Capitano TITO ACERBO
Tito Acerbo Tito Acerbo (Loreto Aprutino, 4 marzo 1890 - Croce, 16 giugno 1918)

Nacque a Loreto Aprutino, oggi nella provincia di Pescara, allora di Teramo, il 4 marzo 1890 da Olinto e da Mariannina De Pasquale: il primo appartenente all’illustre famiglia degli Acerbo (che avrebbe annoverato Giacomo, fratello di Tito, quale ministro e presidente della Camera durante il ventennio fascista; e Manfredo, pittore e grafico cinematografico); la seconda appartenente alla nobile e antica famiglia De Pasquale di Spoltore (PE), considerata una delle più distinte d’Abruzzo.
Compì gli studi elementari nelle scuole loretane e successivamente quelli ginnasiali presso il Seminario arcivescovile di Chieti. Proseguì gli studi liceali a Fermo e a Teramo per laurearsi poi, nel 1914, in Scienze Sociali all’Università degli Studi (Regio Istituto Superiore) di Firenze. Durante tutto il percorso degli studi, fu seguito attentamente e amorevolmente dalla madre che gli inculcò anche un profondo sentimento religioso. Dall’Abate di Vestea, che da parroco poté seguire le vicende della sua infanzia, apprendiamo che Tito fin da piccolo mostrava grande entusiasmo per la storia locale e l’attività sportiva; di carattere gioioso e scherzoso, era punto di riferimento dei suoi “compagni più svegli e arditi”.
Nel 1915 si arruolò nell’esercito con il grado di sottotenente, prese parte alla Grande Guerra distinguendosi nei combattimenti sul Carso e nella battaglia dell’Ortigara; per ardimento, alto senso del dovere, amor di patria e spirito di sacrificio ottenne sul campo la promozione a tenente prima, e poi a capitano della gloriosa Brigata Sassari: venne anche insignito di due medaglie d’argento al valore militare e della Croce di Guerra Francese per i meriti di guerra conseguiti sulla Bainsizza e sul Col del Rosso nel 1917.

"Al combattimento della Frasche, e dei Razzi, sul Carso, l’ottobre del 1915 comandò una sezione di mitragliatrici; nel giugno 1917, con un plotone di fucilieri, prese parte alla battaglia sanguinosa dell’Ortigiara. Fu arditissimo nella campagna di Bainsizza, dove si meritò la medaglia d’argento (...) Ancora più ardito nell’azione per la conquista di Col di Rosso, dove comandò una compagnia d'assalto, e dove meritò la seconda medaglia d’argento (...) Durante la grande battaglia del Piave, nel giugno 1918, comandava un battaglione nella sua qualità di capitano"
(
C. Chimenton, San Donà di Piave e le succursali di Chiesanuova e Passarella, Stavolta Editore - prima edizione - Treviso 1928; seconda edizione - Pordenone 1981, vol 1, p. 410 s.).

Tito Acerbo morì alla testa dei suoi soldati in un contrattacco che la Brigata Sassari portò contro le truppe austriache nel territorio di Croce, all’inizio della Battaglia del Solstizio. Gli scoppiò una granata vicino e non si rialzò più, rimase disteso nel fossato che separava la strada del paese dal “brollo”, in corrispondenza del campanile. Il suo corpo rimase insepolto una settimana, cioè per tutta la durata della battaglia a Croce. La salma dell’eroe fu raccolta dai suoi soldati, e seppellita nel cimitero di Croce. Gli fu intitolato il cimitero militare di Croce, anche se Tito Acerbo fu seppellito in quello civile.

La motivazione con cui gli fu conferita la
Medaglia d’Oro al valor militare alla memoria

(con Regio Decreto dell’11 marzo 1924) è la seguente:

Valoroso fra i valorosi di una gloriosa Brigata, animatore impareggiabile, fulgido esempio di bravura, di abnegazione e di fede incrollabile, eccezionalmente dotato di capacità e di slancio, sempre e dovunque, eroicamente condusse il suo reparto nelle più sanguinose azioni, sul Carso, sugli Altipiani e sul Piave. Quivi nella turbinosa battaglia, benché ferito, alla testa dei suoi reparti proseguiva nel violento attacco, contro preponderanti forze avversarie. Impegnato in un’accanitissima mischia, minacciato di accerchiamento, con impeto travolgente riusciva ad aprirsi un varco, liberandosi dalla stretta nemica e trascinando seco numerosi prigionieri. Poco dopo, colpito a morte da proiettile nemico, incitava ancora i dipendenti a persistere nella lotta, e spirava sul campo inneggiando alla Patria” Croce, 16 giugno 1918

A Pescara, allora Castellammare Adriatico, nel 1924 gli fu intestata la scuola più antica della città, l’Istituto Tecnico, oggi Istituto Statale Commerciale e per Geometri “Tito Acerbo”, al cui interno campeggia il busto del capitano caduto.
In suo onore fu istituita dal fratello Giacomo, ministro del governo Mussolini, la famosa corsa automobilistica di Pescara “Coppa Acerbo” la cui prima edizione, quella del 1924, fu vinta da un giovane pilota dell’Alfa Romeo, Enzo Ferrari.

Il 2 ottobre 1927, sul posto dove Tito Acerbo cadde a Croce di Piave (in realtà a una quindicina di metri, in posizione più scenografica), fu eretto in suo onore un cippo-ricordo che riporta questa iscrizione:

QUI IL XVI - VI - MCMXVIII EROICAMENTE CADEVA ALLA TESTA DEI SUOI VALOROSI IL CAPITANO TITO ACERBO MEDAGLIA D'ORO ----- IL COMUNE DI MUSILE IL XVII VII MCMXXVII POSE

Nell’occasione, la madre dell’eroe, manifestò l’intenzione di contribuire alla ricostruzione di un altare (fu scelto quello andato distrutto di san Bovo) così che l’eroe potesse essere ricordato anche in chiesa.
Le spoglie dell’eroe abruzzese furono poi traslate, con cerimonia solenne, il 16 giugno 1932, 24° anniversario della morte, nella natia Loreto Aprutino dove fu tumulato nella tomba di famiglia.

In occasione della traslazione fu coniata una medaglia commemorativa.

Nel suo paese fu eretto in suo onore un monumento opera dello scultore Guido Costanzo e gli furono intitolate una scuola e una strada.

Sempre nel giugno del 1932, a San Donà di Piave fu inaugurata la Caserma Deposito del 152° Fanteria intitolata a Tito Acerbo.

Finalmente nel 1936, per interessamento dei fascisti locali, fu inaugurata a Croce sull’altare della Madonna del Carmine (offerto dalla madre di Tito Acerbo, come ricorda la piccola lapide murata nella parete laterale dell’altare medesimo: Maria Rosa de Pasquale Acerbo hoc altare erigendo curavit anno 1936 XIV fascibus receptis) la pala del Martina che ritrae il Beato Simone Stock nell’atto di ricevere lo scapolare del Carmelo dal Bambin Gesù in braccio alla Madonna, dipinto che era l’omaggio di una madre che aveva perso il figlio (in guerra) alla Madre per eccellenza che sacrificherà il Figlio per la salvezza dellumanità.

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