PREMIO DI POESIA IN LINGUA
VENETA

16a EDIZIONE
domenica 15 settembre 2019

CONCORSO APERTO A TUTTI

PREMI
1° classificato: € 150
2° classificato: € 100
3° classificato: €   50
premi anche per il 4° e 5° classificato.

La premiazione avverrà domenica 15 settembre 2018
alle ore 16:30, presso il
Centro Civico "LISA DAVANZO"
in Piazza Tito Acerbo 1
a Croce di Piave.
In caso di maltempo la manifestazione si terrà nel salone dell'Oratorio "San Francesco" di Croce di Piave.

PER INFORMAZIONI:
cell. 347 7795604
oppure via mail.

REGOLAMENTO

  • Termine per la presentazione delle poesie: 30 Giugno 2019
  • La partecipazione al concorso è gratuita.
  • Il concorso è a tema libero.
  • Verrà ammessa una sola poesia
    per concorrente.
  • Le poesie, di lunghezza non superiore a 30 versi, devono essere inedite e corredate della traduzione dei termini più difficili.
  • I concorrenti accettano quanto stabilito nel presente bando, in particolare la cessione gratuita ai comitati promotori dei diritti di pubblicare i testi con l’indicazione di nome, cognome e città degli autori.
  • Le poesie devono essere spedite all'indirizzo di posta elettronica sottostante:
comitatolisadavanzo@gmail.com
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- Scarica QUI il VOLANTINO/MANIFESTO del Concorso in .jpg
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ALBO D’ORO

anno 2018 (XV edizione)
partecipanti: 44
I classificataGh'è piassè robe on cel
di Nerina Poggese, di Cerro Veronese (VR)
II classificataGrijo inamorà
di Tosca Spadetto, di Ramon di Loria (TV)
III classificataFiume del tempo
di Roberto Velardita, del Lido di Venezia

segnalate

El temporal di Italina Camillo, di San Donà di Piave (VE)
Come 'na paveja di Mariano Guzzonato, di Marano Vicentino (VI)
Decubertèn di Gianni Zanusso, di Croce di Piave (VE)
anno 2017 (XIV edizione - del centenario della nascita)
partecipanti: 52
I classificataCanèe de paeù
di Raffaella Lucio di Romanziol, Noventa di Piave (VE)
II classificataOgni dì nòo
di Nerina Poggese, di Cerro Veronese (VR)
III classificataCaro dialeto
di Agnese Girlanda, di  Verona

segnalate

Se un giorno... di Luciano Bonvento, di Buso (RO)
Quanto di Rita Mazzon, di Padova
Spiera de sole di Gian Albo Ferro, di Rosolina (RO)
Incocalìo di Licia Mandich, di Cannaregio, Venezia
Na vecia amiga di Antonietta Comparin, di Grassaga di San Donà di Piave (VE)
Mi e ti di Sandro Zucchetta, di San Donà di Piave (VE)
E... di Italo Dal Forno, di Illasi (VR)
anno 2016 (XIII ed.)
partecipanti: 48
I classificataI scarpon
di  Neva Perissinotto, di San Donà di Piave  (VE)
II classificataA piena osse
di Rosanna Ruffo, di San Martino B.A. (VR)
III classificataLa scarpìa
di Licia Mandich, di  Cannaregio, Venezia

segnalate

Quando le prime onbrìe di Ines Scarparolo, di Vicenza 
Siora Mortadèa di Francesco Forlin, di Oderzo  (TV)
Fra tera e acqua di Ilario Dittadi, di Campalto  (VE)
Ave Maria di Sandro Zucchetta, di San Donà di Piave  (VE)
Le tendine di Luciana Gatti, di Minerbe  (VR)
Abandon di Anna Maria Lavarini, di Verona
Sto tempo di Ermanno Fornasier, di Croce di Piave (VE)
anno 2015 (XII ed.)
partecipanti: 55
I classificataLa Neta del late
di Marina Filiputti, di Thiene (VI)
II classificataSe vendema
di Antonietta Pulzatto Bagolin, di Oderzo (TV)
III classificata'Na casa
di Antonella Faraon, di Eraclea (VE)

segnalate

'L profumo del fen di Vittorio Dedin, di San Donà (VE)
El diaeto che resta di Erica De Zotti, di Musile di Piave (VE)
El specio di Licia Mandich, di Venezia
La to giacheta di Anna Maria Lavarini, di Verona
Sensa misura di Tosca Spadetto, di Ramon di Loria (TV)
No son pì mi di Graziano Depentor, di San Donà di Piave (VE)
Me ricorde di Neva Perissinotto, di San Donà di Piave (VE)
anno 2014 (XI ed.)
partecipanti: 47
I classificataI premio non assegnato
II classificataEl poeta inbriago
di Ilario Dittadi, di Campalto (VE)
III classificataEl cachèr
di Francesca Sandre, di San Donà di Piave

segnalate

En sol fagot di Guido Leonelli, di Trento
Le do margarite di Giovanni Benaglio, di Verona
Cussì i te ga catà di Diego Fantin, di Verona
In ostaria di Domenico Bertoncello, di Vicenza
Vé cun méc di Graziana Binelli, di Trento
Colloquio al fronte di Antonietta Mariuzzo Gorghetto, di Fossalta di Piave (VE)
Onbre di Maria Elsa Scarparolo di Vicenza
SEZIONE GIOVANI
partecipanti: 9
Nessun premio assegnato
anno 2013 (X ed.)
partecipanti: 50
I classificataNdo finisseli i sogni
di Nerina Poggese, di Cerro Veronese (VR)
I classificataContrà
di Anna Maria Lavarini, di Verona
I classificataEl pàmpano
di Luigi Ederle, di Grezzana (VR)

segnalate

Omo e can di Giovanni Benaglio, di S. Giovanni Lupatoto (VR)
Pianta de vita di Mariano Fortunato Guzzonato, di Marano Vicentino (VI)
La borseta di Licia Mandich, di Venezia
Ea vose del mare di Antonio Giraldo, di Arzergrande (VI)
El core no gà visto gnente di Roberta Zaniolo, di Villa del Conte (PD)
Scondicuc di Aldo Ronchin, di Ormelle (TV)
Łusarioła di Gaetano Forno, di Padova
SEZIONE GIOVANI
partecipanti: 2
Nessun premio assegnato ma segnalazione per Nicolò Dedin di San Donà di Piave (VE)
(senza titolo)
anno 2012 (IX ed.)
partecipanti: ...
I classificataEl ughéta
di Lucia Basso, di San Donà di Piave (VE)
II classificataL’onda
di Licia Mandich, di Venezia
III classificataRino Olivo
di Francesca Sandre, di San Donà di Piave (VE)

segnalate

Presensa d'assensa di
Scale di Lucia Beltrame Menini, di Verona
Sgrensava i balcuni di Ines Scarparolo, di Vicenza
Aria antiga di Gaetano Forno, di Padova
De sora al so porton di
Me papà caretier di
El caffè de 'a matina di
anno 2011 (VIII ed.)
partecipanti: 50
I classificataTera mia
di Antonietta Pulzato Bagolin, di Oderzo (TV)
II classificataOci de Putei
di Raffaella Smaniotto, di San Donà di Piave (VE)
III classificataVendéma
di Alessandro Zucchetta, di San Donà di Piave (VE)

segnalate

Me more el core di Mariano Fortunato Guzzonato, di Marano Vicentino (VI)
Tempi de desso di Claudia Pillon, di Mestre (VE)
Lubenica di Guido Leonelli, di Calceranica al Lago (TN)
Darcao la lèndana Vittorio Ingegneri, di Noventa Padovana (PD)
L'alba di Ilario Dittadi, di Campalto (VE)
I tuoi diciassette anni di
Co Dio vorà di Ines Scarparolo, di Vicenza
anno 2010 (VII ed.)
partecipanti: 40
I classificataEl libro de la vita
di Nadia Zanini, di Bovolone (VI)
II classificataNevegada in alta montagna
di Diego Fantin, di Thiene (VI)
III classificataGarbinada
di Ilario Dittadi, di Campalto (VE)

SEZIONE RAGAZZI

poesia
segnalata

El vento di Lisa Avesani di Verona
anno 2009 (VI ed.)
partecipanti: 53
I classificata'A canson del Vajont
di Francesco Morando, di Salzano (VE)
II classificataEl ridea
di Antonietta Pulzatto Bagolin, di Oderzo (TV)
III classificataSbiansi fureghini
di Ines Scarparolo, di Vicenza

segnalate

Sul Caregón del Pèlmo di Emilio Gallina, di Treviso
El diaèto di Diana Maimeri Lugo, di Isola della Scala (VR)
'A mongolfiera di Speranza Visentin, di Mestre (VE)
Tra le to piume de scienza e sorrisi di Marta Vaccari, di S. Giovanni Lupatoto (VR)
anno 2008 (V ed.)
partecipanti: 30
I classificataPar no infiapir
di Berta Mazzi Robbi, di Casteldazzano (VR)
II classificataEl zogo de le parti
di Clara Rossetti, di Chirignago (VE)
III classificataSupiava libaro el vento
di Luciano Bonvento, di Buso (RO)

segnalate

Ondéze le luzariole di Maurizio Boscolo Meneguolo, di Sottomarina (VE)
La vose de Carlo Goldoni di Gianna Tenuta Pilon, di Treviso
Brusamarso di Mariano Guzzonato, di Marano Vicentino (VI)
'A lissia di Antonietta Pulzatto Bagolin, di Oderzo (TV)
'A misura di Guido Leonelli, di ...
SEZIONE RAGAZZI
I classificataCavaeo a dondoeo
di Aurora Vanin
II classificataVecio
di Valentina Marcon
III classificataMe nono me conta
di Barbara Alberton


segnalate

'A jornada del contadin di Jessica Vecchiato
I ricordi di Luca Visentin
El diaeto di Alessandra Beraldo

Partecipò un nutrito gruppo della scuola media di Meolo sotto la guida dell'insegnante Maria Luisa Novello
e un gruppo di ragazzi della Parrocchia S. Tiziano di Stretti sotto la guida del parroco don Alberto.
anno 2007 (IV ed.)
partecipanti 22
I classificata"So"
di Clara Rossetti, di Chirignago (VE)
II classificataCeséta
di Marta Vaccari, di San Giovanni Lupatoto (VR)
III classificata'A carèga
di Stefania Basso, di San Donà di Piave (VE)

segnalate

Te ne manchi, Nico di Emilio Gallina, di Treviso
Lampese la lanterna di Maurizio Boscolo Meneguolo, di Sottomarina (VE)
SEZIONE RAGAZZI

segnalata

'A piova di Piovesan Leonardo, di Calvecchia di San Donà (VE)
anno 2006 (III ed.)
partecipanti ...
I classificata---
di ...
di ...
II classificata---
di ...
di ...
III classificata---
di ...
di ...
anno 2005 (II ed.)
sezione A)
lingua italiana
I classificataIl quinto elemento
di Cassandra Venturini, di Lendinara (RO)
II classificataL’ultima favola
di Luciano Bonvento, di Buso (RO)
III classificataBarbagli
di Monica Schiaffini, di Sestri Levante (GE)
Sotto il cielo dell’Iraq
di Gloria Venturini
di Lendinara (RO)
sezione B)
dialetto veneto
I classificataS-ciantisi de morte
di Diana Maimeri Lugo, di Isola della Scala (VR)
II classificataE man dei putei
di Clara Maschietto, di San Donà di Piave
III classificataAl telar de la vita
di Nadia Zanini, di di Bovolone (VR)
sezione C)
Ragazzi
“Ritenendo inopportuno stabilire una graduatoria di merito...”
anno 2004
Giuria: Gianfranco Cecchinato (Pres.), Laura Pierdicchi, Gianfrancesco Chinellato, Severino Bacchin, Salvatore Cusumano, Alfio Fiorentino, Umberto Pascali
sezione A)
lingua italiana
I classificataIl senso profondo
di Alessio Biancotto (Alex N), di ...
II classificata---
di ... , di ...
III classificata---
di ... , di ...
sezione B)
dialetto veneto
I classificata---
di ... , di ...
II classificata---
di ... , di ...
III classificata---
di ... , di ...
sezione C)
premio speciale ragazzi
I classificata---
di ... , di ...
II classificata---
di ... , di ...
III classificata---
di ... , di ...

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TESTI DELLE POESIE PREMIATE
O SEGNALATE

2018

1a classificata 2018

GH'È PIASSÈ ROBE ON CEL (CI SONO PIÙ COSE IN CIELO)

di Nerina Poggese, di Cerro Veronese (VR)
Stravacà su malgarite che ò spelacià

par far m'ama no m'ama co i dì

lasso che i ciapa la rincorsa i me oci

e che i se stufa 'ndrio nel cel.

Co on diel sposto sgonfe de passaio

e discoro co 'l asuro piassè lustro.

On pien de vita l'è sta libertà

sensa cao né aldari,

colma de sgoli de pensieri

che se fa caresse de ale

e girotondi de foje e fioreti.



E speto che el sol sotovosse

se meta el pigiama de fanela,

ma colorata

e che 'l se buta ne la cuna de i monti

'mpissando le prime slusarole

e 'l abasiur de la luna par poder arfiar

fra stéla e stéla on fontego de storie,

storie vece e saorìe de anime chiete,

come la mia, chi, pudà

su la spala del tempo.

Traduzione
Stravaccata su margherite che ho spelacchiato / per fare m'ama non m'ama coi giorni / lascio che prendano la rincorsa i miei occhi / e si tuffino all'incontrario nel cielo, / Con un dito sposto cumuli di passaggio / e faccio l'amore con l'azzurro più pulito. / Un pieno di vita è questa libertà / senza fine né argini / colma di voli di pensieri che si fanno carezze d'ali / e girotondi di foglie e fiori. // E aspetto che il sole sottovoce / si metta il pigiama di flanella, / ma colorata / e che si getti nella culla dei monti / accendendo le prime lucciole / e l'abat-jour della luna per poter respirare / fra stella e stella una grande quantità di storie, / storie vecchie e saporite di anime quiete, / come la mia qui, appoggiata / sulla spalla del tempo.

Motivazione del premio
La poesia si fa apprezzare per la ricchezza e la ricercatezza delle immagini, per la copiosità di metafore, incantevoli e ben costruite, quasi un'unica metafora insistita che rende facile l’immedesimazione del lettore nello sfondo suggestivo della natura e del cielo che tutto domina

2a classificata 2018

GRIJO INAMORÀ (GRILLO INNAMORATO)

di Tosca Spadetto, di Ramon di Loria (TV)
Se dovesse aver Signore

na seconda possibilità

fame nassar grijo inamorà

par cantar a tute 'e ore

serenate fin note fonda

a la luna siensiosa e tonda.



No farme omo o dona, Te prego

che spropositi i sputa da la boca

co paròe che spuncia, che copa

da piturar sto mondo de nero, 

ma métame su 'l giardin là de fora

par vedar el cé che pian s'indora.



Cantarìa cussì al splendor de 'a me vita

strussando le zampete come un archeto

diventarìa un violin intonà perfeto

par far sentir a tuti la me gioia infinita

le note d'amor vegnarìa fora da soe

sensa paura de sbaliar le paroe.


Motivazione del premio
La poesia si fa apprezzare per l’allegria e la spensieratezza che trasmette. Con un linguaggio semplice, essa mostra originalità e suggerisce un significato più ampio, morale. Le rime all’interno dei versi contribuiscono a creare un’onomatopea musicale che pervade l’intero componimento.

3a classificata 2018

Fiume del tempo

di Roberto Velardita, del Lido di Venezia
I sàlexi sul àrzene par [= paiono] farghe la gratariola

mentre che passa el lampo de un airon che zvola



le canèle se move pe' un refolo de vento

fassendo s'ciompar rospi per via del gran spavento...



Le ànare co le ciàcole ghe fa un fià compagnia

a un cason che mor dove che mor la via,



co tute le so memorie de un'esistenza agra

momenti de miseria, de fame e de pelagra,



perso tra tere e campi che par no gabia fine,

schisà da un sielo imenso come se vede al cine



e tuto par un quadro che no se move mai:

se move solamente le coe de do cavài



e quela de un cagnasso che ogni tanto sbraja

e pó el se mete quieto drio de un covon de paja...



Un campaniel distante che quasi no'l se vede

el ghe scandisse le ore a tuti queli che crede



e un vecio pescaor che da 'na vita lo sente

el sa che cambia tuto ma pó no resta gnente,



ché gnanca sto gran fiume al tempo no'l tien testa:

El ghe n'à passà tante, ma xe finìa la festa,



par questo lo saluda e pó lo lassa andar

doman el vecio fiume se negarà nel mar.


Motivazione del premio
Con i suoi versi lunghi e musicali che suggeriscono lo scorrere del fiume nel tempo, la poesia conquista il lettore per la ricchezza delle immagini e per il ritmo cantilenante che rende la lettura fluida e ritmata

Vengono altresì segnalate

EL TEMPORAL

di Italina Camillo, di San Donà di Piave (VE)
Co se iera pìcoe el papà e 'a mama

se 'i sentìa aria de temporal

i ne ciaméa: - Presto, presto, tosete,

portè dentro 'e biciclete

el temporal 'l é vissin 

'l é tut nero par là el garbin!



I seréa el poeàme sul puner

mi vardée rovessarse 'e rame de selgher

me piaséa come el vento le pieghéa

ma me sorèe e 'a mama 'e se spaseméa;

sora el let 'e ne diséa de star

cussì dae saéte te te podéa salvar.



El papà metéa i belconi in spiera

tra 'e sfese el sussuréa na preghiera

se jera sicuri che 'a ne protegéa da'a tempesta,

drio ae so spae scrutee i so segnàcoi co 'a man destra

me paréa tut un rito strano, un mistero

ma sul nostro camp no tempestéa par davero...



Sodisfà el soridéa ae so tosete,

el diséa ridendo: - Iera Toni che missiéa panocete!

Motivazione della segnalazione: per la simpatia
La poesia si segnala per le belle immagini costruite nell’apparente storiella paurosa che si risolve in una chiusa rasserenante e simpatica che muove al sorriso.

COME 'NA PAVEJA (COME UNA FARFALLA)

di Mariano Guzzonato, di Marano Vicentino (VI)
 Se a volte come un bao [=bruco] mi strissio in tera,

a so che un dì ndarò zolare in aria

e come na paveja verso 'l sole

vo libero pensando ai dì passà.



Se dopo giorni grami a testa bassa, 

che credo aver tocà parfin el fondo,

me resta de vardare solo in alto

parché 'l pì belo rive, verso sera...



a quei che me vurìa tajar le ale

rispondo che so stà da tenpo un bao

e quando go inparà par ben zolare

strissiare più no vojo, de sicuro.



Me poso pian-pianin de fiore in fiore, 

sercando quel pì giusto che sarà

a farme conpagnia nel me giorno

co 'a forza de quel sugo ch'el me dà.



E se cussì sarà de la me vita,

che dopo aver posà su tante strùssie [=fatiche],

alsando 'a testa, punte verso l'alto

e possa rapossar le ale in Celo!

Motivazione della segnalazione: per la metrica
Veicolando riflessioni sul cambiamento che sempre può intervenire nelle nostre vite, la poesia trasmette un sentimento di positività, con un linguaggio semplice e attraverso immagini giocose. Il componimento si fa apprezzare per l’attenzione e la cura messe nella scrittura dei versi, tutti precisi endecasillabi.

