STORIA di SAN DONÀ tra le due guerre
dal 1919 al 1940


1919: desolazione e macerie


San Donà devastata


Il Piave


Il ponte provvisorio di legno, che sarebbe poi andato distrutto il 9 gennaio 1919


Piazza Indipendenza

Palazzo Bastianetto

Don Mazzolari a San Donà Don Primo Mazzolari giunse a San Donà nel 1919. Nominato cappellano militare, alla fine del conflitto, nonostante avesse chiesto il congedo, gli fu negato: viene inviato a San Donà di Piave, per assistere i soldati che stavano cominciando a recuperare i corpi. Aiutato dai soldati americani aprì una casa del soldato e cercò di “curare” i reduci della guerra, culturalmente e spiritualmente.

Uomini e macerie: era tutto da ritirar su. E se tirar su i primi si sarebbe rivelato difficile (il Fascismo sarebbe esploso di lì a pochi anni), la ricostruzione materiale mostrò maggiori successi. L'aspetto attuale degli edifici più importanti del centro storico di San Donà e l'assetto generale della città dipendono dalle scelte intraprese dalla classe dirigente cittadina tra il 1919 e i primi anni Venti. Tra i contributi più interessanti, quelli di Max Ongaro, di Camillo Puglisi Allegra e Giuseppe Torres.


San Donà che risorge

1920

Un orfanotrofio per San Donà

La guerra si era lasciata dietro oltre che vittime e feriti anche un gran numero di vedove e di orfani. Il 13 settembre 1920 il parroco don Saretta scriveva un’accorata lettera a un superiore salesiano, probabilmente l’Ispettore don Giraudi:
“(…) Confidando nella provvidenza divina ho stanziato subito la costruzione di un orfanotrofio, dove raccogliere i fanciulli orfani per mantenerli ed educarli cristianamente e dove nello stesso tempo aprire un rifugio alla gioventù maschile della vasta parrocchia seminata più che da rovine materiali, di spavento e miserie spirituali in causa della guerra. L’edificio, bello e grandioso, volge al suo termine e io non so a chi meglio rivolgermi per affidare l’istituzione che ai benemeriti Figli di don Bosco, verso i quali ho avuto sempre la più grande venerazione (…)”

L’iniziale idea dell’arciprete era quella di far convivere la realtà oratoriana con quella dell’orfanotrofio. La risposta concreta all’appello però tardava, nonostante i contatti, le richieste garbate ma pressanti, le visite e le promesse.

È il 10 ottobre 1921, o almeno questa è la data dell'annullo di San Donà di Piave su questa cartolina doppia, diretta a un giornalista di Monaco di Baviera (e arrivata tassata).


Clicca sopra per ingrandire.

È interessante perché mostra San Donà in ricostruzione dopo la Prima guerra mondiale, finita da quasi tre anni. In primo piano alcune persone intente a esaminare lo stato dei lavori sul tetto del duomo (probabilmente si tratta un sopralluogo tecnico). Poche sono le case ricostruite, moltissimi i baraccamenti qua e là. Il fotografo Italvanto Battistella è salito sul colmo del tetto per riprendere questa straordinaria immagine. Va ingrandita per vedere bene i particolari.

Marzo 1922: il grande congresso delle bonifiche

Dal 23 al 25 marzo si tenne a San Donà un importantissimo "Congresso Regionale delle Bonifiche", che ebbe risonanza nazionale.


I partecipanti in attesa di entrare al teatro Verdi La foto presenta uno dei momenti iniziali del congresso che ebbe come sede il "Cinema-teatro Verdi" di San Donà, nell'attuale via Ancillotto, appena ricostruito dopo la Prima guerra mondiale. Il teatro sarebbe stato poi distrutto da un bombardamento nella seconda (ora nello stesso sito c'è il Teatro Metropolitano Astra.)

Gli interventi, le relazioni, le considerazioni sviluppate in quei giorni furono alla base di tutta la legislazione successiva e delle concrete iniziative nazionali sulla bonifica. Un concetto sviluppato in quelle giornate fu quello della bonifica integrale, intesa come bonifica idraulica, bonifica agraria, bonifica igienica e bonifica umana. È bene ricordare l'evento per capire l'importanza che ha la bonifica a San Donà, non solo come modello ancora esistente, ma come punto di svolta per lo sviluppo delle bonifiche in Italia. Tale congresso è ancora ricordato nei testi di economia agraria. A questo congresso parteciparono i nomi più importanti del mondo politico e imprenditoriale di quel tempo, ministri, sottosegretari ai Lavori Pubblici e all'Agricoltura, parlamentari locali come Silvio Trentin, personaggi eclettici come don Luigi Sturzo (e tra i partecipanti vi furono entrambi i nonni di Dino Casagrande, che molti anni dopo avrebbe diretto il Museo della Bonifica: uno dei nonni appare in una delle rare fotografie dell'epoca, l'altro figura tra i nomi pubblicati negli atti congressuali).


