STORIA di SAN DONÀ
dal 1818 al 1866

VITA SOTTO GLI AUSTRIACI


Quando che comandava i Todeschi

Con il riassetto amministrativo dell'8 febbraio 1818 la provincia di Venezia acquistava un assetto più razionale e aderente alla realtà (se escludiamo il fatto che Musile fu nominato comune e non Croce). La nuova perimetrazione ridusse il territorio di San Donà, riconducendolo nei limiti dei suoi confini tradizionali, e diede al suo distretto quella ripartizione che, grosso modo, conserva tuttora (anche se oggi non vi è più soluzione di continuità tra San Donà, Musile, Noventa e Fossalta, e una tale suddivisione risulta del tutto fuori tempo).

Non appena fu stabilita la riorganizzazione territoriale una sovrana patente regolamentò la forma amministrativa dei comuni. Le classi, che prima erano tre, diventarono quattro, valutate in rapporto alla popolazione, e fu istituito un diverso tipo di amministrazione locale a seconda della classe di appartenenza. San Donà fu il solo comune del distretto ad essere valutato di classe III, poiché tutti gli altri furono assegnati alla IV. Pertanto il comune di San Donà di Piave fu retto da un Consiglio Comunale fomato dai 30 maggiori estimati del Comune che nominava l'esecutivo. Questo era formato da una Delegazione Comunale di 3 membri, scelti a scrutinio segreto dai Consiglieri fra i membri del Consiglio. Fra questi, quello che aveva riportato il maggior numero di voti assumeva il titolo di Primo Delegato (corrispondente a quello attuale di Sindaco). Gli estimati erano coloro che possedevano beni per cui erano soggetti a estimo, cioè pagavano imposte. Si trattava pertanto di un sistema molto selettivo e classista in quanto in San Donà gli elettori (cioè gli estimati) erano poco più di un centinaio e negli altri comuni ancora meno.

Il Consiglio veniva rinnovato ogni triennio, in basi ai ruoli estimati, e si riuniva ordinariamente due volte l'anno (nei mesi di gennaio e settembre). I Deputati restavano in carica per il triennio e potevano essere rieletti. Infine le Deputazioni si avvalevano dei servizi di personale stipendiato: un Agente Comunale (ossia un Segretario Comunale) e uno o più Cursori (impiegati).

Nella sua qualità di Comune capo distretto San Donà divenne sede di più organismi. Nel 1818 venne istituita la Pretura e fu confermata la sede notarile.
L'anno dopo fu insediato il Commissariato distrettuale (che sostituiva l'abolita Vice Prefettura) e il Commissario distrettuale sostituì il Cancelliere del Censo; fu distaccata in paese una sezione dell'Imperial Regia (K.u.K) Gendarmeria. Onore questo di cui i sandonatesi avrebbero volentieri fatto a meno stante il carattere gretto e sospettoso sino a rasentare il ridicolo della Polizia austriaca.

Spoil system e sistema occhiuto

Che gli austriaci non intendessero lasciare alcuna carica ai veneti, o perlomeno agli italiani, nemmeno religiosa, lo dimostra il fatto che nel 1822 imposero come vescovo di Treviso il tirolese Giuseppe Grasser il quale solo il 19 marzo 1823, proveniente dalla diocesi di Bressanone, poté prendere possesso di quella Trevigiana.

Nell'ottobre del 1823 ci fu un'alluvione della Piave.

Fra le disposizioni imposte dall’I R. Governo di Venezia, una delle più odiose, e che eccitò ovunque l’indignazione fu la disposizione del 16 settembre 1825 con cui si proibì il clandestino trasporto delle lettere private per il timore di propaganda anticostituzionale. La disposizione fu letta in chiesa a San Donà [Arch. di Curia di Treviso, Busta S. Donà, fascic. Congregazione di S. Donà e suo Vicinato, Doc. a stampa, ed. Giuseppe Gattei, tipografo dell’Eccelso Governo Il. 12897-3175, C. VIII.], .

