HISTORIA: dal 1933 al 1937 Torna alla pagina iniziale di Croce HISTORIA: dal 1940 al 1945

HISTORIA de CROSE
dal 1937 al 1940



Crescita e dimezzamento della parrocchia

1937

Il 5 gennaio la guardia Giovanni D’Andrea, che aveva avuto l’ottavo figlio, una bambina, chiese al podestà il premio di natalità, “avendo egli a carico otto figli, sette dei quali minorenni”. Il Comune, che non aveva stanziato nessuna somma per i premi di natalità e nuzialità per i dipendenti comunali, ritenuto “d’altra parte opportuno seguire le direttive del Governo Nazionale per la battaglia demografica”, deliberò di accordargli un premio di lire 200.
Il 9 gennaio il Comune pagò al Fascio di Musile di Piave lire 2.000 quale acconto per l’anno in corso.

Il 12 febbraio, nella reggia di Napoli, nacque Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Gennaro Maria di Savoia e il giorno successivo le maestre di Croce, come la gran parte delle maestre d’Italia, entrarono in classe e dettarono alla lavagna “È nato l’erede al trono, il Principe di Venezia”. Lui sì che era fortunato; e ricco, anche di nomi.
Le maestre della Fossetta, invece, erano alle prese col problema della mancanza d’acqua, e perciò si risolsero di scrivere al podestà:

18/2/37 XV

Il mese scorso le inviammo preghiera di voler sollecitare a chi di dovere la costruzione di una pompa dell’acqua alla scuola di Fossetta. … Lei può immaginare come siano le condizioni… Poiché ancora […]
nuovamente La preghiamo di interessarsi.
Alice Collarin
Treu Resy Ratti

Qualcuno dalla nascita dell’erede al trono ci guadagnò qualcosa: per celebrare la nascita di Vittorio Emanuele, erede al trono d’Italia e principe di Venezia, cento bambini nati nella provincia di Venezia tra il 12 e il 19 del mese furono battezzati insieme e ricevettero in dono corredo e culla.
Il 5 marzo il podestà consegnò a Fagherazzi Umberto, presidente dell’Opera Assistenza del Comune di Musile la somma di lire 200 per l’organizzazione della pesca di beneficenza.
Il 6 marzo ’37 il podestà, finalmente toccato dalle parole delle maestre, deliberò la costruzione di un pozzo artesiano in località Fossetta [delibera n.° 14].
L’8 marzo il Gran Consiglio del Fascismo decretava l’obbligatorietà dell’iscrizione al PNF da parte di tutti i dipendenti dello Stato. Un documento dell’archivio di Musile dimostra che a quella data tutte i maestri e le maestre del capoluogo, del Lazzaretto e di Castaldia erano iscritti al partito fascista almeno dal 1926, qualcuno solo dal 1936. Nel documento risultano mancanti le date dell’(eventuale) iscrizione delle maestre di Croce e della Fossetta, ma possiamo immaginare, con buona probabilità, che anche per queste ultime l’iscrizione al P.N.F. fossa cosa più che acquisita. La maestra Tosca vi era sicuramente iscritta, e qualche vantaggio all’iscrizione doveva tornare anche per coloro che non erano dipendenti dello Stato se ella continuava a insistere con l’amica Elisa Guseo: «Isetta, perché non si iscrive anche lei al Partito fascista, così le regalano la semola?» L’Elisa rispondeva di no, che tanto gliel’avrebbero regalata lo stesso, ma di quando in quando la Tosca tornava ad insistere. La maestra Tosca era fascista così come era religiosissima. Don Natale se la vedeva sempre arrivare in chiesa in compagnia della Fosca Guseo, un’altra religiosissima, che quando si andava a confessare aveva così tanti peccati che il paroco finiva per interromperla: «Te go dito basta… basta, basta» e batteva perfino il piede in terra. Per la maestra Saladini la religione fascista e quella cattolica coincidevano.

Pio XI il 14 marzo, con l’enciclica “Mit brennender Sorge”, condannava il nazismo ma nulla diceva del fascismo.
Il 18 marzo, nella guerra civile spagnola, i legionari italiani venivano sconfitti dai repubblicani e antifascisti, sempre italiani, del “Battaglione Garibaldi” nella battaglia di Guadalajara. L’opposizione al Fascismo sembrava possibile solo dall’estero. In patria il Governo nazionale, in particolare dopo la conquista dell’Etiopia, godeva di ampie simpatie.

La radio a scuola. La fabbrica del consenso aveva imposto la diffusione della Radio e obbligato le sei ditte nazionali costruttrici a mettere in commercio, apposta per le scuola, la radio “Balilla” al prezzo politico di 300 lire, quando un apparecchio normale costava cinque-sei volte tanto. Tutte le scuole furono tenute ad acquistarla e l’amministrazione centrale teneva il registro delle scuole che l’avevano e di quelle che non l’avevano. A Musile si era stati solerti: le scuole del centro erano dotate di una radio già da due anni. A Croce invece ancora mancava.

Croce 18 – 3 – 1937 XV

Egregio Podestà
per ordine superiore, che certamente le sarà noto, dobbiamo dotare la suola di una radio, perciò ci rivolgiamo a lei perché voglia contribuire all’acquisto di un sussidio tanto utile all’insegnamento. Ci rivolgiamo a lei anche per consiglio di nostri superiori, così come ci siamo rivolte al Segretario del fascio che ha promesso di aiutarci.
La preghiamo anche a volerci mandare un operaio a riparare la rete che chiude il cortile della scuola e che è stata nuovamente rotta.

Infiniti ringraziamenti. Distinti ossequi

Le maestre di Croce.

Le maestre della Fossetta vedevano con soddisfazione cominciare i lavori di costruzione del pozzo. La maestra delle Millepertiche Laura Martellini comunicò al podestà che l’orto della scuola era completato: sei giorni vi aveva lavorato l’operaio, Pietro D’Andrea, per costruire la recinzione di legno. La maestra pregava “per ultimo di provvedere a inviarci una serratura completa per il cancello, al fine che l’orto non potesse essere visitato da estranei. Con molta stima, distinti saluti fascisti”.

Il 19 marzo, con l’enciclica “Divini Redemptoris” il Papa condannava anche il comunismo.

Il 27 marzo ’37 il Comune decideva la terebrazione di altri due pozzi artesiani in località Millepertiche e Trezze. Il podestà chiedeva al prefetto che i lavori fossero appaltati alla ditta Fava Alessandro [delibera n.° 17]. Lo stesso giorno il Comune concedeva un contributo di lire 150 al Segretario del Fascio Fagherazzi Umberto per l’acquisto di un apparecchio radio destinato al centro scolastico di Croce [delibera n.° 20]. Il contributo comunale fu quasi obbligato “dato che è vivamente raccomandato a scopo istruttivo e che il raccolto di oblazioni non è sufficiente a coprire le spese…” e “considerato che in quello del centro si era provveduto fin dal 1935”.

Alla Fossetta le maestre ringraziavano per il pozzo ormai completato. Mancava solo il collegamento coi tubi fino alla scuola:

8/4/37 Gentile Signor Podestà

La ringrazio vivamente per il suo interessamento per la costruzione del pozzo artesiano nella Scuola della Fossetta. Scolari e famiglie risentiranno presto il grande vantaggio d’aver l’acqua potabile nella loro località d’abitazione. Sono ancora a pregare d’un favore: di sollecitare l’incaricato che deve costruire la porta di comunicazione nell’abitazione delle scuole.

Alice Treu Collarin

Morte dell’eroe Dino Vianello. Con la radio a scuola le notizie, almeno quelle volute dal Regime, sarebbero arrivavano più in fretta, così come già arrivavano a Musile: la storia con la ‘S’ maiuscola sarebbe stata a portata di mano. Ma, radio o non radio, la grande storia bussò alle porte del paese quando portò la notizia che il marito della maestra Saladini, l’ex applicato comunale Dino Vianello, che era stato sospeso dal Comune per malversazione, e che per riscattare la propria reputazione era partito volontario per la guerra di Spagna nelle file fasciste, era morto in combattimento, sul Guadalquivir.
Il sabato successivo, al premilitare, al campo sportivo di Musile presso la curva di via Sicher, il centurione Pietro Lucchetta elogiò davanti a tutti i ragazzi la figura del volontario Vianello, morto da eroe.
Don Natale portò le sue condoglianze alla vedova Saladini, addolorato per la disgrazia, senza entrare in questioni politiche, altrimenti avrebbe dovuto ripetere che la guerra era roba da àseni. Ma, pur essendo una donna devota, la maestra Saladini, non intratteneva grandi rapporti con il paroco.

Don Natale, consapevole che la sua missione era d’occuparsi soprattutto dei più poveri, continuava a percorrere le strade della parrocchia a piedi oppure col serét, una carrozza a due posti, col tetto a fisarmonica, decappottabile, trainato dal cavallo nero. Ai poveri non chiedeva soldi ma di contribuire in opere.

Per far procedere i lavori della chiesa delle Millepertiche aveva comprato dieci maialini e li aveva fatti quindi “girare” per le famiglie di contadini, ciascuno per dieci giorni ospite di una famiglia diversa. E quando i maiali furono diventati adulti li aveva venduti e comprato le pietre. Dove le comprò? A Quarto d’Altino, probabilmente. Da lì le pietre giunsero col burchio lungo la Fossetta fino alla strada delle Millepertiche, poi furono trasportate con carri e buoi fino alla curva delle Millepertiche. Tutti i paesani prestarono opere gratuitamente, chi a far trasporti, chi a far malte, chi a metter giù pietre. Per le necessità ordinarie sue personali e della parrocchia, che poi erano quelle dei parrocchiani più poveri, aveva bisogno di tutti; e chiamava tutti a contribuire; quando capitava nelle case dove si stava un poco meglio, sfregava in aria il pollice con l’indice e diceva a mezza voce: “… Keki…”, e l’allusione era chiara: “offerte”. A uno chiedeva della farina per il pane, all’altro una zucca che aveva visto nel campo e per la quale andava matto, a colui che aveva il forno portava la farina che un altro gli aveva donato perché ne facesse pane e lo cocesse; oppure mandava il sacrestano tuttofare a farsi donare un po’ di questo, un po’ di quello, della verdura, un carretto di bietole per il maiale. La parola d’ordine del sacrestano era “... pa’l piovan”, e al piovan nulla si rifiutava. Ognuno contribuiva in base alle sue capacità di reddito o produzione. Ma v’era una zona del paese dove egli riusciva a raccogliere poco o nulla, anzi dove la sua carità doveva manifestarsi più sovente: era il tratto di via Croce tra la ferrovia e la Triestina, che veniva chiamata “Càe de fèro” perché i suoi abitanti erano quasi tutti comunisti, e i comunisti stavano in Russia, da dove giungeva il ferro. Qualcuno, senza ricorrere a metafore troppo ingegnose chiamava la zona direttamente “Russia”. Vivevano quasi tutti nelle baracche posizionate lì alla fine della I Guerra Mondiale.

Gli abitanti della Càe erano per lo più poveri e vivevano arrangiandosi come potevano. Erano comunisti perché non potevano essere altro. Era don Natale a portar loro qualcosa quando non avevano da mangiare. Quando qualcuna delle donne della “Cae de fero” aveva appena partorito e non aveva nessuno che le portasse da mangiare era don Natale che le portava un po’ di brodo con del pane, fatto preparare in canonica.

Quando poi passava davanti a bar di Achille e Alberico Davanzo, che coagulava attorno a sé i poveri cristi della Càe, che non venivano mai a messa e che lì giocavano “aea bureèra”, cioè alle bocce, e bestemmiavano continuamente, ché senza bestemmia il discorso non gli filerebbe nemmeno per dire che hanno sete, e ai quali la bestemmia serviva anche per raddrizzare il tiro della boccia, dava di sprone alla cavallina e urla «Gìe gìe… Gìe gìe, cavaìna, che qua é Satana… é Satana!» Lo gridava a voce alta perché sentissero, ma il rimprovero del parroco era il segnale che s’interessava di loro. «Bondì, sior piovan» gli rispondevano i poveracci a voce alta, cercando di non farsi scappare un’altra bestemmia, perché anche se non andavano a messa in fondo avevano una grande stima di lui, che li aiutava tutte le volte che avevano bisogno.
Di quel raccoglieva nella sua questua don Natale si concedeva poco o nulla. “Ama mangiare” dicevano, “e in gran quantità”, ed era vero, ma s’accontentava di minestra di fagioli e polenta, di quel che gli offrivano.

Salute e forza di don Natale.

[Dai ricordi di Marcello Fornasier]
Mangiava tanto perché fisicamente era ancora forte, come un toro, come era sempre stato: un giorno che tre ragazzi non riuscivano a spingere la “botte da 7” (da sette ettolitri) su per le paradore, per caricarla sul carro, «Curi, curi, tiréve in parte! – comandò – No sé boni voialtri de far sto lavoro». E voltate le spalle alla botte, con la schiena la spinse da solo sopra il carro.
Non ricordo che don Natale abbia mai avuto problemi di salute, mangiava come un lupo e stava bene. E aveva una forza... Una volta Piero Campaner finì nel fosso che allora era davanti a chiesa, con musso e caretto. «Cossa gatu fato? Cossa gatu fato?» gli chiese don Natale che passò poco di là. «…#…u…e… @…u… #….» si lamentava Piero, che a fatica si stava rimettendo in piedi. «Beh daì, te juto mi, te juto mi», lo rincuorò il prete e, afferrato il carretto per una brenna e il musso per una spalla, tirò su tutto, carretto e musso.
Vi è poi un altro episodio da raccontare. Noi Fornasier tagliavamo le gaggie in grava, nelle chiusura che lavoravamo per il prete, e le portavamo qui; di alcuni tronchi si facevano pali per le viti che poi usavamo sempre noi in grava, gli altri li lasciavamo qua in canonica che poi veniva qualcuno a farne legna per il fogher. I tre o quattro che dovevano dargli una mano per scaricare il carro si mettevano tutti dalla stessa parte, con la spalla sotto il carro e lo alzavano fino a rovesciane il carico. Un giorno i tre “aiutanti” si misero d’accordo di far solo finta di alzare il carro e lasciarono a lui tutta la fatica; e lui ugualmente, con più fatica del solito ma con uguale risultato, alzò il carro da solo e ne rovesciò il contenuto. Aveva una forza… Sarà stato 1,75 una bella altezza.
Per sé aveva un unico vizio, peraltro diffusissimo a quel tempo: il tabacco, che consumava mettendolo nel naso. Per questo odorava sempre di tabacco. «Vame cior un fià de “Macuba” da Iseo Cosmo» diceva a qualche ragazzo quando l’aveva finito. Marcello Fornasier ricorda che il piovan lo mandava a prendere “Macuba” e “scaietta” «e te ghe dise al sior Iseo che pal nono el te mete insieme un fià de zilio…» Il nono era don Natale, lo sapevano tutti, ma che aroma era lo zilio?
I più delicati d’olfatto cercavano di stargli lontani ma c’erano dei momenti in cui al paroco bisognava avvicinarsi: al momento della confessione.
Quando era nel confesso (nel confessionale) per fortuna gli si stava ad una certa distanza e si riusciva a resistere; ma quando, per confessarci, ci chiamava, soprattutto noi bambini, in sacrestia, era una fatica controllarsi perché ci faceva mettere in ginocchio tra le sue gambe, appoggiati alla sua tonaca, e mentre ci accarezzava sulla testa ci ammorbava col suo fiato. Ma nessuno si lamentava di queste cose. Ancor oggi i vecchi hanno pudore a ricordare queste cose... di un prete! Non è difficile pensare che allora fosse ritenuta giusta punizione per i peccati commessi dover sopportare il fiato tabaccoso del prete.
In confessionale con i più mascalzoncelli don Natale aveva talvolta modi spicci, perché leggeva nelle loro anime: «Su, dime tuto»; e se quello s’ostinava a ripetere «No ho fat gnente...» era capace di uscire dal confessionale e di prendere il monello per un orecchio: «No, ti te ga fato... Perciò dime tuto» e non mollava finché non otteneva una confessione piena e sincera.
Quando si faceva serio incuteva terrore nei fanciulli; una volta, Giannino Granzotto scappò fuori del confessionale e della chiesa, spaventato dalla minaccia del castigo divino per le sue malefatte, e calcandosi il berretto sulla testa quasi a proteggersi dai fulmini divini, tanto l’aveva spaventato don Natale. Del resto Giannino era uno che si divertiva a cantare con gli amichetti canzonacce con le parolacce da grandi, tipo “cojoni” e simili, vicino al monumento; e con lui c’erano non solo Toni Leonardi ma... ebbene sì, lo stesso nipote del paroco, Bigì, che stava prendendo fin troppo confidenza con il paese.

