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HISTORIA de CROSE
dal 1933 al 1937



Dimensioni definitive e obbligo di succursale

Il Decreto di rettifica obbligava il paroco di Croce a provvedere all’erezione di una succursale al centro delle nuove terre, e perciò don Natale si adoperò da subito per raccogliere i fondi necessari per l’acquisto del terreno. Con i fabbricieri e i fedeli della comunità discusse di quale fosse l’appezzamento più opportuno; e calcolate le distanze da un confine all’altro della parrocchia lungo la strada delle Millepertiche il punto medio fu individuato all’incrocio con la strada Lanzoni e il terreno ottimale nella proprietà di Giulio Fiorazzo di Padova. Don Natale si affrettò a inoltrare al proprietario la richiesta di acquisto del terreno:

Illustrissimo Sig. Cav. Giulio Fiorazzo Via XX Settembre Padova In data 15 giugno 1933 Sua Ecc. Mons. Arcivescovo di Treviso, ha emesso il Decreto di rettifica dei confini fra le due parrocchie Croce e Musile. Nel contempo il medesimo Decreto riconosce ed approva il progetto da lunghi anni reclamato dalla popolazione per la erezione al più presto possibile d’una chiesa succursale nel centro della zona bassa di Croce. Il centro riconosciuto più opportuno sotto ogni aspetto dalla medesima autorità ecclesiastica e dalla popolazione locale sarebbe l’angolo della campagna di proprietà di V. S. Ill.ma fra le due strade Millepertiche e Lanzoni, precisamente allo svolto della medesima strada Millepertiche. La quantità di terreno necessario per uso chiesa, e per ogni bisogno futuro, cioè abitazione del sacerdote, orto, ecc. è di ettari uno. Pertanto a nome di Sua Ecc. Mons. Arcivescovo e della popolazione interessata, prego un’altra volta V. S. Ill.ma volersi benignamente determinare a vendere quanto prima detta porzione di terreno. Le modalità del Preliminare di Compravendita verrebbero estese di comune accordo presso la Rev.ma uria Vescovile di Treviso. A tal fine desidero in antecedenza, dove crede, un abboccamento con V. S. Ill.ma, e a suo tempo all’atto del Contratto legale V. S. riceverà l’importo convenuto del suo avere. Come vede trattasi di un affare importantissimo, anzi unico, pel bene spirituale delle anime, e però sono certo che V. S. Ill.ma quale cattolico ed illustre cittadino non troverà difficoltà di convenire pel Contratto. E Lei oltre il pagamento del terreno, avrà tutte le benedizioni di Dio e del popolo fedele. In attesa di una favorevole risposta coi miglior ossequi a Lei e all’Ill.mo Comm. Vittorio suo padre, mi segno di V. S. Rev.ma Croce di Piave 23 Giugno 1933 Dev.mo paroco Don Natale Simionato

La missione dei padri passionisti

In paese la soddisfazione per aver ottenuto giustizia in merito alla “rettifica” dei confini della parrocchia si unì al fervore religioso suscitato dalla Missione dei padri Passionisti, che stava attraversando l’Italia in occasione del Giubileo straordinario della Redenzione proclamato da Pio XI per quell’anno 1933, diciannovesimo centenario della morte, passione e resurrezione di Gesù Cristo. Diversi parrocchiani racimolarono i soldi per recarsi in pellegrinaggio a Roma per l’acquisto delle indulgenze del Giubileo, mentre, in parrocchia, memorabile fu la cerimonia voluta dai Passionisti dell’innalzamento della grande croce di legno sopra il basamento di pietra costruito per l’occasione all’angolo del sagrato, al confine col “brollo”. La canzone “Evviva la Croce”, imparata per la festa, entrò a far parte del repertorio della corale del paese e divenne anzi uno dei cavalli di battaglia dei coristi. Nei giorni della Missione, da sopra un carro portato appositamente sul piazzale, predicò con voce stentorea padre Basilio di Sant’Anna, al secolo Gennaro Paludetto, da poco (il 2 luglio) consacrato sacerdote: tanta era la gente convenuta ad ascoltarlo che non ci sarebbe stata in chiesa.

La vocazione dei fratelli Paludetto

Quella di Gennaro Paludetto era una vocazione tardiva rispetto alle più diffuse vocazioni dell’età dell’innocenza. Ma per comprenderne l’origine è forse utile conoscere la storia di Gennaro.
La famiglia Paludetto, composta di padre madre e sei figli, dopo la rotta di Caporetto, era partita profuga per la Sicilia; morto colà il padre di febbre spagnola nel 1919, la madre era ritornata dopo altri cinque-sei anni, coi figli ormai in età da lavoro, e qui la famiglia s’impiantò un poco grazie alla donazione da parte della contessa Sacerdoti di un pezzo di terra in bonifica: “terra da polenta, non da frumento”, non particolarmente fertile, che rendeva appena per mangiare, non per guadagnare.
Dei sei figli, più di tutti il primogenito Gennaro (nato il 2 aprile 1904) e il terzogenito Antonio (nato il 31 agosto 1911) erano tornati dalla Sicilia imbevuti della fortissima religiosità tipica di certi paesi dell’isola: la baracca di Croce cominciò a riempirsi di sacre immagini e altarini che lasciavano colpita la morosa del fratello di mezzo, Alfredo, quando capitava per casa. Tuttavia la povertà fu all’inizio un ostacolo alla vocazione nascente: quando fecero richiesta di essere accolti in seminario a Venezia, i due fratelli dovettero ammettere di essere poveri e di non poter pagarsi gli studi; poi si rivolsero alla Congregazione dei frati francescani, ma neanche lì furono presi, per lo stesso motivo: «Mia madre è vedova – aveva spiegato Gennaro – siamo sei fratelli, mio fratello va da un falegname, l’altro da un muratore...» Nulla da fare, in convento per lavorare anche sì ma per studiare no; avevano dovuto arrangiarsi. Gennaro, come altri del paese, prese a lavorare allo “stabilimento”, cioè nello jutificio di Noventa; Antonio presso il forno da pane dei Calderan.
Dei due, il più estroverso era il primo, che aveva un sacco di amicizie, molte delle quali nate nello jutificio: la domenica con loro partiva per andare a scampagnate. Antonio aveva invece un carattere più calmo e riflessivo.
Nel cuore rimaneva loro il desiderio di farsi frati. E chiedere ancora aiuto alla contessa? La contessa aveva donato alla famiglia un pezzetto di terra sul lato nord di via Croce, oltre la ferrovia (dove stanno ancor oggi i Paludetto) perché potessero trasformare la baracca in cui abitavano in una casa, cosa che due dei fratelli, divenuti muratore e falegname, fecero, una stanza alla volta.
Ma era un peccato che gli altri due non potessero studiare. Don Natale andò dalla contessa Sacerdoti a chiedere per loro l’ennesimo aiuto.
«Hanno davvero così tanta fede?» chiese la contessa; don Natale, che sapeva riconoscere la stoffa delle persone, garantì per loro.
«Allora bisogna aiutarli» disse la contessa, e si offrì di pagar loro gli studi.
Per primo entrò Gennaro nel seminario di Treviso, e Antonio rimase a lavorare in paese, a portare a casa il pane, letteralmente. L’anno dopo, quando anche lui comunicò in famiglia l’intenzione definitiva di farsi frate, la madre si mostrò preoccupata: «Chi me darà da magnar a mi se anca ti te va in convento? Metti che tra un ano o do se spose anca chealtri, chi se occuperà de mi?» «Guarda gli uccelli del cielo, – rispose Antonio – non seminano eppure raccolgono... Ricordarti mamma le parole del vangelo, vedrai che non morirai di fame». Non aveva studiato, Antonio, aveva la quinta elementare come tutti, ma certe letture gli erano rimaste dentro. Qualcuno racconta che fu l’essersi salvato da una grave scottatura sul lavoro che fece intendere ad Antonio la sua vocazione (si tratterebbe dunque di una... folgorazione divina), ma sembra una malignità gratuita. Entrò dunque in seminario e qualche anno dopo sarebbe stato consacrato sacerdote con il nome di padre Germano. Erano anni in cui le vocazioni, maschili e femminili, non mancavano, sincere che fossero come quelle dei fratelli Paludetto, oppure dettate dal miraggio di una vita meno dura di quella sui campi e legati alle bestie.

In cerca della terra per la chiesa di Millepertiche

Per quanto riguardava la concessione del terreno per la costruzione della chiesa alle Terre Basse, il cavalier Giulio Fiorazzo tergiversò. No, no, no, il suo non era il terreno adatto: e poi, non avevano notato paroco e fabbricieri che dai terreni della bonifica dei mutilati ed ex-combattenti non c’era via breve per giungere alla futura chiesa? Effettivamente la recente costruzione del Canale del Lanzonetto ad opera del Consorzio agrario di Caposile aveva finito per tagliar le strade di comunicazione (campestri ovviamente) di quella vasta zona della parrocchia col sito destinato alla nuova chiesa: sarebbe stato necessario costruire un ponticello o almeno una passerella sopra il detto canale. Il paroco si rivolse dunque ai dirigenti del Consorzio, non mancando di dare una lisciata al ‘Sommo’ Duce, verso il quale i destinatari della lettera avevano certamente una venerazione sconfinata, essendo il Duce il principale patrocinatore delle attività di bonifica in tutta Italia:

Onorevole Amministrazione del Consorzio Agrario di Caposile
con sede in S. Donà di Piave

In seguito all’opera mirabile e sommamente vantaggiosa per il bene economico privato e sociale della bonifica integrale della zona bassa di Croce di Musile a merito e gloria del Sommo Duce Benito Mussolini e di cotesto Illustre Consorzio agrario si presenta oggi il progetto importantissimo e urgente dell’erezione di una chiesa succursale di Croce nel centro della zona stessa, precisamente nei pressi dell’incrocio della strada Millepertiche e Lanzoni.

La necessità della chiesa è reclamata da tutta la popolazione, e riconosciuta dalla competente autorità ecclesiastica di Treviso.

Si osserva però che la vasta zona di bonifica degli ex-combattenti ultimamente bonificata è segregata affatto dalla zona più alta per il canale del Lanzonetto o Cannelara, per cui quelle famiglie non avrebbero accesso alla chiesa.

Si osserva inoltre che cotesto Illustre Consorzio ha già tracciata una nuova strada lungo l’argine destro della Cannelara o Lanzonetto fino alla . Ora le numerose famiglie già residenti nella zona bassa degli ex-combattenti e che di anno in anno vanno ognor crescendo stabilendosi nel proprio appezzamento di terreno invocano da cotesto On. Consorzio che la detta nuova strada abbia a continuare con un ponte sul Lanzonetto, lungo il piccolo argine che divide la tenuta della Contessa Elena Prina, e le proprietà del Dottor Stocchino, Mosca e cav. Fiorazzo e congiungersi con la strada delle Mille pertiche, cioè vicino al punto in cui è progetta la nuova chiesa.

È evidente che tale sbocco è indispensabile non solo per l’accesso alla chiesa, ma ancora per la scuola dei bambini, e in seguito anche per l’acquisto dei viveri ordinari delle famiglie presso i negozzi che e necessariamente verranno costruiti nei pressi della chiesa.

Che se tale strada non fosse possibile a costruirsi per speciali ragioni di contesto, On. Consorzio, la popolazione stessa, a mezzo del sottoscritto, prega vivamente (poi corretto in vivissimamente) che nei pressi della volesse compiacersi di costruire attraverso il Canale Lanzonetto (o Canelara) almeno una passarella in cemento.

Così le famiglie delle terre ex-combattenti per recarsi alla chiesa avrebbero una distanza di uno o due Klm , mentre ne avrebbero circa quattro facendo il giro della strada della Fossetta e delle Mille pertiche. Prego pertanto cotesto Illustre Consorzio voler prendere in considerazione la presente supplica istanza che il sottoscritto paroco umilmente inoltra a V. O. S. a nome della popolazione, e con tutta stima e riconoscenza ringrazia anticipatamente e si rafferma

31 Luglio 1933

Dev.mo paroco
Don Natale Simionato



Secondo il censimento ultimo, l’intero Comune di Musile contava ora 6.933 abitanti.
Arturo Davanzo era l’uomo incaricato dal comune di annaffiare d’estate le strade principali del comune perché non si levasse troppa polvere al passaggio dei carri.
La maestra Lidia Guseo chiedeva un contributo per aver portato a termine l’insegnamento della classe IV elementare. E il 5 agosto 1933 il podestà

...vista la domanda presentata dalla Signorina Guseo Lidia diretta a conseguire compenso per aver impartito l’insegnamento provvisorio nella 4° classe elementare di questo Comune con esito felice poiché su 23 alunni presenti all’esame 13 furono i promossi;
ritenuto che l’insegnamento provvisorio della 4° classe è stato impartito dalla Signorina Guseo per accordi stabiliti col R° Provveditore agli studi per accondiscendere al desiderio di vari capifamiglia, e per dar modo al comune di POTER ottenere l’istituzione in via definitiva della detta classe nella Frazione di Croce;
Ritenuto che per i vantaggi ed utilità apportati all’istruzione dall’insegnamento provvisorio nella 4° classe – si riuscirà ad ottenere l’istruzione definitiva della classe stessa;
Ritenuto che la detta Maestra quantunque occupatissima nelle ore pomeridiane per l’insegnamento della classe I° con 50 frequentanti dei quali 40 promossi, si dedicò con ogni cura ed amore all’insegnamento per essa non obbligatorio della 4° classe;
Considerato che per tale insegnamento alla Maestra Signorina Guseo Lidia non venne corrisposto dalla Superiore Autorità alcun compenso DELIBER[ò] di corrispondere alla Maestra Signorina GUSEO LIDIA L. 400.= quale compenso straordinario per l’opera sua volontaria, attiva e vantaggiosa prestata durante l’anno scolastico 1932=1933 per l’insegnamento dalla stessa impartito nella 4° classe nella Frazione di Croce di Piave, imputando la spesa all’art. 67 “Spese impreviste” che offre economia.==

Venivano altresì liquidati [delibera n.° 602] i lavori per l’ampliamento del fabbricato scolastico alla Fossetta. Tre settimane dopo il signor Cuppini Renato fu Zeffiro veniva riconfermato anche per il triennio ’33-’35 rappresentante del Comune nel consorzio per l’acquedotto del Basso Piave [delibera n.° 603].
Faceva la sua comparsa tra i fornitori (di sedie e mobili) del Comune tal Giuseppe Bimbi, di San Donà.

In attesa di reperire il terreno necessario, continuava l’impegno di don Natale a cercar fondi per la costruzione della chiesa alle Millepertiche:

All’Illustrissimo Presidente del Consorzio di Bonifica di Caposile
con sede in S. Donà di Piave

In seguito al progetto per la fondazione di una chiesa succursale nel centro della zona bassa di Croce, precisamente alla svolta della strada Mille pertiche-Lanzoni, mi interessa sapere il nome, cognome, paternità, ettari di terreno dei singoli proprietari appartenenti alla parrocchia di Croce, allo scopo di rivolgermi ad essi per ottenere il loro benevolo contributo per la nuova chiesa tanto reclamata dalla popolazione e con approvazione dell’autorità ecclesiastica di Treviso.

I confini della zona bassa appartenenti a Croce, cominciano dall’Osteria Damo Guglielmo (Lazzaretto) seguendo la strada campestre della fossa zotta a destra fino alla strada della pietra; quindi seguendo la strada della pietra fino alla strada della roia sul Sile, sempre a destra, poi seguendo il Sile fino al Manufatto Lanzoni, bonifica degli ex-combattenti fino alla Fossetta.

V. S. Illustrissima, oltre farmi un favore squisito a incaricare persona competente per fare tale elenco che mi è necessario, sono ben disposto di corrispondere onesto compenso per detto lavoro.

Con tutta stima e riconoscenza ringrazio ant. la V. gentile cortesia e mi raffermo

Dev.mo Obbed.mo paroco
Don Natale Simionato

29 Agosto 1933

Il giorno dopo don Natale scrisse al cavalier Fiorazzo che probabilmente era risolto il problema della comunicazione con la Bonifica dei Mutilati e tornò a chiedere che gli vendesse il terreno; ma il cavaliere non lo degnò di una risposta. I fabbricieri pensarono allora di acquistare il vicino appezzamento di proprietà della contessa Elena Prina, ma furono subito disillusi: la contessa non lo cedeva “per non creare servitù”.
Nei giorni seguenti saltò fuori la possibilità di acquistare il terreno del colono Barbieri Vittorio. Don Natale relazionò alla Curia lo stato dei fatti:

Ill.mo Rev.mo Mons. Silvio Dr. zavan
Cancelleria Vescovile – Treviso

Relazione
a) Il sig. Cav. Giulio Fiorazzo non ha risposto alla mia lettera del 30 agosto p.p., ma ha lasciato detto al cav. Vincenzo Janna di S. Donà, ch’egli in via assoluta non vende terreno. Quindi è inutile insistere di più.
b) A 200 ml. dall’angolo della campagna Fiorazzo verso Fossetta, sulla strada Millepertiche, c’è l’angolo della tenuta Contessa Elena Prima ved. Breganze, opportuno per la chiesa, ma la signora, com’è noto a V. S. Rev.ma, si rifiuta di vendere il terreno per non aprire servitù attraverso la tenuta.
c) A 150 ml. dall’angolo della campagna Fiorazzo verso Paluperso, sempre sulla strada Millepertiche, c’è un appezzamento di terreno di circa 3 campi, e precisamente Ettari 1·48·90, di proprietà del colono Barbieri Vittorio fu Angelo di Croce, attualmente domiciliato a Fossalta di Piave, il quale è disposto di vendere per Lire 18.000 (diciottomila).
Anche questo fondo sarebbe opportuno e sufficiente per la chiesa, pel campanile, casa d’abitazione ed eventualmente per asilo, ecc.
Le condizioni del fondo dei tre punti suindicato e degli altri vicini, sono approssimativamente eguali quanto a solidità.
Il fondo del Sig. Barbieri Vittorio è di m. 1.70 più basso del livello della strada Millepertiche; a m. 0.70 di profondità trovasi terreno solido, capace di sostenere il fabbricato, a giudizio di periti e coloni del luogo.
Naturalmente il piano della chiesa, dovrà essere rialzato a livello della strada.

Ora prego V. S. Rev.ma del favore di vedere se è opportuno insistere presso la Sig.a Co. Elena Prima per avere il terreno almeno di ettari uno.
Ovvero se Lei crede, d’invitare il colono Barbieri Vittorio per un Preliminare, egli è pronto a farlo.
È conveniente sciogliere il problema del terreno quanto prima, cioè prima che i proprietari facciano la nuova semina di frumento, perché dopo, bisognerà aspettare la nuova raccolta, per avere il terreno libero; e anche perché non ci sono in vista altri punti disponibili e opportuni per la chiesa.
In attesa d’un suo benigno riscontro, con perfetta stima e riconoscenza, ringrazio e mi raffermo di V. S. Rev.ma

Croce di Piave 12 settembre 1933

Dev.mo paroco
D. Natale Simionato

Mussolini si apprestava a lanciarsi nell’avventura coloniale e si intensificavano i richiami alle armi. Il 14 settembre giungeva l’esonero per mesi tre per i dipendenti comunali, che interessava gli applicati di segreteria (Montagner Europeo e Dino Vianello), i medici condotti (Rizzola e Arduino) e gli altri.
Lo stesso giorno giungeva a don Natale la risposta della Curia:

Treviso, li I4 settembre I933

M.R. Signor Parroco di
Croce di Piave

Tutto sommato, viste anche le nuove ripulse del cav. Sig. Fiorazzo a cedere il terreno, è meglio procedere all’acquisto dell’appezzamento “Barbieri”, e a condizioni, speriamo, anche migliori di quelle annunciate. Se Ella crede venire lunedì prossimo venturo a Treviso con il sig. Barbieri per trattare, ci mettiamo a sua disposizione: sia in Curia verso le ore I0 .
Se Ella poi credesse che tentassimo noi una ultima volta con la Co.Elena Prina ved.Breganze ce lo faccia sapere.

Con distinti ossequi

Il Cancelliere Vesc.
S. Zavan

Il lunedì don Natale si presentò in Curia col signor Barbieri.

Treviso I8 Settembre 1933 XI°

Preliminare di compravendita

Fra il Sig. Barbieri Vittorio fu Angelo di Fossalta di Piave, il quale agisce oltre che per sé anche per sua moglie Sig.ra Perissinotto Giovanna fu Giuseppe, anche per questa in proprio obbligandosi, ed il M. R. Don Natale Simionato fu Vincenzo, Parroco di Croce di Piave, il quale rappresenta la Fabbriceria Parrocchiale di Croce di Piave, si conviene quanto segue:

I) I Coniugi Barbieri Vittorio e Perissinotto Giovanna congiuntamente vendono alla Fabbriceria Parrocchiale di Croce di Piave, o a quell’altro Ente che sia indicato dal M. R. Parroco, un appezzamento di terreno in Comune di Musile di Piave, Sezione Unica Foglio 28 Mapp. N.N.6 seminativo di Ea.I.48.90 R.L.123.59.
2) La vendita segue come il terreno si trova, a corpo e non a misura coi diritti, azioni ragioni e servitù inerenti.
3) Il prezzo della compravendita si conviene in Lire I7.000 (diciassettemila) delle quali il venditore riceve in questo momento a titolo di caparra e principio di pagamento Lire 2000 (duemila) di cui colla firma del presente rilascia quietanza. Le residuanti a saldo Lire I5.000 (quindicimila) verranno pagate alla stipulazione notarile che seguirà entro il 3I gennaio 1934. Il pagamento seguirà senza interessi.
4) Il possesso di fatto con ogni utile e peso inerente verrà trasfuso alla parte acquirente non appena sia stato effettuato il raccolto del granoturco esistente sul terreno compravenduto.
5)Il venditore presta le garanzie di legge sulla piena proprietà e sulla più ampia libertà del terreno venduto, anche ai riguardi dell’imposta patrimoniale che dve essere affrancata o provata inesistente, e consegnerà alla parte acquirente la documentazione trentennale di proprietà e libertà, a sue spese.
6) Le spese di quest’atto del contratto definitivo e conseguenti vengono assunte per intero dalla parte acuirente.

Letto, confermato e sottoscritto
Barbieri Vittorio del fu Angelo
Don Natale Simionato paroco

Il 24 settembre copia del preliminare e bozza di progetto della chiesa furono mostrati all’arcivescovo Longhin, il quale “approv[ò] la nobile e santa iniziativa del M. R. Parroco e dei fabbricieri di Croce, e di cuore benedi[sse] a tutti i generosi oblatori, implorando su di essi la più larga ricompensa del Signore”.

Il 27 settembre 1933 la radio trasmise la prima trasmissione di propaganda, “Le cronache del regime” che sarebbe andato in onda tutte le sere alle 20.
Il 30 settembre fu deliberato il rimborso ad Arturo Davanzo (come l’anno prima) per innaffiamento delle strade.
Nella scuola umanitaria ai Lanzoni la signorina Elsa Fassetta, incapace di resistere a tanta solitudine di sera e d’estate, s’era dimessa e le era subentrata la nuova insegnante, la signora Aldina Paganelli, alla quale fu fornito “l’alloggio gratis, cucina e stanza da letto, nella casa di proprietà del Signor Pescara Benvenuto in prossimità della scuola (baracca). Alloggio gratuito in conformità con quanto si fa con gli insegnanti delle scuole classificate. La spesa è stata segnata tra quelle obbligatorie da imputare all’Educazione Nazionale”.

