mancate più volte le maestre, e lo stesso stava succedendo in aprile. Nulla in confronto a quello che accadeva in Germania dove Hitler, il 7, emanava le prime leggi contro gli ebrei, escludendoli dai pubblici uffici e dalle professioni medica e legale. Ma anche a maggio le maestre nominate a Millepertiche, viste le condizioni del luogo e la precarietà degli alloggi, immancabilmente rinunciarono, una dopo l’altra. Far funzionare quella scuola non era fatica da poco, pensava il podestà: “Al diavolo don Natale che colà l’aveva voluta”. Il Comune contribuiva più volentieri all’asilo di don Tisato: tra l’Amministrazione civile e quella religiosa di Musile (intendendo per religiosa il solo don Tisato) correva, l’abbiamo detto, sangue più buono; parroco e podestà andavano più che d’accordo, anzi, andavano spesso insieme dal prefetto. Per discutere di buona amministrazione? Possibile. Per esaminare casi di persone sospette di antifascismo? Non osiamo dirlo. Quest’unità d’intenti mal si conciliava col fatto che nel Comune esisteva un altro parroco, amato dalla popolazione ma bistrattato dall’amministrazione. Croce stessa ne veniva diminuita. Oltretutto nei documenti ufficiali la frazione cominciava ad essere indicata sempre più spesso come “Croce di Musile”. Il 17 aprile anche il seppellitore di Musile, Pivetta, fu allontanato dal lavoro e sostituito da Casagrande Augusto. Il 26 aprile “Zanin Francesco & Compari, cottimista in Musile di Piave – Croce”, dava una ripassatura del coperto della canonica di Croce la manutenzione della quale spettava al Comune. Che nella persona del podestà sbuffò. 1 N° 1 (stanza) da m. 12,80 x 12,40 = 158,72 2 “ 12,40 x 12,40 = 153,76 3 “ 8,00 x 12,40 = 49,20 4 “ 3,00 x 4,00 = 12

Il 29 maggio Attilio Costantini, esercente dell’osteria al Ponte del Bosco, chiedeva di ottenere il patentino per superalcolici. Risposta negativa: il rapporto licenze/popolazione era abbondantemente superato.

