STORIA di SAN DONÀ
dal 1945 al 1961


I tristi anni del secondo dopoguerra

1946

Su proposta del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, per il 1946 fu decretato: «A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale» (articolo 1 del decreto legislativo luogotenenziale n. 185 del 22 aprile 1946).
Dato che il 26 aprile 1945 i patrioti e partigiani sandonatesi erano insorti, liberando San Donà prima dell'arrivo delle truppe alleate (che erano arrivate a San Donà solo il 29 aprile), fu ricordato il 26 aprile come il giorno della liberazione di San Donà, e questa data fu incisa in una lapide marmorea collocata sotto il porticato del Municipio che veniva scoperta il 26 aprile 1946:


I PATRIOTI DI SAN DONÀ FIERAMENTE IMPUGNANDO LE ARMI / CHE FURONO GLORIA DEI PADRI / IN UN IMPETO DI RIBELLIONE GENEROSO E INCONTENIBILE / IL 26 APRILE 1945 / DI TRE GIORNI PRECORRENDO LE ARMATE ALLEATE / LIBERAVANO QUESTA TERRA DAL GIOGO FASCISTA E TEDESCO / L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE CONSACRA LA STORICA DATA / PER AMMONIMENTO CONTRO TUTTE LE TIRANNIDI.

La festa nazionale italiana del 25 aprile sarebbe stata poi celebrata anche negli anni successivi e dal 1949 sarebbe divenuta ufficialmente festa nazionale.

Per l'impegno dimostrato nella lotta di liberazione dal nazi-fascismo alla città di San Donà è stata assegnata la Medaglia d'Argento al Valor Militare.

Il referendum Monarchia-Repubblica del 2 giugno 1946

Fin dalla prima consultazione per l'elezione alla Costituente San Donà di dimostrò "Feudo" della Democrazia Cristiana. e tale sarebbe rimasto per tutta la Prima Repubblica,

Così si presentavano gli scori più noti del centro città.


Piazza Indipendenza


Foro Boario

1947


Il monumento ai Caduti


Sopra e sotto, la via Maggiore, rinominata via Roma in epoca fascista

Viene fondato il convento delle suore del Cuore Immacolato di Maria

Il convento delle suore del Cuore Immacolato di Maria di San Donà di Piave fu fondato nel 1947 dalla badessa Maria Pascher, che diverrà poi madre Amata. La suora era figlia di un soldato ungherese e di madre italiana e, secondo le voci che correvano in paese, sarebbe arrivata a San Donà da Vienna in abiti civili mentre, come avrebbe poi riferito lei stessa anni dopo ai giornalisti nel corso delle numerose interviste rilasciate, aveva precedentemente trascorso ventiquattro anni di vita claustrale. Secondo quanto avrebbe raccontato, in gioventù, nella caserma di suo padre, allora colonnello, alcuni soldati le avrebbero usato violenza e, in seguito a questo episodio, aveva deciso di dedicarsi alla vita monacale. Arrivata a San Donà, la Pascher si rivolse all’arciprete Monsignor Saretta e ottenne da lui il permesso di installarsi in un edificio di cinque stanze con annessa una piccola cappella, complesso che una pia signora del luogo aveva lasciato in eredità alla parrocchia. Qualche mese dopo, grazie alla collaborazione dell’arciprete e all’aiuto delle suore che nel frattempo si erano unite alla madre superiora, poterono iniziare i lavori per l’ampliamento dello stabile e la costruzione di una nuova ala in grado di ospitare le celle singole.
Occorre però notare che le suore che entravano nel convento di clausura non lo facevano in seguito a una vera e propria vocazione: era madre Amata a cercare le novizie, scegliendole fra “le ragazze deluse in amore di San Donà”. Quello di Maria Pascher era un convento “autonomo” in cui le monache vivevano come in ogni altro pio luogo: una di loro girava il paese per fare la questua mentre la superiora viaggiava in “500” tra San Donà e Trieste, dove stava sorgendo un altro istituto di quest’ordine, per sorvegliare i lavori.