Il 7 ottobre il podestà diede mandato di liquidare il II stato di avanzamento dei lavori di sistemazione nel centro della frazione di Croce.

La ricerca di denaro per la costruzione della chiesa di Millepertiche portò don Natale a sollevare diversi contenziosi con i possidenti della parrocchia che non riconoscevano il diritto di decima o di corresponsione del quartese. Con tutti il paroco cercò di addivenire ad un accordo. Ecco la lettera con cui si accomodò con i cavalieri Giuseppe Pellegrini e Carmine Sigismondo.

San Donà di Piave, addì 23/10/33/XI

Premesso che i signori Cav. Giuseppe Pellegrini e Carmine Sigismondo sono proprietari di ettari 50 circa di terreno in Comune di Musile di Piave (Ca’ Malipiero) che il Reverendo Don Natale Simionato, quale investito pro tempore del Beneficio Parrocchiale di Croce di Piave, sostiene essere soggetti all’onere del quartese; Che i signori Pellegrini e Carmine hanno espresso le loro riserve circa il diritto vantato dal Parroco di Croce di Piave, specialmente in ordine ai terreni da ritenersi novali; Che tuttavia le parti ritengono essere del comune interesse addivenire ad un modus vivendi;
Tutto ciò premesso i sunnominati Cavalieri Pellegrini e Carmine hanno oggi versata al Reverendo Don Natale Simionato, ripetendo le riserve di cui sopra ed affermando di farlo a scopo pio, la somma di lire 865 (ottocentosessantacinque) a saldo del credito vantato in confronto dello stesso per quartese insoluto a tutto 1933, obbligandosi però di corrispondere a titolo di complemento, per quest’anno 1933, un quintale di uva ed un quintale di granoturco in pannocchie. I signori suddetti pagano la loro quota di spese legali in lire 150 (centocinquanta).
Per l’anno 1934 e seguenti i signori Pellegrini e Carmine, durante munere del Reverendo Don Natale Simionato, si impegnano a pagargli annualmente in natura un quintale di frumento, un quintale di uva scelta ed un quintale di granoturco in pannocchie, il tutto per la parte padronale, lasciando liberi i singoli coloni di corrispondergli per le quote di loro competenza, il quartese in natura.
Il Reverendo Don Natale Simionato, in relazione alle premesse, ripete che la presente definizione lascia impregiudicata la questione del diritto di quartese.

Letto, confermato e sottoscritto
Firmato Giuseppe Pellegrini – Sigismondo Carmine
Don Natale Simionato Parroco

Nuova scuola ai Lanzoni?

Lo stesso 23 ottobre il podestà Argentini si rivolgeva telefonicamente all’ingegner G. Amedeo Sacerdoti, amministratore dell’Agenzia Rurale “Prina di Breganze”, chiedendo la disponibilità della contessa Elena Prina di Breganze a mettere a disposizione della Scuola Lanzoni un granaio o qualche altre locale che potesse funzionare uso scuola. Cinque giorni dopo l’amministratore rispondeva per lettera che la “l’Amministrazione della Contessa Prima [era] dolente di non poter porre a disposizione della Scuola Lanzoni nessun granaio né altri locali. L’Amministratore stesso d[oveva] tempestivamente vendere gran parte dei prodotti non trovando essi capienza nei deficienti locali all’uopo destinati”.
Donde nasceva l’idea di una nuova scuola ai Lanzoni? Lo ricaviamo da una lettera de “li 6/11/1933 XII” con la quale la Società Umanitaria comunicava al Regio Provveditore agli Studi di Venezia, e per conoscenza all’Illustre Podestà di Musile, l’infelice situazione della scuola non classificata di Millepertiche, alla quale erano iscritti 110 alunni, ma dove un’altra quarantina non potevano essere accolti per incapacità del locale, trovato e messo a disposizione dal Comune. La Società s’era già interessata presso il Comune per cercare una nuova località, distante almeno 2 km da Millepertiche per proporre l’istituzione o il trasferimento di una scuola non classificata. La località topograficamente felice (Lanzoni) era stata trovata ma sarebbe stato necessario, per inoltrare regolare proposta di istituzione, che la proprietaria di quasi tutte le terre che ospitavano gli alunni del detto centro scolastico, cedesse un locale sufficientemente idoneo allo scopo in una delle numerose case coloniche di sua proprietà. La proprietaria, la nobildonna contessa Elena Prina di Breganze, aveva invece risposto negativamente al podestà.
Data la gravità della situazione e il “danno della scuola affollata e degli alunni esclusi dalla scuola”, forse era il caso, concludeva la lettera, che il provveditore riferisse la situazione al Prefetto.

Unione dei comuni?

Il Governo di Mussolini aveva provveduto a un’ampia revisione di confini tra Comuni, ad accorpamenti e unioni tra di essi onde semplificare e risparmiare. Di nuovo, come già nel ’24, si tornava a parlare di unire Musile a San Donà.

Delibera podestarile dell’11 novembre 1933:
Musile è autosufficiente e sta bene da solo

Oggetto N.° 637
in ordine alla conservazione
e integrità del territorio comunale

~ Il Podestà ~

Viste le petizioni di N.° 603 capifamiglia costituenti la totalità della popolazione del Comune, i quali, persistendo la nuova che il comune di Musile i Piave verrà quanto prima aggregato a quello limitrofo di San Donà, supplicano le Autorità Civili e Politiche locali e per loro le alte gerarchie provinciali e governative, affinché abbiano a disporsi ad assicurare l’autonomia del comune celebre per la sua lontana origine, glorioso per i fatti dell’ultima guerra, benemerito al sommo nel campo dell’agricoltura e floridissimo per le sue condizioni finanziarie sì da poter far fronte a tutti i bisogni dei pubblici servizi senza gravare maggiormente i contribuenti;
Premesso che fino all’Aprile 1924 questa Amministrazione con sue delibere di Giunta 18 Aprile e Consiglio 7 Giugno approvata con Visto Prefettizio 24 Giugno 924 e delibera di Giunta 7 Aprile 927 e podestarile 6 Marzo 929 rimessa in copia per comunicazione a Sua Eccellenza. il Prefetto e alle Loro Eccellenze Benito Mussolini, Giuriati, Acerbo, Sandrini, ha sempre ritenuto anzitutto che per questo Comune non è necessaria nessuna modificazione territoriale né aggregazione ad altro comune, trovandosi invece in condizioni di poter aggregarsi parte di territorio di altri Comuni limitrofi;
Richiamando le succitate delibere e a ripetizione delle stesse ragioni e condizioni si riafferma che il Comune di Musile, costituito in Ente fino dal 1700 per la vastità del suo territorio di ettari 4294, tutto in piena efficienza agricola, con rendita catastale secondo l’ultima valutazione territoriale di £. 225.783,44, per la fertilità e produzione del suolo ha rendite più che sufficienti per far fronte, da solo, a tutti i pubblici servizi senza ricorrere al suo smembramento o aggregazione totale al Comune di San Donà, già [di]venuto Centro d’urbanismo;
Considerato che l’aggregazione di più Comuni in altro più grande con popolazione molto agglomerata favorisce l’urbanismo, ciò che è assai contrario alle direttive del Regime Fascista, il quale sta svolgendo intelligente ed attiva opera di persuasione e di propaganda – volta da un lato a combattere nell’animo degli abitatori dei campi il fascino pernicioso che i centri maggiormente popolosi, con le loro presenti attrattive, esercita[no] su di essi, e dall’altro – a mettere in evidenza agli urbani, specialmente ai non pochi che in centri popolati non hanno potuto trovare le risorse per il benessere che cercavano, il vantaggio d’ogni specie della vita nei centri minori.
Che è necessario seguire in tutte le provvide disposizioni governative in materia demografica, lasciando ai piccoli Comuni agricoli che hanno sufficienti risorse pel loro funzionamento, tutta la loro potenza autonomo-agricola, specie per Musile che per gli ultimati lavori della grande bonifica integrale di Caposile, ha in avvenire per la valorizzazione della sua terra, per l’aumento della popolazione che certamente vieppiù prospererà, perché le famiglie si moltiplichino intorno al pane sicuro e al focolare domestico senza esser distrutta in pezzi dal fascino pernicioso dell’urbanismo, a tutto danno dell’incremento e sviluppo agricolo-sociale.
Che è ormai accertato che con la trasformazione avvenuta del Consorzio di Croce di Piave, in quello della Grande bonifica di “Caposile” ha apportato un grande [.?.] nel comprensorio di bonifica nel nostro territorio comunale da Ettari 1.875 ad Ettari 3.500 circa, con nuovi impianti e potenti macchinari idrovori, costruzioni di nuovi canali, sistemazione strade, ponti, pozzi artesiani con vantaggi inestimabili, sia in ordine igienico che economico-sociale, ciò che ha già concorso e sempre più concorrerà in misura notevolissima all’incremento dello sviluppo Regionale e Nazionale. Che il Comune di Musile per la sua posizione topografica, tutta in destra del Sacro fiume, devesi considerare un aggregato naturale di elementi etnici omogenei, eminentemente agricolo, dotato di rendite più che sufficienti ai suoi bisogni, e che qualunque smembramento o soppressione il quale ha necessità e convenienza di mantenersi come si trova, come si venne formando attraversi secoli, e come deve progredire per la grande bonifica integrale compiuta, per l’aumentata sua popolazione da 5579 al I/12/921 a N.° 7832 al 31/12/933 anno XII;
Ritenuto come ripetesi che Musile di Piave per la vastità del suo territorio e progresso agricolo-economico per l’elevamento dell’estimo tributario in dipendenza dell’ultimo aggiornamento catastale trovasi in condizioni tributarie superiori a tutti i comuni del Mandamento e forse della Provincia con un aggravio per ogni abitante inferiore nella contribuzione delle imposte Comunali in confronto a quello specialmente di San Donà di Piave ed altri del Mandamento come risulta come dall’allegato quadro dimostrativo.
Che se come emerge dallo specchio suddetto l’aliquota di Musile per la sovraimposta sui terreni è di £. 66,92% [evidentemente “%” è un errore] e quella di San Donà di Piave di £ 61,50 con una differenza in più di £ 5,42 ciò dipende esclusivamente perché il Comune di San Donà di Piave alleggerisce la sua sovraimposta comunale con i maggiori risultati della riscossione dell’imposta di Consumo di £ 500.000

sulle industrie, commercio, arti e professioni 	£. 	123.561
imposta famiglia e companatico			£. 	134.110
esercizio e rivendite 				£.   	545
imposta: bestiame, animali caprini e cani 	£. 	 78.454
imposte vetture pubbliche e private e domestici	£. 	 11.073
imposta sulle insegne				£. 	  8.135
imposta sul valor locativo			£. 	  3.000
imposta bevande alcoliche			£. 	 15.000
imposta pianoforti e biliardi			£. 	  1.825
imposta macchine da caffè espresso 		£. 	  8.865
imposta circolazione velocipedi 		£. 	  5.000
imposta di posteggio 				£. 	 65.000
imposta gas luce				£.       30.000
				Totale     	£.      989.183
mentre Musile di Piave che vive quasi completamente del contributo delle sovrimposte comunali sui terreni senza l’imposta sul posteggio, macchine da caffè espresso, insegne, gas luce, ed altro, non potrà certo la nostra sovrimposta sui terreni venir alleggerita ciò però che non viene ad aggravare il contribuente di Musile pel pagamento sulle tasse ed imposte risultando queste inferiori a quelle di San Donà di Piave, di £ 22,32 sulle tasse ed imposte e di £ 8,19 sulle tasse imposte e sovrimposte in ragione cioè di ogni abitante.
Che se il Comune di Musile di Piave ha un debito per contrattazione mutui di £. 1.423.527 al I ottobre 933 mentre quello di San Donà di Piave è a £. 3.745.164,77 colla Cassa Depositi e Prestiti e Cassa di Risparmio di Venezia per costruzione di opere pubbliche, tale debito si risolve in un investimento di capitali patrimoniali - per aver l’Amministrazione a regime fascista dotato il Comune di ben sei edifici scolastici, nuovi, tutti corrispondenti alle esigenze didattiche, igieniche, tanto che le Superiori Autorità Scolastiche hanno posto il nostro Comune Primo fra tutti i Comuni della Provincia in materia di edilizia scolastica.
Oltre a ciò è stato proveduto alla sistemazione di tutte le strade comunali con l’accollamento di due tronchi di strade provinciali di km 5 circa, ai lavori di grande e piccola bonifica, all’ampliamento del cimitero del Centro con costruzione di nuova strada d’accesso, alla costruzione di ben 12 pozzi artesiani, alle sistemazioni delle piazze e fognature del Centro e della frazione di Croce, all’impianto della pubblica illuminazione nel capoluogo e frazioni di Croce e Caposile.
Che pertanto avendo il Comune provveduto a tutte le opere necessarie non avrà più bisogno per l’avvenire di incontrare [=contrarre] altri mutui e l’ammortamento degli stessi seguirà con una somma costante annua di £. 65.000 circa fino al 1965, senza vieppiù aggravare i bilanci avvenire [=a venire];
Che infine l’Amministrazione a Regime Fascista ha altresì proveduto a liberare il Comune dalle passività arretrate di ben £. 445.333,41 eredità lasciata dall’Amministrazione socialista. Che ha compilati regolarmente tutti i consuntivi fino al 1932, già trasmessi alla Regia Prefettura fino dal 1931 in corso di approvazione.
Che per tutto quanto sopradetto, se si dovesse stabilire la sua soppressione per l’aggregazione al Comune di San Donà, si verrebbe a ledere ingiustamente l’autonomia secolare del nostro Paese e verrebbesi altresì a decretare un premio d’ingratitudine alla sua retta ed economica Amministrazione, ponendo poi proprietari ed abitanti tutti di fronte alle ineluttabili condizioni di trovarsi aggravati di maggiori oneri, tributari, senza alcun vantaggio che quello di concorsione [=?] al pagamento dei nostri debiti dal Comune di San Donà di Piave
Che gravissima ingiustizia verrebbe quindi usata, se eventuale domanda di aggregazione al Comune di San Donà di Piave venisse accolta, e grande insanabile malcontento causerebbe nella popolazione tutta.
A Tale provvedimento si ha però fede e speranza che l’illuminato Governo di Benito Mussolini, che tutto vede e a tutto protegge, non accoglierà mai la richiesta della soppressione del nostro Paese che, anche pei gloriosi fatti d’arme svoltisi in tutto il territorio comunale – lambito per lunghissima estensione dallo «italianissimo Piave» – che con Decreto di Sua Maestà Vittorio Emanuele III in data 10 giugno 1920 è stato autorizzato al cambiamento di denominazione in quello di “Musile di Piave” per ostentare il ricordo delle epiche battaglie svoltesi nelle Frazioni di Caposile (Testa di Ponte), Salsi, Paludello, Croce, ed in riva al sacro fiume che ebbe demoliti tutti i fabbricati, sconvolto il terreno, Musile di Piave che segna l’ultima tappa della disfatta austriaca sulla riva destra omonima, che per la sua posizione eminentemente strategica fu contrastata con estrema audacia dai due eserciti e fu conquistata dai nostri a prezzo di sangue e vittime, qui dove i furiosi combattimenti d’ostinata resistenza delle valorose truppe della III Armata, riconquistando il territorio nelle memorande giornate dal 18 al 24 Giugno 1918, salvarono certamente Venezia, e con Venezia l’Italia tutta, portandola alla Vittoria di Vittorio Veneto , qui ove la popolazione à [=ha] tributato ai suoi gloriosi caduti Monumenti e Lapidi, qui ove riposano nei grandiosi Cimiteri Militari di Caposile e Croce oltre 15.000 eroi e dove tuttora esistono la Salme degli eroi nemici; qui ove tutti gli abitanti sono devoti al Duce, ben disciplinati nel rango Fascista, dev’essere concesso anche in premio della Vittoria, unitamente alle risorse finanziarie e economiche e sociali, la conservazione integrale del suo Sacro suolo, e perché risorto dalla Guerra più grande sia dal lato agricolo e commerciale possa sempre contribuire alla ricchezza regionale e Nazionale ed esercitare in modo organico ed autonomo la sua opera efficiente di alta funzione politica agraria, sociale-economica per tutto ciò

Delibera

di vivacemente raccomandare a S. Ecc. il Capo del Governo, al Ministro degli Interni, a S. E. il Prefetto, all’Ill. Reg. Segretario Federale Avv. Comm. Giorgio Suppici, Senatore Sandrini, Ecc. Presidente della Camera dei Deputati On. Giuriati, a S. Ecc. Prof. Giacomo Acerbo, On. Ing. Fantucci di tener presenti le ragioni e diritti di questo Comune perché la sua storica tradizione e condizione finanziaria abbia a conservare la sua autonomia ed integrità territoriale, e perché Musile di Piave, baluardo inespugnabile dell’ira nemica, risorto dalle guerra più grande, sia dal lato agricolo [che] commerciale ed economico, sia conservato in premio di tanti sacrifici al posto d’onore fra i Comuni più dilaniati dalla guerra e possa sempre ancora per secoli contribuire alle ricchezze Regionali e Nazionali ed esercitare in modo organico ed autonomo la sua efficiente opera di alta funzione politica, agraria, sociale ed economica.
Letto, approvato e sottoscritto

IL PODESTÀ
G. Argentini

A metà dicembre fioccò una nevicata notevole. Lo stradino Piasentin Giuseppe coordinò i lavori di sgombro neve e pulizia cortili delle scuole comunali durante i giorni 16-18-19-20-21-22 dicembre. Il 20 il falegname Baron Enrico fu chiamato a riparare la baracca-scuola ai Lanzoni, che abbisognò di travi, tavole, tegole, eternit, calce cemento, cartone catramato. E Dino Vianello, addetto alla manutenzione del palazzo comunale di Croce, riparò la stufa nell’ufficio dello Stato Civile. Il 21 dicembre novantatre madri italiane che vantavano dai 14 ai 19 figli viventi andarono a Roma per essere ricevute dal papa e da Mussolini, e ritirare un premio in danaro dall’Istituto “Opera nazionale maternità e infanzia”.

Gli esercenti del Comune che chiedevano il “rinnovamento” delle licenza vendita vino per l’anno 1934 erano gli stessi dell’anno prima. Le multe comminate dal vigile D’Andrea ammontavano a 695 lire.

Il 30 dicembre 1933 veniva approvata la relazione esplicita della proposta di nuovi pozzi fatta in data 17 gennaio ’33 e della previsione di spesa in data 24 aprile ’33. Nella stessa seduta il podestà liquidava a Dino Vianello il rimborso di lire 138 per le spese sostenute per la pulizia, il riscaldamento e l’illuminazione del locale utilizzato come ufficio staccato di Stato Civile di Croce per l’anno 1933, oltre che per l’acquisto di quattro sedie e per la riparazione stufa [Delibere nn. 655-6]. Dio solo sa quanto ci sarebbe stato ancora bisogno della stufa quell’anno. La nevicata di metà dicembre aveva preannunciato un inverno particolarmente rigido. Don Natale si vide ripetutamente bussare la porta e le finestre della canonica da poveri infreddoliti che non avevano di che mangiare e distribuì frazioni considerevoli del suo quartese.

Miracolo in casa Lovisetto

Il cappellano don Antonio Callegarin, imitando el piovan, si rese un giorno protagonista di un memorabile episodio di generosità che l’Ardelia Lovisetto ricorda ancora.
In casa Lovisetto non c’era niente, ma proprio niente, da mangiare, l’Ardelia e gli altri bambini di casa piangevano perché avevano fame. Nonna Cesira non aveva che la preghiera da offrire: «Su, preghémo, tosaetèi, chissà che ’a Providenza... che ’a Providenza ne jute». In quella bussò alla porta don Antonio, il quale, venuto a far visita a una nonna di casa, inferma a letto, avvicinandosi alla casa aveva udito le preghiere di nonna e bambini attraverso le finestre prive di impannate. Appena gli aprirono, fece loro cenno di continuare a pregare e, chiamando a sé uno dei bambini, «El vien via co mi un attimo – disse alla Cesira – ma torna subito». Portò quindi il bambino alla rivendita di Iseo Cosmo (Eliseo Guseo) e comprò due sporte di roba da mangiare che consegnò al bambino. Quando il bambino entrò in casa reggendo le due sporte di cibarie fu festa enorme, i bambini gridarono e saltarono dalla contentezza, perché il Cielo aveva ascoltato le loro preghiere e la Provvidenza s’era incarnata con tutta evidenza quel giorno.

Il problema della scuola ai Lanzoni non era stato risolto. Don Natale scrisse di nuovo al podestà:

Illustrissimo Sig. Podestà di Musile di Piave

Le numerose famiglie degli excombattenti e mutilati di guerra della zona bassa di Croce, frazione Fossetta, domandano un’altra volta con maggior insistenza una scuola umanitaria nel loro centro per l’istruzione elementare di circa duecento bambini abbandonati.
Quei valorosi excombattenti che hanno esposto la propria vita per la grandezza della patria nostra sono degni di essere protetti nei loro giusti reclami.
Pertanto prego V.S. Illustrissima voler interessare l’Autorità scolastica competente perché quanto prima sia provveduta la scuola umanitaria tanto reclamata.
Ripeto che il Sig. Damo Luigi mutilato di guerra, piccolo proprietario nella zona stessa, dispone volentieri il fondo per la posa della baracca uso scuola.
Inoltre quella popolazione reclama un pozzo artesiano per avere acqua potabile, igienica.
Sono certo che V. S. Illustrissima, tanto benemerita per le molteplici opere compiute al maggior bene del nostro Comune, vorrà binignamente prendere in considerazione i giusti reclami di quelle patriottiche famiglie, residenti nella bassa zona bonificata.
Con distinti ossequi.
Croce di Piave, 7 gennaio 1934

Dev.mo paroco
D. Natale Simionato

Cuppini vicepodestà

Delibera del podestà n.° 727: Regnando Sua Maestà Vittorio Emanuele III il Vittorioso, l’anno 1934 XII il 22 gennaio, Noi Regio Podestà di Musile deleghiamo il signor Cuppini Renato fu Zeffiro Membro del locale Direttorio.
Il proprietario terriero otteneva i primi importanti incarichi politici.

Il 23 e 26 gennaio Argentini dovette recarsi presso la regia Prefettura e la Regia tesoreria per urgenti bisogni del Comune. A dire il vero veniva convocato spesso, ultimamente, in prefettura. Il 24 febbraio la ditta Alessandro Fava cambiò la bocca al pozzo artesiano di Croce (25 lire).

Quanto alla scuola di Millepertiche, don Natale non solo aveva trovato chi offriva il terreno ma anche chi poteva mettere due stanze a disposizione della maestra.