Decorazione e arredi della chiesa. Da quando era stata terminata nel ’25, la chiesa era diventata un salotto. Due balaustre laterali e un cancelletto mediano in ottone separavano il presbiterio dalla navata. Sopra l’altare c’era una specie di corona. Dall’arco che divideva la navata dal presbiterio pendeva un grandioso lampadario. “Aveva un che di riposante” ha detto qualcuno degli intervistati. Certamente, rispetto alla buia chiesa voluta da Chimenton a Musile, quella di Croce era più luminosa, quasi più allegra.
Don Natale predicava stando di lato all’altare oppure dal pulpito addossato al muro del lato sinistro, tra l’attuale battistero e l’altare della Madonna nel vano del quale c’è ancora la porta di accesso alle antiche scale.

Sulla parte opposta c’èun secondo pulpito in legno, appoggiato al pavimento. Era più basso e veniva chiamato “la tina” perché assomigliava appunto ad una tinozza. Vi si accedeva tramite tre gradini di legno.

Alle spalle dei fedeli, appoggiato alla controfacciata della chiesa, sopra la porta d’ingresso, era stato da poco rimesso l’organo, su di un baldacchino con le colonne in legno; non era molto grande, quello che la parrocchia poteva permettersi; al baldacchino l’organista e coristi accedevano mediante la scala in legno situata nel primo vano di destra dove oggi c’è il confessionario [il confessionale]; l’organo lo suonava “Chechi” (Francesco) Camin (1902-1971), sempre a lui, a tutte le messe; un aiutante, spesso un giovanotto di muscoli e resistenza, menava il foeo, cioè azionava il mantice. Prima di Chechi anche il padre aveva suonato l’organo, quello andato distrutto con la guerra, e prima, si tramanda, ancora il nonno, di nome Francesco come il nipote. Loro avevano suonato l’organo antico, forse un Callido, che era stato un vanto di Croce.

Ma ora c’era la chiesa di Millepertiche da mettere in piedi:

Ill.mo Sig. Podestà di 
					Musile di Piave

Il cessato Comitato delle Bonifiche di Croce-Musile ha gentilmente depositato presso cotesta On. Amministrazione un contributo di Lire 1000 (mille) a favore della chiesa succursale nel centro delle Bonifiche di Croce, frazione di Millepertiche.
Ora che la chiesa è già in avanzata costruzione ed avendo l’On. Comitato pro Ecclesia esaurite tute le risorse, anzi trovandosi in debito stante la crisi economica generale, prego V.O.S. del favore di voler disporre di detta somma per continuare i lavori rimasti sospesi da Novembre 1936.
Con distinti ossequi e ringraziamenti mi raffermo

Dmo paroco
Dn Natale simionato

Croce di Musile 13 Aprile 1937 XV

Il 15 aprile il podestà si affrettò a versare a don Natale l’oblazione fatta dal disciolto Consorzio di Bonifica di Croce per l’erigenda chiesa, compresi gli interessi a tutto 31 dicembre 1936, cifra pari a 1050,40 lire. La somma era stata indebitamente trattenuta nel libretto fruttifero N.° 1975; il giorno dopo gli pagò anche gli interessi (£. 5,80) per il periodo dal 1° gennaio al 15 aprile.

Il 20 il direttore didattico di Meolo scrisse al Comune di Musile che in occasione della Mostra nazionale della Scuola allestita a Roma, la quale prevede la sezione dedicata all’“Edilizia scolastica”, aveva pensato di inviare due foto, una della scuola del centro di Musile, l’altra della scuola alla Fossetta, fatte scattare da un fotografo capace, il quale solleciterebbe dal Comune il pagamento dell’opera. Il regime conosceva bene l’efficacia della propaganda. Il giorno dopo venivano inaugurati gli stabilimenti cinematografici di Cinecittà, e il Comune di Musile pagava al Fascio altre 2.000 lire, a saldo del contributo dovuto per l’anno corrente.

Il 24 aprile ’37 XV il podestà accoglieva la domanda del Consorzio “Bonifica di Caposile” che tutti gli atti d’archivio riguardanti il disciolto “Consorzio di Croce di Piave”, esistenti presso questo Comune, fossero assegnati e passati alla sede del Consorzio “Bonifica di Caposile” [delibera n.° 23]. Il 26 aprile aerei tedeschi, schierati al fianco dei nazionalisti di Francisco Franco, bombardavano la città basca di Guernica, obiettivo civile, dove trovavano la morte 1654 persone inermi. Forti erano le reazioni in tutto il mondo. Il 27 aprile moriva in carcere Gramsci, fondatore del Partito comunista italiano, e il giorno dopo nasceva il Ministero della Cultura popolare (Minculpop): il controllo del Regime sulle informazioni diventava sempre più stretto. Per sfuggirvi bisogna fuggire all’estero, e non si era sicuri nemmeno lì: il 9 giugno in Francia venivano assassinati i fratelli Carlo e Nello Rosselli, antifascisti ed esuli.

L’8-9-10 maggio il podestà Bimbi si recò a Roma per le celebrazioni dell’Anniversario dell’Impero (spesa: 458 lire), e dovette rimanerne affascinato, e tornare a casa convinto che tutti dovevano ascoltare i discorsi del Duce, perché non passò inosservata sulla sua scrivania la richiesta del segretario del Fascio presso il quale si erano attivate le maestre di Croce d’una nuova radio; il 4 giugno egli pagava a Fagherazzi 150 lire quale contributo per l’acquisto di un apparecchio radio per Croce.

Per un periodo di quel 1937 Croce ebbe due cappellani: a don Giovanni Callegarin si affiancò infatti un secondo cappellano, don Luigi Boscolo, da Mirano, e probabilmente ce n’era bisogno, dato che le anime di Croce erano diventate 4.030 e c’erano due frazioni da servire, Ca’ Malipiero, con la sua chiesetta da tenere in funzione, e Millepertiche, con la baracca-chiesa e la chiesa in costruzione, i cui muri perimetrali erano quasi completati. Ma si sentivano gli effetti della dittatura: giovanetti e adulti si iscrivevano alle associazioni fasciste e non più a quelle religiose; gli iscritti al Terzo Ordine Francescano erano via via calati ed erano rimasti in diciotto; altrettante erano le Figlie di Maria; gli iscritti alla Confraternita del Carmine invece continuavano ad essere numerosi: 300. Erano tutti numeri lontanissimi da quelli di un ventennio prima.

Il 12 giugno, con la fucilazione di otto generali dell’Armata Rossa, proseguiva in Unione Sovietica la “Grande Purga voluta da Stalin per eliminare gli oppositori. Si sarebbe conclusa l’anno dopo con circa 6 milioni di persone deportate in Siberia o uccise.

Il 14 giugno le maestre della Fossetta chiedevano al podestà un carretto di ghiaia da spargere nel cortile delle scuole perché “dove hanno costruito la pompa hanno molto smosso la terra”.

Il campo solare. Il 19 giugno, per il secondo anno consecutivo, “vista la lettera del 14/6 prodotta dal Segretario del Fascio locale […] Tenuto conto che l’Istituzione è tanto raccomandata dal regime in considerazione delle finalità e scopi che essa si prefigge […]”, il Comune concedeva un contributo per la realizzazione della colonia solare [delibera n.° 36]. Nella stessa seduta il podestà concedeva un contributo di lire 100 alla segreteria del Fascio Femminile locale per un fondo destinato all’erogazione alla massaie rurali che si fossero distinte per la miglior tenuta della casa [delibera n.° 39]. Le massaie che tenevano in ordine la casa e mandavano i loro bimbi al campo solare si distinguevano due volte. All’inizio della via del Bosco i bambini si univano la mattina a formare un piccolo corteo che via via s’ingrossava lungo la strada e poi, oltre il ponte del Bosco, proseguiva lungo le Bellesine. Per strada i bambini scherzavano, rumorosi sulle loro carioche (zoccoli); qualche volta, per una spinta, per un piede messo male, per una camminata disordinata, le stringhette di cuoio delle carioche si rompevano, e allora ai bambini toccava di far la strada a piedi, sui sassi. Solo alle fiere di San Donà si sarebbe potuto comprarne di nuove. Alle fiere ci si andava soprattutto per comprare gli zoccoli e le maglie di lana per l’inverno. Giunti alla colonia presso il Lazzaretto i bambini giocavano al trottolo, tirando con lo spago, oppure ai quattro cantoni, gioco diffusissimo, ché bastavano quattro alberi. E trovavano il loro pasto caldo a mezzogiorno.
Il 16 luglio il Comune, ottemperando alla delibera del 19 giugno, versò un contributo straordinario di 300 lire al Fascio per il funzionamento della colonia solare “tenuto conto che l’Istituzione è tanto raccomandata dal regine in considerazione delle finalità e scopi che esso si prefigge” e “visto i buoni risultati ottenuti anche nel decorso anno a vantaggio dei bambini gracili e predisposti”.

Non tutti si divertivano al campo solare. I più grandicelli si divertivano a correre in bici; tra di loro gli appassionati più sfegatati erano Ortensio Fornasier e Toni Fregonese che una sera, dopo cena, organizzarono una gara tra loro e finirono a terra sbucciandosi malamente gomiti e ginocchi. Dovettero ricorrere al medico e nonostante fossero le undici di sera suonarono il campanello del dottor Arduino, il quale era già a letto e scese scalzo, e aprì preoccupato la porta d’ingresso; quando li vide malconci e sanguinanti lanciò una voce all’interno dell’appartamento: «Angelìììina – urlò in genovese, rivolto alla figlia maggiore – portami le ciabatte che ci sono due mascalzoni da medicare!»

Quella della bicicletta era una delle poche passioni che i giovanotti del paese potevano concedersi. Anche i pronipoti di don Natale, Bigì e Vincenzo, che pure erano arrivati a Croce senza saper correre in bici, si erano appassionati al mezzo e si contendevano l’unica bici di canonica. «Bigi, turna indrè!» si sentiva talvolta urlava Vincenzo in bresciano. «Subìt» rispondeva il fratello, desiderando invece trattenerla ancora per sé. Qualcuno diceva che Bigì e Vincenzo erano un po’ vivaci, a volte carognette, ma i due ragazzi si erano integrati bene con i ragazzi del paese.

Qualcun altro si divertiva ad arrampicarsi sul monumento ai caduti e ad aggrapparsi al fante, oppure a penetrare di nascosto nell’edificio delle scuole, chiuse per vacanza. In una nota del 12 agosto il fabbro del paese Carlo Fedato dichiarava di aver “riparato baionetta del Monumento Croce” e fornito una “spranga di ferro per una porta della scuola sitta Centro Crocce, posta in opera con due fermi a colona e due occhi al muro”.

Il 20 agosto il Comitato musilense dell’Opera Nazionale “Balilla” cercò di ottenere per la maestra Guseo, fidanzata del Signor Fagherazzi, Segretario del Fascio di Musile, il favore di lavorare a Musile anziché a Croce:

All’Ill. Sig. Pres. Provincia ONB di Venezia e, per conoscenza, all’Ill. Sig. Podestà di Musile di Piave

La prego di interessarsi perché la maestra Guseo Lidia C.C. nella frazione di Croce di Musile possa essere trasferita in Centro. Sarebbe di prezioso aiuto per la nostra organizzazione.
Il Sig. Provv. agli studi, mercè la sua valida raccomandazione, favorirà certamente questo spostamento.
Ringraziamenti e distinti saluti fascisti

IL PRESIDENTE COMITATO COMUNALE
Grigoletto Rag. Giovanni”

Il 20 agosto la Ditta Botter di San Donà noleggiò al Comune e installò un apparecchio radio in occasione del discorso del Duce a Palermo. Il 21 agosto un decreto del governo stabiliva che le tasse per i coniugati fossero inferiori a quelle dei celibi e fissava la priorità dei coniugati nei concorsi e nella carriera del pubblico impiego.

Il provveditore agli studi si doleva di non poter accontentare il comitato locale dell’O.N.B. :

25 agosto 1937

Come ho verbalmente dichiarato al Signor Fagherazzi, Segretario del Fascio di Musile, sono vivamente spiacente di non aver potuto adottare alcun provvedimento a favore della insegnante Lidia Guseo, che diventerà presto moglie del Signor Segretario, poiché altre aspiranti avevano assoluto diritto di preferenza al posto vacante nel capoluogo.
È stata quivi trasferita una maestra madre di due figli, che chiedeva di essere avvicinata al marito e ai figli.
Mi riserbo di esaminare, nel prossimo anno 1938-39 la aspirazione della maestra Guseo con ogni maggior benevolenza.
Con saluti fascisti

IL R° PROVVEDITOR AGLI STUDI
C. Lagomaggiore

Il 3 settembre fu accordato il premio di nuzialità di 500 lire all’usciere comunale Bellese Riccardo, che aveva fissato per il novembre successivo il matrimonio. Per un matrimonio che attendeva, un altro assai notevole veniva celebrato: l’11 settembre Umberto Fagherazzi, segretario del Fascio, vedovo di Zanon Antonia morta il 30 giugno 1934, convolava a giuste seconde nozze con l’amata Guseo Lidia-Maria, maestra, nata il 5 agosto 1907, figlia di Eliseo.