Sono state aperte le porte del teatro Verdi: i partecipanti possono entrare (o sono appena usciti). La foto, originale, di proprietà, è datata a penna 23 marzo 1922.

1923

1924

1925

Don Saretta insiste per far nascere l'Oratorio. Nel 1925 l’arciprete don Saretta acquistò un appezzamento di terreno edificabile, presso il cimitero, da destinarsi al futuro edificio dell’Oratorio. Il terreno, già di proprietà Saccomani, nell’intenzione iniziale del parroco doveva essere destinato alla costruzione di un “terzo fabbricato”, in aggiunta cioè all’Orfanotrofio e agli adiacenti laboratori. Nell’atto di compravendita, di qualche mese dopo, viene tuttavia definita la destinazione d’uso della proprietà immobiliare: “ricreatorio e campo sportivo, nonché scuola professionale”. Infine, la tenacia e l'insistenza di Saretta, che faceva propri i bisogni e le aspettative della popolazione, vinsero la prudenza dei superiori della Congregazione, favorevolmente colpiti dalla sua “preziosa benevolenza per i Salesiani” e dalla sua “mirabile attività di illuminato zelo”.

1926


Il Rettor Maggiore, Beato Filippo Rinaldi a San Donà

Nel 1926 il Rettor Maggiore, il beato don Filippo Rinaldi, in visita all’Orfanotrofio, rimase positivamente colpito e promise la presenza dei Salesiani a San Donà per il settembre 1927 (si concretizzò però nel 1928), esortando l’ispettore don Festini ad accontentare le richieste del parroco e della popolazione sandonatese, “…anche a costo di sacrifici”. Il primo disegno dell’edificio, a cura dell’ingegnere salesiano Giulio Valotti di Torino, nel dicembre 1926 arrivò a Saretta, che non mancò di fornire alcuni suggerimenti.

1927


Il 1927 è l’anno in cui vengono riconosciute le “virtù eroiche” di don Giovanni Bosco, che porteranno alla sua beatificazione e poi (l’1/4/1934) alla sua canonizzazione. Già il 2 gennaio monsignor Saretta presenta il programma per l’erigendo Oratorio.

La posa della prima pietra dell'Oratorio. Il 15 maggio del 1927 si teneva la cerimonia della posa della prima pietra dell’Oratorio Don Bosco di San Donà di Piave. In quel mese di maggio i fedeli di San Donà venivano invitati a pregare la Vergine Maria per ottenere la benedizione sulla grandiosa opera. L’8 maggio il salesiano don G. Acerbi giunse da Belluno per illustrare l’opera di don Bosco, alla messa e al vespro, e al fioretto serale intrattenne gli intervenuti sulla devozione a Maria Ausiliatrice.
Il francescano p. O. Rasselle lo coadiuvava nell’opera di sensibilizzazione per il compimento dell’opera, da ottenersi “con la preghiera, col sacrificio, con l’aiuto finanziario”.
La sera di lunedì 9 maggio il salesiano don Carnelutti tenne nel salone dell’Asilo una conferenza con proiezioni sulla vita di don Bosco. Il 12 maggio arrivò a San Donà anche il vescovo di Nepi e Sutri, il salesiano mons. Luigi Olivares (dopo la sua morte sarebbe stato proclamato Venerabile). Egli ogni sera predicava sul sistema educativo del futuro santo don Bosco. La sua parola semplice e umile suscitava ovunque una grande impressione e qualcuno già cominciava a chiamarlo il “Santo Vescovo”.
Finalmente, con la protezione di Maria Ausiliatrice, tanto invocata per il buon fine dell’Opera, la posa della prima pietra avvenne con solennità e presenza di un numerosissimo popolo e le autorità religiose e civili domenica 15 maggio 1927. Probabilmente la prima pietra fu collocata nella parte centrale dell’edificio, cioè sotto l’attuale atrio o presso l’ufficio del direttore. I lavori, diretti dall’ing. Ennio Contri, iniziarono il 3 agosto 1927; a inverno appena inoltrato la struttura di mattoni della prima parte dell’edificio aveva già la copertura dei coppi. [Questa parte dell’Oratorio sarebbe stata risistemata a fine 2010, con sostituzione delle capriate in legno e la risistemazione della soffitta.]

1928

Arrivano i Salesiani. Finalmente, con festosa e trionfale accoglienza, nel giorno della festa patronale lunedì 24 settembre 1928, arrivarono in treno a San Donà i primi tre Salesiani: il direttore don Riccardo Giovannetto, il chierico Luigi Ferrari e il coadiutore Mauro Picchioni. I tre Salesiani, per alcuni mesi, furono ospitati nell’Orfanotrofio, gestendo il collegio per i 67 orfani maschi, mentre in un’altra ala isolata del medesimo Istituto, gestita dalle Suore di Maria Bambina, c’erano anche le orfanelle.