Illustrissimo Sig. Podestà di Musile di Piave

Ne’ riguardi della scuola umanitaria, località ex-combattenti fossetta bassa, mi pare sia ormai tutto combinato. Per conto del terreno per la posa della baracca, il Sig. Damo Luigi proprietario, come ha sempre detto, è disposto ad offrirlo. Però non essendo ancora fatta la voltura regolare del terreno il Damo dice che è conveniente che V.O.S. avverta l’Ente rinascita da cui ha acquistato il fondo.
Riguardo alla stanza per la Sig.a Maestra, ho parlato col signor Rossetto Podestà di Fossalta di Piave, il quale ha un podere con buona casa a cinquanta passi circa dal podere del suddetto Damo Luigi. Ed egli mi ha assicurato che per favorire V.S. Ill.ma è ben disposto di cedere una stanza per la Sig.a Maestra, se non per sempre, certo in via precaria. V.O.S. può intendersi col Sig. Rossetto anche per telefono.
Quanto al numero delle famiglie già stabilitesi in detta località, comprese quelle del Palazzone, se ne contano a tutt’oggi circa cinquanta.
Tra breve ne entreranno molte altre, fra le quali diverse sotto la dipendenza del Sig. Rossetto Podestà di Fossalta di Piave.
Ora con piacere attendo gli ordini di V.O.S. per fare una visita nella bassa fossetta, in un giorno ed ora che sarà di v^ maggior comodo.

Con distinti ossequi.
Croce di Piave 19 febbraio 1934

Dev.mo paroco
D. Natale Simionato

Dodici sputacchiere. Il 2 marzo la Federazione Italiana Fascista per la lotta contro la tubercolosi fornì al Comune dodici sputacchiere complete, più disinfettante Antikocch, dodici litri di Hodor e altro. Il podestà Argentini rispose che il Comune le avrebbe pagate alla scadenza contrattuale del 1935 “se le condizioni di bilancio lo [avessero] perme[sso]”. Il presidente del Comitato Comunale Antitubercolare Renato Cuppini, tutto impegnato nella IV campagna antitubercolare, riuscì a farsi acquistare dal Comune 250 lire di francobolli “antitubercolari”.

Era difficile rendere ai poveri quello che spettava loro per diritto divino se i benestanti del paese si rifiutavano di pagare il dovuto alla parrocchia, pensava don Natale. I signori Pellegrini e Sigismondo qualcosa avevano dato. Tra coloro che da anni rifiutavano di riconoscere il quartese alla parrocchia in quanto proprietari di terre novali e non ne volevano sapere di sganciare una lira vi erano i Fratelli Mion, amministratori delle tenute della contessa Beatrice Bianchini. Ci volle la tenacia e la caparbietà di don Natale per addivenire, finalmente, a un accordo con loro.

Croce di Piave, addì . . . Quale investito pro tempore del Beneficio Parrocchiale di Croce di Piave ho ricevuta dai signori Fratelli Mion di Padova la somma di: Lit. 1780 (millesettecentoottanta) a saldo del credito vantato in confronto della N.D. Co. Beatrice Bianchini Ved. Di Rosa con la citazione Luglio 1929 N.II76 di Rep. dell’Uff. Giudiziario Bernardinis ed a rifusione altresì delle inerenti spese giudiziali. Contemporaneamente dò atto ai signori Fratelli Mion che il pagamento non implica da parte loro riconoscimento del diritto di decima:
In fede
Don Natale Simionato

Il 19 marzo il podestà era di nuovo in prefettura. Cosa volevano stavolta? Il 22 marzo il Comune versava il contributo obbligatorio di 125 lire per il I semestre corrente per l’E.I.A.R.

Il progetto di chiesa alle Millepertiche non era piaciuto al Chimenton. Don Natale, per risparmiare, s’era rivolto al signor Rodolfo, un onesto disegnatore che aveva progettato una chiesa dalle linee piuttosto semplici la cui costruzione non avrebbe dissanguato la parrocchia. Don Natale, oculatamente, non intendeva imbarcarsi in debiti. Quando ricevette la lettera della Commissione d’arte sacra non poté che levare gli occhi al Cielo. Chimenton!

Treviso li 23 marzo 1934

Rev.mo Signor Arciprete
Le comunico un verbale della commissione diocesana per l’arte sacra, che L’interessa:

“Seduta del I3 marzo 1934. N. 6 CROCE DI MUSILE: Nuovo progetto di chiesa, per località in bonifiche. Progettista P. Rodolfo. – Il progetto è respinto; e si invita l’arciprete a rivolgersi ad un architetto o ad un ingegnere di professione, anche nei riguardi professionali o sindacali, per le responsabilità che comportano simili importanti lavori. Il presente verbale, unitamente alle tavole presentate, si passano a mons. Vicario generale, con preghiera di passare il tutto all’arciprete di Croce di Musile. Per spesa di revisione lire 25.”

Tutto ciò a sua norma e con ossequio
dev.mo
Il Segretario della commissione dioc.
per l’arte sacra

Chimenton
(mons. dott. costante chimenton)

Rev. mo Sign. Arciprete di
Croce di Musile

“Croce di Musile!”... c’aveva la fissa il Chimenton.

Per un problema che nasceva un altro per fortuna sembrava risolto, quello dell’alloggio per la maestra: il 24 marzo il podestà deliberava di corrispondere al signor Pescara Benvenuto “100 lire ogni trimestre, con decorrenza I° gennaio 1934, per l’alloggio della Maestra della Scuola Umanitaria in località Lanzoni e fino a quando si renderà necessario”. Si trattava di una cucina-corridoio con stanza da letto; il signor Pescara pretese i soldi sull’unghia (si sa quanto vanno per le lunghe i pagamenti del Comune!) e il podestà fu costretto a liquidarlo sull’unghia. E lo stesso giorno lo studio degli avvocati Luigi e Giovanni Antonio Pasini inviava al cancelliere della Curia la lettera che riportava l’avvenuto pagamento a don Natale delle somme richieste:

Avv. Luigi e Gio.Antonio Pasini Venezia li 24/3/1934 XII S. Luca Corte del Teatro 1624 Telefono 799 Al Molto Rev.do Signor CANCELLIERE della Eccellentissima Curia Vescovile di T R E V I S O Beneficio Parrocchiale di Croce di Piave Quartese Come d’accordo, mi onoro unirLe copia delle due suietanze, comprovanti i pagamenti coi quali vennero sopite, mediante modus vivendi, le due controversie agitatesi contro la N.D. Beatrice Bianchini Ved. Di Rosa e contro i signori Pellegrini e Carmine. Ora sono tutt’ora insolute le analoghe questioni interessanti le ditte: I.= Caberlotto Consorti proprietari di I25 ettari 2.= Fiorazzo Comm. Vittorio, proprietario di 50 ettari 3.= Bizzarro Nicola, proprietario di I25 ettari. Dal tenore dei colloqui avuti con queste tre ditte fino ad oggi, mi sono formata la convinzione che le medesime ben difficilmente si lascierebbero [sic] persuadere in via bonaria ad una soluzione radicalmente diversa da quella adottata per la Ditta Pellegrini e Carmine.

Elezioni politiche della XXIX legidlatura

L’Italia fascista si apprestava a dare il suo tributo all’illuminato governo di Mussolini. Il 25 marzo si tenevano le elezioni per la Camera dei deputati.

Di nuovo gli elettori potevano votare SÌ per approvare la lista dei deputati designati dal Gran Consiglio Nazionale del Fascismo, oppure non votare. All’esterno si riusciva a capire se la croce era stata messa oppure no. Dei quasi dieci milioni e mezzo di maschi iscritti nelle liste votò il 96,2%, e di questi votò SÌ il 99,84%. L’Italia era un paese felice.

Una chiesa da troppi soldi

Don Natale, per il progetto della chiesa alle Millepertiche, era stato costretto a rivolgersi “a un professionista”, come suggerito dal Chimenton, il quale professionista dopo qualche giorno relazionò al segretario di Curia.

ING. IGNAZIO SACCARDO — VENEZIA — SAN MARCO FONDAMENTA OSTREGHE 2346 Venezia il I0 aprile 1934 XIII TELEFONO 23-221 Spett.Segreteria Vescovile di Treviso Mi pregio rimettere per l’inoltro alla Commissione competente un progetto per una nuova Chiesa da costruirsi in Parrocchia di Croce di Piave in località Mille Pertiche in Comune di Musile. Il parroco rev.D.Natale Simionato mi ha indicato in milleduecento il numero di fedeli che la Chiesa dovrebbe contenere e ciò in vista del crescente sviluppo che prende in quella zona di recente bonificata la popolazione. Mi sono attenuto ai vecchi stili e precisamente al gotico francescano come quello che ispira maggior devozione e che presenta elementi decorativi che si possono eseguire con materiale laterizio e con sobria ornamentazione pittorica. Le murature,nell’esterno saranno a faccia vista, il tetto a capriate visibili: sarà mia particolare fatica persuadere la Fabbriceria ad eseguire di pietra possibilmente d’Istria le zoccolature,i contorni delle porte, i capitelli delle finestre.
Con perfetta osservanza
Ing Ignazio Saccardo

Evidentemente l’ingegnere conosceva i gusti neogotici del Chimenton. “Ma che ostreghe di fondamenta!” avrà pensato don Natale: secondo il nuovo progetto la chiesa sarebbe costata un sacco! E chi avrebbe tirato fuori tutti i soldi necessari per i muri tutti in pietra a faccia vista, e per le zoccolature in pietra d’Istria! Senza contare che non era ancora stato saldato il debito coi coniugi Barbieri per l’acquisto del terreno.

Il 12 aprile il podestà fu di nuovo convocato in prefettura.

In vista delle rogazioni di maggio, don Natale chiese al vescovo di poter celebrare una messa sul campo della futura chiesa delle Millepertiche: il luogo, simbolico, avrebbe dato impulso alla raccolta di offerte per la costruzione e all’avvio dei lavori. All’eccellenza Ill.ma e Rev.ma Monsignor G. Longhin Arcivescovo Treviso Per secondare l’entusiasmo di questa popolazione prego umilmente Vostra Ecc. Ill.ma e Rev.ma a concedermi la grazia di celebrare la S. Messa in un giorno delle prossime S. Rogazioni 7 maggio p.v. nel campo acquistato per la nuova chiesa, strada millepertiche, sopra un altarino in legno decentemente preparato per la circostanza; con la certezza che per l’anno venturo la S. Messa sarà celebrata nel nuovo presbitero. Sono certo che quest’atto importerebbe un immenso impulso a favore della nuova chiesa. Che della grazia, etc, con profondo ossequio Le bacio la S. mano implorando la Benedizione pastorale per me e direttissimi parrocchiani Croce di Piave 21 aprile 1934 Dev.mo Obb.mo paroco D. Natale Simionato Dal vicario generale gli giunse la risposta a stretto giro di posta: Treviso li 23 aprile 1934 Rev.mo Signore Pur comprendendo l’opportunità e l’utilità della celebrazione di una S.Messa nella località dove sorgerà la nuova chiesa, tuttavia Sua Ecc.za non ritiene conveniente una celebrazione all’aperto: si provveda quindi alla costruzione provvisoria in legno di una pur piccola cappellina che possa raccogliere l’altare e il celebrante almeno; potrebbe servire anche la costruzione che un domani servirebbe per magazzino ove riporre i materiali durante la fabbrica della chiesa. Solo così Sua Ecc.za intende permettere che si celebri la S.Messa in occasione delle rogazioni. Con ossequi Il Vicario Generale M.or Vitale Gallina Il 3 maggio il podestà era di nuovo in Prefettura per discutere dei fabbricati scolastici nella frazione. Sempre lo accompagnava il fidato segretario Saladini, ormai anziano. Il 5 maggio il Commissario Straordinario del Fascio scrisse al podestà che mancavano i soldi di Musile per il Battaglione. Lo stesso giorno il podestà deliberò [n.° 690] di concedere un sussidio di lire 20 a ciascuna delle famiglie bisognose delle Camicie Nere del Battaglione San Marco chiamate alle armi. Ma soprattutto, nella stessa seduta, deliberò [n.° 705] la riduzione degli stipendi e delle altre competenze al personale in ottemperanza ai decreti governativi (in quel momento i dipendenti comunali erano diciassette).

PROMEMORIA DI DON NATALE

...ripulito...

Prima la scuola e adesso l’oratorio: a Millepertiche c’era tutto. O quasi. Attorno all’una e all’altro, fortemente voluti da don Natale, si sarebbe sviluppata la comunità crocese delle terre basse. Presto sarebbero arrivate anche le botteghe. Certo, realizzare la chiesa voluta dal Chimenton non sarebbe stato semplice, in cuor suo don Natale confidava che sarebbe riuscito ad accomodare le pretese del Monsignore secondo realtà. Di nuovo Argentini fu convocato dal prefetto il 9 maggio. Con lui era sempre il segretario Saladini. Se il podestà era alle prese coi problemi di cassa e di bilancio, don Natale aveva risolto quelli dell’acquisto del terreno per l’erigenda chiesa. Coi soldi in tasca, una buona parte dei quali presa dal proprio patrimonio personale, l’11 maggio 1934, il paroco si recò in Curia con i coniugi Barbieri e Perissinotto, proprietari del terreno che intendeva acquistare, e, alla presenza del vicario generale Vitale Gallina, firmò, in quanto titolare della Pieve matrice, il contratto d’acquisto del terreno per la costruzione della nuova chiesa succursale di Mille Pertiche e per la costituzione della curazia omonima davanti al notaio Galanti. Tutto questo con l’approvazione dell’arcivescovo Longhin. In calce al preliminare di vendita furono aggiunte le seguenti righe: Treviso 11 Maggio 1934 XII° Con riferimento all’odierno atto di vendita dai Coniugi Barbieri Perissinotto al M. R. Don Natale Simionato, i venditori sottoscritti dichiarano di aver ricevuto il saldo prezzo sopra convenuto in lire 15.000 (quindicimila) e di tale somma rilasciano quietanza di saldo promettendo che nulla più saranno a pretendere in causa della presente vendita. Letto, confermato e sottoscritto Barbieri Vittorio Perissinotto Giovanna Il 23 maggio il prefetto di Venezia convocava i podestà della provincia per il 30 per una conferenza per la protezione antiaerea da tenersi nella sala dell’Ateneo Veneto. Infausto auspicio: il giorno successivo, metafora di future bombe, cadde sul Comune una violenta grandinata, con un gran numero di danneggiati. Ad alleviare lo sconforto dei danneggiati arrivò la notizia che a favore dei danneggiati del Comune di Musile Sua Eccellenza il Capo del Governo inviava 3500 lire. Non era il Governo, era il Duce che “inviava” i soldi dello Stato come fossero i propri. Il 9 giugno 1934 la società Umanitaria comunicò al podestà “i risultati del tesseramento alle Organizzazioni Giovanili Fasciste e degli esami delle scuole non classificate di cotesto comune”, e cioè: MILLEPERTICHE alunni iscritti 88 – presenti 87 – promossi 66 alunni tesserati: Balilla n.° 48 – Piccole italiane n.° 35 – Totale n.° 83 SALSI alunni iscritti 23 – presenti 22 – promossi 20 alunni tesserati: Balilla n.° 17 – Piccole italiane n.° 6 – Totale n.° 23 Mi permetto a pregare la S.V. a voler comunicare se il funzionamento delle dette scuole, sia dal lato politico, come dal lato didattico, è stato, anche nel giudizio della popolazione interessata [,] normale ed adeguato alle alte esigenze del Regime e della Scuola Nazionale. Colgo l’occasione, poiché col nuovo anno scolastico le scuole non classificate del Veneto verranno gestite dall’Opera Nazionale Balilla, per porgere alla S.V. a nome anche del Presidente di questa Associazione, i più vivi ringraziamenti per la fervida, autorevole e fascistica collaborazione prestata dalla S.V. alla Associazione, nei riguardi del funzionamento di detta scuola, e per porgere i miei distinti ossequi. IL R° ISPETTORE SCOLASTICO DIRETTORE REGIONALE DELL’ASSOCIAZIONE Francesco Bianchi. Quel giorno il podestà era stato costretto a tornare dal prefetto, ancora una volta con il segretario Saladini. Ormai l’antifona gli era chiara: in Prefettura non si era contenti di lui. Il giorno dopo (10 giugno) l’Italia di Meazza e Piola batteva in finale la Cecoslovacchia per 2 a 1 e vinceva il Campionato del mondo di calcio. In Comune si progettava di rifare l’orinatoio del centro di Musile (sarebbe stato realizzato a fine anno), mentre il 23/6/1934 A. XII° Il podestà scriveva al prefetto “per avere il rimborso della cifra pagata per l’alloggio della maestra Fassetta alla scuola di Millepertiche-Lanzoni, cifra che il signor Pescara aveva insistentemente richiesto” sull’unghia. Il 29 giugno la suocera di San Pietro mandò un’altra grandinata sul Comune, tanto per mettere alla prova la generosità del Duce. In Germania Hitler, che aveva ordinato l’assassinio di Strasser e Röhm, fondatori della Camicie brune (SA), accusati di tendenze “socialisteggianti” e di pederastia, attendeva l’esito della “notte dei lunghi coltelli”. Il giorno dopo si sarebbero contati oltre mille oppositori del regime assassinati. Lo stesso giorno, 30 giugno 1934, furono designate a far parte della Commissione Comunale per la disciplina del Commercio Ambulante le seguenti persone 1: Argentini Cav. Giuseppe Podestà – Presidente 2: Sattin Ferruccio fu Vittorio e 3: Dalla Mora Giovanni fu Giacomo (Rappresentanti Federali Provinciali Comunali e già membri della Commissione Comunale) 4: Maschio Alessio fu Vittorio e 5: Montagner Antonio di Federico (Rappresentanti Unione Sindacati Fascisti del Commercio Ambulante) [Delibera n.° 727]

Giuseppe Bimbi, di cui si è parlato in precedenza come fornitore, era divenuto Commissario straordinario dell’O.N.B. Il 3 luglio il podestà gli pagò 1500 lire a favore del Patronato Scolastico. Il 5 e il 17 luglio il podestà era di nuovo in Prefettura “per conferire coll’Illustrissimo Signor Ispettore Agricolo delle Venezie in ordine al ricorso dei proprietari dei Fondi Alti per lo sgravio delle imposte (concesso ai proprietari dei Fondi Bassi) e coll’Illustre Prefetto C. Quadrelli Capogabinetto della Prefettura in ordine ai danni delle due grandinate recenti, agli sfratti delle famiglie dei poveri e ai locali dell’Ufficio del Fascio di Combattimento”. Quel giorno (17/7/34 Anno XII) al podestà Argentini giunse la mazzata sul collo: egli non era più podestà di Musile; con Decreto Prefettizio N. 1071 fu nominato Commissario Prefettizio del Comune di Musile il signor C.M. Bimbi Giuseppe. Fascista convinto, Bimbi appariva più uomo d’azione che di mediazione, più di fatti e di atteggiamenti che di parole…

S’era concluso l’anno scolastico. La maestra Maria Valsecchi comunicò al Comune il materiale di cui avrebbe avuto bisogno l’anno successivo per la classe IV della Frazione di Croce di Piave: “Diario della classe per N° 35 alunni Portapenne N° 2 Matite colorate N° 2 Matite nere N° 2 Gomma da matita Gomma da inchiostro Pennini una scatola Una bottiglia di inchiostro nero Una bottiglia di inchiostro rosso Una scatola di gesso bianco Una scatola di gessetti colorati Un quinterno di conta protocollo a righe: Un quinterno di conta protocollo a quadri Un quaderno per annotazioni Buste gialle per corrispondenze coi superiori Strofinacci N° 2 Un calamaio per il tavolo Carta assorbente 4 fogli Crocifisso Un quadro del re Un quadro del Duce Cestino per le carte L’Insegnante Maria Valsecchi” La maestra aveva scritto le ultime righe probabilmente procedendo per associazione di idee. Poi si accorse (a una rilettura successiva, perché l’inchiostro risulta diverso) che aveva dimenticato di segnare i calamai per i ragazzi e aggiunse in coda alla lista: “60 calamai”. La richiesta fu vistata dal Segretario comunale, ché il nuovo commissario doveva ancora prendere visione delle carte e confidenza con questioni. Il materiale fu fornito il 31 luglio dalla Ditta Bianchi di San Donà. Il Commissario Bimbi prendeva confidenza con la situazione ed emanava i suoi primi importanti ordini: 3 agosto 1934 XII° Comando RR.CC di SAN DONA’, Comando Presidio M.V.S.N. QUI Prego codesto comando disporre il sevizio d’ordine in occasione del concentramento a Musile del 9 corrente alle ore 20 per la proiezione del film “Villafranca” Grazie e distinti saluti fascisti Il Commissario Prefettizio Bimbi.

Il 4 agosto il “C.M. Bimbi Giuseppe Commissario Prefettizio e Commissario Straordinario del fascio di Combattimento”, riunì la speciale commissione per l’erogazione delle 3500 lire inviate dal Duce. Oltre a lui erano presenti don Giovanni Tisato, il dottor Tostani, fiduciario della Federazione Provinciale degli Agricoltori, il signor De Lorenzi, fiduciario dell’Unione Provinciale Sindacati fascisti dell’Agricoltura, e il dottor Cavalier Rizzola Filippo, medico condotto e ufficiale sanitario. “Sua Eccellenza il Regio Prefetto – ricordò Bimbi ai presenti – fa[ceva] obbligo che la erogazione della somma ven[isse] fatta dalla Commissione suindicata, la quale [avrebbe dovuto] inviare un resoconto insieme alle ricevute dei percipienti”. La Commissione, tenute presenti varie cose tra cui l’esiguità della somma in rapporto al numero dei danneggiati, deliberò di erogare la cifra alla famiglie più bisognose e proporzionalmente alla quantità di terreno da essi coltivato.