L’11 settembre 1937 il podestà pensava all’abbellimento del municipio:
Sentita l’offerta dalla ditta Ruberns Gozzi di Ferrara per la cessione di un fascio luminoso al prezzo di L. 380.=
Constatata l’opportunità di effettuarne l’acquisto per l’illuminazione che il Comune deve provvedere in occasione di feste nazionali o ricorrenze patriottiche.
Ritenuto che anche in linea economica è consigliabile la provvista in quanto si verrebbe a risparmiare sul consumo dell’energia elettrica ed un minor consumo di lampadine.
Avuta assicurazione dal fascio di Combattimento locale, che sarebbe disposto di concorrere colla metà della spesa nella misura cioè di L. 190.= […] Constatato che trattasi di prodotto dell’industria nazionale...
” ne deliberò l’acquisto.

Il 19 settembre, in prossimità dell’apertura delle scuole, il podestà scriveva ai molto reverendi parroci di “... voler comunicare dall’altare ... ” le modalità di iscrizione per il nuovo anno scolastico […] “I genitori all’atto dell’iscrizione dovranno presentare la vecchia pagella, pagare la nuova e versare inoltre almeno un acconto di tre lire per la Tessera dell’Opera Balilla.

Il 29 settembre Mussolini, in visita da Hitler in Germania, rimaneva affascinato dalla potenza dell’esercito tedesco. E tuttavia affermava: «Alla gente che ansiosa in tutto il mondo ridomanda che cosa può uscire dall’incontro di Berlino, guerra o pace, Hitler ed io possiamo rispondere insieme a voce alta: la pace!»

Chiesa e scuola alle Millepertiche. Con un anno di ritardo sulle promesse, il 29 settembre [delibera n.° 63], il podestà concedeva un contributo per la costruzione della chiesa di Millepertiche: 5.000 lire da pagarsi 1.000 lire all’anno.
La costruzione di una chiesa per i bisogni spirituali di quella popolazione si è rivelata necessaria e indispensabile tantoché all’iniziativa del Reverendo Parroco della frazione di Croce d’accordo colle Autorità Ecclesiastiche e della popolazione stessa che si è prodigata con offerte e prestazioni di opere gratuite il fabbricato della nuova chiesa sta sorgendo e si è giunti al limite del coperto.
Don Natale cioè aveva fatto quasi tutto da solo.
La dimostrazione che la comunità di Millepertiche si andava accrescendo si ha dal fatto che gli scolari che si presentarono all’inizio delle lezioni nella scuola appena riclassificata furono 123 e non 80 come previsto e si rese necessaria l’aggiunta di una seconda insegnante, quando però non si poteva più disporre di scuole di sfollamento, già assegnate. Il Regio Direttore Didattico di Meolo decise perciò di levare una maestra di ruolo dalla Fossetta, dove la popolazione scolastica segnava una diminuzione, e di trasferirla a Portegrandi al posto della maestra provvisoria Cametti assegnata a quella scuola di sfollamento, la quale fu a sua volta trasferita a Millepertiche. Due erano quindi le classi alla scuola di Millepertiche: la Ia, “di sfollamento”, assegnata alla detta Cametti Jone (30 maschi e 23 femmine) e la classe con sdoppiamento comprendente la IIa (15 maschi e 10 femmine) e la IIIa (27 maschi e 12 femmine) tenuta dalla maestra Abello Lucia. Una sola era l’aula disponibile per i 53+64 (=117) alunni, che perciò dovevano alternarsi a lezione.
Gli abitanti di Millepertiche erano diventati 598.

In quei giorni l’ingegnere del Comune, Ivone Schiavo, stava seguendo i lavori di sistemazione dei due cimiteri comunali, e soprattutto stava compilando “il piano regolatore per il Cimitero di Croce con radicale spostamento del sistema attuale”. Aveva elaborato tre piante per il Comune, “una dimostrante le condizioni attuali, una la sistemazione definitiva e la terza formata dalle due piante predette sovrapposte”.

Continuavano i movimenti nella scuola: in seguito al trasferimento della maestra Zanon Teresa a Treviso si liberò un posto a Musile. In casa Fagherazzi-Guseo si gongolò:

19 ottobre 1937 XV

Preg.mo Sig. Podestà
Sono molto lieto di significare alla S.V. che ho già provveduta a trasferire, per il corrente anno scolastico, al capoluogo di Musile, la Sig.ra Fagherazzi Guseo Lidia.
Con distinti saluti

IL R° PROVVEDITORE AGLI STUDI
C. Lagomaggiore

Il “27 ottobre XV°” l’Opera Nazionale Balilla, Comitato Provinciale di Venezia, comunicò al podestà che la scuola di Millepertiche aveva cessato di funzionare come Scuola Rurale O.N.B. Lo stesso giorno fu istituita la GIL (gioventù italiana del Littorio) il cui motto, “Credere, obbedire, combattere”, sarebbe diventato famoso. E parodiato.

Il 28 ottobre, anniversario della Marcia su Roma, la Ditta Botter di San Donà noleggiò di nuovo al Comune e installò l’apparecchio radio in occasione del discorso del Duce.

Il “3/11/1937 XVI°” il maestro Doratiotto chiedeva di poter “tenere un corso di lezioni private ad adulti che non siano in possesso del certificato di 5^ elementare. Non disponendo del locale ed essendo il numero degli iscritti rilevante, chiede alla S.V. Ill. di poter usufruire dell’aula che gli è stata assegnata nel fabbricato del Municipio”.

Il 9 novembre veniva aperto il concorso per la nomina di un impiegato municipale “per un posto resosi vacante in seguito alla morte di Vianello Dino in terra di Spagna mentre compiva il proprio dovere per l’idealità fascista”.

E se nella casetta di via Croce la maestra Saladini piangeva il suo uomo, nel palazzo a fianco il dottor Arduino provvedeva a farsi il bagno in casa: il 19 novembre la ditta Fratelli Picchetti di San Donà fornì, pel prezzo di L. 65, un vaso water con sedile con coperchio, bulloni e manicotto gomma, per il nuovo bagno che fu sistemato nella settimana successiva dall’idraulico Marino Caramel che cambiò il rubinetto e preparò la cassetta vater e il vater stesso. Completò i lavori di stuccatura e pittura il pittore Girardi.
Forse ho messo troppa enfasi per registrare l’avvenuta costruzione di un bagno in casa; ma erano tempi in cui il bagno non l’aveva nessuno, e i campi e i fossi erano il bagno di tutti.

Elda Arduino, moglie del dottor Arduino, nonché segretaria dei Fasci femminili, scriveva al podestà:

20/11/37 XVI°

La S.V. che tanto s’interessa per ogni manifestazione di pubblica utilità, massime d’indole fascista, e che sempre mi è venuta incontro in ogni buona iniziativa, non mancherà...

e gli chiedeva un’aula per poter attivare un corso di taglio e cucito per le Giovani Fasciste e le Giovani Italiane per la durata di quattro mesi.

Il 9 dicembre il podestà rimborsò (con 480 lire) Costantini Attilio che aveva presentato domanda di rifusione (per 509 lire) di spese sostenute per lavori di adattamento ad uso aula scolastica della sua baracca in località Trezze. Vi aveva lavorato la Società Anonima Cooperativa di Fossalta di Piave che aveva costruito una portiera a ½ luce con vetri, creato un foro ad un’altra porta, fatta una nuova finestra, tinteggiato. E vi avevano lavorato un certo Panto Secondo col figlio, di Meolo, De Faveri Ernesto, Valente Angelo; i Fratelli Picchetti di San Donà avevano fornito il materiale.

L’ 11 dicembre l’Italia usciva dalla Società delle Nazioni.

Il 21 dicembre il Comune pagò i premi di nuzialità che erano stati 18 nell’anno, sei di 300 lire e 12 di 100 lire. Ma il Comune non navigava nell’oro e dovette tagliare il servizio della refezione scolastica. Il podestà scrisse alla Prefettura:

28/12/1937 A. XVI°

Nello scorso anno fu provveduto alla refezione scolastica. Gli ammessi al beneficio furono N.°250. Prezzo di ogni razione £. 0.50. I Pasti furono erogati per 40 giorni a partire dal I febbraio, con una spesa di £. 5.000 sostenute dall’Ente Spese Assistenziali col concorso in ragione di ¼ dell’Opera Nazionale Balilla per le scuole sclassificate. Quest’anno non è possibile per mancanza di mezzi.

Quell’anno il Comune pagò alla Provincia 11.320 lire di tassa di circolazione. Chi non aveva diritto tanto a circolare era Pietro Dianese “di anni 22” che da ogni parte d’Italia riceveva il foglio di via per essere spedito a casa.

Don Natale aveva durato la sua fatica nella ricerca di sovvenzioni per la costruzione della chiesa alla Millepertiche: ora cercava quotidianamente “opere” da mandare in loco. Per il resto continuava la sua vita di preghiera e di benedizioni, senza tralasciare le opere di carità e di assistenza ai poveri e agli infermi. Tutte i giorni andava a trovare gli ammalati e portava loro la comunione. Quando era sul serét con la pisside in mano era prassi non salutarlo, per rispetto all’Altissimo.
Oppure se ne rimaneva in canonica a studiare e pregare. Quand’era stanco di recitare il breviario andava a trovare i parrocchiani più cari; spesso andava a trovare la Pierina Chiacig, slovena come lui, che aveva sposato Boccaletto e abitava lungo la via del Bosco. Con lei don Natale aveva modo di praticar la lingua slava che altrimenti non usava mai. Ma il dialogo cominciava sempre in dialetto: «Béve’o un caffè, piovan? Ghe fa’o un caffè?». «Se te me ’o fa ’o bevo, e se no te me ’o fa no lo bevo» era la ironica e stringente logica di don Natale che metteva di buon umore la Pierina. A chi gli chiedeva «Un caffè o un goto de vin, piovan?» rispondeva: «Intanto che vien su el caffè... bùteme un goto de vin».
In quei giorni di fine 1937 capitava spesso in casa di Giovanni Sgnaolin che era ammalato di tumore e si stava lentamente spegnendo; poggiato il tabernacolo [=la pisside] e il campanello, prendeva la mano del moribondo tra le sue:: «Vaeà, Giovanni, che te sta mejo, va!» lo incoraggiava; non era vero ma le parole del paroco rincuoravano il malato ormai prossimo alla fine.

1938

In gennaio si registrarono le prime partenze di coloni italiani diretti in Africa tra cui i quattro nominati in precedenza. La Ines D’Andrea, sorella della guardia, figurava tra i dipendenti del Comune in qualità di “inserviente”. Il 29 gennaio moriva Giovanni Sgnaolin.
Il 1° febbraio le truppe italiane, in parata militare in via dei Fori Imperiali a Roma, marciavano col passo dell’oca alla maniera nazista. Perché fosse chiaro a tutti che l’Italia era un paese maschio e forte, veniva abolito il “lei” di cortesia e introdotto nel linguaggio l’uso obbligatorio del “voi”. C’era di che sorridere o diventare matti.
Il 9 febbraio la guardia D’Andrea trasportava l’alienata Toresan Noemi al Manicomio di San Servolo, ma non dipendeva dall’uso del “voi”.

Il 12 febbraio il podestà Bimbi, con in mano i progetti dell’ingegner Schiavo, deliberò di far sistemare i due cimiteri di Musile e Croce e di soprassedere invece alla costruzione di un macello pubblico. La settimana successiva “19 febbraio 1938, anno XVI”, il Comune aderiva all’escavazione del primo lotto dei lavori dell’acquedotto consorziale. Nella lista dei Comuni presenti anche “Grisolera e Jesolo (già Cavazuccherina)” [delibera n.° 13].

In Germania, Hitler assumeva il comando supremo delle forze armate tedesche e Bimbi pagava 176 lire per i calendari e i discorsi del Duce; il 13 febbraio (acconto di 1.750) e il 10 marzo (saldo di 1.750) il podestà pagava le spese occorse per l’acquisto generi alimentari per la Locanda Sanitari, gestita da don Tisato, per la cura alimentare ai pellagrosi poveri.

Il 12 marzo le truppe tedesche entravano in Austria e il giorno dopo ne veniva sancita l’annessione (Anschluss) alla Germania.

Casellanti. Il 14 marzo il fabbro Carlo Fedato sistemava la tabella del passaggio a livello di Croce, casello N.° 29. Chi erano i casellanti? Il casellante di via Croce era Dalle Vedove, quello di via Bosco era Donolo e quello dell’argine… dapprima fu Simonetto e poi… non so. Erano dipendenti dello stato ma non se la passavano troppo bene.

Il 26 marzo il podestà Bimbi nominò come rappresentante comunale in seno al Patronato scolastico il dottor Rizzola iscritto al P.N.F. e accettò le dimissioni del cavalier Cuppini dall’Assemblea del Consorzio per l’Acquedotto. [Delibera n.° 23]. La guardia D’Andrea quella mattina aveva trasportato il maniaco Agostinetto Leone al manicomio di San Servolo. Il 30 marzo Mussolini affermava l’inevitabilità della guerra e si proponeva come comandante unico; il Parlamento gli attribuiva in seguito il titolo di “maresciallo d’Italia”, provocando la disapprovazione di Vittorio Emanuele III, al quale sarebbe invece spettato, secondo statuto, il comando delle forze armate.
In aprile il Comune versava a Fagherazzi, segretario del Fascio, le solite 2.000 lire quale contributo per il Patronato Scolastico e liquidava (il 23) alla Tosca Saladini compensi dovuti al marito defunto.

Fagherazzi, col suo Fascio di Combattimento, pareva onnipresente: laddove ci fossero questioni e problemi da risolvere, la popolazione preferiva rivolgersi a lui prima che al podestà. In quelle settimane egli era impegnato anche con la commissione che doveva valutare gli aspiranti a un posto di applicato di 2a classe per sostituire il defunto Dino Vianello.

In Germania Hitler annunciava l’intenzione di incorporare nel Reich i territori cecoslovacchi abitati da tedeschi, i Sudeti, quindi il 30 aprile veniva in visita ufficiale in Italia, in una Roma tripudiante di svastiche; papa Pio XI, polemico, il 3 maggio si ritirava a Castel Gandolfo ordinando di chiudere i musei vaticani per tutto il periodo della visita.