DECUBERTÈN (DE COUBERTIN)

di Gianni Zanusso, di Croce di Piave (VE)

No, no posse partecipar

parché el diaèto me fa danar

come i pori migranti inte'l mar

migranti desperai che 'i é causa de tuti i mai,

migranti trasandai,

afamai, maeai

abandonai da tuti i paesi civi'izai

destinai a passar un sac de guai

finché dura 'e canpagne eletorài



Forse é mejo partecipar 



e ndar torli in mezo al mar.

Motivazione della segnalazione: per l'arguzia con cui pone un tema ineludibile, e per l'apparente leggerezza con cui lo fa
Se, sportivamente parlando, non è così chiara l'importanza di partecipare a un concorso di poesie (per le difficoltà che la ligua dialettale pone), di certo molto più importante è lasciarsi coinvolgere dalle dolorose e umanamente pressanti difficoltà dei migranti, e riconoscere la necessità di portare sollievo alle loro sofferenze senza condizioni di sorta; le ossessive rime in "ai", che possono apparire un gioco divertente, allo stesso tempo sono un lamento che non possiamo non ascoltare. Partecipare per gioco al concorso è occasione e monito per dichiararsi inevitabilmente partecipi della condizione umana di chi sta peggio.

2017

1a classificata 2017: Raffaella Lucio, di Romanziol, Noventa (VE), con

CANÈE DE PAEÙ



Se marzo el se sveja co i oci 'ncora cuèrti de brosa

l'aurora lo scalda co 'a so prima luce rosa

e 'a scalda 'a erba in ténari fii e i buti sgionfi de foie e fiori

che de sede e viudi i vestirà canpi e fossi.

E se scalda 'sto arzarét de 'a Fosseta che de lustra erba

'l à zà mess su un mantel verde noèl profumà de vioéte,

timide tosete de 'a zovane staion.



'A primavera la é drio rivàr de pressa ma zo là,

in riva al canal, 'ndove planando se sbassa el cocàl,

s'intardiva 'l inverno infagotà inte 'na selva seca

de canèe de paeù 'ncora tute in pìe alte e drete

che, co i so bei bei penaci in ponta, 'e se specia

inte 'a aqua de 'a Fosseta che le varda chieta chieta.



Ma có el vento fis-cia forte s'ingrespa 'e onde,

s'inarca 'e cane sventoeando 'a piuma in testa

e, baeando, 'e ghe fa festa a do masorini inamorai

che i fa 'l amor senza ritegno e po i se buta in aqua

contenti de vivar cussì, co 'sto unico inpegno: far 'l amor sensa ritegno.

E poc pì in là 'na bianca garzeta, tirando su 'na zata,

li varda e 'a speta.


Motivazione del premio: la poesia si distingue per l’uso sapiente della lingua dialettale e per la notevole padronanza del verso, in cui la precisione degli accenti timbrici rimanda ad echi pavesiani; il bozzetto naturalistico costruito risulta efficace, ricco di movimenti e tuttavia sospeso nel tempo.

2a classificata 2017: Nerina Poggese, di Cerro Veronese (VR), con

OGNI DÌ NÒO



Oci foresti vèrdhe i scuri,

spassa fora frégole de note [=briciole di notte]

e la via se s-ciara

nando par sora de vita on corte.

Oci foresti traèrsa i me passi,

on che dialeto te dirò -bondì-?

Elo 'mbisogno on soriso

desarmà de difidensa?

Sempre a testa bassa va 'l omo,

pèl stessa de la mia,

ma la facia dura

de ci no vede mai la luna farse tonda,

ma solo pì o manco de traèrso,

dura de ci màstega pensieri 

parè-do co na chicara de cafè. [=buttati giù con una tazzina...]

'L è pì fàssile capirse a moti [=a gesti]

che parlando 'talian a 'olte,

'l è pì fàssile darse del ti

e spartir on graspo de ua fraga 

che proàr a scoltar rogne

ne 'na lengua conossùa a memoria

come saluso la matina.

Sarà le rade che binerà-su crussi  [=saranno le lancette che raccoglieranno crucci]

'nmotandomeli 'ntorno, [=ammucchiandomeli addosso]

ma quan vèrdho 'l usso 

'i m'à 'nsegnà la creansa

de tirar i lavri on su

a ogni dì nòo che gò la fortuna

de arfiar. [=di respirare]


Motivazione del premio: la poesia viene premiata per l’originalità delle immagini, in un soliloquio che sottolinea l’importanza della comunicazione non verbale, capace di superare barriere e diffidenze e antiche sofferenze; il non detto viene trasfigurato e anch’esso superato dalla necessità esistenziale di affrontare la vita con un sorriso.

3° classificata 2017: Agnese Girlanda, di Verona, con

CARO DIALETO



Là, sul meal de 'na contrà [meal = soglia]

inpisolà fra aleluja de rose

e amen de ortighe,

podarèa saltar fora 'na noneta

da 'n cucugnel bianco che, [=con uno chignon bianco]

co 'na parlantina svelta

nel dialeto de la so stirpe,

te snosela on fiume de dolsi ciàciare...



Magari,

co 'na cioca de grombial [=del grembiùle]

mendà da angonare de passienza, [=rammendato da gugliate di pazienza]

la se sugarà i oci tirando in bal

fesonomia scancelè dal tempo

da pelagre... guere...



El so dir,

infrusinà da 'n fogolar de ani, [=affumicato da un focolare di anni]

'l è 'na carta carbon che à salvà

caresè de acenti drento el derlo [=carreggiate di accenti dentro alla gerla]

de la so mente,

nespole misse, frachè ne la paja, [=nespole fatte, pigiate nella paglia]

'sto caro vernacolo, anca se

stramencià de parole a la moda [=storpiato da...]

'l è na somensa da salvar, 'n'ostia

da posar ne la boca del cor

de ci nassarà doman.


Motivazione del premio: la poesia viene premiata per la scelta dei tanti e antichi termini dialettali, singolari, certamente desueti, che riacquistano verità e naturalezza in quanto abilmente affidati all’immagine e alla lingua di una “nonnina”, veicolo e simbolo di un patrimonio linguistico dal valore inoppugnabile, quasi sacro.

4° classificato 2017 (sub judice): Luciano Bonvento, di Buso (RO), con

SE UN GIORNO...



Nò caminarme davanti, amigo,

podarìa no èssare bon

de tegnére el to passo;

nò caminarme dedrìo, amigo, 

podarìa no savere dove te porto;

caminemo fianco a fianco,

staremo senpre insieme.



Se on giorno, amigo, 

te vegnesse voja de piànzare,

ciàmame.

No te prometo de farte rìdare,

ma podarìa piànzare co ti.

Se on giorno, amigo,

te vegnesse voja de scanpare,

ciàmame.

No te prometo de fermarte,

ma podarìa scanpare co ti.

Se on giorno, amigo, 

te vegnesse voja de de no parlare più,

ciàmame.

No te prometo che starò bon,

che no te farò domande...

Ma...

Se on giorno... amigo mio,

ti te me ciami e mi no te rispondo,

sércame de corsa:

forse "mi" go bisogno de ti.

Come ha segnalato un'attenta lettrice, questa poesia è risultata essere la giustapposizione e traduzione quasi letterale di due poesie, la prima di Albert Camus, la seconda di Gabriel Garcia Marquez, entrambe sul tema dell'amicizia, che a volte anche in rete si trovano accostate.

   

5a classificata 2017: Rita Mazzon, di Padova, con

QUANTO



Se me specio nel passà el viso trema

Tuto queo che me ga rasentà se scura [rasentà=sfiorato]

Nel stagno no ghe pòe essar

l'onda del doman

Tuto xè sarà ne 'a so sponda

Gira la me ora e po la torna

Me sfojo del me verde

Se verze la scorsa dura

Desméntego queo che go inparà

Tegno queo che no serve

Dovarìa essar buto, ma me spanpano [buto=bocciolo]

Ghe lasso soo a la poesia 

de dar 'l odor a la me vita

El vento fiapo de un pensiero

infumegà de recordi

me camina drento

Scavesso la memoria in tanti tochi

e no trovo più la còa giusta [=la colla]

par tacarli insieme

Col 'ndar dei ani tuto se fa trasparente

El silensio fa de guardia a la paròa

che deventa puareta

no la fa più svoàssi

El tenpo intanto la strenze

Fasso finta de brigare

Quanto, quanto go da fare!

Ma xè soo 'na buzia

par restare ancora viva.






6° classificato 2017: Gian Albo Ferro, di Rosolina (RO), con

SPIERA DE SOLE



Dopo tanto tenpo

no ocore pì gnanca ca te veda

me basta

sentirte bissegare par la casa [bissegare=muovere]

come on sorghin de note, [=come un topolino...]

darte 'ose ogni tanto

da 'na càmara a 'n'antra

e robarte co te passi,

tuta ciapà da le to robe,

on baso

par sto spianso de vita [spianso=scorcio]

co ti, el me ben,

la me spiera de sole. [=mio timido raggio di sole]


7a classificata 2017: Licia Mandich, di Cannaregio, Venezia, con

INCOCALÌO



Xe sparìo el lustro dei cavei

che faseva onda al viso

soto i oci

do musine conserva làgreme



su le pùpole

ze saltà fora

qualche bisseta viola

che par piturada



anca inpomatàe 

le man sfadigone

regala caresse

da gratacasa



par tegnir bota a la moda

me inpiro

quatro steche

da mancanza de respiro



ma come ti fa

a vardarme incocalìo

e dirme

che so ancora bèla


8a classificata 2017: Antonietta Comparin, di  Grassaga di San Donà di Piave (VE), con

'NA VECIA AMIGA



Stamatina anca se 'a sveja n'a jera ancora sonada

de bonora me son lavada:

sarà parché da un fià de tenpo 'l é calcossa che me tormenta,

anca se de'a me vita son bastanza contenta.

Dopo aver fat coeazion son 'ndada in magazin

a cior qualche toc de 'egno da brusar inte'l camin.

Prima de entrar ò pensà che 'sta vita 'a é proprio 'na passion

senpre i stessi gesti, 'e stesse mansion, tuta 'na ripetizion.

Ma dopo t'ò vista int'el angoet

picada a un ganz come un bacaeà e te m'à fat pecà:

rùzene, coi covertoni inderegai, cuerta de scarpìe

insoma piena de magagne infinìe.

Mi però in chel momento t'ò rivist come int'el passà

quando, nova de baìn, t'à portà casa el me papà.

Te jera slanciada e co 'a vernise rossa

tant da farghe a 'e me amighe 'na invidia bea grossa

Co ti no vée paura de gnent

e me vegnéa da far 'a smargiassa

giràndoghe intorno ai siori de 'a piazza.

Remenando 'ste robe passàe 'na 'àgrema 'a me vegnùa fora 

ma no de mainconìa

de 'na ritrovada a'egrìa che 'a par dirme:

"inte 'a vita ocore pedaear e vardar vanti

se te vol tegner i rumegoni distanti".

Varda, cara, lo promete,

doman te nète e tire a rajo

par farte cora co 'a me nevodeta,

cara 'a me vecia bicicleta.


9° classificato 2017: Sandro Zucchetta, di San Donà di Piave (VE), con

MI E TI



Slongai inte 'a spiaja

cofà i ani 

del nostro vivar...



Nassùo dal mar

el nostro amor,

nassùo illuminà

dai s-ciantizi del sol

su l'aqua chieta,

d'istà,

de 'sto mar senpro istéss 

anca dopo quaranta ani

e tre fiòj

'l é quel che sen 'rento.



Inbrazài,

ven fat su'ando

el pan e 'l vin.

Inbrazai,

'liegri ven pondest

in fra la tera e 'l mar.

Inbrazài,

ven vardà incantesemài

el giro de 'a roda...



Intant che su 'a riva

un cocal becota qua e là,

son mi de ti el pinsiero,

te sì ti de mi el respiro.


10° classificato 2017: Italo Dal Forno, di Illasi (VR), con

E...



Quanto me piase sognar che le stele

le possa tendar, stàndome de sora, [=possano stare attente/badare]

come qua zo la me vita la cora

par darme 'na man da brave sorele.



E sperar che quando l'è la me ora

le me menarà nel ciel su co ele,

par brusarme i pensieri e anca la pèle

com'è passà chela co la missora. [=non appena sia passata quella con la falce (la morte)]



E consumarme 'rento 'l so fogaro

essar polvar che se perde nel gnente

de un mondo 'ndo 'l tenpo no 'l gà genaro.



E nar sensa memoria vantindrìo

fin che no nassarò co la me gente

là 'ndo 'l me vorà par senpre 'l bon Dio

2016

1a classificata 2016: Neva Perissinotto, di San Donà di Piave (VE), con

I SCARPON



Inte ’a cantina de me nona

in alt picài a ’na trave

é un par de scarpon

che i casca zo a penzoeon



I xe bruti, strazi, coi cordoni ingropai, fruài

el curame da tant vecio

el xe tut sec e crepà

e ’a siòea ’a xe verta par metà.



I scarpon i iera del nono

che in guera el iera ’ndà

e ’a nona li tegnéa de conto

’a ghe parlea come se lu el fusse qua.



E mi coi oci da putèa

vardée, de scondion, da’a sfesa de ’a porta

’a nona co ’e man zonte

co ’e làgreme... assorta.



El so bel viso

el se verzéa prima co un soriso

dopo, sentada so ’na carèga

’a se fea triste e co monotonia

par che ’a preghe e dise ’na poesia.



Dess é passà tant tenpo d’alora

e ’a vose de ’a nona ’a sente ancora

’a vede davanti a quel strano altar

e ’a dise:

"Non ghen’ posse pì, son sfinìa

Piero, dame ’a forza de vivar

dìgheo a Gesù e Maria."

Motivazione del premio: Gli scarponi del nonno, appesi in alto alla trave della cantina, sono conservati come una reliquia dalla nonna, che viene osservata di nascosto dalla nipote (“vardee, de scondion”) mentre a quella sorta di altarino ella sembra rivolgere pensieri e ricordi.
E se si può non rimaner colpiti dall’immagine che costituisce il tema della poesia, lo si rimane però dalla capacità della poetessa di celare fino in fondo – per poi restituirlo come un’epifania – il reale significato (religioso ed esistenziale) de “i scarpon”: i quali, costituendo per la nonna una evidente proiezione del marito morto, la inducono sì a invocarlo quale naturale intercessore presso Gesù e la Madonna per ottenere la forza di reggere le fatiche della vita… ma che la sorprendente confessione finale rivela carica di sofferenze e di tribolazioni.

2a classificata 2016: Rosanna Ruffo, di San Martino B.A. (VR), con

A PIENA OSSE



’L é belo girar par Verona

’nte un dì de sol

e de ’òia de caminar.

Gh’è ’l Adese che passa,

pien de curve e la caminada

che posso far l’è longa.

Sgamberlo su el longàdese e

scolto el brontolar de l’aqua

tra i sàlesi vegnua zo dai monti.

Te sento scrioltolarte contento,

te invidio, pensando che 

te pol ciacolar, fintanto

che te rivi al mar.

Par la me testa me sbrindola

pensieri e mile storie,

taco contàrtele a piena osse.

Te me scolti e te capissi.

Tut’a’n trato, nel far ’na ’olta

in pressia, te vedo tornar indrìo.

Me confondo, fiol de ’n can

no te vorè mia darme de ’olta

i crussi che te gò pena contà!

Fame ’n piasser, pa’ staòlta

portali in zo co ti e...

nègali ’n te’l mar.

DIZIONARIO delle parole difficili:

Sgamberlo = 

sàlesi = salici

scrioltolarte =


Motivazione del premio: Il fiume, con i suoi rumori che paiono voci di chiacchiera, sembra l’interlocutore adatto per lasciarsi andare alle confidenze, allo sfogo personale, ad altre chiacchiere destinate al dimenticatoio e all’anonimato del mare; ma un’improvvisa e non subito riconosciuta ansa che riporta indietro, con l’acqua del fiume, le confidenze appena fatte agita per un attimo il poeta, che chiede di non dar loro peso ma di portarle dov’è giusto e destino che finiscano.

3° classificata 2016: Licia Mandich, di Cannaregio, Venezia, con

LA SCARPÌA



do ragneti xe in barufa

par spartirse un cantonçin

solivo e queto

atornià da un bel caldeto



no i vol farse ’na rason

i se fa ogni dispèto

co le tele a picolon

che par fate de merleto



fin che un dì che i se cogiona

i se varda da viçin

i se çìmega i se squadra

i se piase un pochetin



stamatina de bonora

se ga visto un gran final

el canton che sostegniva

’na scarpìa matrimonial

DIZIONARIO delle parole difficili:

i se çìmega = si squadrano

Motivazione del premio: Baruffano tra loro due ragni, inizialmente diffidenti l’uno dell’altro: sembrano soffrire della medesima cocciutaggine degli umani ma anche del loro medesimo desiderio di voler essere altro; la baruffa li avvicina e muta il loro modo di “prendersi”. Perciò i due animaletti costituiscono una divertente metafora dei mutevoli rapporti tra uomo e donna. Con rime in seconda e quarta di ogni strofa, grazie agli ottonari alternativamente regolari e tronchi, il ritmo della poesia è allegro e brioso, quasi di danza, una danza che sembra invitare tutti alla festa suggerita dalla strofa finale.

4a classificata 2016: Ines Scarparolo, di Vicenza, con

QUANDO LE PRIME ONBRÌE



El supiava gajardo

el vento

sgarufàndone i cavéji

pissigàndone ’e massèle

co satà lasarone.

E mi e ti, co l’ànda

da inbriaghi, ridèimo

come mati, sconti

dedrìo de ’a siesa de

Vila de i Nani:

strenzéndone fissi

se lassàino ciapare

da on morbin stranbo che

paréa cavarne ’l fià...

E quando ’e prime onbrìe

ne ga rovejà, rufiàne

el vento se ga fato bavezèla

caressa de seda, sgrìsole 

su ’a pele...

Amore, te ’o ricòrdito

el nostro primo baso?


Traduzione delle parole più difficili:

sgarufando = scompigliando

morbin = frenesia

ne ga rovejà, rufiane = ci avvolsero, ammaliatrici

sgrìsole = brividi

5° classificato 2016: Francesco Forlin, di Oderzo (TV), con

SIORA MORTADÈA



Te si là, 

tonda, pusàda, quasi indormensada,

su la scansìa del banco-frigo co i saeadi e i ossacoi.

Te vardi la zente che passa,

col to color rosa pastel, e i to bianchi tocheti de lardo,

seménse de pévero, qua e là un verde pistacchio.

Te speta co ardor

che qualchedun el te cioga

e che el domande a le man esperte del casoìn

co la matita su ’na recia

qualche fetina de ti, tajàda co tanto ben far,

Riva ’na tonda femenona co la traversa a fioreti,

te ghe fa océto, la te vede,

la se pensa de comprarte,

la gh’en domanda tre èti, invojada da l’aquolina in boca.

Quel drio al banco el te ciol, el te pusa co deicatessa

su la rossa afetatrice a manovèa,

gira el voàno

e vien fora fine fetine de ti, profumade de spezie,

pusàde su carta oleata da dove vien su el to aroma,

el ròdoea el scartoss, e te vien messa inte ’na sporta de paja.

Te torna fora

verta sora ’na tòea, co in parte quatro paneti

e quatro goti de vin nero;

i sòchi i s-ciopeta dentro al camin,

la famèia, sentàda de intorno, la te morsèga,

la ride contenta co la sente el to gusto

che inpenisse la boca.


6° classificato 2016: Ilario Dittadi, di Campalto (VE), con

FRA TERA E ACQUA



L’arfiar che ti senti

no xe so’o la vose de vento

... ’é xe ciàcoe

de burci e caorline

che biasteme e orassion

ga conpagnà.