Il prefetto Beer che in occasione delle sue frequenti visite alle Colonie estive ebbe a rilevare che nel Comune di Musile non esisteva la colonia solare ovunque indispensabile per la protezione dell’infanzia, nell’intervista avuta con il Commissario Prefettizio Bimbi il 15 agosto gli espose la necessità della sua istituzione, da tempo reclamata dalle Superiori Gerarchie. “Il Commissario ebbe affidamento dal detto Capo della Provincia di tutto il suo appoggio per l’istituzione della Colonia Solare potendo il Comune concorrere alla spesa relativa colla rimanenza della somma ricavata dalla Gestione della vendita delle baracche tuttora disponibile in L. 9972,98”. COMUNE DI MUSILE DI PIAVE Provincia di Venezia CERTIFICATO MEDICO PER IL RICOVERO DI ALIENATI NEL MANICOMIO Il sottoscritto DOTT. ARDUINO ANTONIO = MEDICO CONDOTTO […] certifica che ORMENESE GINO figlio di Luigi della CAPPELLO MARIA dell’età di anni 13 di condizione contadino nato in Musile di Piave domiciliato in Musile di Piave = Croce è affetto da ALIENAZIONE MENTALE. La malattia si manifestò nel modo seguente: I sintomi di alterazione psichica risalgono all’età di anni quattro e mezzo in seguito ad otite operata in ospedale. Allora mostravasi disobbediente ai genitori, cattivo, agressivo coi compagni. Da qualche tempo é ribelle, batte la mamma, sulla strada molesta i passanti, lancia pietre ai veicoli. L’anno scorso con un sasso infranse i vetri dell’automobile dell’Ing. Sammartino Direttore dell’Ufficio Tecnico Provinciale di Venezia il quale l’avrebbe fatto ritirare se non si fossero opposti i genitori nella speranza della guarigione. Siccome va peggiorando, perché oltre a scappare di casa ha anche incendiati due porcili ed é continuamente esposto ai pericoli della strada, la famiglia si é rassegnata a rinchiuderlo in un manicomio prima che avvengano guai peggiori. Dichiara quindi esser necessario che il mentecatto suddetto venga ricoverato nel Manicomio di S. SERVOLO DI VENEZIA D’URGENZA avvertendo che per le condizioni fisiche in cui trovasi PUO’ ESSERE TRASPORTATO senza grave nocumento della sua salute. In fede di che, rilascia il presente certificato in ordine al disposto dell’art. 39 del Regolamento 5 Marzo 1905 […] Musile di Piave, li 21 AGOSTO 1934 XII° IL MEDICO Dr A. Arduino Di fronte a un certificato del genere, il podestà Bimbi non poté che ordinarne il ricovero a San Servolo. Il 22 agosto 1934 il Comune versò £. 1200 quale anticipo di rimborso spese per l’invio di una famiglia colonica a Littoria. Occorreva popolare le terre bonificate dal Duce col concorso degli scariolanti veneti. Per qualcuno che partiva c’era chi arrivava. Sul finire dell’estate del 1934 giunse in parrocchia un nuovo cappellano, don Ferruccio Dussin: aveva ventisei anni, essendo nato nel 1908, a Castello di Godego, e una diceria messa in giro in seguito da chissà chi malignava che egli avesse scelto il seminario perché il lavoro dei campi per lui gli era risultato troppo duro, dopo che uno strappo dei buoi gli aveva quasi slogato un braccio. In effetti, a dispetto della statura, era delicatino, pretenzioso. Era “moderno” rispetto a don Natale ed era stato mandato a Croce per curare la dottrina cristiana: animato di buone intenzioni, portò il suo contributo di idee alla conduzione della parrocchia; ma era più abituato a dare ordini che a servire. Il 6 settembre, riferendosi al Hitler e al suo credo razzista, Mussolini dichiarava: «Trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà a talune dottrine d’oltralpe»; mai lui avrebbe posto la questione della razza. Il 27 settembre veniva istituito il servizio premilitare tra i 18 e 21 anni; tenendo conto che il servizio postmilitare durava sino a 10 anni dal congedo, gli italiani in grado di tenere un fucile in mano erano tutti arruolabili. Il Duce pensava in grande. Nelle scuole elementari veniva inserito l’insegnamento della cultura militare. VERBALE DI CONSTATAZIONE Il giorno 27 del mese di Settembre dell’anno 1934 i sottoscritti Cav. Uff. Ing. Fausto Guiotto e l’ingegner Antonio Nardini per invito del Rev. Don Natale Simionato si sono recati in Comune di Musile di Piave nell’appezzamento che trovasi all’incrocio della strada Mille Pertiche cola strada detta delle Cooperative, ove dovrà sorgere la nuova Chiesa, allo scopo di determinare la consistenza del terreno di fondazione in rapporto alle dimensioni dell’edificio. Fatto eseguire dai sottoscritti, in presenza del sopracitato Signor Parroco, un escavo per assaggio, si è constatato che sotto uno strato superficiale di torba dello spessore di m.0.90 circa, trovasi un banco di terra argillosa che si ritiene atta a sopportare un carico non inferiore a Kg. 0.60-0.70 per centimetro quadrato. Il Direttore Tecnico della costruzione dovrà quindi fissare per la base dei muri di fondazione una larghezza tale che il sovraccarico dell’edificio non superi il coefficiente di resistenza sopraindicato. Fatto, approvato, sottoscritto Ora bisognava interessare l’amministrazione del Comune. Ill.mo Sig. Podestà del Comune di Musile di Piave Istanza progetto nuova chiesa In seguito all’opera grandiosa e altamente utile al bene economico privato e sociale della Bonifica integrale della zona bassa di Croce di Piave, già condotta felicemente a termine, a merito e gloria del sommo Duce B. Mussolini e dell’Illustre Consorzio di Bonifica di Caposile, si presenta oggi urgente e necessario il progetto importantissimo dell’erezione d’una nuova Chiesa succursale nel centro della zona bonificata di Croce, e precisamente alla curva della strada Millepertiche e Lanzoni, per provvedere ai bisogni spirituali della popolazione che di anno in anno va quivi ognor crescendo. La necessità di una chiesa in detta zona è sommamente invocata da tutto il paese, e riconosciuta dalla competente autorità ecclesiastiche [sic] di Treviso. Ora è giunto il momento di iniziare i lavori dell’opera importantissima colla benedizione di Dio e col benevolo contributo di tutti gli enti interessati, cioè proprietari, coloni, esercenti, Comune, Consorzio, ecc. Pertanto i sottoscritti, parroco e fabbricieri, pregano vivamente V. S. Ill.ma voler compiacersi d’interessare cotesto On. Municipio a stanziare un largo contributo in denaro o in materiali a favore di un’opera altamente necessaria per il bene morale, religioso e civile del paese, qual è la Chiesa. I sottoscritti, fiduciosi dell’alta protezione di V. S. Ill.ma, e della buona disposizione dell’On. Municipio per l’attuale progetto, anticipano i più sentiti ringraziamenti, assicurandoLe ogni benedizione di Dio e del paese. Con dist. ossequi si pregiano sottoscriversi di V. S. Ill.ma Devotissimi Croce di Piave 29 Settembre 1934 I fabbricieri Il parroco Favotto Luigi D. Natale Simionato Bergamo Ernesto Bortoletto Giuseppe In calce don Natale ricopiò l’approvazione dell’arcivescovo Longhin ottenuta il 24 settembre dell’anno prima. Il 6 ottobre: il presidente dell’Opera Nazionale Balilla di Venezia scriveva al Commissario Prefettizio di Musile [Bimbi] perché provvedesse a una miglior sistemazione della baracca scuola alle Millepertiche. Lo stesso giorno il Commissario Prefettizio gli scriveva che il movimento demografico del Comune era in continuo aumento e che nella scuola non classificata di Millepertiche si erano già iscritti 105 alunni ed altri 50 dovevano ancora farlo. Si rendeva perciò urgente e necessario provvedere, nell’interesse della pubblica istruzione, allo sfollamento della scuola stessa, coll’istituirne un’altra in località Candellara. Non potendo questo Comune provvedere direttamente per le disagiatissime condizioni finanziarie, prego la S.V.ILL. compiacersi di interporre i di Lei validi uffici, presso le competenti autorità, per la sollecita istituzione della nuova scuola nella località Candellara, onde soddisfare alle giuste esigenze dei numerosi Padri di famiglia che reclamano l’istruzione de’ loro figli ora abbandonati all’ozio con grave danno sociale. Data la gravità della situazione, sono certo che la S.V.ILL. con quell’interessamento che tanto La distingue, troverà modo di soddisfare alla richiesta di quella popolazione; ottenendo per intanto che la proprietaria di quasi tutte le terre che ospitano gli alunni del detto centro scolastico, SIG. N.D.C.ssa ELENA PRINA DI BREGANZE, cedesse in una delle varie case coloniche di sua proprietà, un locale sufficientemente idoneo allo scopo almeno per il corrente anno scolastico, in attesa che la S.V.ILL. possa provvedervi stabilmente con la costruzione di un adatto fabbricato […] IL COMMISSARIO PREFETTIZIO C.M. Bimbi Giuseppe L’utilizzazione della scuola primaria quale strumento del regime era completata dai programmi Ercole (ottobre 1934), il cui fine risultava chiaramente dalle parole del Duce che ne costituivano la premessa: “La scuola italiana in tutti i suoi gradi ed i suoi insegnamenti si ispiri alle idealità del fascismo, educhi la gioventù italiana a comprendere il fascismo ed a vivere nel clima storico creato dalla rivoluzione fascista”. Piazza “Tito Acerbo”. Con la delibera n.° 29 del 13 ottobre la strada del centro di Croce fu denominata “Via XXVIII Ottobre”, data della marcia su Roma, mentre la piazza di Croce, il familiare prà delle oche, fu ufficialmente intitolato a “Tito Acerbo”. Era magnifica la piazza, con i suoi due monumenti, uno in centro e uno all’estremità ovest, due cose meravigliose, e ora che il doppio filare di acacie dalla parte della strada e quello singolo di pianti ligustri dall’altra stavano crescendo, il viale sembrava visivamente congiungerli più nettamente. Lungo quel viale avvenivano le cerimonie di commemorazione che rimanevano impresse nel cuore dei bambini; e in quello degli adulti. Una meraviglia era anche la fontana, un tondo di marmo del diametro di due-tre metri, con un bordo tutt’attorno alto 30-40 centimetri e al centro la bocchetta dell’acqua a getto continuo; la sera “gli si dava fuoco”, perché c’era del gas che usciva con l’acqua e incendiandosi ne veniva una luce azzurra che era di una meraviglia indescrivibile; di giorno le donne che non avevano la pompa dell’acqua in casa (in centro era solo la Beppa Zanina ad aver la fortuna) vi lavavano la verdura. Sul grosso bordo arrotondato, che pareva quello d’un’acquasantiera, i coraggiosi tentavano di camminare in un difficile esercizio d’equilibrismo; d’estate i bambini vi si sedevano sopra con le gambe all’interno e i piedi a mollo tra i flutti dell’acqua. Il rumore dell’acqua era il sottofondo sonoro della piazza e accompagnava il sonno degli abitanti. (Pianta di Piazza Tito Acerbo) Sul lato ovest della piazza, a fianco del nuovo edificio scolastico era un piccolo stradone che menava alla lunga baracca abitata per metà dai Leonardi e per metà dai Guerra. Da lì, a destra dello stradone era la casetta del Moro (Giovanni) Lorenzon, uno che sembrava Tyron Power, e della moglie Emma, ahiloro poverissimi. Poi era la casa che si era appena costruito Antonio Guseo, il primogenito di Attilio, una bella casetta rossa con il terrazzo. A destra era la casa sua vecchia che avrebbe dato in affitto ai Pegorer. Più in là era una barberia, quindi la casetta della Farinelli e ultimo, all’angolo, resti di marciapiede e dell’ammattonato d’una delle stanze della casa-osteria di Attilio, andata a fuoco qualche anno prima. I bambini si divertivano a entrare in quella casa senza pareti, a camminare sul pavimento rimasto e a fantasticare di dimore principesche. Un nuovo usciere, Bellese Riccardo, sulla soglia del municipio salutava il Commissario Bimbi, costretto più volte in quell’ottobre (17-28) a recarsi a Venezia per conferire con S.E. il Prefetto e col Ragioniere Capo e il ragionier Calcagno in ordine alla riscossione del mutuo di L. 40.405 per completare i lavori dei fabbricati scolastici, al bilancio di previsione per il 1935, la disoccupazione, l’assistenza invernale, le case popolarissime. L’8 novembre XIII Bimbi disponeva la chiusura della scuola Millepertiche: la baracca era in condizioni pericolose. Il 17 venivano stanziate 2.500 lire quale accantonamento spesa per la costruzione di tre pozzi artesiani nelle frazioni Salsi, Cascinelle e Croce [delibera n.° 50]. Il 19 Giacomel Vittorio della frazione Fossetta, località Cascinelle, denunciava un incendio accidentale avvenuto nella sua casa d’abitazione e subito domato dai familiari: erano andai a fuoco N.° 1 copriletto in cotone L. 50, N.° giacca da uomo, di stoffa, L. 70, N.° 2 camicie di flanella da uomo L. 30, totale L. 150: la certificazione del Commissario era necessaria per ottenere il rimborso dall’assicurazione. Il 23 il Commissario Bimbi, in qualità di fornitore, vendeva al Comune dodici attaccapanni, vetri e lastre dermocode (?) per salone, un quadro del Duce a L. 15, viti e ganci, la cornice per il quadro per un totale di 129 lire, che il Podestà Bimbi, amministratore, avrebbe liquidato qualche mese dopo. Il 24 nelle scuole di Croce veniva pulita internamente la caldaia del termosifone, costruita per il camino una “portina” per la pulizia del medesimo, riparata la pompa centrifuga dell’acqua e applicato un rubinetto al lavandino. Quando il vicario diocesano Gallina chiese a don Natale come procedesse il programma della dottrina, don Natale dichiarò quanto sotto. All’Illustrissimo e Reverendissimo Mons. V. Gallina Vicario Generale Treviso Richiesto presento il programma della Dottrina Cristiana di Croce di Piave. I°. Nel centro: Nelle domeniche e feste di precetto un’ora prima delle funzioni del pomeriggio, la dottrina della classi I, II, II, IV è tenuta in chiesa e sagrestia, con l’assistenza dei sacerdoti, e con l’aiuto di ottime ragazze e qualche buon giovane di Azione Cattolica. - Nei giorni feriali le varie classi sono affidate alle buone e zelanti maestre delle scuole comunali, non potendo avere i fanciulli in chiesa. 2. In località Millepertiche la dottrina è tenuta il Mercoledì sera dopo scuola in baracca-chiesa, classi Ia e IIa. Giovedì mattina, S. Messa, discorso, comunione molto importante per numero e frequenza dei fanciulli e adulti – quindi dottrina classe Ia e II ordinariamente tenuta dal parroco. 3. In chiesetta Cà Malipiero, Venerdì sera classe I e II. Più nelle Domeniche e feste di precetto con comunione generale, e dottrina dopo messa classe I e II. 4. Oggi si presenta il bisogno di tenere almeno una o due lezioni di dottrina per settimana nel pomeriggio in località Trezze, bonifiche dei mutilati, dove i fanciulli sono privi della scuola comunale. La dottrina si dovrà fare in baracca e casa privata. Detta località dista dalla chiesetta Cà Malipiero circa tre chilometri e mezzo. Nelle frazioni suddette non si possono avere persone capaci di aiutare il sacerdote nella dottrina ai piccoli. In dette frazioni il sacerdote dopo d’aver spiegata la lezione a tutti, segna la pagina da studiare propria di ciascuna classe. Di più mi sembra, non potersi fare, perché i fanciulli sono di tenera età e quasi inalfabeti. Per recarsi nelle varie frazioni il parroco si serve del proprio cavallo. Il R. Cooperatore si serve di bicicletta ordinariamente, procuratagli dal parroco e fabbriceria. Però il R. Coop. D. Ferruccio sente troppo disagio nell’usare la bicicletta anzi nelle maggiori distanze si rifiuta di prestare servizio in bicicletta, e dichiara di andare fino a Cà Malipiero, cioè a 4 chilometri dalla chiesa parrocchiale e niente di più; per cui deve misurare il lavoro in ragione del suo stato fisico, piuttosto che in ragione dei bisogni della parrocchia. Ho interrogato in proposito il medico di condotta e mi dice che l’uso soverchio della bicicletta non fà bene a nessuno, tanto meno al R. D. Ferruccio, il quale, pur essendo sano, non è di forte costituzione fisica, come già apparisce dal suo esterno aspetto. Ed anch’io noto, ch’egli a differenza di tutte le altre persone di canonica, è un po’ delicato a tavola ne’ cibi. Pertanto a maggior comodità e sollievo del R. Coop. propongo a V. S. Rev.ma di permettere al medesimo l’uso del motorino pel solo servizio in parrocchia. Inoltre i sacerdoti devono attendere alle lezioni dei Circoli giovanili aspiranti ed effettivi per la gara catechistica. Prevengo che al presente il paroco, oltre alle ordinarie occupazioni del suo ministero, è assai preoccupato per pratiche in riguardo della nuova chiesa succursale, presso il Comune, il Ministero, Consorzio ecc. ecc. che spero riusciranno bene. Con devoti ossequi distintamente riverisco e mi segno Devotissimo paroco D. Natale Simionato Il 19 novembre 1934 Giacomel Vittorio della frazione Fossetta, località Cascinelle denunciava all’amministrazione comunale un incendio nella casa d’abitazione. Erano andati a fuoco “N.° 1 copriletto in cotone L. 50, N.° 1 giacca da uomo, di stoffa, L. 70, N.° 2 camicie di flanella da uomo L. 30, totale L. 150”. Il 22 dicembre il fotografo Striuli di San Donà fotografò le case povere per mettere le foto a corredo dei progetti di costruzione di case popolari. Il Comune (cioè Bimbi) si riforniva intanto dal venditore Bimbi (sé stesso) di “tende, quadri di Sua Maestà il Re e del Duce, crocifissi, attaccapanni per le varie scuole”. Anche lui, nello stilare la distinta, aveva probabilmente proceduto per associazioni di idee. E poiché la scuola alle Millepertiche era in cattive condizioni egli incaricò Bozzo Antonio delle riparazioni. La bidella alla scuola ai Lanzoni era la Teresa D’Andrea, mentre a Croce e alla Fossetta erano sempre la Maria Finotto e la Regina De Lazzeri vedova Striato. Bimbi si era entusiasmato per l’idea colonia solare. Il 28 dicembre si recò dal prefetto, S.E. Grand’Uff. Benigni, il quale “reso edotto […] della necessità dell’istituzione della Colonia Solare nel Comune di Musile espresse il suo parere favorevole, dato lo scopo altamente umanitario e benefico” [Dalla delibera del 31 dicembre 1934]. L’affitto pagato il 29 dicembre dal dottor Arduino per le stanze occupate nel palazzo era stato ridotto del 10% in base alle disposizioni governative. Il 31 dicembre, il commissario prefettizio “Ritenuto che la forte disoccupazione e l’estrema miseria in cui versa[va]no i braccianti del Comune urge provvedere lavoro ai disoccupati più bisognosi adibendoli nei lavori di costruzione della detta Colonia Solare che verrà eseguita dall’E.O.A. locale. Vista la domanda 2 corr. presentata dall’Ill. Sig. Presidente dell’Ente O.A. diretta a conseguire il concorso del Comune per far fronte alla spesa della costruzione della Colonia Solare. Viste le delibere di Giunta 11 Aprile, Consiglio 30 Maggio 1925 approvate dalla Giunta Prov. Amm. […] colle quali è stato autorizzato di disporre del denaro ricavato dalla vendita delle baracche per far fronte a debiti arretrati e ad eventuali urgenti ed indispensabili bisogni del Comune…” DELIBERA di chiedere l’autorizzazione all’Autorità Tutoria di prelevare dal libretto […] la somma ivi depositata in L. 9972 quale ricavato vendita baracche da corrispondere all’Ente O.A. quale concorso del Comune di Musile per far fronte alla spesa soccorribile per la costruzione di una Colonia Solare in questo Comune.” Lo stesso giorno Bimbi ricevette la seguente lettera dal segretario reggente della Opera Nazionale Balilla 31/12/34 XIII° Ill. Sig. Commissario Prefettizio del Comune di Musile di Piave Ringrazio V.S. Ill.ma della comunicazione circa l’adattamento della baracca uso scuola in Millepertiche Deferenti saluti fascisti Il segretario reggente Cent. Pivetta Mario

Erano 13, talvolta 14, le balie del Comune. La tassa posteggio di 1 lira o 1,5 lire quell’anno era stata pagata da 58 persone.

1935

A Millepertiche non si poteva andare avanti con la scuola-baracca, nonostante le riparazioni. Al 6 gennaio 1935 risalgono i primi progetti per la scuola di Millepertiche. Costo del progetto: 300 lire. Lo stesso giorno don Natale, probabilmente davanti al commissario prefettizio (lo fanno supporre certi artifici retorici e l’indicazione alla fine dell’anno dell’Era Fascista), scriveva una lunga lettera al sottosegretario per la Bonifica Integrale per chiedere sovvenzioni per la sua chiesa. L’importanza dell’interlocutore richiedeva una lettera battuta a macchina. A SUA ECCELLENZA L’ON. PROF. ARRIGO SERPIERI Sottosegretario per la Bonifica Integrale R O M A . Le grandiose opere di bonifica che il Consorzio Caposile, che ha la sua sede in San Donà di Piave ed il cui territorio comprende per intero quello di questa Parrocchia[,] ha di recente eseguito, hanno fatto affluire nelle campagne un giorno desolate ed ora ridotte a coltura numerose famiglie di contadini che vi hanno ormai assunta stabile dimora, e che col proseguire del tempo formeranno un centro sempre più popoloso. La popolazione, nella zona interessata, si è pertanto in quest’ultimo decennio più che raddoppiata, onde è sorta la necessità di costruire un sacro edificio al quale i nuovi abitanti possano facilmente accedere non essendovi nel territorio altre chiese se non a distanza molto ragguardevole, (Km. 6 circa).- Per l’unanime desiderio della popolazione, e confortato dalla assistenza morale dei maggiorenti del paese nonché con le debite approvazioni da parte di S.E. il Vescovo di Treviso (autorizzazione 24 Settembre 1933 che alla presente si unisce in copia), l’umile sottoscritto, convinto di fare opera bella, necessaria e santa[,] promosse l’erezione di una Chiesa in località che è già stata prescelta ed acquistata. Senonchè, dati i mezzi finanziari invero ridottissimi de quali il sottoscritto può disporre, apparve indispensabile ricorrere a sovvenzioni di enti e privati per raccogliere almeno un primo fondo di qualche entità col quale fare sicuramente fronte in un primo periodo alle spese di costruzione. E, per la verità, la risposta al nostro appello fu sollecita e generosa; anche il Consorzio di Bonifica Caposile promise senz’altro un contributo sottoponendolo però alla condizione di ottenere la relativa autorizzazione da parte dei Superiori competenti Uffici Da cortesi informazioni fornitemi direttamente all’Ente stesso risulterebbe oggi che l’E.V. avrebbe in massima aderito a che i Consorzi offrano una elargizione a condizione però che nell’esecuzione delle opere previste per la sistemazione del comprensorio siano state eseguite delle economie. Ciò – e tanto mi fa presente il Consorzio – non è purtroppo avvenuto in quanto i fondi stanziati sono stati per intero esauriti. Ed è a questo riguardo che mi permetto, Eccellenza, di invocar il Suo alto intervento che varrà a render possibile l’inizio di quest’opera benedetta a cui ho votata tutta la mia passione e la mia fede di umile e fervente Sacerdote, di buon cittadino italiano. L’E.V. si è compiaciuta di riconoscere che l’opera di bonifica non può dirsi veramente completa se assieme alla redenzione della terra non si pensa e non si provvede alla redenzione delle anime. L’operoso bonificatore, la cui sudata fatica rende fertile quella zolla su cui regnava già l’acquitrino e la morte, sente forse più che ogni altro il bisogno di accedere al tempio in cui i suoi figli riceveranno l’acqua lustrale e apprenderanno il comando di Gesù e, un giorno, consacreranno il proprio amore. Eccellenza, ben poco purtroppo io conosco di legge e di regolamenti, ma sono certo che qualora l’E.V. lo consenta sarà possibile al Consorzio Caposile accordarci senz’altro quel contributo che esso, in via di massima, ha già aderito a versarci. In nome dei miei parrocchiani, in nome dei miei bravi e cristiani lavoratori mi permetto pertanto di rivolgere ad Essa la preghiera umile e vivissima affinché, in quel modo che riterrà più opportuno e conveniente, l’Eccellenza Vostra autorizzi il Consorzio Caposile a corrisponderci l’elargizione promessa. Sarà così possibile porre la prima pietra del Sacro edificio in cui un giorno, fervidamente lo auguro, potrò io stesso invocare dalla Divina Bontà le più cospicue grazie sul capo di tutti i Benefattori e, primo[,] dell’Eccellenza Vostra.- Con i sensi del più profondo ossequio Croce di Musile di Piave, li 6 Gennaio 1935-XIII°