Le Rogazioni

Con la stagione che cominciava a mettersi al bello e la natura in pieno risveglio, era arrivato il tempo delle Rogazioni. C’era stata quella “di San Marco”, che si era svolta appunto il 25 aprile, al termine della quale le donne avevano seminato i fagioli e le zucchine. Ora era il tempo della seconda, la più importante, che durava il lunedì, il martedì e il mercoledì che precedevano la festa dell’Ascensione. In quei tre giorni ci si alzava di buon mattino, si raggiungeva la chiesa e alla fine della messa si partiva in processione e si faceva un lungo giro per strade, sentieri e campi. Ogni giorno il percorso cambiava in modo da toccare i quattro angoli della parrocchia e in modo che tutto il territorio della parrocchia potesse, sia pure a distanza, essere visto; ma si ripeteva press’a poco identico ogni anno.
Il lunedì, usciti dalla chiesa, in testa don Natale con i chierichetti, a fianco i rappresentanti delle varie Confraternite con le loro casacche colorate e con gli stendardi, dietro le donne e i bambini, e in fondo gli uomini, la processione prese per via Contee. Don Natale intonava le litanie e il coro rispondeva a tono:

V. Christe elèison				R. Christe elèison 
V. Kyrie elèison				R. Kyrie elèison
V. Christe, audi nos				R. Christe audi nos
V. Christe, exàudi nos				R. Christe exàudi nos
V. Pater de caelis Deus, miserere nobis		R. Pater ...  
V. Fili Redèmptor mundi Deus, miserere nobis 	R. Fili ... 
V. Spìritus Sancte Deus, miserere nobis 	R. Spìritus ... 
V. Sancta Trìnitas unus Deus, miserere nobis 	R. Sancta ... 

Alla curva di via Contee, la processione girò dentro dalla casa degli Sgnaolin, di lì per lo stradone di confine tra i campi degli Sgnaolin e degli Ambrosin, e arrivò all’Argine San Marco, lo attraversò e prese la strada che portava alla vecchia casa degli Ambrosin, quella oltre l’argine che era andata distrutta con la Grande Guerra, e fu poi ricostruita dal padrone dopo la guerra di qua dall’argine; di là non c’era più la casa ma era rimasta la strada.

V. Kyrie elèison				R. Kyrie elèison
V. Sancta Maria, 				R. ora pro nobis 
V. Sancta Dei Gènitrix,  				“
V. Sancta Virgo Vìrginum, 				“
V. Sancte Michael, 	 				“
V. Sancte Gabriel, 	 				“
V. Sancte Raphael, 	 				“
V. Omnes sancti Àngeli et Archàngeli, 		R. orate pro nobis 
V. Omnes sancti beatòrum Spirìtuum òrdines, 		“
V. Sancte Joannes Baptista, 			R. ora pro nobis 
V. Sancte Joseph, 	 				“
V. Omnes sancti Patriàrchae et Prophètae, 	R. orate pro nobis 
V. Sancte Petre, 				R. ora pro nobis 
V. Sancte Pàule, 					“
V. Sancte Andrèa, 	 				“

e avanti con tutti gli apostoli e gli evangelisti

V. Sancte Marce, 				R. ora pro nobis
V. Sancte Luca, 				R. ora pro nobis

Poi la processione prese el rival, il piccolo argine rialzato rispetto al cavin, in cima al quale era stata piantata una fila di moreri per consolidarlo, cosa che allora era prassi fare lungo tutti i canali; e seguendo el rival si giunse [fino al terreno che oggi è di Vito Dianese e di lì] al pozzo che un tempo era stato degli Ambrosin quando abitavano lì; là c’era la “Porta Santa”, un portel sulla rete divisoria che veniva aperto proprio in occasione del passaggio della processione delle rogazioni e che per tale ragione s’era guadagnato tanto nome.

V. Omnes sancti Discìpuli Dòmini, 		R. orate pro nobis 
V. Omnes sancti Innocèntes, 				“
V. Sancte Stèphane, 				R. ora pro nobis 
V. Sancte Clemens, 					“
V. Sancte Cornèli, 	 				“
V. Sancte Cypriane, 					“

...e avanti con tutti i santi della chiesa degli albori e del tempo medievale

V. Sancte Benedicte, 				R. ora pro nobis
V. Sancte Bernarde, 					“
V. Sancte Francisce, 					“
V. Omnes sancti Confessores, 			R. orate pro nobis

Lungo la strada le famiglie avevano preparato gli altarini, costituiti ora da una scala a triangolo, a mussat, di quelle da bruscar, ora da due sedie, ora da una cassetta d’uva, ora da una tavola; sopra le donne vi avevano disteso una tovaglia, un’immagine della Madonna, una candela, il piatto delle uova. Lì nel Gonfo ne era stato preparato uno tra tutti quanti.

V. Sancta Anna, 				R. ora pro nobis
V. Sancta Maria Magdalena, 				“
V. Sancta Martha, 					“
V. Sancta Felicitas, 					“
V. Sancta Perpetua, 					“
V. Sancta Agatha, 					“
V. Sancta Lucia, 					“
V. Sancta Agnes, 					“

e avanti con tutte le sante...

V. Omnes sanctae Virgines et Viduae		R. orate pro nobis
V. Omnes Sancti						“ 

Arrivati all’altarino la processione si fermò. Don Natale alzò la croce, i fedeli s’inginocchiarono e chi non trovò un posto conveniente dove inginocchiarsi chinò la testa, e il paroco cominciò, rivolgendosi ai quattro venti, ossia ai quattro punti cardinali:

V. Propitius esto				R. Parce nobis Domine 
V. Propitius esto				R. Exaudi nos Domine 
V. A damnatione perpetua			R. Libera nos dòmine  
V. A subitanea et improviísa morte			“
V. Ab imminentibus peccatorum nostrorum periculis	“
V. Ab infestationibus daemonum 				“
V. Ab omni immunditia mentis et corporis 		“
V. Ab ira, et odio, et omni mala voluntate 		“
V. Ab immundis cogitationibus 				“
V. A coecitate cordis 					“
V. A fulgure, et tempestate 				“

mentre lo sguardo d’ognuno andava verso il proprio campo dove s’era seminato grano o melica (erba spagna). V. A peste, fame, et bello (dalla peste, dalla fame e dalla guerra) V. A flagello terrae motus (dal flagello del terremoto) V. A omni malo (da ogni male)

e mai come di questi tempi tornava appropriata l’invocazione
E così, ad ogni fermata, ad punto prestabilito, sempre lo stesso da anni, stavano gli altri altarini, altre immagini della Madonna, e dovunque si andava avanti per alcuni minuti in questo fraseggiare latino che tutti capivano benissimo.

V. Per mysterium sanctae incarnationis tuae 
V. Per passionem et crucem tuam 
V. Per gloriosam resurrectionem tuam 
V. Per admirabilem ascentionem tuam, 
V. Per gratiam sancti Spiritus Paracliti, 
V. In die judicii, 
V. Peccatòres, 					R. Te rogàmus àudi nos. 
V. Ut pacem nobis dones, 				“
V. Ut misericordia et pietas tua nos custodiat, 	“
V. Ut Ecclesiam tuam sanctam redigiri, et conservare digneris, 
V. Ut domnum Apostolicum, et omnes gradus Ecclesiae 
	in sancta religione conservare digneris, 
V. Ut Episcopos et Praelatos nostros, et cunctas congregationes 
	illis commissas in tuo sancto servitio conservare digneris, 
V. Ut inimicos sanctae Ecclesiae humiliare digneris, 
V. Ut regibus et principibus nostris pacem et veram concordiam, 
	atque victoriam donare digneris, 
V. Ut cunctum populum christianum pretioso tuo sanguine redemptum 
	conservare digneris, 
V. Ut omnibus benefactoribus nostris sempiterna bona retribuas, 
V. Ut animas nostras, et parentum nostrorum ab aeterna damnatione eripias, 
V. Ut fructus terrae dare, et conservare digneris, 
V. Ut oculos misericordiae tuae super nos reducere digneris, 
V. Ut obsequium servitutis nostrae , 
V. Ut pacem nobis dones, 
V. Ut pacem nobis dones, 
V. Ut pacem nobis dones, 
V. Ut loca nostra et omnes abitantes in eis visitare et consolari digneris, 
V. Ut civitatem istam, et omnem populum ejus protegere, et conservare digneris, 
V. Ut omnes fideles navigantes et itinerantes ad portum salutis perducere digneris, 
V. Ut regolarisbus disciplinis nos instruere digneris,
V. Ut ómnibus fidélibus defunctis requiem aeternam dones,	
V. Ut nos exaudií dignéris, 
V. Fili Dei  
V. Agnus Dei, qui tollis peccàta mundi. 	R. Parce nobis, Dòmine. 
V. Agnus Dei, qui tollis peccàta mundi. 	R. Exàudi nos, Dòmine 
V. Agnus Dei, qui tollis peccàta mundi. 	R. Miserère nobis. 

Le rogazioni ripresero il giorno successivo, il martedì: dopo la messa si salì sull’argine di San Marco, e lo si percorse fino alla casa di Chechi Camin, al confine della parrocchia, ma qualche volta si scendeva un poco prima, all’altezza di via Verona e di lì si arrivava in via Bosco e quindi di nuovo in chiesa. Guai se don Natale si fosse dimenticato di sostare e di benedire verso i quattro punti cardinali in uno solo dei luoghi ormai considerati tradizionali: chi era interessato ai terreni che da lì si potevano vedere, lo avrebbe ripreso. Per evitare che il prete si dimenticasse, i contadini avevano provveduto a collocare nei punti fissi anche delle semplici croci in legno che in quei giorni erano state ornate con fiori, ramoscelli d’ulivo benedetto o rami di biancospino. Terminato il percorso, la processione rientrò in chiesa per celebrare la messa, ma la processione del ritorno aveva già perso un poco della concentrazione iniziale e tutti, osservando con attenzione i campi, si lasciavano andare a commenti sui lavori, sui coltivi, sull’anticipo o sul ritardo della stagione, sulle previsioni dell’annata. Il mercoledì invece la messa sarebbe stata celebrata per ultima una volta giunti all’oratorio di Ca’ Malipiero; la processione quella mattina partì subito per via Casera, uscì dalle parti dove abitavano i Mutton e gli Zandarin , da Mutton si girò prima a sinistra e poi a destra, seguendo un pezzo di argine in direzione di Ca’ Malipiero; quindi alla chiesetta di Ca’ Malipiero si celebrò la messa. E dopo messa, tutti insieme si fece un po’ di merenda con quello che avevano preparato le persone del posto; arrivò sul posto il pane che don Natale aveva provveduto ad ordinare, in altri anni arrivava qualcos’altro, e insieme si fece festa, commentando i lavori e i coltivi, l’anticipo o il ritardo della stagione, le previsioni dell’annata… che i discorsi erano sempre quelli. Ma si parlava di guerra. Dopo le Rogazioni dell’Ascensione si andò, come d’usanza, a zappare il granoturco.

La profezia di don Natale su Nanni dalle Millepertiche
Millepertiche si era andata popolando. Il settantaquattrenne don Natale era orgoglioso del paese da lui creato, della chiesa da lui innalzata e quasi arrivata al tetto, del fervore religioso (anche se erano tutti comunisti) che animava i parrocchiani delle “terre basse”. Di lì a berve non sarebbe più stato necessario, quando fosse morto qualcuno, andarlo a prendere col catafalco per portarlo in cimitero a Croce, ma lo si portava dopo la cerimonia. A fianco della chiesa era sorta la canonica. Era sorto il primo bar. Alcune baracche di pietra qua e là avevano sostituito le baracche della guerra. La messa a Millepertiche si teneva ogni domenica alle 9, e il paroco si alternava col cappellano per tenerla: una domenica ci andava lui mentre il cappellano si recava a Ca’ Malipiero, la domenica successiva andava lui a Ca’ malipiero e il cappellano celebrava a Millepertiche. Fu in quel 1938 – come racconta Bruno Rosin nella sua “storia di Millepertiche” – in una domenica di quel 1938, mentre si recava a Milleppertiche con cavallo e serét, che a don Natale capitò uno degli espisodi per cui era (e sarebbe rimasto) famoso. Per andare a Millepertiche passò come sempre per via Bellesine, e attraversando il ponte vide un uomo, un certo Nanni, seduto sopra un paracarro, il quale, vedendo il parroco vestito al solito di nero, lo insultò: «Sac de carbon, dove vatu a contar bae [=frottole] ai quei quatro contadini pieni de zégoé [=cipolle] e fasiòi!» Don Natale fermò il cavallo e gli rispose: «Satana si è impossessato di te». L’uomo continuava a vomitare bestemmie. «Amico – seguitò il parocomi pregarò e farò pregar par ti, per la tua conversione, perché un giorno tu possa entrare in paradiso». L’uomo insisteva: «Sì, il paradiso delle oche!» E don Natale: «Sì, sì, ti convertirai. Io sono avanti con l’età, non farò in tempo a vedere la tua conversione, ma verrà qualcuno dopo di me che, senza che tu te ne renda conto, si farà tuo amico, e poi pian piano succederà». Nanni saltava furioso come una lepre nella rete. Don Natale, giunto in chiesa, si scusò per il ritardo, raccontò l’accaduto e invitò tutti a pregare per quello scopo. Tutti sapevano che Nanni viveva da separato in casa e sperperava i suoi soldi con le prostitute; e che la famiglia ne subiva le conseguenze, in particolare la moglie.
La profezia si sarebbe avverata trent’anni dopo, quando in ogni paese c'era ormai un telefono pubblico collocato al bar centrale del paese.

(Clicca QUI per conoscere la fine della storia)

Ma nel 1938 non c’erano telefoni a Musile. Il 21 maggio 1938 XVI il telefono entrò negli uffici comunali. Il Comune versò un acconto di £. 184.000 per la costruzione dell’acquedotto [Delibera n.° 41]. Di lì a poco, in estate, le abitazioni del centro di Musile avrebbero avuto l’acqua in casa, sempre e sicura. “Il Fascismo aveva portato la civiltà” ripetevano tanti.
Dopo aver abolito il “lei”, il 2 giugno il governo italiano vietò anche la stretta di mano nei luoghi pubblici e negli uffici perché non si addiceva al “costume fascista”. Con tutto quel che Fagherazzi si dava da fare nel Comune, fu quasi normale che il 4 giugno il podestà Bimbi nominasse “il Segretario Politico del Fascio di Combattimento locale, Fagherazzi Umberto, quale delegato a sostituirlo in propria assenza”. Qualche giorno dopo la nazionale di calcio italiana, guidata da Vittorio Pozzo, vinse il Campionato mondiale battendo a Parigi per 4-2 la nazionale ungherese. Anche i gerarchi del fascismo ebbero l’obbligo di cimentarsi in gare sportive di vario genere. Il 28 luglio il papa disapprovò il razzismo del governo italiano; Mussolini si dichiarava pronto ad affrontare a questione razziale, Telesio Interlandi, direttore de “La difesa della razza” pubblicava il 5 agosto il primo numero di propaganda antisemita. Qualche giorno dopo, in Germania, gli ebrei erano obbligati a premettere al loro nome “Sarah” o “Israel”.
Il 13 settembre si riuniva per la prima volta la “Commissione per la bonifica libraria”, destinata ad “una revisione totale di tutta la produzione libraria italiana e di quella straniera tradotta in italiano”.