Tira ’e rece e ti sentirà,

tra rauchi sighi de cocài,

ventàe de bora

e siénsi de bonasse,

levarse da velme e da barene

storie antighe

a contar de to pare

vestìo de strasse

e ’a mama

a spuar i polmoni

su ’e lissie dei mastei.

Te sovegnarà

miserie ’ontane

fra tere e acque

avàre e caigose,

conpagnae da un cavalarse

de sene misteriose

tra fiabe e verità.

E da che ripètarse de vose

che come stasera

te vien a parlar

...ssst... tasi e scòltie!


Traduzione delle parole più difficili:

arfiar = alitare

sighi de cocài = strida di gabbiani

lissie = liscive

sene = scene

7° classificato 2016: Sandro Zucchetta, di San Donà di Piave, con

AVE MARIA (incidente stradal)



Ave Maria, gratia plena

i s’ha ciavà negai tuti e tre inte’l canal

in chel bruto incidente stradal



Dominus tecum

... e fameje in disperazion...



Benedicta tu in mulieribus

... làgreme dee mame...



Et benedictus fructus ventris tui

... portài nove mesi rento de voaltre...



Iesus

... parché, parché...



Sancta Maria Mater Dei

... fiol mio...



ora pro nobis peccatoribus

... fiol mio...



nunc et in hora mortis nostrae

... fiol mio...



Amen!


8a classificata 2016: Luciana Gatti, di  Minerbe  (VR), con

LE TENDINE



’I é tendine de franza scura chele zeje

davanti a le finestre de i to oci,

ma so che te me vardi

e no te scanpa gnente:

on soriso so na boca svèrgola

<’na schena rota sol schenal>

on sospiro intrivelà come un bissinelo

e tanta oja de un reve de panara

par tajare fete de polenta e pace.



’I é tendine de franza scura le to zeje

e te le lavi ogni matina

in on cadin de aqua ciara,

a piè descalzi su i quarei de la cusina,

co la camisa che t’ha visto butà

sul prà de ’na note incandìa de stele,

indò ghemo pascolà s-ciapi de sogni

zercando on agnelin 

sconto de drio la luna.


Traduzione delle parole più difficili:

svèrgola = smorfiosa

intrivelà come un bissinelo = attorcigliato come un mulinello

reve = filo

quarèi = mattoni

butà = (in questo caso) distesa

incandìa = bruciacchiata

s-ciapi = greggi

9° classificata 2016: Anna Maria Lavarini, di Verona, con

ABANDÓN



L’era pressiosa piassè del oro

par la gente dei campi

la capelina vissin a la contrà:

drento na madona co ’l butin

e ’n angelo d’arente

e fiori senpre freschi ’nte ’n bicier

sora ’l altarin, de fora,

un vaso de rose ranpeghine

che faséa da ornamento.

I contadini che passava de là

un segno de crose e ’na preghiera de scapon

prima de ’ndar a laorar,

un laoro duro che durava 

fin al calar del sol,

e de ritorno co la cama de la strachessa

i se fermava a pregar, a ponsar.



Desso ’na capelina sensa età,

in abandon, co drento

’na madona sfinìa, forsa de spetar

col so butin che’l à perso la bela siera

le ’udo el bicier e sora i muri sgrostadi

i quadreti de le grazie ricevude,

smarìi e cuerti de veli de teraìne.

De fora un vaso crepà co drento,

erba e papaveri nati a sorte

’l palesa la morte de la rosa.

Passa ’l tenpo ma... desso no gh’è pì contadini

che se ferma a pregar, i tratori tira drito.

Là ’nte’l canpo

gh’è ’na madona che speta... che speta...


Traduzione delle parole più difficili:

piassè = più (assai)

ranpeghine = rampicanti

sièra = cera (del viso)

’udo = vuoto

cuerti da veli de teraìne = coperti di ragnatele

10° classificato 2016: Ermanno Fornasier, di Croce di Piave (VE), con

STO TENPO



Ciao:

dove situ drio ndar

satu dove che t’ha da ndar

satu parché te va



férmete, varda, scolta, nasa, tocca

rajona: fate do conti

val ’a pena?



Tuti de corsa

tuti che ciama

tuti che scolta ’a borsa



tuti che spera che ’a canbie

tuti che voràe tornar indrìo

tuti che no à mai finìo;



e sto tenpo come un nastro el score

e noaltri sora insieme co lu a slitar via



ma ieri t’ò trova dopo tant



se ven saeudà

se ven contà

se ven scoltà



é stat come verse tolt ’na carèga e verse sentà de fianco al tenpo

e pa un fià ’l é ndat

senza noaltri sora



e se ven vardà

e se ven nasà

e se ven scoltà



parché, se te te ferma, el tenpo bisogna che’l se ferme a spetarte

e’ora dai che provén a inparar a fermarlo

forse no ghe ’a fen... ma de sicuro a raentarlo

ma de sicuro a slongarlo



el fen pì grando.

2015

1a classificata 2015: Marina Filiputti di Thiene (VI), con

LA NETA DEL LATE



Mi ’desso ve conto ’na storia,

la pare ’na fiaba e invesse la ze vera.

Ghe zera ’na volta ’na cara doneta

che ’pena alzà la matina

la curava i so fioli, quatro,

e uno più belo de ’l altro.

A ognun la ghe basava la massela

e dopo la partiva, par ciapar ’na palanca

da poderli sfamare.

Tuto quelo che la gaveva gera un brento de late.

La lo strassinava, ’l pesava più de ela,

’l gera fato de rame, ’si lustro da poderse speciare.

Co la so bela traverseta nera e sul colo

el fassoleto bianco che saveva de saon,

la girava le contrà e sonando la tronbeta

la vendeva el so late.

La gente sicava: "Ze ’rivà la Neta".

La gera, ala fine, cussì straca

che pì no la saveva 

se la gera ela a tirare el brento

o se gera el brento che tirava ela.

Ma i oci sluseva parché co ’l so late

sfamando so fioli la sfamava la gente.

E dopo tanti ani la gente ca trovo

ancor i me domanda se son nevoda dela Neta.

A mi, me nona, la me ga insegnà

che solo el sudore te fa guadagnare un toco de pan,

sensa robare né far gninte de male.

E mi, de me nona, no poso che dire

che la ze sta ’na gran dona!


2a classificata 2015: Antonietta Pulzatto Bagolin di Oderzo (TV), con

SE VENDEMA



Apena ’l aguaz el va via, el caro,

tirà da i bo, inte i canpi se porta

co ’l brent da inpenir de ua.

Grandi e pìcoei co ’a forfe in man,

portando un sestel, i cominsia 

la festa, parché vendemar...

vol dir: festa! SE canta, se ride,

se conta storie vecie, se se trova

in tanti: vissini e lontani, insieme,

se vendema! Che armonia!

Se ciapa in man un rasp

e se ’o varda co teneressa

come se el fusse un picenin

da cunar e da mirar.

’L é bel fat, pien de most:

te vien voja de becar grani

anca ti come i oseéti e le vespe.

I déi s’inpeta e te pensa zà

a ’l most dols che ’l sarà.

’L é un sentir che va direto a ’l cuor!

- Presto! Presto! Porté i sesti inte’l brent! - 

L’é chi canta "L’uva folgarina",

chi "De qua e de là del Piave".

No se sente ’a fadiga cantando:

’l é tut pì lizier e pì fazie.

I tosatèi, co ’a so forfeseta,

i taja i raspeti pì bassi e li inpara cussì

el vaeor de ’l lavoro e ’l amor par la natura.

Su i banpoi intorcoeadi core progeti futuri:

sarà un vin da nosse, da ostaria, da festa,

da bevar in conpagnia e par donar amicissia

e sentirse unidi e tuti fradèi!



3a classificata 2015: Antonella Faraon di Eraclea, con

’NA CASA



Cossa éa ’na casa

un posto dove se se basa,

dove se se ripara dal vento

che’l scompensa el sentimento,

dove se se ripara daea piova

prima che un rafredor se cova,

dove se se ripara dal fredo

col termo o col foghèr che vedo,

dove se se ripara daea nebia

che se se vol uscir ne vien rabia,

dove se se ripara daea neve

che ghe piase védarla anca ae nove leve,

dove se se ripara daea zente

specie da quea tajente.



Dove se fa entra qualche amigo

e ghe verzen el frigo,

dove se fa entrar el moroso

e se fa amor decoroso,

dove se fa entrar ’a mama

’a persona che pì se ama,

dove se fa entrar i parenti

e parlen mostrando i denti,

dove se fa entrar el sol

verzendo ’e finestre e alzen el col,

dove se fa entrar l’arieta

par rinfrescar ’l anbiente ’na mez’oreta,

dove se fa entrar ’a nostra vita

’l é come far ’na longa gita.



4° classificato: Vittorio Dedin di San Donà di Piave (VE), con

’L PROFUMO DEL FEN



L’é drio vegner sera

so sta verde canpagna

carezada dai ultimi raggi del sol



Adess el caeór de ’a tera

’l porta su in alt, verso il ciel

el profumo de l’erba da poc falciada



E so ’a canpagna cussì

vien zo pian panin un siénzio

che’l par squasi ’na preghiera



E ’l avazz,

che benefico el vien zo

su ’sto profumo de fe che’l va su in ciel

’i se fonde inte ’na sienziosa e mistica orazion



La é 

’a reciprocità del amor

fra il creato e ’l so Creator.


5a classificata: Erica De Zotti di Millepertiche di Musile di Piave (VE), con

EL DIAÈTO CHE RESTA



El diaèto ’l é mort.



O forse ghe ne esiste ancora qualche tochetin.

’L é restà sentà in ostaria

al fresco del istà,

dentro qualche veciò inrabià che bate ’a carta.



À da esserghine ancora inpignà

su qualche bocia, cressù co so noni,

che quando che ’e robe va dite come che le pensa

lo ritira fora da ’a so boca italiana.



Qualche fregoéta ’a salta fora 

sol me paese quando che ’a zente

no ’a se ricorda de méterse su ’l italian ’a matina

e i resta nudi sol parlar.

Eora te ’i sente brontoear pal caldo,

parché ’i é stufi, de ’a poìtica,

"Ma vutu che ’e sie legge permesse?"



Qualche volta se ghi n’ scolta ’na sbrissadina

al telegiornal. So ’e interviste de cronaca de ’a zona

i lo usa par parlar mal de questa o ’st’altra persona.



Par fortuna ghi n’ s’à salvà un poc de scrit,

dizionarieti, poesie e libreti.

Parché ghi n’ reste senpre mi no posse par niente

altro che parlar e scriva qua do tre versi

che m’é vegnù in mente sto istà.



6a classificata: Licia Mandich di Cannaregio, Venezia, con

EL SPECIO



Co smania de canbiar mobilie

vardo in ziro casa mia

e i oci se pusa sora al specio

che da quaranta ani me fa conpagnia

e che de mi sa tuto:

el belo, el bruto,

la sodisfasion, el pianto,

le prime zate de galina

e i truchi parché no le se vedesse tanto

e po le confidense

e çerte verità

vardandome nei oci



baratarlo co uno novo?

No, no me la sento

de farghe ’sto despèto;

sì, xe vero,

el gà qualche strisseto

el xe anca un fià panà

ma

el zorno che incontrarò el me viso

deventà ancora più vecio

come farìa a darghe la colpa al specio?


7a classificata: Anna Maria Lavarini di Verona, con

LA TO GIACHETA



Massa sanmartini ’nte la me vita,

de ti papà ò podù tegner da conto

poco o gnente; la foto de fameja,

ti co la mama e noialtri sìe fioleti,

’na coronzina che te m’è regalà

il giorno de la Prima Comunion,

la to carta d’identità,

’l to capel de alpin; relichie che mi

co amor tuto ò serà su drento ’na scatola

co balete de carbonina.



Ma la to giacheta de fustagno

quela che te te metéi tuti i giorni

l’ò tegnùa drento al almaron

tacà insieme a le me robe,

cossita gò a portata de man

’l ricordo de ti, papà.

Te vedo vegner a casa dal laoro straco,

con le mane e cavéi bianchi de calsina

che mi col petenin te la tiravo via e

ti te me ciapavi in brasso

fracandome la testa sora la to spala

e mi me perdéa nel profumo de ti,

inpregnà ’n te la to giacheta.

E ’nte giornade grise come ancò

me vestisso de ela e me la struco

e ghe parlo, cme ti te faséi con mi.



8a classificata 2015: Tosca Spadetto di Ramon di Loria (TV), con

SENSA MISURA



Misurar vorìa ’a passiensa

che le mame senpre porta

un metro de lunghessa

par un perdono ogni volta.

Un sentimento par sospiro

e de siguro se farìa

del monto tuto el giro

e da novo se ripartirìa.

Se la passiensa magari fusse

co ’a baeànsa misurada

quanto peso avrìa invense

’na caressa o ’na ociada.

Chii de consigli e osservassion

ma anca de porte saràe

quintai de paroe e racomandassion

e séce de lagrime sofegàe.

Ma sta virtù dal gran vaeor

se misura co giosse de cuor

e no se spiega in che maniera

ogni mama ghe n’ tien ’na miniera.


9° classificato 2015: Graziano Depentor di San Donà di Piave (VE), con

NO SON PÌ MI



I ani passa

senza badar nissun



come un ventesel da nient



me ricorde de...

me ricorde quando...



no me ricorde pì!



I doeoreti che prima no jera

e se fa vanti pian pian



un fià a’a volta...



’A é come ’na fiaba

che ’a é drio finir



ma mi me gode 

de quel che son



del tosatel che zioga

de ’a piova

del sol



de ’a zente che va

ce ’a zente che vien...



e spete che rive

pì tardi che’l pol 



chel giorno inbriago 



che no son pì mi...


10a classificata 2015: Neva Perissinotto di San Donà di Piave, con

ME RICORDE



Me ricorde mi putea, el me paese

’e femene che co ’e sporte ’e fea ’e spese



Me ricorde ’a me scuòea

sora al munissipio de Noventa

me ricorde ’l inverno tant fredo, crudo, serio, nero

che quando neveghéa, neveghéa par davero.



Me ricorde ’a stua a legna de ’a scuòea

anzi mesa stua, parché quealtra metà 

fora par un buso del muro ’a scaldéa de ’à.



Me ricorde nialtri tosatei

pieni de fredo e co i zenoci fora

ma pur de ziogar sui cortìi e sui canpeti

se véa man e pìe co buanze e diavoéti.



Me ricorde ’a canpana de ’a ciesa

’l odor de ’issia dei mastèi, i profumi

i marcài e ’e procession

tute bee sensassion

che ’e n’à iutà a essar

quel che son.

2014

SEZIONE ADULTI

1° premio 2014: NON ASSEGNATO


2° classificato 2014: Ilario Dittadi di Campalto (VE), con

EL POETA INBRIAGO



Lo so de aver bevùo

un pocheto massa

go el cuor cofà ’na strassa

butàda su’n cantón.

Ma anca se inbriago

so’ ’n poeta

e ’desso che me sento 

un fià de vena

in do e do quatro

ciapo carta e pena

e no me fermo più.



Ma... trema ’a man,

davanti al quarto goto

desmentego ’a poesia,

me incorso che sangiòto

...e bagno de ’àgreme

la to’a de l’ostaria.

"Va a casa..."

qualcun me siga.

Mi no ghe bado miga,

stago qua.

Gnente me costa

iludarme poeta,

magari da inbriago

..ma a casa no ghe vago

parché nissun me speta.


Motivazione del premio: Le poesie talvolta sono semplici, la bellezza è semplice. E si impone immediata.
La felicità della narrazione, con un ritmo allegro e pimpante, accompagna la confessione del poeta, che ammette d’aver bevuto; ma, complice il vino che fa scivolare meglio le parole, le rime si aggiungono spontanee, quasi allegre... se non restituissero immagini tristi (‘e bagno de ’àgreme ’a to’a de l’ostaria), fino alla chiusa finale che spiega, fulminea, l’origine di questa ubriaca sofferenza.

3a classificata 2014: Francesca Sandre di San Donà di Piave (VE), con

EL CACHÈR



Botoni de oro

el s’à mess

sui rami,

par farse amirar,

par farse becàr.



Józe ciassose

e incoronae

picae

s’un ciel

novembrin

de sépa.

TRADUZIONE: L’albero dei cachi
Bottoni d’oro / si è messo sui rami, / per farsi ammirare, / per farsi beccare. // Gocce chiassose / e incoronate / appese / a un cielo / novembrino / di seppia.

Motivazione del premio: Un’ispirazione felice, quasi un’intuizione folgorante, lega tre immagini abbastanza note nel mondo della poesia e in cui risuonano echi di più poeti, anche dialettali, del Novecento: i frutti come bottoni d’oro; o come gocce appese al cielo; il cielo novembrino color di seppia. Ma la reinterpretazione è riuscita.
Se è possibile riscontrare nella prima strofa un sentimento di simpatia nella personificazione dell’albero (el s’à mess) che si agghinda d’oro per attirare l’attenzione degli uccelli che ne beccheranno i frutti, nella seconda si assiste a un freddo commento sul risultato coloristico, che tuttavia allude a un’atmosfera finale cupa o triste. Il tutto in pochi versi, rapidi, efficaci, sbalzati di netto.

4° classificato 2014: Guido Leonelli di di Calceranica al Lago (TN), con

EN SOL FAGOT



Sotobràz, struchi come dó zirése

ennamoradi i strozzeghéva i pèi

sluseghéva l’ùltim sol ’ntrà i cavèi

sbrissando via arènt sora le zése.



Profumi de silènzio ’trà le sfése

de parolìne casvade dai sperèi,

oci ’mbroiadi tant che salvanèi

tamisadi da ’n sol che l’è a le prese



con nùgole de prèssa scarmenade.

Encapussadi ’n la felizità

cascadi en la strovèra de la nòt



sagome engionade enté ’n fagòt

i envìa adès zòghi che i cava ’l fià:

’nvidiose cuca stéle stralunade.



Adès tase ’l silènzio ’ntél remor

de ’n mondo che ’l se ferma a far l’amor.

TRADUZIONE: Un solo fagotto
Sottobraccio, stretti come due ciliegie / innamorati trascinavano i piedi / luccicava l’ultimo sole fra i capelli / scivolando vicino sopra le siepi. // Profumi di silenzio tra le fessure / di paroline cascate dai telai, / occhi confusi come riflessi / setacciati da un sole che è alle prese // con nuvole di fretta sparpagliate. / Accartocciati nella felicità / caduti nell’oscurità della notte // sagome aggomitolate in un fagotto / avviano adesso giochi che tolgono il fiato: / invidiose sbirciano stelle incantate. // Adesso tace il silenzio nel rumore / di un mondo che si ferma a far l’amore.

5° classificato 2014: Giovanni Benaglio di Verona, con

LE DO MARGARITE



I primi fiori freschi a’l capitel

iè stè do margarite.

Magre e strasìe

carghe de bruma ancóra

epur co ’n soriseto de peldoca

e la testina drita.

Le à verto i oci in pressia

par becolar l’arieta fresca e neta...



Che vegna pur le rose dopo!

i tulipani

e i fiori de lillà

a massi

e co ’l nastrìn lustro

in spingolon!

E che i faa anca i smorfiosi

a naso ransignà...

Che i vegna pur

ma prime iè stè lore!



...Me ciapa infin la oja

de catarle su

par inbeletar ’n vaseto

da metar su la tola.

Ma ’l Cristo tacà ìa a la crose

el fa la facia stroa.

... scusa Signor...

iè la to compagnia...

mi invesse chi passo de ciaro...