1948

Le elezioni del 18 aprile 1948


Corso Silvio Trentin. La cartolina fu spedita il 30 settembre 1948


Il padiglione sanatoriale


Portici di Piazza Indipendenza

1949


Piazza Indipendenza


8 maggio 1949: viene scoperta la lapide dedicata ai prigionieri sandonatesi

1950

1951

1952

1953


Cartolina


Il duomo


Panorama dal campanile


Piazza Indipendenza

1954

Prime elezioni canoniche nel convento di clausura. Dal 1948 al 1954 la badessa del Convento di clausura, madre Amata, al secolo Maria Pascher, aveva retto il convento di clausura in grazia della nomina ricevuta a Vienna ma, in virtù del processo di trasformazione in atto in molti conventi italiani, nel 1954 ebbero luogo le prime elezioni canoniche: le suore depositarono il loro voto nell’urna e Maria Pascher fu eletta all'unanimità; l’unico voto che mancava era proprio il suo.

1955


Corso Silvio Trentin


Il Palazzo delle Poste e Telecomunicazioni

1956


Sopra e sotto: Corso Silvio Trentin


L'ospedale


Sopra e sotto: Piazza Indipendenza


Piazzetta Trevisan


Il ponte

1957


L'Hotel Vienna


Panorama


Piazza Indipendenza


Poste e Telegrafi

1958


Panorama

Quaresima del 1958: don Mazzolari a San Donà

Don Primo Mazzolari era già stato a San Donà nel 1919. Vi ritornò durante la quaresima del 1958, per una Missione al popolo. Con lui arrivarono anche altri sacerdoti ‘missionari’, per predicare in centro e nelle frazioni. A Mazzolari fu assegnato il centro, con prediche giornaliere rivolte agli uomini. Si trova traccia della sua presenza nel ‘foglietto parrocchiale’, conservato nell’archivio del duomo, dove assieme al programma veniva comunicato anche l’elenco dei sacerdoti chiamati per “la grande missione”. In quel periodo mons. Saretta era costretto a letto da un malessere che non gli permetteva di partecipare alle prediche e alle funzioni. Tuttavia nelle pagine del foglietto settimanale egli faceva stampare un regolare resoconto dell’avvenimento, con una valutazione finale molto positiva. Purtroppo non sono riportate parole o apprezzamenti particolari sull’operato di don Mazzolari, ma ci piace ricordarlo nel cinquantesimo anniversario della sua morte, rievocando il complimento che gli rivolse papa Giovanni XXIII, pochi giorni dopo la sua elezione, definendolo “la tromba dello Spirito Santo nella pianura padana”. I nostri anziani raccontano con soddisfazione che mons. Saretta amava chiamare in parrocchia di tanto in tanto i migliori oratori del momento.

1959


Il Monumento ai Caduti


Via 13 Martiri


Via 13 Martiri, zona Oratorio

1960


Corso Silvio Trentin


Via Cesare Battisti


Palazzo delle Poste e grattacielo

Indagini nel convento delle suore di clausura. Fin dalla sua nascita il convento era stato retto da suor Maria Pascher. Nel 1957 la badessa era stata riconfermata nel suo ruolo, ma a partire dal 1960 la Santa Sede sospese le elezioni canoniche. Negli ultimi anni le suore avevano ricevuto tre visite apostoliche: nel 1955 da Monsignor Egidio Negrin, vescovo di Treviso, nel gennaio del 1959 da Monsignor Marcovaldi salesiano e nel 1960 da padre Modesto Bortoli da Grottaferrata, inviato da Roma. In occasione delle visite le suore furono interrogate separatamente: dalle interviste emersero velate accuse nei confronti della badessa. Si disse che minacciava le suore con il coltello, che le bastonasse con uno spazzolone e che addirittura le calpestasse. Si giustificherà la badessa: “In realtà avevo somministrato solamente qualche schiaffo per punire piccole disobbedienze, nessuno mi accusò mai apertamente. Sono andata a Roma a chiedere udienza da un cardinale, poi da un altro… poi alla fine il Vaticano mi invitò a trasferirmi a Trieste per attendere alla costruzione di quella casa ora rimasta a metà. Obbedii e il 12 aprile [ma siamo già nel 1961] lasciai il convento diretta a Trieste, il primo luglio successivo andai in America a Cleveland in una casa dell’ordine. Mi dissero che non avrei dovuto corrispondere con le mie suore. Mi raggiunse il 14 settembre un telegramma: le suore avevano ricevuto un ordine perentorio: o diventare clarisse e aspettare l'arrivo della nuova madre superiora o lasciare il convento.”

Ma abbiamo già sforato con l'anno, e il seguito della storia è rinviato alla pagina successiva.