Don Favero vicario a Millepertiche. Il vescovo mandò a Millepertiche il sacerdote don Giuseppe Favero come vicario dipendente dalla parrocchia di Croce. Don Giuseppe si rivelò un bravo predicatore, era una persona molto socievole. Si diede subito da fare per unire un paese disperso su un territorio piuttosto vasto. Formò la scuola di canto e altri gruppi.

La maestra di Croce Rina Siega chiedeva al podestà di trovarle un alloggio consono per l’anno scolastico a venire.

Il 27 settembre Radio Londra iniziava le sue trasmissioni radiofoniche. Nei tre giorni successivi si teneva la Conferenza di Monaco tra Hitler (Germania), Daladier (Francia), Chamberlain (Gran Bretagna) e Mussolini (Italia). La Francia e la Gran Bretagna, nel tentativo di evitare un conflitto, autorizzavano la Germania ad occupare la regione dei Sudeti. Mussolini, tra i sostenitori della via diplomatica, veniva accolto in patria come un eroe della pace. Tra il 1° e il 10 ottobre i Sudeti venivano occupati.

Il 6 ottobre il Gran Consiglio del fascismo decretò le leggi razziali, che prevedevano l’espulsione degli ebrei stranieri dall’Italia, l’esclusione dalle scuole statali degli insegnanti ebrei e degli studenti ebrei dalle scuole statali secondarie, l’iscrizione in sezioni speciali degli studenti delle scuole elementari statali. “Il Gran Consiglio dl Fascismo – si legge nella Dichiarazione della razza di Mussolini – in seguito alla conquista dell’Impero dichiara l’attualità urgente dei problemi razziali e la necessità di una coscienza razziale”. Poco tempo prima aveva dichiarato: «Non intendiamo farci banditori di odi razziali. Io già dissi che non ci sono razze. Si tratta di un’illusione dello spirito, un sentimento».

Il 7 ottobre 1938 fu deliberata l’iscrizione del Comune di Musile a Socio della Gioventù Italiana del Littorio con una somma di L. 60.

Il 6 novembre il figlio di un ebreo deportato uccise a Parigi Von Rath, consigliere dell’ambasciata tedesca. A Croce la maestra Rina Siega rinunciava alla stanza nel fabbricato delle scuole che il podestà aveva dichiarato di esser pronto a far sgomberare per lei.

Croce, 9-11-38-XVII° Illustrissimo Sig. Podestà
Vi ringrazio infinitamente della vostra premura, ma come ho già comunicato al signor Segretario mi è impossibile abitare nella stanza del fabbricato di Croce perché, essendo troppo vasta dovrei andare incontro ad una spesa troppo forte per il riscaldamento.
Mi vorrete scusare se vi ho disturbato inutilmente.
Infinite grazie ed ossequi.

L’insegnante Rina Siega

Nella notte tra il 9 e il 10 novembre (che poi fu detta “dei cristalli”) per rappresaglia contro l’assassinio di Von Rath si scatenava in tutta la Germania la furia antisemita contro i negozi e le sinagoghe ebraiche: furono attaccate e distrutte sinagoghe, negozi, uffici e abitazioni di ebrei e quasi duecento persone furono uccise. In Italia le leggi “per la difesa della razza” espellevano gli ebrei dagli impieghi statali, parastatali e d’interesse pubblico; i matrimoni misti da questo momento erano proibiti. Non vi erano ebrei a Croce e delle tristi vicende di quei giorni si sentiva raccontare alla radio o si leggeva sui giornali. Don Natale era uomo di fede e di chiesa, ma ovviamente metteva in guardia i parrocchiani dal prestare orecchio ai falsi profeti, e ce n’erano in quel periodo di falsi profeti da cui guardarsi.

La domenica, a messa, noi dalla parte ovest di Croce, dalla ferrovia, entravamo sempre dalla porta di sinistra; quelli dalla piazza o dall’Argine San Marco entravano dalla porta destra: si evitava di entrare per la porta centrale. Uomini nelle navate e donne nella navata grande. Ancora adesso entro da sinistra. La gente aveva sempre il suo posto. Guardando in alto verso la cantoria vedevo Chechi Camin, che era già anziano quando io ero bambina. Poi c’era il coro: i Granzotto, i Mariuzzi, i Rasera, el Gobo Daniel che aveva una voce da basso che poteva cantare il Rigoletto e dicevano che avesse quattro note dopo dell’organo. E alla predica Don Natale attaccava con “i falsi profeti” non la mollava più. Era il suo cavallo di battaglia.
[Dai ricordi della Diana Teso]

Pressato dalle esigenze di bilancio, il Comune di Musile il 28 novembre 1938, con l’occasione che il dottor Arduino veniva collocato in pensione per aver raggiunto l’età di 65 anni, decise la soppressione, dal I gennaio 1939, della II condotta medica del Comune, quella di Croce: “La condotta costa troppo, un settimo del bilancio. Tale cifra per un Comune di 7772 abitanti è troppo elevata anche in confronti a ciò che spendono gli altri Comuni”. Segretario Comunale era diventato il ragionier Luigi Fatica. Il 30 novembre l’Italia rivendicava dalla Francia Tunisi, Nizza, la Savoia e la Corsica. Ormai la musica era chiara. Don Giovanni Basso si convinse che era ormai tempo di cambiare la cantoria e ne parlò con Don Natale, il quale finse di dargli ascolto: «Sì, sì… E se ogni capeàn che vien qua cambiemo a musica satu che grumo de musica che femo da drìo el campanil!» Dietro la chiesa c’erano ancora i resti della cantoria andata distrutta con la guerra..

1939

A Musile i dipendenti del Comune erano:
1 Fatica Ragionier Luigi Segretario
2 Montagner Europeo I applicato
3 Baron Giovanni II applicato
4 Panzìca Rag. Antonio II applicato
5 Bonato Desiderio impiegato
6 Bellese Riccardo usciere
7 D’Andrea Ines inserviente
8 Pellizzon Guglielmo messo-cursore.
…dal che deduciamo il vincitore del concorso tenutosi in primavera.
Bellese Riccardo stava per essere promosso “guardia” al posto di Giovanni D’Andrea che avrebbe avuto incarichi di messo-cursore.
L’8 gennaio il podestà si recò a Venezia per partecipare “alla premiazione del concorso grano”.

Il 19 gennaio la Camera dei Deputati veniva soppressa e sostituita dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, composta da “consiglieri nazionali” non elettivi, ma nominati per decreto in virtù delle cariche ricoperte in organismi politici o corporativi. Relatore della legge era stato una vecchia conoscenza dei crocesi, sua eccellenza Giacomo Acerbo.
Il 26 gennaio in Spagna le truppe di Franco, aiutate da truppe inviate dall’Italia fascista, conquistavano Barcellona.
Il 10 febbraio, colpito da una crisi cardiaca, moriva papa Pio XI.
Il 13 febbraio moriva la contessa Morosina De Concina, moglie del cavalier Cuppini: lasciava tre figlie (due di primo letto) e un figlio.
Il 25 era sancita l’obbligatorietà del matrimonio nelle carriere dello Stato. Il 2 marzo veniva eletto il nuovo pontefice, Eugenio Pacelli, Pio XII. Il 15 marzo la Germania occupava la Cecoslovacchia e il 28, in Spagna, Francisco Franco conquistava Madrid: terminava la guerra civile spagnola, che aveva contato 800 mila vittime dall’inizio del conflitto.

In Albania. Nel marzo 1939 il governo Mussolini chiese al capo dello stato albanese Ahmed Zogu l’approvazione di un un nuovo trattato che rinoscenesse il Protettorato Italiano sull’Albania. Al rifiuto di re Zogu, Mussolini procedette all’occupazione militare del paese.
La prima ondata (I scaglione) del Corpo si Spedizione Oltre-Mare Titana (OMT) investì il territorio albanese suddivisa in quattro colonne, le quali sbarcarono a San Giovanni di Medua, Santi Quaranta, valona e Durazzo, non incontrando particolari resistenze dell’esercito albanese. Una volta instaurato il Protettorato Italiano del Regno d’Albania. la corona d’Albania fu assunta da Vittorio Emanuele III.

Rimangono alcuni foglietti-assenze della scuola di Croce dei giorni di marzo 1939 XVIII. Il 15 marzo ad esempio:
ClasseFrequentantiAssenti
I maschile4023
I femminile2112
II maschile3915
II femminile267
III mista6021
IV mista404
V mista325

Si osservi come le percentuali di assenza decrescessero dalla I alla V.
Sette classi per quattro aule obbligavano al doppio turno. In quello stesso 15 marzo il Laboratorio Assistenziale pei liberati dal carcere di Gorizia emise fattura intestata al Municipio di Musile di Piave per 3 serie di quattro cartelloni sul problema della razza nelle scuole in tela ed occhielli, per un totale di L. 255 + 7,5 di spese postali. Di lì a qualche giorno tali manifesti sarebbero arrivati nelle scuole e le maestre avrebbero dovuto illustrare a bambini poveri e cenciosi la questione della razza. Ricordiamo che maestre di Croce erano la Tosca Saladini Vianello, la Rina Siega, la Ebe Lorenzetti, la Zora Degli Antoni, mentre quelle della Fossetta erano la Alice Collarin Treu e la Teresa Ratti Dalla Bella. Le maestre sistemarono i cartelloni e parlarono del problema della razza, ma erano maggiormente preoccupate da quello della... tazza:

Egr. Sig. Podestà
Vi avvertiamo che in seguito al guasto di un tubo del termos è stata vuotata la vasca, così non abbiamo più acqua in gabinetto.
Vi preghiamo di provvedere con sollecitudine per l’igiene del locale.
Ci sarebbe bisogno ancora di continuare il riscaldamento, specie per quei piccoli che ritornano a scuola ancora deboli per il morbillo, onde evitare complicazioni.
Distinti saluti

Le maestre di Croce
Croce, 16 – 3 – 39 XVII

A Roma il 23 marzo fu inaugurata la nuova Camera dei fasci e della corporazioni e presidente era proprio Giacomo Acerbo, fratello dell’eroe paesano.
Il 25 marzo, in merito costruzioni di ricoveri per sfrattati, il podestà Bimbi deliberò quanto segue: “In seguito alla nota Prefettizia 20 settembre 1938 N° 21599 div. IV° il Comune di Musile deve provvedere alla costruzione di alcuni ricoveri per gli sfrattati bisognosi disoccupati. Con la nota suddetta si faceva obbligo al Comune di aggiungere alle L. 40.000 concesse da S.E. IL CAPO DEL GOVERNO altre L. 60.000. In considerazione però che, per le sopraggiunte disposizione era vietato contrarre nuovi mutui per il periodo di anni cinque e considerato pure che il Comune stesso non ha in proprietà alcuna area per poter costruire i ricoveri suddetti, si è determinato di procedere all’acquisto di un appezzamento di terreno di cui è in corso il relativo provvedimento e sul quale si potrebbe intanto costruire i quattro isolati ricoveri alla cui spesa sarà fatto fronte con le L. 40.000 a disposizione della R. Prefettura, mentre all’acquisto del terreno stesso il Comune procederà con mezzi propri […]”

Il 1° aprile ebbe inizio il servizio dell’acquedotto agli effetti del consumo d’acqua; alla riscossione dei proventi e relativa misurazione consumi d’acqua e sorveglianza fu addetto il signor D’Andrea Giovanni. Una settimana dopo Mussolini dava ordine di invadere l’Albania. Le maestre di Croce andavano da Eliseo Guseo “Vini – Liquori – Coloniali” per comprare 7 lire e mezza di candele per abbellire la facciata dell’edificio scolastico in occasione della processione del Venerdì Santo.

Sig. Podestà
vi rimettiamo le note delle spese sostenute per la illuminazione del Venerdì Santo, di £. 7,50.
Nel contempo vi avvertiamo che urge la riparazione ai fili della luce, esterni alla scuola, fili che penzolano giù del muro e perciò alquanto pericolosi.
Distintamente

Le maestre di Croce
Croce 11 – 4 – 39 XVII

Il 16 aprile Pio XII definiva la Spagna franchista un “baluardo inespugnabile della fede cattolica”.

Queste le imposte quadrimestrali che incassò il Comune a metà maggio:

TASSA Acconto 2/10Saldo 8/10Totale Proiezione annua
Valor locativo

24,00

96,00

120,00

360

Famiglia

1137,78

4551,08

5688,86

17067

Bestiame

1051,76

4207,39

5259,15

15777

Vetture

83,68

334,65

418,33

1255

Domestici

12,50

50,00

62,50

188

Pianoforti

6,38

25,28

31,66

95

Industrie Commerci ecc

467,19

1868,76

2335,95

7000

Patente

4,50

18,00

22,50

67

Licenza

31,67

126,66

158,33

475

Distributori carburanti

3,33

13,33

16,66

50

Imposta cani

144,50

578,00

722,50

2167,5

Targhe cani

9,63

38,58

48,21

145

Totale

2976,92

11.907,68

14884,70

44654

Il 22 maggio Italia e Germania, per mano dei rispettivi ministri degli esteri Ciano e Ribbentrop, firmarono “il patto d’acciaio” che prevedeva l’intervento armato dell’Italia al fianco della Germania in caso di guerra. Anche Croce ebbe la sua “Kristalnacht”: il 30 maggio le maestre scrissero al podestà che nella notte erano stati rotti dei vetri e scassinati i cassetti. Ma erano stati rotti più per fame che per politica. «Pensando di far cosa opportuna per accelerare i tempi» avevano avvisato da sole i carabinieri. Negli uffici sfitti del paeazz s’era insediato Giulio Clavolini. Ma ne fu allontanato poco dopo:

12/6/39 XVII
Pivetta Giovanni fu Pietro si preggia presentare la presente specifica per i sottoelencati viacci:
I) Trasporto 4 banchi delle scuole del centro alle scuole della Fossetta L. 5
II) Trasporto dei indumenti del sfratatto Clavolini Giulio dalla casa comunale di Croce a località Lanzoni L. 15
III) […]

Mussolini, come un antico console romano, faceva costruire strade nei territori dell’Impero appena conquistate. Chechi Granzotto finì a lavorare in Albania, dove lo raggiunse la famiglia, come conferma una foto datata 13 giugno 1939. Se per le due bambine, la Tina e la Alma, quel viaggio fu una distrazione attraente, per il primogenito Giannino, undici anni, l’Albania fu teatro di una delle sue monellerie più comiche e pericolose, come ricorda la sorella Alma:

Mio papà aveva preso a servizio una donna del posto che conosceva l’italiano perché ci facesse da interprete, ad esempio per gli acquisti. Una volta che la famiglia si era allontanata da casa, dovette intervenire la polizia per proteggerci e riaccompagnarci indietro perché gli albanesi ci stavano prendendo a sassate e non ci lasciavano tornare. E questo perché Giannino aveva urlato loro: “Porco Maometto!”
Dai ricordi di Alma Granzotto


Giugno 1939: mietitura del grano in casa Venturato Giovanni

Il 21 giugno Bimbi pagò “a Don Natale e per esso a Mons. Dott. Comm. Luigi Saretta” (presidente del comitato pro erigenda chiesa) 1.000 lire (IIa quota sulle 5.000 dovute) “per contributo costruzione chiesa Millepertiche”.
All’interno della cartella d’archivio è anche un foglietto della Regia Prefettura di Venezia, la quale in data 16/6/1939 A. XVII ricordava “Al Podestà di Musile di Piave” che “La deliberazione in oggetto risulta[va] approvata dalla G.P.A. nella seduta del 22.10.1937 e restituita al Comune in data 27 ottobre dello stesso anno.= Il Prefetto Cossu”. Forse Bimbi, alle prese con problemi di bilancio, aveva cercato una scappatoia per sospendere l’erogazione, che egli stesso aveva approvato.
Hitler chiedeva a Mussolini di entrare in guerra. La sventura era dietro l’angolo.
Il Comune, il 25 giugno, acquistava dalla ditta Fratelli Venzo di Carbonera un bel mobile anagrafico in faggio evaporato della Slavonia con un numero sufficiente di sportelli e di cassetti per tutte le necessità dell’anagrafe di un Comune fino a 15.000 abitanti. La fiducia nelle politiche demografiche del Duce era illimitata.