Barato in n’orassion

’l ciao pì chieto...

Iè in tri adesso a’l capitel in fondo.

Traduzione delle parole più difficili

strasìe = graciline

bruma = rugiada

a massi = a mazzi

in spingolon = a penzoloni

ransignà = schifato

catarle su = raccoglierle

tacà ìa = appeso là 

stroa = scura

de ciaro = di rado

tri = tre

6° classificato 2014: Diego Fantin di Verona, con

CUSSÌ I TE GA CATÀ



Cotola sbrinsolà

e sbreghi su ganbe e brassi,

scarpe masenà

da sole e piova e sassi;

majeta piturà

da sughi mai magnà,

ma dentro le scoasse

catà, pocià e sajà.

’Na man puntà 

a chel cielo

che senpre t’à ignorà,

’na man puntà

a chela tera

che mai te gà cunà.

Cussì

i te ga catà,

zo là, vissin a la roza,

giassà da insima a in fondo

e coverta da la brosema.

Un can el te lecava

le man, i brassi, i oci,

paréa el disesse

svéjate! Dai, ’ndemo a far du passi.

Sula crose ’e legno senplice

mia ze sta messo un nome,

ma ’l to saludo unico,

par tuti...

"ciao bel moro!"

7° classificato 2014: Domenico Bertoncello di Vicenza, con

IN OSTARIA



’E biciclete te ’e catavi senpre fora

inmuciàe drio ’e tòe de ’a ostarìa

e luri rento i zugava a brìscola

strucandose ogni tanto de oceto

cussì, tra ’na man e l’altra,

i sercava de vìnsare ’na partìa.



Dai balcuni verti se sentiva

so ’a corte de’e bae i sighi

pa’ on tiro fato massa forte

che scarabociava squasi tuto

col bocin invese che stava fermo

e no’ i gheva fato punti.



So ’e tòe fruàe do oci de gato

vardava goti de vin bianco e nero

che pian pianèo spariva

rento ’e ciacoe del stomego

e le parolasse intanto volava

’pena sora ’e careghe inpajàe.



Pa’ tornar casa po’

jera senpre massa bonora

e anca se ’a querta de ’a sera

gheva sconto l’orlo de ’a strada 

luri gheva i farài che ’fa slusaroe

s-ciarava anca ’e sanche.



Scanceài pa’ on dì

pensieri ’e fadighe

el còre contento fis-ciava

canson gnancora desmentegàe

e sentà in tola drio senàre

i diceva: ze stà ’na bea domenega!

Traduzione delle parole più difficili

catavi = trovavi

fruàe = consumate

stomego = stomaco

che ’fa slusaroe = che come lucciole

sanche = curve

drio senàre = mentre cenavano 

8a classificata 2014: Graziella Binelli di Trento, con

VÉ CUN MÉC



Al gh’é amù cul sintér

’n mèz ai fò e i bödui

chi riva lasü

’ndù ca ’s davèrz

tra l’erba basa

i òc blu dali genziani.



Vé anca tè

’ndù ca süpla ’l vent

chi sa di rasa.

’n la so gus

as sént amù l’ecu

dala nòsa alegrìa.



’Mplinirùm ’l prusàc

di cul’aria trasparenta e birichina

par quìli seri ’n pòc frödi e scöri

dal nòs aftùn

e... grignarùnn’aftra bòta ’nsèma.



Vé cun méc.

Num...

TRADUZIONE: Vieni con me
C’è ancora quel sentiero / in mezzo ai faggi e le betulle / che arriva lassù / dove si aprono tra l’erba bassa / gli occhi blu delle genziane. // Vieni anche tu / dove soffia il vento / che sa di resina. / Nella sua voce / si sente ancora l’eco / della nostra allegria. // Riempiremo lo zaino / di quell’aria trasparente e sbarazzina / per quelle sere un po’ fredde e scure / del nostro autunno / e... rideremo un’altra volta insieme. // Vieni con me. / Andiamo...

9a classificata 2014: Antonietta Mariuzzo Gorghetto di Fossalta di Piave (VE), con

COLLOQUIO AL FRONTE



Mauri, ragazo del 99, col fusil dal nono regaeà

quando in casa no é gnente da magnar

el procura i oseéti co ’a poenta a compagnar.

’L é bravo Mauri, ’l é bel Mauri

tute ’e tose el fa inamorar.



’A cartoina é rivà: al fronte te devi presentar

e al Montèo el vien destinà.



Sora un spuncion de na rocia, el deve centrar

el soldà nemigo porta-rancio.



Pì in là sta Nane, ’a vedeta, che subito ghe osa:

Ecoeo, ècoeo, ’l é qua. Spara Mauri, spara!



Mi no spare, no posse sparar; me trema ’e man,

el su’or me casca sui oci, el cuor me bate a mie.



Spara, maedizion, se i se acorze

che no te spari, ’i te fusìa.



No posse, no posse propio, chi son mi 

par copar un fiol de Nostro Signor?

’E persone no é passeri!



Questa é ’a guera e ti te devi obedir a’e regoe

cussì ti no te ha colpa.



El soldà nemigo casca a tera stechìo

ma Mauri el grieto no ha tocà.



"Assassin!" ghe ziga Mauri a Nane

che ha sparà par lu.



Un sol minuto ’l é apena passà

che subito se sinte un fis-cio:

’l é un proiètie amigo che Mauri

in pien ’l ha centrà.



El iera bravo Mauri, el iera bon Mauri

el iera anca bel, Mauri.

10a classificata 2014: Maria Elsa Scarparolo di Vicenza, con

ONBRE



’Tel scuro, in meso

a muci de scoàsse,

se vede onbre

che’l mondo de ancò

vole desmentegare.

Onbre co oci indormensà

che varda sensa védar gnente

insognàndose

de un paradiso

che dura ’n àtimo

e che xe tuto inventà.

Onbre che gira

strassinà come Cristi

tirà zo da la Crose, 

parché la dose

xe stà forte.

Onbre ’ncora par tera

che ogni tant càpita

che no le se alsa più.

Vien ’nte ’a gola un gropo

che fa male pì zo

drento ’tel core.

Vedo in ogni onbra

na sàfoma che podarìa

èssar un fiólo mio.

E digo: Dio! Juta ’sti tusi,

fa che i capissa

che no se pol

butare cussì la vita.

2013

SEZIONE ADULTI

1a classificata 2013: Nerina Poggese di Verona, con

NDO FINISSELI I SOGNI



Ndo finisseli i sogni

che i bocia perde fra i dughi?

Quei che i buteloti bandona

on strada fra fumi de inlusioni?

Ndo se rintaneli i sogni

che i ’namorè pitura

dandoghe ale d’eternità

quando l’amor se sfanta

su i reticolati de la vita?

I veci i soi le desmentega

on carbonina con foto

e sbiai ricordi, rasegnè,

no i se aldega pì da on pesso

a pasturarli on sen.

E va par sora cossì bandoti

de sgaùie e avansi de sogni.

Gnanca i mati i le rancura pì

tegnendoli soto el capel,

fra cavei spaisi,

drento na scarsela

fra pice e botoni, 

baratandoli par on soriso.

Se pol catarde qualchedun

fra sghiribissi de versi

de un che se sente poeta

e alor i sguissa, i sluse

e con l’ultimo fià...

i ven a sossolarse on man

TRADUZIONE: Dove finiscono i sogni
Dove finiscono i sogni / che i bambini perdono fra i giochi? / Quelli dei ragazzi che li abbandonano / in strada fra fumo di illusioni? /Dove si rintanano i sogni / che gli innamorati dipingono / dandogli ali d’eternità / quando l’amore si dissolve / sul filo spinato della vita? / I vecchi i loro li dimenticano / in naftalina con foto / e sbiditi ricordi, rassegnati, / non si azzardano più da molto / a nutrirli in seno. / E tracimano così bidoni / di immondizie e avanzi di sogni. / Neanche i matti li raccolgono più / tenendoli sotto il cappello, / fra capelli spettinati / dentro una tasca / fra biglie e bottoni, / barattandoli per un sorriso. / Se ne possono trovare alcuni / fra ghiribizzi di versi / di uno che si sente poeta / e allora guizzano, luccicano / e con l’ultimo fiato... / vengono ad accovacciari nel palmo della mano.

Motivazione del premio: Vanno perduti i sogni dei bambini e quelli degli innamorati, frantumati dagli anni e dalle traversie della vita, o dimenticati. Non li trattengono i vecchi, e nemmeno i matti li sanno rancurare, cioè raccogliere e tener da conto. Solo i poeti…
Già, la poesia è l’unica attività umana in grado di non disperdere i sogni della vita e, se non di farli volare, di tenerli almeno dolcemente in mano. Questo dice l’autore, che non ha il coraggio di definirsi poeta ma si sente tale perché sa di aver colto una verità inoppugnabile.
La Giuria ha particolarmente apprezzato il recupero di termini quasi scomparsi, riafferrati per un lembo prima che finiscano chissà dove come i sogni che son serviti a descrivere: questo è il merito della poesia, e della letteratura in generale, che salvando le parole restituisce vita alle cose e alle intenzioni.

2a classificata 2013: Anna Maria Lavarini di Verona, con

CONTRÀ



Le par morte, quele case co le porte sbacè,

’ndò se vede drento,

cusine ’ude, co i focolari smorsè

che i à lassà testimonianze grise sora i muri,

seciari senza calsirei

e scale carolè, co la rebalza rebaltà.



No le gh’è più le careghe for da i ussi,

né gente sentà a la fontana,

che na ’olta la butava aqua bona,

desso muta e ruinà

le conta agonie de lontananze.



’n te l’aria profumo de menta e sgolmarin

gira par le stradale orfane

de vosse e de rumori

’ndò ghe solo ’ vento che se fa sentir.



Veci scalini de piera,

consumadi da passi strachi del fadighe, 

i conta la storia de la contrà; de la so gente

e... ’na mdoneta smarìa

piturà sora ’ muro, benedisse.



Ma, da na casa dobà da un gelsomin

ven fora un vecio co ’l so musso

compagnà da un baiar imboressà.

A olte basta:

’n ono, un musso e un can 

a testimoniar che la contrà 

l’è ancora viva.

TRADUZIONE: Contrada
Sembrano morte, quelle case con le porte socchiuse,/ dove si vedono dentro / cucine nude, con i focolari spenti / che hanno lasciato testimonianze grigie sopra i muri, / acquai senza secchi / e scale tarlate, con la ribalta ribaltata.// Non ci sono più le sedie fuori degli usci, / né gente seduta alla fontana, / che una volta buttava acqua buona,/ adesso muta e rovinata / racconta agonie di lontananze.// Nell’aria profumo di menta e rosmarino / gira per le stradine orfane / di voci e di rumori / dove solo il vento si fa sentire.// Vecchi scalini di pietra, / consumati da passi stanchi di fatiche, / raccontano la storia della contrada, della sua gente / e... una madonnella sbiadita / dipinta sul muro benedice.// Ma da una casa adornata da un gelsomino / esce un vecchio col suo asino / accompagnato da un abbaiare festoso. / A volte basta: / un uomo, un asino e un cane / a testimoniare che la contrada / è ancora viva.

Motivazione del premio: Il piccolo paese (degli avi, dell’infanzia?) appare disabitato. Particolari su particolari – immagini poeticissime – aggiungono pennellate al senso di abbandono e di rovina. Il poeta indugia su cosa è rimasto, su cosa non c’è più: tra i primi i profumi, tra i secondi i suoni... Tutto racconta la storia di una vita andata, benedetta (ancora?) “da ’na madoneta smarìa / piturà sora ’muro...” Questa benedizione, pian piano ma non del tutto cancellata dal tempo, introduce il miracolo della la strofa finale: improvvisamente “da ’na casa dobà da un gelsomin / ven fora un vecio co’l so musso / compagnà da un baiar imboressà.”; è una quadro di vita vera, destinato a durare forse per pochi anni ancora, che restituisce vita a tutte le immagini raccolte prima.

3° classificato 2013: Luigi Ederle di Verona, con

EL PÀNPANO



Ne la contrà alta al solìo

da la pergola la vigna è cascà, 

l’é là ransignà davanti al vòlto

sora ’na mòta-créa destacà.



Da ani ormai l’è cossì,

’na sisora pì no’ la conosse,

gnanca ’n pal o ’na man amiga,

no’ la sènte ’n fià o ’n fil de osse



se diréa che l’è za morta

no’ la gà ne stanghe né siéra,

i so cai ’i é mane sui sassi

che i spèta ’ncora ’na primaéra.



Come se lustra ’l cel dopo ’l fredo

sbusa le telarine ’n pànpano

che va su  postà al muro restà

a dirghe al sol: "Ecome par ’n’antro ano!"

TRADUZIONE: Il virgulto
Nella contrada alta al sole / dalla pergola la vigna è caduta, / è là arruffata davanti all’arco / sopra un mucchio di intonaco staccato. // Da anni oramai è così / una forbice più non conosce, / neanche un palo o una mano amica, / non sente un fiato né un filo di voce // si direbbe che è già morta, / non ha né pali né cera, / i suoi tralci sono mani sui sassi / che aspettano ancora una primavera. // Come si lustra il cielo dopo il freddo / buca le ragnatele un virgulto / che sale su, posato al muro / a dire al sole: "Eccomi per un altro anno!"

Motivazione del premio: La vigna caduta dalla pergola che la sorreggeva, trascurata dagli uomini, sembra morta, la sua umanità appare sconfitta: No la sente ’n fià o ’n fil de oss, non sente un fiato né un filo di voce, I so cai ’i é mane sui sassi..., i suoi tralci sono mani sui sassi. Ma non appena termina la stagione fredda, la vita è pronta a rinascere: lo testimonia el pàmpano che sbusa le telarine e rivolge il proprio saluto al sole. Variamente interpretabile la chiusa finale (di ringraziamento o rivalsa?), si rileva nell’accenno di struttura metrica – quattro quartine di versi liberi, il quarto che rima col secondo, ma l’ultima è solo una rima per l’occhio – un tentativo di regolarità inteso forse a sottolineare l’ordine eterno della vita che risorge dalle rovine.

4° classificato 2013: Giovanni Benaglio di S. Giovanni Lupatoto (VR), con

OMO E CAN



Ogni cantón l’è la so posta. E lì

i so oci de ’l lustro de le stele

i s’incrosa: "Me toca a mi o a ti?".

Ci no ghe toca el pètena ’l cel

de ’n spetar che se arfio longo:

a olte i spèta in du, sensa parlar...

’I à sbregà ’ìa ’l confìn de la rassa,

homo sapien sapiens e canis

lì ’i é pastrocio de geni in rebaltón.

E la cordela lesera e bagolona

che ghe sbrindola come a brassocól

la liga solo la paura de no catarse pì.

Ma no scaparà mai nessun de i du.

E se uno ’l garà ’n colpo de mato

chel altro ’l sarà pì mato ancora

e ’l ghe sarà de paca ai so carcagni.

Co’ la matina la mete ’l barbissól

in tera par resentarse ’l muso

o la note la spìingola ’l so tabàr

lori ’i è subito in viajo a sercar poste.

Penso che ’i piantarà par lori 

le piope pigne in Paradiso.

Traduzione delle parole più difficili

Ci = A chi

sbregà ’ìa = sbregato via, lacerato

catarse = trovarsi

de paca = immediatamente

barbissol = mento

la spìngola = fa penzolare

piope pigne = pioppi cipressini

5° classificato 2013: Mariano Fortunato Guzzonato di Marano Vicentino (VI), con

PIANTA DE VITA



Vardàndoghe le rame al me moraro

sbatocià dal vento avanti e indrìo,

de’a nostra vita esempio, go capìo

che par qualcun ’l destin ’l é sta pì amaro.



In mèso a tanto verde un siapo bruto

che sensa colpa no xe mai sbocià

me dà l’idea de ’na vita sofegà

che, gnanca nata, xe soncà de bruto.



A vedo foie fresche andar par tera

co ’na folà de vento, gnanca forte,

e penso a que’e persone presto morte

ne’a so pì cara, dolse primavera.



Pi ’vanti, con l’istà, vien tenpo belo

e par che tute ’e foje le sie in festa,

però ghe xe burasche, co ’a tenpesta,

da bàtarne zò tante e far marèlo.



Al tenpo che’l colore buta al zalo,

confà i caviji nostri che vien bianchi,

alor poden capir tuti quanti

che de l’autuno ormai ghe sen a cavalo.



po’ vegnarà l’inverno, e tanto fredo,

alor vardando ’e rame al me moraro

mi pensarò de ’verghe vudo caro

de èssarghe nà drìo al Quel che credo.

Traduzione delle parole più difficili

siapo buto = gemma appassita

xe soncà = si è spezzata

marèlo = mucchio

nà = andato

6a classificata 2013: Licia Mandich di Venezia, con

LA BORSETA



Sconta in cale ’na botegheta

che vendeva robe usae

la mostrava inte la vetrina

una estrosa borsetina.



Stramba de forma:

ghe pendeva do fiocheti

’na cerniera cusìa storta

un boton, do manegheti.



La spetava ’na parona

che un fiantin ghe somegiasse

che la tegnisse streta al brasso

e co la man la caresasse.



Nata no la gera

par essar usada

ma vossùa

desiderada.



La me ga piasso

la go comprada

sarà parché

la me somegiava.





No ghe meto drento gnente:

solo do righe del mio ben

che me scrive:

pensime sempre!


7° classificato 2013: Antonio Giraldo di Arzergrande (VI), con

EA VOSE DEL MARE



Quando che ’scolto

ea vose del mare

me ’asso ’ndare.

Saro i òci

e da dentro vardo fora

e el me pare

un mondo pì bèo,

senza ruìji

e senza corse

par rispetare orari.

Quando che ’scolto

ea vose del mare

me pare quasi de voeare

e tuto intorno

deventa armonia:

se desfa ’e preocupasion

e ea mente fa in modo

che ea cativeria sia finìa.



Tuto deventa fàsie

dentro un mondo difìsie.



I toséti torna a zugare

e i òmani torna a voèrse ben.



Ea sarà anca fantasia

ma me pare de vìvare

un tenpo diverso,

fòra dal sòito

che se vive a morire...



quando che ’scolto

ea vose del mare.

Traduzione delle parole più difficili

ruìji = grovigli

8° classificato 2013: Roberto Zaniolo di Villa del Conte (PD), con

EL CORE NO GA VISTO GNENTE



Pajeta so on pajaro

ferùme in tel caro,

granèo int’ea tina,

giossa int’el mare,

vita che passa,

tempo che core,

strisso che el tempo lassa.



Come ’e onde del mare

scancèa ’e pèche int’ea sabia

cussìta se perde sogni

so rughe fonde,

so oci che varda distante

e se perde ’e robe da rente.



Contentessa e doeor se confonde.

El core bate oncora

parché nol ghe sente,

parché no’l ga visto gnente.

9° classificato 2013: Aldo Ronchin di Ormelle (TV), con

SCONDICUC



Via!! De corsa a toccar el muro: "Tana!!! Libera tutti!!"

quante volte che ven corest a pìe descalzi

par no rovinar i sandoett.

Me par de sentirl incora i rimproveri de me mama:

"No sta correr, guai a ti se te ’i sporca o te ’i rovina".

Me pense anca dess dopo tanti ani ogni volta

che mete su un per de scarpe nove.

Ma i tosatèi picoi no ’i scolta e no ’i sente

e ’lora via descalzi, sui sass che te spuncéa

par sconderte ben, cuccià drìo a fassinera

co ’e lagrime ai occi par le ortigade su ’e gambe,

col cagnett che te coréa drìo menando ’a coda

e pì che te ’o mandéa via e pì lu el zoghéa e ’l bajéa.