«L’abuso introdottosi del clandestino trasporto di lettere private, in sommo pregiudicio del sovrano Erario, ha condotto l’Eccelsa I. R. Camera Aulica delle Finanze a determinare con ossequiato dispaccio 18 agosto 1825, n. 32375-1253: a) che a datare dal primo ottobre 1825 la multa per le lettere che verranno trovate in contravvenzione alle vigenti leggi postali, sia fissata a L. 3 (tre) austriache per cadauna lettera a carico del contravventore, oltre il pagamento della tassa di porto devoluta all’amministrazione postale; b) che la metà dell’importo della multa rimanga a vantaggio della stessa amministrazione, l’altra metà vada a profitto dell’inventore, subito che sia stato giudicato legale il fermo. Il Governatore: Co. Carlo d’Inzaghi»

Nell’inverno del 1825 ci pensarono i fiumi a dimostrare maggiore rivoltosità: molti corsi d’acqua del Veneto disarginarono, in dicembre la Piave ruppe in 12 punti allagando tutta la plaga. Sulla sinistra ruppe a Salgareda, a Sabbionera, a Noventa; sulla destra ruppe a Sant'Andrea di Barbarana, a Zenson, a Musile.
Al proposito la Gazzetta Privilegiata di Venezia (nr. 179 del 1826) riportava che essendosi il Viceré: «degnato di voler prendere cognitione delli impiegati e de’ privati che si sono distinti nell’impedire o attenuare i mali a cui andarono soggette queste Provincie all’occasione di quelle piene de’ fiumi, si compiacque di estendere la di lui soddisfazione verso coloro che in tali luttuose circostanze diedero esempi singolari di pietà e di coraggio ». L’articolo proseguiva elencando le persone distintesi e fra queste cita: ... Antonio Berti, già Commissario Distrettuale di San Donà... I signori Mantovani e Trentin di San Donà...
Il giornale concludeva osservando che: «a tutti i nominati individui fu in attestato della pubblica riconoscenza fatta conoscere per ordine di S.A.I. il Serenissimo Arciduca Vicerè la soddisfazione del Governo ».

Nuovo vescovo

Il vescovo Grasser fu trasferito alla diocesi di Verona e s’era in attesa del successore. Il Grasser aveva segnalato come suo possibile successore il suo vicario generale, monsignor Sebastiano Soldati (ritratto a sinistra), che i canonici avevano tra l’altro scelto come vicario capitolare.; gradito al governo austriaco e alla Santa Sede, il Soldati fu in effetti scelto dall’imperatore il 12 ottobre 1828 e sarebbe stato confermato da Roma il 18 maggio 1829.

Un servizio di posta

San Donà era attraversata da un «servizio di posta» che collegava Torre di Mosto con Venezia gestito dalla famiglia Busato [controllare il cognome] di Torre di Mosto. Il servizio era espletato con grosse carrozze chiuse trainate da quattro cavalli e si svolgeva con 3 corse settimanali da Torre a Venezia (lunedì - mercoledì - venerdì) e tre in senso inverso (martedì - giovedì - sabato); la diligenza portava i passeggeri e la corrispondenza da Tre Palade (ove attraccavano i battelli provenienti da Venezia) a Croce di Piave (ove era traghettato il Piave) e quindi a Grassaga, Ceggia e Torre di Mosto. La famiglia gestiva un servizio analogo Torre-Caorle, con coincidenza a Torre con quello per Venezia.

Chissà come arrivò da Treviso la lettera pastorale che quell’anno il vescovo inviò ai parroci invitandoli a passare casa per casa per spronare i figli alla dottrina.

Ordini arrivavano da tutte le parti. Nel 1831 il Governo austriaco emanò l’obbligo della chiusura delle chiese al tramonto, unitamente al divieto di officiare funzioni religiose notturne.
[Gazzetta privilegiata di Venezia]

Comune 18311766 +/-%
San Donà di Piave 4.606 3.187+1.419+30,9%
Cava Zuccherina 1.703 1.464+ 239+14%
Ceggia 1.225 1.263- 38-3,1%
Fossalta di Piave 1.590 1.371+ 219+13,8%
Grisolera 1.113 1.762- 649-36,9%
Meolo 1.392 1.675- 283-16,9%
Musile 1.283 1.171+ 112+8,8%
Noventa 2.176 2.202- 26-1,2%
San Michele del Quarto622 524+ 98+15,8%
Torre di Mosto 1.120 1.508- 388-25,8%
Totale del Distretto16.83016.127+ 703+4,2%