Morte di Giuseppina

Il 6 luglio 1939, alle dieci e un quarto, moriva per problemi di fegato Giuseppina Simionato, sorella di don Natale, madre di Giulia e di Maria, nonna di Claudio e di Bigì. Fu sepolta due giorni dopo. Don Natale aveva perduto due sorelle su tre: rimaneva la sorella Speranza a Torino, che non vedeva da anni.
Ci piace attribuire alla distrazione causata dall’evento appena ricordato un buffo episodio capitato a don Natale che non sapremo altrimenti dove collocare.

Deve essere accaduto nel 1939: don Natale si ribaltò col cavallo e il serét lungo la strada che dalla Triestina, di fronte al deposito di Carlo Dalla Mora, dove c’erano le case di Soldera e De Bortoli; il paroco stava attraversando le terre di Trentin di San Donà che però erano lavorate da Salmaso. Don Natale, caduto nel fosso, chiamava aiuto e andò mia madre a vedere cos’era successo; ricordo che andai anch’io, ma non ricordo chi poi aiutò don Natale a tirar su il carretto dal fosso.
[dai ricordi della Maria Pavan]

Il 9 luglio 1939 Peruch Bruno presentò la sua fattura per i lavori di riparazione eseguiti al fabbricato scuole di Croce, dove aveva anche eseguito la “pulitura gorne”, e al tetto del palazzo comunale.
Il 10 luglio 1939 a Bonato Desiderio, dipendente comunale, furono pagate 400 lire quale premio di natalità per il I° figlio nato il 31/5/39.


21 agosto 1939: Angelo Venturato a Burreli in Albania.

Venti di guerra

In agosto Mussolini chiese armi e materie prime per entrare in guerra, ma Hitler dichiarò che non era in grado di soddisfare le sue richieste e si dichiarò pronto a condurre la guerra da solo. Il 23, con il patto segreto Molotov-Ribbentrop , la Germania nazista e l’Unione Sovietica stalinista si dividevano l’Europa orientale: Finlandia, Lituania, Lettonia, Estonia e la Polonia orientale andavano all’URSS, la Polonia occidentale alla Germania. La guerra era nell’aria. Il 24 agosto, alle ore 19, Pio XII, dal suo studio in Castel Gandolfo collegato con la stazione radio vaticana, leggeva un messaggio per implorare la pace: “È con la forza della ragione, non con quella delle armi, che la giustizia si fa strada. Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra...”. Il 26 Roosevelt inviava un messaggio a Hitler proponendogli di intavolare trattative dirette con la Polonia per giungere a un accordo su Danzica. Ma la sorte della Polonia era segnata. Il 30 agosto in Polonia era la mobilitazione generale: ben 23 classi venivano richiamate alle armi.

Chiesa completata

Nella frazione di Millepertiche la chiesa era completata, almeno a grandi linee. Per la prima domenica di settembre, data scelta per l’inaugurazione, fu organizzata una grande festa e bandito un banchetto comune, al quale furono invitati tutti i parroci dei dintorni. Accadde qualcosa di misterioso: nonostante la carne fosse sul fuoco da diverse ore, la cottura non procedeva. I “cuochi” andarono da don Natale, che chiese loro: «Avete chiamato il prete di Stretti?» Gli risposero di no. «Andate subito a chiamarlo!» Quelli andarono, e solo quando finalmente arrivò don Giovanni Bertola, uno che in tema di miracoli e prodigi poteva quasi più di don Natale, la carne riprese la sua cottura. Il paroco, che conosceva i propri, conosceva evidentemente anche i poteri dell’amico don Giovanni in tema di costruzione di chiese: si dovevano sicuramente alla profezia di don Giovanni riguardo la nuova chiesa degli Stretti (“Finché sarò vivo mi chea cièsa no andarà su”) i ripetuti crolli che ancora impedivano alla nuova di giungere a conclusione.

Promemoria di don Natale

S. Croce di Piave Epoca memoranda. Il 31 Agosto 1939, Giovedì, fu celebrata la prima Messa nella nuova Chiesa succursale delle Mille pertiche dal parroco D. Natale Simionato - - - - - - - La domenica successiva 3 Settembre 1939 fu celebrata la 2a Messa con l’intervento della popolazione dal medesimo parroco D. Natale Simionato

Nella chiesa arrivata al tetto non c’era ancora il pavimento, le cerimonie erano state celebrate sulla nuda terra, sulla torba. Ci avrebbe pensato don Giuseppe, il vicario, a costruire nei mesi successivi la soletta, in cemento armato.

Guerra

In Europa era già guerra: la Germania il 1° settembre aveva invaso la Polonia, il 3 Francia e Gran Bretagna entrarono in guerra a fianco della Polonia, l’Italia, pur legata alla Germania dal Patto d’Acciaio adottò la “non belligeranza”.

Da alcuni mesi il Comune era impegnato in un’altra guerra, meno cruenta anche se non meno impegnativa: quella contro le mosche! Nella gara provinciale tra comuni che durava da alcuni mesi la quantità di immondizie asportate dalle abitazioni e dalla superficie stradale e luoghi pubblici era andata aumentando di mese in mese: ad agosto i quintali erano stati rispettivamente di 5 e 1; 3 e 3 invece i quintali a settembre. Le immondizie venivano inviate ai pubblici letamai. E a proposito di letamai, una ricognizione di tutti quelli presenti nel Comune permette di stabilire in quali proprietà si trovano e quali erano le famiglie di mezzadri che li utilizzavano.

[inserire Tabella dei letamai]

[Dai ricordi della Alma Granzotto]
Alla fine dell’estate dall’Albania mio fratello [Giannino] fu mandato a casa, solo lui, con la nave, perché mio papà voleva che studiasse; noi tose potevamo anche rimanere lì in Albania senza studiare ma il maschio doveva studiare; e così mia madre lo mandò a casa qua e lui si sentì abbandonato perché fu messo in orfanotrofio a San Donà; ma fu messo lì perché lì vicino abitavano i nonni che avrebbero potuto badare a lui.

Numerosi furono i parrocchiani, nominalmente sotto le armi, che vennero richiamati. Vittorio Di Legui, che aveva già combattuto in giro per il mondo, questa volta fu mandato a casa per la legge ‘dei tre fratelli’, che imponeva di lasciare a casa il terzo fratello se già due erano sotto le armi

e io ne aveva già due sotto le armi, uno in Sicilia e uno in Sardegna, ed ero anche il più vicino a casa, così toccò a me di tornare. Ebbi bisogno di farmi firmare la licenza e dovetti andare dal segretario politico del Partito Fascista, tal Lucchetta da Meolo, che mi disse: «Potresti andare a Jesolo a prestare servizio volontario nella polizia costiera, a tenderghe ai cannoni». «El pol ndar lu là [Può andare lei, là» gli rispose io. Anche l’impiegato comunale, Rupèo Montagner, era un fascistone, uno dei peggiori. Era maledetto da tutti, non potevamo vederlo vederlo, alle ragazze cercava sempre di prendere le tette, aveva la mano lunga, sempre vestito di nero, con la bagolina. Oltre a Rupèo e Lucchetta, i fascisti più noti erano Sforzin, Pétoea Agostinetto, che erano squadristi di Musile; poi c’era il giovane Antoniazzi di Croce; e anche Baron era su quella linea.
[Dai ricordi di Vittorio Di Legui]

Vittorio scambiava per fascisti tutti coloro che avevano a che fare con l’amministrazione; è vero che nel partito-Stato le cose coincidevano ma Vittorio non perdonava a Rupèo di aver fatto delle avance alla ragazza che poi sarebbe diventata la sua donna. Di Baron non si può dire che fosse una persona scorretta: è che, sotto un regime, in quanto dipendente statale egli veniva identificato come uomo di destra.

Sfidarono la pubblica opinione

Non erano tanti coloro che osavano sfidare l’opinione comune e la pubblica autorità. Tra coloro che sfidarono la prima ci furono Primo Casonato e la Irma Barbieri, che si sposarono civilmente e andarono a vivere insieme. Non che non si sarebbero sposati in chiesa, potendo; ma non potevano farlo perché la Irma s’era già sposata in chiesa con Guido Bassetto, che poi era andato a lavorare in Lussemburgo abbandonandola con la figlia “di un giorno”. Senza un appoggio e la figlia neonata da mantenere la Irma ebbe la sporte di incontrare Primo Casonato che si offrì di occuparsi di lei. E lui, che era sterile, perché da piccolo era stato operato a un testicolo, poté diventare padre, e fu padre amoroso, di una figlia non sua.

Con la chiesa bell’e inaugurata, Millepertiche poteva essere elevata a Curazia con un suo curato, don Giuseppe Favaro. Di lì a poco il nuovo vescovo di Treviso, monsignor Antonio Mantiero, venne a Croce per la sua prima visita pastorale: era il 10 ottobre 1939.

Visita pastorale del 10 ottobre 1939

Statistiche. Abitanti di Croce 4.100, le famiglie 300. Nel 1938 i nati erano stati 112, i morti 30, i matrimoni 39. “La maggior parte frequenta la chiesa; pochi non adempiono il precetto pasquale”. Si verificava qualche raro caso di ballo pubblico. I pochi figli illegittimi “vengono legittimati con il matrimonio, eccetto qualche caso”. Questa la stampa che circolava in parrocchia: “l’Osservatore romano, l’Avvenire, 50 copie di Vita del Popolo, 80 copie dell’Angelo della famiglia, qualche copia del Gazzettino”. Dopo la morte di Giuseppina ora con il paroco convivevano le due nipoti: “Scian Giulia nubile di anni 48 e Scian Maria vedova di anni 39”. Ovviamente c’erano anche i due pronipoti, Claudio e Bigì. Oltre alla festa solennissima del Titolare il 3 maggio si festeggiava anche il “Compatrono Madonna del Carmine il 16 luglio”. Si celebravano le indulgenze del Perdon d’Assisi e del Carmine. Chiese sussidiarie: “Millepertiche in costruzione e Ca’ Malipiero”. Cimitero: a 200 metri dalla chiesa, con recinto in muratura. Vi era l’organo “meccanico, a 10 registri, costruito su progetto dell’illustre M. Ravanello; è suonato da un parrocchiano provetto nell’arte”, Chechi Camin, che ormai aveva i suoi anni. I chierichetti “sono 4, bene istruiti e decentemente vestiti”. “Ogni domenica si tiene il Catechismo per gli adulti sui temi del Concilio di Trento. L’ultima missione ebbe luogo nell’anno santo 1933. La dottrina cristiania ai fanciulli, divisi per classi, è tenuta in chiesa nel pomeriggio delle feste; si tiene anche nelle frazioni di Millepertiche, Trezze e Ca’ Malipiero”. I Sacramenti. La preparazione alla prima confessione e comunione durava circa due mesi e un mese alla cresima, che si riceveva tra i 7 e gli 8 anni. “Si tengono le 20 lezioni ai Balilla e alle Piccole Italiane con buoni risultati”. Matrimonio: “si combattono fortemente gli amoreggiamenti lunghi e immorali; i giovani che chiedono il Sacramento si presentano assai impreparati in fatto di istruzione religiosa; pochi ricevono la Santa Comunione alla Messa di nozze”. Pie istituzioni. Erano presenti il Sodalizio della Beata Vergine. del Carmelo, il Terz’Ordine Francescano, l’Apostolato della Preghiera e la Scuola del Santissimo Sacramento. Per la prima volta c’era la nota sull’Associazione di Azione Cattolica: “la sezione maschile conta 15 uomini, 12 effettivi, 24 aspiranti e 15 fanciulli cattolici; la femminile 18 donne, 10 effettive, 20 aspiranti, 25 beniamine e 15 piccolissime”. Non vi è l’Asilo. Vi era il sodalizio detto “Pane di Sant’Antonio” dal quale si versava il 20% delle entrate al Seminario. Beneficio. Esisteva “un piccolo fondo dato a mezzadria”, alla famiglia di Nano Fornasier. La canonica, di proprietà del comune, abbisognava di molti restauri e di qualche stanza in più. La fabbriceria era stata soppressa dopo il Concordato, però il parroco continuava a valersi dell’aiuto dei fabbricieri nell’amministrazione delle offerte della chiesa. Dopo la visita, il vescovo chiese “di scrivere sugli atti di battesimo dal 1917 in poi il conferimento della Cresima e l’unione matrimoniale”. Riscontrato che lo spirito cristiano era sostanzialmente buono, scrisse anche che “sarebbe desiderabile una maggiore istruzione religiosa ai fanciulli e l’erezione di una Casa della Dottrina Cristiana. Si desidera che l’archivio sia tenuto più convenientemente e che sia dato maggior impulso all’Azione Cattolica”.