: "Tana!! Te ho vist, vien fora!" e via de corsa a toccar el muro.

: " No ’l é vàido, te me ha vist parché jera el can".

Ogni scusa ’a jera bona par no star soto.

Baruffe e musi longhi che ’i duréa tant come un fuminante impinzà

e intant le istà le voéa via co’a nostra gioventù.

Adess da nono ho provà a far zogar i tosatei a scondicuc:

"Inginocchiarmi per terra? Mi fanno male le ginocchia!

E poi la mamma non vuole che mi sporchi e che sudi".

Che tristetha, pori tosatei, cussì pìcoi e zà presonieri

de ’na vita che no l’ha temp da perder

che li vol zà grandi senza darghe el temp de cresser,

che no li vedarà mai correrghe drìo e ciapar ’na raganèa,

che no li vedarà mai scoprir i vovi int’el nido del merlo sora ’e vide.

E ’lora, par ’na volta, una soea, anca se son veccio

vorìe far ’na corsa fin dal muro, tocarlo par primo

e osarghe forte a sto mondo cussì difìzie: "Tana!! Libera tutti!!"

10° classificato 2013: Gaetano Forno di Padova, con

Łusarioła



  Na łusarioła ghe gavaria piasesto

a ’l me cuore regałarte,

ł’ałegra sbrindołona de l’istà

che ła pintura i so svołi ne la calda sera

de i profumai tegiari,

ła łusarioła che ła canta a ’l mondo intiero

co łe so fałive de smeraldo

ła passion pa’ ła vita,

ł’amor 

par Chi ła ga creada.



  Gavuo più caro de łassarla  ’ndar

łìbera 

a ricamar łe siese co łe so gałe,

łibera

de cantar i so sogni

inboressai de amor ne ła serena

note de i gelsomini che inbriaga.



  Za łe se spècia ne i to oci,

  tute łe stełe più bełe de ’l Paradiso.

SEZIONE "GIOVANI" 2013:

Segnalazione per Nicolò Dedin di San Donà di Piave.

(Senza titolo)



Te compagna i do nevodi par man - 

uno da ’na parte e uno

da che’altra - sul pontil

de ’a Giudecca: te ghe spiega

come che é fate ’e barche, e ’l parché

dei pai dentro l’acqua grigia.



Varde a to majeta bianca e rossa

e cerche de imaginarme

cossa pol essar el "tòpo"

che ’l ha da vegner a cior il frigorifero.

Motivazione della segnalazione: Con pochissimi tratti l’autore dipinge un quadro ricchissimo di suggestioni, un bozzetto che coinvolge nonno, nipoti e osservatore nella scena. Informazioni posticipate aggiungono codici di interpretazione al già detto: il discorso del nonno, soddisfacendo il desiderio di conoscenza dei do nevodi alimenta quello del poeta che si chiede cosa sia el «topo» che ha da vegner cior il frigorifero, con quell’articolo in lingua italiana che denota il tentativo del vecchio – forse un gondoliere, dalla majeta bianca e rossa – di rimanere al passo coi tempi e col tempo dei bambini, mentre la necessità di ricorrere a un veicolo a motore potrebbe alludere all’amara confessione di dover lasciar spazio alla modernità.

2012

1a classificata 2012: Lucia Basso di San Donà di Piave (VE), con

EL UGHÉTA



’E forfe no ’e taia pì... el cortel gnanca...

Dove éa ’a piera par ugar? Cossa fen adess?



Domande che se féa me nona

e anca me mama

parché no ’e savéa proprio cossa far.

Sì, co rivéa i òmeni dai campi, i podéa ugar

’e impreste co ’a piera del falzin

ma no sempre eore ’e se incontentèa.



Par fortuna che de tant in tant,

in primavera o de istà,

el rivéa lu, el Ugheta,

sora ’a so bicreta

co tut ’l armamentario che ghe servìa par ugar

o par giustar ’e robe rote.

"El é qua, el é rivà, el Ugheta ’l é rivà!

Adess el mete tut a posto

e tute ’e robe el fa funzionar".



E da’e case ’e femene ’e rivea 

co ’e forfe, i cortèi da ugar

e co ’e onbrèe rote da giustar.

E gira ’a cadena de’a bicicreta,

gira ’a moea de sora e anca quea de soto,

tut vien fat girar in pressa dai pìe del Ugheta.

E aea fine ’a zente ’a tornéa in cusina contenta

pensando za a cossa ingrumar

par quando el Ugheta el sarìe tornà a farse sentir

zigando pa’e strade:

"El Ugheta ’l é qua! Fémene vegné fora,

el Ugheta ’l é rivà!"


Motivazione del premio: Si tratta di un bozzetto che restituisce il ricordo di un mestiere che non c’è più, il ritratto efficace e preciso di quel che rappresentava “el ugheta” – l’arrotino – quando passava per il paese o per la campagna, e offriva alle donne di casa l’opportunità di rimettere in sesto gli attrezzi slabbrati o rotti, possibilità che solo lui, “el ughéta”, con le sue capacità e i suoi attrezzi particolari sapeva garantire; i mariti non avrebbero potuto ripararli altrettanto bene (e “no sempre lore se incontentéa”).
Sono versi lunghi, quelli scelti dalla poetessa, e sembra la sua più una prosa poetica, o poesia prosastica, che un distillato di parole; ma è senza dubbio la forma più adatta a ricreare con precisione e amore il bozzetto di un evento che non accade più, poetico già per questo, perché evocativo di un mondo passato. E in questo riuscito tentativo di restituzione, “el ughéta” diventa metafora dei desideri e delle speranze delle donne di sentirsi con tutte le loro cose a posto. El ughéta rappresenta una possibilità di aggiustamento che forse non è solo meccanico, delle cose, ma anche morale, spirituale e, diremmo in termini moderni, psicologico.

2a classificata 2012: Licia Mandich di Venezia, con

L’ONDA



Nata da l’ultimo temporal

la se increspa

la sbate su barche ligae

ingabiada tra i marmi del rio

la cerca la so strada,

xe al mar che la mira

la vol navegar.

Ciapà el largo però

ghe passa el morbin

e ghe riva el tremasso:

no la sa come mai

e gnanca parcossa

ma in fondo ghe par

che ghe manca calcossa:

ghe manca i palassi

speciai sul Canal

de le gondole l’ombra

da caressar,

ghe manca el vosar

de done e puteli

do pali de bricola 

par reposar.

Giosse de pianto

se perde nel mar

e intanto la corente

la porta lontan.

Chissà, forse un giorno

che tira s-ciroco

la tornarà indrìo

par ninarse più chieta

tra i marmi de un rio.

Traduzione delle parole più difficili

el morbin = la voglia, la frenesia

speciài sul Canal = specchiati sul Canal Grande

puteli = bambini

ninarse più chieta = dondolarsi più tranquilla

Motivazione del premio: L’onda di Venezia (non è detto esplicitamente ma è chiaro che ci si riferisce a Venezia), come un bimbo costretto tra muri, vuole uscire, conoscere, viaggiare in mare aperto; ingabiada... la çerca, la mira... la vol: l’onda è personificata, porta con sé desideri, esperienze e ricordi, speranze e paure o sofferenze, e nostalgia; è un’onda umanizzata che “sente”, che pensa e ama, che vive quasi una parabola di crescita e maturazione, e forse un giorno la tornarà indrìo.
Nel leggere di questa evoluzione psicologica, diventa naturale identificarsi con l’onda, accompagnati dai suoni dolci e fluttuanti del dialetto veneziano, dalle parole scelte con estrema cura dall’autrice, che sul piano sonoro sembrano salire e scendere, ondeggiare, della stessa vita dell’onda, ricche di sibilanti che evocano lo sciabordio dell’acqua, disposte in versi brevi, quasi fratturati, a ricordare il frangere e lo scrosciare dell’acqua.

3a classificata 2012: Francesca Sandre di San Donà di Piave, con

RINO OLIVO



Come un olivo

piegà dal vento

el iera el portamento

stort, senza pì baricentro,

senza radise però,

e sempre in movimento.

Quanta strada masenada 

so sta to vita

aparentemente insensada.

pers so un to mondo fat de gnente:

’na sigareta, un bicièr de vin

e mai nessun che te caminéa vizin.

E ’vanti e indrio

pr ’e strade de San Donà.

Forse questo el iera el to modo

de star ne’a società,

anca se, incrosandote,

’a zente se scostéa

anca se par ti

chealtri no ’i esistéa.

Epur, ’a to andatura 

ciondoeante

’a iera diversa da tute quante,

e senpre, davanti aea diversità,

qualche domanda

ogni persona ’a se ’a fa!

Rino, a modo tuo

forse te ’a ’vèa indovinada...

cossa éa ’a vita 

se non ’na gran

meraviliosa caminada?

Motivazione del premio: La poesia è un omaggio affettuoso e riuscito a una persona da tutti conosciuta nel sandonatese, e verso il quale molti hanno nutrito curiosità, per quel suo camminare ciondolante, solitario ed eterno. A quanti è capitato di incontrare una, dieci, cinquanta volte Rino che camminava lungo la nostra, o la sua, strada? Noi in bici e lui a piedi, noi in automobile o in autobus, e lui a piedi. Sembra che Rino Olivo non abbia fatto che camminare tutta la vita. Per quale motivo?
La poetessa non indaga le ragioni di tale scelta di vita ma, fattasi interprete della simpatia generale, dopo la descrizione inconfondibile del personaggio – perché questo era diventato Olivo: un personaggio – ci offre un tentativo di interpretazione della cifra esistenziale della vita di Rino, solitaria e silenziosa, eppure visibile e nota a tutti. E tutto rende attraverso un linguaggio semplice o semplificato, perché una vita semplificata a tal punto non può che essere resa attraverso un linguaggio semplificato. La semplificazione di Rino possiede però qualcosa di artistico perché è consistita in fondo nel conferire vita al camminare, metafora principe della vita.

4a classificata 2012: di con

PRESENSA D’ASSENSA



Seguendo la vita nel so andasso

incaminà sul viale del tramonto,

fasso gran fadiga a rèndarme conto

che dormo solo sul dopio stramasso.



Me pare senpre de ’verla in fianco,

palpo co’e man ma cato el posto vodo,

seren ghe parlo istesso e po’ godo

d’amore consacrà al bancheto bianco.



Epure ’na speransa ’ncora soda

spunta dai sorisi co ’a me vede,

colma d’afeto mai ’ndà zo de moda.



Xe la Devina Forza per chi crede:

restà mi son a spènzare sta roda

assè inradià da gran luse de ’a fede.

Traduzione delle parole più difficili

stramasso = materasso

cato = trovo

bancheto bianco (quello delle nozze in chiesa)

soda = forte

spènzare = spingere

assè = assai



5a classificata 2012: Lucia Beltrame Menini di Verona con

SCALE



Scale in salita, scale in dissesa

scale de fero, scale che pesa

scale de marmo, scale de fiori

scale de vero, scale da siori



scale siamesi e giapponesi,

scale andaluse, scale cinesi

scale a l’inglese, ricolme de ori

trezze de verde, de busso e colori,



de vasi, terrazze, de puti e amorini

de labirinti copiè da i latini,

co sese e albareti, come serpenti

che fa paura anca i potenti.



Scale ben sconte, co’ pètali sparsi

su ogni scalin, colmo de intarsi,

scale contorte, scale a bogon

scale interote che dà emozion



scale che mena de qua e de là

e fa sognare la felicità,

scale de muro, scale de altare

’ndo’ se se ponsa on po’ par pregare...



Ma quala èla la scala che vale

che ne conduse... al porto finale,

anca se streta, anca se frusta,

quela cheinfila la Porta Giusta?

Traduzione delle parole più difficili

sese = siepi

a bogon = a chiocciola 




6a classificata 2012: Ines Scarparolo di Vicenza con

SGRENSAVA I BALCUNI



Sgrensava i balcuni

có ’l vento fis-ciava

pa ’e sfese de i muri.



I putèi ’nfagotà

i coréa par le stanse

sbatendo i pinini giassà.



El canàe soto casa

el gaveva el colore del pionbo

e, niantri bocete

picà sù pa’ i veri

lo vardàvimo 

a oci inmagà.



Inte ’l fogolàro

da ’e bronse se alsava

s-ciantìsi de fogo

e la mónega in leto spetava...



Che caldin, là, in tre bèi strei...

Drìo na fola e na preghiera

scominsiava sbalucàrne i oci

e, pin pianèlo, el sono rivava.

Traduzione delle parole più difficili

Sgrensava i balcuni = Scricchiolavano le imposte

s-ciantisi = scintille

mónega = scaldino

sbalucàrne = ad appensantirsi



7o classificato 2012: Gaetano Forno di Padova con

ARIA ANTIGA



  Vien co mi in spiagia, vien scoltar el mar

via da ferai da ciàcołe da rumori!

Farà ciaro ła łuna a ’l chieto ’ndar,

a ’l vèrzer ła preson de i nostri cuori.



  Ne inebriaremo de queł’aria antiga

de odor de salso e vose sconossue;

ł’onda caressarà, ténera amiga,

ła sabia łe cape łe nostre pele nue.



  Sora ł e dune deserte, el rosignol

ghe darà fià a ł a dolse so canson

che ła fiorirà in rosae da łe miłe falive



  fin che ła bruma łisiera sora łe rive

e i sogni de na tìmida ilusion

desfarà co łe so spere el primo sol.



8a classificata 2012: di Pozzo Camacici (VR) con

DE SORA A ’L SO PORTON



S’ingrumaa onbrie a s-ciapi sora a la tola

e ’l vecio lì a contarle a oci svèrgoli

che rebutaa in malconsi paternostri.

Su ’l caregón che se strinaa a’l camin

el fogo ’l brustolaa ’n muso de corame

petando a ’l giasso schena e dedrio.

De i fiori gnanca ’n ciao da ’n mese,

de la mojer a i pigni ’n gosso fondo.

Gnanca pì ’l prete a missionar el Cristo

co na benedissión sfrasà sora ’l meal.

Crussiaa chei de l’Assistensa invesse:

"Nono, la casa de riposo a ti te ghe vol!

Avendar ’l Moro e ’l portego e la casa

e tuto chel che resta in zonta a la pensión

te starè mejo de paca e te farè el parón!

E po’ tri pasti caldi e le infermiere zóene

e la television che ruma çento e pì canai!

La casa de riposo nono! e for da i bai!"

E iera senpre lì che de l’Assistensa...

El tasea ’l vecio, ma ’l spiaa rabioso 

el novantauno da sora a l’armarón.

L’è sta ’l dì che parea pì torbola la tera

e ’l cel ’n gran missioto butà in confusión

che co’ n mocolo in cubia a n’orassión

l’à tacà ’l Moro a ’l caro e l’è partio.

De sora a ’l so portón l’à petà scrito:

"Sarò anca vecio e sòpo, ma tiro drito!"

Traduzione: Sopra al suo portone Si raggrumavano a frotte le sue angosce lì sul tavolo / e il vecchio se ne restava a contarle con i suoi occhi mezzo malati / che lampeggiavano in acide preghiere. / Sul seggiolone bruciacchiato presso il camino / il fuoco abbrustoliva un viso ormai di cuoio / lasciando al gelo per intero tutta la schiena. / Dei figli neanche un saluto da un mese, / della moglie al cimitero un’amarezza infinita. / Nemmeno più il prete a parlargli di Cristo / con una benedizione di sfuggita sull’uscio di casa. / C’erano quelli dell’Assistenza invece sempre tra i piedi: / "Nonno, la casa di riposo fa per te! / Se vendi il Moro e il portico e la casa / e tutto quello che ti rimane in aggiunta alla pensione / staresti subito meglio e faresti finalmente vita da padrone! / E poi tre pasti caldi e infermiere giovani / e la televisione con cento e più canali. / La casa di riposo, nonno! E fuori dalle palle!" / Ed erano sempre lì quelli dell’Assistenza... / Taceva il vecchio, ma occhieggiava rabbioso / il fucile del ’91 là sull’armadio. / È stato il giorno in cui gli sembrava più torbido il vivere / e il cielo un guazzabuglio in matta confusione / che bestemmiando in coda alle preghiere / ha attacato il Moro al carro ed è partito. / Sul suo portone ha lasciato scritto: / "Sarò pure vecchio e zoppo, ma io tiro dritto!"


9o classificato 2012: di con

ME PAPÀ CARETIER



Me papà caretier me contea

tuti i chiometri ch’el fea,

poche volte sul rimorchio 

e tante volte a pìe, a fianco del caval

quando ch’el tirea ’e barche da Boca Fiumera de Caorle, fin a Mota.



Me papà caretier

se alzéa de not col scuro e senza sveglia.

Par ’ndar a Oderzo a portar ’e foje de tabaco.

Me papà jera strac, el ciapea el sono,

ma el caval, da tanto inteigente ch’el jera,

el savea ’a strada del giorno prima e lo portea a casa.



Mepapà caretier

Avea fat tante strade e incontrà tanta zent

E quando ch’el rivea int’ee fameje de campagna i ghe domandea:

"Jijo, Jijo, che novità éo in piaza?"

Parchè no jera radio né television e lu fea da gazetin.



Me papà caretier vea lavorà in bonifica,

par magnar el se portea ’na tecia de carne in salsa,

ma i fioi dei mezadri lo vardea co do grandi oci

e i batea i denti daea maearia!



Me papà caretier da tanti ani no ’l è pì,

i chiometri no’i se fa pì col caval, caret e barca,

la bonifica la é finida,

e i fioi no ’i à pì ’a maearia,

ma el ricordo de me papà el restarà sempre in mi.



10o classificato 2012: di con

EL CAFÈ DE ’A MATINA



El profumo el me ciama

el me careza pian pian

el me sfiora el pigiama

mi coea cicara in man...



Lo sente int’el naso

el me sveia el zervel

na matina a caso

col tempo za bel...



El nasse col sol

in fondo aea cusina

el me tira pal col 

co grazia soprafina...



I oci insonai

el scuminzia a brontoear:

sveieve indormenzai

che son pronto a cantar!



No è roba pì bea

dai ani che fu

scoltar ’a musica

del cafè che vien su...

2011

1a classificata 2011: Antonietta Pulzatto Bagolin di Oderzo (TV) con

TERA MIA



"Tera, Tera Promessa!" Un dì, al vecio Abramo,

el Signor ghe diséa: - Va’, proprio là,

dove late e miel scorer te vedarà. - 

In serca de ’sta tera, in tanti, in tanti i à caminà

e generassion e generassion l’è passà.



- Tera! Tera! - 

sighéa sinque secoei fa Coeombo,

pensando de aver fat el giro del mondo;

sensa saverlo, la ’Merica el trovea

e sior gnanca lù no el se fea.



Tera avara del paeù, tera pustoca,

tera robada ae canèe, ai cassadori,

ae anerete; tera vangada coi sudori!



Tera s-gionfa de sangue inosente 

dove, go guere inutii, se copea tanta zente,

par ’sta tera a rabia no l’è mai finia

e, aea fin, nessun se a porta via.



Tera straniera, che tanti migranti

i à trovà amara e parvin avara de santi;

par un toc de pan, alsando i oci al ciel,

quanti no i à rimpiant el so paesel?



Tera del repetin, soto e onge te ghe si restada

fin al dì dea so ultima paeada!

Qualchedun, ingordo, tanta tera ’l ha vossù

e infin de do metri par otanta contentarse ’l à dovù.