Dal 1835 al 1836 dilagò il colera. Fu un'epidemia piuttosto grave, e per la durata (due anni) e per la mortalità, così elevata da obbligare, nei momenti più critici, a seppellire le vittime in fosse comuni. Fra le molte ordinanze emanate in tale occasione una vietò la vendita di cape e masanette e un'altra quella del vin novello, pensandosi che favorissero la duffusione del morbo.
MUTINELLI F. "Annali delle provincie venete dall'anno 1801 al 1840", Venezia, 1843]
San Donà fu tra i centri più colpiti, secondo quanto asseriva il vescovo di Treviso, Soldati, in una lettera indirizzata alle autorità governative

Durante la prima metà del XIX secolo il centro urbano si arricchì di palazzi, costruzioni commerciali e di un nuovo Duomo, realizzato dall'architetto Giovanni Battista Meduna tra il 1838 e il 1841 su progetto di Antonio Diedo.

Nel 1841 si diffuse il vaiolo.

1848: primavera dei popoli

Successivamente all'insurrezione veneziana contro il governo austriaco, il 22 marzo 1848 Daniele Manin e Niccolò Tommaseo proclamarono la Repubblica di San Marco. La cittadinanza di San Donà fu la prima a rispondere, aderendo alla nuova repubblica già il giorno seguente, il 23 marzo.

Il censimento del 1862

Comune 18311862 incrementoincr. %
San Donà di Piave 4.606 6.070+1.464+31,8%
Cava Zuccherina 1.703 2.303+ 600 +35,2%
Ceggia 1.225 1.917+ 692 +56,51%
Fossalta di Piave 1.590 2.108+ 518 +32,6%
Grisolera 1.113 1.773+ 660 +59,3%
Meolo 1.392 2.366+ 974 +70%
Musile 1.283 1.939+ 656 +51,1%
Noventa 2.176 2.934+ 758 +34,8%
San Michele del Quarto622 1.365+ 743 +119,5%
Torre di Mosto 1.120 1.514+ 392 +34,9%
Totale del Distretto16.83024.289+ 7459+44,3%

In seguito alla Seconda Guerra d'Indipendenza italiana, si moltiplicarono a San Donà azioni dimostrative in favore della causa italiana. La notte del 24 giugno 1863, quarto anniversario della battaglia di Battaglia di Solferino e San Martino, tre sandonatesi inalberarono sul tetto del municipio una bandiera tricolore. Nell'aprile dell'anno successivo un altro vessillo tricolore fu issato sopra la croce ferrea del duomo. (Dopo il 1866, ossia dopo l’annessione di San Donà al Regno d’Italia, l'impresa sarebbe ricordata fregiando dei tre colori la banderuola segnavento posta sotto la croce della vecchia chiesa arcipretale).
Nel giugno 1864, per opera di due cittadini, le tre campane del duomo furono dipinte di verde, bianco e rosso. Il 18 agosto dello stesso anno, nella ricorrenza dell'anniversario della nascita dell'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe I, la campana maggiore venne privata del batacchio e al momento della celebrazione, alla presenza delle autorità civili e militari, le campane suonarono a morto.

1866: la III guerra d'indipendenza italiana

Il 1866 fu un anno chiave per il Veneto, perché la crisi di coscienza di chi si sentiva italiano e cattolico si risolse: in seguito alla guerra Austro-Prussiana e alla sconfitta dell’Austria nella battaglia di Sadowa ai primi di luglio, l'Austria dovette infatti cedere il Veneto a Napoleone III, e gli accordi tra Francia e Italia prevedevano che il Veneto venisse “girato” all’Italia.

Il 18 luglio 1866 San Donà divenne uno dei luoghi simbolo delle battaglie della Terza Guerra d'Indipendenza: in quel giorno il generale Enrico Cialdini a capo delle truppe italiane entrò vittoriosamente in città.

Ma di questo, al prossimo capitolo.