Storia di San Donà
attraverso foto e cartoline

Il cimitero di San Donà

Intorno al camposanto o cimitero, in passato conosciuto sotto il nome di sagrato o cortina, ecco quanto di interessante abbiamo trovato.

Prima del 1200 vi era la necropoli nella località Arche, ma non è escluso che i morti si seppellissero altrove senza solennità ecclesiastiche.

Successivamente, fino al 1480, i morti venivano sepolti nel terreno annesso alle chiese che sono esistite, e in piccola parte sotto il pavimento delle chiese stesse.

Dal 1480 al 1825 il cimitero che circondava la chiesa di S. Maria delle Grazie fu lasciato al volgo e nell’interno del tempio venivano sepolti i sacerdoti e qualche altro defunto meritevole di speciale onore. Gli avelli della chiesa e sagrestia erano ornati di lapidi, con iscrizioni che si confondevano coi simboli della religione e stavano a provare che le distinzioni di casta continuavano, come continuano ancora oggi, anche nel sonno eterno, ciò che avveniva presso gli egiziani, gli ebrei, i romani, e i greci.
Anche nella frazione Passarella furono seppelliti abusivamente pochi morti sotto la chiesetta dei Da Mula. Per queste tumulazioni però occorreva speciale licenza del Vescovo (frandendi pavimentum) essendo rimasto di competenza ecclesiastica fino alle leggi napoleoniche il servizio mortuario. Il terreno destinato per ultima dimora degli abitanti la parrocchia nei primi tempi era popolato di piante, poste a coltivazione e chiuso con semplice siepe, che non impediva però agli animali vaganti d’entrarvi per rintracciare resti umani. L’erba che cresceva nel cimitero veniva sfalciata e si dava in pasto agli animali domestici.

Nell’anno 1554, essendo in visita pastorale, Monsignor Vescovo Francesco II Pisani rilevò lo sconcio che derivava dalla siepe e dall’uso delle erbe sfalciate, e propose la costruzione di un muro di cinta onde evitare che venissero oltraggiate le salme. Stabilì poi una multa di lire venticinque a carico di chi sfalciasse l’erba sopra le fosse dei morti per usi profani, prescrivendo che tale erba dovesse essere abbruciata. Difatti nel 1557 il cimitero fu cinto di mura, come aveva raccomandato il Vescovo; furono tolte le piantagioni fruttifere e rispettate soltanto alcune piante d’olivo, i cui rami dovevano servire nella domenica delle palme.

Nell’anno 1764 fu constatato il bisogno d’ingrandire il sagrato, essendo stata occupata interamente l’area destinata ai morti. Non fu però possibile un ampliamento per il fatto che la terra destinata a tale uso si trovava fra due strade interne, le attuali via Maggiore e via Calnova, la casa canonica e la proprietà Pesaro, nelle località oggi conosciute coi nomi Pescheria, Largo della chiesa e Foro boario. In quel tempo non era stato introdotto il sistema delle esumazioni ultra decennali per far posto, e quindi si ricorse per la prima volta al rimedio di seppellire sopra i cadaveri di tre secoli prima.
L’ultima licenza di tumulazione sotto il pavimento della chiesa demolita porta la data del 1766 e riguardò il seppellimento del pievano Pre Domenico Pizzolato. In questa licenza però si accenna al consenso dell’ufficio di Sanità di Treviso.

Nel 1825 il cimitero vecchio fu chiuso e s’incominciò a deporre i morti in quello costruito fuori dell'allora centro abitato, tra le attuali via Maggiore, via Ciceri, via Cian e via Don Bosco. sotto la vigilanza dell'autorità civile, in relazione alle leggi napoleoniche (decreto del governo francese 23 aprile 1804) esteso a queste provincie più tardi. In seguito il cimitero da parrocchiale fu trasformato in comunale, e così anche gli abitanti delle altre parrocchie furono seppelliti nell’unico camposanto, da qualche anno ingrandito, abbellito e ordinato secondo i migliori sistemi moderni sull’esempio di centri maggiori. Negli scavi effettuati all'inizio del XX secolo nei pressi dell’attuale chiesa si trovarono ossa umane a piccola profondità.

Qui sotto una foto del 1918.


7 gennaio 1918: il muro del vecchio cimitero (foto dell'archivio di Vienna)

Nello sfondo si notano alcuni soldati austriaci che stanno avanzando. Il portale d'ingresso del cimitero presenta i segni delle cannonate ma molte case verso il centro sono ancora in piedi. Sembriamo lontani dal centro... ma il vecchio cimitero era situato poco prima dell'attuale Oratorio Don Bosco e tutte le abitazioni dell'isolato posto nel quadrilatero formato tra la via 13 Martiri, via Don Bosco, via Vittorio Cian e via Ciceri sono state tutte costruite entro i confini del vecchio cimitero. Al MuB è conservata una croce in ferro trovata non molti anni fa in occasione dell'escavo di fondazioni per una nuova costruzione. Nell'occasione furono trovate anche tombe.