Don Natale provvide intanto a spedire alla Curia l’elenco delle famiglie abitanti lungo la nuova linea di confine tra le parrocchie. All’Illustrissima e reverendissima Curia Vescovile di Treviso Rilievo delle principali famiglie attualmente esistenti lungo la linea del nuovo confine definitivo, segnato in rosso, nella carta topografica da cotesta Rev.ma Curia fra la parrocchia di Croce e la parrocchia di Musile. Maggio 1933 I° Partendo dall’argine del Piave a circa 400 m. dal Ponte della ferrovia verso levante fino alla strada di S. Marco famiglie che ritornano sotto Croce= Pavan Vittorio e Domenico fratelli.= Montagner Luigi fu Pietro fittavolo di Rebustello famiglie che rimangono sotto Musile= Pollon Luigi mezzadro di Cav. Caretta.= Cattai Primo, colono di Basso 2° Dall’argine di S. Marco allo scolo della Morosina traversando la nuova strada triestina ritornano sotto Croce= Roncaglia Luigi (olim Naressi)= Montagner Giuseppe e Massimo fratelli= Davanzo Luigi, vivaio Trentin= Montagner Antonio d. Nanoi, impresario= Maso Giuseppina= Soldera Pietro= Pavan Federico= Casatori Giorgio rimangono a Musile:= Montagner Giuseppe d. Nanoi, proprietario= Baldassa Santo, colono del Dott. Pila= Mazzola Luigi (olim Soldera) agente dott. Stocchino. 3° Dalla Morosina allo sbocco della medesima nel Gorgazzo grande - strada delle Mille Pertiche. ritornano sotto Croce= Perissinotto Giosuè,fitt.di L.Mariutto.= Montagner Antonio,fitt. di L. Mariutto.= Bincoletto Luigi,mezz. Co. Sacerdoti. rimangono a Musile:= Bortoletto Giuseppe con tutte le case Bianche di proprietà Gradenigo e d’altri. 4° Dalla strada delle Mille Pertiche, sbocco della Morosina, fossa Zotta con stradella campestre fino alla strada nuova, della Pietra. rimangono a Croce:= Damo Guglielmo,oste proprietario= Zorzetto Virginia= Mariuzzo Maria= Gerotto Giacomo= Pavan Rinaldo rimangono a Musile= Lazzaretto-Scole= Bortoletto Vincenzo= Lessi Carolina= Piovesan Maria ed altri 5° Dalla Nuova strada della Pietra alla nuova strada della Roia con Canal della Pietra: rimangono a Croce:= Vinale Luigi, Propriet.= Badalin Antonio, Propriet. Saladini.= Scarabel Angelo, mezz.di Miotti. rimangono a Musile (Caposile)= Tenuta del Cav.A.Caberlotto, con mezzadri, Rizzardi, Meneghel, Festaro e Buffa. 6° Dalla strada Roia fino al Sile : rimangono a Croce: = Domenin Fortunato Mezzadri di= Bottan Eugenio Deon Giuseppefittanziere= Pavan Antonio mezz. di A. Caberlotto= Montagner Antonio= Ferro Nicola, senza terreno. rimangono a Musile: = ancora tenuta di Cav. A. Caberlotto con mezzadri Bottan Fioravante e luigi, fratelli. Poi segue sul Sile, il Vecchio confine attuale fuori di discussione, fino ai Lanzoni, ecc. Manufatto, Canal della Fossetta, sui confini delle Trepalade, frazione Trezze. Si fa presente che col nuovo decreto in corso, Croce non toglie niente a Musile; viceversa Musile acquista una gran parte delle famiglie e territorio antico di Croce. Dall’Ufficio Parrocchiale di Croce di Piave I° Giugno 1933 Dev.mo paroco Don Natale Simionato Da giugno fra i dipendenti del Comune comparve Giovanni Valente al posto di Eugenio D’Andrea in qualità di stradino. La Curia inviò all’Arciprete di Musile comunicazione del nuovo confine tra le due parrocchie di Croce e Musile. Treviso, li 2 giugno 1933. al Nr. 72/32 di Prot. M.R. Sig. Arciprete di M u s i l e Questa Autorità ecclesiastica , tenuta presente la nuova situazione di fatto , determinatasi nella zona bassa delle due parrocchie di Musile e Croce di Piave in seguito alla bonifica integrale e alla immigrazione della popolazione in continuo sviluppo, nell’intento di sistemare in una forma adeguata e definitiva la cura d’anime in detta zona e nella zona alta delle medesime parrocchie in rapporto anche agli eventuali futuri smembramenti che si ritenessero opportuni , ha stabilito addivenire ad una più equa delimitazione di confini tra le stesse. Il nuovo confine designato sarebbe il seguente: “Partendo dall’argine del Piave a circa 400 metri dal Ponte sulla ferrovia, lato sud, la linea di confine seguirebbe il fosso che divide le campagne Pavan Vittorio e Domenico e Montagner Luigi (che passerebbero sotto Croce) da quelle di Pollon Luigi e Cattai Primo(che rimarrebbero sotto Musile) fino all’argine di S. Marco. Attraversata la strada di S. Marco seguirebbe lo stesso fosso direzione sud-ovest fino alla strada Triestina e da questa nella stessa direzione fino allo scolo della Morosina, lasciando a destra e sotto Croce di Piave – le famiglie Roncaglia Luigi (olim Naressi), Montagner Giuseppe e Massimo, Davanzo Luigi Vivaio Trentin, Montagner Antonio d° Nanoi, Maso Giuseppina, Soldera Pietro, Pavan Federico e Casatori Giorgio, e a sinistra – sotto Musile – le famiglie Montagner Giuseppe d° Nanoi, Baldassa Santo (colono del Dott. Pila), Mazzola Luigi (olim Soldera. Seguendo lo scolo della Morosina direzione sud-est e sud fino allo sbocco della medesima nel Gorgasso grande (strada delle Mille Pertiche) continuerebbe per breve tratto lungo questo fino all’imbocco della Fossa Zotta e seguendo questa, direzione sud, incontrerebbe la strada della Pietra, proseguirebbe lungo questa, direzione ovest, fino al ponte della Roi, direzione sud, giungerebbe fino al Taglio del Sile, lasciando a destra di tutti questi tratti di confine le famiglie Perissinotto, Montagner Antonio

