Storia di Croce dal 1970 al 1987 Torna alla pagina iniziale di Croce

HISTORIA de CROSE
dal 2008 a ieri



2009: santAntonio al suo posto

Nel febbraio 2009 Gianni Cancellier posizionò la statua di sant’Antonio più o meno nello stesso posto che occupava nell’antico capitello ai piedi dell’Argine San Marco smantellato all’inizio degli anni 70 per allargare la rampa di accesso. La statua era statua allora recuperata da Carlo Marigonda. Gianni intendeva farne il simbolo della sua lotta contro le ingiustizie ricevute.

2009: i 500 anni della parrocchia

Preparata da tempo, la celebrazione del 500 anniversario della parrocchia si aprì con la presentazione del libro di don Primo il 21 marzo 2009 nel salone dell’Oratorio, frutto del suo lavoro di ricerca degli ultimi anni. Erano presenti il sindaco Forcolin e l’assessore alla cultura Carpenedo (che aveva preparato anche il discorso del sindaco, come soleva fare a quel tempo, quando i due andavano d’accordo, prima di candidarsi l’uno contro altro armato alle elezioni del 2012). Moderò l’incontro l’autore di questa pagina e allietò la serata, organizzata dal Gruppo Oratorio, il coro VociVivaci diretto dal M° Michela Fregonese. Notevole fu il concorso di pubblico dei parrocchiani e palese l’emozione e la soddisfazione del parroco-scrittore.

Statua multata. Gianni Cancellier, nel corso della sua personale battaglia contro il gruppo Oratorio e in particolare contro don Primo, posizionò la statua di sant’Antonio in piazza Tito Acerbo, lungo la via principale, proprio in occasione delle cerimonie e della processione della Settimana Santa.
Fabrizio Cibin, cronista locale particolarmente sensibile alle notizie leggere, non perse l’occasione per scrivere uno dei suoi tanti pezzi tutt’altro che memorabili.

2010: ultimo palio

Nel giugno del 2010 si tenne l'ultimo palio di San Donato. Le difficoltà organizzative sempre crescenti avrebbero portato alla fine dell'organizzazione della manifestazione.

L’inceneritore va in fumo

Una mossa poca accorta dell’Amministrazione Comunale mette la popolazione quasi di fronte al fatto compiuto. (vedi QUI l’approfondimento)

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T.A.F., sbandieratori e musici

la squadra di tiro alla fune e quella dei coreografi e dei musici si ritrovarono nel 2011 senza più uno scopo. Quell'anno infatti il Palio di San Donato non fu più organizzato.

2012: Massimiliano Capiotto candidato sindaco

Croce ebbe il suo candidato sindaco nella persona di Massimiliano Capiotto che riuscì a sconfiggere all'interno del PD la linea dell'ex sindaco Menazza che intendeva tornare a correre per la poltrona di sindaco. Come nella miglior tradizione della sinistra italiana, Menazza e i suoi (Paulon...), una volta sconfitti negarono ogni sostegno a Massimiliano e non accettarono di essere candidati.
Massimiliano si classificò terzo, battuto da Forcolin (la Lega stravinse non solo a Millepertiche, roccaforte di Forcolin, ma anche in centro a Musile) e per qualche manciata di voti - cosa che maggiromente lo irritò - anche da Carpenedo, con la sua lista (finto-)civica, in realtà di Forza Italia. Ultimo giunse il Movimento 5 stelle. Massimiliano si rassegnò al suo terzo mandato come consigliere di opposizione.