Tera mia, dove i me veci i à caminà,

dove i vaeori dea vita i me hà insegnà,

te si dentro de mi, te si le radise mie,

te si l’aria che respire, te si el cuor che bate...

... te si come ’na mare che ai so fioi se à donà, 

e te domanda sol pase, rispeto e umanità!!


2a classificata 2011: Raffaella Smaniotto di San Donà di Piave (VE) con

I OCI DEI PUTEI



Avéo mai vardà co on fià de attenzion

i oci dei putei? Che bei!

I par sporchi o piturai co i penarei!



I pol essa de qualsiasi coeor,

ma cussì trasparenti

da lezerghe in fondo al cuor.

In te chi sguardi neti

se pol speciarse i nostri difeti.

’i é cussì splendenti

da far desmentegar tuti i bruti momenti,

e in do e do quatro

farne tornar soridenti.



I oci dei grandi ’i à un veo de tristeza, on fià de usura,

ma quei dei putei soeo un veo de paura

par quel che no ’i conosse,

ma, se rassicurai, dopo do secondi

come gnente fosse

i ritorna profondi, meravijai, multicoeori

e mi me spece dentro de eori.



Come possi’i quei oci inocenti

ispirar zerti bruti sentimenti

tropo bruture, de chi tropi deinquenti?

Pronti a stuar chea brianteza, chea pureza

a distruza chea inocenza

e in te chi oci no te vedi pì trasparenza!



Se no te riesse

a vardar in te i oci de on puteo

pénsaghe sora...

Forse ghe vol on aiuto

a ti... o a éo!!!


3a classificato 2011: Alessandro Zucchetta di San Donà di Piave (VE) con

VENDÉMA



Squasi tute zae ’e foje par tera.

Zae come ’e bae dei ovi, i oci e ’a pèe de Maritan.

I dotori ’i ha dit che ’l é ciavà, e che no’l vedarà Nadal...

El sol straco de otobre el scalda anca i so brazi,

come quei de chi che é drìo trar l’ua rabosa.

Na sposa sgravà do mesi indrio, coe tete sgionfe, canta.

Moreto conta bae, come senpre, e chealtri ride.

Ste tere le ha vist vide sì, vide no: a seconda dei contributi.

Ma a tera ’a é quea de tuti, cavin a confin, ma de tuti.

Tuti quei che beve e magna i so prodoti,

quei che imbriaghi spaca piati e goti,

quei che a sera ’i se sgnaca arente aea tiivision,

quei che devoti dise un’orazion,

quei che pensa che jera mejo prima,

quei che sogna che sarà mejo dopo.

E intant, poc par volta, se sconde drio l’arzene el sol.

I moscati fa batalia par ciuciarte el sangue.

El putel inte’a cuna pianze, ché’l vol el late deso mare

co le tete sgionfe...

Passa el ponte el caro co’ l’ua vendemià.

Sùea voltada Toni che’l guida el trator

saeùda Ciano sentà fora de l’oseria

che ghe domanda: "Fàea grado sto ano?"


4a classificato 2011: Mariano Fortunato Guzzonato di Marano Vicentino (VI) con

ME MORE EL CORE



Sa penso a quanti che xe morti in guera,

queli che luri mai garìa vossuda,

opure quei che xe finii in galera

de un’inocensa mai riconossuda,

me more el core.



Sa penso ai fiui mancà sora sta tera

par vissi sensa amor, né pietà nuda,

a quei de fede, o saldi a ’na bandiera

tradii nel modo che ga fati Giuda

me more el core.



A quei che pensa solo a far cariera

pestando i altri, aa verità taxuda,

chi nel lavoro sepolìi in miniera

pal tochetel de pan, che lì i se suda,

me more’l core ancora.



Chi ne’a so vita xe ’nte na bufera,

e ’na fortuna mai no la ga vuda, 

ai zóvane che in pressa se fa sera,

lassando in strada quel’età, vissuda,

ancor me more ’l core.


5a classificata 2011: Claudia Pillon di Mestre (VE) con

TEMPI DE DESSO



Me cronpo ’na traversa

come gavéa me nona.

Doparo ’e man par tajar, par cùsar,

par impastar e caressar me fie.

Taco sui muri vece foto de fameja

par capir a chi che somejo.

Posìbie, me domando, a quarant’ani

catarse cussì tanto impreparai

a un mondo fato de trabìcoi strani

che te fa parlar col mondo intiero

sensa farte capir che xe importante

parlar de pì co chi te sta darente?

Un mondo pien de tràpoe che te mostra

cossa che fa la znte che conta

mentre che ti, pora crista,

in te ’sta vita de strangolon,

no te si gnanca pì bona

de vardar co oci spalancai

doove fa aqua ’l to cuor.

Tanto, te disi,da semplice baùca,

son capitada ne l’epoca sbagliada.


6o classificato: Guido Leonelli di Calceranica al Lago (TN) con

LUBENICA



Pòrteghi antichi de nobiltà

e clèro, ’ntà veci muri a séch

de case che le se tègn en pè

ente’n rebaltón che’l par studià.

Mèrli e tóri sgranzolade,

fazòi tant che coriàndoi

de tère magre refade ai cròzzi

bòne denò per salvia e rosmarìn

per na vanézza de patate

e pèrgole ciabùsche de Malvasìa.

Va ’ntór per vìcoi che i sa de fantasìa

e salesadi érti da róve ’ncornisadi

figure de témpi che i è passadi

che i s’à portadi via zóveni e matelàm.



			Ma no l’è fam.



L’è contentarse del quél pòch che ancór se gà

zercando òci amìzi ’ntrà i forèsti

per dirghe ’ntél dialèt, quél de sti ani

en pòch desmentegà,

la vòia che ancór se gà de tribolar

col còr ligà a gróste selvàdeghe

su mari a spindolón

che za massa volte le à cambià parón.

Traduzione: Portici antichi di nobiltà / e clero, fra vecchi muri a secco / di case che si tengono in piedi / in un disordine che pare studiato. / Merli e torri sgretolate, / fazzoletti come coriandoli / di terre magre portate via dalle rocce / buone soltanto per salvia e rosmarino / per un’aiola di patate / o pergole stentine di Malvasia. / Vanno intorno per vicoli che sanno di fantasia / e selciati ripidi da rovi incorniciati / figure di tempi che sono passati / che si sono portati via giovani e ragazzini. // Ma non è fame. // È accontentarsi di quel poco che ancora si ha / cercando occhi amici fra i forestieri / per dir loro nel dialetto, quello degli anni passati / un poco dimenticato, / la voglia che ancora si ha di tribolare / col cuore legato a croste selvatiche / su muri apenzoloni / che già troppe volte hanno cambiato padrone.


7o classificato 2011: Vittorio Ingegneri di Noventa Padovana (PD) con

DARCAO LA LÈNDANA



Da quando i fioi s’à maridà,

butà a bàtar fiaca sul canapè,

in do mandrughi semo restà

a paìre na sbefiera realtà

d’un càncaro malan, che fa tre.



Ghe xe ’ndà in aqua la melona,

la vorìa mètar su la cafetiera

ma porassa no la xe pì bona

e fra i me brassi la se despera.



Cossì fin che al fogolaro pena

le bronze sofegà soto ’l sendron

del fasso d’ani insieme bruscolà,

birbe olve s-ciara na slòfia lena

t’un cressir de lune stralunà,

de svanpàe de ricordi al specio

d’un dolze amor mai vegnù vecio.



Intanto de la vita marubio canto,

sbrega i soracao de futuro busaron

tra pitochi muri deventà jejosi

pa’e batùe d’un relojo pengolon,

lanbicàe assé co gèrimo morosi.



L’ànema descartossa la so gnoca

de sta magagna cossì pesoca

ma no mùa le me scareze de pecà,

darcao la lèndana segnà tel viso

de scondon el me core trogna za

al bado d’aver perso el so soriso.

Traduzione: Malgrado l’affanno Da quando i figli si sono sposati / sdraiati a poltrire sul sofà, / in due taciturni siamo rimasti / a patire una beffarda realtà / d’un male incurabile, che fa tre. // Le si è annacquato il cervello, / vorrebbe metter su la caffettiera / ma poveraccia non è più capace / e fra le mie braccia si dispera. // Così, intanto che al focolare langue, / le braci soffocate sotto la cenere / del fastello d’anni insieme adunato, / scaltre faville rischiarano una fiacca lena / in un crescendo di lune stralunate, / da vampate di ricordi allo specchio / d’un soave amor mai diventato vecchio. // Intanto della vita austero canto / straccia i rompicapo di futuro buggerone, / tra misere mura diventate noiose / per le battute d’un orologio a pendolo, / assai bramate quando eravamo fidanzati. // L’animo scopre la sua amarezza / di questo malanno così meschino / ma non mutano i miei brividi di pietà, / malgrado l’affanno scolpito in viso / di nascosto il mio cuore soffre già / al pensiero d’aver perduto il suo sorriso.


8o classificato 2011: Ilario Dittadi di Campalto (VE) con

L’ALBA



Un bago’ar de osei

fa demoniesso.

Perline de aguàsso

su fiori ancora serài

riflete slusori.



Un quadro de fiaba 

de stee che smarisse,

che cambia de siera.

Momenti inmagài

del primo s-ciarir,

che inòca, che strussia.



Ombre, co’ori

de ogni sorte

e odori de fresco

ghe fa da soàsa

a ’na pico’a spiera de sol

che rasserena l’anema



...eco... xe l’alba.

Traduzione: Un rincorrersi di uccelli / fa pandemonio. / Perline di rugiada / su fiori ancora racchiusi / riflettono luccichìi. // Un quadro da fiaba / di stelle che sbiadiscono, / che cambiano cera. / Momenti magici / del primo schiarire, / che incanta, che strugge. // Ombre, colori / di ogni sorta / e profumi di fresco / fan da cornice / a un piccolo raggio di sole / che rasserenea l’anima // ...ecco... è l’alba.


9a classificata 2011: “I tuoi diciassette anni”.
(Poesia in lingua italiana, inviata erroneamente al Comitato)


10a classificata 2011: Ines Scarparolo di Vicenza con

CO DIO VORÀ



- Popà, cóntame de quando

te sì ’ndà via, distante...

- Xe stà dopo la guera.

Vedéo me fiòli piànzar par la fame

e laóro no ghin jera:

go fato la valìsa

e son partìo emigrante.

A go lassà l’Italia

co ’l pianto rento ’l core,

la bela tera ca son nato,

indove go catà el me primo amore...

Lo seto coante volte, là in miniera

mi me la son sognà?

A go sognà de ciacolare

’tel me bel dialeto,

de trar la cana ’tel canàe

soto casa mia...

Ogni note, solo ’tel me leto

a gavarìa vossudo

lassar pèrdar tuto, vegner via!

Guai se in tera foresta

no gavesse chi me ga jutà

apressando el laóro ca fasevo,

tratàndome co rispeto e dignità...

I xe stà ani de boconi amari

ma rente ’a me faméja, coà in Italia

par deventare vecio son tornà e...

có Dio vorà, anca i me ossi 

tera da far bocài deventarà.



	13 giugno 2011

2010

1a classificata 2010: Nadia Zanini di Bovolone (VI) con

EL LIBRO DE LA VITA



L’è ancora là

nel castel rosa de le fole

... la me maestra:

col camisoto nero,

’na treza de cavei grisi

ciapà ’nde un cucugnel,

la boca che trategnea

a stento el so soriso

ma che spejava sempre

un cor de mama nel so viso.



La ne fasea vèrzar

l’astucio de la memoria,

e pociar el penìn

ne l’inchiostro de la storia,

la ne fasea scrivar

parole profumè di dignità,

sora le righe, nel quaderno dei valori:

l’amor de patria, l’onestà, la libertà

ma... se lezèa, nei oci seri, 

la paura de tempeste

che podesse scancelar ’sti tesori.



A olte la me parea ’na fata

davanti a la lavagna del cel

imbombegà de stele,

la so bacheta magica la segnava

comete de nùmari e parole,

la missiava gozze de luna

nel paròl de la fantasia

par s-ciarar le pagine del libro

ancora garbo de la vita.

Traduzione della parole più difficili

fole = favole

ciapà ’nde un cucugnel = raccolta a chignon

spejava = rispecchiava

pociar = intingere

imbombegà = inzuppato

gozze = gocce

paròl = paiolo

s-ciarar = illuminare

garbo = acerbo 

2o classificato 2010: Diego Fantin di Thiene (VI) con

NEVEGADA IN ALTA MONTAGNA



Fiochi come moneda

come musina dela tera.

Risparmi de aqua neta

sparagnà par l’istà

co’ i giorni ze suti.

Fioca, sui monti alti,

paveje bianche ’fa gigli

e pian pianin le s’inpaca

e le fà ’na coverta.

Tae, intorno, el silensio.

El scolta anca lu

spavejare la neve

co’ ali de ricami.

E iàlbari se incucia

e i se mete merleti

par robare al sole

s-ciari de arcobaleni.

3o classificato 2010: Ilario Dittadi di Campalto (VE) con

GARBINÀDA



... Ma no ti gavarà

el me corpo...

Sbati pur le fiancàe

de ’sta careta gaegiante.

Sbùrtia, spènsia,

sbatocia

come stròpo’o de suro.

Frùstia, 

s-ciafìsia da pope,

soleva e fòndighe zo

la prova.

No ti ’o gavarà istesso

el me corpo...



Restarà pur

un toco de travo,

’na to’a sbregada

de sto antico fassàme.

E su quea

me tacarò co’ le onge,

ghe ingroparò intorno

i brassi strachi,

e co’  ’a forza

de ’a disperassion

strassinarò ’sti quatro ossi

su ’a spiagia

che me ga visto nàsser. 

Traduzione della parole più difficili

Garbinàda = libecciata

Sbùrtia, spènsia = spostala, spingila

stròpo’o de suro = tappo di sughero

to’a = tavola

ghe ingroparò = vi annoderò

SEZIONE RAGAZZI 2010

Segnalata: Lisa Avesani, anni 10, di Verona con

El vento



Ancó el vento no’l se arende:

le primule del me balcon

l’é violentemente

s-ciafesade da le

folade rabiose,

e l’Adese inbriago el torna a la fonte.



Le rame dei pigni maritimi le fa festa,

e i useleti

che prima vedea volar ’nte l’aria

adesso ’i é al riparo nei so niai.



Le ànare desso no le se core più adrìo,

le sarà migrè in qualche paese piassè caldo.



Tutto l’è intabarà

nel fredo ponsente de l’inverno...



Intanto mi sto qua al caldin

soto le coèrte.

2009

1a classificato 2009: Francesco Morando di Salzano (VE) con

’A canson del Vajont

			"Barbaramente e vilmente trucidati

			Per leggerezza e cupidigia umana

			Attendono invano giustizia

			Per l’infame colpa"



			(scritta apposta su una lapide nel cimitero di Fortogna)



Adesso fa parlar i morti, no i to ascolti

co registri diversi, tanto xe vodi i spalti

Xe tempi che Cortina fa el botto

e piena de Suv xe l’Alemagna

na volta jera sto monte Patocco

e ’e domìe crosi del cimitero de Fortogna.

Te serco tute ’e noti da sta casa

sento ’e to ongie sua tera che scava

e penso che ’a to anima me scolta

e penso a mi che no go ’a forsa

e penso che no ti esisti più

e mi no son più queo de ’na volta.

Me sento ancora più soeo anca se tuti ghe ne parla

’i vol portarne casa el sol ma xe un sol che no scalda

No go paura dei sogni, de’e vosi, de’e sere

perché tornerà ’a pase travestia da neve

a imbiancar el campanie de’a pieve.

Xe da alòra che no vardo più in alto

Scùsime se te bestemo Signor ma no go più altro

perché xe ancora su sta tera a me putina

come ’a mafia che la ga copada, sul stesso punto dove che ’a jera prima

E no me ne frega de’e paròe o de sta casa che spussa de calsina

no voevo che succedesse, come ’a signora Merlin Costantina

passarà l’ultimo che pianxe ma no passarà sta diga

Parché l’ultimo che pianxe no xe qua xe soto eà che siga

parché su un paese dove niente se move anca na diga sta al so posto

e no se move el prete che continua a lustrar el Cristo

e no se move gnanca chi che xe nel giusto

e no se move ’a diga del Vajont

parché la tien su el disgusto.


2a classificata 2009: Antonietta Pulzatto Bagolin di Oderzo (TV) con

El ridéa

El "ridea" el Nini...

Scampà da ’na guera

che no el voea,

strassinà via dai so campi,

da’e so bestie e daea mama,

par combatar un "nemigo"

che no el ’vea, lù, "bocia del ’99"

sul piave propio ’i lo ciamea.



Soto ’e bombe de ’sta guera

che no el sentia...

’a ment, presto, la gh’é partia!

Col caval del comandante

da’e rive del Piave

aea so casa el tornea.



Al cambiar del temp

a platani e a moreri,

come a soldai "in riga"

de guera el ghe parlea.

Co gran pena i so dì ’l à continuà:

eroe no ’l é deventà

e’l à vissuo a metà.



Ancora, da guere inutii

tanti zoveni "ridendo"

’ é tornadi o i tornarà:

altri Piave o Don, altri Vietnam o Afganistan,

la pase daea ment via ’i se portarà,

se i Grandi a governar coea testa

e anca col cuor no li imparerà!



El ridea el Nini...

el ridea... e basta!

3a classificata 2009: Ines Scarparolo di Vicenza con

Sbiansi fureghini



Vien zo la sera e l’aria

xe inprofumà de fiori.

Me cato a far filò

co l’aqua del canàe.

A ghe s-ciantìsa sora

sbiansi fureghini,

che inpissa dei ciareti

che slùsega de arzento.

So i àrzeni, in boresso

le erbe mate ’e bala

descantando sogni

dal me core inamorà.

Te vien inamente, vecio?

A bastava el to soriso

i me làvari sbacià

quasi a spetare

che rivasse on baso

le nostre man che

pramose ’e se çercava

la to caressa tènara e lesièra

so ’e me massèle sfogonà.

Ogni sbianso de arzento

so l’aqua cantarina

pol èssare on pugneto

de i sogni de alora...

Se ’o rancurémo ben,

ancora el farà ciaro.



		22 giugno 2009

Traduzione delle parole più difficili

Sbiansi = spruzzi

fureghini = (intraduc.) incontrollati, improvvisi

ciareti = lumini

slùsega = brillano

in boresso = euforiche (?)

massèle sfogonà = guance accaldate

pugneto = manciata

se ’o rancurémo ben = se lo custodiamo con cura

4o classificato 2009: Emilio Gallina di Treviso con

Sul caregón del Pèlmo

    (ricordando ’na amiga poetessa)



Te penso tante volte

amiga de giorni e de versi,

là sul Caregón del Pèlmo

sentàda ai piè de Dio

co’ to fìa vissìn

intente a vardàr

el maghesso de çime

che torno torno vièn su ’fa altari

dal verde dei pini, dei làresi

dei mughi

tra incendo de nùvoe

e tovaje de giaroni.



Ti e éa,

finalmente insieme,

stréte stréte sensa parlàr,

man int’ea man,

inbarlumìe de fissità,

spetàr chi a piàn sta montando

sempre co’ pi’ fadiga,

l’èrta

fin dove che ’a se confonde

co’ ’a vostra.



E sarà festa.



5a classificata 2009: Diana Maimeri Lugo di Isola della Scala (VR) con

El dialèto

I dise, e mi credo che sia vera:

"Se un popolo 

el perde el so discorar

el perde la storia intiera!"



Ghe va remengo

fole, arte, tradission,

se perde via nel tempo 

tuto sto  bel mondo drento al minestron

che l’è diventà el ciacolar

che ne gira atorno.