Per completezza di informazioni e reazioni riportiamo la lettera di don Tisato (8 giugno 1933):
UFFICIO PARROCCHIALE DI MUSILE DI PIAVE

ECCELLENZA REVERENDISSIMA,

Ho ricevuto e preso conoscenza del progetto di smembramento della mia Parrocchia, e nell’atto di ringraziare V. ECC., ben volentieri esprimo per iscritto il mio parere nella certezza che sarà preso in considerazione.
Mi permetto farLe osservare che col nuovo smembramento non si provvede che in piccola parte al bene spirituale delle anime, e in rapporto agli eventuali futuri smembramenti che l’Autorità Eclesiastica ritenesse opportuni con la nuova sistemazione non si addiviene ad un’equa delimitazione tra le due Parrocchie.
l°) Le famiglie comprese nel tratto Argine del Piave-incrocio strade: Triestina-Morosina sono più vicine a Musile che a Croce, fatta eccezione delle famiglie Maso Giuseppina, Montagner Antonio (detto: Nanoi) e Casatori Giorgio che sono quasi equi distanti.
2°) Le famiglie comprese tra la Piombisa e la strada della Roja e precisamente : Pavan Antonio, Montagner Antonio, Ferro Nicolò, Bottan e Domenin sono più vicine a Caposile che alla Chiesa in progetto sul territorio di Croce.
DA NOTARS! che Caposile è una Curazia già eretta, con territorio delimitato a Nord-Ovest dalla strada della Pietra fino alla Piombisa, con Chiesa che attualmente funziona come Parrocchia, e che l'assistenza spirituale dei curaziani reclama la residenza del Sacerdote anche per godere giustamente del Legato Toso.
3°) Per il bene spirituale della popolazione di bonifica, compresa tra la strada Millepertiche, strada della Pietra e Piombisa, avrei già provveduto da più anni se l’Autorità Ecclesiastica mi avesse permesso l’erezione di un Oratorio in località Lazzaretto per la Messa festiva ed istruzione religiosa.
Nella nuova delimitazione si dovrebbe tener presente:
a)- del malcontento di tutta la popolazione fino alla bonifica Persa, nella maggioranza immigrata da Musile e quindi per tradizione attaccata alla propria Parrocchia.
b)- dell’imbarazzo in cui si viene a mettere l’Autorità Civile, che alla distanza di soli 9 anni si vede costretta a modificare nuova mente la Condotta Medica, Ostetrica, e di Stato Civile.
c)- e si dovrebbe tener presente che Musile, Capoluogo di Comune, Municipio, con Municipio, Poste e Telegrafi, senza Caposile che dovrà essere indipendente, viene ad essere ridotta da meno di una metà della Frazione di Croce.
Aggiungo poi che N.° 91 Famiglie, residenti nel Centro di Musile, lavorano 300 campi di bonifica, che col nuovo progetto verrebbero assegnati a Croce senza averne la cura spirituale.
Non Le nascondo per ultimo, Eccellenza, il mio più vivo dispiacere che è quello di tutta la popolazione nel vedere quel territorio che ho trovato vergine palude, che fu bonificato prima della guerra e nuovamente dopo la guerra, con lavoro costante, sacrifici e disagi innumerevoli e che ora verrebbe a passare alle dipendenze di altra parrocchia.
È proprio il caso di dire: “Alius est qui seminat, alius qui mettit”.

Queste le mie considerazioni che V.ECC. mi ha invitato ad esporre.
Qualora peraltro non fossero tenute in considerazione, prego V. ECC. a voler disporre che detti confini abbiano valore di fatto, solo quando l'erigenda Chiesa sarà ufficiabile con residenza del Titolare.
Chino al bacio del S. Anello, mi professo

di V. ECC.ma ILL.ma e REV.ma
Don Tisato Parroco

Per una trattazione completa dell’argomento vedi
CARLO DARIOL - Storia di Croce Vol. 2 - DON NADAL, EL PAROCO DE CROSE
Edizioni del Cubo, 2016

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