Musicista picchiato a sangue

Il 9 luglio 2012 Croce finì sui giornali per un fatto di cronaca nera. Un musicista del gruppo metal “Warhawk”, tale A.D.R., 36enne residente a Cavallino, fu picchiato a sangue la mattina successiva a un concerto tenuto in paese davanti al bar “Mivida” (l’antica bottega Casonato, all’inizio di via del Bosco). Il concerto si era concluso ufficialmente verso le 23, anche se molti dichiarano che il frastuono e il rumore erano continuati ben oltre la mezzanotte. I musicisti si ritirarono nei due camper su cui avevano raggiunto Croce nel campo attiguo al locale. Per il caldo, A.D.R., unico tra i componenti della band, aveva scelto di dormire fuori del camper, sotto un albero poco distante.
La mattina, verso le 8, il musicista fu svegliato da un uomo dal marcato accento locale che gli sibilò: “Ora la paghi per tutti”. Con il bastone l’aggressore lo colpì al busto, alla testa e alle gambe, fratturandogli alcune costole e causandogli un trauma cranico. I compagni della band, svegliati dallo stesso A.D.R. lanciarono l’allarme; la vittima giunse comunque cosciente al pronto soccorso; nel pomeriggio fu sottoposta a un’operazione chirurgica. A.D.R. dichiarò di aver visto in faccia il suo aggressore, fornendo ai carabinieri una sua descrizione, oltre che il particolare che quella minaccia era stata proferita con marcato accento locale.
In paese si scatenarono le voci sull’accaduto e sull’autore del gesto. Nei giorni successivi un gruppo vicino alla Parrocchia fece uscire un foglietto in cui invitava l’autore del gesto violento a costituirsi, onde far cessare il discredito che cadeva su tutta la comunità.
Qualche mese dopo fu incriminato quale autore del gesto un giovane del paese, noto per le simpatie di destra. L’arresto gettò comprendibilmente la famiglia nella disperazione.

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Tutti per la scuola materna

La parrocchia concentrò i suoi sforzi sul completamento della nuova scuola materna. Le gravi difficoltà che avevano condotto don Primo sull’orlo della della disillusione Mensilmente, sul Raggio, egli ricordava che ogni contributo per la scuola materna era bene accetto.

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2013: nuovo soffitto nella navata sinistra

Il primo dipinto con la presenza di papa Bergoglio.

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settembre 2014: a sorpresa don Primo viene trasferito a Chiesanuova. Al suo posto giunge don Michele Pestrin

Giunse inaspettata la notizia del trasferimento di don Primo - l'87enne parroco ormai a Croce da 44 anni - alla parrocchia di Chiesanuova. Al suo posto giunse don Michele Pestrin, 40 anni, che avrebbe retto le parrocchie di Croce e di Millepertiche, che tornavano così - seppur sotto la forma della "Collaborazione" - ad essere riunite dopo 74 anni. La profonda riorganizzazione diocesana prevedeva che le sette parrocchie della forania di Musile venissero gestite da quattro parroci destinati a condividere la residenza nella megacanonica di Musile voluta da don Mario Salviato. La notizia produsse stupore e costernazione, rattristò moltissimo l'anziano parroco, che tuttavia obbedì cristianamente agli ordini dei superiori.

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13 novembre 2016: Alessandro Lovisetto muore accoltellato da Silvano Maritan.