Il commissario prefettizio, prendendo “atto dell’unita domanda del M.R. Parroco Don Natale Simionato a S.E. il Sottosegretario alla Bonifica Integrale, ben volentieri riconosce[va] ed attesta[va] come l’erezione della chiesa progettata dal predette parroco appa[risse] veramente utile, anzi necessaria, dato che nella vasta plaga ove l’edificio sacro sorgerebbe si [era] accentrata in que[gl]i ultimi anni una numerosa popolazione, in conseguenza appunto della sistemazione promossa d attuata dal Consorzio di Bonifica Caposile, popolazione che v[eniva] a distare chilometri sei circa dalla Chiesa Parrocchiale. Con l’unita “raccomandazione” del Commissario, sotto a tutto don Natale apponeva la sua firma: 6 Gen. 935 Don Natale Simionato paroco Il giorno dopo il prefetto Benigni comunicò a Bimbi la nomina, ancora con R.D. del 17 u.s., a Podestà di Musile di Piave. L’11 gennaio Bimbi si recò perciò a Venezia a giurare nelle mani del prefetto e da quel giorno, con grande orgoglio, cominciò a firmarsi “Podestà” sui registri dei verbali. I contadini e mezzadri con famiglia numerosa gioirono per l’esenzione delle imposte Arti-Professioni-Commercio-Industrie e Bestiame stabilita dal Governo e molti di loro chiesero il rimborso per le tasse non dovute in quanto “contribuenti erroneamente iscritti a ruolo anno 1935”. L’Italia aveva ottenuto dalla Francia “mano libera” in Etiopia. In febbraio si organizzarono nuove divisioni militari in vista della guerra in Africa. Nelle stesse settimane fu ricavato il consultorio materno (il baliatico) in un’aula delle scuole di Musile: fu costruita una parete interna e l’aperto un accesso dall’esterno. Il 5 febbraio 1935 il dottor Arduino dichiara Ruzzene Mosè residente in via Fossetta 131 “maniaco”. Il 7 febbraio il fabbro Bozzo Luigi presentò il conto per N. 1 cappa per caminetto squole fossetta £. 80 N. 1 chiave egizziana per scrocco per portoncino comando del fascio £. 7

Il 13 febbraio il centurione Pivetta Mario, segretario reggente dell’Opera Nazionale Balilla, inviò a Comune un progetto della nuova scuola in località Millepertiche più economico del precedente (importo £. 200) chiedendo il rimborso delle spese sostenute per stilarlo. Chechi Camin Il paroco faceva sistemare i registri parrocchiali all’organista: Ricevuta provvisoria Ricevo la somma di L. 60 (Sessanta) dal Reverendissimo Signor Parroco Don Natale Simionato per compenso di lavori straordinari e per l’aggiornamento dei registri di Cresima, Matrimoni, Nati e morti fino a tutto 31 dicembre 1934 Francesco Camin Croce di Piave 25 Febbraio 1935

Francesco Camin, della famiglia dei Camin che abitava lungo l’Argine S. Marco, era una delle figure più note in paese, perché era l’organista della parrocchia. Prima di lui anche suo padre aveva suonato l’organo in chiesa. Sempre allegro, tra una prova e l’altra, aveva l’abitudine di suonare all’organo canzonette da ballo . E una volta l’aveva fatto anche durante la messa ultima, durante un intervallo. Questa cosa me la raccontò mio padre. Don Natale, che era rivolto all’altare, appena si rese conto del tipo di musica che stava suonando Chechi, si voltò verso il baldacchino dell’organo in fondo alla chiesa e gli mollò un’occhiata talmente terribile che Chechi immediatamente smise di suonare. [dai ricordi di Marcello Fornasier]

Se la chiesa di Croce aveva organo e organista, quella di Millepertiche stentava venir su. Il podestà plaudeva alle iniziative di don Natale ma non aveva un soldo per la chiesa alle Millepertiche: Comune di Musile di Piave prov. di Venezia N.° 677 di prot. Risposta nota 6 corr. Musile di Piave li 8 Marzo 1935/XIII Oggetto: Costruzione chiesa e campanile nelle Bonifiche di Croce M. Rev. Parroco Simionato Don Natale Croce di Piave Ringrazio vivamente la S. V. della comunicazione offertami col foglio emarginato. Mentre plaudo alla di Lei lodevole iniziativa – spiacemi dover significare che nella formazione del bilancio dell’esercizio in corso a seguito delle economie imposte dalla tutela per ottenere il pareggio del Bilancio stesso, non fu possibile preventivare alcuna somma quale concorso del Comune per la costruzione della chiesa e campanile nelle bonifiche di Croce. Nella formazione del bilancio 1936 assicuro la S. V. R. che, nel limite del possibile, sarà cura dello scrivente di proporre un congruo concorso del Comune nella spesa della costruendo opera tanto reclamata. Con ossequio Il Podestà G. Bimbi

Così come ci era andato il 25 febbraio, Bimbi tornò a conferire col Prefetto il 9 e il 24 marzo riguardo ai seguenti argomenti: istituzione di un mercato settimanale, farmacia, assistenza invernale, progetto case popolari, disoccupazione, costruzione strada comunale nel centro, premi nuzialità e famiglia. La “strada comunale del centro” era quella antistante il Municipio, che si sarebbe allacciata alla rampa della Triestina: la sua costruzione era stata deliberata ancora nel 1933 e approvata dal Prefetto nel 1934. La sua costruzione avrebbe comportato rimborsi ai proprietari dei terreni da espropriare, Sattin e Passi. L’istituzione dei “premi nuzialità e famiglia” provocò un aumento del numero dei matrimoni e la regolarizzazione di diversi situazioni familiari spurie. Don Natale celebrò diversi matrimoni la sera tardi: quello del 4 marzo, il 124° nel nuovo registro dei matrimoni, aveva avuto luogo alle 7 di sera, mentre il successivo, del giorno 16, fu celebrato ancora più tardi, alle 7,30 di sera. Quel giorno Hitler aveva denunciato il trattato di Versailles che riguardava il disarmo e istituito nuovamente il servizio militare obbligatorio passando così dai 100.000 ai 500.000 soldati; e il podestà Bimbi aveva preso un provvedimento disciplinare a carico dell’applicato di segreteria Dino Vianello, resosi colpevole di aver trattenuto indebitamente £. 2.100, £. 2.500, £. 1.000 dovute a tre vedove di guerra. Dino Vianello aveva già dichiarato di essersi pentito e assicurava di aver già corrisposto alle succitate vedove ogni loro avere. “Tenendo conto che le mancanze commesse dall’impiegato Vianello erano riprovevoli, che tuttavia l’impiegato era in servizio dal 1919”, il podestà deliberò d’infliggergli una censura nonché la sospensione dello stipendio per giorni 30 [delibera n.° 135]. Non si sa cosa raccontò l’impiegato alla moglie, ma la stimata maestra Tosca, in proposito fu sempre di una discrezione signorile. Una settimana dopo don Natale celebrò un matrimonio ancora alle 7 di sera (N. 127) e un altro alle 7 ½ di sera (N. 126, perché registrato prima dell’altro). Continuava la vendita delle baracche da parte del Comune: alcune le comprò il dottor Raimondo Stocchino, che avrebbe provveduto a saldare la cifra pattuita entro luglio (361 £. + 1268 £.). Altre le comprò

Erano quasi tutte baracche in paese, e poi le comprò quasi tutte mio zio Toni [Toni chi?], e poi gli diede fuoco e tirò i soldi dell’assicurazione, due le comprò anche mio nonno che mise dentro le figlie, la terra che è sopra le case è ancora intestata ai Calderan.
[Dai ricordi di Emilio Calderan]

“Il 1° aprile i signori Magagnin Pietro e Ettore denuncia[rono] a quest’ufficio che il 30 aprile 1935 alle 10 si è sviluppato un piccolo incendio nella propria casa di abitazione. 1 giubba, 1 camiciotto, 1 paio di pantaloni, 1 camicia, 4 gilet, 2 grembiali e una sedia per un valore complessivo di L. 150.” Un altro piccolo incendio si era verificato qualche settimana prima anche nell’alloggio del dottor Arduino.

Il 7 aprile don Natale celebrò un matrimonio alle sette di sera (N. 130) e un altro alle sette e mezza di sera (N. 128), e il giorno dopo uno addirittura alle venti (N. 129). La numerazione degli atti mostra che don Natale non era rigoroso nella loro registrazione, così come i parrocchiani non erano rigorosi nel mantenersi casti prima del matrimonio. Poteva tutto spiegarsi col fatto che il Duce voleva figli per la Patria e famiglie regolari. Il 13 aprile 1935 il podestà deliberò di istituire deliberati i seguenti premi di nuzialità e per le famiglie bisognose numerose N. 6 premi da £. 500 per i matrimoni fino all’età d’anni 24 N. 4 premi da £. 500 per i matrimoni dai 25 ai 28 anni N. 2 premi da £. 500 per i matrimoni dai 29 ai 30 anni N. 2 premi da £. 150 per le nascite di un sesto figlio N. 2 premi da £. 250 per le nascite di un settimo figlio N. 2 premi da £. 400 per le nascite di un ottavo figlio I premi di nuzialità sarebbero stati sorteggiati per le coppie povere che avrebbero [o che avessero?] contratto matrimonio tra 21 aprile al 23 dicembre 1935 e i premi di natalità fra le famiglie bisognose che nell’anno 1935 contassero le nascite del sesto, settimo e ottavo figlio [delibera n.°152]. Qualche giorno dopo i termini del concorso furono leggermente modificati. Il 15 aprile il Comune decise di spalmare la “spalmolite” sulla strada comunale che dall’inizio della rampa della Triestina andava fino al Ponte in ferro sul Piave passando davanti alla chiesa e al municipio: altri Comuni garantivano che la sostanza offriva ottimi risultati in termini di aderenza e contro la polvere. Il 19 aprile 1935 l’Agenzia “Le Assicurazioni d’Italia” pagò 137,90 lire come risarcimento danno per l’incendio avvenuto nel Fabbricato Comunale uso alloggio del Medico Condotto di Croce di Piave. Il 20 aprile la guardia D’Andrea presentò richiesta di rimborso per aver ritirato dall’ospedale di Treviso Pietro Dianese e aver poi trasportato al Manicomio di San Servolo lo stesso Pietro Dianese e Tonetto Emilio. [Delibera n.°188] Nomina dei rappresentanti Comunali per l’elezione dei Membri della Commissione Mandamentale per le Imposte Dirette 1. Cuppini Renato 2. Gnes Angelo 3. Peruch Bruno 4. Deon Geom. Giuseppe 5. Michielin Giovanni 6. Bortoletto Pietro 7. Guseo Eliseo

Il 7 maggio 1935 quattro operai del Comune di Musile partirono per l’Africa Orientale Italiana: Bellese Antonio fu Silvio, Dionigi Attilio fu Silvio, Davanzo Fortunato fu Giovanni, Forcolin Ettore di Luigi. L’11 maggio XIII° il podestà dovette rassegnarsi a deliberare il pagamento delle 200 lire per il progetto di nuova scuola in località Millepertiche che l’Opera Nazionale Balilla aveva presentato a gennaio; in caso contrario l’O.N.B. aveva minacciato di chiudere la scuola in piedi in quel momento, in piedi per modo di dire perché le condizioni igieniche e di decoro della Scuola Umanitaria non erano atte ad ospitare gli alunni. Lo stesso giorno Bimbi si interessò presso l’Opera Nazionale Balilla perché si attivasse per la costruzione del nuovo fabbricato scuola e presso il Consorzio di Caposile perché offrisse un contributo. Il Duce voleva gli italiani magri e atletici e in salute. Nel Comune per fortuna, data la povertà diffusa, i grassi si potevano contare su poche mani e uno di questi, per antonomasia, era il dottor Arduino. In ogni caso il 13 maggio arrivò nelle scuole del centro un cavalletto da ginnastica, costruito dal falegname Baron Enrico (L. 15). Non era un cavalletto di buon auspicio, dato che il Baron era il falegname che solitamente forniva le casse per i defunti miserabili. Il segretario comunale Natale Saladini, che aveva chiesto di essere collocato a riposo, il 15 maggio fu dichiarato dalla Commissione Medica Militare idoneo a proseguire il servizio. Il 18 Giuseppe Bimbi (“telefono 119” era scritto sulla sua carta intestata) presentò al Municipio il conto per le merci fornite al Patronato Opera Nazionale Maternità Infanzia: 1 lettino per consultorio, 1 portacatino smaltato, 1 catino, 3 quadri… , attaccapanni e schedari, per un totale di 466,79; si sarebbe liquidato qualche settimana dopo con 440 lire. Lo stesso giorno presentava il conto per altro materiale fornito per le scuole: vetri per Croce e 3 water per Musile + cemento + sabbia per un totale di 195,10 che lui stesso si sarebbe liquidato due settimane dopo con 180 lire. In altra data aveva fornito dodici sedie, tavolo, vetri stampati, calce mattoni per riparazioni alla portiere degli uffici comunali, che sempre si era liquidato con una cifra inferiore. Prassi comunale o conflitto d’interessi? Disonesto prima o cretino poi? Il “22-5-XIII” (non compare nemmeno l’anno Domini nella sua fattura) Amedeo Fregonese, che tutti sapevano bravo muratore, presentò il conto per i lavori eseguiti nelle scuole di Musile di Piave centro: per cambio dei “vatter” e ripassatura intonaci lire 124,42 (liquidate 100). Il 29 maggio don Natale celebrò un matrimonio alle 5 ½ di mattina (N. 131) e una settimana dopo uno alle 7 di sera (N. 132). Il 16 giugno 1935 fu istituito il “sabato fascista” da dedicare all’addestramento militare, politico e sportivo. Non sappiamo se i giovani del Comune di Musile furono subito inquadrati nel cosiddetto premilitare. Racconta Bruno Beraldo: Mi ricordo che si andava tutti a Musile nel campo sportivo che allora si trovava presso la curva dell’attuale via XXIX aprile. Piero Lucchetta era il centurione, lui conduceva la ginnastica, ci faceva fare due orette di marcia; al premilitare partecipavano i ragazzi di tre annate, dai 16 ai 19 anni.

Il 21 giugno veniva liquidato il fotografo di simpatie fasciste Michielino G. di San Donà per il noleggio di tre fasci completi di lampade elettriche per l’illuminazione delle solennità civili del 23 maggio e 28 aprile. Lo stesso giorno Peruch Emilio vuotava il pozzo nero (fascista!) delle scuole in frazione Fossetta.

I lavori per la chiesa di Millepertiche non erano praticamente cominciati. Le anime belle della località erano preoccupate: Eccellenza Rev.ma gli abitanti sottoscritti della frazione di Millepertiche della Parrocchia di Croce del Comune di Musile di Piave fanno appello all’E. V. perché voglia degnarsi di accogliere la loro supplica ed inalzare al più presto possibile una Chiesa nella loro frazione come da tanto tempo è stato progettato. Oltre alla Chiesa è necessaria un’abitazione stabile per un Sacerdote che potesse esercitare il ministero in pieno, perché il bisogno è impellente. Ecc. Rev.ma il disordine morale della gioventù che alla domenica, per la distanza, non può frequentare la funzione e che si raduna, senza nessuna sorveglianza per giocare, è veramente disastroso. Per esempio, nel mese di magio si fece il fioretto, per licenza del Rev.mo Parroco, nella piccola baracca adibita a Chiesa e fu tenuto da una giovane. Era un vero richiamo di giovani che dopo il S. Rosario si fermavano a ballare nelle vicinanze della Chiesa fino a mezzanotte. Il controllo del sacerdote e una sua azione non possono giungere a fare del bene per la gran lontananza (Km. 7) dalla Parrocchia e dovendo esplicare la sua attività nel centro ed in altra frazione. È necessaria una S. Messa festiva con le relative funzioni nel pomeriggio come si fa nelle Parrocchie di Musile e di San Donà di Piave. Umiliamo all’E.V. Rev.ma la presente supplica perché si degni di provvedere al bene di 1600 anime senza guida e senza pastore. Ci firmiamo dell’E.V. Rev.ma dev.mi Aldina Paganelli Terreo Insegnante del luogo Cuzzolin Ferdinando Pescara Benvenuto Germano Toffanello Gabrielli Giovanni Baesse Luigi Rossi Francesco Zamuner Antonio Perissotto Antonio + Ernesto forcolin Cibinetto Antonio Bortolan Pietro Tegon Giuseppe Mxxxx Xxxxx Bonet Bernardetta Tegon Abramo Tonetto Lodovico Damo Giovanni Diral Eugenio + Dezotti Antonio Mariuzzo Mario + Ruzane Luigi Cappelletto Sante Toffanello Guerino Turchetto Carlo Federigi Cesare Berto Angelo Piovan Giuseppe Toniolo Giuseppe + Forcolin Giovanni + Ruzzene Giacomo Zoccoletto Agostino N.B. Molte sarebbero ancora le firme da raccogliere, ma per ristrettezza di tempo sono state raccolte solo le firme di alcune fra le principali famiglie. Millepertiche 29 giugno 1935 XIII

Mentre in Curia si elaborava la risposta, il 5 luglio 1935 Angelo Venturato si faceva fotografare sulla Triestina.

CURIA VESCOVILE Treviso li 8 Luglio 1935 TREVISO M.R. Sig. Parroco di Croce di Piave Ci è giunta un’istanza dei frazionisti di Millepertiche, nella quale si fa viva premura a S.Ecc. Mons. Arcivescovo perché voglia interessarsi per una sollecita erezione della Chiesa in quella località con l’assegnazione di un sacerdote stabile, che curi in una forma più adeguata i bisogni spirituali di quella numerosa popolazione. Giriamo la supplica alla S.V. perché abbia a provvedere, come ha promesso, alla erezione immediata della chiesa e della casa per il coadiutore. In caso diverso, questa Autorità Ecclesiastica, cui sta tanto a cuore il bene spirituale di quella zona di bonifica, sarà costretta a ritornare sui suoi provvedimenti presi nel 1933, affidando questo compito al Parroco di Musile, ritornando al medesimo i territori già incorporati a Croce di Piave con la conseguente erezione di Millepertiche a Curazia. In attesa di assicurazioni al riguardo, con distinti ossequi Il Vicario Generale M.or Vitale Gallina

Il 13 luglio 1935 il segretario Saladini si recava a Venezia per discutere col medico provinciale in ordine alla istituzione di una farmacia nel centro di Musile. Nel far la strada di ritorno pensava che il più bisognoso di una farmacia era lui stesso; non vedeva l’ora di essere collocato a riposo.