Vien çerti magoni quando se sente la gente

che vol "straussar" talian

par no essar decadente!



Ma me consola un fato

restà ne la memoria,

de quela vecetina

catada a l’ospedal,

e de quela suora tanto carina

che g’à domandà

con far discreto:

"Le porto una mela al forno?"

La timida noneta

che l’era del disdoto

e la conossea solo el dialetto,

la g’à risposto umile: "Grassie!

Ma invesse de chela roba lì

podaressela portarme

un pomo coto?!"

6a classificata 2009: Speranza Visentin di Mestre (VE) con

’A mongolfiera



Fasso ’ndar su ’na vampada de aria calda

che me strassina in vo’o

so’ confusa, s-giansi de un ricordo me sofega,

in cieo dove che no ghe xe confusion

gavarò risposta!



Al de ’à del bacan de tuti i giorni

posso vèrxer ’a me ànema.

Che ciacco’on el siénsio!

’à dove che no ghe xe confini

çerco de capir el me vivar.



Intorno a’a me ombra da ’a’sù

tra ’na spiera e ’st’altra  intravedo

albàri in fior, amissi che me sa’uda

desméntego par un fià el scuro drento de mi,

xe un piasser vo’ar, l’aria me pìssega el viso

’a stimo’a ’a mente che vada senpre più su,

e me godo un canto de ’ibertà!

Traduzione delle parole più difficili

s-giansi = gocce

spiera = bagliore di luce

7a classificata 2009: Marta Vaccari di S. Giovanni Lupatoto (VR) con

Tra le to piume de scienza e sorrisi

(alla mia maestra di I elementare)



Pulzini pena saltè fora dal sgusso

érene noantri...

co la càpola de i coléti

piassè granda dei nostri museti

a tremar insieme al sangiuto.



ma ti te ne cocola’i

te ne struca’i

tra le to piume de sciensa e sorisi



e che timido chel segno leséro

del to pastèl rosso

a giudicar

el nostro scrivar inocente,

ma grando el to cor nel difissile

el sera’a el nostro bàtar picenin.



Maestra

el to ricordo no l’é mai stà

in de na soàsa a sponsar...




Traduzione delle parole più difficili

càpola = fiocco

piassè = più

sangiuto = singhiozzo

in de na soàsa a sponsar = in una cornice a riposare 

2008

1a classificata 2008: Berta Mazzi Robbi di Casteldazzano (VR) con

Par no infiapir



Te sé bela

ne l’abito nóo

’pena sfodrà.

A nugole persegari rosa

se destende sora el prà

incipriando de primavera l’aria.



Un bòcolo te pari

drio sbociar:

atorno tuto lesèr

neto come on póeo.

De fora posto

gnanca i pensieri.



A olte

se àldega ’na nugola,

ma l’è lontan...

Prima che sbroca el temporal

ghi è tuto el tempo par rìdar

par zugar,

de far sogni longhi e bei

balando spensierà la to canson.



Le nugole se àldega sempre piassè...



Mola el fil pianin pianin

sensa contar i giorni

che sbrissia ’ìa de ma,

parché no l’infiapissa la to canson

ma resta sempre viva sconta in fondo al cor

Traduzione delle parole più difficili

sfodrà = sfoggiato

A nugole persegari rosa = a nuvole i peschi rosa 

póeo = farfalla

se àldega = ci prova

sbroca =scoppi

Le nugole se àldega sempre piassè = Le nuvole tentano sempre di più


2a classificata 2008: Clara Rossetti di Chirignago (VE) con

El zogo de le parti



Ti sta là, sola, e ti ’spèti

ransignada nei abiti opachi

la to’ fronte no xe pì distesa

xe a l’erta solo i to oci.



Mi son el filo che liga la to’ vita

ne la trama del longo so andar

che a volte girando s’intriga

e ti no ti la pol destrigar.



Mi devento pagiassa per ti

cussì rido, fasso finta de gnente

ma, le lagrime scondo parché 

el to soriso devènta cosciente.



’Desso, son mi la mama che ti ’spèti

quela che te consolo e te ingana

i çent’ani xe squasi passài

mi lenisso i to’ crussi e i to’ afani.



Ti, ti fa spazio dentro al to cuor

e ti ’spèti che l’universo se tuffa

nel to fràzile trasparente bicèr

sbalotà come ’na nave sui flutti.
ransignada = rimpicciolita

s’intriga = rimane impigliato

devènta = diventi

3o classificato 2008: Luciano Bonvento di Buso (Ro) con

Supìava libaro el vento



Jèra cofà nàssare ogni matina

co ’na speranza nòva tel cuore

chel nostro ’ndare tel sole,

spanto drìo el stradón del credo

fin dove rivava l’òcio del vardare.

Supìava libaro el vento

sui brazzi vèrti di balcóni,

sui gerani rossi chi colorava

profìi de case basse e screpolà.



Inutie çercare el tenpo di rinpianti

su ’e piere de on vècio muro,

che no’l ga memoria de’e primavere,

strucà drénto man putèe

o de che crèdare a l’amore

co ’e ale grande di sogni.

La xè scapà sguélta

la pureza del córare descalzi

drìo i sentieri del’infanzia

e chel zogarse i giorni de l’inocenza,

inmagà da la nenia de na’ conta,

inventando mondi da vìvare

co l’anima a sbingolón drènto ’na fòla.

’I s’à fermà i passi verdi

di nostri ani più bèi, ’i s’à fermà là

dove la riva de la sera

la sbara l’onda de la vita

e drènto ’e man, i pensieri

’i se fa scodéa d’arsura

pa’ rancurare n’antra góza de tenpo.

4o classificato 2008: Maurizio Boscolo Meneguolo di Sottomarina (VE) con

Ondéze le luzariole



Su strigao del canto

del mare, aria, sole, salso,

a mi me zoge el cuore.

Le caresse del vento

me fa catarigole

su la mia pelle ràpia.

Onbre strigàe a cavalo

de le onde cofà vanpiri

nel scuro de la note.

’Na siarpa de vento

vegnùo dal mare

se intòrzole al colo.

El mare zé infuogao a arde

co’ sielo spessiao.

El sole se destùe va 

sul fundi de la note.

L’onda se fa ’a cuna

scassegà dai supioni

del vento.

Lezieri i mii pensieri

galeze su le onde del vento.

La musica de le onde

zé sonà dai violini del vento

ondeze le luzariole.

Traduzione delle parole più difficili:

su strigao = sono ammaliato

zoge = gioie

ràpia = rugosa

a = e

sielo spessiao = cielo specchiato

se destùe = si spegne

ondeze = ondeggiano 

luzariole = lucciole

5a classificata 2008: Gianna Tenuta Pilon di Treviso con

La voçe de Carlo Goldoni



’Scolta, ’scolta Venessia,

’scolta la s-ciafa de l’onda

che te ròsega ’e caìce,

el sangiuto de’a zente

che trema al pensier de pèrdarte...

No’ sta negarte, Venessia,

ne’a lagrema sconfinada

che te fa sofrir ma slusi,

slusi in ogni stajon,

slusi co l’aqua te leca i zenòci

e sapi alsar ’a testa

in tuto ’l to splendor!



’Scolta, ’scolta Venessia,

’Scolta ’na voçe che vien da lontan:

’a xe pianto e ’nborésso

che ti vol parlar

donando ’a freschéssa

del to bel dia’èto co farse

che no’ pol ’ndar zo de moda...



’Scolta, ’scolta Venessia,

’Scolta ’l gran Carlo

che vol farte ridar:

Lu, patindo, gavéa capìo

che ’a vita xe anca ’na comèdia

e, in barba a tute ’e pego’e de’a tera,

dopo ogni ’nverno...

vien senpre ’a primavera!

6o classificato 2008: Mariano Guzzonato di Marano Vicentino (VI) con

Brusamarso



Quando l’inverno el sta par finire

e le giornate se slonda d’un fià,

se move ’rento ’na voja de fare,

che tanto fredo gave’a ’ndormensà.



Penso al tenpo, de tanti ani fà,

a fine febraro, se ben ricordo,

la gente de alora de le contrà,

intorno al fogo, tuti d’acordo,

fase’a "brusamarso" i ghe diseva,

pal bon inissio de’a nova stajon;

brusar el fredo che ’ncora restava

con tanto de legna messa in mucion.



Ma pì de tuto i faseva filò,

coi veci a contar del tenpo passà

de schersi e storiele, a capelò,

cia co’e falive de tante fiamà.



Bei, da ’na parte, tuti i toseti

scoltare i noni, coi oci sbarà;

dopo, da l’altra, i primi amoreti

con tusi e tose, a darse le ocià.



Pì tardi, forte partéa l’alegria,

s-ciochi al carburo, ma setu che bote;

dei altri falò a far compagnia,

ciamarse a voçe in meso a le note.



La primavera staséa per rivare

drento ’te ’l core de tuta la gente,

e ’na be’a roba  i saveva insegnare

sentirse fradei, que’o gera inportante.

7a classificata 2008: Antonietta Pulzatto Bagolin di Oderzo (TV) con

’A lissia

	

	"Se vae soto e onge...

	a qualche stajon torne,

	ma se vae ’nte ’a lissivia

	par mi la é finìa!"



Cussì el pulzo el dizea

e pàea so vita el tremea:

jera proprio la lissivia

che pulzi e rufa la se portea via!



- Inpinsa el fogo de’a caliera:

l’acqua l’à da bojer par sera!

Sora el buso sul fondo del mastel

meti a gramoea del porsel.

Destira ben le intimèe coi nissioi

e po le camise, ’e tovaje coi tovajoi.

Par sora, el téo de canevo l’é da sistemar

parché la çenare no l’à da passar!

Col botoeo stropa el buso la soto

se acqua de bojo te buta de boto.

Svoda pur tuta ’a caliera

e assa a mojo ’na not intiera.

Doman, co ’l gal cantarà,

el lissivaz da soto te cavarà; 

co quel, ben te lavarìa

braghe, sgalseroti e... compagnia.



Apena che se alsa el sol

va le fémene coi çesti sul bigol:

dentro, i nissioi le à sistemà

e int’el canal i li resentarà.



Come in preghiera, in zenocio sul lavador,

le sbate, le strìcoea nissioi e coeador;

coi çesti le va sul prà

e presto sul fero tut l’é destirà.



Bianca come un dent de can

’a biancheria ’a profuma da lontan.

Suta, par sera, la sarà

e piegada in tel casson se ’a metarà.



Nel baul dei ricordi ’e fadighe se conservarà,

ma el senso del dover, l’amor paea fameja 

el gusto del bel e del net come ’na volta

sempre mostrar se dovarà!!

8a classificato 2008: Guido Leonelli di di Calceranica al Lago (TN) con

’A misura

...

...

SEZIONE RAGAZZI 2008

1a classificata 2008: Aurora Vanin con

Cavàeo a dondoeo

...

2a classificata 2008: Valentina Marcon con

Vecio

...

3a classificata 2008: Barbara Alberton con

Me nono me conta

...

4a classificata 2008: Jessica Vecchiato con

’A jornada del contadin

...

5° classificato 2008: Luca Visentin con

I ricordi

...

6a classificata 2008: Alessandra Beraldo con

El diaèto

...

2007

1a classificata 2007: Clara Rossetti di Chirignago (VE) con

"So"



So de ’na putèla co’ le man pusàe

su la so’ barchèta de carta per farla

navegar su l’aqua pociàda dal temporàl.



So de un çielo che s-ciòpa

fazèndo ziràr venti contrari

sòra aque infuriàe de marea

che come ’na musica rimbombante

fa sbatter el sùgaro sui scogli

sensa mandarlo a fundi.



So de ’na spièra de sol

strià de grumi sanguigni che

pian pian çèrca frescùra in mar

e de ’na luna come latte, che òcia

l’avissinarse curva de la sera

fata de sughi de cocài che svòla.



So de ’na note color cobalto

che covèrze col so’ mantèlo

i ultimi sbampolìi a cavàlo sulmar

e del vento che s’incastra su golfi bruni

a çercàr conchiglie de madreperla

che come corni antichi sòna:



la vègia e el sono del zorno.

Traduzione delle parole più difficili

nìole = nuvole

spièra de sol = tenue raggio di sole

cocài = gabbiani

sbampolìi = bagliori 


2a classificata 2007: Marta Vaccari di S. Giovanni Lupatoto (VR) con

Ceséta



Ceséta bandonà

lì, ne la spianà de campi

in do’ se fa vedar ancora

na stradeta de giarin.



Sensa pietà el tempo

che à smorsà el to baticor.



Sensa religion el campanar

che à fato muto el campanil

ligando le corde de le campane.



Anca el cotarol ’l à umilià l’altar

no’ servendo pì ne le messe

dal donar de i Vangeli 

e de le Comunione.



Desso no gh’è pì l’onor santo.

No’l gh’è pì!

L’è suta anca la pidéla.

E nel cortil 

s’à storto la rosara.



Ceséta

te basa la porta la solitudine

deventà to mama

e calche s-ciantiso de pensier

de un cel derubà da i arcobaleni.

Traduzione delle parole difficili

cotarol = chierichetto

pidéla = acquasantiera

rosara = roseto

s-ciantiso = sprazzo

3a classificata 2007: Stefania Basso di San Donà di Piave (VE) con

’A carèga



Sot el pòrtego, picada a un ciodo,

jera ’a carèga che se sentéa me nono.



Piena de polvare e de ragnatèe,

quanti ani che no ’a vedée!



In ment me à tornà

par quant tenpo che ò strassinà

cuéa carèga par farlo sentar.



Se éa ’a podesse parlar ’a diràe:

quante storie da’l nono contàe!



Lu el me diséa:

banbìn, sui zenoci, viènte sentàr

che sta carèga, tuti do ’a pòl portar.



In cusina, inte’l ort, inte’l cortìo,

senpre se se ’a portéa drìo.



E cofà tante nostre robe bèe,

se no altzée ’a testa no vedée



che, picada a un ciodo ’a jera finìa.

Mort el nono, no ’a é pì servìa.

4o classificato 2007: Emilio Gallina di Treviso con

Te ne manchi, Nico

	(a Nico Della Coletta poeta)



Ancói, el pòles rudén e sberlà

de l’ultimo cancèl

che ronpe mur bianchi

e sèra làpidi e cross,

pendùo a piàn dal guardiàn

déle sperànzhe stuàde,

’l à mandà alto el so zhigo

che à sbregà l’ànema ai amìghi

e ai tòi, desfài dal dolor.



E ti, apass de zhìngher

lidièr cofà ’na fòla vècia

te si ’ndat via squasi descondón

e te ne à lassà zhenoción,

i òci bianàdi, pèrsi int’el gnént,

tant pi’ soli e poregràmi

a buligàr ricordi de ti, de noi...



Te ne à lassà in silénzhio,

come che te èri uso far, 

par ’ndàr drìo tròi de luss

oltra i crèp déle to montagne

su su ’nte la vèrta granda del çiél

in mèdo a néole bianche

’ndove no’ ghe n’è pi’ pensièr,

né cruzhi, né làgreme,

a incontrar chi tant te manchéa.



A noi che restón,

che se domandón se l’è véra,

te ne manchi, Nico, te ne manchi.
Traduzione delle parole più difficili
pòles rudén = perno ruggine 

bianàdi = ?

buligar = ?

néole = nuvole

5o classificato 2007: Maurizio Boscolo Meneguolo di Sottomarina (VE) con

Lanpese la lanterna



Sole, onde, aria, mare,

co’ s-cianti fati de sale

co’ canti de pescaòri

e un vento de sirocale.

Me vogio fundare de

zogia de la mia fantazia.

Me vogio caregare de sogni 

e zolare co’ ale de corcàle.

Lezièri galeze i mii pensieri

su la cuna de le onde.

Me vogio gnegare

de sole, aria, e scogere.

Su singanao a vardare i pescaregi co’ le lanpare.

Sento la sinfonia del vento

cofà ’na musica lezièra.

Sta note la luna zè ciàra

se nàveghe tranquili

co’ la luna marinara.

Sole, onde, aria, mare,

co’ onde fate de sale

co’ canti de pescaòri

e un vento de sirocale.

Traduzione delle parole più difficili:

lampese =  lampeggia

fundare de zogia = naufragare di gioia

caregare = caricare

corcàle = gabbiani

galéze = galleggiano

cuna = culla 

gnegare = annegare

Su singanao = sono ammaliato 

SEZIONE RAGAZZI 2007

Segnalato: Leonardo Piovesan di anni 12, di Calvecchia di San Donà (VE), con

’A piova



Ti piova che te vien zo

come ’e me àgreme de doeór,

forti e batenti come el me cuor.

Come ti da’l ciel cascando te piove

fracàndoe fòra da i me oci ’e córe.

Come mi, ti t’à pers el to amor,

des son qua che scolte el to doeór.

Co’l me cuor che sta sofrendo

insieme vardén ’a nòt pianzendo.

2006

2005

SEZIONE LINGUA ITALIANA

1a classificata: Cassandra Venturini di Lendinara (RO), cui va il premio di 500 Euro, con “Il quinto elemento”.
Motivazione: La Giuria ha ritenuto di assegnare il 1° premio alla poesia per l’originalità delle immagini e la potenza descrittiva che pervade tutta la lirica. Nel testo vengono anche evocati la nascita e lo sviluppo che determinano il susseguirsi della vita, dove gli elementi naturali come l’acqua, il fuoco, la terra e l’aria marcano il processo creativo di ogni esistenza e d’ogni forma vitale. Tutti gli elementi sono poi ricondotti in sinergia verso l’elemento vitale che sublima all’eterno: l’anima.

Il quinto elemento



Con mani sporche d’argilla,

mia madre, si ritrovò me fra le braccia.

Come un Dio mi plasmò, 

e sua fu l’immagine e somiglianza.

Nel buio dell’universo, 

lampi di stelle afferrati a fatica, 

per tessere una ragnatela di luce,

il primo tracciato della mia vita.

Elementi, l’esistenza è l’insieme 

dei cinque primari elementi.

Fuoco, rosso ardente come il sangue, 

scorre e pulsa frenetico, veloce, caldo.

Acqua, liquido amniotico, vita, 

sprazzi di stelle scendono amari dagli occhi,

luce acquatica si insinua antica nella memoria.

Terra, corpo e creta, cenere alla cenere,

polvere, come tanti puntini  dispersi nel tempo,

nelle epoche remote, 

uomini e donne con storie di creta.

Aria è respiro vitale, ossigeno del mondo,

profumo silente, sogno eterico disperso nel cielo,

negli spazi sconfinati, 

fino a sfiorare il quinto elemento.

Rosso fuoco, acqua limpida, terra nera, aria azzurra,

i quattro primordi connessi tra loro da un solo,

sinergico elemento, misterioso e forte,

il più vitale ed umano di tutti,

eppure,  così infinitamente divino e sublime,

da congiungersi all’eterno:

l’anima.

2° classificato: Luciano Bonvento di Buso (RO), cui va il premio di 300 Euro, con “L’ultima favola”.
Motivazione: Il secondo premio viene assegnato alla poesia “L’ultima favola” dai cui versi emerge il desiderio e il bisogno di evadere da questa realtà per ricercare o sognare un mondo infinito.
C’è nella poesia un equilibrio personale di riflessioni che il poeta rimuove con particolare nostalgia.

L’ultima  favola



Quando l’alba si appresta a divenire giorno

e il vento accarezza le braccia rosa dell’aurora,

vorrei tuffarmi nello sguardo dell’infinito

per scoprire dove il sogno s’incontra con il destino.