La sera di domenica 13 novembre a San Donà di Piave, in zona piazza Indipendenza, perse la vita Alessandro Lovisetto, 53enne, originario di Croce di Piave, da tutti conosciuto con l'amichevole soprannome di "Teta". Per un certo periodo aveva abitato a Zenson di Piave, e da qualche tempo era residente a San Donà, dove viveva con l'ex compagna di Silvano Maritan, il boss sandonatese noto per essere stato un componente di spicco della banda di Felice Maniero, la famosa "mala del Brenta". Alessandro, colpito a morte a seguito di una lite. Nella caserma dei carabinieri di via Carbonera è stato portato Silvano Maritan, 69enne ex componente di spicco della Mala del Brenta e al tempo fedelissimo di Felice Maniero, fino a domenica sera in libertà vigilata. Aveva trascorso circa 20 anni di carcere, per poi tornare nella sua San Donà a settembre. L'omicidio è scaturito al culmine di una lite tra i due, che si conoscevano da tempo. Alessandro Lovisetto aveva iniziato a frequentare l'ex compagna di Maritan e si trovava con la donna al momento dell'aggressione. In piazza i due avevano incrontato l'ex di lei, il Maritan, da poco tornato in libertà. Il vecchio boss, 69 anni, aveva cercato un abboccamento con la ex compagna che probabilmente stava degenerando in alterco, Alessandro era intervenuto a difesa della donna e tra i due uomini era montata la lite. Alcuni testimoni oculari riferirono che il tutto era scattato da futili motivi. All'inizio i due si erano picchiati a mani nude: "Si stavano prendendo a pugni e a calci - raccontò poi un testimone oculare - poi ho visto che Maritan ha estratto un coltello. Aveva una lama non molto lunga, appuntita". Improvvisamente, in galleria Vidussi, era comparso un coltello: "Non penso che Maritan abbia cercato di colpirlo - precisò il testimone - ma nel parapiglia ha raggiunto l'altra persona al collo con la lama". La vittima si era messa la mano alla gola, il sangue usciva a flutti e Lovisetto, sempre più spaventato, aveva cercato aiuto nei pressi del Caffè Letterario. "All'inizio non sembrava perdere molto sangue - continuò il testimone - poi quando ha tolto la mano abbiamo visto i fiotti". La ferita era fatale. Alessandro, barcollando, si era trascinato ed era caduto a terra vicino all'ingresso del Caffè Letterario, ormai esanime. Alla base del delitto vi era probabilmente la gelosia del presunto colpevole. Il Maritan si era poi allontanato dal luogo della lite; i carabinieri l'avevano fermato, sporco di sangue, nei pressi della galleria Bortolotto, e l'avevano portato in caserma. Il vecchio boss si era chiuso nel silenzio.
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Sabato 10 dicembre 2016 nei pressi di via Casera si schianta un ultraleggero.

Nella mattinata del 10 dicembre un Elicottero Syton biposto precipitò al suolo sui campi della Casera. Nell’impatto perse la vita il pilota 77enne Benito Cavasotto, ex commercialista, residente a Montebelluna e originario di Trevignano (Treviso).. Il velivolo aveva preso fuoco nell’impatto. Sul posto erano giunti i soccorsi del 118, oltre ai carabinieri e ai vigili del fuoco intervenuti con una squadra del distaccamento di San Donà e un’autobotte. Gli operatori spensero il rogo e misero l’area in sicurezza. Il vecchio ed esperto pilota, morto nello schianto, era stato trovato sbalzato dall’abitacolo in fiamme. L’elicottero sarebbe dovuto atterrare al Club Volo Papere Vagabonde con sede in via Caposile a San Donà. Sul luogo dell’incidente giunse poco dopo anche la moglie del 77enne. Era stata la nebbia a giocare un ruolo decisivo nella manovra fatale. In un primo momento si era alzato anche l’elicottero dei vigili del fuoco, che però era tornato quasi subito alla base proprio per le condizioni di scarsa visibilità in zona. “Ci aveva contattato via radio – raccontò il gestore dell’aviosuperficie Papere Vagabonde - era partito da vicino Montebelluna ma poi ha trovato condizioni difficili proprio per la spessa coltre di nebbia. Ci ha chiesto come comportarsi. Io gli ho detto che sarebbe stato meglio tornare indietro. Nella nebbia perdi tutte le coordinate spaziali. Nei corsi insegnano che hai 3 minuti, poi tutto diventa troppo difficile. Dopo un po’ l’ho ricontattato ma non ho più ottenuto risposta. Ho allertato il 118 e mi sono alzato in volo con un elicottero. Non ho visto nulla. Poi qualcun’altro ha segnalato l’incendio. E ho capito. Non ci aveva segnalato problemi tecnici, solo le condizioni difficili per la scarsa visibilità”. Benito Cavasotto si alzava spesso sul suo Syton dalla sua Trevignano per andare a trovare gli amici all’aviosuperficie di Caposile. Lo aveva fatto venerdì. E lo aveva rifatto quel sabato: a Trevignano splendeva il sole, e non poteva immaginare che a Croce avrebbe trovato quella coltre di nebbia.





Storia di Croce: dal 1987 al 2008