Ancora matrimoni fuori orario. Il 29 giugno don Natale aveva celebrato un matrimonio alle 8 ½ di sera (N. 133) e il 14 luglio ne celebrò un altro alle 9 di sera (N. 134). Abbiamo già spiegato che questi matrimoni, alcuni dei quali già con figli naturali, furono regolarizzati in conseguenza della legge che istituiva premi per le coppie sposate; e matrimonio per matrimonio, era meglio un matrimonio in chiesa, ancorché senz’abito bianco e senza campane, a un matrimonio in municipio. Ma c’era una seconda ragione di tanti matrimoni non compiutamente “onesti”, secondo una diceria messa in giro dai fossaltini o dai noventani: le ragazze di Croce erano più facili di quelle di altri paesi. Era pure possibile che le inquisizioni severe del cappellano di Croce avessero l’effetto contrario di far migrare le giovani verso altri lidi. Tuttavia, nelle opinioni dei giovani delle parrocchie vicine, don Natale era comunque più tollerante degli altri parroci: «sposava tutti alle dieci», anche le ragazze che erano in conseguenze. Quanto di vero ci sia in affermazioni di questo tipo non sappiamo, ma certamente più testimonianze concordano riguardo al fatto che, col paroco, si poteva contrattare l’ora, e le sei di mattina, insistendo e promettendo, potevano diventare le sette, le sette e mezza, le otto, perfino le otto e mezza. Del resto, queste, nonostante i commenti delle beghine e dei benpensanti, era questioni da poco rispetto a quella più importante della costruzione della chiesa alle Millepertiche. La risposta della Curia aveva se non allarmato, certamente pungolato don Natale che tornò a chiedere al podestà un finanziamento per la chiesa delle Millepertiche. La risposta fu identica alla precedente: COMUNE DI MUSILE DI PIAVE N. 203I di Prot. Addì 17/7/1935 XIII° M.R. PARROCO DON NATALE SIMIONATO CROCE DI MUSILE Oggetto: EREZIONE CHIESA MILLEPERTICHE. Sono lieto di riconfermare a V.S.R. che la erezione della Chiesa in località Millepertiche è veramente sentita dalla popolazione colà residente. Anch’io vedrei ben volentieri il sorgere di una chiesa in tale località, disposto a dare tutto il mio appoggio a V.S.R. per tale iniziativa, appoggio che in questo momento può essere soltanto morale in quanto le disagiatissime condizioni del bilancio comunale nonmi permettono quanto sarebbe mio vivo desiderio fare. Auguro a V.S.R. che ha molto preso a cuore l’assistenza morale e religiosa della popolazione tutta, e specialmente di quella della bonifica dove dovrà sorgere la Chiesa, il pieno successo dell’opera progettata, colla speranza che negli anni prossimi mi sia concesso, se il bilancio comunale lo permetterà, dare a V.S.R. un segno tangibile della mia adesione. Con ossequio IL PODESTA G. Bimbi Don Natale non sapeva da dove cominciare. Buttò giù la relazione sui progressi (scarsi) ottenuti fino a quel momento: Ill.mo e Rev.mo Mons. V. Gallina Vicario Generale Treviso A riscontro V. rispettabile lettera del 8 corr., circa la posizione odierna dell’affare importantissimo della chiesa erigenda alle Millepertiche, devo riferire quanto segue: Per parte mia anche con la chiesa parrocchiale, ho sempre fatto quanto di dovere in modo che modo che non tollerai, con mio sacrificio, mai alcun debito. Con la chiesa erigenda alle Millepertiche ho preso con cotesta Rev.ma Curia quelli impegni massimi che ho potuto, come consta da miei scritti giacenti in Curia stessa, sempre che il Signore mi dia salute, e benedica. Ho interrogato il Ministero dell’agricoltura e delle Foreste a mezzo del Consorzio di Bonifica di S. Donà a venirmi in soccorso per la nuova chiesa, e in data 8 maggio 1935 e 9 Luglio 1935 mi promise L. 45.000 a lavori compiuti. Ho interessato il Comune, e questo mi promise uno stanziamento nel bilancio 1936. Tempo fa ho presentato istanza a Sua Ecc. il Senatore Co. Giravamo Marcello per un aiuto dal Ministero dei Culti, e sono ancora in attesa dell’esito del ricorso. Ho parlato e scritto ai proprietari principali del paese, ma a tutt’oggi, non vidi alcun risultato, ad eccezione del Colonello [sic] R. Gioia, il quale mi ha offerto lire mille. Troppo misere sono le offerte dei coloni; S’immagini che di frumento in media si raccoglie circa tre quintali, e di pannocchie circa quindici quintali circa all’anno in tutta la parrocchia. Del quartese sulle bonifiche vecchi e nuove non se ne parla neppure: anzi i proprietari si sono messi in comune accordo di non pagare quartese, compreso il R. Parroco di Losson, per non creare precedenti. Ritengo per certo che la Rappresentanza delle Millepertiche che si presentò da V.S. Rev.ma per reclamare la chiesa, avrà depositato larga somma di denaro allo scopo… Volesse il Cielo che tutti gli altri facessero altrettanto. Sarei felice di fissare il giorno per la posa della prima pietra e in tale occasione solenne vorrei pregare V. S. Rev.ma d’impegnare il paese a concorrere nel miglior modo possibile e con qualche sacrificio per la chiesa erigenda, che pure mi stà tanto a cuore, che soltanto viribus unitis, potrà sorgere, ma non mai colle povere forze del solo paroco. Aggiungo che se la zona bassa, alla quale maggiormente deve interessar l’erezione della nuova chiesa, non corrisponde con slancio, tanto meno corrisponderà la zona alta la quale ha la sua chiesa parrocchiale. Con tutta stima e devoti ossequi mi raffermo Croce di Piave 18 Luglio 1935 Dev.mo paroco Don Natale Simionato Era indeciso se spedire la relazione. Temeva che venisse interpretata per una dichiarazione di resa. Aspettò qualche giorno. Nel frattempo, il 20 luglio, celebrò il matrimonio (N. 135) tra Ilario Salviato e la Maria Jolanda Barbin e finalmente Piero “Campaner” poté suonare le campane nuziali a festa, ché i due si sposavano alle 10 del mattino, la sposa in abito bianco. Quanto alla relazione, prima di spedirla don Natale si consultò con monsignor Saretta, e gli espresse tutte le perplessità e i timori per un nuovo smembramento. A seguire i desideri della Curia la chiesa non sarebbe mai riuscito a costruirla. Ma era meglio che fosse don Saretta a spiegare queste cose al vicario generale. Ill.mo e Rev.mo Mons. Gallina Vicario Generale A nome di Mons. L. Saretta Le spedisco la presente relazione, dalla quale comprenderà la giusta posizione odierna sull’affare della chiesa erigenda. Prima di prendere una decisione in proposito, Mons. saretta desidera essere invitato da Lei ad una seduta. Notifico inoltre a V. s. Rev.ma che tanto l’Ingegnere del Consorzio bonifiche di san Donà, quanto Mons. Saretta osservano che il progetto chiesa approvato è troppo esagerato sia per l’ampiezza del fabbricato, sia per la spesa troppo elevata. Con devoti ossequi Croce di Piave 23 luglio 1935 Il 29 luglio 1935 Bimbi fu rimborsato dei soldi da lui rimborsati al Provveditore agli studi quand’era venuto a vedere il luogo più adatto per la nuova scuola alla Fossetta. L’ampliamento eseguito nelle vecchie stanze di proprietà della Vendraminetto Regina ancora prima dell’arrivo di Bimbi non era più sufficiente. Il 6 agosto furono deliberati nuovi sussidi alle Camicie Nere richiamate ai corsi di addestramento [n.° 222]. L’8 agosto 1935 ad una richiesta del prefetto il podestà Bimbi rispondeva che, nel territorio del Comune, “non esist[eva]no depositi di contenuto infiammabile, vi sono solo 2 distributori automatici di benzina”. Che cosa aveva combinato Rupèo Montagner? Il 10 agosto, con Provvedimento della Regia Questura di Venezia, l’applicato di Segreteria Montagner Europeo (“Rupèo”) fu privato della libertà personale. Che cosa aveva combinato Rupèo? Fascista pure lui in quanto primo impiegato comunale, ma soprattutto “padre di famiglia”, Rupèo era una persona onesta che aveva denunciato le malversazioni di coloro che aveva provveduto alla suddivisione delle terre bonificate. Il banco di Torino, protetto dal governo fascista, ne aveva approfittato per farne una speculazione, proponendo dei mutui per l’acquisto dei terreni. I contadini aderirono con entusiasmo e firmarono, spesso con una croce, dei contratti “capestro”. I tassi d’interesse divennero così onerosi che i contadini, non potendo sostenere le rate di pagamento, furono costretti a restituire le terre. Rupèo, impiegato del comune di Musile e scrivano di tanti di questi contratti, denunciò la speculazione e tentò di salvare molti concittadini dalla rovina, informandoli della situazione di cui erano vittime. Bruno Beraldo, e con lui altri, aggiungono invece che egli avesse denunciato un vero e proprio furto commesso da coloro che avevano provveduto alla suddivisione delle terre bonificate: lungo la via Pietra, ad esempio, ad ogni famiglia sarebbero dovuti toccare 10.000 metri quadri di terreno, un ettaro, e invece, a misurarle per bene, ogni proprietà risultava inferiore di 700-800 metri quadri: ruba qua e ruba là, alla fine era “saltata fuori la campagna di Amadio”, uno immanicato coi fascisti locali. Rupeo Montagner aveva denunciato il “brigantajo” operato dai fascisti; la risposta delle autorità si era concretizzata dapprima in piccole rappresaglie degli squadristi locali, poi nella sospensione dall’impiego e, infine, nel confino a Girifalco, comune della Calabria. Il 14 agosto fu deliberata la costruzione di un pozzo comune per la scuola comunale di Fossetta [n.° 224]. Il 17 agosto 1935, essendo “Rupeo” Montagner ancora in attesa di giudizio, il podestà sottolineava presso i superiori l’urgenza di provvedere a una sua rapidissima sostituzione [n.° 228]. Bimbi ce l’aveva a morte con Rupèo. Era giunto il tempo di intitolare i nuove edifici scolastici del Comune: dati per scontati sin dall’inizio i nomi di ‘Tito Acerbo’ a Croce, ‘Leopoldo Pellas’ in Castaldia, ‘Armando Diaz’ al Lazzaretto, il Comune aveva scelto di intitolare le scuole del Centro a ‘Rosa Maltoni Mussolini’; mancando un nome per quella della Fossetta qualcuno sostenne che non era il caso di dimenticare ‘Vittorio Emanuele II Padre della Patria’ (tanto per fare uno sgarbo al nano del figlio regnante); ma forse vi era sproporzione fra l’importanza della scuola alla Fossetta e l’intitolazione; qualcuno propose di dare alle scuole del Centro il nome del ‘Padre della Patria’ e così avvenne lo scambio. Il 22 agosto 1935 fu deliberata [n.° 231] la denominazione dei nuovi edifici scolastici Edificio Denominazione proposta Motivo Scuola Centro Vittorio Emanuele II Per ricordare alle nuove generazioni il «Padre della Patria» Scuola Castaldia Ten. Leopoldo Pellas Medaglia d’oro Il fabbricato scolastico sorge a pochi metri dal monumento che ricorda il luogo dell’eroica morte avvenuta il 28 – 5 – 918 della Medaglia d’oro Tenente Leopoldo Pellas Scuola Paludello Lazzeretto Generale Armando Diaz Per onorare la fulgida memoria del condottiero che diede all’Italia la decisiva storica vittoria di Vittorio veneto Scuola Croce Capitano Tito Acerbo Medaglia d’oro Il fabbricato scolastico sorge a pochi metri dal monumento che ricorda il luogo dell’eroica morte avvenuta il 16 – 6 – 918 della Medaglia d’oro Capitano Tito Acerbo Scuola Fossetta Rosa Maltoni Mussolini In onore della sacra memoria della genitrice del Duce fondatore e guida suprema della Nuova Italia Due giorni dopo don Natale celebrò ancora un matrimonio (N. 136) alle 7 ½ di sera. In settembre il podestà, dovendosi rinnovare i membri della Commissione Comunale per i tributi locali per il biennio 1936-1937, deliberò di nominare [n.° 242] 1. Bimbi Giuseppe Commissario Straordinario del Fascio di Combattimento 2. Cuppini Renato fu Zeffiro, proprietario 3. Vazzoler Giovanni fu Stefano, mediatore 4. Guseo Eliseo fu Luigi, pizzicagnolo 5. Dalla Mora Giovanni fu Antonio, negoziante 6. Trevisiol Francesco fu Giuseppe, fittavolo Don Natale era alle sempre alle prese con la raccolta di soldi per la chiesa delle Millepertiche. Con i fabbricieri buttò giù la lettera al podestà perché convocasse in municipio i proprietari di Croce. Illmo Sig. Podestà di Musile di Piave Già da qualche anno con lettera relativa noi sottoscritti abbiamo pregato i Sig.i Proprietari principali di Croce, a voler compiacersi di contribuire con le loro offerte per la chiesa succursale erigenda alle Millepertiche, giusta il progetto approvato dalla Commissione Vescovile d’arte sacra di Treviso, con un preventivo di Lire 400 Mila circa; ma a tutt’oggi la nostra supplica rimase senza effetto, ad eccezione del Sig. Coll. [sic] Gioia il quale consegnò al sottoscritto paroco lire Mille. Constatiamo inoltre che i coloni poco o nulla possono contribuire, perché sono poveri. Stando così le cose, è chiaro che noi sottoscritti si troviamo nell’impossibilità di iniziare i lavori della Chiesa. Pertanto preghiamo V. S. Ill.ma del gran favore di voler invitare i Sig.i Proprietari di Croce ad una assemblea in Municipio, proponendo loro di versare a V. S. Ill.ma una quota annua per la chiesa erigenda in proporzione delle loro proprietà. Faciamo presente a V. S. Ill.ma che qualora il vostro gentile invito riuscirà infruttuoso, il progetto della Chiesa, con nostro sommo dispiacere, dovrà rimanere lettera morta, non conoscendo noi altra via per provvedere ad una spesa tanto considerevole. Confidiamo quindi nella buona volontà di V. S. Ill.ma, a noi ben nota, per il buon esito di un’opera tanto necessaria, qual’è [sic] la Chiesa, al bene morale, religioso, civile della popolazione. Anticipiamo a V. S. Ill.ma i nostri più cordiali ringraziamenti e con tutta stima e devoti ossequi ci sottoscriviamo Croce di Piave 8 Settembre 1935 I fabbriceri Il paroco Favotto Luigi D. Natale Simionato Bergamo Ernesto Bincoletto Luigi Bortolan Attilio Il giorno dopo buttò giù la lettera di ringraziamento destinata all’ Eccellenza Co. Girolamo Marcello Senatore del Regno Villa Preganziol Treviso Mille grazie a V Eccellenza pel vostro alto interessamento per la fondazione di una chiesa nel centro della zona bonificata di Croce, a nome anche di questa buona popolazione, la quale, insieme con me conserva vivissimi sentimenti di simpatia e gratitudine per i tanti benefici ricevuti da V. Eccellenza prima e dopo guerra. Iddio La benedica e conservi V. Eccellenza ad multos annos ancora a gloria della Patria e a bene dell’umanità Con profondo ossequio riverisco e mi onoro segnarmi Croce di Piave 9 Settembre 935. (Musile) Dev.mo paroco Don Natale Simionato Paroco Notò la ripetizione nel commiato e cancellò il primo “paroco”, sostituendolo con “servo”. Era troppo? No, ai senatori fa piacere la piaggeria. Ancor di più a un nobile senatore fascista. E pensando a questo aggiunse dopo l’anno domini un evidente “XIII”, tredicesimo dell’era fascista. In Germania (il 15 settembre) le Leggi di Norimberga privavano gli ebrei tedeschi della cittadinanza e vietavano il matrimonio o il rapporto extramatrimoniale tra tedeschi ed ebrei. Il 16 il dottor Antonio Arduino visitò Gerolamo Venturato di Giovanni, [nato il 26 settembre 1911, residente in frazione Croce, via Fossetta], e lo trovò affetto da alienazione mentale; queste le risposte sul referto: “nell’età di due anni, in seguito a una meningite, cominciò a dare segni di squilibrio – Non lavora – L’invasione della pazzia fu improvvisa – Guida in continuo con le braccia, dorme poco alla notte, talora è aggressivo, rompe quanto gli capita tra le mani, si percuote il capo, è voracissimo – Altri 5 fratelli sono deceduti in tenera età per meningite”. Il podestà ne dispose il ricovero a San Clemente. I matti erano sovente dei disadattati, altre volte le loro infermità derivavano da malnutrizione o scarsa igiene. Il Comune acquistava ancora il chinino dallo Stato, segno che la malaria faceva ancora le sue vittime; sette erano i tubercolotici ricoverati negli ospedali. Il 18 don Natale celebrò il matrimonio n.° 138 del nuovo registro alle sette di sera. Il 20 il provveditore agli studi comunicò al podestà che non concedeva l’autorizzazione alla quinta intitolazione “perché l’on. Presidenza del Consiglio dei Ministri ha fatto presente che S.E. il Capo del Governo non desidera che tale scuola sia intitolata al nome della Sua Venerata Madre”. Colpisce questa delicatezza del Duce. «E allora a chi la intitoliamo?» Erano arrivati i soldi della famiglia Acerbo per la costruzione dell’altare offerto dalla madre dell’eroe, Maria Anna De Pasquale Acerbo, altare che avrebbe dovuto essere dedicato a sant’Anna, madre di Maria. Eccellenza G. Acerbo Ministro del Regno Roma Mentre ringrazio infinitamente Vostra Eccellenza e l’Illustre V. famiglia del dono distinto che si sono degnati offrire a questa povera Chiesa, cioè d’un altare con Pala relativa, dedicata a S. Anna quale numero di eterna memoria di vostro fratello Tito medaglia d’oro, facio presente a V. Eccellenza che il medesimo altare anteguerra era dedicato alla B. V. del Carmelo con Bolla Pontificia dalla fondazione della chiesa. Ora per conservare la tradizionale devozione del popolo alla B.V. del Carmelo, vorrei umilmente proporre atra Eccellenza che nella Pala di S. Anna fosse unita anche l’immagine della B. V. del Carmelo. A mio parere le due immagini, S. Anna e B.V. Maria, si accoppierebbero bene, perché madre e figlia; e così sarebbe soddisfatto il desiderio pio di V. Eccellenza e rispettata anche la devozione tradizionale di questa buona popolazione. Pertanto, se nulla osta da parte di V. Eccellenza e di V. Illustre Madre, vorrei pregarla del favore di accoppiare le due S. immagini in una medesima Pala. Prevengo inoltre che tutti gli altri altari della Chiesa hanno già il titolare loro proprio. Co’ sensi della più alta riconoscenza e devozione, implorando ogni benedizione di Dio sopra V. Eccellenza e Nob. Famiglia, umilmente mi raffermo di V. Eccellenza Croce di Piave (Musile) I° Ottobre 1935 XIII Dev.mo servo D. Natale Simionato paroco Il 2 ottobre le truppe italiane di stanza in Eritrea varcavano il confine dell’Etiopia senza che vi fosse stata dichiarazione di guerra all’Etiopia stessa: Mussolini annunciava l’ingresso in guerra contro l’Etiopia da Palazzo Venezia, mentre la radio trasmetteva la sua voce in tutto il Paese. A Croce gli unici che potevano ascoltarlo erano i Gradenigo-Cuppini e i Gradenigo-Gioia, gli unici che possedessero un apparecchio ricevitore. Il 7 ottobre la Società delle Nazioni dichiarava l’Italia paese aggressore. Il 139° matrimonio registrato da don Natale sul registro dei matrimoni porta la data del 10 ottobre e l’orario delle sei di mattina. Lo stesso giorno il questore di Venezia, Corrado, pregò i podestà della provincia di provvedere a diffidare a verbale i possessori di apparecchi radio riceventi con o senza altoparlante installati nei pubblici esercizi […] dal captare programmi o notiziari radio non emessi dalle stazioni nazionali. Segnale che evidentemente non tutti prendevano per oro colato le tirate di Benito e dei suoi lacché. Ecc. Co. Gr. Ufficiale Girolamo Marcello Senatore del Regno Roma Il comunicato 21 Sett. 1935 XIII del sottosegretario di Stato per l’interno, in seguito all’interessamento di Vostra Eccellenza, mi conforta altamente, perché spero un efficace contributo per la chiesa succursale erigenda nel centro della zona bonificata in questa parrocchia. Ringrazio di tutto cuore V. Eccellenza della premura gentilmente usata per un’opera sommamente religiosa patriottica a gloria di Dio e a bene delle anime. Iddio ricompensi anche in terra la v. santa opera, ed io co’ miei buoni parrocchiani, non mancherò come di dovere di invocare sopra di Vostra Eccellenza, ogni benedizione celeste. Con profondo ossequio, pregiami segnarmi di V. Eccellenza Croce di Musile di Piave 14 Ottobre 1935 XIII Obbligatissimo Dev.mo servo D. Natale Simionato paroco Quello stesso giorno il podestà chiese ai due parroci di Musile e di Croce di avvisare dall’altare dell’apertura della scuola di Millepertiche. A Musile entrò nel vivo la guerra del Fascismo a “Rupeo” Montagner: con provvedimento d’urgenza preso in seguito all’allontanamento dall’ufficio d’ordine autorità pubblica sicurezza, l’applicato Montagner Europeo fu assegnato al confino per anni due a Girifalco (Catanzaro). Per tale ragione fu necessario concedere un assegno alimentare alla moglie e figli. Fu concesso un assegno alimentare anche alla moglie e ai figli dell’applicato di segreteria Vianello Dino, sospeso dal servizio e dallo stipendio per malversazione. [Delibere nn. 265-8-7]. Apprendiamo dunque che fu mirabile la discrezione della maestra Tosca, che dunque “doveva sapere”. La Curia, compreso che don Natale coi soli suoi mezzi mai avrebbe potuto cominciare i lavori della chiesa, stante la scarsa generosità di possidenti e istituzioni, si decise di rivolgersi allo Stato Treviso,li 24 ottobre 1935 Alla R. Prefettura di V E N E Z I A In merito al foglio […], in data 3 ottobre u.s.,ci pregiamo riferire che effettivamente si sta pensando alla costruzione di una nuova chiesa nel centro della zona bonificata in Croce di Piave di Musile di Piave, località Millepertiche.La chiesa in quella zona è reclamata da una numerosa popolazione,di oltre 1500 persone,che dista chilometri e chilometri(6,7,8 e più) dalla chiesa parrocchiale e dalle chiese dei paesi circonvicini,che è priva di una pur tanto necessaria assistenza religiosa e morale da parte di un sacerdote stabile,e che purtroppo non ha possibilità di mezzi, trattandosi di poveri contadini la maggior parte mezzadri,per provvedere da se stessa a questo suo grave ed urgente bisogno.Questa povera gente è disposta a fare tutto quello che le è possibile,specialmente di mano d’opera,ma non vede comepotrebbe arrivare allo scopo senza essere fortemente aiutata.Qualche aiuto l’avrà certamente dai proprietari di quel terreno di bonifica,qualche sussidio pure,come è stato promesso,dal Comune; ma il più lo spera dal Regio Governo,sempre vigile e pronto a soccorrere chi soffre e lotta generosamente per redimere del terreno produttivo alla Patria.Vi è un progetto di chiesa e di campanile,già approvato da questa Commissione d’Arte Sacra, con un preventivo di spesa che si aggira sulle 500.000 – 600.000 lire, del quale potrebbe essere attuata una parte che permettesse di iniziare un sufficiente servizio religioso,salvo poi a procedere nella costruzione a poco a poco secondo le disponibilità dei mezzi. Se quanto il Regio Governo è disposto a fare a vantaggio della chiesa da costruirsi in quella zona,potesse disporlo per aiutare questa prima parte della nuova costruzione,sarebbe una vera provvidenza e servirebbe di sprone anche agli altri enti pubblici e persone private,cui sta a cuore la elevazione religiosa e morale di quella zona bonificata. Il mandato di pagamento del sussidio che il R.Ministero dell’Interno intendesse di disporre,sarebbe bene venisse intestato al Rev.mo Mons. Giuseppe Agostani fu Agostino,Direttore di questo Ufficio Amministrativo diocesano,in rappresentanza dell’Ordinario. E' con questo sentimento di fiducia,accompagnato dalla nostra più viva riconoscenza espressa in anticipati ringraziamenti,che noi aggiungiamo alle suesposte informazioni la nostra preghiera,mentre con deferente ossequio ci segniamo dell’Ecc. Vostra Ill.ma Dev.mo L’Ordinario Diocesano M.or Vitale Gallina Il giorno dopo monsignor Gallina scrisse a don Natale per chiedere a che punto stavano le pratiche per la nuova chiesa. Ricevuta la lettera don Natale comunicò al vicario diocesano quanto segue: Ill.mo e Rev.mo Mons. V. Gallina Vicario Generale Treviso A vostra richiesta in data 25 corr. notifico che le pratiche per la nuova chiesa succursale, com’espero, procedono bene, perché per interessamento del senatore Co. Girolamo Marcello, il Ministreo ha preso tutte le indagini necessarie in proposito presso il Sig. Podestà di Musile e presso il R. Maresciallo di S. Donà di P., per cui spero che fra brev il Ministero disporrà una somma confortante per la chiesa erigenda. Il Consorzio bonifiche di S. Donà à stanziato Lire 45mila, da consegnarsi quando la chiesa sarà giunta al coperto. L’On. Colonello Gioia di Croce ha offerto alla fabbriceria lire mille. Le offerte pubbliche dei coloni si calcolano a circa lire mille annue. L’offerta del Paroco è già nota a cotesta Rev.ma Curia Non appena sarà pervenuta la sentenza del Ministero, che spero ottima, prenderò i necessari accordi con V.S. Rev.ma, col Sig. Podestà, coll’impresario per l’inizio dei lavori. Con devoti ossequi Croce di Piave 29 ottobre 1935 Dev.mo paroco Don Natale Simionato Il “2 novembre 1935 XIV” fu deliberata [n.° 276] l’istituzione dell’Imposta di famiglia in sostituzione dell’imposta di valor locativo e tassa companatico a partire dal 1° gennaio ’36. Per i redditi da 1501 a 1600 lire l’aliquota era dello 0,63%, che andava via via a crescere fino a raggiungere l’aliquota del 3% per i redditi oltre le 110.000 lire. Questo principio di progressività delle imposte aveva qualcosa di comunista. Alla condanna morale dell’aggressione italiana all’Etiopia si aggiunsero le sanzioni economiche e finanziarie nei confronti dell’Italia, decise il 18 novembre 1935 dall’Assemblea della Società delle Nazioni Unite. In Italia fu dunque necessario avviare una politica di autarchia, assieme ad una massiccia campagna propagandistica volta a denunciare i disagi causati dalle “inique sanzioni”. I matrimoni di novembre (registrati coi numeri dal 140 al 149) furono tutti celebrati da don Natale alle 10 di mattina. Croce si riscopriva paese “onesto”. O forse le coppie che si sposavano dopo San Martin, periodo naturale per i matrimoni, erano quelle che avevano deciso la data con largo anticipo, subordinandola al rinnovo del contratto con padrone. Il demente Pavanetto Giacomo fu di nuovo accompagnato al manicomio di San Servolo e questa volta non bastò la guardia ma servirono i Reali Carabinieri, segno che il paziente era parecchio incattivito. Il 23 e il 25 novembre vennero tre militari a Musile per requisire quadrupedi e alloggiarono presso Bidinatto Maria vedova Sari. Il 28 novembre, in ordine al provvedimento a carico dell’applicato di segreteria Montagner Europeo, il podestà deliberò di ritenere il suddetto sospeso dal servizio e dallo stipendio fin dal 7 settembre p.p. fino a quando non si fosse pronunciata la Commissione di Disciplina [Delibera n.°289]. I medici Rizzola e Arduino continuavano a sostituirsi a vicenda tutte le volte che uno dei due doveva assentarsi, mentre a San Donà il dottor Cristani dichiarava Ferdinando Baldassin fu Giovanni, nato a Meolo, residente a Croce, affetto da alienazione mentale: il povero “mezzadro”, di carattere “bonario”, “un mese fa ottenne un attacco d’appendicite per cui fu ricoverato all’Ospedale di S. Donà. Da 15 giorni è fissato con la guerra in Africa”. “Da 15 giorni [è in] stato di melanconia e mutismo alternati [a] stati cunzioni [=di allucinazione?] – Rifiuta il cibo – Perdita delle feci e urina”. Cause determinanti “alcolismo cronico”. “Dal 15 = È fissato con il Negus, la Germania, ecc.” “Date le condizioni suddette si ritiene possa essere ricoverato al Manicomio giudicandolo pericoloso a sé ed altri. Si ritiene opportuno il suo ricovero d’urgenza al Manicomio Provinciale”. Il 5 dicembre il podestà ne dispose il ricovero coatto a S. Servolo. Qualche giorno prima (il I° e il 3 dicembre) era andato a parlare col prefetto riguardo al bilancio di previsione per l’anno 1936 e ai sussidi da dare ai congiunti dei militari richiamati alle armi, e per prender parte alla cerimonia della Festa de Grano. Il 9 dicembre la questura trasmise al podestà un sussidio di indennità di alloggio fino al 26 novembre epoca in cui Montagner Europeo di Antonio confinato politico prosciolto fu costà rimpatriato per commutazione del confino di polizia in ammonizione. Il 18 dicembre fu celebrata la giornata della fede: tutte le spose donarono la loro fede nuziale in oro per aiutare le operazioni militari in Europa. Il 28 dicembre 1935 furono liquidati a Zanin Francesco i “lavori eseguiti sulla baracca scuola di Millepertiche: costruzione di una parete con tavole di abete da mm 25, spostamento della tavola d’entrata e di una finestra, chiusura intorno il sottosuolo della baracca con tavole, di abete, costruzione di 2 gradini in legno, trasporto e posa in opera di una stufa, riparazione al pavimento e alla parete”. Le levatrici Pero e Baron, come ogni anno, chiedevano rimborso al podestà per le garze, iniezioni, sterilizzanti usati per le gestanti povere. Quell’anno il Comune decise di ripianare le ipoteche dei 24 fittavoli nei confronti del Bortolotto Dott. Com. Costante, Draghi Carlo, Sattin Ferruccio, Rizzola Dr Filippo, ipoteche che gravano sulle proprietà dei Soci del Consorzio Agricolo Cooperativo del basso Piave acquistate dal Consorzio stesso.