Del perché il vescovo tanto si raccomandasse l’Azione Cattolica è presto detto: era l’unico spazio lasciato libero dal Fascismo alle schiere di giovani che intendevano impegnarsi cristianamente per la società e non si riconoscevano nell’etica del regime. Il Fascismo nelle scuole aveva introdotto materie obbligatorie come “cultura militare” per i giovani, “puericultura” per le ragazze e “Mistica fascista” per tutti, con le finalità evidenti di educare i giovani allo spirito guerriero e gli adulti a mettere al mondo figli per la patria, alla luce di una fede quasi religiosa nel capo, espressione di quello spirito che si realizzava nel gentiliano stato etico, in funzione del quale tutti esistono. Con i suoi veti ai cattolici in materia di politica, sindacato, sport, il Fascismo quasi forzava i cattolici a concentrarsi nell’unica via percorribile, quella di un’ascesi spirituale, alla scuola di un altro maestro che non era “il capo della rivoluzione fascista”, ma “unus magister (erat) Christus”, con il cui insegnamento si sarebbe presto o tardi, e alla fine della guerra si sarebbero fatti i conti, confrontata ogni altra “mistica”.
A questa via si accostavano soprattutto i poveri e i poveracci, perché nello Stato etico teorizzato da Gentile e realizzato (?) da Mussolini, i ricchi e i nobili di Croce trovavano invece una loro naturale collocazione.

Cuppini podestà

Dal 17 ottobre 1939 fu podestà il cavalier Renato Cuppini. La sua prima delibera [n.° 46] riguardò il bilancio di previsione per l’anno 1940. Poi il Comune deliberò di concedere un sussidio per la ditta autocorriere dei Fratelli Ferrari di San Donà di Piave che faceva servizio anche in Musile e di affittare [n.° 50 di novembre] una stanza per la bidella delle scuole di Millepertiche, pagando inoltre 100 lire al signor Attilio Costantini per il fitto della baracca ad uso scuola in località Trezze per l’anno 1939.
Il 20 ottobre a Zago Leo e a Cattai Ermenegildo fu pagato l’acconto per i lavori del censimento annonario (200 lire a testa). Dopo quelli di fine agosto (£. 15.000) e di metà ottobre (£. 10.500), il 24 ottobre a Capiotto Luigi fu pagato il terzo acconto (£. 5.000) lire per l’avanzamento dei lavori di costruzione dei ricoveri a favore degli sfrattati a Musile, mentre un secondo acconto fu pagato a Giuseppe Vio che aveva fornito i serramenti.
Il 25 ottobre i maestri Antonio Doratiotto e Lisetta Davanzo (la figlia di Achille) chiesero al podestà di aprire una scuola serale per adulti, con una classe maschile e una femminile. Chiesero di utilizzare l’aula sottostante al municipio già usata in passato per scopi analoghi. Due sarebbero stati i turni: uno al pomeriggio, l’altro la sera.

Lo Stato che tutto controllava voleva conoscere anche le parole con cui si intendevano ricordare i defunti sulle lapidi del cimitero. Riporto quattro richieste di autorizzazione:

Ill. Sig. Podestà di
Musile di Piave
Il sottoscritto Cadamuro Giuseppe fa domanda alla S.V. perché gli venga concesso di collocare una lapide sulla fossa del defunto suo padre Cadamuro Giovanni in cimitero di Croce con la seguente dicitura:

Alla memoria di Cadamuro Giovanni di anni 79 rapito all’affetto dei suoi cari il 29 settembre 1938 lasciando figli nuore nipoti Quanti ricordano Posero

Musile di Piave li 28/10/939 XVII
Cro + ce di Cadamuro Giuseppe.
Io sottoscrito Panizzo Ugo Presento Domanda per ottenere la concessione di depore una lapide nel Cimitero di Croce con le seguenti parole:

Alla memoria di Panizzo Mario Uomo di [r]etta Virtu cristiana che tutto diede alla Famiglia Lasciando Moglie e Figli Questo Ricordo Posero N. 16 . 5 – 1887 M. 16 . 2 – 1939

Musile di Piave 31 – 10 – 1939 XVII
Panizzo Ugo
Ill.mo Signor Podestà di Musile di Piave
La sottoscritta Camin Amelia rivolge umile preghiera alla S.V. allo scopo di ottenere il permesso di collocare una Croce di cemento in cimitero con un piccolo orlo in cemento attorno alla fossa. Sono scritte le seguenti parole:

Alla cara Memoria di Camin Leonardo di anni 74 M. 24 – 7 – 1939 Le figlie dolenti Posero

Nella speranza di un buon accoglimento porgo tanti ringraziamenti ed ossequi devma
Camin Amelia
Musile di Piave 30 – 10 – 1939 XVIII°
Presento questa domanda per ottenere il posto per posare una lapide con le seguenti parole:

Alla Memoria di De Rocco Giovanni di anni 79 M. 25 – 3 – 1939 La famiglia Pose

La gestione dell’acquedotto passa ai Consorzi di Bonifica Riuniti. Se i lavori del primo lotto, gestiti dal Municipio di San Donà, potevano considerarsi conclusa già nel 1935, varie difficoltà di ordine amministrativo e varie controversie sorte in sede di liquidazione e di collaudo avevano determinato un arresto delle attività consorziali fino al 1938. Le due Amministrazioni, Comune di S. Donà (Podestà Dall’Armi) e Consorzi di Bonifica Riuniti (Presidente Carnaroli), si accordarono allora perché quest’ultima assumesse con i propri uffici - attrezzati e oramai anche specializzati nella conduzione di opere pubbliche in concessione la gestione ordinaria e straordinaria dell’Acquedotto per conto di quel Consorzio. L’accordo si concluse con la Convenzione del 31 ottobre 1939 in base alla quale la sede dell’Acquedotto si trasferiva in quella dei Consorzi di Bonifica e questi avrebbero provveduto alla conduzione dei lavori dei lotti successivi nonché alla gestione e manutenzione delle opere e all’esercizio della rete.

La comunità di Millepertiche muove i primi passi. Millepertiche, con chiesa e curato, cominciava ad avere una sua individualità e autonomia. La presenza di don Natale, sempre gradita a ai parrocchiani quando il paroco capitava da quelle parti, si faceva tuttavia, giorno dopo giorno, meno necessaria, o almeno così pareva al curato, don Favero, il quale non capiva perché don Natale ci tenesse a tanto a celebrar messa a Millepertiche nelle feste più importanti, obbligandolo a sostituirlo a Ca’ Malipiero. Ma il motivo era evidente: nella testa di don Natale, Millepertiche era Croce.

Nei mesi di novembre e dicembre furono quattro le persone che si occuparono del censimento annonario: ai due citati in precedenza si aggiunsero infatti Montagner Giovanni e Tonicello Ernesto. La popolazione legale del Comune era di 7772 abitanti.

Alle Millepertiche era urgente il problema della scuola:

Il 23 novembre 1939 A. XVIII° [...]

IL PODESTÀ

visto che in località Millepertiche la Scuola Elementare funzionava nel decorso anno scolastico in una baracca di proprietà Comunale, che, d’accordo con l’autorità scolastica è stata demolita e gli alunni ripartiti in altre due scuole più vicine;
considerato che tale fatto ha creato molte lagnanze da parte della popolazione la quale non può rimanere in attesa della costruzione del nuovo fabbricato scolastico il quale certamente non potrà essere ultimato nell’anno 1940;
visto che in detta località vi sarebbe un locale di proprietà della Signora Agarinis Giuseppina che si presta benissimo per essere adibito a scuola giusta il parere espresso anche dall’Autorità scolastica;
visto che la proprietaria ha richiesto un fitto mensile di L. 120 e considerato che tale fitto è equo in quanto si tratta di locale costruito con mezzi moderni e con tutte le comodità necessarie

DETERMINA[VA]

di affittare i locali dalla signora Agarinis in località Millepertiche a fianco della chiesa per l’anno 1940 per un canone annuo di L. 1440 da pagarsi in due rate, riservandosi di sciogliere il contratto anticipatamente mediante disdetta se il nuovo fabbricato scolastico fosse stato pronto prima.

Il vescovo nella visita pastorale si era tanto raccomandato di provvedere anche alla casa della dottrina cristiana a Croce. E dove? Don Natale pensò che Cuppini-podestà poteva tornar buono. Che si fossero parlati o meno, e che l’Amministrazione di Musile fosse giunta o meno nella determinazione di alienare “il palazzo”, don Natale si fece premura di inviare al podestà la seguente richiesta:

Ill.mo Sig. Podestà di 
					Musile di Piave

Ho saputo che codesto On. Municipio ha messo in vendita il fabbricato con annesso terreno di proprietà comunale, esistente in Croce di Piave, lasciato libero dal Sig. Dr. A. Arduino, già medico condotto di Croce. Ora io sottoscritto, desiderando fame l’acquisto di detto Ente a beneficio del paroco di Croce pro tempore, ad uso abitazione del R. Cooperatore, a scopo scuola di Dottrina Cristiana, ed eventualmente ad uso asilo, od altro sempre a fine di bene pubblico morale-religioso, prego V- S- Ill.ma del favore di farmi conoscere la somma minima, definitiva voluta da cotesto On. Comune per la cessione di detto Ente, con le condizioni di pagamento, onde vedere se è il caso di invitare la popolazione di Croce a concorrere con le offerte, e di chiedere l’autorizzazione di Sua Ecc. Mons. Vescovo di Treviso, a convenire con V.S. Ill.ma per farne l’acquisto.
Con distinti ossequi
Croce di Piave li 24 Novembre 1939 XVIII

Dev.mo paroco
Don Natale Simionato

Lo stesso giorno il Comune ricevette dalla Regia Prefettura di Venezia le contribuzioni per varie attività: 2.000 lire per la refezione scolastica, 2.000 lire per i premi demografici, 1.000 lire per la befana fascista, 1.000 lire per culle e corredino. La battaglia demografica di Mussolini in previsione della guerra era pienamente in atto. Solo che i nuovi nati sarebbero diventati combattenti buoni fra vent’anni. Lo stesso giorno il podestà devolveva 1.000 lire al Fascio Femminile di Musile.
Lo stesso giorno la maestra Dalla Bella Resi Ratti chiedeva al podestà un po’ di ghiaia da stendere attorno alla fontana perché “a causa del grande freddo si p[oteva] formare del ghiaccio ed [era] pericoloso”.

I rapporti tra don Favero e don Natale non si accomodavano. Don Natale scrisse al vescovo Mantiero.

Eccellenza Illustrissima e Reverendissima
				Monsignor A. Mantiero Vescovo
									Treviso

Nel Vostro rispettabilissimo Decreto Assistenza spirituale ai frazionisti di Mille Pertiche in parrocchia di Croce di Piave in data 6 Novembre 1939 al N° 2 è detto: Ora io umile sottoscritto per recarmi nella chiesa delle Millepertiche a celebrare la S. Messa in binazione ore 10 nelle circostanze o ricorrenze più solenni dell’anno, o quando convenienza lo richieda, ho bisogno che il R. Curato mi sostituisca per la Messa in binazione ore 8 ½ a Cà Malipiero: altrimenti devo cercare un sacerdote fuori parrocchia, cosa che non è né facile né conveniente, ovvero ricorrere per una Messa a Venezia o a Treviso: mentre con la massima facilità si può combinare fra paroco e Curato dandoci lo scambio. Per far questo il R. Curato non si oppone ma esige il di Vostra Eccellenza. Pertanto prego umilmente V. Eccellenza Illustrissima e Reverendissima di dare il a darci lo scambio, non tanto nelle circostanze più solenni nelle quali sarà opportuno o necessario che il parroco rimanga in parrocchia, ma anche nella Festa prima e dopo la solennità, e in media circa una volta al mese, o più, secondo anche il desiderio de’ miei carissimi parrocchiani. Così desidero che ci aiutiamo a vicenda, da buoni confratelli, per quanto è possibile, in ogni necessità o convenienza nel sacro ministero, senza bisogno di chiedere, volta per volta, in cose le più ovvie, il dalla Reverendissima Suprema Autorità. Con profondo ossequio Vi bacio il sacro anello e invoco la Vostra Pastorale Benedizione.
Di Vostra Eccellenza Illustrissima e Reverendissima
Croce di Piave 28 novembre 1939

Devotissimo Umilissimo paroco
Don Natale Simionato

Nuovo portalettere. Morto Leonardo Camin, storico procaccia del comune, anche la figlia aveva abbandonato il lavoro di portalettere, perciò il 2 dicembre il podestà Cuppini nominò portalettere il ventiquattrenne Montagner Antonio Pietro fu Vincenzo, con paga annua di 2.000 lire.
Il 6 dicembre l’ingegnere del Comune, Ivone Schiavo, consegnava al podestà la sua stima giurata del fabbricato Comunale sito in Croce, già abitazione del medico: secondo lui valeva 45.000 lire.
Si tiravano le somme di un anno: il 10 dicembre furono decisi i compensi ai quattro impiegati avventizi che avevano compilato i fogli famiglia e le schede annonarie inerenti al razionamento dei consumi e il 21 furono rifusi a Baron Giovanni otto premi di nuzialità di 150 lire ciascuno e diciotto premi di natalità di 100 lire per un totale di 3.000 lire. In quel 1939 il Comune si era accordato con la ditta Ferrari Autocorriere per 1.000 lire perché quelle che da San Donà andavano a Treviso oppure a Jesolo passassero per il centro di Musile. L’imposta consumo si pagava sempre alla Ditta Basaglia. In centro a Musile, dove l’allacciamento all’acquedotto era attivo dall’aprile del 1938, si pagò la prima bolletta dell’acqua.
Nella baracca a fianco del ‘paeazz’ che era stata il deposito del dottor Arduino, era venuto ad abitare dalle Case Bianche Giulio “Berto” Sforzin con la moglie Rosaria e le figlie Maria, Dirce, Bruna, di 15, 13 e 11 anni, una più bella dell’altra; e poi c’era Luciano di nove e i piccoli Bruno, di quattro anni, e Luciana, di uno.

1940

Anziché al podestà la bidella della Fossetta preferiva rivolgersi al segretario del partito fascista, Fagherazzi, per veder risolti i problemi:

Egreggio Signor Segretario
A nome delle Maestre fossetta Vi prego mandar cualcuno per toliere il fumo delle stufe perche li ultimi giorni di scuola o dovuto spengere completamente il fuoco non potendo resistere dal fumo se non sera rimediato le Maestre sono costrete rimandare i figli dalla scuola
Saluti fasisti
Bidella Fossetta

[il biglietto riporta la data del 4 gennaio 1940]

Il 29 gennaio monsignor Gallina comunicò a don Natale che il sacerdote don Antonio Campion era stato designato nuovo cooperatore di Croce. Don Natale non ne fu soddisfatto, come rivelò la sua risposta, due giorni dopo:

Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor V. Gallina
							Delegato Vescovile
									Treviso

A riscontro Vostra pregiatissima lettera in data 29 Gennaio 1940 colla quale mi designa a Cooperatore il Reverendo Don Antonio Campion in sostituzione del Reverendo Don Giovanni Basso, non posso che dire .
Però prevengo che il Reverendo Cooperatore mi sia di particolare aiuto nella dottrina ai piccoli e nell’Azione cattolica.
Inoltre il Reverendo Cooperatore dovrà celebrare spesse volte anche alle ore 10.
Con distinti ossequi e cordiali saluti in Domino
Croce di Piave 31 Gennaio 1940

Devotissimo paroco
Don Natale Simionato

Don Natale doveva aver saputo che don Antonio aveva l’abitudine di alzare il gomito.