Apro il mio pensiero a ventaglio sull’orizzonte

per colmare la mia fantasia, bevo gocce di luce

dal calice delle favole più belle, soprattutto l’ultima,

quella che mi racconta il mondo senza guerre.



Non ci sarebbe nulla da spiegare, se non fosse

per il vizio di parlare, senza guardare chi ci ascolta,

mentre la sera accoglie il vento tra i capelli

e i desideri incominciano a cambiare i colori.



Sono troppi i silenzi che si fermano tra i sospiri

Per giocare a nascondino con la verità.



Finiti gli anni dell’infanzia,

cercammo la magia nelle parole lasciate nelle promesse,

ma la fretta e l’indifferenza calpestarono il sorriso

e il tempo si fece roccia, sole inginocchiato

sull’asfalto d’un cammino d’arsura.



Ora, pellegrini nei giorni delle preghiere,

vendemmiamo con gli occhi dell’anima

i sassi disseminati lungo i sentieri del cuore,

perché il credo ancora non tace alle lusinghe.



Nello specchio che guarda al riflesso del nuovo

è illusione l’immagine dell’io che vince.



La felicità è sempre più pulviscolo invisibile.

3a classificata: Monica Schiaffini di Sestri Levante (GE), cui va il premio di 100 Euro, con “Barbagli”.
Motivazione: La poesia è caratterizzata da una personale riflessione che porta a ripercorrere momenti vissuti in un tempo lontano. Una velata malinconia traspare nell’animo del poeta come “l’alba che s’offusca di rimpianto rivelando mesta le ombre della sera”.

Barbagli



Inatteso ritrovarti

dietro soffice organza

di memorie e mattini,

risvegli intrisi di rugiada

sul candore di strade

innevate dagli anni.



Germogli di ritorni

perforano la coltre del silenzio

e lenti si dischiudono

a dipanare

dai grovigli del cuore

eco remota di parole lontane.



Orme di passi mi portano a te,

sulla panchina dei ritorni,

ai margini del tempo.



Sbiadite essenze si diffondono

al noto veleggiare dei pensieri,

per riaccendere sguardi confusi

ad orizzonti di sale,

tra moti d’onde increspate

e sfumati contorni di presente.



Nel volo lieve di un gabbiano

pezzi sgualciti di sorde emozioni,

e l’alba già s’offusca di rimpianto

rivelando mesta le ombre della sera.



Livida è la pelle del buio,

ora che tracce d’antiche ferite

diramano l’indelebile

in argentei barbagli

di un amaro sorriso.

3a classificata ex-aequo: Gloria Venturini di Lendinara (RO), cui va il premio di 100 Euro, con “Sotto il cielo dell’Iraq”
Motivazione: La poesia considera le drammatiche vicende della guerra in Iraq con una particolare riflessione per le sofferenze che lacerano il cuore delle persone vittime della violenza. Dolorosamente amare le riflessioni del poeta ma un filo di speranza riesce ancora a fremere nei cuori.

Sotto il cielo dell’Iraq



Pupille sbarrate... ( i tuoi occhi ) 

screpolano chimere dietro un vetro 

tappezzato da riflessi di luce,

stroncano fumi evanescenti

di una notte lontana,

diversa da quelle che s’incontrano

sotto gli edifici calcinosi di Bagdad.

Arrendevoli spettri

si aggrappano colmi di spavento,

ad anime d’uomo,

per risalire verso le arcate del cielo,

e nel bagliore delle stelle

sentire l’eco della Voce Universale.

L’Iraq ha strappato

l’ultima speranza dal cuore,

la terra grida alto il sangue versato,

il nome dei volti perduti.

Miserie d’argilla ai piedi dei monti,

fango e famelica cancrena

spezzano silenzi di anime pellegrine.

Il respiro è mozzato,

da uno sforzo di pensieri,

sfociano parole che cercano amore.

E tu, vagabondo,

straniero nella tua stessa terra,

scandisci ricordi di pace lontana…

accarezzato dal vento,

che si solleva in questa oscura notte,

fra le rovine di Bagdad.

PREMIO ORIGINALITA’ ED INNOVAZIONE

A Giulia Tura di Castelfranco Veneto (TV), cui va la Targa offerta dalla Regione Veneto, per “J’Ador Dior”.
Motivazione: La poesia rivela una sottile ironia espressa in una forma intelligente e personale con riferimento alla società dei consumi. A momenti ironicamente garbato, altre volte velatamente dissacrante, il poeta riesce comunque a restare piacevolmente satirico.

J’Ador  Dior



Sogni alcolici d’attici privati

Supertecnolussostar

Di te.

Mia cagnetta da competizione

travolta e stravolta dal fumo aspirato,

inconsciamente p******a alla ribalta

in escandescenze moinali represse

da atipici diavoli quotidiani parenti.

Con te.

Che amo più della notte infinita

caduca di stelle firmate Gucci

e stivaletti in pelle nera.

Offenditi se vuoi del mio savoir faire maleducato

Imparato a memoria su libri ingialliti,

offenditi se vuoi perché apro gambe Golden Lady depilate

derubate di malumori-umori adolescenziali.

Bella fata che incanta più del serpente

concupisci con me un bimbo impossibile,

e adorami.

Come la Porche Carrera parcheggiata in garage.

Adorami.


SEZIONE DIALETTO VENETO

1a classificata: Diana Maimeri Lugo di Isola della Scala (VR), cui va il premio di 300 Euro, con “S-ciantisi de morte”.
Motivazione: La poesia esprime con un’immagine particolare la figura di un vecchio beduino che non ha più lacrime da versare per il figlio morto vicino al lago Giordano. La descrizione della morte e della sofferenza culmina nella sottile amarezza di un sepolcro che forse mai sarà aperto. Se qualcuno potesse stringere le mani del vecchio, quel calore sprigionato non gli farebbe più sentire il freddo della sorte impietosa.

S-ciantisi de morte



Sòra l’àrzaro

un vècio biduìn el spèta,

no ‘l g’à più lagreme,

no ‘l g’à più còr,

solo paura

par un fiòl che no’ torna.



Sbrìssia via

lòngo la sera

l’acqua del Giordano

travasàndo  la so speranza.



No’ l’è sta el deserto

che l’à rubà ‘na vita,

no’ l’è sta la sàbia

a stofegàr la primavera!



Tra pòco,

s-ciantisi de morte

s-ciararà la nòte!



Ci verzarà el sepolcro?

Ci catarà su le fàsse?



Se calchedùn

ghe struccasse le man

nol sentarìa più

el fredo de la “sorte”!

Traduzione: SCINTILLE DI MORTE
Sopra l’argine/ un vecchio beduino aspetta,/ non ha più lacrime,/ non ha più cuore,/ solo paura/ per un figlio che non torna.// Scivola via/ lungo la sera/ l’acqua del Giordano/ travasando la sua speranza.// Non è stato il deserto/ che ha rubato una vita,/ non è stata la sabbia/ a soffocare la primavera!// Tra poco,/ scintille di morte/ rischiareranno la notte!// Chi aprirà il sepolcro?/ Chi raccoglierà le fasce?// Se qualcuno/ gli stringesse le mani/ non sentirebbe più/ il freddo della sorte!//

2a classificata: Maria Clara Maschietto di San Donà di Piave (VE), cui va la Targa offerta dalla Regione Veneto, per “E man dei putei”.
Motivazione: Dalla poesia traspare un invito a osservare le mani dei bambini e a riflettere di conseguenza. Le sensazioni che ne derivano rievocano la dolcezza e la tenerezza del mondo innocente dell’infanzia. Questo ristora e intenerisce il cuore del poeta.

E man dei putei



Atu mai vardà

e man dei putei?

Co quei déi competi     

e grasotei,

i buseti par de sora

e le ungete che vien fora

come da un bocoet de rosa.



Atu mai sentì

e man dei putei?

Co quea pèe veudina,

morbide fa a puina

e squasi del stesso odor,

parchè noe sa da suor,

ma de butirro e late.



Atu mai basà

e man dei putei?

Tenere, caldete,

sempre un fià umidete,

fine come e vioete

in mezo al prà.



Atu mai sentì

intorno al col

e man dei putei?

La è na emozion,

una de quèe sodisfazion

che te reoéna l’anema,

e tuti i pensieri

t’à zà desmentegà.

L’è un gusto

da andar via col fià!

Traduzione: LE MANI DEI BAMBINI
Hai mai guardato/ le mani dei bambini?/ Con quelle dita rotondette/ e grassottelle,/ con i buchetti sopra/ e le unghiette che escono/ come da un bocciolo di rosa?// Hai mai sentito/ le mani dei bambini?/ Con quella pelle vellutata,/ morbide come la ricotta/ e quasi dello stesso odore,/ perché non sanno da sudore,/ ma di burro e latte.// Hai mai baciato/ le mani dei bambini?/ Tenere, caldette,/ sempre un po’ umidette,/ delicate come le violette/ in mezzo al prato.// Hai mai sentito/ intorno al collo/ le mani dei bambini?/ E’ una emozione,/ una di quelle soddisfazioni/ che ti rivoltano l’anima,/ e tutti i pensieri/ hai già dimenticato./ E’ un piacere/ da restar senza fiato.//

3a classificata: Nadia Zanini di Bovolone (VR), cui va la Targa offerta dalla Regione Veneto, per “Al telar de la vita”.
Motivazione: Il poeta ricorda, attraverso i suoi “gustosi versi” di vita quotidiana, la madre intenta a svolgere le faccende domestiche. Ricorda il profilo e la chioma dei neri capelli, insieme al dolore mascherato dentro “collane di perle infilate di lacrime”. Per Lei, il poeta, attraverso il filo luminoso di un verso, potrà ricamare i ricordi al grande telaio della vita.

Al telar de la vita

(a mia madre)





Te fasèi a gara col sol,

de matina bonora,

indafarà

fra ombriè de minestri

e toàie maciè 

de cafelate e sorisi;



Profumàa de lissia

el to vestito e

te parèi  ‘na macia de sol

fra nizoi sgionfi de vento

destesi 

al filo zòeno dei sogni;



Se scondèa el to profilo

 soto ‘na corona 

de cavèi neri e

te savèi mascaràr

 anca el dolor

drento colane de perle

 infilè de lagrime sconte;



 Adesso... te speti...

par lezarme ancora 

nei oci,

par strucarme

fra i brazi del cor

e mi gavarò sempre

in scassèla, par ti,

el fil ciaro de un verso

e ricamarò

fiori de ricordi

al telàr de la vita

Traduzione: AL TELAIO DELLA VITA
Facevi a gara con il sole/ di buon mattino/ indaffarata/ tra ombre di mestoli/ e tovaglie macchaite/ di caffellatte e sorrisi // Profumava di bucato/ il tuo vestito/ e sembravi una macchia di sole/ tra lenzuola gonfie di vento/ stese / al filo giovane dei sogni// Si nascondeva il tuo profilo/ sotto una corona/ di capelli neri e/ sapevi mascherare/ anche il dolore/ dentro collane di perle/ infilate di lacrime nascoste,// Adesso.... aspetti..../ per leggermi ancora/ negli occhi/ per stringermi/ tra le braccia del cuore/ ed io avrò sempre / in tasca, per te/ il filo luminoso di un verso/ e ricamerò,/ fiori di ricordi/ al telaio della vita.

SEZIONE RAGAZZI

“Ritenendo inopportuno stabilire una graduatoria di merito” fra i ragazzi, in quanto “delle loro opere deve essere colta la freschezza e la genuinità senza stabilire una gerarchia di valori”, una menzione andò a ogni scuola che avesse partecipato; “si ritiene comunque di evidenziare l’originalità della presentazione della poesia L’albero agreste di Elena Degan di Eraclea (VE) in cui la giovane autrice ha affiancato ai versi la simpatica realizzazione di un’albero in miniatura da lei stessa realizzato.”
A loro sono state consegnate otto targhe gentilmente offerte dal Professore Claudio Caldo da sempre vicino alla Maestra e Poetessa Lisa Davanzo.
Queste le scuole premiate: “E. Toti” di Musile di Piave classe 3 A-B Insegnante Bertilla Bortolon, “S. D’Acquisto” di Fossalta di Piave classe 5 B Insegnante Adriana Davanzo, “Campostrini” di Verona classe 3 Insegnante Elisabetta Baschirotto – classe 4 Insegnante Graziella Conati, “Nereo Merighi” di Novaglie (VR) classe 3 Insegnante Maria Luisa Malagoli, “Fogazzaro” di Follina (TV) classe 1 A Insegnante Maria Migliore, “Stornarella” di Foggia classe 4 C Insegnante Ripalta Guerrieri e la biblioteca “Karl Marx” di Sesto San Giovanni (MI) Assistente Franco Di Nunzio, Animatrice Giovanna Gelmi che rappresentavano le scuole del luogo “Calamandrei” classe 1 A-C, ”Pascoli” classe 4 A-B-C e “Marzabotto” classe 2 A-B-C.

2004

I premio sezione A

Ricercare il senso profondo

dove anche la luce fugge,

dove rimane la sola speranza

ad accompagnarci verso il domani.

Anche il tempo barcolla,

come noi, ubriaco di nostalgia

vagando in un giardino di rose appassite.

Risate interrotte da pianti discreti,

mescolando il presente a gloriose memorie.

Elmi argentati

sul capo di guerrieri ormai stanchi,

vinti dall’incessante procedere del giorno.

L’estate è alle spalle, con i profumi e i colori;

ora solo la carezza di una mano pietosa

sa riscaldare l’anima

in un gelido crepuscolo d’inverno.




Storia del premio

Ideato nel 2004 da Ermes “Meme” Girotto, ex allievo di Lisa Davanzo e fondatore del Comitato VIVERE BENE nel Veneto Orientale (qualcosa a metà tra un movimento civile e un partito politico), il premio “Lisa Davanzo” prevedeva inizialmente anche una sezione principale in Lingua Italiana.

In virtù del fatto che non vi era alcuna quota di iscrizione a fronte di ricchi premi, i concorrenti il primo anno furono numerosi, “oltre le più rosee aspettative”, ben 116, “seppure l’iniziativa avesse carattere locale”.
La imprevista visibilità offerta dal premio al Comitato di Girotto indusse la Giunta Menazza di Musile a negare ogni spazio per la premiazione; in seguito anche la Giunta Zaccariotto di San Donà fece lo stesso; la premiazione si tenne dunque a Eraclea, “dove si [registrò] la presenza di 130/140 persone ”.


Qualcosa cambiò l’anno successivoquando la premiazione della IIa edizione si tenne invece a San Donà (sabato 24 settembre 2005) presso il centro culturale “Da Vinci”, alla presenza di circa 250 persone.
850 erano le opere arrivate al comitato organizzatore: 570 per la Sezione Italiana, 70 per quella Dialettale Veneta e 210 della Sezione Speciale Ragazzi fino a 14 anni, aiutati dai loro insegnanti.

A Meme Girotto, in difficoltà con l’organizzazione del premio, si affiancò l’anno successivo il Comitato “Raixe Venete” nella persona del suo presidente Claudio Caldo, che da anni sosteneva il Premio di poesia dialettale di Chiesanuova. Il professor Caldo, da sempre amico di Lisa Davanzo e sensibile a tutte le iniziative culturali locali che valorizzino la lingua del dialetto, fu ben felice di impegnarsi in prima persona.

Venuto meno il sostegno di Ermes Girotto, il Premio fu tenuto in piedi dal prof. Claudio Caldo e si concentrò sulla sezione dialettale divenendo Premio di Poesia in Lingua Veneta.
Fino al 2010 le cerimonie di premiazione si tennero al Centro Da Vinci di San Donà.

Dal 2011 la cerimonia di premiazione è stata definitivamente trasferita a Croce, paese della maestra.

La cerimonia si tiene (tempo permettendo) sul piazzale “Tito Acerbo”, davanti alla scuola elementare che vide Lisa protagonista.


Premiazione 2011: col microfono in mano don Primo Zanatta, parroco di Croce;
ultimo a destra il prof. Claudio Caldo.

Stanco dopo tanti anni di lavoro, il professor Claudio Caldo passò la mano nel 2015, anno in cui, pur continuando a sostenerne le spese del Premio, ne affidò l’organizzazione al gruppo di volontari “Crocevia”. Il Premio proseguì con le medesime modalità.

Nel 2017, causa maltempo, per via della notevole affluenza di pubblico la premiazione della XIV edizione (del Centenario) si è tenuta nel salone dell'Oratorio. Curioso quello che è accaduto: CAMUS & GARCÌA MARQUEZ si sono piazzati QUARTI AL PREMIO “LISA DAVANZO”. Attenzione: non a pari merito, ma “insieme” in quanto coautori del medesimo pezzo. O meglio, questo è quello che ha scoperto una lettrice attenta, Maria Teresa Zorz, che ha fatto notare all’Organizzazione del Premio che la poesia giunta quarta risultava la giustapposizione e traduzione in un dialetto veneto di due scritti di due autori (ben) più famosi. La poesia incriminata suonava così:

SE UN GIORNO...



Nò caminarme davanti, amigo,

podarìa no èssare bon

de tegnére el to passo;

nò caminarme dedrìo, amigo, 

podarìa no savere dove te porto;

caminemo fianco a fianco,

staremo senpre insieme.



Se on giorno, amigo, 

te vegnesse voja de piànzare,

ciàmame:

no te prometo de farte rìdare,

ma podarìa piànzare co ti.

Se on giorno, amigo,

te vegnesse voja de scanpare,

ciàmame:

no te prometo de fermarte,

ma podarìa scanpare co ti.

Se on giorno, amigo, 

te vegnesse voja de no parlare più,

ciàmame:

no te prometo che starò bon,

che no te farò domande...

Ma...

se on giorno... amigo mio,

ti te me ciami e mi no te rispondo,

sércame de corsa:

forse "mi" go bisogno de ti.

A quanto risulta dai verbali del Premio, la poesia, che pure ai giurati era parzialmente piaciuta, non presentava piena coerenza stilistica tra prima e seconda parte, cosa che aveva trattenuto la giuria medesima dall’assegnarle un posto sul podio. E a distanza di qualche giorno il trapianto ibrido è stato smascherato. La frase di Camus che sembra aver ispirato la prima strofa è la seguente:

“Non camminare davanti a me, potrei non seguirti. / Non camminare dietro di me, non saprei dove condurti. / Cammina al mio fianco e saremo sempre amici.”

E questa è la poesia di Garcia Marquez che pare aver ispirato la seconda strofa:

“Se un giorno avrai voglia di piangere /chiamami: / non prometto di farti ridere, / ma potrò piangere con te. / Se un giorno riuscirai a fuggire / non esitare a chiamarmi: / non prometto di chiederti di rimanere, / ma potrò fuggire con te… / Se un giorno non avrai voglia di parlare con nessuno, / chiamami: / staremo in silenzio… / Ma se un giorno mi chiamerai e non risponderò, / vieni correndo da me: / perché di certo avrò bisogno di te!”

Nell’uno e nell’altro caso – al di là delle piccole differenze dovute alla traduzione da una lingua all’altra... e alla presenza ossessiva dell’amigo – la somiglianza è davvero impressionante. Di fronte all’evidenza, l’Organizzazione si è risolta a squalificare il concorrente, retrocedendolo all’ultimo posto. E così i due fuoriclasse Camus e Garcia Marquez, dopo essersi ostacolati a vicenda per salire sul podio, grazie allo sleale concorrente si sono anche eliminati a vicenda (come Vettel e Raikkonen a Singapore), trovandosi a fine gara relegati all’ultimo posto.
Croce, 19 settembre 2017

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carlodariol@elevamentealcubo.it

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