Storia di San Donà
attraverso foto e cartoline

Storia della Bonifica

Negli anni 1808, 1811, 1813 si costituirono consorzi idraulici di scolo e di difesa dei fondi posti a coltura, consorzi che presero i nomi di Passarella, Xola e Xoletta, Cavazuccherina, Ongaro Superiore, Ongaro Inferiore, Bidoia e Grassaga i quali segnarono il primo passo sulla via della redenzione delle terre paludose.

Dopo la Bonifica del Consorzio altre bonifiche si andarono realizzando nel territorio di Croce e nei limitrofi. Nel 1885 la contessa Prina avviò la “Bonifica Fossetta” nella parte più alta dei suoi possedimenti, collocando sul canale Lanzonetto una turbina azionata da locomobile, comunemente conosciuto come “macchina a vapore”. La bonifica Fossetta, di circa 80 ettari, si estendeva fra la Fossetta appunto, l’argine di Millepertiche, del Lanzonetto e un altro piccolo argine che andava verso la palude. La trasformazione fondiaria fu facile e pronta trattandosi di terreni relativamente alti, vicini alla allora recente, ma oramai affermata, bonifica consortile di Croce.
Negli stessi anni altri 300 ettari di palude furono prosciugati alle Trezze, alle “Porte grandi del Sil”, Comune di San Michele del Quarto, dalla Ditta Levi. Fu quella

una delle [bonifiche] meglio riuscite per rapidità e regolarità della trasformazione. Compresa inizialmente fra il Sile e il Fossone, dal Canale Vela al Canale Lanzoni, si estese indi anche in destra del Canale Vela fino a Portegrandi. L’idrovora scaricava nel Canale Fossone, ed un sottopassante il Canale Vela collegava le due sezioni. Le due turbine idrauliche che prosciugavano i terreni erano azionate da una motrice a vapore.
[L. Fassetta, La bonifica nel Basso Piave]

Musile rispose con i 50 ettari della bonifica Caberlotto (1885) presso la Piave Vecchia, in sinistra dell’argine San Marco.

L’impresa della bonifica alle “porte grandi del Sil”, “rapida e regolare”, acquistò i connotati di un’epopea tragica e grandiosa: gli scariolanti che strappavano la terra all’acqua convinti di lavorare per se stessi, si esponevano allo sfruttamento di un padrone che giocava al ribasso sulla loro pelle; il dramma di centinaia e centinaia di poveracci che per un tozzo di pane furono disposti a svendere il proprio lavoro in condizioni di schiavitù e ad affrontare la malaria, è raccontato benissimo nei primi capitoli di Mala aria, di Antonella Benvenuti, per la Helvetica Edizioni.

Lo scavo del canale della Vela si rivelò rimedio decisivo ai danni causati dal Taglio del Sile duecento anni prima, poiché garantì il deflusso delle acque del Sile in laguna nei pressi della località Trezze, migliorando lo scolo del Consorzio Vallio-Meolo, le cui acque, rigurgitate dal Sile, mantenevano livelli troppo sostenuti. Quando poi fu costruita la botte sottopassante il fiume alle Tresse (1888) anche il Canale Lanzoni riprese a scaricare in laguna con notevole sollievo della zona a levante del Canale Fossetta.


Seguirono poi le due colossali bonifiche, «Ongaro superiore e Uniti » sulla sinistra del Piave al Grassaga (1903) e del bacino fra Piave vecchia e Piave nuova, sulla destra di questo fiume (1907). Queste opere, unitamente a quelle parziali compiute in varie epoche dai privati per la redenzione delle terre paludose, costarono oltre 12 milioni di lire, e trasformarono il territorio da incolto a coltivato secondo i migliori sistemi moderni.

Il Museo della Bonifica (MuB)

Il Museo della Bonifica è un museo istituito nel 1975 per volere del sindaco di allora, Massimiliano Orlando, che raccoglie immagini e oggetti riconducibili alla storia della città di San Donà di Piave e alle secolari trasformazioni del territorio circostante.

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