Essendo stata abolita dal 1° gennaio la II condotta medica, il podestà Cuppini deliberava di concedere al medico della condotta di Fossalta lire 7000 come contributo perché prestasse servizio anche nella Frazione di Croce. [Delibera N.° 20]. Da quando il dottor Arduino aveva cessato la sua attività a Croce, molti crocesi s’erano rivolti a Rizzola; molti anzi lo facevano anche prima.

Alienazione del fabbricato comunale

Nella stessa seduta consiliare si discusse e, alla fine si deliberò sull’alienazione del fabbricato di proprietà comunale da destinare ad uso asilo infantile ed opere parrocchiali nella frazione di Croce:

Il Podestà, premesso che nell’anno ’23-’24 con i proventi Danni di guerra fu costruito in località Croce un fabbricato e relative adiacenze da adibire per uso Stato Civile ed alloggio del medico condotto, soppresso l’ufficio Stato Civile e soppressa la condotta medica, il suddetto fabbricato è abbandonato. Si è tentato di fare qualche approccio con persone che avrebbero potuto acquistare ma chi per l’ubicazione chi per altro hanno offerto una cifra irrisoria.
Senonché in una recente visita pastorale Sua Eccellenza Vescovo di Treviso, in seguito a proposta fatta dai fedeli del luogo di far presente la necessità che anche in tale frazione sia istituito un asilo infantile, venne subito ventilata l’idea di poterlo istituire nel suddetto fabbricato. Il Parroco del posto, Don Natale Simionato, fa presente a questo Ufficio il desiderio espresso da Sua Eccellenza il Vescovo e richiede che tale fabbricato fosse [=sia!] donato per lo scopo di cui sopra. Al che l’Amministrazione fa presente che non avrebbe potuto alienarlo a titolo gratuito pur tenendo conto dello scopo al quale sarebbe stato destinato e che in ogni modo si sarebbe venuto nei limiti del possibile incontro alla richiesta. Ha perciò incaricato l’ingegner C… di approntare una stima… stimato in £. 45.000.
Fatto presente quanto sopra al richiedente è stato dalla stesso fatto notare che la cifra è piuttosto rilevante dato che essa dovrebbe essere ricavata da oblazioni fatte dalla popolazione. La somma che verrebbe offerta sarebbe quella di £. 25.000.
Il Comune, tenendo conto dello scopo umanitario cui il fabbricato verrebbe destinato non sarebbe contrario ad alienarlo per la somma suddetta purché lo scopo non venga frustrato. D’altra parte il comune intende riservare l’attuale locale destinato ad ambulatorio medico e di conseguenza il valore di stima verrebbe diminuito realizzando così l’Amministrazione una economia dato che non sarebbe facile trovare in detta località un locale e pur trovandolo si richiederebbe un fitto molto elevato; di conseguenza l’onere che verrebbe gravato al Comune potrebbe eguagliare a molti anni e potrebbe essere considerato un contributo che il Comune potrebbe dare per la costruzione dell’Asilo.
Il Comune pertanto “si riserva la proprietà del locale suddetto alienando il rimanente per la somma di £. 25.000. Determina di alienare a trattativa privata a favore della Fabbriceria parrocchiale di Croce di Musile di Piave o chi per esso il fabbricato di proprietà comunale al civico 59, mappale 79… per il prezzo di £. 25.000; di riservare al Comune il locale attualmente destinato ad ambulatorio medico; che la alienazione verrà effettuata a condizione che il fabbricato venga destinato ad uso asilo Infantile e alle opere parrocchiali con la esplicita clausola che qualora il fabbricato venga destinato ad altri usi o venduto oppure entro 5 anni non venga istituito l’asilo suddetto e opere parrocchiali il Comune richiederà a mezzo del compratore o chi per esso un risarcimento che fin d’ora si quantifica nella somma di £. 20.000.
[Delibera N.° 22]

Il 2 febbraio la radio della scuola annunciò la nascita di Maria Gabriella, la quartogenita del Re Imperatore Vittorio Emanuele III e le maestre lo fecero scrivere agli alunni alla lavagna e ricopiare sui quaderni.
Dal 12 al 17 febbraio Angelo Muccelli eseguì in giro per le strade del Comune la numerazione civica delle case. Il 18 febbraio grande nevicata: Vazzoler Antonio, Lucchetta Andrea e Montagner Niccolò furono retribuiti con 200 lire a testa per lo sgombero della neve in piazza a Musile (a Croce non era caduta neve?), mentre Fuser Giuseppe andò in giro con trattore e spazzaneve per le strade comunali.

Mentre Hitler invadeva l’Europa, l’Italia continuava i suoi preparativi di guerra. In tre anni sarebbe stata pronta.
Carte annonarie. Nel comune si procedeva al razionamento dei viveri. Il 29 febbraio il Comune (versò al Patronato Scolastico il solito acconto di £. 2.000 ma soprattutto) pagò il compenso dovuto, circa 100 lire a testa, per la distribuzione delle carte annonarie a Zago Leone, a Cattai Ermenegildo (375 lire), Tonicello Ernesto, Montagner Giovanni, Pellizzon Guglielmo, D’Andrea Giovanni, Bellese Riccardo; 7758 furono le tessere annonarie distribuite il 3 marzo.
I vecchi che ho intervistato ricordano che la tessera serviva per l’acquisto del pane: con la tessera si andava da Giabardo a Fossalto che provvedeva a staccare il “cedolino”: senza tessera niente pane.
Ma il futuro non prevedeva solo la guerra: il 12 marzo [delibera n.° 68] furono appaltati i lavori per gli edifici scolastici di Millepertiche e Trezze.
Vittorio Di Legui parte per la guerra. Nel periodo in cui Vittorio Di Legui era rimasto a casa, aveva provveduto a lasciare incinta la Letizia sua morosa: volendo legittimare il nascituro fece le carte per sposarsi.
Il 18 Hitler, incontrando Mussolini al Brennero, sollecitava il Duce ad entrare in guerra in vista dell’imminente attacco tedesco a Francia e Gran Bretagna. Vittorio era in attesa delle pubblicazioni quando, il 24 marzo, giorno di Pasqua, “Gusto” Davanzo, il postino, gli consegnò la cartolina precetto che gli comandava la ‘partenza immediata’. Rupeo Montagner, il primo applicato comunale, “gli aveva fatto mandare la cartolina militare pur sapendo che a Vittorio mancavano cinque giorni per completare le carte per sposarsi”. Vittorio andò da Rupeo a chiedergli di dilazionare, l’impiegato però non poté far nulla e gli disse: «Intanto parti militare, e quando vieni a casa ti sposi». Vittorio gliela giurò perché Rupeo era fascista e “sicuramente non aveva fatto nulla per venirgli incontro”.
Anni di politiche familiari e demografiche dovevano aver reso l’Italia numericamente forte. Ma solo numericamente. In ogni caso il 23 marzo Cibin Luigi veniva mandato a Venezia quale fiduciario Famiglie Numerose in occasione della premiazione delle famiglie numerose (corriera £. 2 + treno £. 18,10 + vaporetto 1,20 + vitto £. 15 = £. 36,30).
Il 28 marzo le maestre di Croce chiesero al podestà la riparazione dei pavimenti perché le mattonelle, posate dieci anni prima, da qualche tempo continuavano a staccarsi. Concludevano, come ormai era di prassi, con “Saluti fascisti e ringraziamenti”. In aprile i certificati di famiglia numerosa necessari per ottenere l’esenzione dalle imposte riportavano, riferita ai componenti, la dicitura “Tutti di nazionalità italiana e razza ariana”. Ci sarebbe stato da ridere se il fascismo, dopo di aver precipitato l’Italia nel ridicolo, non la stesse precipitando nella tragedia.

In quei primi mesi dell’anno Cuppini, nei suoi viaggi forzosi in giro per il Comune in qualità di podestà, si servì più volte dell’auto noleggiata dall’officina Cancian Girolamo di Fossalta. Il 1° aprile rinnovò l’abbonamento al Popolo d’Italia.
Il 24 aprile Pio XII sollecitava Mussolini a non entrare in guerra, e altrettanto faceva Roosevelt con un messaggio il 1° maggio. Causa l’esito disastroso della guerra, il 10 maggio il primo ministro inglese Chamberlain si dimetteva e al suo posto si insediava Churchill. Lo stesso giorno Hitler invadeva Belgio e Olanda neutrali per aggirare la linea francese “Maginot”. Il 26 maggio aveva luogo la battaglia di Dunkerque in cui gli inglesi riuscirono miracolosamente ad evacuare 600.00 soldati intrappolati nella zona; il presidente Roosevelt invitava ancora una volta Mussolini a non entrare in guerra. Il 29 maggio Fausto Coppi vinceva, con oltre 4 minuti di vantaggio, la tappa del Giro d’Italia Firenze - Modena e conquistava la sua prima maglia rosa.
Il 31 maggio il Comune di Musile deliberava di acquistare dal dottor Arduino i mobili nel suo ambulatorio, rimasti inutilizzati.

Millepertiche parrocchia

Ma la notizia crudele e importante di quel giorno (31 maggio 1940) fu la decisione del vescovo Mantiero (esecutiva dal 16 giugno) di erigere la curazia di Millepertiche a parrocchia, onde semplificare i rapporti tra la chiesa matrice di Croce e il territorio di Millepertiche. Il curato don Giuseppe Favero fu nominato primo parroco della “Parrocchia di Santa Maria ad Aquas”.

ANTONIUS MANTIERO
DEI ET APOSTOLICA SEDIS GRATIA
EPISCOPUS TARVISINUS
DUX, MARCHIO ET COMES ETC.

D E C R E T U M
canonicae erectionis novae paroeciae de vulgo Millepertiche
sub titulo Sanctae Mariae ad Aquas

Ea, quae animarum saluti ac religionis incremento magis consulunt, ex animo amplectimus et exequi volumus.
Cum igitur Curatis de v° Millepertiche in hac Nostra Diocesi, prout nunc extat, territorium habet subiectum paroeciae de Cruce Plavis; cumque eiusdem Curatiae incolae et quidam alii finitimi ad paroecialem Ecclesiam de Cruce Plavis ob dissitas distantias numquam vel raro accedant et ideo exoptent ut Curatiam ipsas a praefata paroecia dismembremus et in novam pleni juris paroeciam cum suo territorio rectius definito atque proprio veri nominis Parocho erigamus; - Nos optatis huiusmodi benigne annuentes, atque magnam exinde utilitatem animabus obventuram sperantes ; - auditis prius omnibus, quorum interest, parocho praesertim de Cruce Plavis necnon Vicario Foraneo illius dictionis ; - habita insuper favorabili sententia tum Dioecesani Consilii Administrationis tum Rev.mi Capituli Nostrae Cathedralis Ecclesiae ; aliisque servatis de jure servandis ; probe scientes Curatiam de v° Millepertiche esse praeditam bonis, quae ad cultum inibi exercendum et honestam parochi substentationem sufficiant, ac majora in posterum bona ex fidelium oblationibus comparare sibi posse ac valere ; Curatiam ipsam, rectius in suo territorio definitam et auctam, in Novam Paroeciam canonice erigere decrevimus ac decernimus.
Quapropter a paroecia de Cruce Plavis eam territorii partem dividentes, quae in separato folio et in cartha topografica sub litteris A) et B) huic decreto adlegatis describitur, illamque tamquam territorium proprium novae paroeciae de v° Millepertiche in perpetuum attribuentes, atque novo Parocho in eadem paroecia instituendo adsignantes tamquam beneficium ad honestas sui ipsius substentationem omnia bona immobilia ac mobilia, quae antea ad Parochum de Cruce Plavis in dicto territorio pertinebant seu spectabant, quaeque bona in notula huic pariter decreto adnexa sub littera C) descripta invenientur ; - Parochum exinde de Cruce Plavis ab oneribus, quibus erga curatiam vel rectorem eiusdem tenebatur, in posterum exsolventes ; - Nos haec omnia statuentes et meliori, quo fieri potest modo decernentes, auctoritate Nostra ordinaria et qua fungimur, dictam Curatiam de Millepertiche cum suo territorio ac beneficio in insertis foliis descriptis, in Novam Paroeciam sub titulo S.Mariae ad Aquas virtute presentis decreti, a proxima die 16 junii, quae est Dominica V^ post. Pent., valituri, erigimus erectamque declaramus cum omnibus juribus, gratiis, facultatibus et oneribus, quibus ceterae Tarvisinae Dioceseos paroeciae, tum in spiritualibus quam in temporalibus, juxta canones, statuta dioecesana atque adprobatam consuetudinem frui et gaudere solent.
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.
Datum Tarvisii, ex aedibus Episcopalibus, sub signo et sigillo Nostris, ac Cancellarii subscriptione, anno Redemptionis Nostrae millesimo nonagesimo quadragesimo, mense majo, die trigesima prima, in festo SS.mi Cordis Jesu.

La parrocchia di Croce ne risultava più che dimezzata, i suoi confini si riducevano agli attuali, gli abitanti da 4125 a 2600. L’amputazione era nell’aria da tempo e, visto come s’era allungata la parrocchia, nell’ordine delle cose; eppure vi era qualcosa di crudele in questo ordine: tanto aveva fatto e brigato don Natale per dare impulso a quella zona e mettere in piedi la chiesa, e c’era riuscito quasi da solo, ricorrendo a offerte, sollecitando le opere dei parrocchiani, rimettendoci del proprio quando i soldi non bastavano, che avrebbe voluto vederla crescere; era figlia sua e troppo presto gli veniva strappata.
Dopo la grande delusione per la perdita della Case Bianche di sedici anni prima, questa nuova decurtazione, seppur più ampia, gli risultò tuttavia meno dolorosa. I tempi erano mutati. Aveva quasi settantaquattro anni.
L’Italia stava per entrare in guerra.

Per una trattazione completa dell’argomento vedi
CARLO DARIOL - Storia di Croce Vol. 2 - DON NADAL, EL PAROCO DE CROSE
Edizioni del Cubo, 2016

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