1936

Finalmente, con l’anno nuovo, il segretario Saladini Natale era in pensione; al suo posto fu assunto Sgreva Domenico. Con la delibera n.° 311 del 4 gennaio 1936 furono istituiti i Premi di natalità e nuzialità per il 1936: a) 6 premi di £. 100 per l’avvenuta nascita di un terzo figlio b) 12 premi da £. 200 per l’avvenuta nascita di oltre un terzo figlio Per quanto riguarda i premi di nuzialità a) 18 premi di £. 500 l’uno per matrimoni celebrati fino all’età d’anni 30. I premi saranno assegnati dalla Commissione Comunale costituita con delibera podestarile il 18/5/35. Per il premio di nuzialità dev’essere dimostrata la residenza nel Comune da almeno un anno.
Lo stesso giorno [delibera n.°314] fu deliberato l’acquisto dei calendari del Partito per l’anno XIV: Vista la lettera 11 dicembre 35 della Federazione dei Fasci di Combattimento di Venezia colla quale invita questo Comune ecc. ecc. ecc… Ritenuto che esso calendario rappresenta una propaganda per l’impresa coloniale e ricorda quindi una pagina storica per il popolo italiano stretto al Capo del Governo mirabilmente impegnato per immancabili migliori destini della Nazione… Considerato che esso calendario è un simbolo di attaccamento al regime… il Podestà delibera di acquistarne 4 esemplari.

Morte di Anna

Il nuovo anno si rivelava funesto per don Natale: il 7 gennaio 1936, alle ore 19,30 moriva, consumata dal tumore maligno, la sorella Anna. Aveva 65 anni. Fu sepolta tre giorni dopo nella tomba di famiglia. Con la più bella scrittura possibile, ultimo omaggio alla sorella che l’aveva fedelmente servito fin da quando s’era trasferito a Croce, don Natale ne registrò l’atto di morte:

Simionato Anna figlia di fu Vincenzo e di fu Leban Maria di anni 65, nata a Piè di Monte (Gorizia), munita della Santa Comunione, estrema Unzione, Benedizione Pontificia, ecc. li 7 gennaio 1936 è morta alle ore 19,30 per tumore maligno – di stato nubile. La salma fu tumulata oggi con le preci di rito in questo cimitero di Croce di Piave il giorno 10 gennaio 1936 nella tomba di famiglia. Firmato: il fratello Don Natale Simionato parroco.

Don Natale aveva 59 anni, era a Croce da 35, e non un giorno della sua permanenza a Croce era tarscorso senza che scambiasse qualche parola con Anna, con Neta, come la chiamava lui e come ormai la chiamavano tutti in paese.
La foto qui sopra è l’ingrandimento della foto sotto, scattata in occasione di una festa della associazioni femminili, il 15 gennaio 1936.


Foto del 15 gennaio 1936: don Natale con le associazioni femminili

Due giorni prima, il 13 gennaio, le maestre di Croce avevano scritto al podestà: “per la seconda volta la preghiamo vivamente a voler disporre per la riparazione dei radiatori del I piano della nostra scuola. Le maestre di Croce”. Doveva far freddo. Per affrontare i rigori dell’inverno, alla ricerca di legna qualche povero non esitava a scassinare la porta del locale del termo della scuola.

24 – 1 – A XIV

Preg.mo Signor Podestà
In questi giorni abbiamo avutola sorpresa di trovare forzata la porta esterna della stanzetta del termo. I poco graditi visitatori non si sono accontentati di legna soltanto ma hanno forzato pure i cassetti.
Sarà necessaria una sollecita riparazione della porta che non si chiude più.
Perdoni se involontariamente vengo un’altra volta ad importunarla.
La ringrazio ancora delle carte geografiche fin troppo belle.
Unita alle colleghe distintamente La saluto

Lidia Guseo

P.S.) Può favorirci una pentola della colonia? Ci occorrerebbe per la refezione scolastica.
Grazie infinite.

Con la morte di Anna, l’inscindibile binomio “siora Pina e siora Neta” era sciolto per sempre. La “siora Pina” e la figlia Giulia, suggerirono al paroco di chiamare a Croce anche Maria, sorella di Giulia, che viveva a Brescia, rimasta vedova.
Ricapitoliamo la storia familiare, così come ci ha aiutato a ricostruirla Dirce Sforzin.
Durante la I Guerra Mondiale Francesca-Giuseppina Simionato e il marito, Luigi Scian di Codroipo, erano andati profughi a Brescia con i cinque figli: Nice, Maria, Giulia, Agostino e Guglielmo. Ancora al tempo della guerra Giulia era venuta ad abitare a Croce con lo zio paroco; forse lei a Brescia a vivere non ci andò mai. A Brescia le altre due ragazze s’erano sposate, la maggiore, Nice, con un ingegnere, tal Giovanni Vincoli, di Brescia; l’altra, Maria, con un bravo posatore di piastrelle, un marmista, tal Luigi Barsi, anche lui di Brescia. Poi il padre, Luigi Scian, era morto e Giuseppina era rimasta a carico dei generi. Nel 1928 era morto anche il genero Luigi Barsi in un incidente motociclistico, lasciando la Maria con due figli piccoli: Vincenzo, nato nel 1925, e Franco, neonato di due mesi; entrambi avrebbero ereditato la passione motociclistica del padre ma pel momento erano a carico della madre. Le condizioni economiche della famigliola dovevano quindi sempre precarie.
Per questo, alla morte di “Neta”, Maria, non si sa se convinta dalla madre o dallo zio, in ogni caso adprobante paroco, decise di venire a vivere in canonica a Croce, portando i due figli con sé.

Don Natale divenne legalmente tutore dei due bambini e si assunse la responsabilità di mantenerli. Maria si sarebbe rivelata un’ottima cuoca e una bravissima sarta.

L’altare della Madonna del Carmine

La madre di Tito Acerbo, Maria Anna De Pasquale, in occasione dell’inaugurazione del cippo in onore del figlio, nel 1927, aveva promesso una donazione per la costruzione di un altare nella chiesa, da poco terminata e ancora lontana dalla completezza degli arredi presenti prima della distruzione operata dalla guerra. La promessa era stata rinnovata in occasione della traslazione del corpo dell’eroe al suo paese natale nel 1932. Il dottor Costante Bortolotto, podestà di San Donà, fascistissima e religiosissima persona tutta d’un pezzo, aveva convenuto con don Natale che la donazione servisse per il primo altare sulla destra. In passato, aveva spiegato don Natale, quello era stato l’altare di san Bovo, e poi dei più titolati santi Vincenzo Ferreri e Antonio da Padova, ma soprattutto era sempre stato l’altare della Confraternita del Carmine.
Dalla Commissione d’Arte Sacra, presieduta dal Chimenton, dovevano essere state sollevate delle difficoltà in quanto è buona norma, nella stessa chiesa, non dedicare due altari distinti alla Madonna, onde evitare ridicole e spiacevoli concorrenze, essendo la Madre di Dio unica nei suoi vari nomi; nella chiesa di Croce esisteva già il venerato altare della Madonna del Rosario, con la sua decorosa statua di cartapesta rivestita di abiti veri e belli, non era il caso di erigere un altare alla Madonna del Carmine.
Non si sa da chi giunse la proposta, se dalla famiglia o alla commissione, o se per caso quella fosse l’intenzione originaria della famiglia, ma fu proposto di dedicar l’altare a s. Anna, madre di Maria, così come Anna De Pasquale era madre di Tito. E limitandosi ad una pala, che rappresentasse sì la Madonna ma dedicata alla Confraternita del Carmine? La Commissione aveva concesso. Don Natale aveva chiesto però al fratello dell’eroe di mantenere i riferimenti alla Beata Vergine del Carmelo, tanto cara ai parrocchiani, e aveva proposto una sintesi tra le due simbologie (vedi lettera del 1° ottobre ’35). L’onorevole doveva aver accettato, anzi, a un certo punto doveva aver rinunciato a ogni riferimento a sant’Anna.
Fu lo stesso Bortolotto a cercare e trovare il pittore che realizzasse la pala: si trattava del professor Umberto Martina, un rinomato pittore udinese di Dardago il quale fornì poco dopo un bozzetto che venne presentato alla Commissione Diocesana per l’Are Sacra, la quale approvò il progetto e ne diede comunicazione a don Natale:

Treviso, li 30 gennaio 1936

Rev. mo Signore,
Le trasmetto copia di un verbale della Commissione diocesana per l’Arte Sacra che la interessa:
“Seduta del 27 gennaio 1936 = CROCE DI MUSILE . – Nuova pala per Croce di Piave. Prog: prof. Umberto Martina di Venezia.
Visto il bozzetto per una nuova pala rappresentante la Madonna del Carmine , studiato dal prof. Umberto Martina di Venezia e presentato dal dott. Costante Bortolotto; constatato che tale bozzetto si ispira perfettamente a quelle che sono le regole d’arte tradizionali della scuola veneta , si approva con plauso sincero. La nuova pala è offerta alla Chiesa di Croce di Piave da Sua Ecc.za On. Acerbo in memoria della medaglia d’oro, dott. Tito Acerbo, morto a Croce di Piave durante la battaglia del Giugno 1918.
Per esame e studio del bozzetto , Lire 10.-

Con distinti ossequi
Il Segretario della Commissione
DrChimenton

Rev.mo Signore
Sign. Parroco di
Croce di Musile di Piave
(Venezia)

Il pittore friulano poté così mettersi all’opera.
Nel bozzetto era rappresentato il momento in cui la Madonna appare a san Simone Stock, col Bambino in braccio alla Madre che offre al santo lo scapolare del Carmelo. Chi era Simone Stock? Fu un priore generale inglese, venerato per la sua santità, e morto verso il 1265 a Bordeaux in Francia. Dopo la sua morte, i pellegrini che visitarono la sua tomba cominciarono a registrare i suoi miracoli, dando così nel secolo XIV inizio ad un culto locale. Verso il sec. XV, nei Paesi Bassi, emerse una leggenda circa un certo san Simone che aveva avuto una visione della Nostra Signora, nella quale Lei gli appariva con lo scapolare promettendogli: “Questo è il privilegio per te e per i tuoi: chiunque morirà rivestendolo, sarà salvo”. In pochi anni, i due racconti furono uniti e a Simone Stock, il priore generale, fu accreditata la visione della Nostra Signora. Il nuovo racconto fu rapidamente elaborato con dettagli biografici immaginari circa la vita di Simone, come la sua nascita a Kent in Inghilterra, la sua vita eremitica vissuta in un tronco di un albero, e la composizione del ‘Flos Carmeli’ (un inno carmelitano alla Nostra Signora che in realtà era noto già nel sec. XIV, e dunque prima della leggenda). Il culto verso san Simone Stock e la devozione allo scapolare si diffusero rapidamente nei secoli XV e XVI e numerosi fedeli furono iscritti allo Scapolare. Nel secolo XVI, il culto a san Simone Stock fu inserito nel calendario liturgico di tutto l’Ordine Carmelitano. La sua festa si celebra comunemente il 16 maggio.


[Delibera n.° 315] Il 1° febbraio 1936 l’applicato Montagner Europeo fu riassunto in servizio. Si deliberò I. di invitarlo a presentarsi il giorno successivo; II. di adibire provvisoriamente l’applicato stesso al lavoro di riordinamento dell’archivio il cui servizio è di indispensabile urgenza e necessità; III. di soprassedere da ogni conguaglio degli assegni per quanto riguarda il periodo di sospensione.
Diversa sorte invece toccò all’applicato Dino Vianello, ancora sospeso dal servizio perché tuttora pendente il giudizio dell’autorità competente a cui fu deferito per imputazioni varie.
Dino Vianello sarebbe partito per la guerra di Spagna... per riscattarsi.

Orgogliosi delle sanzioni. [Delibera n.° 327 del 1° febbraio 1936]
Risaputo che S.E. il capo del Governo ha stabilito che il giorno nel quale fu dalla Società delle Nazioni sancito l’ordine delle sanzioni economiche contro il Regno d’Italia, debba essere ricordato dagli Italiani con lapide murata negli edifici e palazzo Municipale […] Vista la circolare prefettizia con cui si avverte che le lapidi furono predisposte in formati e costruite in marmo bianco di Carrara […] Considerato che a questo Comune è sufficiente il formato 3° a ml 1,60 x 0,80 dello spessore di ml 0,12 e che essa lapide verrebbe ceduta al prezzo di £. 850 […] Il Podestà delibera di acquistarne una di tal tipo e di accantonare £. 1000 per le spese necessarie.

Varie e... comunali.[Delibera n.° 338]
Il 1° febbraio 1936, primo tra gli ufficiali nominati per il censimento gli applicati del Comune, fu Montagner Europeo di Antonio nato l’11 ottobre 1896….
L’appalto sull’imposta di consumo era stato concesso al signor Basaglia che avrebbe elevato un sacco di contravvenzioni. Molti pagavano la tassa posteggio o plateatico (che cos’è?)
Risulta da un verbale che a Fagherazzi Umberto, presidente del Comitato opere assistenziali, fu consegnato un anticipo di 2.000 lire per far funzionare la colonia solare. Altrettante gli sarebbero state versate a metà aprile.
Il 24 febbraio furono assegnati i primi premi di nuzialità: ad Alfier Vittorio fu Sante, a Sgnaolin Carlo Antonio di Luigi e a Urban Marino fu Marco: 500 lire a testa.
Il 2 marzo 1936 XIV le maestre di Croce avvertivano il podestà che “la porta che dà sul cortile è stata nuovamente aperta con scasso. Anche i cassetti dei nostri tavoli son stati forzati. La preghiamo di provvedere per la riparazione della porta e perché non abbiano a ripetersi tali fatti”.
Il 18 marzo 1936 il Comune concorreva alla sottoscrizione di 10 copie del Manuale Linguistico per l’Africa Orientale [delibera n.° 347] e il 28 marzo assegnava un “premio di operosità di £. 300 + speciale encomio per l’applicato Giovanni Baron che, in seguito all’allontanamento d’ufficio di due applicati, nel periodo da aprile ’35 dovette sobbarcarsi il lavoro per disbrigo di varie pratiche anche al loro posto” [delibera n.° 357].

Nuove scuole a Millepertiche e Trezze. Il I° aprile 1936 l’ingegnere del Comune Ivone Schiavo elaborava il progetto per la costruzione di N.° 2 fabbricati scolastici uguali da erigersi nelle località Millepertiche e Trezze con annessa abitazione per l’insegnante. Elaborava insieme la corografia, la relazione tecnica, la perizia di spesa, i disegni i capitolati d’appalto e i tipi di frazionamento per l’esproprio delle aree. Applicando la tariffa prevista per le opere di classe 1a - Categ. b – chiedeva 5.226 lire.

Il 3 aprile veniva completata dagli italiani in Etiopia la camionabile Adua-Abbi Addi lunga oltre 3500 km. Ma gli Italiani non erano stati inappuntabili da quelle parti: il 9 la Società delle Nazioni accusò l’Italia di aver usato in Etiopia gas asfissianti e bombardato obbiettivi non militari.
Dal 6 al 30 aprile si tenne l’VIII censimento generale: il Comune fu suddiviso in 13 circoscrizioni censite da 11 incaricati. L’ufficio comunale del censimento era costituito da Bortolotto Antonio, dal cavalier Cuppini Renato, dal geometra Deon Giuseppe, da Fagherazzi Umberto e dall’ingegner Schiavo Ivone. Il quale era contento perché il 21 aprile il Genio Civile approvava il suo progetto per le due scuole. La delibera n.° 363 del 2 maggio 1936 trattò perciò della contrattazione del mutuo per costruzione edificio scolastico di Millepertiche e Trezze. La successiva, dello stesso giorno, di un contributo di 100 lire ai militi della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale.

L’impero

Il 7 maggio 1936 Mussolini riceveva dal re Vittorio Emanuele III la Gran Croce dell’ordine militare di Savoia, per l’esito della guerra in Etiopia. Due giorni dopo si arrendevano le truppe abissine, Hailé Selassié fuggiva in Inghilterra. Tutti i giovani del Comune, in particolare quelli dai sedici ai diciannove anni impegnati al premilitare, erano stati tutti convocati presso il municipio di Musile per ascoltar la voce di Mussolini che annunciava la fine della guerra e la nascita dell’Impero dell’Africa Orientale: «Levate in alto, o legionari, le insegne, il ferro e i cuori a salutare, dopo quindici secoli, la riapparizione dell’impero sui colli fatali di Roma». Vittorio Emanuele III assumeva il titolo di “Imperatore d’Etiopia”. La Società delle Nazioni rinnovava le sanzioni contro l’Italia.

Il 25 maggio la Prefettura comunicava al podestà che l’On. Ministero dell’educazione Nazionale aveva autorizzato l’intitolazione al nome di “S.A.R. la Principessa Maria di Savoia” dell’edificio scolastico in località Fossetta. Lo stesso giorno il podestà concedeva il premio di nuzialità a Bianco Luigi. Cinque giorni dopo lo concedeva a Bertocco Ferruccio.
Una volta deciso e approvato il nome dell’ultima scuola del Comune rimasta in sospeso, il podestà poteva incaricare il pittore Gino Rossi di scrivere le intitolazioni in facciata e questi, tra fine maggio e i primi gironi di giugno, eseguì le scritte sulle facciate delle scuole di Fossetta, Croce e Musile:

SCUOLA ELEMENTARE PRIN. MARIA PIA DI SAVOIA
SCUOLA ELEMENTARE CAP. TITO ACERBO MED. D’ORO
SCUOLA ELEMENTARE VITTORIO EMANUELE II

chiedendo rispettivamente 40, 40 e 30 lire per ciascuna scritta.

Don Natale consegnava le carte per la costruzione della chiesa delle Millepertiche in Comune Illmo Sig. Segretario di Musile di Piave per Ill.mo Podestà Accompagno a V. O. S. il disegno della chiesa succursale erigenda alle Millepertiche, con N. 9 documenti allegati, con preghiera di rilasciarmi ricevuta. Ringraziando con dist. ossequi Croce di Piave 10 Giugno 1936 XIX Dev. paroco Dn Natale Simionato

Il giorno dopo, Bimbi, ricevuta la copia del progetto, provvide a passare al geometra Rizzo di San Donà, come espressamente indicatogli da Monsignor Saretta. Quindi trasmise anche all’arciprete di San Donà copia dei documenti, avvertendolo di aver obbedito alle richieste, e aggiunse: “poiché il Tecnico progettista Prof. Achille Vettorazzo con lettera 24 febbraio p.p. allegata, proporrebbe una modificazione al progetto, così mi permetto di richiamare su ciò l’attenzione di V. S. Rev.ma per vedere se non sia il caso di interpellare il progettista stesso”.

Il 15 giugno Giovanni Agnelli presentava al pubblico italiano la Topolino, utilitaria della FIAT. C’era di che essere euforici dell’industria automobilistica italiana.

Il professor Umberto Martina aveva completato la pala della Madonna del Carmine: sullo sfondo, in alto, confuso in una nube rossa, s’intravedeva il Padre Eterno, con sguardo mallevadore delle promesse fatte da Maria a coloro che avessero indossato il vestitino carmelitano.

E mentre in parrocchia, in particolare tra i membri della Confraternita del Carmine, si accendeva l’entusiasmo per l’inaugurazione della pala, l’animo di tutti era attraversato dalla mestizia per la notizia della

Morte del vescovo Longhin

Il 26 giugno 1936, dopo 32 anni di vescovado e una lunga malattia sopportata con straordinaria fede, era morto a Treviso l’arcivescovo Monsignor Andrea Giacinto Longhin. Si era ammalato ancora ad ottobre e aveva smesso di dire messa in febbraio, sopportando con fede e pazienza il calvario della sofferenza. I funerali imponenti si tennero il 30 giugno, con l’unisono corale commento: «Era proprio un santo».

Lontano dall’Italia, a Tripoli di Libia, Chechi Granzotto, muratore come il padre Primo, colà emigrato nei mesi precedenti per dirigere una squadra di lavoro che costruiva strade, era stato raggiunto dalla famiglia.

[foto]
Tripoli, 2 luglio 1936: l’Elisa Granzotto con i tre figli
Giannino di otto, Clementina di sei e Alma di quattro anni

Al Lazzaretto, il comitato per le opere assistenza aveva attivato la colonia solare, un campo sopra il quale erano state distese alcune carrettate di sabbia. Il campo divenne la “spiaggia” dei bambini in particolare di quelli poveri, che lì combattevano rachitismo e fame: sulla collinetta di sabbia lasciata nel mezzo i bambini costruivano i loro castelli e scavarono le loro buche e, particolare non secondario, a mezzogiorno ricevevano almeno un piatto di cibo caldo; dalle pentole che bollivano sul fuoco dalla mattina le donne del comitato raccoglievano mestoli di minestra e verze, soprattutto verze, “oh ma quante verze, c’era ovunque odore di verze!”

Mentre don Ferruccio si occupava dei giovani...


Don Ferruccio nei campi con alcuni giovani del paese. Alla sua destra Angelo Venturato.
(foto di Michele Venturato)

... don Natale era preso dalla necessità di raccogliere i soldi per la chiesa di Millepertiche Ill.mo Sig. Podestà di Musile di Piave Mons. L. Saretta desidera, quanto prima, interpellare le ditte maggiori di Croce nei riguardi della Chiesa succursale erigenda alle Millepertiche. Pertanto spedisco a V. S. Ill.ma l’elenco dei Proprietari principali, perché V.O.S. voglia compiacersi d’invitarli coi loro rispettivi coloni o mezzadri in cotesto On. Municipio e prender atto delle loro adesioni al progetto importantissimo e urgente della chiesa. Subito che V. S. Ill.ma sarà in grado di poter fissare il giorno e l’ora dell’adunanza, sarà mia premura di avvertire il Rev.mo Monsignore. Co’ più vivi ringraziamenti e dist. ossequi mi raffermo Croce di Musile di P. 7 Luglio 1936. XIV. Dev.mo paroco Dn Natale Simionato Elenco dei Proprietari principali 1. Gioia Cav. Riccardo fu Giuseppe, presidente del Consorzio Bonifica 2. Amadio Tranquillo di Giovanni e figli 3. Bizzaro Nicola fu Giovanni 4. Sig. Angelo Gnes, agente della Nob. Bar. de Sandro [sic] Co di Buccini 5. Sig. Antonio Gnes agente della Nob. Bar. Manfredi de Blasiis 6. Sig. Cuppini Renato in Co. De Concina 7. Caberlotto Cav. Antonio S. Michele Quarto 8. Caberlotto Giovanni e Alessandro fu Antonio 9. Fiorazzo Comm. Vittorio fu Giulio 10. Giabardo Giuseppe fu Luigi (Fossalta) 11. Opera Nazionale de Combattenti (Ettari 267, frazionati) 12. Peretti Attilio fu Luigi (S. Donà) 13. Sig. Zilio Tomaso, agente Co. Elena Prina 14. Stocchino Dott. Raimondo. 16. Sig. G. Deon, fittanziere di Zadra Maria e Zadra Arigo 17. Sig. Tozzato Antonio, gastaldo del Sig. Pellegrini Giuseppe e figli, e del Comm. Fiorazzo 18. Sig. Perolo Antonio e mezzadro Carrer Giuseppe Un’altra mano, probabilmente quella di don Ferruccio in base alla calligrafia, aggiunse sotto altri nomi 19. Parroco di Musile 20. Segretario del Fascio 21. Parroco di Croce 22. Cappellano 23. Guseo Eliseo 24. Bassetto Augusto 25. Bucchetti Francesco 26. Monsignor Saretta 27. D. Arduino 28. Bortolas Pietro 29. Pescara Benvenuto 30. Forcolin Giovanni 31. Damo Guglielmo 32. Giacomini Guglielmo

Il podestà fissò la riunione per la sera del 10 in Ufficio Municipale. Il signor Antonio Gnes e il signor Giuseppe Deon inviarono lettere di scuse: non potevano essere presenti in quanto impegnati con la trebbiatura del frumento. Erano presenti il podestà, monsignor Saretta, don Tisato, Damo Guglielmo, Forcolin Giovanni, Carrer Renato, don Ferruccio e don Natale, Peretti Attilio, il dottor Arduino, Buchetti Francesco, Pescara Benvenuto, Fagherazzi Umberto Segretario del Fascio, il cav. Cuppini Renato e Bortolan Pietro, ossia molti della seconda parte della lista e assai pochi dei veri possidenti.

Scopo della riunione è la creazione di un Comitato 
per la costruzione di una Chiesa in località Millepertiche.
Dopo avvenuti scambi di parola, i presenti hanno deciso 
di nominare a far parte del Comitato i Signori: 
1.	Monsignor Saretta in qualità di Presidente
2.	Podestà di Musile di Piave	Vicepresidente
3.	Dussin Don Ferruccio		Membro e Segretario
4.	Forcolin Giovanni
5.	Pivetta Massimo
6.	Ruzzene Giacomo
7.	Zoccoletto Augusto
8.	Tegon Giovanni
9.	Mariuzzo Giuseppe
10.	Pescara Benvenuto
Elegge inoltre un Comitato d’onore nelle persone dei Signori
1.	Gioia Cav. Riccardo
2.	Bizzaro Nicola
3.	Baronessa De Sangro rappr. da Angelo Gnes
4.	Baronessa Manfredi rappr. da Antonio Gnes
5.	Caberlotto Cav. Antonio
6.	Contessa Prina rappres. da Zilio Tommaso
7.	Stocchino Dr Raimondo
8.	Deon Geom. Giuseppe
9.	Tozzato Antonio (Pellegrini e Fiorazzo)
10.	Fagherazzi Umberto
11.	Cupini Cav. Renato


Giunse finalmente il giorno dell’inaugurazione dell’altare della Madonna del Carmine: non sappiamo quando fu esattamente ma immaginiamo che coincidesse con la festa omonima. Per l’occasione don Natale aveva ricostruito la storia dell’eroe aprutino e alla cerimonia, dato che si trattava di onorare anche un soldato, partecipò un picchetto della milizia fascista. Ma la commistione di sacro e profano non portò bene: quando, al momento di togliere il drappo che ricopriva il quadro, il picchetto fece il presentat-arm, a uno dei soldati scivolò di mano il moschetto e ai bambini scappò un sorriso ma nessuno dei presenti s’azzardò a ridere. Il soldato maldestro, come da istruzione, rimase immobile fino alla fine del movimento, poi raccolse l’arma. Il ridicolo aveva però spitturato un poco la pompa fascista.
L’episodio sopra mi è stato restituito da Cesare Davanzo.
Per ricordare la donatrice – e l’ormai onnipresente impegno fascista – fu collocata sulla parete della navatella la seguente lapide

MEMORIAE ET NOMINI TITI ACERBO HEROIS OB FULGIDAM PRO PATRIA MORTEM AD FLUMEN SACRUM ITALIAE AUREO DECORATI NUMISMATE MATER PIISSIMA MARIA ANNA DE PASQUALE ACERBO HOC ALTARE ERIGENDO CURAVIT - MCMXXVI XIV FASCIBUS RECEPTIS

Don Natale, dal canto suo, provvedeva a mettere da parte tutti i soldi che riusciva a racimolare per l’erigenda chiesa di Millepertiche.

Venuti a sapere che una chiesa stava per essere costruita in località Millepertiche, alla curva della strada, gli abitanti delle Trezze ebbero da ridire e reclamarono una chiesa anche per loro. Musile di Piave, 15/LUGLIO 1936 – XIV° ALLA REVEDENTISSIMA CURIA VESCOLE DI TREVISO e per conoscenza A S.E. IL PREFETTO VENEZIA ILL. SIG.PODESTA’ di MUSILE DI PIAVE ECCELLENZA ! I sottoscritti abitanti di MUSILE DI PIAVE (Venezia) località Pallude ex Donà delle Rose centro TREZZE, rivolgono rispettosa domanda all’Eccellenza Vostra onde ottenere venga costruita una Chiesa nella nuova Bonifica delle TREZZE. I sottoscritti fanno presente che detta bonifica è stata spezzata in tante piccole proprietà ed abitata da numerose famiglie circa 45 da mutilati ed ex combattenti ed altre famiglie vengono ad abitarvi. E' già stato approvato di istituire una scuola elementare che funzionerà per l’anno scolastico 1936=1937. La distanza che ci separa da altri centri e specialmente dalla Chiesa è di km. otto circa con grave abbandono all’educazione religiosa dei nostri figli e pure noi della S.Messa. Abbiamo avuto tante promesse che al più presto sarebbe stato provveduto per la costruzione della tanto desiderata Chiesa,mentre invece adesso abbiamo saputo che la Chiesa verrebbe costruita in località Millepertiche, molto distante dal nostro Centro e vicina a quella di Camalipiero di Km.2 della Parrocchia di Croce da una parte e quella dell’Oratorio di Lazzaretto dall’altra, progetto già in via di approvazione con la medesima distanza di circa km.2 dalla Parrocchia di Musile. Pertanto in considerazioni di quanto sopra preghiamo vivamente la S.V.E. voler compiacersi disporre un sopralluogo per constatare la verità. Fiduciosi del favorevole interessamento di V.E. i sottoscritti porgono sentite grazie ed ossequi. DEVOTISSIMI: I Cappi Familia Damo Luigi Tonello Oreste Cornacchia Vittorio Doratiotto Antonio Rizza Narciso Mazzotto Eugenio Ervas Costante Miotto Ruggero Trevisan Pietro Donadel Pietro Grosso Giuseppe Tuffina Augusto Ros Angelo Zaffalon Napoleone Piovesan Giuseppe Urban Antonio De Faveri Giuseppe Rosada Giovani Serafin Giovani Rivaletto Amedeo Guera Luiggi Furlan Giuseppe Dall’Acqua Amedeo Luigi Perissinotto Giovanni Zanchetta Luigi + Cibin Giosuè + Ormenese Antonio + Carrer Carlo Ceriti Antonio Benetti Masimiliano Agostinetto Giovani Mazzon Emilio Barbassa Giovani Lamon Giovani Perocco Luigi Camillo Giovanni Mazzon Francesco Tonon Emilio Urban Giovanni Dolce Egidio Biacotto Aurelio Mazzon Girolamo + Passarella Francesco Viotto Ampelio Zamuner Giuseppe Sgolon Attilio Dalturco Luiggi Salgarella Girolamo Roiter Giovanni Fascina Augusto Brincoletto Giuseppe

Il 15 luglio la Società delle Nazioni abrogava le sanzioni contro l’Italia, che avevano avuto come principale effetto di avvicinare l’Italia alla Germania (oltre che di sviluppare l’inventiva e il genio italico per le soluzioni di emergenza). Il 16 luglio l’ammutinamento delle truppe spagnole di stanza in Marocco, guidate dal generale Francisco Franco, dava il via alla Guerra civile spagnola.

Due multe a due agricoltori per la protrazione d’orario ingiustificato nell’esercizio di vendita vino alla Frasca. “L’anno millenovecentotrentasei 19 luglio alle ore 22,45 il sottoscritto D’Andrea Giovanni di Innocente Guardia Municipale trovandosi nell’esercizio delle sue funzioni e di servizio in via Croce di questo capoluogo, vestito in uniforme, ha elevato contravvenzione al Sig. Bergamo Giuseppe, avendo personalmente accertato che il medesimo violava il disposto della licenza debitamente rilasciata dall’illustrissimo Sig. Podestà di Musile di Piave, perché mentre tale licenza stabilisce la chiusura di detto esercizio alle ore 21, questo distribuiva bevande di vino a richiesta dei presenti alle ore 22,50. Perciò dichiaro io sottoscritto di aver dichiarato in contravvenzione il medesimo, invitandolo a comparire entro interine di 15 giorni dinanzi all’illustrissimo Sig. Podestà per la Conciliazione, avvertendolo che in mancanza di ciò il presente verbale verrà trasmesso al Sig. Pretore per il procedimento penale.” Venti minuti dopo, nel suo giro in uniforme, la guardia colse in fallo anche Montagner Francesco “fu Giovanni e fu Mariuzzo Antonia, nato a Musile li 16 maggio 1866”. Uguale verbale e uguale multa.

Il 31 luglio i primi premi di natalità furono consegnati a Rosin Antonio di Valentino, a Sforzin Pietro fu Antonio, a Bettin Giovanni fu Luigi, a Roiter Attilio fu Antonio, a Peruzzo Dante fu Domenico: 200 lire a testa. E furono accordati altri due premi di nuzialità: a Grosso Giuseppe di Nicolò e a Fuser Federico di Giovanni: 500 lire.

Un falegname. Scopriamo l’esistenza di un falegname che operava a Croce: Buchetti Francesco, che già abbiamo incontrato nelle riunioni per raccogliere fondi per la chiesa di Millepertiche; l’11 agosto egli dichiarò di avere fornito al Comune mobili per conto dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia di Musile: una cartelliera doppia a rullo £. 250 e un tavolino a due piani £. 40; totale £. 290 (e liquidate £. 280). Il suo laboratorio di falegnameria si trovava vicino alla casa di Alessio e della Ida Maschio, sul lato sud di via Croce, press’a poco all’altezza… [Pianta di via Croce] Case di Croce: … ma forse è opportuno partire dal “bar del Casello”, gestito dalla “Marietta” Franzin, vedova Falcier, che lo gestiva in compagnia del figlio. Da lei si comprava il pane, e i bussolai. Sul lato sud prima era la baracca dei Cantarutti (lui era farmacista, Zambon, ed era il secondo marito di lei, una tipa ciarliera che si fermava a chiacchierare con tutti gli uomini che passavano di là e perciò si diceva che avesse l’amante), poi c’era il bel villino rosso della maestra Berton e del suo amato maritino “Memi” Granzotto; quindi c’era la casa-rivendita di Alessio Maschio e della moglie Ida, che la domenica si portavano con il carretto all’angolo del “broeo” e vendeva carrube, dolcetti, straccaganasse e d’estate granite. Nella casa attaccata vivevano i genitori della Ida, i Saran, Bepi e Maria, con l’altra figlia, Marcella; veniva quindi il citato laboratorio di falegnameria di Francesco Buchetti, fratello della Beppa “Zanina”; poi era la casetta della signora Pina (Giuseppina) Bizzaro, la levatrice, e poi era la casa di Zanco che faceva il sarto, quindi quella di Lino Lorenzon, ultimo il laboratorio di sartoria di Zanco. Queste ultime erano tutte casette a quattro stanze su due piani, due sul fronte strada, due sul retro. Quindi era il villino rosso dove viveva la signora Tosca, moglie di Dino Vianello, coi figli Natale, (“Natalino”, da tutti chiamato Lino), e Ugo; con loro vivevano la madre della signora Tosca e un’amica della madre, la signora Mariuccia. Quindi c’erano la baracca dove il dottor Arduino metteva il cavallo e la carrozza, “el paeazz” dove il dottore viveva e le scuole, e dietro le scuole la baracca doppia dei Leonardi (che andò in Francia) e di Simonetto “el zabott, che gli voleva mezz’ora per parlare”, fratello del papà di Nino, e lavorava in ferrovia; quindi era la casa del Moro Lorenzon, la casa nuova di Angelo Guseo, la casa vecchia affittata ai Pecore… Sul lato destro della strada erano l’Agenzia di Cuppini e Gradenigo, la villa che il cavaliere s’era fatto costruire e, dietro, la casa del conte “Gino”; l’antica casa dei Fregonese che vendevano stoffe; la casa di Mascherin, vedovo della vecchia levatrice; la casa di Eugenio D’Andrea alias “Neno Pitana”, che formava una L con la casa di Scantamburlo; quindi c’era la baracca di Vallese, il vecchio era morto ; la casa di “Nanei Pitana” e della moglie “Bissa”; il bar di “Iseo Cosmo”; il suo magazzino; la casa di Primo Granzotto, la casa di Piero Campaner e di suo fratello …

Il 24 agosto Mussolini inviò in Spagna armi ed intere divisioni: c’erano Dino Vianello e Casonato con loro?
Il 1° agosto cominciavano le Olimpiadi di Berlino dove l’americano Jesse Owens compiva l’impresa di vincere 4 ori nell’atletica leggera, mentre Ondina Valla era la prima donna italiana a vincere un oro olimpico (80 m ostacoli). Il governo italiano approvava l’aumento salariale per i lavoratori dal 5 all’11% dovuto all’inflazione, mentre Stalin dava avvio al “Processo dei sedici” che avrebbe condannato a morte, tra gli altri, Zinoviev e Kamenev per complotto contro lo stato.

Don Natale prendeva confidenza con i nipoti Claudio Barsi e il fratello Bigì, che con lui già se la prendevano: un giorno gliela “la fecero” [=gli fecero uno scherzo]: tirarono degli spaghi piantati per terra nel brollo, e poi mollarono dei pitussi che si misero a piare. «Zio zio, ci sono i ladri…» gridarono, lo zio andò di corsa a vedere e s’ingamberò sugli spaghi e finì per terra… Ah, che ridere per i monelli! Rise anche lo zio settantenne, per il quale lo scherzo avrebbe potuto rivelarsi pericoloso. Ma lo zio voleva loro un gran bene. Ogni sera andava nella loro cameretta a vedere se avevano pregato .

La Curia era in gravi faccende affaccendata per la vacanza del vescovo seguita alla morte di Longhin. Il 29 agosto 1936 papa Pio XI faceva rientrare in Veneto come vescovo di Treviso, trasferendolo da Patti (in Sicilia), Monsignor Antonio Mantiero di Novoledo di Villaverla (Vicenza).

Negli giorni in cui don Ferruccio veniva trasferito a San Donà; a Croce giunse come Cappellano don Giovanni Basso . Di ventiquattr’anni, da poco ordinato prete, il nuovo cappellano era piccolino di statura, ma vivace e simpatico di modi, e si affezionò da subito ai nipoti del paroco: spesso se li portava via con lui; e bisognava saperli prendere! Don Natale era sempre impegnato con la costruzione della chiesa alle Millepertiche. Senza le Case Bianche il suo quartese si era senza impoverito e per quanto ne reclamasse la necessità, con le rendite attuali avrebbe faticato a mantenere due cappellani.

Sistemazione del cimitero

Il 19 settembre 1936 a seguito di una ispezione dell’Ispettore Infettivo avvenuta l’11 settembre, si rilevò la necessità di provvedere a una sistemazione del cimitero di Croce. Fu affidato all’ing. Ivone Schiavo il compito di presentare il fabbisogno degli adattamenti richiesti: “Per stabilire un piano occorre prima dare alla pianta del Cimitero una forma rettangolare e pertanto si rende necessaria l’occupazione ed incameramento di una piccola parte dell’attiguo Cimitero militare e precisamente al lato di ponente” scrive l’ingegnere.
Fu in quell’occasione che furono levati i morti e portati nei cimiteri militari di Fagarè e Redipuglia? O era già accaduto prima?

Passavano i militari, che andavano via cantando dopo aver lavorato tutto il giorno, avrò avuto dieci anni, forse più. Ricordo che si accedeva al cimitero militare da quello civile scendendo tre gradini. In mezzo al cimitero militare c’era la lampada tripode sopra una piramide di massi di roccia.
[ricordi di Marcello Fornasier, nato nel 1923]

Il 21 settembre Fagherazzi Umberto, presidente del Comitato opere assistenziali, riceveva altre 400 lire dal Comune quale contributo per l’anno 1936 per il funzionamento della colonia solare dopo le 4.000 già ricevute tra febbraio e aprile.

Riprendeva la scuola. Le maestre del centro erano la Tosca Saladini Vianello, la Lidia Guseo, “una che aveva la bacchetta facile”, e la Rosa Giacomini Silvestri; quelle della Fossetta l’Alice Collarin Treu e la Resi Ratti Dalla Bella.

Il 24 ottobre, a Berlino, il ministro degli Esteri italiano, Galeazzo Ciano, e l’omologo tedesco, Konstantin von Neurath, firmavano il Patto che Mussolini definirà “Asse Roma-Berlino”. L’Italia si preparava alla guerra? Forse no. Ma intanto anche i bambini e i ragazzetti del paese avevano cominciato a marciare.

Il sabato fascista. Qualcuno al bar di Eliseo di fronte diceva che era per fare i pagliacci con il moschetto di legno. Ma i bambini e le bambine erano orgogliosi delle divise che il Comune aveva passato loro: non bastavano per tutti ma per chi l’otteneva era il capo più bello che avesse in guardaroba, “l’altro era l’abito di tutti i giorni”. I fanciulli imparavano a marciare, per ben figurare nelle pubbliche manifestazioni: guidare una fila o un plotone era una soddisfazione; e il sentimento fascista penetrava naturalmente nelle coscienze dei ragazzi. L’inquadramento successivo in avanguardisti e giovani fascisti era la preparazione all’idealità della guerra. La ginnastica faceva comunque bene e perciò la si teneva anche tutte le mattine dietro la scuola: in inverno serviva da riscaldamento contro i rigori della temperatura delle aule.

Don Natale voleva bene ai ragazzetti, che lo ricambiavano; dimostrazione ne fu il successo che ebbe una colletta lanciata dalla maestra Saladini per fare un regalo al parroco in vista del compleanno, la vigilia di Natale:
Così ognuno di noi portò quello che era riuscito a racimolare, uno-due centesimi. Cinque lire riuscimmo a far su e gliele consegnammo. Era tutto commosso e lo disse anche durante la predica della messa di Natale: «Ho una corsa da dirvi di cui sono molto consolato: i bambini delle scuole mi hanno fatto gli auguri e hanno raccolto per me cinque lire. E io ne metterò altre cinque e compriamo pane per tutti i bambini». E in canonica giunse Giabardo da Fossalta, con tre ceste di pane, e furono distribuiti i panini insieme del latte a tutti i bambini, e si mise in mezzo ai bambini: «Più felice di me non è nessuno» disse don Natale.
[dai ricordi della Teresa Sgnaolin]

C’era aria di crisi economica. A corto di denaro, il Comitato pro Ecclesia per l’erigenda chiesa di Millepertiche era stato costretto a interrompere i lavori. Lungo la via Bosco veniva ad abitare la famiglia di Luigi Perissinotto, che già aveva 11 figli, le prime tre femmine poi di fila otto maschi; e adesso la Maria era ancora incinta, al settimo mese. Non ho scoperto se vi fosse anche Luigi tra i 16 padri di famiglia che il 24 dicembre ricevettero il premio di natalità. Il 31 dicembre 1936, con delibera n.° 428, veniva “collocato a riposo il Custode del Cimitero di Croce Sig. Giuseppe Granzotto a partire dal 1° gennaio 37, tributando al medesimo gli atti di riconoscenza di questa Amministrazione pel servizio pubblico prestato lodevolmente per tanti anni”.

Per una trattazione completa dell’argomento vedi
CARLO DARIOL - Storia di Croce Vol. 2 - DON NADAL, EL PAROCO DE CROSE
Edizioni del Cubo, 2016

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